AlpTransit: una sfida fondamentale per le nostre Valli

AlpTransit: una sfida fondamentale per le nostre Valli

Dal Mattino della Domenica del 29 maggio 2016

Mancano pochissimi giorni all’apertura del tunnel ferroviario di AlpTransit. L’evento che muterà completamente il nostro Cantone, in particolare dal punto di vista della mobilità. Il Ticino si troverà infatti molto più vicino al resto della Svizzera; un aspetto che rappresenta un’opportunità per rilanciare la competitività dell’economia ticinese a livello nazionale e internazionale. Inoltre, anche all’interno del nostro Cantone le distanze tra i centri urbani, soprattutto con la successiva apertura del tunnel di base del Monte Ceneri, diminuiranno in maniera notevole, avvicinando maggiormente Sopra e Sotto Ceneri. Accanto alle opportunità che AlpTransit porterà con sé, e che dovremo essere in grado di cogliere, vi sono però anche delle sfide decisive da affrontare e da vincere. Penso nello specifico alle Valli ticinesi, che, con l’avvento della nuova trasversale alpina, rischiano di essere ulteriormente isolate; un rischio che dobbiamo assolutamente scongiurare, per il futuro delle regioni periferiche e dell’intero Ticino.

Le nostre Valli – equale abitante dell’Alta Leventina posso testimoniarlo in prima persona – dispongono ancora di molte “frecce al loro arco” ma necessitano di una politica regionale mirata, così come di misure concrete volte ad accrescerne l’attrattiva. Con AlpTransit, uno scenario preoccupante per le regioni periferiche, specialmente per la Leventina, è quello di essere tagliate completamente fuori dai collegamenti ferroviari. Uno scenario che, oltre a comportare degli effetti negativi dal punto di vista economico, metterebbe a rischio la coesione interna del nostro Cantone. Per tutti questi motivi, le nostre Valli hanno bisogno di misure concrete, a cominciare dal mantenimento della linea di montagna del San Gottardo. Un obiettivo che rappresenta una priorità del Governo, che si sta impegnando affinché anche in futuro sia assicurato questo servizio essenziale, con collegamenti ogni ora con il nord delle Alpi e con le altre località del Cantone. Un servizio che costituisce una necessità per diversi rami economici, penso innanzitutto al settore del turismo, che in queste regioni ha ancora margini di miglioramento.
Dopo l’apertura di AlpTransit, dal mese di dicembre del 2016, sarà anche potenziata l’offerta dei treni da sud verso nord e in Leventina i regionali si fermeranno ogni ora anche nelle stazioni di Lavorgo e Ambrì Piotta. Un ottimo segnale per la regione delle Valli per scongiurare il rischio di isolamento a cui potrebbero essere soggette le zone periferiche con l’entrata a regime del tunnel sotto le Alpi.

Il mantenimento della linea di montagna del San Gottardo e la possibilità dei moderni treni regionali di fermarsi anche in alcuni villaggi della Val Leventina dipenderà – come per la gran parte dei progetti pubblici – dalle risorse finanziarie a disposizione. Ed è proprio in quest’ottica che la modifica della Legge sui trasporti pubblici, la quale rende operativa la tassa di collegamento a carico dei grandi generatori di traffico, permetterebbe di disporre delle risorse necessarie allo scopo di meglio raggiungere l’obiettivo legato al mantenimento di questo storico ed importante collegamento. Una modifica di legge, quindi, che non solo andrebbe a favore dei cittadini ticinesi dei centri urbani, diminuendo il traffico, oggi ormai completamente congestionato, durante gli orari di punta, bensì anche a quelli delle regioni periferiche, che nell’avvenire si troveranno confrontate con sfide difficili e complesse. Sfide per le quali occorrono le risorse necessarie, sfide fondamentali per il futuro delle nostre Valli e di tutto il Ticino!

Il 5 giugno diciamo NO all’iniziativa «A favore del servizio pubblico»!

Il 5 giugno diciamo NO all’iniziativa «A favore del servizio pubblico»!

Dal Mattino della Domenica del 22 maggio 2016

Un’iniziativa pericolosa e controproducente

Tra i temi sui quali il Popolo svizzero dovrà esprimersi il prossimo 5 giugno 2016 vi è anche quello relativo all’iniziativa popolare “A favore del servizio pubblico”. Un titolo che è tutto un programma, dato che può essere interpretato in diversi modi: chi di noi infatti non ha a cuore la qualità del nostro servizio pubblico? Un titolo del genere ha tutto per risultare seducente agli occhi dei cittadini, in particolare quelli provenienti da Cantoni periferici come il Ticino, che negli anni ha dovuto subire pesanti conseguenze occupazionali a causa del ridimensionamento delle ex regie federali. Un aspetto maggiormente sentito dagli abitanti delle nostre valli, come posso testimoniare in prima persona, che hanno visto sparire alcuni servizi federali storici presenti sul territorio.

Se leggiamo con attenzione il testo in votazione ci accorgiamo però come questa iniziativa sia un mero specchietto per allodole. Vietare alle FFS, alla Swisscom e alla Posta di conseguire profitti non significa affatto favorire il servizio pubblico, anzi! Con questa iniziativa, come vogliono far credere i suoi fautori, non aumenteranno i posti a sedere sui treni né riapriranno gli uffici postali nei villaggi delle nostre valli. Gli abbonamenti per il cellulare non costeranno meno, la rete internet superveloce non arriverà fino a Fusio e i treni non saranno più puntuali. Il risultato, se questa iniziativa dovesse essere approvata, sarebbe al contrario una drastica riduzione delle risorse finanziarie a disposizione di queste aziende, con il rischio di un’ulteriore riduzione dei servizi e dunque anche dei posti di lavoro. Questo proprio in un momento di difficoltà per l’economia ed il mercato del lavoro ticinesi. Per la serie: oltre al danno la beffa! Al di là dei margini di miglioramento in alcuni settori che nessuno nega, il servizio offerto oggi ai cittadini svizzeri rappresenta un’eccellenza a livello mondiale; un’eccellenza che molti cittadini di altri Paesi ci invidiano!

L’iniziativa rischia dunque paradossalmente di mettere in ginocchio il servizio pubblico, con FFS, Swisscom e La Posta che si ritroverebbero nella situazione di non poter conseguire profitti. Un obiettivo tanto inviso alla sinistra – al solito schierata ideologicamente sulle sue posizioni – che rappresenta uno stimolo per queste aziende alfine di migliorare la qualità del servizio così come l’efficienza dell’utilizzo delle risorse, evitando sprechi di denaro pubblico. Senza utili queste aziende non potrebbero inoltre continuare ad investire in modo importante nell’economia svizzera come hanno fatto finora. Prendiamo ad esempio la Posta, che ogni anno acquista prestazioni da oltre 12’000 fornitori per un totale di 3,3 miliardi di franchi. E quasi tutti questi fornitori sono svizzeri! Senza dimenticare poi che queste aziende occupano complessivamente 106’000 persone e formano ogni anno circa 4’300 apprendisti. Posti di lavoro che verrebbero minacciati da questa iniziativa. Non da ultimo, quest’ultima avrebbe delle conseguenze negative per le casse pubbliche: basti pensare che, solo nel 2014, le aziende di servizio pubblico hanno versato allo Stato 1,3 miliardi di franchi! Mettere a rischio queste risorse significa giocare una scommessa azzardata, della quale a pagarne il prezzo saranno alla fine tutti i cittadini elvetici, specialmente quelli dei Cantoni periferici come il Ticino. Per tutti questi motivi, ma soprattutto per continuare a garantire la qualità del nostro servizio pubblico, è importante dire «NO» il 5 giugno all’iniziativa «A favore del servizio pubblico». Un’iniziativa dal titolo fuorviante, un’iniziativa pericolosa per tutti i cittadini!

Il casellario giudiziale rimane in vigore!

Il casellario giudiziale rimane in vigore!

Dal Mattino della domenica l La misura ha permesso di vietare l’entrata in Ticino a 33 potenziali criminali

33. È questo il numero di criminali a cui nell’ultimo anno è stato negato il permesso di soggiorno per venire a vivere o a lavorare nel nostro Cantone. Tra queste persone figurano persone condannate per reati quali appropriazione indebita, omicidio, rapina, detenzione illegale di armi e munizioni nonché “distruzione di cadavere continuato”. Leggendo quest’ultimo termine mi sono chiesto a cosa si riferisse. Sono andato a verificare. Questa persona a cui abbiamo negato il permesso di entrata in passato aveva strangolato un anziano di 90 anni e in seguito aveva dato fuoco al suo cadavere! Non propriamente reati lievi, quindi, che permettono di comprendere l’importanza della misura straordinaria concernente l’obbligo di presentazione dell’estratto del casellario giudiziale per il rilascio e il rinnovo dei permessi di dimora B e per frontalieri G.
Una misura pienamente sostenuta dai cittadini in particolare attraverso le 12’192 raccolte mediante la petizione promossa dalla Lega dei Ticinesi, da sempre in prima linea per difendere la sicurezza del nostro Cantone e di tutta la popolazione.

Più sicurezza sul nostro territorio! È questo il risultato che abbiamo ottenuto grazie all’introduzione di questa misura straordinaria. Un provvedimento che ha fatto discutere, soprattutto oltre confine, ma che si è rivelato molto efficace. Un’efficacia riconosciuta da tutto il Governo, che ha deciso di mantenere questa misura in vigore, incaricando il Dipartimento delle istituzioni da me diretto di approfondire possibili misure alternative che consentano di ottenere analoghi risultati. Una misura, tengo a sottolineare, di sicurezza e di ordine pubblico, non economica, come qualcuno ha voluto far credere. Inoltre, non si tratta assolutamente di un atto discriminatorio, come dimostrano i dati statistici riferiti al primo anno della sua applicazione. Su un totale di 17’468 domande esaminate dall’Autorità cantonale, 17’276 hanno portato infatti al rilascio o al rinnovo del permesso. Insomma, come ho sempre ripetuto: chi non ha nulla da nascondere non ha nulla da temere! Proprio per questo motivo la misura ha trovato pure la comprensione da parte dei cittadini stranieri che vogliono lavorare o dimorare onestamente sul nostro territorio.

Il mantenimento della richiesta dell’estratto del casellario giudiziale è da salutare positivamente, poiché permetterà di continuare a salvaguardare la sicurezza del Ticino e dei Ticinesi. I fatti ci dicono che la conoscenza approfondita di una persona che vuole entrare nel nostro Paese è di vitale importanza per tutelarci anche di fronte a fenomeni gravi e preoccupanti come ad esempio il crimine organizzato oppure le attività terroristiche; fenomeni che oggi purtroppo possono toccare da vicino anche la Svizzera. Il concetto è molto semplice: chi farebbe entrare a vivere nella propria casa una persona senza conoscere meglio il suo vissuto? Credo proprio nessuno. E questo non per una chiusura tout court, come indicano i soliti fautori del “buonismo” a tutti costi, che a livello pratico non consente però di trovare delle soluzioni concrete ai problemi ai quali siamo confrontati. Fin dal mio primo giorno in Consiglio di Stato ho messo la sicurezza al centro del mio operato; un obiettivo che continuerò a perseguire anche in futuro. Perché la sicurezza, oltre ad essere un bene primario, rappresenta un valore fondamentale del nostro Paese. Un valore che lo Stato è chiamato a garantire ogni giorno, anche attraverso decisioni come quella da me presa nell’aprile 2015. Una decisione efficace, un atto dovuto nei confronti di tutti i cittadini!

Norman Gobbi

Comuni forti per il Ticino di domani

Dal Mattino della domenica dell’8 maggio 2016
Il Ticino del futuro deve essere costruito sui nostri Comuni

Le elezioni comunali sono passate da poche settimane e, in alcuni luoghi, oggi si tiene un nuovo appuntamento alle urne per stabilire l’elezione dei Sindaci della nuova legislatura. Queste elezioni, come sempre molto sentite nel nostro Cantone, a testimonianza della vitalità della democrazia ticinese, hanno segnato l’avanzata della Lega dei Ticinesi anche negli enti locali, sia nei Municipi sia nei Consigli Comunali. Un traguardo importante che permette al nostro Movimento di essere presente in modo capillare sul nostro territorio e di continuare a lavorare con ancora più forza ed energia per trovare delle soluzioni concrete ai bisogni della popolazione; questo partendo proprio dai Comuni, l’Istituzione più vicina al cittadino. Il benessere del nostro Paese dipende infatti dal buon funzionamento delle sue Istituzioni, che rappresentano un punto di riferimento fondamentale per la vita dei cittadini, determinando molti aspetti quotidiani per ciascuno di noi.

La forza della Svizzera è sempre stata il suo sistema federalista che, unito alla nostra democrazia semi-diretta, ha permesso di mettere il Popolo – il nostro Sovrano! – al centro del processo decisionale. Una scelta, invidiataci da molti altri Paesi, che la storia ha premiato, proprio perché si concepisce uno Stato vicino ai cittadini, capace di affidare i compiti al livello istituzionale più adeguato e attento alle diversità fra le varie regioni. Questa ripartizione avviene su tre livelli: Confederazione, Cantoni e Comuni. Questi ultimi rappresentano quindi un tassello essenziale della vita dei cittadini e la loro salute è decisiva per un federalismo moderno e forte. Un federalismo che oggi siamo chiamati a valorizzare, data la tendenza preoccupante, che il Ticino quale minoranza linguistica e culturale conosce purtroppo molto bene, di centralizzare diverse competenze nella Berna federale. Una tendenza che si può invertire solo se al livello più basso ci si trova confrontati con Istituzioni in grado di adempiere i propri compiti.

Con il mio Dipartimento intendo gettare le basi per costruire il Ticino di domani. Un Ticino forte che può contare su fondamenta solide e ben strutturate. Questa operazione è possibile solo se il nostro Cantone potrà contare su Comuni forti e soprattutto autonomi. Una delle missioni della politica, alla base delle riforme promosse negli ultimi anni, in particolare con il Dipartimento delle istituzioni da me diretto, e di quelle che intendiamo intraprendere nell’avvenire per ridisegnare l’assetto del nostro Ticino, è sicuramente quella garantire un assetto istituzionale al passo con i tempi. I nostri Comuni devono infatti disporre dell’organizzazione e della struttura più adeguate per rispondere in modo efficace e puntuale ai bisogni di tutti i cittadini. Bisogni sempre più numerosi, che cambiano con l’evolversi della nostra società in continuo mutamento. La sfida è dunque quella di modernizzare le nostre Istituzioni, mettendo però sempre al centro di tutto i principi fondanti del nostro Paese, a cominciare proprio da quel federalismo che oggi siamo chiamati tutti a valorizzare. Per un Ticino al passo con i tempi, per delle Istituzioni più vicine ai bisogni dei cittadini!

Lotta alla Mafia: la Svizzera deve fare di più!

Lotta alla Mafia: la Svizzera deve fare di più!

Dal Mattino della Domenica del 22 aprile 2016
Importante incontro istituzionale a Roma con la Direzione Antimafia italiana

Nel corso della mia recente visita a Roma, insieme ad una delegazione ufficiale del Canton Ticino, ho avuto la possibilità di intrattenere importanti contatti istituzionali con alcune Autorità italiane, in cui sono stati approfonditi diversi aspetti che si rilevano fondamentali per il nostro Paese. Innanzitutto, in relazione al tema dei flussi migratori, i rappresentanti del Ministero dell’interno e del Ministero degli affari esteri mi hanno riferito le statistiche degli arrivi nei primi mesi del 2016, così come i probabili scenari futuri. Scenari che ho sottolineato immediatamente alle Autorità federali, chiedendo che siano intraprese delle azioni concrete per difendere la frontiera ticinese, che rappresenta la Porta-Sud della Svizzera. Provvedimenti necessari in particolare in un momento delicato come quello che stiamo vivendo attualmente, con la chiusura della via Balcanica che implicherà uno spostamento dei flussi verso l’Italia e di riflesso verso il nostro Cantone.

Ed è sempre in ottica di accrescere la sicurezza sul nostro territorio che si è inserito l’interessante incontro avuto a Roma con il Generale di Divisione della Direzione Antimafia italiana Nunzio Antonio Ferla. Interessante poiché la Mafia costituisce un fenomeno che tocca purtroppo da vicino anche il nostro Paese, come dimostrano i recenti arresti di alcuni presunti membri di una cosca della ’ndrangheta, la Mafia calabrese, i quali si aggiungono a quelli effettuati nell’agosto 2014 a Frauenfeld, sempre inerenti alla medesima cosca. Episodi che devono farci riflettere circa le possibili ramificazioni della criminalità organizzata in Svizzera; riflettere ma soprattutto agire alfine di contrastare con incisività questo fenomeno. Da questo punto di vista, l’Italia dispone di strumenti maggiormente efficaci per combattere la Mafia, sia a livello operativo che dal profilo delle leggi, molto più severe se confrontate con quelle svizzere. Un aspetto, quello della necessità di inasprire la nostra normativa, che ho evidenziato più volte e che ritengo essenziale alfine di poter combattere in maniera decisa le organizzazioni criminali.

Nell’incontro con la Direzione Antimafia italiana è pure emersa la notevole evoluzione conosciuta dalla Mafia nel corso degli anni rispetto ai cambiamenti della nostra società. La Mafia oggi infatti non è più quella di una volta ma tocca altri campi – dal settore finanziario alla ristorazione passando dalla socialità – cercando sempre di trarre il maggior guadagno possibile. Proprio per questo motivo la Svizzera deve fare di più! Dobbiamo infatti assolutamente dotarci di strumenti, in primo luogo nelle nostre leggi, che permettano di combattere efficacemente la Mafia, adattandoci ai suoi cambiamenti e andando a colpirla laddove fa più male, a cominciare dalle risorse, finanziarie e non, a sua disposizione. Un obiettivo che consentirà di incrementare la sicurezza sul nostro territorio e che presuppone pure la conoscenza approfondita delle persone che giungono nel nostro Paese. Una conoscenza favorita da misure come ad esempio quella riguardante l’obbligo di presentazione dell’estratto del casellario giudiziale. Una misura straordinaria introdotta lo scorso aprile dal mio Dipartimento proprio allo scopo di accrescere, a seguito di alcuni gravi fatti accaduti nel nostro Cantone, la sicurezza del Ticino e di tutti i Ticinesi. Un bene primario che, quale Direttore del Dipartimento delle istituzioni, sono chiamato a garantire a tutti i cittadini!

Norman Gobbi

La Lega si organizza. Ma non troppo

La Lega si organizza. Ma non troppo

Da La Regione del 12 aprile 2016

Confermato Attilio Bignasca, si cercheranno coordinatori regionali. Gobbi: ‘Aspetto movimentista ancora centrale’.

«Dai, andiamo». Manca una manciata di minuti alle otto e in via Monte Boglia è da poco terminato il vertice dei ‘colonnelli’. Si è discusso, tra le altre cose, di chi ricoprirà il ruolo di coordinatore. E per Attilio Bignasca è ora di andare. Di andare a cena: si è riservato in un grotto del Luganese e lui siederà a tavola ancora da coordinatore del movimento. Nessuna rivoluzione dunque. Anche se il ‘conte zio’, come viene talvolta chiamato negli ambienti leghisti, aveva più o meno ufficialmente rimesso il suo mandato, sarà ancora lui il ‘comandante in capo’ della Lega. Lega che, alla luce del successo alle Comunali dello scorso weekend, ha dunque deciso di cambiare forma o, perlomeno, di abbozzare una struttura interna simil-partitica. Si cercheranno infatti delle persone che facciano da tramite fra i colonnelli e i rappresentanti nei vari Municipi e Consigli comunali. Come si possono definire? «Chiamateli poi come volete», risponde sorridendo Attilio Bignasca. «Diciamo – riprende il confermato coordinatore – che si è scelto di alleggerire la mia posizione tramite dei coordinatori regionali». Coordinatori regionali sia, quindi. Figure necessarie alla luce della vittoria alle Comunali? «I nuovi eletti, specialmente i municipali, avranno bisogno di maggior supporto». Attilio Bignasca rimane però coordinatore? «Io – conclude il diretto interessato – rimango il vecchio portafortuna». Insomma, la Lega ‘diventa grande’. «La nuova Lega – commenta il consigliere di Stato Norman Gobbi – è già una realtà, basta guardare i risultati delle Comunali. Penso sia però opportuno riflettere su come strutturarsi: con un maggior radicamento sul territorio è necessaria una migliore organizzazione. Ciò non deve però sradicare l’aspetto movimentista che ci ha sempre lasciato grande libertà e anche grande capacità di reazione». E quando si sceglieranno i coordinatori regionali? «In un certo senso – rileva Gobbi – ci sono già ora. Si tratta di anelli di congiunzione, di persone in grado di dare risposte immediate ai nuovi municipali, così come ai cittadini. Ribadisco però: l’aspetto movimentistico rimane centrale. Non possiamo irrigidirci troppo, preferendo un dibattito sulla struttura all’azione politica».

Un coraggio e una libertà da premiare con il nostro sostegno!

Un coraggio e una libertà da premiare con il nostro sostegno!

Elezioni comunali 2016: un grazie alle leghiste e ai leghisti che si sono messi a disposizione

Ricordo ancora come se fosse ieri i primi passi che ho mosso nel mondo politico; primi passi sicuramente difficili, dato che non era semplice per un giovane, oltretutto proveniente dalle Valli, schierarsi a favore del neonato Movimento della Lega dei Ticinesi fondato da Giuliano Bignasca. Era un Ticino profondamente diverso, in cui l’appartenenza partitica contava eccome e, se non si era dalla “parte giusta”, si rischiava di rimanere completamente fuori dal giro; in una parola: esclusi. Lo chiamavano il “tavolo di sasso”, che tutto voleva e tutto decideva. In un Cantone in cui la partitocrazia la faceva da padrona, era quindi complicato per un giovane che doveva costruirsi il proprio futuro entrare a far parte di un Movimento vissuto come rivoluzionario. Un Movimento vicino al Popolo ticinese, alla gente, volto appunto a dare voce alle persone escluse dal “tavolo di sasso”, che ha sempre messo al primo posto il bene del Ticino e dei Ticinesi, combattendo al loro fianco diverse battaglie fondamentali, dal no allo Spazio economico europeo del 1992 all’iniziativa contro l’immigrazione di massa del 2014. La Lega è sempre stata lì, vicina ai problemi dei cittadini e con la volontà di rispondere concretamente alle loro preoccupazioni.

Oggi il Ticino fortunatamente è cambiato. Non per questo però essere leghisti è divenuto più facile; anzi! Alcuni Comuni vivono tutt’oggi di un certo retaggio del passato, per il quale a dispetto delle idee conta maggiormente il partito oppure il nome di famiglia. Ed è per questo motivo che la Libertà ed il Coraggio delle persone che si sono messe a disposizione nei loro Comuni nelle fila del nostro Movimento sono da ammirare e soprattutto da premiare con il nostro sostegno! Questo poiché nelle loro scelte hanno messo al primo posto i bisogni dei cittadini, che nei Comuni trovano l’Istituzione a loro più prossima e dunque più significativa. La Lega negli anni, grazie al supporto dei Ticinesi, è riuscita a raggiungere traguardi importanti, sia a livello cantonale, con il raddoppio in Governo del 2011 confermato lo scorso aprile, sia a livello comunale, con i rappresentanti del Movimento che siedono negli Esecutivi e nei Legislativi di molti Comuni ed in maniera capillare sul nostro territorio. Una presenza che si traduce nel prezioso contributo che le leghiste e i leghisti offrono a favore della popolazione. Un esempio è quello di Lugano, dove i rappresentanti della Lega, specialmente quelli all’interno del Municipio, hanno lavorato con dedizione negli ultimi anni ottenendo ottimi risultati. Un lavoro che ha permesso di ridare stabilità alla Città, rendendola di conseguenza un partner ancora più affidabile a livello istituzionale.

In quest’ottica, con la fiducia rinnovata dei Ticinesi, il nostro Movimento continuerà ad adoperarsi con impegno per il benessere delle nostre molteplici comunità locali. Una sfida, quella che ci attende domenica prossima, tanto difficile quanto essenziale per proseguire sul cammino segnato, dove al centro di tutto v’è sempre stata la difesa degli interessi del nostro Cantone e del Popolo ticinese. Ad una settimana da questo appuntamento fondamentale, oltre ad invitare tutti a sostenere i candidati della Lega, voglio però innanzitutto dire un grande grazie a tutte le persone che si sono messe a disposizione del nostro Movimento. Grazie per il tempo e per le energie che avete dedicato e dedicherete alla collettività, grazie soprattutto per l’esempio di Libertà e Coraggio nelle vostre scelte e nel vostro agire. Oggi come 25 anni fa, siamo qui, a lottare per il bene del Ticino e dei Ticinesi. E non molleremo.

Norman Gobbi

Popolare, sensibile e appassionato

Popolare, sensibile e appassionato

L’ultimo saluto ad Angelo Paparelli. Intervengo alle esequie del nostro compianto amico e deputato Angelo Paparelli, con un misto di sentimenti che va dal mesto dovere e all’amichevole piacere di poter esprimere alcuni ricordi e pensieri sul nostro  amico “Papa”.

Innanzitutto voglio porgere a nome del Consiglio di Stato e a titolo personale, in qualità di Presidente del Governo cantonale, le più sentite condoglianze e desidero esprimere la nostra vicinanza alla moglie Carmen e ai figli Ivan e Chris con le rispettive famiglie, unitamente al cordoglio che abbiamo espresso al Presidente del Gran Consiglio per la perdita di un valido deputato.

L’attività parlamentare di Angelo Paparelli non è passata inosservata. Le sue proposte sono state spesso volte ad avvicinare la politica cantonale ai bisogni della popolazione: dal suo impegno sui rustici, all’attenzione sulla trasparenza dei mandati e dei progetti, dalla limitazione delle cariche al voto generalizzato per corrispondenza. Questo suo agire rimarrà nei ricordi della politica ticinese e la cittadinanza rende omaggio all’operato e al coraggio del deputato Angelo Paparelli: grazie al suo impegno oltre l’80% degli elettori ha avuto la possibilità di votare per corrispondenza durante le elezioni cantonali e federali dello scorso anno.

Intervengo ora come Amico e Consigliere di Stato leghista, esprimendo la vicinanza di tutta la famiglia leghista e mi faccio portavoce di tanti amici, a partire dal nostro coordinatore Attilio. L’agire da deputato di Angelo è espressione del suo essere in quanto uomo: popolare, sensibile e appassionato.

Popolare perché Angelo era espressione di Molino Nuovo, il quartiere popolare della Città di Lugano. Qui, Angelo aveva iniziato la sua carriera politica nelle fila del PPD, diventandone consigliere comunale, senza però mai ottenere quella valorizzazione che meritava. L’amicizia che lo legava sin da giovane a Giuliano Bignasca portò Angelo ad entrare nel movimento della Lega dei Ticinesi. Una scelta non semplice la sua, ma che maturò proprio grazie all’intesa con il Nano, tutte e due figli di quella Molino Nuovo storica, che permise ad Angelo di continuare con efficacia il suo impegno politico sui temi a lui più cari a livello cittadino e poi cantonale. Oltre a far parte del Consiglio comunale per 5 legislature, assumendone la carica di Presidente nella Legislatura 2010-2011, che fu il miglior ringraziamento per la sua attenzione verso la Città; Angelo venne eletto in Gran Consiglio nel 2007 per essere poi sempre riconfermato negli appuntamenti elettorali successivi.

Il suo essere popolare lo esprimeva anche in attività extra-politiche. Fu attivo nello sport, in gioventù nel FC Lugano e poi nello judo; fu attivo e ha presieduto sino ad oggi il Circolo Sociale di Montagnola, che gestisce l’omonimo grotto e che grazie proprio ad Angelo riuscì a sopravvivere, tramandando una formula gestionale interessante e favorevole ai soci del Circolo, nonché alla clientela.

Sensibile perché Angelo era un buono, posto sempre dalla parte di chi aveva bisogno. Essendo un abitante d.o.c. di Molino Nuovo, Angelo – oltre al suo rapporto con il Nano – era un grande amico di Giovanni Cansani. Con Giovanni, Angelo si batté per il mantenimento del Canvetto Luganese di Molino Nuovo, vuoi per la sua natura tradizionale e per il ruolo sociale che oggi ricopre grazie alla loro opera, con il coinvolgimento di persone meno fortunate di noi nell’attività di ristorazione.

Angelo ha vissuto per la sua Città, vedendola diventare grande e rafforzarsi nel contesto cantonale. Però la sua sensibilità lo ha portato a essere un importante conservatore della memoria storica di Lugano. Si impegnò infatti nella difesa di alcune delle testimonianze del passato, come la masseria Bizzozero di Cornaredo, salvata dall’abbandono soprattutto grazie al suo intervento, oppure al recupero della Fontana di Nettuno a Trevano. Certo, la sua professione lo avvicinava naturalmente a quest’attenzione, ma come sappiamo Angelo lo faceva con grande passione.

Appassionato perché Angelo faceva le cose perché ci credeva e non per interesse. Accanto alle passioni già citate, Angelo nutriva una gran passione artistica e possedeva notevoli doti di pittore e scultore. Ricordo ancora con piacere le esposizioni proprio al Canvetto Luganese, oppure gli scambi di giudizio ironici con il Nano e interessanti con Michele Barra. Una verve artistica finalizzata a valorizzare: dai dismessi attrezzi agricoli da lui trasformati in opere, ai luoghi in cui le sue sculture ne contraddistinguono gli scorci, dall’attualità e la critica espressa con il pennello, al ricordo con le opere – chiamiamole così – leghiste in Via Monte Boglia.

Angelo aveva anche la passione della buona tavola. Era un cuoco provetto che si cimentava in cucina: le feste d’autunno in Città, le goliardiche grigliate preparate con l’amico Mirto per il gruppo parlamentare, e le deliziose cene alla “Cantina dal Papa” dall’altra parte del Lago (a Caprino), dove con gli amici di brigata ha reso felici più persone, rallegrando più d’una serata leghista ma non solo. Angelo sapeva che attorno alla tavola, con un buon piatto preparato con passione, molti dissapori scomparivano, lasciando così regnare l’amicizia e l’armonia.

Angelo è però soprattutto un amico per molti di noi qui presenti oggi a rendergli omaggio. Ognuno di noi ha sicuramente un ricordo che lo lega ad Angelo. Un amico schietto, sincero e vero, come lo è stato da marito, padre e nonno. Una sua battuta sapeva farci ridere, ma sapeva anche farci riflettere. Il suo voler dare soprannomi era espressione di sincera amicizia. Il suo voler condividere era espressione di vera generosità.

Caro Papa, te ne sei andato “in un bof” e ci mancherai. Ora sei vicino a molti amici conosciuti durante la tua generosa vita. Vogliamo ricordarti con il tuo sorriso inconfondibile caratterizzato dai tuoi baffi; un sorriso che ci ricorda coma la vita vada vissuta intensamente ogni giorno. Con passione, come tu ci hai insegnato.

Ciao Papa. Ciao Amiis!

Norman Gobbi

Gobbi & Zali: “Siamo ancora qui: come prima, più di prima!”

Gobbi & Zali: “Siamo ancora qui: come prima, più di prima!”

Dal Mattino della domenica del 20 marzo 2016

Da 25 anni vicini ai Ticinesi, da sempre al servizio della nostra comunità

“La Lega è una realtà”, titolava il Mattino della domenica del 13 gennaio 1991, sancendo così ufficialmente la discesa in campo del Movimento della Lega dei Ticinesi. Al centro della prima pagina del giornale, una cartina del Cantone contenente i visi dei cittadini ticinesi, della “nòsa gent”, per la quale la Lega è nata ed ha combattuto – e vinto – negli anni numerose ed importanti battaglie. Questa è sempre stata la Lega: un Movimento vicino ai Ticinesi ed ai loro bisogni, pronto a difendere gli interessi del nostro Cantone e delle molte persone ormai escluse dal cerchio magico – il vecchio tavolo di sasso – della politica. Un Movimento che, dopo 25 anni, checché ne dica qualcuno, si basa sempre e comunque sui suoi valori originari: valori chiari, sinceri e genuini, così come sanno essere solo i cittadini ticinesi, i quali proprio per questo ci hanno sostenuto e ci hanno dato fiducia. Una Lega che, da “stato d’animo” come veniva definita dal nostro indimenticabile Flavio Maspoli, è divenuta la maggior forza politica del Canton Ticino.

Dopo 25 anni dunque, siamo ancora qui: come prima, più di prima! Se nel 2011 il raddoppio del nostro Movimento nel Governo cantonale ad alcuni è potuto sembrare come “un incidente di percorso”, il risultato ottenuto dalla Lega, come Movimento, e dai sottoscritti, come persone, alle elezioni cantonali di aprile 2015 dimostra quanto il nostro lavoro ed il nostro impegno siano stati apprezzati dai cittadini. Un lavoro ed un impegno che, vi assicuriamo, continueranno nell’avvenire con sempre più forza ed energia alfine di rispondere concretamente alle esigenze della cittadinanza. Oggi, però, è il giorno della festa. Un giorno speciale dove la mente corre con un po’ di nostalgia ai tempi passati e alle persone che hanno fatto la storia del nostro Movimento. Una corsa che si traduce in molti grazie ai nostri amici che vorremmo fossero qui accanto a noi per festeggiare insieme. Nano, Flavio, Michele, Rodolfo, Giorgio e tutti gli altri guerrieri: grazie di cuore per quello che avete fatto per il Ticino! Sappiate che la vostra Lega c’è, più viva che mai, e continua a lottare per difendere gli interessi di questo Cantone e della sua splendida gente. Non molleremo!

Una voglia di lottare che ci guiderà anche in futuro. In quest’ottica, tra meno di un mese avremo subito un’altra grande sfida rappresentata dalle elezioni comunali, per la quale dovremo farci trovare tutti pronti, in modo da poter iniziare a lavorare per i cittadini già nelle Istituzioni a loro più vicine. Una sfida che, con la fiducia dei Ticinesi, riusciremo nuovamente a vincere, uniti dal profondo amore che ci lega al nostro territorio. Le schede elettorali sono già giunte nelle vostre case: è quindi giunto il momento di decidere chi amministrerà la “cosa pubblica” del vostro Comune. Care e cari Ticinesi, continuiamo a far sentire la nostra voce e a lottare per il nostro Cantone, votando ancora una volta la Lega dei Ticinesi. Da 25 vicina ai cittadini, da sempre al servizio della nostra comunità!

Norman Gobbi: “Il casellario anche per contrastare la Mafia!”

Norman Gobbi: “Il casellario anche per contrastare la Mafia!”

Dal Mattino della Domenica del 13 marzo 2016

Norman Gobbi ringrazia i Ticinesi che hanno votato a favore dell’iniziativa d’attuazione

Ricordiamo ancora tutti quando nell’agosto 2014 sono state fermate a Frauenfeld 18 persone accusate di appartenere ad una cosca della ’ndrangheta – la Mafia calabrese – che da addirittura 40 anni (!!!) operava nel Canton Turgovia. Una vicenda che ci ha fatto aprire gli occhi sul fatto che anche il nostro Paese non è immune da fenomeni mafiosi, i quali vanno combattuti con forza se non vogliamo ritrovarci nella stessa situazione di alcune zone della vicina Fallitalia, dove lo Stato è ormai assente e ha lasciato campo libero a queste cosche. È di questi giorni poi la notizia dell’arresto di altri 15 presunti membri della stessa cellula della ’ndrangheta, avvenuto su ordine dell’Ufficio federale di giustizia. Un episodio che rafforza la necessità di dover intervenire per contrastare queste organizzazioni criminali.

Visto che il tema tocca da vicino gli aspetti legati alla sicurezza e all’ordine pubblico del nostro Paese, ne abbiamo discusso con Norman Gobbi, Presidente del Governo e Direttore del Dipartimento delle istituzioni. “I recenti fatti ci insegnano che purtroppo anche la Svizzera non è estranea a questi fenomeni, alcuni dei quali hanno già avuto inizio negli anni ’70. In quest’ottica, continua il Ministro leghista, “dobbiamo tenere alta la guardia riguardo alle situazioni sospette”. Il problema risiede però anche a livello giuridico, poiché è ormai da molto tempo che si discute sull’opportunità di rendere le leggi svizzere più severe in questo ambito delicato e sensibile. “È vero”, sottolinea Norman Gobbi, “le leggi attuali non bastano più per contrastare efficacemente la Mafia; per questo motivo è importante inasprire le norme per combattere le organizzazioni criminali, in modo che le Autorità abbiano a disposizione tutti gli strumenti possibili per intervenire in maniera incisiva”. Un aspetto sul quale dovrà chinarsi presto la Confederazione.

E a livello cantonale? Cosa si può fare per combattere questi fenomeni? “Ripeto: dobbiamo tenere alta la guardia e presidiare al meglio il nostro territorio. Inoltre, si possono introdurre delle misure straordinarie per controllare in maniera maggiormente approfondita chi intende entrare nel nostro Paese, come è stato fatto nel recente passato”. Si riferisce all’obbligo di presentazione dell’estratto del casellario giudiziale introdotto lo scorso aprile? “Esatto! Una misura straordinaria e temporanea presa per tutelare la sicurezza e l’ordine pubblico sul territorio, introdotta a seguito di alcuni gravi fatti accaduti nel nostro Cantone”. Una misura pienamente sostenuta dal Popolo ticinese, come hanno dimostrato le 12’192 firme raccolte grazie a una petizione lanciata dalla Lega dei Ticinesi a supporto della misura introdotta da Norman Gobbi. “Le Autorità federali devono capire che il Ticino, vista in particolare la sua posizione geografica, è maggiormente esposto a fenomeni criminali rispetto ad altre regioni della Svizzera; fenomeni che vanno combattuti con forza anche attraverso delle misure eccezionali!”. Un aspetto che Norman Gobbi ha sollevato di recente quando è stato ospite del programma Giacobbo&Mueller in onda sulla televisione svizzero tedesca riprendendo simpaticamente il pubblico in sala. Il nostro Norman continua quindi convinto e spedito sulla propria strada; una strada in cui al centro ha sempre messo la sicurezza del nostro Cantone a beneficio di tutti i Ticinesi.

MDD