“L’anonimato protegge troppo”

“L’anonimato protegge troppo”

Norman Gobbi spiega perché introdurre il biglietto nominale potrebbe essere la soluzione per porre fine o arginare il problema del tifo violento

“Dobbiamo smettere di dire che sono dei compagni che sbagliano. Sono dei violenti che si camuffano da tifosi”. Non ha usato mezzi termini il consigliere di Stato Norman Gobbi nel condannare gli atti di vandalismo perpetrati dai tifosi dello Young Boys durante la loro trasferta a Lugano e al loro rientro sul treno speciale FFS.
Per il direttore del DI il problema riguarda l’anonimato che queste manifestazioni garantiscono al tifo organizzato. “Sono persone che sotto questo cappello cedono alla loro vera natura, ovvero di essere dei violenti che nell’anonimato vogliono dar sfogo alla loro frustrazione, ma creando un danno alla collettività”.
L’unica soluzione per Gobbi resta dunque il biglietto nominale. “Nell’ambito di queste manifestazioni l’animato protegge troppo coloro che vogliono essere dei violenti”, ha ribadito ai microfoni di Ticinonews.

https://www.ticinonews.ch/ticino/l-anonimato-protegge-troppo-KB5388149

Da www.ticinonews.ch

Rimettiamoci in… moto in tutta sicurezza!

Rimettiamoci in… moto in tutta sicurezza!

Comunicato stampa

Prudenza e padronanza del proprio mezzo sono alla base di una guida sicura, in particolare quando si circola con scooter e motociclette. Al fine di ulteriormente sensibilizzare gli utenti delle due ruote motorizzate, il progetto del Dipartimento delle istituzioni Strade sicure sostiene i corsi postformazione destinati ai motociclisti.

Con l’arrivo della bella stagione e del periodo pasquale, torna anche la voglia di fare un bel giro con la propria due ruote. Da un punto di vista statistico però, circolare in sella ad una moto ci pone automaticamente tra coloro che hanno una maggiore probabilità di incorrere in un incidente con conseguenze fisiche, in alcuni casi anche gravi.
In Ticino nel 2021 si sono registrati 430 incidenti che hanno visto coinvolto almeno un motoveicolo (408 nel 2019; 343 nel 2020), di cui 241 con conseguenze sulla persona (235; 198). Si sono inoltre registrati 66 feriti gravi (92; 65) e 3 decessi, cifra questa equivalente agli anni passati.
Per iniziare al meglio e in tutta sicurezza la nuova stagione, Strade sicure consiglia ai motociclisti di:

Indossare sempre abbigliamento tecnico omologato ad alta visibilità: casco pulito e allacciato, giacca e pantaloni con protezioni, guanti, calzature adatte, paraschiena;

Controllare periodicamente il proprio mezzo: in particolare la parte meccanica (liquidi e livelli) e la parte della sicurezza come l’efficienza dei freni, lo stato degli pneumatici e delle sospensioni;

Applicare i concetti di guida difensiva e di prudenza: avere sempre occhi aperti e buonsenso, guidando nel pieno rispetto delle regole;

Prestare particolare attenzione anche nel traffico urbano: bruschi cambi di direzione, sorpassi non consentiti e il mancato rispetto delle regole aumentano il rischio d’incidenti e… non accorciano la strada!

Il progetto Strade sicure invita inoltre tutti i motociclisti e scooteristi a valutare la possibilità di rimettersi in discussione seguendo dei puntuali aggiornamenti. Al fine di consolidare queste capacità e le tecniche di guida si consiglia infatti di seguire dei corsi post-formazione appositamente pensati per gli utenti delle due ruote motorizzate.

Per ulteriori informazioni:
https://www4.ti.ch/di/strade-sicure/mobilita-motorizzata/due-ruote/mettete-in-moto-la-vostra-sicurezza/

Lieve aumento delle rapine con il lento ritorno alla normalità

Lieve aumento delle rapine con il lento ritorno alla normalità

Comunicato stampa 

A livello di lotta alle rapine il 2021 ha registrato un lieve aumento del loro numero. L’incremento ha comunque fatto segnare cifre di poco superiori alla situazione precedente la pandemia ed è verosimilmente legato alla fine delle limitazioni di movimento delle persone dovute all’emergenza sanitaria. Nel corso dell’anno si sono contate 39 rapine (23 nel 2020, 34 nel 2019), occorse prevalentemente sulla pubblica via. Un episodio ha visto coinvolto un ufficio postale mentre i distributori di benzina rapinati sono stati 4 (3). Gli omicidi di due donne hanno funestato il Ticino.

Le infrazioni per rapina registrate nel corso del 2021 sono state 39. Le regioni più colpite restano il Luganese (44%) e il Mendrisiotto (21%). In massima parte sono state commesse sulla pubblica via e, in misura minore, ai danni di stazioni di servizio. Una serie di episodi legati ad ambienti problematici nel mondo della tossicodipendenza ha pure coinvolto abitazioni private. In un ulteriore singolo caso gli autori di furto, scoperti dai proprietari, hanno usato violenza per garantirsi la fuga. Le indagini hanno poi portato velocemente al loro fermo. Complessivamente gli autori di rapina identificati, arrestati o nei confronti dei quali sono stati pubblicati mandati di arresto nazionali o internazionali, sono stati 37 (il 70% stranieri), con un tasso di chiarimento che ha raggiunto quota 80%. In quest’ambito a fine 2021 un minuzioso lavoro di intelligence, in collaborazione con autorità estere, ha permesso l’arresto a Molinazzo di Monteggio di 4 uomini armati pronti a colpire una banca del Luganese. Uno degli autori era già ricercato per la rapina con presa d’ostaggio compiuta nel luglio 2019 a un furgone portavalori ed è pure sospettato di reati avvenuti nel 2012 e 2015 in Ticino.

Per ottenere una ponderazione degli atti di violenza la Statistica criminale di polizia adotta una classificazione semplificata dei reati in casi gravi e di poca entità. La parte attribuita agli atti di violenza grave, passati da 48 a 73, è del 3.8%. Fra questi figurano gli omicidi (11, inclusi i tentati), le lesioni personali gravi (37) e le violenze carnali (24). Per gli omicidi e le lesioni personali gravi l’uso dell’arma da fuoco è un’evenienza estremamente rara. Fra gli atti di violenza di poca entità figurano, in ordine di frequenza, le lesioni semplici (592), le vie di fatto (177), la coazione (121), l’aggressione (162 infrazioni in 48 casi), la violenza/minaccia contro l’autorità (36) e la rapina (39). Il numero di minacce di violenza, rappresentato dai reati di minaccia ed estorsione, è salito a 657 (+42%). Risalgono al mese di marzo gli omicidi di due donne, seguiti in entrambi i casi dal suicidio dell’autore. Il primo avvenuto a Breganzona presso un’abitazione privata, il secondo sulla golena del fiume Ticino a Bellinzona. Allo scopo di recuperare del denaro, un 18enne del Mendrisiotto è stato sequestrato, trasportato e ripetutamente picchiato in varie località prima di venire abbandonato a Cadempino. I responsabili sono stati identificati, arrestati e già giudicati. A Solduno l’ex compagno di una 22enne della regione, già colpito da un ordine restrittivo, armato e organizzato, dopo aver ammanettato e imbavagliato l’attuale compagno della giovane, le ha sparato con un fucile colpendola all’addome. Una decina di altri casi, in massima parte legati a risse o aggressioni, per modalità e conseguenze, hanno sfiorato la qualifica di reato di tentato omicidio.

La pandemia non blocca il traffico di droga

La pandemia non blocca il traffico di droga

Comunicato stampa

La pandemia non ha bloccato il traffico di droga. Per quanto riguarda i sequestri di stupefacenti, in gran parte riconducibili a droga in transito, nel 2021 la collaborazione tra la Sezione antidroga della Polizia cantonale (SAD) e i suoi partner, Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC) e polizie comunali, ha permesso di intercettare 42.5 chili di hashish (245.9 nel 2020), 29.6 chili di marijuana (78.7), 21.7 chili di eroina (11.8), 7.2 chili di cocaina (16), 425.5 grammi di metanfetamina, 124.2 grammi di anfetamina (761), 474 pezzi di ossicodone, 96.85 grammi (77) e 45.5 pezzi di ecstasy (44), 43.1 grammi e 87 pezzi di Lsd (398) nonché 774 piante di canapa (957). Importanti anche i sequestri di denaro provento del narcotraffico, somme che ammontano a circa 178’000 franchi e a 165’000 euro. Le persone denunciate per reati concernenti la Legge federale sugli stupefacenti sono state complessivamente 1’555 (1’482 nel 2020), di cui 200 minorenni (270). Gli arresti hanno raggiunto quota 72 (84). Le morti per overdose sono state 13 (8).

La crisi legata alla pandemia da Covid non ha avuto un impatto significativo sulla reperibilità della droga a livello mondiale e in particolare in Europa come evidenziato dall’ Osservatorio europeo delle droghe e delle tossicodipendenze nella sua relazione annuale. Il rapporto rileva la resilienza della criminalità che ne gestisce il traffico nonché la crescita dei mercati online. A livello globale l’Europa costituisce sempre un mercato importante per le droghe, alimentato sia dalla produzione interna, sia dall’importazione illecita da altri paesi o continenti come l’America del Sud, l’Asia occidentale e l’Africa settentrionale. Permangono rilevanti i rischi per la salute pubblica derivanti dalla disponibilità e dal consumo di un’ampia gamma di sostanze, spesso di elevata potenza o purezza. In quest’ambito le nuove e pericolose tipologie di sostanze psicoattive (NPS), intercettate e monitorate a livello internazionale e di produzione principalmente asiatica, hanno superato quota 800.

In Ticino il quadro complessivo è in linea con quanto rilevato gli scorsi anni ed è analogo al resto della Svizzera. La cannabis resta la sostanza maggiormente in voga, seguita dalla cocaina e dall’eroina. Sono tuttavia in forte crescita a livello nazionale i cannabinoidi sintetici importati sotto forma di polveri, olii o liquidi altamente concentrati da cui si ricavano soluzioni che vengono spruzzate direttamente sui fiori essiccati della canapa light (CBD). Il prodotto finale è poi rivenduto sul mercato illegale come canapa ricca in THC. Questo modo di agire può condurre a intossicazione gravi e quadri clinici che vanno dall’agitazione psicomotoria fino a conseguenze anche fatali. Resta alto il livello di attenzione legato al consumo di medicinali da parte di giovani o adolescenti. La sottile linea che separa un farmaco dalla droga viene spesso superata con modi semplici e poco costosi. 

Numerose le inchieste che hanno impegnato la SAD. Tutte le sue antenne (Chiasso, Lugano, Bellinzona e Locarno) sono state confrontate con una costante attività d’indagine, derivante in gran parte da arresti operati al confine e da arresti casuali sul territorio. In quest’ambito si sottolinea come molte delle grosse inchieste legate agli stupefacenti abbiano preso avvio da attività investigative preliminari, monitorando fenomeni o soggetti sospetti, oppure con l’approfondimento di segnalazioni giunte alla sezione. Sul fronte dello spaccio e del consumo di sostanze stupefacenti si è assistito ad uno spostamento degli equilibri interni alle organizzazioni albanesi. Se fino a poco tempo fa questi gruppi erano quasi esclusivamente specializzati in eroina, nel corso dell’anno sono stati operati arresti e condotte inchieste che hanno evidenziato come gli spacciatori gestiscano anche grossi quantitativi di cocaina. I motivi sono verosimilmente da ricondurre alla maggior resa di questa sostanza nella vendita al dettaglio. Quanto resta del mercato della cocaina è perlopiù coperto da trafficanti di origini dominicane.

I quantitativi sequestrati, variabili da un anno all’altro, non trovano riscontro in una recrudescenza o diminuzione dell’attività criminosa. Spicca ad esempio il rinvenimento di un grosso quantitativo di metanfetamina, sostanza di cui non vi sono evidenze di una forte presenza nei mercati illegali del Ticino, grazie a un fermo operato dall’UDSC in occasione di un controllo alla frontiera. Lo stupefacente sequestrato ai valichi doganali, per buona parte non è destinato al mercato svizzero, bensì a quello del Nord Europa, rispettivamente della vicina Italia. Anche per il caso specifico, la metanfetamina era diretta in Germania.

Maggiori cyber-rischi nella sfera pubblica e privata

Maggiori cyber-rischi nella sfera pubblica e privata

Comunicato stampa

La crescente digitalizzazione dell’economia e della società, fenomeno acceleratosi in conseguenza delle restrizioni imposte dalla crisi pandemica e dalle misure prese per contrastarla, ha fortemente aumentato i cyber-rischi nella sfera pubblica e privata. Una frazione crescente di reati è direttamente o indirettamente legata ad aspetti di natura informatica o telematica. Per l’autorità giudiziaria l’aumento delle competenze tecniche e giuridiche è divenuta una priorità nella gestione delle inchieste.

A livello di reati informatici, per la prima volta in Svizzera, la Statistica federale fornisce dei dati nazionali e cantonali relativi al 2020 e al 2021. In  quest’ambito in Ticino nel 2021 sono stati registrati 338 reati (237 nel 2020) suddivisi nelle categorie cibercriminalità economica (160 nel 2020 e 255 nel 2021), ciberdelitti sessuali (53, 65) e ciberlesione della reputazione e pratiche sleali (24,18). La raccolta dei dati necessiterà nel corso dei prossimi anni di aggiustamenti anche procedurali per poterli affinare e per dare un quadro maggiormente chiaro della problematica.

Tornando all’attività della Sezione Analisi Tracce Informatiche (SATI) della Polizia cantonale, nel corso del 2021 ha sviluppato 36 inchieste, svolto 72 perquisizioni in supporto ad altri servizi, effettuato 1’095 analisi informatico-forensi, elaborato 43 analisi criminali operative, collaborato durante 27 ricerche d’urgenza ed evaso 250 richieste e-mail giunte da utenti o altre autorità. Inoltre, ha fornito importante supporto alla Polizia giudiziaria e alla Gendarmeria nelle indagini classiche in cui vi erano delle componenti informatiche in gioco. Le attività illecite più frequenti permangono le truffe Business Email Compromise (BEC) e gli attacchi ransomware. I BEC prevedono, attraverso le tecniche del social engineering, l’accesso illecito a una casella di posta elettronica (solitamente aziendale) e la conseguente scoperta di una relazione finanziaria. I truffatori, spacciandosi quindi per il creditore o il CEO dell’azienda, comunicano alla controparte delle false coordinate bancarie sulle quali indirizzare il trasferimento fraudolento. Per le 9 inchieste aperte lo scorso anno è stato
appurato un danno economico pari a circa 550’000 franchi. La seconda tipologia si riferisce, invece, ad attacchi veicolati allo scopo di criptare i dati contenuti nei dispositivi, così da poter chiedere un riscatto in cambio della chiave di decifratura. Gli autori operano prevalentemente dall’estero e utilizzano complessi espedienti che facilitano il mantenimento dell’anonimato. Gli illeciti vengono incassati sempre più spesso in cripto-valute. La prevenzione riveste quindi estrema importanza e la popolazione ha la possibilità di informarsi consultando i siti della Polizia cantonale www.polizia.ti.ch, del gruppo cantonale Cyber Sicuro www.cybersicuro.ch e della Prevenzione svizzera della criminalità (PSC) https://www.skppsc.ch/it/temi/internet/. Per quanto riguarda invece le segnalazioni è attivo il Centro nazionale per la cibersicurezza (NCSC) all’indirizzo https://www.ncsc.admin.ch/ncsc/it/home.html.

Infine, sono state evase diverse richieste provenienti da autorità estere che, in base alla Convenzione sulla criminalità informatica di Budapest, che fornisce una base giuridica per la cooperazione internazionale in ambito di indagini, chiedono la conservazione dei dati presenti su server di società ticinesi.

“In 10 anni quasi dimezzate le infrazioni al Codice penale”

“In 10 anni quasi dimezzate le infrazioni al Codice penale”

Norman Gobbi traccia il bilancio sull’attività della Polizia cantonale

In questi giorni la Polizia cantonale sta diramando una serie di comunicati stampa per informare la popolazione su come è andato il 2021 sul fronte della sicurezza. Il Consigliere di Stato Norman Gobbi, accompagnato dal comandante della Polizia, Matteo Cocchi e dal capo della Gendarmeria, Marco Zambetti ha presentato il bilancio 2021 dell’attività del Corpo di Polizia. Per questo gli abbiamo chiesto un commento su questo bilancio. “Se guardiamo le cifre sui vari fronti (incidenti, furti, rapine, ecc.) vediamo che l’anno scorso vi è stato un aumento della casistica rispetto al 2020. Ma la spiegazione è semplice: nel 2020 lo scoppio della pandemia e il lockdown dei due mesi primaverili (marzo-aprile) hanno condizionato l’attività. In effetti, grazie al maggior controllo alle frontiere imposto dalle misure sanitarie, i reati sono decisamente diminuiti. Nel 2021 si è tornati a una sorta di normalità sotto questo profilo. È interessante osservare però che se valutiamo l’andamento sull’ultimo decennio allora constatiamo una costante diminuzione della casistica. Dal 2011 al 2021 vi è stato quasi un dimezzamento delle infrazioni al codice penale in Ticino: da 20’671 si è scesi a 12’924 casi”, afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Un gran bel risultato che non viene sempre convenientemente messo in risalto. Comunque, quali sono stati i motivi di questa diminuzione? “L’organizzazione del Corpo, con alcune scelte strategiche vincenti e la costante ricerca di anticipare i fenomeni e le sfide che la Polizia deve affrontare nella nostra società. Se parliamo di organizzazione dobbiamo citare la riorganizzazione della Gendarmeria, nel senso di un ritorno marcato su tutto il territorio cantonale. I poliziotti devono essere al fronte. Devono essere pronti all’intervento. D’altro canto aver creato la CECAL, centrale cantonale d’allarme, sotto il cui tetto operano tutti gli enti di primo intervento, ci ha permesso di ottimizzare l’interventistica. Con una velocizzazione della presa a carico degli eventi, anche grazie a nuovi supporti informatici. L’aumento di 50 unità ha portato la Polizia cantonale ad avere un giusto dimensionamento. Spesso viene criticato questo potenziamento, ma non dimentichiamo che in Ticino oltre alla sua popolazione composta di 350 mila abitanti vi sono costantemente anche più di 70 mila lavoratori frontalieri e spesso almeno 100 mila turisti. Il nostro Cantone può quindi tranquillamente essere considerato un Cantone da mezzo milione di “abitanti”. Se vogliamo trovare altri motivi per cui è migliorata la sicurezza in Ticino posso citare anche una sempre migliore collaborazione con le Polizie comunali, il cui ruolo nelle attività di prossimità è diventato essenziale nell’insieme dell’azione di contrasto alla criminalità. Sul fronte della sicurezza un messaggio però è importante: non bisogna mai abbassare la guardia!”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Strade sicure con luci sempre accese sulle e-bike

Strade sicure con luci sempre accese sulle e-bike

Comunicato stampa

Da domani, venerdì 1. aprile, scatta l’obbligo di circolare con le luci accese anche di giorno con le biciclette elettriche, alfine di aumentare la visibilità e la sicurezza dei conducenti di questi specifici veicoli a due ruote. Il progetto del Dipartimento delle istituzioni Strade sicure e i diversi partner della sicurezza lanciano un’azione di sensibilizzazione.

La sicurezza stradale è una realtà sempre in evoluzione nella quale è necessario trovare le giuste contromisure ai possibili nuovi pericoli. L’importante aumento di veicoli a due ruote elettrici sulle nostre strade registrato negli ultimi tempi, unito al volume di traffico urbano, richiede da parte dell’utenza un’accresciuta attenzione e prudenza.
È in questo contesto che s’inserisce l’introduzione dell’obbligo di luci accese anche di giorno per tutti i veicoli a due ruote elettrici (e-bike, monopattini elettrici, ecc.). Durante le ore diurne è sufficiente avere la luce anteriore accesa, sebbene il consiglio sia di avere entrambe le luci (anteriore e posteriore) sempre accese, al pari dei veicoli a motore.
Questa novità legislativa non implica modifiche circa i requisiti di equipaggiamento. Infatti già oggi sulle e-bike devono essere presenti almeno due fanali a luce fissa, uno anteriore bianco e uno posteriore rosso, che per i modelli veloci (potenza massima 1 kw) devono essere omologati. Si considerano fissate al mezzo anche le luci rimovibili.
Al fine di permettere una corretta applicazione della nuova norma, la Polizia cantonale, le Polizie comunali e la Polizia dei trasporti, unitamente a Strade sicure lanceranno un’azione di sensibilizzazione sul terreno. In questo contesto sarà possibile ricevere tutte le informazioni necessarie per viaggiare in piena sicurezza sulle nostre strade e per mantenersi costantemente aggiornati.   

Profughi e rischio tratta ‘La polizia sta vigilando’

Profughi e rischio tratta ‘La polizia sta vigilando’

Il comandante della Cantonale: ‘Importante il ruolo dei Comuni’. L’attività 2021 della PolTi
‘Monitoriamo la situazione per evitare che i rifugiati ucraini finiscano nelle mani di gente senza scrupoli’. Così il comandante Cocchi alla presentazione dell’attività 2021 della Cantonale.

«Con l’arrivo dei primi profughi in Ticino ci siamo subito attivati come forze dell’ordine per monitorare e analizzare la situazione allo scopo di evitare, attraverso la prevenzione e se del caso la repressione, che queste persone, oggi particolarmente vulnerabili, diventino vittime di sfruttamento e più in generale di tratta di esseri umani da parte di gente senza scrupoli». Nel presentare ieri il bilancio dell’attività 2021 della Polizia cantonale, il comandante Matteo Cocchi si è soffermato anche su accoglienza e gestione dei numerosi rifugiati provenienti dalla martoriata Ucraina. Donne e bambini in fuga dalla guerra che potrebbero finire, nel nostro come in altri Paesi di approdo dei migranti, nel mirino di organizzazioni criminali o di singoli malintenzionati. Per scongiurare che ciò avvenga occorre, ha sottolineato Cocchi, «un lavoro di squadra». Che coinvolga – oltre alle forze di polizia – i Comuni e la popolazione. «L’Ufficio federale di polizia – ha aggiunto il comandante della Cantonale – ha emanato delle direttive perché sia prestata un’attenzione accresciuta a quest’ambito. Il tema, inoltre, è stato affrontato di recente in seno alla Conferenza svizzera dei comandanti di polizia. Importante è anche il ruolo dei Comuni per quanto riguarda il controllo abitanti e quindi il movimento della popolazione. Così come importante è il ruolo dei cittadini residenti nell’informare i servizi pubblici competenti dell’intenzione di ospitare profughi, ma anche nel segnalare situazioni anomale sul territorio». Per prevenire e contrastare lo sfruttamento, ha evidenziato ancora Cocchi, «è necessario un continuo scambio di informazioni fra attori istituzionali cantonali, tra le autorità dei vari Cantoni e ovviamente è necessario lo scambio di informazioni fra nazioni. Tutto questo per sapere anche come i profughi sono distribuiti sul territorio e dove sono alloggiati».
Aumentate le rapine Dalla drammatica realtà di queste settimane all’attività svolta lo scorso anno dalla Polizia cantonale. Che nel 2021 ha constatato «17’943 infrazioni», ha indicato il maggiore Marco Zambetti, capo della Gendarmeria, nella conferenza stampa indetta dal Dipartimento istituzioni. Quasi 18mila infrazioni: non solo al Codice penale, ma anche a leggi come quelle sugli stupefacenti e sugli stranieri. Rispetto all’anno precedente, vi è stato un aumento del «16,1 per cento» degli illeciti rilevati. Tuttavia le infrazioni complessivamente registrate sono state «inferiori» a quelle riscontrate nel 2019 («19’877»). L’anno passato, ha ancora fatto sapere Zambetti, i furti constatati sono stati 3’499, di cui 576 di veicoli: per rapporto al 2020, c’è stato un lieve aumento, pari «all’1,8 per cento». Anche in questo caso però il numero dei furti rilevato è assai più basso di quello registrato nel 2019 (4’540). Non così si può dire a proposito delle rapine: nel 2021 la Polizia cantonale ne ha constatate «39», contro le 23 dell’anno precedente e le 34 del 2019. Trentanove rapine: la maggior parte, ha precisato il responsabile della Gendarmeria, è stata commessa sulla via pubblica: una invece ai danni di un ufficio postale e quattro (tre nel 2020) quelle messe a segno in altrettanti distributori di benzina.
‘Più interventi per aggressioni e risse’ È «ulteriormente» salito il numero degli interventi di polizia per aggressioni e risse. Il grosso delle quali è avvenuto «sulla pubblica via o all’esterno di esercizi pubblici». Autori e vittime, ha ricordato Zambetti, «erano in prevalenza giovani adulti di sesso maschile: circa un terzo dei protagonisti erano minorenni». Le armi usate? Quando girano, soprattutto armi «da taglio». Comunque e fortunatamente «solo in pochi episodi le vittime hanno riportato lesioni giudicate gravi». A scatenare le zuffe «erano perlopiù futili motivi, in parte riconducibili alle persistenti restrizioni sanitarie legate alla pandemia». Senza dimenticare «l’abuso di alcol e droga». Un dato incoraggiante arriva dal numero degli interventi di polizia per violenza domestica, leggermente diminuiti. Nel 2021, ha spiegato il capo della Gendarmeria, «sono stati 958, di cui 207 per reati d’ufficio»: l’anno prima sono stati 1’105, dei quali 199 per reati perseguibili d’ufficio. Secondo Zambetti, il calo degli interventi è da attribuire anche alle campagne di sensibilizzazione al fenomeno della violenza tra le pareti di casa e a quelle di informazione sull’attività dei servizi cantonali per ciò che concerne la presa a carico di autori di violenza e vittime. Campagne che spingono sempre più persone «a denunciare i maltrattamenti subìti». Nel 2021 sono proseguiti i controlli (788) sulla manodopera estera. Stando sempre ai dati forniti dall’ufficiale della Cantonale, le persone oggetto di verifiche sono state 2’588, ottantasei delle quali «sono risultate non in regola e sono state denunciate al Ministero pubblico». Otto i datori di lavoro segnalati alla Procura. Lo scorso anno è stato contrassegnato ancora dai provvedimenti per arginare la diffusione della pandemia, alle forze dell’ordine il compito di far rispettare le misure sanitarie: 2’800 i controlli eseguiti in collaborazione con le polizie comunali, che hanno portato all’emanazione di «324 multe disciplinari per infrazioni all’Ordinanza Covid-19».
‘Violenza, l’agente come bersaglio’ Dalle considerazioni dei tecnici a quelle del politico. Per il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, aggressioni e risse sono tra i fenomeni da monitorare con particolare attenzione. «Preoccupa il ricorso sempre più frequente alla violenza per risolvere i problemi – ha sostenuto il consigliere di Stato –. Bisogna lavorare pure sulle cause e ciò richiede un approccio interdisciplinare». Vittime di aggressioni, verbali e fisiche, sono anche agenti di polizia, in particolare quando sono impegnati nel mantenimento dell’ordine in occasione di manifestazioni pubbliche. «L’agente come bersaglio», ha sintetizzato Gobbi.
‘Investimenti per la sicurezza dei cittadini’ Ma il capo del Dipartimento istituzioni ha anche tracciato un bilancio degli ultimi undici anni «di sicurezza» in Ticino. Un lasso di tempo scelto non a caso. Nel 2011 infatti c’è stata l’entrata in Consiglio di Stato di Gobbi (elezioni cantonali di aprile) e c’è stata anche la nomina governativa (in luglio) di Cocchi alla testa della Polizia cantonale. Undici anni, ha rammentato il ministro, contraddistinti fra l’altro dalla riforma (‘regionalizzazione’) della Gendarmeria «per una polizia più vicina al cittadino», dal potenziamento del numero di agenti, dall’ammodernamento dell’informatica, dalla realizzazione della nuova sede del Comando e della Centrale comune d’allarme (Cecal), dalla costituzione di un reparto di Polizia giudiziaria per rafforzare il lavoro di intelligence della Cantonale e dalla costruzione del Centro di controllo dei veicoli pesanti a Giornico (prossimo all’inaugurazione). Gobbi: «Sono investimenti per rispondere alle sfide della criminalità, investimenti dunque a favore dei cittadini e della loro sicurezza».

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 29 marzo 2022 de La Regione

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La violenza domestica sotto la lente della polizia

Il 2021 è stato un anno tranquillo ma le sfide da affrontare sono tante Preoccupano le liti e le risse, soprattutto tra i giovani –Matteo Cocchi: «C’è un disagio che va monitorato» – Norman Gobbi: «Troppi insulti agli agenti: sono persone, non bersagli»

Il 2021, per la Polizia cantonale, è stato un anno tutto sommato tranquillo ma le nuove sfide decisamente non mancano. Come ricordato dal direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi nel corso della conferenza stampa sul bilancio dell’attività dello scorso anno, ci sono diverse tendenze e aspetti sotto la lente delle forze dell’ordine: tra questi, le risse e gli episodi di violenza, gli insulti nei confronti degli agenti e la sicurezza sui cantieri.

Futili motivi
Negli ultimi 10 anni in Ticino c’è stata una lenta ma regolare diminuzione degli incidenti stradali e una diminuzione delle infrazioni del codice penale, mentre a preoccupare maggiormente sono gli episodi di violenza. Gobbi ha rilevato come un terzo vedano coinvolti minorenni, mentre i fattori scatenanti «sono perlopiù futili», come l’abuso di alcol o il malessere per le restrizioni sanitarie. «C’è un disagio giovanile che va monitorato in collaborazione con gli enti sul territorio e i Comuni», ha affermato il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi (si veda anche il servizio a pagina 13). Restando nell’ambito dei reati violenti, un tema molto importante è quello della violenza domestica. Se da un lato è vero che nel 2021 i casi sono lievemente diminuiti (958, ossia 147 in meno rispetto al 2020), dall’altro gli agenti sono molto impegnati su questo fronte e la guardia non va abbassata. A questo proposito Gobbi ha ribadito che in Ticino si stanno portando avanti progetti per migliorare il coordinamento, la prevenzione e la presa a carico sia delle vittime che degli autori. «Queste situazioni vanno denunciate sia dalle vittime, sia da chi è loro vicino», ha sottolineato il consigliere di Stato. Il secondo “trend” è la «predisposizione a vedere un agente di polizia come bersaglio per insulti». A questo proposito, Gobbi ha citato le scritte ACAB (acronimo di «All Cops Are Bastards») spesso visibili sul territorio. «È un attacco gratuito che purtroppo viene tollerato dagli enti locali. E questo non va bene. Gli agenti di polizia sono persone e non bersagli». Il terzo aspetto, infine, è la sicurezza sui cantieri. «Vengono svolti circa due controlli al giorno ma ci vuole un coordinamento tra tutti gli enti coinvolti, come la SUVA o l’Ispettorato del lavoro. Serve gioco di squadra».

Specializzazione e innovazione
Oltre alla collaborazione e al coordinamento, per far fronte alle sfide dei prossimi anni, la Polizia cantonale dovrà continuamente specializzarsi, proseguendo lungo un percorso iniziato oltre dieci anni fa e ripercorso in apertura di conferenza stampa dal direttore delle Istituzioni. Dalla nomina di Cocchi, il 13 luglio 2011, fino all’inaugurazione della Centrale comune d’allarme nel 2021, «la polizia è confrontata a sfide sempre nuove, che necessitano di mezzi sempre nuovi». Dal canto suo, il capo della Gendarmeria, Marco Zambetti, ha illustrato le cifre più significative di un 2021 caratterizzato da circa 80 mila infrazioni, in aumento del 16% rispetto al 2020 ma inferiori alla situazione pre-COVID. In particolare è stato registrato un aumento dei furti (+1,8%) e delle rapine (da 23 a 39). «Tutti i dati sono però condizionati dal 2020 pandemico», ha spiegato Zambetti. Il 2021 è stato un anno di verifica del rispetto delle misure sanitarie. In cifre, i 2.800 controlli sono sfociati in 324 multe disciplinari per infrazione all’ordinanza COVID-19.

La statistica 2021
In tutta la Svizzera, con 42 omicidi si è raggiunto il numero più basso dal 1982. Di questi,il 54,8% (23) sono avvenuti nella sfera domestica. Tra le vittime vi sono 15 donne e un uomo, uccisi da attuali o ex partner, e tre bambini, uccisi da uno dei genitori. Il numero totale di reati di violenza grave denunciati nel 2021 è rimasto stabile attestandosi a 1.665. A fronte della contrazione di omicidi, tentati omicidi e lesioni gravi, il numero di violenze carnali è aumentato di 44 reati per un totale di 757, la cifra più alta dell’ultimo decennio. In totale, 82.284 persone hanno commesso reati penali: il 13,3% sono minorenni (+3,5% rispetto al 2020), il 15,9% giovani adulti (dai 18 ai 24 anni) e il 70,9% sono adulti. Ben 3.455 minorenni sono stati denunciati per reati di violenza: rispetto all’anno precedente, il numero di giovani imputati denunciati alla polizia è dunque aumentato del 2,7%.

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 29 marzo 2022 del Corriere del Ticino

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Ti, più violenza di strada
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/15200050

Polizia in aiuto ai profughi ucraini
https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/15200047

Da www.rsi.ch/ilquotidiano

Preoccupa la violenza, anche nei confronti degli agenti

Preoccupa la violenza, anche nei confronti degli agenti

La Polizia cantonale ha tracciato un bilancio del 2021 e si è detta pronta alle «nuove sfide» legate alla criminalità.
L’analisi tocca vari ambiti. Ma oltre agli andamenti puramente statistici preoccupano alcune tendenze: la crescita di liti e risse, ma anche gli insulti gratuiti nei confronti degli agenti.

«La Polizia cantonale è confrontata a sfide sempre nuove, che necessitano mezzi sempre nuovi». Si è aperta con queste parole la conferenza di presentazione del bilancio d’attività 2021 della Polizia cantonale. Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, ha infatti innanzitutto stilato un bilancio degli ultimi 10 anni, da quando Matteo Cocchi ha sostituito al comando Romano Piazzini. Ripercorrendo le principali tappe che hanno portato a un adeguamento degli effettivi e «a un sistema di condotta moderno». Un miglior coordinamento sfociato nel nuovo centro d’intervento cantonale (Cecal).

Vicinanza ai cittadini e nuove sfide – Tutti i cambiamenti che hanno toccato la Polizia «per renderla più vicina al cittadino» hanno evidentemente avuto un costo. «Ma i soldi per la sicurezza sono un investimento in favore di tutta la popolazione e di tutta l’economia cantonale», ha precisato Gobbi. Aggiungendo che i costi si sono comunque stabilizzati «a fronte di altre spese pubbliche che sono invece aumentate». Rivolgendo il suo sguardo al futuro, Gobbi ha poi messo l’accento sulla necessità di essere sempre al passo con i tempi – le «nuove sfide» di cui ha parlato all’inizio del suo intervento – ad esempio facendosi trovare pronti nei confronti della crescente criminalità informatica.

Reati in calo nell’ultimo decennio – Numeri alla mano, invece, in questi 10 anni c’è stata una lenta ma regolare diminuzione degli incidenti stradali e una diminuzione delle infrazioni del codice penale (con alcune variazioni di anno in anno), ha illustrato Gobbi. «Abbiamo qualche problemino in più» – ha aggiunto – per quanto riguarda le infrazioni contro la vita e l’integrità della persona. «Usare la violenza per risolvere i problemi interpersonali è un aspetto che ci preoccupa». Per quanto riguarda i furti, c’è invece stato un sensibile calo. E anche le rapine sono scese nell’ultimo decennio.

Disagio giovanile – Il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi è entrato maggiormente nel dettaglio sul 2021. Un anno contraddistinto da un lento ritorno alla normalità dopo l’emergenza coronavirus, ma anche da un crescente disagio giovanile che non lascia indifferente la polizia. «La problematica va monitorata. Cosa che stiamo facendo grazie alla collaborazione con gli altri enti e dipartimenti». Nelle ultime settimane si è poi aggiunto l’afflusso dei rifugiati ucraini. A riprova che «flessibilità e capacità d’adattamento rimangono cruciali per la polizia».

Anche i reati tornano alla normalità – Anche il capo Gendarmeria Marco Zambetti ha parlato delle variazioni rispetto all’anno precedente: il 2021 si è distinto per un lento ritorno alla situazione corrente. Le infrazioni alla legge constatate sono state quasi 80’000: il 16,1% in più del 2020, ma sensibilmente inferiori rispetto al 2019. Nel 2021 sono cresciuti i furti (+1.8%) e le rapine (da 23 a 39, una avvenuta in un ufficio postale e quattro a stazioni di servizio). Sono aumentati anche gli interventi per incidenti della circolazione (+14%): 3’656 incidenti, di cui 11 mortali con 12 vittime (-34%). «Tutti i dati sono però condizionati dal 2020 pandemico», ha sottolineato Zambetti. Rispetto al 2019 in reati sono infatti generalmente diminuiti. Il 2021 è però stato anche un anno di controllo del rispetto delle misure sanitarie: in tutto sono stati effettuati 2800 controlli, sfociati in 324 multe disciplinari per infrazione all’ordinanza Covid-19.

Gli “osservati speciali” – Più in generale, vi sono alcuni “trend” sotto la lente della polizia. Innanzitutto un’ulteriore crescita di liti e risse (principalmente sulla pubblica via e all’esterno degli esercizi pubblici). Un terzo di queste riguardano minorenni e i fattori scatenanti «sono perlopiù futili», ma principalmente l’abuso di alcol e il malessere per le restrizioni. Un fattore positivo è invece la (lieve) diminuzioni di casi di violenza domestica (958, 147 in meno rispetto al 2020). Infine, è stata constatata una crescente ostilità nei confronti degli agenti di polizia.

«Sono persone, non bersagli» – «Il 2021 è stato nonostante tutto sommato un anno tranquillo», ha infine riassunto Norman Gobbi. «Ma questi trend ci fanno riflettere: un agente di polizia è una persona, non un bersaglio al quale indirizzare insulti gratuiti». Il consigliere di Stato ha preso quale esempio alcuni graffiti con la scritta ACAB (acronimo di “All Cops Are Bastards” – “Tutti i poliziotti sono bastardi”) apparsi qua e là sul nostro territorio. «È un attacco gratuito che purtroppo spesso viene tollerato dagli enti locali. E questo non va bene». Gli altri due elementi “di tendenza” richiedono invece «coordinamento e specializzazioni», ha concluso Gobbi legandosi alle parole usate all’inizio della conferenza stampa.

Da www.tio.ch

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Più liti e risse tra i giovani adulti

Bilancio 2021 della polizia ticinese: diminuiscono gli interventi legati al disagio famigliare – Gobbi: “La pandemia influenza ancora le statistiche”

Tra i giovani adulti, un terzo dei quali minorenni, crescono in Ticino gli episodi di risse e liti, con motivazioni legate alle restrizioni imposte dal Governo contro il coronavirus o all’abuso di alcool e droghe. Diminuisce invece il disagio in famiglia, gli interventi di polizia in questo ambito sono stati 958, quasi 150 in meno rispetto al 2020. Lo indicano le cifre sull’attività della polizia cantonale nel 2021, presentate oggi, lunedì, in conferenza stampa a Bellinzona.
Le infrazioni segnalate nel 2021 sono state quasi 80’000, in crescita del 16,1% rispetto al 2020, ma inferiori alla situazione del 2019, prima dell’arrivo del Covid, ha spiegato il capo della gendarmeria Marco Zambetti. Per quanto riguarda il rispetto delle misure sanitarie sono stati effettuati 2’800 controlli, scaturiti in 324 multe disciplinari.
Il 2021 “è stato un anno tranquillo. Non ci sono elementi o eventi particolari da portare all’attenzione”, rileva il consigliere di Stato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento istituzione, che ha sottolineato come i dati risentano ancora della situazione eccezionale legata alla crisi pandemica.

Furti in leggero aumento
In leggero aumento i furti (+1,8% rispetto al 2020); dati che rimangono comunque nettamente inferiori al 2019, anche se i primi mesi del 2022 hanno segnato un incremento simile alla situazione pre-Covid. In crescita anche il numero di rapine: sono state 39, 16 in più rispetto all’anno precedente.
Gli interventi per incidenti alla circolazione sono aumentati del 14%: 3’656 incidenti, di cui 11 mortali con 12 vittime (-34%).
Aumentano anche i casi di aggressività nei confronti di agenti, riconducibili sia al dissenso sulle decisioni delle autorità, sia agli eventi riconducibili allo sgombero e alla demolizione di parte del Centro sociale Il Molino a Lugano.

Da www.rsi.ch/news

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Pi%C3%B9-liti-e-risse-tra-i-giovani-adulti-15198130.html

«Una formazione che si adatta alle richieste della società civile»

«Una formazione che si adatta alle richieste della società civile»

Dal 2020 la Scuola di Polizia ticinese ha vissuto un importante cambiamento. Da allora i futuri agenti vengono formati sull’arco di due anni, invece di uno. Ne parliamo con Andrea Pronzini, direttore della Scuola.

Si è da poco concluso il primo ciclo di formazione biennale. Qual è il vostro bilancio?
«Va premesso che siamo stati i primi in Svizzera a proporre questa novità. E va pure detto che, per quanto riguarda il primo anno di formazione, non ci sono stati grandi cambiamenti. Ma la vera novità riguarda, appunto, il secondo anno di formazione degli aspiranti agenti, il quale si svolge quasi esclusivamente presso il relativo Corpo di appartenenza e ha un carattere prevalentemente pratico. Da questo punto vista la qualità c’era prima e c’è adesso. Ma è chiaro che ora durante il secondo anno di formazione dedicato alle attività presso i Corpi di appartenenza ci sono più tempo da dedicare alla pratica e maggiore sistematicità nel sostenere i gendarmi in formazione. Infine, va aggiunto che durante il secondo anno di formazione si forgia la capacità di analisi e riflessione del gendarme in formazione».

Come è cambiata la formazione dei futuri agenti in questi anni?
«La formazione si è man mano adeguata alle richieste della società civile: cambiano le minacce e la tipologia di reati ai quali si deve far fronte, ma mutano pure le esigenze a livello di sicurezza e ordine pubblico. Ad esempio, lo scorso anno è stato integrato nel programma della Scuola un corso finalizzato a mettere i futuri gendarmi nella condizione di poter rilevare tempestivamente segnali di radicalizzazione ed estremismo e di agiredi conseguenza. Quest’anno questo percorso formativo, adattato alle esigenze specifiche, sarà esteso anche al resto del Corpo. Da anni si dà ampio spazio e si continua a perfezionare la formazione inerente al tema della violenza domestica. Inoltre, negli ultimi due anni anche a causa della pandemia c’è stata una forte spinta sul fronte della digitalizzazione, con l’informatica quale strumento di sostegno alla didattica. Digitalizzazione che, nei prossimi anni, assumerà un ruolo sempre più importante. Ad esempio, a livello svizzero, si sta discutendo molto delle opportunità offerte dalla realtà virtuale».

Un importante cambiamento di questo ultimo decennio riguarda l’utilizzo massiccio dei social network. Sensibilizzate gli aspiranti su questi aspetti?
«L’aspirante agente è sensibilizzato sin da subito, a prescindere dai social media, sul fatto che deve fungere da ‘‘modello’’, poiché rappresenta le istituzioni e quindi il suo comportamento deve essere esemplare. In questo contesto, ovviamente, rientra pure il comportamento corretto su queste piattaforme. D’altro canto, è pure vero che la stessa Polizia è maggiormente ‘‘osservata’’ rispetto al passato, perché le informazioni sui social media corrono velocemente. Quindi si sensibilizza sul fatto che tutto ciò che si fa è costantemente sotto l’occhio dell’opinione pubblica. Ma va precisato che questo fenomeno è un aiuto a qualcosa che noi diamo per assodato a prescindere dai social network, ossia il comportamento corretto da parte dell’aspirante».

Riguardo al tema «digitale», un’altra importante evoluzione concerne i reati informatici. Cosa si fa su questo fronte dal punto di vista della formazione?
«A livello di Scuola abbiamo un corso specifico sul “cybercrime”, ma va sottolineato che si tratta di una formazione di base. La specializzazione è possibile, in un secondo tempo, una volta terminata la Scuola e, dopo aver maturato la necessaria pratica entrando nel percorso formativo specifico della Polizia giudiziaria».

Le opportunità di carriera, quindi, non mancano?
«Certamente. Ci sono diverse specializzazioni ed opportunità. Penso, ad esempio, al Reparto interventi speciali (RIS) e alla cinofila o alla lacuale, oppure alla possibilità di diventare istruttore. Da questo punto di vista non si tratta di una professione statica, bensì molto dinamica. E non va dimenticato che si tratta di una scuola che porta al conseguimento di un attestato professionale federale. Insomma, una formazione di livello terziario molto impegnativa, ma anche molto appagante. E che, appunto, fornisce pure al giovane molteplici opportunità di carriera».