‘La Polizia farà la sua parte per ridurre la spesa pubblica’

‘La Polizia farà la sua parte per ridurre la spesa pubblica’

Lo ha detto Norman Gobbi durante l’annuale Rapporto di Corpo della cantonale. ‘Positivo il bilancio del 2022 e la capacità di adattamento’

L’attuale situazione delle finanze cantonali richiede importanti sforzi per ridurre la spesa. In questo esercizio, anche la Polizia cantonale sarà chiamata a fare la sua parte. A dirlo è stato il direttore del Dipartimento istituzioni (Di) Norman Gobbi durante l’annuale Rapporto di Corpo della Polizia cantonale, tenuto al centro della Protezione civile di Rivera. Un’operazione di contenimento della spesa – necessaria in seguito al mancato versamento dei contributi ai cantoni da parte della Banca nazionale – che, ha precisato Gobbi, «non dovrà avere ripercussioni sull’operatività e i servizi». L’appuntamento di Rivera ha coinvolto agenti, inquirenti e personale amministrativo. È stata l’occasione – hanno spiegato le forze dell’ordine – anche per ripercorrere e trarre un bilancio dell’ultimo anno di attività. Il direttore del Di ha anche ricordato la sempre attuale minaccia di carenza di energia e difficoltà di approvvigionamento. «Già nel 2014 ci si era esercitati su questo scenario, come anche su quello legato a una possibile pandemia, nell’ambito dell’Esercitazione della Rete integrata Svizzera per la sicurezza». Un test, ha sottolineato Gobbi, «che si è rivelato utile visto quanto successo negli ultimi anni, che hanno visto il Corpo della polizia cantonale in prima linea sia in ambiti di pianificazione che di condotta e di prevenzione». Durante il rapporto sono anche stati ricordati gli sforzi intrapresi per creare dei centri di competenza in risposta alle problematiche attuali: il contrasto alla violenza, in particolare quella domestica, e il cybercrimine.

Gobbi: ‘La Nuova Legge polizia permetterà di ottimizzare le prestazioni’
Per quanto riguarda la Nuova Legge di polizia, attualmente in consultazione, Gobbi ha spiegato che «permetterà di ottimizzare le prestazioni e le capacità di risposta nelle attività di polizia, adeguandosi al contesto moderno e adattandone i contenuti dopo la sua entrata in vigore, che risale al lontano 1989». Concludendo il suo intervento il consigliere di Stato ha sottolineato l’unità d’intenti tra il Dipartimento istituzioni e la Polizia cantonale «che ha permesso un ammodernamento generale su più fronti e la realizzazioni d’importanti progetti come la centrale comune d’allarme a Bellinzona, il centro di controllo veicoli pesanti a Giornico e una serie di progetti informatici che hanno reso più efficiente il lavoro dei collaboratori a ogni livello».

Cocchi: ‘Confrontati con compiti nuovi’
Il comandante Matteo Cocchi ha invece ringraziato il Corpo, che nel corso dell’anno «ha dimostrato una forte dose di adattamento, anche di fronte a compiti con cui non si era finora confrontato». Tra questi è stato citato il dispositivo di sicurezza pianificato e messo in campo in occasione dell’Ukraine Recovery Conference, svolto a Lugano lo scorso luglio con la presenza di diverse figure internazionali. «Si è trattato di un grande lavoro organizzativo in un contesto altamente variabile a causa della guerra in corso». Cocchi ha poi ricordato la necessità della collaborazione di tutti per far fronte alle sfide e continuare a garantire un alto livello di sicurezza». Per quanto riguarda la Nuova Legge di polizia, il comandante ha detto che «gli obiettivi e l’organizzazione del Corpo dovranno continuare a evolvere a una velocità sempre maggiore rispetto al passato». Questo «nell’ottica di prevenire i fenomeni criminali e non solo reprimerli al momento in cui si presentano».

Da www.laregione.ch

In Svizzera mancano agenti «In Ticino effettivi idonei»

In Svizzera mancano agenti «In Ticino effettivi idonei»

Secondo la Federazione dei funzionari di polizia nel nostro Paese servirebbero almeno 7 mila unità in più A Sud delle Alpi, però, il loro numero è tra i più alti della Confederazione
Importante crescita delle candidature femminili

«In Svizzera mancano migliaia di poliziotti. La professione va resa più attrattiva e la politica deve assicurare sufficienti risorse ». L’appello è stato lanciato a fine dicembre dalla Federazione svizzera dei funzionari di polizia (FSFP), la quale si è detta preoccupata per la motivazione e il carico di lavoro in seno alle forze dell’ordine.
Stando alle cifre della Conferenza dei comandanti delle polizie cantonali (CCPCS), all’inizio del 2022 la Svizzera poteva contare su poco più di 19.000 agenti sul campo, ossia un poliziotto ogni 447 abitanti. L’ONU, tuttavia, raccomanda a ogni Paese di dotarsi di circa un poliziotto ogni 333 abitanti. Tradotto su scala elvetica, dunque, nel nostro Paese complessivamente servirebbero 26.000 agenti, ossia 7.000 in più rispetto a oggi. E proprio da questo dato è partito l’appello della FSFP.
Ma il Ticino? Come è messo da questo punto di vista? Cifre alla mano, la situazione nel nostro cantone è più vicina alle raccomandazioni dell’ONU. Sempre stando alle cifre della CCPCS, il Ticino può infatti contare su 1.164 agenti sul campo (699 della Cantonale e 465 delle Comunali). Tenendo conto dei 351 mila abitanti del nostro cantone, il Ticino può contare su un agente ogni 301 persone. Addirittura meglio, dunque, delle raccomandazioni fornite dall’ONU.
A questo proposito, da noi interpellato, il portavoce della Polizia cantonale Renato Pizolli precisa che «l’ONU propone cifre a livello generale» e quindi, quale premessa, va evidenziato che «i problemi di sicurezza variano molto da un Paese all’altro e non possono essere affrontati semplicemente a livello numerico». Detto altrimenti, le cifre statistiche non dicono tutto. Entrando nel merito della questione, Pizolli osserva che «per quanto riguarda il Ticino l’effettivo attuale, che comprende sia agenti della Polizia cantonale sia agenti delle Polizie comunali, viene ritenuto idoneo per assicurare la sicurezza dei suoi circa 350.000 abitanti a cui si aggiungono quasi quotidianamente oltre 75.000 frontalieri nonché, in particolare in estate, migliaia di turisti».
Insomma, se ai 351.000 abitanti si aggiungessero frontalieri e turisti, la cifra raccomandata dall’ONU non verrebbe raggiunta nemmeno dal Ticino, che in Svizzera, come noto, è il Cantone con il maggior numero di agenti in rapporto al numero di abitanti.
Non a caso, alle nostre latitudini l’assemblea del sindacato OCST agenti qualche settimana fa ha votato una risoluzione per chiedere alla politica che la gendarmeria della Polizia cantonale sia dotata delle «necessarie risorse» affinché possa operare «in modo adeguato». Ma, chiediamo quindi a Pizolli, in Ticino (e in particolare nella Gendarmeria) c’è una mancanza di agenti? «La direzione della Polizia cantonale – risponde il portavoce – è da sempre attenta alle necessità delle diverse aree e si adopera costantemente per far fronte alle criticità che si possono manifestare e la Gendarmeria in questo senso non fa certo eccezione». Ad ogni modo, sottolinea Pizolli, «va comunque ricordato come il Corpo è in grado di far fronte alle necessità di sicurezza con gli effettivi che gli sono stati messi a disposizione dall’Autorità politica. Ed è evidente che ogni rinforzo che dovesse essere integrato negli effettivi andrebbe ad aumentare il già alto livello quantitativo e qualitativo delle prestazioni fornite alla cittadinanza ».

Una scelta pagante
Nel lanciare il suo appello, la FSFP aveva pure spiegato che, per rendere la professione più attrattiva, bisognerebbe tenere maggiormente conto delle richieste delle nuove generazioni, che vogliono più equilibrio fra vita professionale e privata. Ma non solo. La FSFP aveva pure spiegato di vedere di buon occhio anche una maggiore promozione delle candidature femminili. E in questo senso, anche in Ticino si stanno facendo dei passi avanti significativi. «Da alcuni anni – racconta il portavoce – anche in fase di reclutamento si è posto l’accento sulla ricerca di profili femminili. E in quest’ambito possiamo affermare che la scelta è stata pagante e dal 2013 al 2023 il numero di donne attive quali agenti della Polizia cantonale è passato da una sessantina a un centinaio». A conferma di tale tendenza, aggiunge Pizolli, «si evidenzia che circa il 30% dei candidati e delle candidate ammessi alla Scuola cantonale di Polizia 2022 (attualmente in formazione) è composto da persone di sesso femminile ». 

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 12 gennaio 2023 de Il Corriere del Ticino

Bando di concorso aspiranti 2024

Bando di concorso aspiranti 2024

Comunicato stampa

La Polizia cantonale comunica che oggi è stato pubblicato sul Foglio ufficiale il bando di concorso per l’assunzione di nuovi/e ispettori/ispettrici di Polizia giudiziaria e di nuovi/e aspiranti gendarmi per la Polizia cantonale nonché di nuovi/e aspiranti agenti per le Polizie comunali di Bellinzona, Locarno, Lugano e Mendrisio. I candidati e le candidate seguiranno la Scuola di polizia a partire dal 01.03.2024. Il percorso formativo che conduce all’Esame professionale per il conseguimento dell’Attestato professionale federale di agente di polizia prevede un primo anno quale aspirante presso la Scuola di polizia del V circondario (SCP) e un secondo anno in qualità di gendarme in formazione presso i Corpi di appartenenza. Come di consueto, per accedere a questa formazione biennale l’idoneità dei candidati e delle candidate sarà verificata attraverso un processo di selezione. La decisione sull’assunzione degli e delle aspiranti giungerà al più tardi entro tre mesi prima dell’inizio della formazione. Le candidature vanno inoltrate entro il 10.02.2023. Il 27.01.2023 dalle 19 alle 22 si terrà una serata informativa presso l’Auditorium della Scuola Cantonale di Commercio in viale Stefano Franscini 32 a Bellinzona.
Il bando di concorso, le modalità di iscrizione ai test fisici e i formulari possono essere consultati/scaricati dal sito internet della Polizia cantonale al seguente indirizzo: www.ti.ch/scuoladipolizia

PREVENA 2022: una maggiore presenza a favore della sicurezza

PREVENA 2022: una maggiore presenza a favore della sicurezza

Comunicato stampa

Durante il mese di dicembre si è svolta l’operazione di prevenzione dei furti durante il periodo natalizio denominata PREVENA. Azione che ha visto collaborare agenti della Polizia cantonale, delle Polizie comunali e della Polizia dei trasporti. Una presenza accresciuta sul terreno che ha permesso di aumentare le interazioni con il cittadino e rinsaldare il rapporto di fiducia. 
Come avviene ormai da diversi anni, dal 5 al 24 dicembre si è svolta l’operazione PREVENA. Si tratta di un’azione di prevenzione che ha quale obiettivo principale di accrescere il contatto con il cittadino, aumentando il controllo del territorio. Infatti, durante il periodo natalizio molti malintenzionati ne approfittano per compiere furti con scasso, borseggi e altri reati. L’operazione è strutturata sul concetto di tre livelli di sicurezza:
livello sicurezza del cittadino: allo scopo di garantire il sostegno alle necessità della popolazione;
livello di sicurezza del territorio: con l’obiettivo di prevenire i reati ed agire dinamicamente sul terreno con l’impiego mobile delle forze;
livello sicurezza dei fenomeni: per garantire un costante monitoraggio degli eventi che, con serialità, vanno oltre l’attività ordinaria.
Effettuata in collaborazione tra la Polizia cantonale, le polizie comunali e la Polizia dei trasporti, PREVENA ha premesso di effettuare 373 posti di controllo nei punti più sensibili, in particolare in ottica di prevenzione di furti con scasso nelle abitazioni. Sono invece state 409 le pattuglie appiedate svolte con un’attenzione accresciuta a borseggi e taccheggi e furti nei veicoli, in luoghi di grande affluenza quali negozi, centri commerciali e mercatini di Natale.
Oltre a rafforzare il contatto con il cittadino l’operazione ha permesso di effettuare 22 fermi o arresti per furto o taccheggio, constatare 5 infrazioni o contravvenzioni alla legge sugli stupefacenti (LStup) e 4 casi di inattitudine alla guida con conseguente ritiro della licenza di condurre.

Elia Arrigoni nominato Capo della Sezione della circolazione

Elia Arrigoni nominato Capo della Sezione della circolazione

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha proceduto nella sua seduta odierna a nominare il nuovo capo della Sezione della circolazione del Dipartimento delle istituzioni. Sarà Elia Arrigoni a sostituire l’avv. Cristiano Canova, che a partire dal 1° aprile 2023 beneficerà del pre-pensionamento, dopo un periodo di oltre 30 anni alla testa della Sezione della circolazione.

Elia Arrigoni dal 2014 è Ufficiale responsabile dei Servizi generali presso la Polizia cantonale (9 servizi con oltre 60 collaboratori). Ha conseguito il Bachelor in diritto all’Università di Friburgo (in francese) e il Master su temi del diritto penale e della criminologia all’Università di Berna (in tedesco), per poi estendere la formazione nella materia del diritto penale materiale procedurale con il CAS in magistratura penale a Neuchâtel. Tra le altre formazioni, ha pure concluso il percorso quale funzionario dirigente dell’Amministrazione cantonale. Precedentemente dal 2011 al 2014 è stato segretario giudiziario presso il Ministero pubblico ticinese. Elia Arrigoni, 39 anni domiciliato a Mendrisio, è sposato e padre di 3 figli.
Nella nuova sfida professionale Elia Arrigoni sarà chiamato – oltre ad assicurare la conduzione, la gestione, il coordinamento, la pianificazione e il controllo della Sezione della circolazione – in particolare a elaborare le strategie future e sviluppare nuovi progetti e concetti orientati all’evoluzione continua nello specifico campo della circolazione stradale.
Il Consiglio di Stato formula i migliori auguri a Elia Arrigoni per la sua nuova attività professionale. Rivolge i suoi più sentiti ringraziamenti a Cristiano Canova per il lungo e proficuo lavoro alla testa dell’importante Sezione della circolazione del Dipartimento delle istituzioni, iniziato nel 1990.

Scuola di polizia 2022: cerimonia di consegna dell’arma per 60 aspiranti

Scuola di polizia 2022: cerimonia di consegna dell’arma per 60 aspiranti

Comunicato stampa

Venerdì 16.12.2022 nella sala del Consiglio Comunale di Bellinzona ha avuto luogo la cerimonia di consegna dell’arma agli e alle aspiranti della Scuola di polizia del V circondario d’esame (SCP2022). Durante il tradizionale evento, inaugurato dal Direttore del Centro formazione di polizia (CFP) Andrea Pronzini, hanno preso la parola il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il Comandante della Polizia cantonale col Matteo Cocchi e il municipale della Città di Bellinzona Mauro Minotti. Pure presenti i Comandanti, o loro rappresentanti, dei Corpi di polizia con aspiranti in formazione. 
Il Consigliere di Stato Norman Gobbi nel suo discorso ha affermato come la consegna dell’arma agli aspiranti della Scuola di polizia “rappresenti da un lato il segno di fiducia delle istituzioni del nostro Cantone e dunque di tutta la popolazione nei confronti delle future e futuri agenti di polizia. Dall’altro lato chi oggi riceve l’arma dovrà dare prova di grande responsabilità nel saper gestire in modo corretto e proporzionale l’eventuale uso dell’arma”.
Il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha dal canto suo evidenziato come l’evento rappresenti una tappa fondamentale nel percorso formativo degli e delle aspiranti, sottolineando al tempo stesso che il dialogo deve restare sempre al centro del rapporto che ogni agente istaura con la cittadinanza. L’invito a loro rivolto è di assumere questa responsabilità per operare con proporzionalità, dialogo e cordialità.
Dopo un percorso di formazione comprensivo di allenamenti pratici e di approfondimenti normativi sull’uso della pistola d’ordinanza, 41 aspiranti agenti della Polizia cantonale (di cui 35 aspiranti gendarmi e 6 aspiranti ispettori e ispettrici), 14 aspiranti agenti delle Polizie comunali di Ascona, Bellinzona, Ceresio Sud, Chiasso, Locarno, Losone, Lugano, Mendrisio), 2 aspiranti della Polizia cantonale dei Grigioni e 3 aspiranti della Polizia militare, hanno ricevuto ufficialmente la pistola d’ordinanza. I 60 aspiranti totali (42 uomini e 18 donne), sono ora pronti per il completamento della loro formazione, che prevede fino al mese di febbraio un periodo di stage nei posti di polizia e presso i propri Corpi di appartenenza, e che proseguirà poi con il secondo anno di formazione di carattere pratico. Queste ulteriori fasi permetteranno loro di conseguire l’Attestato professionale federale di agente di polizia, dopo il superamento degli esami federali di professione nel febbraio del 2024.

Radar: “Le polcom fanno troppi controlli”

Radar: “Le polcom fanno troppi controlli”

Il ministro ai municipi: ‘Utilizzo che fa dubitare dello scopo preventivo’. Galli, Apcti, replica: ‘La modalità di conteggio lascia perplessi’.
Il capo del Dipartimento istituzioni: ‘Utilizzo che fa dubitare dello scopo preventivo’. La replica del presidente dell’Apcti: ‘La modalità di conteggio lascia perplessi’.

Il numero di controlli radar effettuati in Ticino dalle polizie comunali sarebbe eccessivo. E la tendenza potrebbe far pensare che l’utilizzo elevato di questo strumento non si limiti alla sola prevenzione. A sostenerlo è il capo del Dipartimento istituzioni (Di) Norman Gobbi, che in una recente lettera, la data è del 15 novembre, inviata a sindaci e municipali parla di “una situazione che mi preoccupa e che suggerisce una riflessione sulla politica comunale in materia di controlli della velocità”.

‘Riconosciamo le diverse sensibilità, ma segnalati casi vessatori’
La missiva è stata recapitata ai Comuni che dispongono di un proprio corpo di agenti. Dal monitoraggio dei controlli di velocità eseguiti sul territorio tra il 2019 e il 2021, scrive Gobbi, emerge chiaramente che la Polizia cantonale esegue circa un controllo all’anno per agente di gendarmeria. Le polizie comunali, invece, eseguono mediamente almeno tre controlli annui per agente uniformato. “Pur riconoscendo le diverse sensibilità locali in merito ai potenziali pericoli derivanti da velocità eccessive sulle strade comunali e su quelle cantonali di attraversamento dei nuclei abitati – annota il direttore del Di –, i dati suggeriscono un utilizzo talvolta improprio di questo strumento, tanto da far dubitare dello scopo puramente preventivo dei controlli effettuati”. A questo si aggiungono “le numerose segnalazioni fatteci pervenire da cittadini e rappresentanti politici comunali in merito a controlli ritenuti ‘vessatori’, poiché organizzati in località dove non vi era una situazione di apparente pericolo”.

‘Situazione non soddisfacente, servono misure coerenti’
Ai municipi viene quindi indicata la necessità di un miglior coordinamento tra Cantone e Comuni su questa tematica. Occorre in particolare rivedere, afferma ancora Gobbi, le “modalità d’ingaggio rispettive (chi controlla dove), al fine di preservare il valore preventivo e di rafforzare l’adozione di misure di precauzione”. Per migliorare la situazione attuale, definita “non soddisfacente”, Gobbi scrive di ritenere opportuno coinvolgere il gruppo di lavoro attualmente impegnato col progetto ‘Polizia ticinese’, progetto volto fra l’altro a ridefinire la ripartizione di competenze e compiti tra le forze di polizia presenti sul territorio. “Il gruppo dovrà elaborare un insieme di misure coerenti con lo scopo preventivo attribuito ai controlli di velocità, che non si basino unicamente sui radar”.

Nel 2021 oltre 12 milioni per il Cantone
Multe per eccesso di velocità che rappresentano un’entrata sostanziosa per le casse del Cantone. La voce “multe circolazione – controlli radar fissi e semistazionari e controlli radar mobili” del Preventivo 2022 indica una cifra di 14,5 milioni di franchi, di 500mila franchi superiore rispetto al Preventivo dell’anno precedente. Questo nonostante nel 2021 il Cantone abbia incassato ‘solo’ 12,6 milioni di franchi.

‘La competenza sia unicamente della Polcantonale’
Il tema della competenza dei controlli radar – come viene ricordato da Gobbi nella missiva indirizzata ai Comuni – è oggetto di una mozione dell’ottobre 2019 ‘Basta vessare i cittadini con i radar: i controlli di velocità vengano eseguiti solo dalla Polizia cantonale’. L’atto parlamentare, primo firmatario l’allora granconsigliere e oggi deputato al Nazionale Piero Marchesi (Udc), è tuttora pendente. Nel testo si afferma che “nell’ambito dei controlli di velocità vi è parecchia confusione, soprattutto sul coordinamento tra il corpo cantonale e le comunali. Non è un’eccezione che più corpi organizzino controlli di velocità nel giro di pochi chilometri”. In alcune situazioni, inoltre, “si ha l’impressione che i controlli vengano posizionati anche in luoghi non particolarmente sensibili per quanto attiene la sicurezza, invece molto fruttuosi per quanto riguarda l’aspetto economico”. Chiara la richiesta di Marchesi e cofirmatari: “La competenza dei controlli di velocità deve essere concessa unicamente alla Polizia cantonale”. Il cambiamento sarebbe vantaggioso anche per le polizie comunali che “potrebbero così meglio concentrare gli sforzi nella loro missione principale, cioè quella preventiva e di prossimità alla popolazione”.

Il presidente delle comunali: conta il tempo non il numero
La lettera di Gobbi «non è ancora stata formalmente discussa in seno al nostro comitato», premette il presidente dell’Associazione delle polizie comunali ticinesi Orio Galli, vicecomandante della Polizia Torre di Redde. «Mi esprimo quindi a titolo personale e ribadisco la mia perplessità quando per conteggiare i controlli radar della velocità si prende come dato il numero di controlli e non il tempo effettivo di posa dell’apparecchio, ovvero il tempo di ‘cattura’ delle infrazioni alla legge sulla circolazione stradale: con il numero di controlli si ottengono dati che non corrispondono alle reali attività della Polizia cantonale e delle polizie comunali in quest’ambito», afferma Galli, contattato dalla ‘Regione’. Secondo il presidente dell’Apcti, «non è infatti corretto conteggiare con la stessa valenza i controlli radar delle polizie comunali, che sono in media – dati 2021 – circa di 1,3 ore rispetto ai controlli della Polizia cantonale effettuati con gli apparecchi semistazionari posizionati in un determinato punto per una se non due settimane. Evidentemente una piccola Polizia comunale che pianifica un giorno di controlli– prevedendo il viaggio, il posizionamento dell’apparecchio, il controllo e in seguito il rientro in sede e il trattamento dei dati raccolti – può fare sul turno di otto ore anche quattro o cinque controlli da un’ora, a differenza del controllo radar della Polizia cantonale, che non sarà quantificabile in ore bensì in giorni di attività, ma che in questa statistica sulla quale si basa il Dipartimento istituzioni vale come un controllo singolo (durata una settimana)». E il far cassetta? «Semmai – annota Galli – la cassetta la si fa con i radar semistazionari da una settimana oppure con i radar fissi presenti in autostrada, attivi o attivabili ventiquattro ore su ventiquattro». Il presidente dell’Associazione delle polcom tiene poi a puntualizzare un altro aspetto: «Le polizie comunali intervengono sul territorio per i controlli radar principalmente su segnalazione di abitanti di una particolare zona oppure per la presenza di scuole o di altri luoghi sensibili per quanto riguarda la velocità». I municipali responsabili dei dicasteri Polizia, sottolinea Galli, «sono in costante contatto con i rispettivi comandanti, che hanno il dovere di raccogliere le varie segnalazioni, tenendone conto, nel limite del possibile, nella pianificazione del servizio». Aggiunge Galli: «Sono personalmente favorevole a un’ulteriore revisione della pianificazione radar, anche perché allo stato attuale la pianificazione è fatta su di un portale elettronico e alla Polizia cantonale spetta la conferma dei vari controlli. Non mi spiego neppure io come mai, parlo per esperienza diretta nel mio corpo di polizia, una settimana si pianifica un controllo della Polizia comunale in un determinato punto sensibile e la settimana seguente nel medesimo punto viene posato il radar semistazionario della Polizia cantonale, queste cose secondo me non hanno effettivamente una logica».

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 25 novembre 2022 de La Regione

Equipaggiati… e senza brividi con le gomme da neve!

Equipaggiati… e senza brividi con le gomme da neve!

Comunicato stampa

Dopo un mese di ottobre particolarmente mite dal punto di vista climatico, l’inverno è ormai alle porte: le temperature si abbassano e il fondo stradale diviene vieppiù insidioso se i veicoli non sono correttamente equipaggiati. Come da tradizione, anche quest’anno il progetto di prevenzione del Dipartimento delle istituzioni “Strade sicure” e la Polizia cantonale propongono l’abituale attività di sensibilizzazione rivolta ai conducenti.

Nel mese di novembre, da diversi anni, il progetto di prevenzione “Strade sicure” e la Polizia cantonale presentano un’azione di sensibilizzazione per conducenti sull’importanza di dotare i veicoli a motore del corretto equipaggiamento invernale. Soprattutto di notte in questo periodo le strade possono essere insidiose con rischi accresciuti per gli automobilisti.
Sebbene in Svizzera non esista un obbligo specifico di montare quattro pneumatici invernali, potrebbe comunque essere punito chi, per l’inadeguato equipaggiamento invernale, dovesse creare problemi alla circolazione stradale o causare incidenti. Problematiche che, con un veicolo adeguatamente preparato per fronteggiare condizioni stradali precarie, come gelo e neve, potrebbero essere evitate.
Infatti, con le gomme invernali le prestazioni dei veicoli migliorano in maniera significativa: l’aderenza è maggiore e di conseguenza il controllo del mezzo risulta più sicuro. Ad esempio, se lo spazio di frenata su una strada innevata, ad una velocità di 40 km/h, è di circa 30 metri con  gli pneumatici invernali, sale addirittura a circa 60 metri con quelli estivi.

Per circolare in sicurezza sulle strade anche durante il periodo invernale raccomandiamo di:

  • Sostituire gli pneumatici estivi con quelli invernali quando la temperatura scende sotto i 7° C;
  • Acquistare nuovi pneumatici invernali quando il profilo è inferiore a 4 mm. Il profilo minimo legale per le gomme da neve è fissato a 1.6 mm;
  • Sulle strade innevate la distanza di sicurezza da tenere deve essere di almeno tre volte superiore rispetto a quella tenuta su strade asciutte;
  • Evitare manovre improvvise con i pedali o con lo sterzo;
  • Montare sempre quattro pneumatici dello stesso tipo.

Per chi fosse interessato, in tutti i posti di Polizia sono a disposizione i volantini informativi che richiamano questi utili consigli.

In sicurezza sulla strada: luci accese e indumenti visibili  

In sicurezza sulla strada: luci accese e indumenti visibili  

Comunicato stampa

Il passaggio all’ora solare e la progressiva diminuzione delle ore di luce in questo periodo dell’anno richiedono un’attenzione accresciuta al corretto utilizzo delle luci dei veicoli e la necessità di rendersi visibili. Il progetto del Dipartimento delle istituzioni Strade sicure e i diversi partner della Commissione ricordano alcuni consigli per aumentare la sicurezza durante il periodo autunnale e invernale. Consigli rivolti a tutti gli utenti della strada, con particolare riguardo ai pedoni, che in questo ambito sono la categoria più vulnerabile.

In Svizzera da alcuni anni è obbligatorio circolare anche di giorno con le luci diurne accese e dal 1. aprile di quest’anno l’obbligo è stato esteso anche alle biciclette elettriche. Si tratta di un accorgimento adottato in funzione preventiva, che non ha primaria funzione di illuminazione ma, anche in condizioni di luce diurna, consente di rendersi più visibili e quindi di meglio segnalare la propria presenza agli altri utenti della strada.  

Il passaggio all’ora solare unito all’arrivo sempre più anticipato del buio in questo periodo dell’anno segna un aumento del rischio d’incidenti, in cui i momenti più delicati sono il crepuscolo (dopo il tramonto e prima dell’alba) e le ore notturne. Essere visti da una distanza maggiore è pertanto di fondamentale importanza, in quando concede un maggiore tempo di reazione. Per questo motivo Strade sicure, con la campagna di sensibilizzazione “Rifletti”, richiama l’attenzione all’importanza di rendersi visibili sulla strada. In particolare per chi si sposta a piedi, in bicicletta, con l’e-bike o con lo scooter, è imprescindibile optare per un abbigliamento chiaro e colori segnaletici o al neon. Inoltre, sia sulle due ruote sia a piedi, si consiglia di indossare elementi riflettenti per aumentare ulteriormente la propria visibilità.  

Si rammenta infine che anche lo stile di guida deve essere adattato, tenendo conto delle condizioni meteo, di luce e di visibilità. In caso di brutto tempo bisogna mantenere una distanza maggiore dal veicolo che ci precede, nonché prestare particolare attenzione verso i pedoni. Anche sulle due ruote è fondamentale mantenere sempre una distanza adeguata dagli altri veicoli.

Cerimonia di consegna degli attestati ai nuovi assistenti di sicurezza pubblica

Cerimonia di consegna degli attestati ai nuovi assistenti di sicurezza pubblica

Comunicato stampa

Ieri a Giornico, presso il Centro di controllo dei veicoli pesanti (CCVP) in fase di ultimazione, ha avuto luogo la cerimonia di consegna degli attestati dell’Istituto Svizzero di Polizia (ISP) ai nuovi assistenti di sicurezza pubblica. L’importante traguardo professionale è stato raggiunto da 42 nuovi assistenti (28 per la Polizia cantonale, 12 per le Polizie comunali e 2 per la Sezione trasporto detenuti delle Strutture carcerarie), che hanno seguito l’iter formativo presso la Scuola assistenti di sicurezza pubblica 2021 (SASP), garantendo nuove leve che andranno a rafforzare la Polizia cantonale e le polizie comunali. La loro funzione, nell’apparato di sicurezza, è importante, non solo quale anello di congiunzione sul terreno tra popolazione e autorità ma, grazie alle accresciute specificità e responsabilità, pure nell’ambito di funzioni specialistiche che potranno essere sfruttate anche nella nuova struttura leventinese. Come nuove leve saranno impegnati in missioni fondamentali per la circolazione stradale, per la Centrale Comune d’allarme, per la gestione dei detenuti e, prossimamente, anche nel controllo del traffico pesante a Giornico. Preme rammentare in quest’ultimo contesto che con una quota di traffico di oltre il 70 per cento di veicoli merci pesanti, il San Gottardo permane di gran lunga il più importante valico stradale svizzero.
Nel corso dell’evento sono intervenuti il Direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi, il sindaco di Giornico Rosolino Bellotti, il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, il Capo V° Reparto Gendarmeria stradale capitano Marco Guscio e il Capo settore CFP della Polizia cantonale Andrea Pronzini.