Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza

Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza

Comunicato stampa

Nella riunione di venerdì 8 ottobre 2021, diretta dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, hanno partecipato il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e i capi dicastero dei Comuni polo. Tra i temi trattati il progetto di “Polizia Ticinese”, il test operativo congiunto con le bodycam e i nuovi programmi di gestione per l’attività di polizia.

L’incontro – il ventunesimo di questa Conferenza – ha permesso di aggiornare diversi dossier in alcuni campi specifici.
Sul progetto “Polizia Ticinese”, ovvero la realizzazione di una visione comune che possa agevolare il lavoro delle varie forze di Polizia presenti sul territorio, il Gruppo di lavoro ha proceduto – in particolare – ad allineare i differenti compiti di polizia, tenendo in considerazione soprattutto le specificità legate all’attività di prossimità.
È poi stata l’occasione per informare sul progetto pilota sull’utilizzo delle bodycam che vede coinvolte la Polizia cantonale e la Polizia comunale della Città di Lugano. Questa fase di test, svolta durante l’operatività quotidiana, consentirà di valutare i benefici di un simile impiego e di affinare  le procedure operative nonché la eventuale necessità di adeguamento delle relative basi legali, che ad oggi ne consentono l’utilizzo solo ed esclusivamente alla Polizia cantonale.
L’informatica rivestirà un ruolo sempre più importante nel supporto delle attività gestionali e operative dei corpi di polizia. Al momento, l’aggiornamento di alcuni sistemi informatici è in atto in seno alla Polizia cantonale, ma è previsto nel breve-medio periodo anche per le polizie comunali.
Dopo la gestione comune e centralizzata delle urgenze svolta dalla Centrale comune di allarme CECAL, una base informatica condivisa permetterà di migliorare ulteriormente la collaborazione e di gestire in modo ottimale le risorse nell’interesse della sicurezza della popolazione.
Infine, all’incontro hanno presenziato per la prima volta i tre nuovi capi dicastero in rappresentanza delle Città di Bellinzona, Locarno e Lugano: si tratta, nell’ordine, di Mauro Minotti, Pierluigi Zanchi e Karin Valenzano Rossi, che si aggiungono a Sonia Regazzoni Colombo (Chiasso), Samuel Maffi (Mendrisio), Tiziano Broggini (Ascona) e Norma Ferrari Conconi (Biasca).
La Conferenza consultiva tornerà a riunirsi giovedì 24 marzo 2022.   

10 anni alla testa della Polizia cantonale

10 anni alla testa della Polizia cantonale

Matteo Cocchi traccia un bilancio della sua attività in qualità di comandante, ricordando i momenti più salienti della sua carriera: “Il Ticino è diventato più sicuro”

 

10 anni. Tanto è passato da quando, il 1° ottobre 2011, Matteo Cocchi ha assunto la carica di comandante della Polizia cantonale. Cinque i papabili candidati che allora erano in corsa per rimpiazzare Romano Piazzini: oltre a Cocchi, l’ex comandante delle Guardie di Confine Mauro Antonini, il comandante della Polizia di Lugano Roberto Torrente, l’ex comandante della comunale di Locarno Andrea Ronchetti e l’avvocato e divisionario dell’esercito Stefano Mossi. La scelta è ricaduta sull’allora 37enne malcantonese, che vanta una formazione come giurista e che fino ad allora aveva svolto una carriera da militare professionista.

In questi 10 anni sono parecchi gli eventi e le operazioni che sono avvenute sotto la sua supervisione. Tra queste, ne citiamo alcune, l’operazione Duomo, che nell’ottobre 2015 ha portato all’arresto di 6 rapinatori che volevano assaltare un portavalori a Castelrotto; l’inaugurazione della galleria di base del San Gottardo il 1° giugno 2016; la crisi dei migranti a Como nell’estate del 2016; l’arresto, nel 2018, a Pregassona di alcuni membri dei Pink Panthers; la visita del Segretario di Stato americano Mike Pompeo a Bellinzona nel giugno 2019 e la costituzione dello Stato Maggiore Cantonale di Condotta a inizio 2020 per far fronte alla crisi di coronavirus. Tante, insomma, le esperienze vissute in questi 10 anni di servizio. In un’intervista a 360 gradi a Ticinonews, Cocchi racconta i suoi principali ricordi e alcuni aneddoti della sua carriera.

Come è stato il momento di entrare in servizio?
“È stato particolare. Iniziavo una nuova fase professionale. Dopo 10 anni, devo dire che sono motivato come quel giorno. Son successe tante cose, ma sembra ieri”.

Gli articoli dell’epoca rievocano il ruolo di Norman Gobbi nella sua nomina. All’epoca in che rapporti eravate e in che rapporti siete ora?“Prima della mia nomina non lo conoscevo molto bene. In 10 anni ci siamo avvicinati da un punto di vista professionale, ma anche in termini di amicizia. È un rapporto molto importante, che permette anche di essere molto franchi e di discutere in maniera positiva e costruttiva le problematiche. Avere un superiore politico che ascolta e dà seguito alle proposte fatte è molto importante”.

Cybercrimine e criminalità organizzata. La polizia cantonale è pronta a rispondere a queste sfide o servono maggiori risorse? 
“La Polizia si è evoluta negli anni e deve essere al passo con i tempi. L’evoluzione della criminalità o nuovi fenomeni devono spingerci ad anticipare, basandoci sempre su delle analisi. Abbiamo sicuramente ricevuto un ottimo adeguamento del personale, oggi bisogna concretizzare quello che abbiamo fatto e adattare la struttura e attività a queste situazioni. Una delle ultime decisioni che sono state prese è stata proprio quella di creare un nuovo reparto giudiziario, che fungerà da canale di captazione di informazioni e analisi. Sarà poi importante seguire il trend della tecnologia per migliorare e continuare essere efficaci”.

A seguito dei fatti dell’ex Macello, sembra che la fiducia della popolazione nelle istituzioni sia un po’ calata. Condivide questa riflessione?
“Credo che la popolazione ticinese abbia una grande fiducia nell’operato della Polizia. La maggioranza dei cittadini sa come lavoriamo e che operiamo a favore della sicurezza dei cittadini”.

Sappiamo che era mosso da buone intenzioni, ma pronuncerebbe ancora quella frase “andate in letargo” alle persone sopra i 65 anni, espressa durante la prima ondata pandemica?
“L’ho ribadito più volte, quella frase è uscita così in un momento difficile e di crisi. Eravamo molto preoccupati e la situazione era poco chiara. Era una frase forte diretta a chi in quel momento era in pericolo e che abbiamo cercato di proteggere con tutte le misure del caso”.

A suo avviso in questi 10 anni il Ticino è diventato un Cantone più sicuro?
“Il Cantone è sempre stato sicuro, oggi sicuramente lo è di più perché ci sono fenomeni che sono un po’ “spariti”, come per esempio i furti, che all’inizio della mia attività erano molto presenti e destavano preoccupazione tra la popolazione. Ci sono poi una serie di fenomeni che restano sotto traccia ed è compito della Polizia analizzarli, in collaborazione con altri enti, per poter procedere con questo trend positivo e di benessere nel Cantone”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/10-anni-alla-testa-della-polizia-cantonale-HH4696292

Da www.ticinonews.ch

 Gobbi: “Potenziato il lavoro di intelligence della Polizia”

 Gobbi: “Potenziato il lavoro di intelligence della Polizia”

“Più performanti contro il crimine organizzato, ma non solo”

Il Consiglio di Stato mercoledì ha nominato il capo di un nuovo Reparto delle Polizia giudiziaria (RG4). “È una nomina importante – afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – ma soprattutto è importante la creazione di questo nuovo reparto della Polizia giudiziaria. È voluto in primo luogo per rendere ancora più performante la lotta contro la criminalità organizzata. Nel GR4 confluiranno tutti i servizi attivi nella raccolta, nell’elaborazione, nell’analisi e nella divulgazione di informazioni oggi distribuiti in diverse Aree della Polizia cantonale. Si tratta di creare un unico centro di competenza informatico e di intelligence a beneficio dell’operatività del Corpo”.

“Grazie alla strategia che mira a perfezionare il processo di specializzazione di determinati settori, la Polizia cantonale avrà ancora maggiori possibilità per lottare contro il malaffare, per bloccare magari già sul nascere eventuali infiltrazioni della criminalità e per sviluppare strategie preventive contro il crimine”, sottolinea il Consigliere di Stato. Norman Gobbi mette in chiaro come il controllo sul nostro territorio, grazie a uno scambio continuo delle informazioni e a un lavoro cosante di intelligence, sia essenziale per giungere a risultati concreti. “Non si tratta di invadere gli spazi dei cittadini, ma di inserirsi in processi anche informatici che nascondono attività criminali. Poter individuare tali attività ci consente di intervenire a protezione della sicurezza dei ticinesi, dei loro beni e delle loro attività economiche”.

A proposito di controlli, proprio questa settimana sono giunte dal Tribunale federale due sentenze che modificano la giurisprudenza in ambito di concessione di permessi di soggiorno, allargano le maglie per chi chiede un permesso. “Ciò provocherà sicuramente dei contraccolpi – annota il Consigliere di Stato Norman Gobbi. I nuovi paletti definiti dal TF permetteranno a un cittadino dell’UE di ottenere la residenza anche senza abitare in modo continuativo in Ticino. Basta che vi rimanga almeno per sei mesi e un giorno. Vedo già dietro l’angolo il rischio di abusi, soprattutto nel campo degli aiuti sociali. Dovremo essere pronti a mantenere i controlli, sui quali peraltro sia il Tribunale amministrativo cantonale, sia il Tribunale federale hanno sempre dato il loro sostegno”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Polizia cantonale: nominato un nuovo ufficiale

Polizia cantonale: nominato un nuovo ufficiale

Comunicato stampa

Nella propria seduta settimanale, il Consiglio di Stato ha proceduto a nominare Alessio Lo Cicero alla conduzione del nuovo Reparto giudiziario (RG4) della Polizia giudiziaria.

Nell’ambito della “VISIONE 2025” della Polizia cantonale, strategia che mira a ulteriormente perfezionare il processo di specializzazione di determinati settori del Corpo, è previsto un primo adeguamento parziale della struttura organizzativa, motivato dalle nuove esigenze operative, strategiche e di intelligence. Adeguamento che tocca in particolare la Polizia giudiziaria con la creazione di un nuovo Reparto giudiziario (RG4). In questo contesto il Consiglio di Stato ha designato l’Ufficiale di polizia chiamato ad assumerne la conduzione, dopo la sua entrata in funzione prevista nel corso dei prossimi mesi.

Alessio Lo Cicero, attualmente attivo quale Ufficiale con il grado di tenente presso la Centrale cantonale d’allarme (CECAL) subordinata allo Stato Maggiore Operativo della Polizia cantonale, dirigerà il nuovo Reparto con il grado di capitano. Dal 2013 sino alla promozione ad Ufficiale ottenuta nel 2018, egli ha operato in qualità di collaboratore scientifico presso la Polizia giudiziaria, ricoprendo diversi incarichi, in particolare legati allo sviluppo di nuovi progetti attinenti l’attività inquirente. Lo Cicero, classe 1985, ha ottenuto un Bachelor in economia aziendale presso la SUPSI nel 2007 ed in seguito un Master presso la facoltà di diritto e scienze criminali dell’Università di Losanna nel 2011.

Nel RG4 confluiranno tutti i servizi attivi nella raccolta, nell’elaborazione, nell’analisi e nella divulgazione di informazioni oggi distribuiti in diverse Aree della Polizia cantonale. L’intero processo è quindi volto a garantire una migliore visione d’insieme e un migliore coordinamento di queste attività, con l’intento finale di costituire un unico centro di competenza informatico e di intelligence a beneficio dell’operatività del Corpo.

Un credito di 3.78 milioni per la sostituzione delle radio Polycom

Un credito di 3.78 milioni per la sostituzione delle radio Polycom

Comunicato stampa 

Il Consiglio di Stato ha licenziato il messaggio per un credito complessivo di fr. 3’781’000.– per la sostituzione degli apparecchi terminali Polycom a servizio degli enti cantonali in vista della conclusione del loro ciclo di vita.

Come tutti i sistemi di comunicazione, anche Polycom deve mantenere aggiornata la propria piattaforma, assicurando la tecnologia necessaria. Per questo motivo negli ultimi anni la Confederazione e i Cantoni hanno investito capitali e risorse nel progetto WEP2030 (Werterhalt Polycom). Ciò permetterà all’infrastruttura Polycom di passare alla tecnologia IP, assicurando l’operatività per i prossimi 15 anni. Analogamente a quanto fatto per l’infrastruttura, anche i terminali che usufruiscono di questo servizio necessitano della dovuta manutenzione durante il loro designato ciclo di vita, al termine del quale – sia per l’adeguamento tecnologico sia per l’impossibilità di reperire gli elementi che li compongono –  segue un cambio generazionale. In quest’ambito si inserisce l’aggiornamento dell’attuale flotta radio Polycom in dotazione agli enti di primo intervento dal 2012. Questo tenendo conto del fatto che modelli radio portatili e veicolari ora in dotazione agli enti cantonali sono stati dismessi nel 2020 e non sono più reperibili dal fornitore, richiedendone la sostituzione in blocco. Si tratta di 1’060 unità portatili e 269 unità veicolari finanziate e gestite dalla Polizia cantonale.

Con l’acquisto dei nuovi apparecchi è prevista una riduzione dei costi di gestione e manutenzione, proporzionalmente alle sostituzioni, in quanto per i primi due anni saranno coperti dalla garanzia. Il passaggio al nuovo modello avverrà gradualmente, e per organizzazione, in modo da poter garantire l’uniformità all’interno di una singola istituzione (Polizia cantonale, Strutture carcerarie, Ufficio della caccia e della pesca, Area dell’esercizio e della manutenzione, Sezione del militare e protezione della popolazione e Settore gioventù e sport). Il lavoro di sostituzione e programmazione è fortemente condizionato dalle risorse specialistiche disponibili; per questo motivo il cambio generazionale verrà effettuato in almeno 3 e entro un massimo di 5 anni dalla disponibilità del finanziamento.

Si intende garantire il necessario adeguamento della flotta radio Polycom attraverso un progetto di aggiornamento tecnologico ritenuto prioritario sia per la Polizia cantonale sia per gli enti di primo intervento, di soccorso, di sicurezza e della protezione della popolazione. L’investimento finanziario, logistico, amministrativo e organizzativo è sensibile, ma ritenuto prioritario dal Governo, nonché indispensabile per garantire la continuità delle comunicazioni radio della Polizia e degli altri enti cantonali almeno fino al 2030.

Custodia di polizia, indagini preventive: ok del Tf alla legge ticinese

Custodia di polizia, indagini preventive: ok del Tf alla legge ticinese

Mon Repos respinge il ricorso contro la revisione voluta dal Consiglio di Stato e approvata dal parlamento nel 2018: le nuove disposizioni non ledono la Costituzione

La nuova Legge cantonale sulla polizia supera lo scoglio del Tribunale federale. I giudici di Mon Repos hanno respinto il ricorso contro la revisione della normativa che permette la cosiddetta custodia di polizia (durata massima 24 ore), che disciplina trattenimento e consegna di minorenni e che regolamenta le indagini, anche ‘mascherate’, preventive, per impedire la commissione di reati. Revisione alla quale Losanna ha dato dunque luce verde con sentenza, una quarantina di pagine, datata 6 luglio e intimata ieri alle parti.Il ricorso era stato inoltrato nel marzo 2019 dai giuristi Martino Colombo e Filippo Contarini: chiedevano l’annullamento di quasi tutte le disposizioni proposte dal Consiglio di Stato e approvate nella seduta del 10 dicembre 2018 dalla maggioranza del parlamento (quarantotto i deputati favorevoli, dodici quelli contrari e quattro astensioni) dopo qualche ritocco al progetto governativo.
I due giuristi lamentavano la violazione di diritti fondamentali. Spiegava Colombo alla ‘Regione’ pochi giorni dopo l’invio delle contestazioni al Tf: “Il nostro ricorso non è contro la polizia, ma contro una legge che riteniamo conferisca un eccessivo e ingiustificato margine di manovra alle forze dell’ordine. E gli abusi, derivanti da norme generiche e non chiare come in questo caso, sono dietro l’angolo. Il ricorso è quindi a tutela dei diritti fondamentali del cittadino”. Il Tribunale federale non ha però accolto le tesi dei ricorrenti, mentre ha sottoscritto quelle formulate dal Consiglio di Stato nelle osservazioni al ricorso.

L’articolo 7c ‘non lede il diritto federale e la Costituzione’
Buona parte delle contestazioni di Contarini e Colombo aveva per oggetto l’articolo 7c, la norma più delicata e controversa della rivista legge, secondo cui la Polizia cantonale può porre “provvisoriamente sotto custodia”, ma al massimo per 24 ore, “persone che mettono in pericolo se stesse o che possono rappresentare un pericolo per la sicurezza di terzi; persone che, per il loro comportamento, perturbano la sicurezza e l’ordine pubblico in modo grave ed imminente; persone al fine di garantire l’esecuzione di una decisione di consegna, di traduzione forzata, di allontanamento, di respingimento o di espulsione, ordinata dall’autorità competente”. Contro la misura della custodia di polizia “è dato ricorso (non ha effetto sospensivo, ndr.) al giudice dei provvedimenti coercitivi entro trenta giorni dalla messa in custodia”. Come si ricorda nella sentenza, i ricorrenti consideravano, fra l’altro, troppo vago il concetto di perturbamento della sicurezza e dell’ordine pubblico, con conseguente possibile applicazione della norma in più situazioni: feste rumorose, schiamazzi dopo una bevuta fra amici… Ribattono i giudici federali: “Adducendo, manifestamente a torto, che ‘qualsiasi’ imminente perturbamento della sicurezza e dell’ordine pubblico potrebbe condurre a una custodia di polizia, i ricorrenti misconoscono che esso dev’essere anche ‘grave’, ciò che non si verifica per gli esempi da loro indicati”. Rigettando questa e altre censure sollevate dai ricorrenti, il Tf giunge alla conclusione che l’articolo 7c “non lede il diritto federale e la Costituzione”, come neppure la Cedu, la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. E in uno degli ultimi punti della sentenza Losanna ribadisce che nell’applicazione della custodia di polizia, le forze dell’ordine dovranno “attenersi alle spiegazioni fornite dal Consiglio di Stato, nel senso che anche per questa fattispecie il pericolo dev’essere grave e imminente”.

‘Se del caso prima della scadenza delle 24 ore’
Nel mirino del ricorso era anche la disposizione e su ‘Trattenuta e consegna di minorenni”. Si tratta dell’articolo 7d, in base al quale “la Polizia cantonale, se disposto dall’ufficiale, può trattenere minorenni per procedere al più presto, di regola entro 24 ore, alla loro riconsegna a chi ne detiene la custodia o all’autorità di protezione dei minori competente”. Scopo della norma, annota Non Repos, “è, implicitamente, la tutela e la protezione del minorenne”. Nel rapporto parlamentare di maggioranza “si precisa infatti, rettamente, che i minorenni dovrebbero presentare uno stato psicofisico tale, a causa per esempio di un eccesso di consumo di alcol o di droghe, da non essere più in grado di badare a se stessi. Tenuto conto dei loro notori e particolari bisogni di protezione, scopo di un’eventuale trattenuta è in sostanza la tutela della loro incolumità e del loro sviluppo. Ora, questi intenti sono esplicitati all’articolo 11 della Costituzione (federale, ndr.) e nella Convenzione sui diritti del fanciullo conclusa il 20 novembre 1989 ed entrata in vigore per la Svizzera il 26 marzo 1997”. Un intervento della polizia, prosegue il Tf, “potrebbe quindi aver luogo, considerando in particolare l’età e la maturità del minorenne, solo nel suo interesse, per preservarlo da un pericolo, che chiaramente dev’essere imminente”. Sottolinea Losanna: “È palese che, come per la custodia di polizia, la trattenuta dev’essere annullata qualora non sia più proporzionale, quindi se del caso già prima della scadenza del termine di 24 ore, in particolare quando il pericolo per il minorenne sia diminuito o scomparso”.

La soddisfazione di Gobbi: occorrono strumenti investigativi idonei
Soddisfatto ovviamente del verdetto di Losanna il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi. «La sentenza del Tribunale federale – osserva il consigliere di Stato interpellato stamane dalla ‘Regione’ – conferma il buon lavoro svolto dal Dipartimento nell’elaborazione del testo di legge e la validità degli affinamenti garantisti introdotti dal Gran Consiglio. Riguardo sia alla custodia di polizia sia alle indagini preventive avevamo sempre detto che le relative norme erano ispirate dalle leggi di altri cantoni, che avevamo vagliato, ritenendole solide. La lunga e articolata sentenza del Tribunale federale è la dimostrazione che la materia è importante e complessa. Occorre comunque dotare la Polizia cantonale di strumenti investigativi idonei, volti anche a prevenire la commissione di delitti e crimini. Del resto l’attività inquirente deve confrontarsi anche con organizzazioni criminali tecnologicamente agguerrite».

Da www.laregione.ch

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Legge di polizia, ok da Mon Repos

Respinto il ricorso di due giuristi contro la norma votata nel dicembre 2018 dal Gran Consiglio ticinese

Il Tribunale federale, con una sentenza del 6 luglio intimata giovedì alle parti, ha respinto il ricorso inoltrato nel marzo 2019 dai giuristi Martino Colombo e Filippo Contarini contro la nuova legge cantonale di polizia ticinese, approvata nel dicembre del 2018 dal Gran Consiglio. Lo anticipa laRegione. Ad essere contestato, in particolare, era l’articolo che permette alle forze dell’ordine di tenere provvisoriamente sotto custodia (al massimo per 24 ore)  persone che rappresentano un pericolo per sé stesse o per gli altri, che perturbano la sicurezza e l’ordine pubblico in modo grave ed imminente o persone per le quali bisogna eseguire una decisione di consegna, di traduzione forzata, di allontanamento, di respingimento o di espulsione.
In particolare il secondo concetto era ritenuto dai ricorrenti troppo vago e suscettibile di permettere abusi. I giudici di Mon Repos sono di avviso contrario: la norma, a loro avviso, non lede né il diritto federale né la Convenzione europea dei diritti dell’uomo.
L’altro aspetto criticato era quello relativo alla “trattenuta e consegna di minorenni”. La Corte di Losanna ritiene che lo scopo è implicitamente quello della protezione dei minorenni stessi e che sia palese che la custodia debba concludersi prima delle 24 ore se non più proporzionale.
La nuova legge introduce anche un nuovo strumento investigativo, la possibilità cioè di condurre inchieste anche mascherate, senza il nulla osta preventivo del Ministero pubblico.
I nuovi provvedimenti potranno essere messi in pratica da subito, ha precisato il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi: la legge era già tecnicamente in vigore, ma gli articoli contestati non venivano applicati visto il ricorso pendente. È previsto di emanare direttive specifiche all’indirizzo degli agenti.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Legge-di-polizia-ok-da-Mon-Repos-14285631.html

Da www.rsi.ch/news

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Più strumenti per la Polizia

Il Tribunale federale ha respinto il ricorso presentato da due cittadini contro la modifica della Legge cantonale sulla polizia Gli agenti ora potranno svolgere inchieste preventive senza il coinvolgimento di un magistrato – Gobbi: «La sentenza premia le istituzioni»

«La Polizia cantonale ora potrà disporre degli strumenti necessari per svolgere indagini preventive e per meglio tutelare la salute e l’integrità delle persone». C’è soddisfazione nelle parole del direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi dopo la decisione del Tribunale federale (TF) di respingere il ricorso (interposto da due cittadini) contro la modifica della Legge cantonale sulla polizia, approvata dal Parlamento cantonale nel dicembre del 2018. «La sentenza del TF premia il lavoro preparatorio del Dipartimento istituzioni, così come il dibattito parlamentare che ha permesso di aggiungere qualche tutela in più laddove era necessario intervenire». Nello stesso tempo, prosegue Gobbi, «in maniera anche piuttosto diretta e secca, la sentenza ha bacchettato i ricorrenti per aver sollevato temi pretestuosi e privi di fondamento».

Un ricorso che di fatto ha bloccato per oltre due anni e mezzo l’applicazione della revisione normativa. «In questo lasso di tempo avremmo potuto attuare alcune di queste modifiche che sono state pensate per meglio tutelare la persona, penso ad esempio alle nuove norme sulla custodia di polizia». Per le norme relative alle indagini preventive, invece, continua Gobbi, «avremmo potuto allenare una pratica che oggi ci vede in ritardo. Ora si tratta di recuperare il terreno perso».

La genesi
I nuovi articoli di Legge, ricordiamo, sono stati al centro di un’ampia fase di consultazione che ha coinvolto il Ministero pubblico, il Magistrato dei minorenni, il Consiglio della magistratura, la Divisione della giustizia, l’Associazione dei giudici di pace, la Pretura penale e l’Incaricato cantonale per la protezione dei dati. Il 10 dicembre del 2018 il Parlamento approvò la modifica con 48 voti favorevoli, 12 contrari e 4 astenuti. Contro la decisione del Gran Consiglio, due cittadini presentarono ricorso al Tribunale federale chiedendo di annullare le nuove norme. «Il ricorso – si legge nella sentenza del Tribunale federale è incentrato in larga misura sulla pretesa indeterminatezza e astrattezza dei comportamenti che potrebbero rientrare nel campo di applicazione delle citate norme, le quali non rispetterebbero sufficientemente le esigenze poste dal principio di legalità».

Maggiore efficacia
Tra le norme contestate dal ricorso (respinto in data 6 luglio 2021) vanno ricordate quelle relative alle indagini preventive. Il ricorso metteva in dubbio la legittimità data all’autorità di Polizia di poter avviare – in ottica preventiva – inchieste senza il coinvolgimento di un magistrato. «Analogamente a quanto accade in altri Cantoni, con il nuovo articolo di legge anche la Polizia ticinese ora potrà disporre di strumenti d’inchiesta preventiva: osservazione, indagine in incognito, inchiesta mascherata e sorveglianza discreta». Le nuove norme, spiega ancora Gobbi, sono state elaborate nel rispetto del quadro legale attuale e secondo le indicazioni della Conferenza dei Direttori dei Dipartimenti cantonali di giustizia e polizia. «Questi articoli di legge permetteranno agli agenti di agire con maggiore efficacia prima dell’apertura di un procedimento penale. Ad esempio nell’ambito della lotta al traffico di stupefacenti e a reati come la pedofilia su Internet. Il TF ha confermato la legittimità della misura che sostanzialmente riprende quanto già fatto in altri cantoni tenendo conto per altro della giurisprudenza federale».

Custodia temporanea
La Polizia cantonale potrà decidere la privazione della libertà temporanea nei confronti di persone che rappresentano un grave e imminente pericolo perl’integrità fisica o psichica propria o di altre persone; ad esempio, un individuoaggressivo e in preda all’alcol o a sostanze psicoattive. «Come accade in altri Cantoni, la misura potrà avere una durata massima di 24 ore», continua il Gobbi. Le modifiche relative all’istituto della custodia di polizia, in virtù delle quali sarà permesso trattenere temporaneamente una persona, qualora le circostanze lo dovessero esigere, rispettivamente la trattenuta di minorenni per il tempo necessario alla loro riconsegna a chi ne detiene la custodia o all’autorità di protezione dei minori, permetteranno alla Polizia cantonale di svolgere il compito di tutela della cittadinanza fondandosi su chiare disposizioni di legge. «Questa custodia, sottolinea Gobbi, non è una misura di carattere penale, ma è volta a prevenire atti magari anche più gravi di quanto fatto fino a quel momento». Con questo ulteriore tassello, conclude Gobbi, il DI ha creato le basi «per una migliore tutela della sicurezza del nostro Cantone».

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 24 luglio 2021del Corriere del Ticino

 

Legge cantonale sulla polizia: il Tribunale federale respinge il ricorso

Legge cantonale sulla polizia: il Tribunale federale respinge il ricorso

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni ha preso atto con soddisfazione della sentenza con la quale il Tribunale federale ha respinto un ricorso presentato contro la modifica della Legge cantonale sulla polizia, decisa il 10 dicembre 2018 dal Gran Consiglio. L’Alta corte ha così confermato la legittimità delle misure introdotte con la modifica normativa.

La sentenza del 6 luglio 2021 concerne il ricorso presentato il 7 marzo 2019 contro la modifica di legge, approvata dal Gran Consiglio, che ha introdotto le norme indispensabili per dotare la Polizia cantonale degli strumenti necessari a svolgere indagini preventive e meglio tutelare la salute e l’integrità delle persone.

Le norme relative alle indagini preventive, già in vigore in diversi altri Cantoni, forniscono le basi legali che permetteranno di disporre di strumenti d’inchiesta che consentono di prevenire ed impedire la commissione di crimini e delitti, evitando così di dover agire solo in maniera reattiva.  

Le modifiche relative all’istituto della custodia di polizia, in virtù del quale sarà permesso trattenere temporaneamente una persona, qualora le circostanze lo dovessero esigere, rispettivamente la trattenuta di minorenni per il tempo necessario alla loro riconsegna a chi ne detiene la custodia o all’autorità di protezione dei minori, permetteranno alla Polizia cantonale di svolgere il compito di tutela della cittadinanza fondandosi su chiare disposizioni di legge.

Con questo ulteriore tassello, il Dipartimento delle istituzioni ha creato le basi per una migliore tutela della sicurezza del nostro Cantone e, nel contempo, si rallegra del chiaro esito del ricorso, integralmente respinto.

 

Occhio alla truffa del falso incidente

Occhio alla truffa del falso incidente

Comunicato stampa

La Polizia cantonale comunica che in questi giorni sono giunte più segnalazioni che indicano una recrudescenza di contatti telefonici truffaldini. Gli ultimi tentativi riguardano persone anziane residenti in particolare nel Sottoceneri. Al fine di sensibilizzare sui pericoli di questo genere di raggiri ci rivolgiamo dunque nuovamente alla popolazione.

Il modus operandi ricalca quello evidenziato a più riprese in passato: nel compimento della truffa la vittima viene contattata telefonicamente da una persona che carpisce abilmente informazioni riguardanti la sua sfera privata arrivando infine a domandare ingenti somme. Negli ultimi casi segnalati, gli autori del raggiro (spacciandosi per un nipote o un congiunto stretto rimasto vittima di un incidente all’estero), chiedono insistentemente del denaro a copertura delle spese per la cauzione. Facendo leva sullo scarso tempo a disposizione (poche ore) per evitare la carcerazione, spronano inoltre la vittima a immediatamente effettuare il prelevamento (diverse decine di migliaia di franchi che una terza persona passerà poi a ritirare).

Per evitare sgradite sorprese, la Polizia cantonale invita la popolazione a prestare attenzione e a diffidare da questo tipo di telefonate. Non farsi mettere fretta nel prendere decisioni e valutare attentamente la situazione. Non bisogna poi farsi scrupoli a palesare dubbi sulla situazione con l’interlocutore e non si deve accettare che siano terze persone a ritirare il denaro. È importante infine avvisare tempestivamente la Polizia cantonale al 117.

Ribadiamo i consigli per non incappare in questo genere di truffe:

  • Siate sempre diffidenti quando ricevete chiamate con richieste di denaro.
  • Non citate mai il nome dei vostri parenti al telefono. Specificate che in casi d’emergenza dovete dapprima consultarvi con qualcun altro e interrompete subito la conversazione telefonica.
    Poi contattate un parente che conoscete bene e di cui vi fidate e con lui/lei verificate le informazioni.
  • Non consegnate mai denaro o oggetti di valore a sconosciuti.
  • Non date a nessuno informazioni sui vostri averi, né su quelli che tenete in casa né su quelli che avete in banca.
  • Se una chiamata vi sembra sospetta, informate subito la polizia, telefonando al 117 (numero d’emergenza).
  • Informate i vostri parenti e conoscenti dell’esistenza di questo tipo di truffa.
Polveroni, sensazionalismo e difesa dello stato di diritto

Polveroni, sensazionalismo e difesa dello stato di diritto

Gobbi: “Intanto la Polizia è l’istituzione che gode della maggiore credibilità tra gli svizzeri”

Mancanza di fiducia nelle istituzioni, perdita di credibilità: su questi due elementi fa leva una certa sinistra, grazie a gratuite campagne che alcuni media propinano all’opinione pubblica. Lo vediamo nelle ultime settimane a seguito delle manifestazioni dei Molinari e del conseguente intervento delle autorità. “Se si hanno a cuore le istituzioni occorre rimanere il più possibile oggettivi, avere buon senso e rispettare i principi fondanti del nostro stato di diritto”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi. “Dire per esempio che la Polizia non gode di credibilità è un’accusa gratuita, perché i dati dicono tutt’altro. Questa settimana è stato pubblicato lo studio annuale edito dall’Accademia militare (ACMIL) e dal Center for Security Studies (CSS) del Politecnico federale di Zurigo. Questo studio condotto in tutta la Svizzera dall’istituto LINK di Zurigo fa emergere una realtà che testimonia la grande fiducia degli svizzeri nelle istituzioni. E l’istituzione che gode del maggior apprezzamento da parte della popolazione è proprio la Polizia, che supera per la fiducia che vi si ripone, il settore della scienza e i tribunali. La politica viene ancora dopo, mentre i mass media sono in coda al gruppo. Sono dati oggettivi su cui mi piacerebbe che anche i media si chinassero, invece di parlare di “sensazioni” che hanno quale unico scopo proprio quello di minare la fiducia nelle nostre istituzioni. È un gioco pericoloso e che non corrisponde alla verità. Peccato!” sottolinea il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

In queste settimane il Governo e lei direttamente siete stati accusati di non prendere posizione sui fatti relativi allo sgombero e relativa demolizione dell’ex Macello. “Anche in questo caso sembra che alcuni hanno un forte interesse a non voler comprendere. Ho già avuto modo di esprimermi sul perché non possiamo prendere oggi delle posizioni. L’ho fatto davanti al Parlamento. E il presidente e collega Bertoli lo ha ribadito molto bene: davanti a un’inchiesta penale, chiamata a trovare tutte le risposte del caso, il potere politico deve fare un passo indietro e aspettare le conclusioni di tale inchiesta. È il sacrosanto principio della separazione dei poteri, alla base del nostro ordinamento democratico. Si alza un polverone su questo punto? Lo si faccia pure, ma coscienti che chi lo fa ha ben altre mire rispetto alla ricerca della verità”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Meno fatica, più attenzione: anche per i monopattini elettrici il rispetto è la prima regola

Meno fatica, più attenzione: anche per i monopattini elettrici il rispetto è la prima regola

Comunicato stampa

Biciclette elettriche, monopattini elettrici e molti altri ‘veicoli di tendenza’ stanno conoscendo in questi ultimi anni un’importante diffusione anche alle nostre latitudini. Con la campagna “Meno fatica, più attenzione” il progetto di prevenzione Strade sicure del Dipartimento delle istituzioni vuole sensibilizzare tutti gli utenti a un corretto utilizzo di questi mezzi e allo stesso tempo intende fornire ai negozianti il sostegno necessario in termini di aggiornamento e informazioni normative. Quest’anno l’accento viene posto in particolare sui monopattini.

Si tratta di veicoli comodi, dinamici ed ecologici. I monopattini elettrici stuzzicano un interesse sempre maggiore sia tra i giovani e i giovanissimi sia tra le persone con qualche anno in più. Come per tutte le novità è però difficile essere aggiornati sulle disposizioni di legge, sulle regole comportamentali e anche trovare un modo sereno di convivere con gli altri utenti della strada. Ad esempio non tutti sanno che prima dei 14 anni non è consentito utilizzare un monopattino elettrico su suolo pubblico e che fino ai 16 anni per farlo è necessaria la licenza di condurre per ciclomotori.

Con la campagna “Meno fatica, più attenzione: anche per i monopattini elettrici il rispetto è la prima regola” il progetto di prevenzione Strade sicure intende fornire gli strumenti per poter utilizzare questo dinamico compagno di viaggio in modo consapevole.

A questo proposito, attraverso due filmati (il primo visibile all’indirizzo https://youtu.be/rLXImeu6XJo) e del materiale informativo, consultabili sul sito www.stradesicure.ch, l’utenza ha la possibilità di districarsi nel non sempre facile percorso normativo di questi nuovi mezzi. Inoltre, grazie alla collaborazione con i commercianti specializzati e con la grande distribuzione, Strade sicure fornisce le informazioni necessarie anche al personale di vendita, che potrà così continuare a offrire un servizio competente e al passo con tutte le novità, anche normative.

Il rispetto di tutto ciò che ci circonda e delle regole è alla base di una sana convivenza anche quando, indossando il casco e materiale ad alta visibilità, percorriamo strade e piste ciclabili con il nostro mezzo a due ruote.