Violenza domestica, «la denuncia non è un salto nel vuoto»

Violenza domestica, «la denuncia non è un salto nel vuoto»

Marina Lang, responsabile del Centro di competenza violenza della Polizia cantonale, commenta i risultati della ricerca della Scuola di scienze criminali dell’Università di Losanna in collaborazione con la Divisione Giustizia ticinese

Quanti responsabili di violenza domestica vengono effettivamente condannati in Ticino? È questa la domanda di partenza della tesi di Master di Federico Bolzani alla Scuola di scienze criminali dell’Università di Losanna. Un lavoro di ri cerca frutto della collaborazione con la Polizia cantonale e la Magistratura, intenzionate ad approfondire l’intero iter procedurale che segue la denuncia. L’analisi riguarda 507 casi registrati tra il 1. gennaio 2022 e il 31 dicembre 2023. Gli obiettivi? Valutare il tasso di archiviazione dei procedimenti e identificare i fattori che influenzano le decisioni giudiziarie.
Ebbene, i risultati mostrano che il 27% dei casi si è concluso con una condanna; nel 14% dei casi non era stata ancora emessa una decisione definitiva al momento della raccolta dei dati; il 59% si è concluso senza una condanna. Dall’analisi di questi ultimi casi, è emerso che nel 19% delle situazioni, il Ministero pubblico ha emesso un decreto di non luogo a procedere (i fatti non costituiscono reato o risultano prescritti), nel 12% dei casi il procuratore ha optato per un decreto di abbandono (archiviazione del procedimento, in particolare quando gli elementi di prova non sono sufficienti per sostenere l’accusa), nel 28% dei casi la procedura è stata sospesa (come previsto dall’art. 55a del Codice penale) e archiviata dopo sei mesi.

Le prove e il procuratore
Sebbene a un primo sguardo la percentuale di condanne (27%, quasi 3 casi su 10) possa apparire bassa, i risultati rivelano un tasso di abbandono inferiore a quello osservato in altri cantoni (20% di condanne a Vaud nel 2012). «Questa differenza – commenta Bolzani – si spiega in particolare con la revisione dell’articolo 55a del Codice penale, secondo cui la sola volontà della vittima (la quale ritira la denuncia, ndr) non è più sufficiente per sospendere il procedimento, occorre anche che tale sospensione contribuisca a stabilizzare o migliorare la sua situazione (la vittima è al sicuro o l’imputato è obbligato a partecipare a un programma di prevenzione della violenza) e tale valutazione spetta al procuratore. Inoltre, negli anni è sicuramente aumentata la sensibilità nei confronti del tema della violenza a opera di partner o ex partner».
L’analisi evidenzia pure tre fattori determinanti che consentono a un procedimento di sfociare in una condanna: la presenza di un referto medico che attesti le violenze, il tipo di violenza subita e l’allontanamento o l’arresto dell’autore da parte della polizia. Elementi oggettivi, «legati alla prospettiva non discrezionale». «Il mio lavoro ha potuto misurare la presenza di violenza fisica grazie alla documentazione presente nei fascicoli, mentre non era possibile avere accesso sistematico a prove di violenze psicologiche», precisa l’autore. «Ma, tra i casi studiati, solo l’8% riguardava esclusivamente violenza psicologica. Nella stragrande maggioranza, questa coesisteva con violenze fisiche. Le vittime non sono comunque prive di tutela: messaggi, e-mail e altre comunicazioni scritte da parte dell’autore diventano prove tangibili e utilizzabili. In assenza di testimoni, entrano in gioco i servizi di aiuto alle vittime che possono indirizzarle verso specialisti (psicologi, medici, avvocati) le cui relazioni potrebbero avere valore probatorio. Anche senza lesioni visibili, denunciare può quindi attivare protezione e strumenti utili».

Gli episodi «invisibili»
A stupire Bolzani, comunque, è il fenomeno della cosiddetta «cifra nera», ovvero i casi che non vengono denunciati. Perché spesso la violenza viene subita in silenzio, soprattutto se arriva dal partner. «La consapevolezza che esista un numero significativo di episodi che restano invisibili è la cosa che mi sorprende di più. Da qui l’importanza delle campagne di sensibilizzazione, che puntano a intercettare queste situazioni sommerse». Nelle conclusioni dell’analisi, viene precisato che la gravità dei fatti, da sola, non garantisce una condanna. Sono soprattutto le prove oggettive (come i referti medici) a svolgere un ruolo centrale nella decisione giudiziaria. E «se la protezione delle vittime è al centro e l’approccio penale è fondamentale, risulta altrettanto importante la presa a carico degli autori per aumentare l’effetto dissuasivo, ma anche per rendere più efficace l’intervento complessivo».

Giocare d’anticipo
A questo proposito, la creazione del Gruppo prevenzione e negoziazione (GPN) della Polizia cantonale ha introdotto dei cambiamenti. Oggi il Ticino dispone di specialisti in grado di individuare, interpretare e gestire i segnali di rischio prima che la violenza degeneri. «Dai primi anni di attività, emergono chiaramente una maggiore capacità di intercettare precocemente le situazioni a rischio (dalle minacce allo stalking), un’importante professionalizzazione degli interventi (caratterizzata da analisi professionali e competenze comunicative), nonché un rafforzato coordinamento interno », spiega Marina Lang, responsabile del Centro di competenza violenza della Polizia cantonale. E i risultati dello studio di Bolzani orientano ulteriormente l’azione operativa. «La violenza non nasce all’improvviso: può avere radici culturali e psicologiche profonde, che oggi affiorano anche nelle fasce di età più giovani. Per questo gli interventi devono partire già dalle scuole. L’attuale campagna nazionale di prevenzione “L’uguaglianza previene la violenza” interviene laddove la violenza ha inizio: nelle disparità di potere, nelle condizioni di dipendenza e nelle norme discriminatorie. Sensibilizza sui primi segnali di allarme, incoraggia a parlare dell’argomento e fornisce informazioni sulle offerte di consulenza e aiuto. L’obiettivo è prevenire. Educazione affettiva, rispetto del consenso, gestione della gelosia e del controllo digitale, sono temi che parlano direttamente ai giovani. Ma non basta. Serve coinvolgere anche famiglie e adulti significativi: insegnare a riconoscere segnali di relazioni tossiche, a non voltarsi dall’altra parte, a trasformare il “non è affar mio” in responsabilità collettiva. Cambiare la cultura significa cambiare lo sguardo: la violenza domestica non è un fatto privato, è un problema sociale».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 19 gennaio 2026 del Corriere del Ticino

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Intervista a Marina Lang, responsabile Centro di competenza violenza della Polizia

Per ottenere aiuto è necessario chiederlo. Come conquistare la fiducia delle vittime?
«La denuncia rappresenta, sul piano formale, la porta d’accesso alla tutela istituzionale; sul piano esperienziale, tuttavia, è spesso percepita come un atto rischioso, esposto e potenzialmente  inefficace. Siamo oggi maggiormente consapevoli che dobbiamo agire, in primo luogo, sul piano della credibilità del sistema. Quando una donna denuncia, deve poter sperimentare fin da subito un intervento coordinato, tempestivo e comprensibile: protezione reale, informazioni chiare su cosa accadrà, accompagnamento nelle fasi successive. In questo senso i risultati dello studio ci spingono a orientare con ancor maggior chiarezza le vittime verso la certificazione medica di eventuali lesioni, così come estendere questa certificazione a ferite psicologiche. È fondamentale poi agire sul piano comunicativo e culturale: spiegando in modo trasparente cosa fa oggi il sistema e cosa è cambiato rispetto al passato. Un altro elemento riguarda la qualità dell’accoglienza: la prima interazione con la Polizia (o le autorità) è decisiva. Sentirsi ascoltate, credute e non giudicate ha un impatto diretto sulla percezione di legittimità dell’intero sistema. Infine, è essenziale ridurre l’isolamento decisionale della vittima: la denuncia non dovrebbe essere vissuta come un salto nel vuoto, ma come un percorso accompagnato. La presenza di reti di sostegno (servizi di aiuto alle vittime, sanitario, consulenza legale) che lavorano in modo integrato con la Polizia permette di spostare il focus dalla singola denuncia alla presa a carico complessiva della situazione»

Concretamente?
«In sintesi, la fiducia non si chiede, ma si costruisce. Attraverso coerenza dell’azione, visibilità delle tutele, qualità relazionale degli interventi e un sistema che dimostri, nei fatti, di saper proteggere chi trova il coraggio di fare il primo passo».

Quale lavoro viene svolto con gli agenti, affinché non sottovalutino (più) determinate situazioni?
«La Polizia cantonale investe nella formazione di base e continua, con moduli specifici dedicati al riconoscimento precoce dei segnali di rischio, e con l’introduzione di protocolli obbligatori che guidano la raccolta delle informazioni e riducono il rischio di valutazioni superficiali. Parallelamente, sono stati definiti flussi operativi chiari e strutturati, che permettono di indirizzare in modo sistematico la gestione dei casi verso specialisti del Servizio violenza domestica interni alla Gendarmeria. La cultura istituzionale è cambiata: la violenza domestica non è più interpretata come una “lite privata”, bensì come un rischio concreto e spesso imprevedibile. Gli agenti che operano in ambito di violenza domestica sono oggi sempre più specializzati e il messaggio operativo è chiaro e univoco: non minimizzare mai».

Dal lavoro di Bolzani emerge che il coordinamento tra istituzioni è essenziale per garantire supporto e ridurre la dipendenza dalla collaborazione della vittima. Che cosa si può fare per migliorare questo aspetto in Ticino?
«Il coordinamento rappresenta il fulcro della protezione moderna. Il Gruppo di accompagnamento in materia di violenza domestica riunisce sotto il cappello della Divisione della giustizia i principali attori attivi in questo ambito. La Legge cantonale sulla prevenzione e il contrasto alla violenza domestica e l’introduzione del numero unico 142 consentiranno di definire un percorso unitario per la vittima, con tempi certi e responsabilità chiaramente ripartite tra Polizia, settore sanitario, servizi di aiuto alle vittime, di sostegno agli autori e Magistratura. L’obiettivo è rafforzare la collaborazione inter-istituzionale per consolidare il senso di protezione percepito dalle vittime e orientare gli autori, al di là dell’eventuale condanna, verso percorsi di sostegno e di aiuto, finalizzati ad accrescere la consapevolezza del proprio agire violento».

Cerimonia annuale della Polizia cantonale

Cerimonia annuale della Polizia cantonale

Comunicato stampa

Ieri presso il Tribunale penale federale di Bellinzona si è svolta la tradizionale cerimonia annuale della Polizia cantonale. Presenti all’evento il Presidente del Gran Consiglio Fabio Schnellmann, il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, il Presidente del Tribunale penale federale Alberto Fabbri e il Procuratore Generale Andrea Pagani.
Nel corso dell’evento sono stati presentati i nuovi assunti, sia uniformati sia amministrativi, e sono stati sottolineati i traguardi raggiunti attraverso specifici percorsi formativi. Nel suo intervento il Comandante Matteo Cocchi ha dapprima evidenziato che la Polizia cantonale ha affrontato un 2025 che non è stato privo di sfide e che offre anche molti motivi per essere fieri del suo operato. Infatti, il Corpo ha proseguito con determinazione nell’adempimento dei suoi compiti istituzionali quali la prevenzione, il controllo del territorio, gli interventi e la cooperazione con le altre forze dell’ordine nonché altre istituzioni dello Stato. Si è poi soffermato sul ricambio generazionale che interesserà anche la Polizia cantonale nei prossimi anni. Una sfida complessa che ne vede implicate quattro, i “Baby Boomers” (nati tra il 1946 e il 1964), la “Generazione X” (1965-1980), i “Millennials” (1981-1996) e la “Generazione Z” (1997-2012), e che richiederà appropriate misure per mantenere gli effettivi e la qualità del servizio, attrarre e formare nuove leve nonché valorizzare l’esperienza degli agenti senior in uscita. In quest’ambito ha sottolineato che, grazie ad un intenso lavoro di squadra, è stato possibile organizzare una nuova Scuola di polizia con 15 aspiranti per il Corpo. Questo nonostante le difficoltà finanziarie a livello cantonale. Ha inoltre rilevato che il 2026 si prospetta come un anno di straordinaria importanza e di grande impegno, che metterà alla prova la professionalità, la capacità organizzativa e la coesione delle forze dell’ordine svizzere. Il calendario degli eventi internazionali, ad esempio la Conferenza dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) a Lugano, che si terranno in Svizzera e nei territori limitrofi richiederà infatti un dispositivo di sicurezza di ampia portata e di grande complessità. Sarà necessario pianificare con largo anticipo, coordinare risorse e competenze, rafforzare la collaborazione interforze e tra istituzioni, sia a livello cantonale ma anche federale e internazionale. Impegni che comporteranno sacrifici, orari impegnativi e una disponibilità straordinaria da parte di ognuno. In un periodo in cui la sicurezza è un valore sempre più sentito dai cittadini e un fondamento della nostra democrazia, il ruolo della Polizia cantonale sarà dunque determinante. Non si tratterà solo di “gestire eventi”, ma di garantire che la Svizzera continui a essere riconosciuta come un Paese sicuro, stabile e affidabile. “Insieme, con professionalità e spirito di servizio, sapremo essere all’altezza di questa sfida” ha concluso il Comandante.
Nel suo intervento alla cerimonia della Polizia cantonale ticinese, il Presidente del Consiglio di Stato, Norman Gobbi, ha espresso gratitudine per il lavoro svolto dal Corpo nell’ultimo anno, segnato da sfide tradizionali e nuove nella lotta alla criminalità. Ha sottolineato come, nonostante queste sfide, la Polizia cantonale abbia garantito presenza, prevenzione e stabilità in ambiti sensibili. Il Governo ha ribadito il proprio sostegno, in particolare sul fronte della formazione, della tecnologia e della cooperazione interforze, riconoscendo il ruolo centrale della Polizia cantonale nel mantenere la sicurezza e la fiducia della popolazione ticinese. Ha terminato il suo saluto con gli auguri per le ormai prossime festività natalizie e soprattutto per un 2026 ricco di soddisfazioni professionali e personali.

Natale con i tuoi in sicurezza con noi

Natale con i tuoi in sicurezza con noi

Comunicato stampa

Dal 1° al 24 dicembre 2025 la Polizia cantonale, in collaborazione con le Polizie comunali, la Polizia dei trasporti e l’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC), ripropone l’operazione di prevenzione PREVENA, volta a garantire maggiore sicurezza durante il periodo dell’Avvento e a sensibilizzare la popolazione sui rischi di furti nei veicoli, nei centri urbani e nei luoghi di acquisto. 

Con l’inizio delle settimane che precedono il Natale, tra luminarie, mercatini e corsa ai regali, aumenta l’afflusso di persone nei centri urbani e nelle principali aree commerciali del Cantone.
Un contesto segnato da giornate più buie e da spazi affollati, che può offrire maggiori opportunità a chi intende commettere furti, sia nei veicoli sia approfittando di momenti di distrazione durante lo shopping.
Da oltre 18 anni, PREVENA mira a tutelare la popolazione in un periodo particolarmente sensibile, rafforzando la cultura della prevenzione e promuovendo comportamenti attenti e responsabili in collaborazione con le forze dell’ordine sul territorio.
Nel mese di dicembre la Polizia aumenterà la propria presenza nei principali centri urbani e nelle aree commerciali del Cantone. Le pattuglie saranno maggiormente visibili nelle ore diurne e, in alcune giornate, anche nelle fasce pomeridiane e serali, con l’obiettivo di prevenire furti e reati legati al maggiore afflusso di persone. L’attività comprenderà pattugliamenti mirati, controlli sul territorio e momenti di contatto con la popolazione.

Consigli di prevenzione
Le festività rappresentano un’occasione di convivialità e incontro, ma possono anche trasformarsi in motivo di spiacevoli sorprese se non si adottano alcune misure di prudenza. La Polizia cantonale invita quindi cittadine e cittadini a prestare attenzione e a non sottovalutare piccoli gesti di cautela che possono fare la differenza. Di seguito alcuni accorgimenti utili per tutelare la propria sicurezza e i propri beni durante lo shopping e gli spostamenti.

Quando portate con voi borse e portafogli: 
– Tenete borse, borsette e zaini sempre sotto controllo, evitando di appoggiarli su sedie, carrelli o altri supporti senza sorveglianza.
– Portate le borse a tracolla sul davanti e assicuratevi che siano ben chiuse, soprattutto nelle aree affollate come mercatini e centri commerciali.
– Aprite borse e portafogli solo quando necessario e, per quanto possibile, evitate di mostrare oggetti di valore o grosse somme di denaro in pubblico.
– Riponete portafogli e portamonete nelle tasche interne della giacca o all’interno della borsa, evitando tasche esterne o facilmente accessibili.

Quando lasciate l’automobile:
– Scegliete, quando possibile, posteggi ben illuminati e, nelle ore serali o notturne, strutture sorvegliate.
– Non lasciate mai le chiavi all’interno del veicolo, neppure se parcheggiato nel vostro garage.
– Prima di allontanarvi, verificate di aver chiuso correttamente tutte le portiere e il bagagliaio.
– Chiudete completamente finestrini e tettucci apribili.
– Evitate di lasciare in auto oggetti di valore, borse o documenti personali: portateli con voi oppure custoditeli in modo da non renderli visibili.
– Dopo aver attivato la chiusura, controllate, anche a qualche passo di distanza, che il veicolo sia effettivamente bloccato.

Grazie alla collaborazione di ciascuno, le feste possono rimanere un momento di serenità e sicurezza per tutte e tutti.

Flyer

Furti all’imbrunire: ecco come proteggervi!

Furti all’imbrunire: ecco come proteggervi!

Comunicato stampa

Oggi si tiene la campagna, condotta dalle polizie dei Cantoni di Friburgo, Ginevra, Neuchâtel, Vallese, Vaud e Ticino in collaborazione con la Prevenzione svizzera della criminalità (PSC) l’11esima giornata di prevenzione contro i furti con scasso. Questa campagna ha lo scopo di informare la popolazione sui rischi legati ai furti con scasso ricordando le misure di prevenzione da adottare.

Le statistiche mostrano che a livello nazionale i furti e le violazioni di domicilio sono in aumento. L’anno scorso l’aumento è stato di oltre il 11,2% nel corso dell’anno precedente (46’070 nel 2024 contro 41’429 nel 2023). Per la seconda volta consecutiva, il loro numero supera il valore registrato prima della pandemia (36’419 nel 2019). In Ticino per contro non è stato toccato da questi importanti aumenti, in effetti i furti sono diminuiti del 10%.
In autunno, quando le giornate si accorciano, è più probabile che i ladri notino se le case o gli appartamenti sono occupati. Tra ottobre e marzo si registra un aumento dei cosiddetti “furti al
crepuscolo” nelle abitazioni.
La polizia ricorda quindi ai cittadini di adottare misure preventive adeguate. Dopo tutto, il rischio di furto con scasso può essere ridotto considerevolmente senza grandi sforzi e con una serie di accorgimenti: 

– Chiudete sempre a chiave porte, finestre e altri accessi, anche durante brevi assenze.
– Non lasciate i vostri oggetti di valore a portata di mano ma metteteli in un luogo sicuro.
– Simulate la vostra presenza.
– Informate i vostri vicini se vi assentate a lungo.
– Non segnalate sui social la vostra assenza.
– Fate svuotare regolarmente la vostra bucalettere.
– Se notate movimenti sospetti, chiamate immediatamente il 117, rilevando, in presenza di veicoli, il numero di targa e la marca.
– Chiedete un consiglio. Molte forze di polizia, ma anche aziende private, dispongono di consulenti competenti in materia di sicurezza.

In occasione di questa giornata, la Polizia cantonale, le Polizie comunali e la Polizia dei trasporti saranno presenti in tutto il Cantone, nelle piazze, vicino ai centri commerciali e nelle vie di grande
affluenza per una distribuzione di opuscoli sulla prevenzione contro i furti e per puntuali consigli.

Flyer

Equipaggiamento invernale: una scelta di responsabilità

Equipaggiamento invernale: una scelta di responsabilità

Comunicato stampa

Con l’arrivo dell’autunno e dell’inverno, anche le giornate più soleggiate possono celare insidie per chi si mette alla guida. Le temperature rigide, il ghiaccio e le precipitazioni nevose influiscono sulle condizioni del fondo stradale, aumentando i rischi alla guida di veicoli non adeguatamente equipaggiati. In questo contesto, il Dipartimento delle istituzioni e la Polizia cantonale, attraverso il progetto di prevenzione “Strade sicure”, promuovono come di consueto una campagna di sensibilizzazione volta a ricordare l’importanza di dotare i veicoli del giusto equipaggiamento per la stagione invernale.

In Svizzera non vige un obbligo legale relativo all’uso di pneumatici invernali. Tuttavia, il principio di responsabilità personale impone ai conducenti di mantenere sempre il pieno controllo del proprio veicolo, adeguandosi alle condizioni stradali.
Attenzione: chi causa disagi alla circolazione o incidenti a causa della mancata dotazione di un equipaggiamento invernale può essere sanzionato.
Una maggiore sicurezza in inverno dipende anche dalla scelta degli pneumatici. Le basse temperature possono compromettere rapidamente l’aderenza dei veicoli, rendendo pericoloso l’utilizzo di gomme estive.
A titolo esemplificativo, su una strada innevata percorsa a 40 km/h, lo spazio di frenata con pneumatici estivi può raddoppiare rispetto a quello necessario con pneumatici invernali (circa 61 metri contro 29 metri).
Montare pneumatici invernali consente migliori prestazioni, maggiore aderenza e, di conseguenza, un controllo più sicuro del veicolo in condizioni critiche.
Nel caso di viaggi all’estero, si raccomanda di informarsi preventivamente sulla normativa locale: in diversi Paesi o regioni l’utilizzo di pneumatici invernali e/o la presenza a bordo di catene da neve è obbligatorio.  

Consigli per una guida sicura durante l’inverno:  

  • Sostituire gli pneumatici estivi con quelli invernali prima che la temperatura scenda sotto i 7 °C. Attenzione però che l’utilizzo di pneumatici invernali con un profilo del battistrada inferiore ai 4 mm è fortemente sconsigliato. Sebbene il limite minimo legale per gli pneumatici sia di 1,6 mm, per quelli invernali si raccomanda una profondità minima di 4 mm.    
  • Sulle strade innevate mantenere una distanza di sicurezza di almeno tre volte superiore rispetto a quella tenuta su strade asciutte.  
  • Evitare manovre brusche improvvise con lo sterzo.
  • Ricordarsi di utilizzare liquido lavavetri invernale.  

Informarsi sulle condizioni meteo e del traffico prima di mettersi in viaggio.  
Per ulteriori informazioni e materiali informativi www.stradesicure.ch.   

Flyer preumatici invernali

Cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi della Scuola di polizia 2023

Cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi della Scuola di polizia 2023

Comunicato stampa

Ieri, sabato 17 maggio, al Palazzo dei Congressi di Lugano si è tenuta la Cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi da parte dei diplomati e delle diplomate alla Scuola di polizia del V circondario d’esame (SCP 2023). Durante il tradizionale evento, inaugurato dal Capo Sezione formazione capitano Christophe Cerinotti, hanno preso la parola il Direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi, il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e il Direttore del Centro formazione di polizia (CFP) Andrea Pronzini. Pure presenti, i rappresentanti delle Autorità politiche e giudiziarie come pure i Comandanti, o loro delegati, dei Corpi di polizia con agenti neodiplomati/e.

Nel suo intervento il Presidente del Consiglio di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, dopo aver ringraziato gli ospiti presenti, ha sottolineato “come la sicurezza sia il frutto di un impegno costante, sostenuto con professionalità e determinazione da ogni singolo agente di polizia. Per affrontare le nuove minacce e le crescenti sfide sociali, è indispensabile una solida preparazione in grado di supportare strategie sempre più efficaci nella prevenzione e nel contrasto della criminalità, senza mai abbassare gli elevati standard operativi. I risultati positivi conseguiti dalla Polizia cantonale, e confermati dalle statistiche degli ultimi anni, testimoniano la versatilità e l’elevata competenza degli uomini e delle donne in uniforme, tra cui, a breve, entrerete a pieno titolo anche voi. Da parte mia, i migliori auguri per una carriera ricca di soddisfazioni al servizio della nostra comunità“.

Rivolgendosi a sua volta alle e ai neo agenti, il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi si è dapprima congratulato con loro per l’importante traguardo raggiunto a livello di formazione, evidenziando pure che “essere un agente di polizia non è soltanto indossare una divisa. Significa incarnare l’ideale di essere al servizio della società e del prossimo. Siamo chiamati nel corso della nostra missione a essere presenti quando tutti si allontanano, a fare da scudo quando altri sono in pericolo e a saper ascoltare, a comprendere e ad intervenire 365 giorni all’anno 24 ore su 24. Non bisogna inoltre dimenticare che il potere che vi è conferito dall’autorità va sempre esercitato con equilibrio, ponderatezza e umanità. Infatti, oggi non ricevete solo un incarico, ma la fiducia della collettività“.

Dopo un percorso formativo sviluppatosi sull’arco di due anni, 38 neodiplomati e neodiplomate (19 della Polizia cantonale, 1 della Polizia cantonale Grigioni, 2 della Polizia comunale di Ascona, 2 della Polizia città di Bellinzona, 1 della Polizia comunale Ceresio Sud, 1 della Polizia comunale di Chiasso, 2 della Polizia città di Locarno, 5 della Polizia città di Lugano, 4 della Polizia città di Mendrisio e 1 della Polizia militare) sono ora pronti/e ad affrontare una nuova realtà professionale in qualità di agenti formati/e presso i propri Corpi di appartenenza.

Scuola di polizia, giurano fedeltà 38 nuovi agenti

Scuola di polizia, giurano fedeltà 38 nuovi agenti

Conclusa la formazione biennale ora lo sguardo è rivolto al 2026, dove i tagli alla formazione preoccupano il futuro del corpo

Con una cerimonia solenne e carica di emozione, 30 uomini e 8 donne hanno giurato sabato fedeltà alla Costituzione e alle leggi, entrando ufficialmente in servizio come agenti e gendarmi della polizia. Dopo due anni di formazione intensa, questi 38 nuovi professionisti sono pronti ad assumersi la responsabilità di rappresentare lo Stato agli occhi dei cittadini.
“Sono sicuramente un innesto su un sostrato di polizia in Ticino che funziona, garantisce quel bene invisibile che è la sicurezza, proprio perché ci si accorge che manca solo quando non è presente”, ha sottolineato Norman Gobbi direttore del Dipartimento delle istituzioni.
Dalla Scuola di polizia del 2023, 19 gendarmi entreranno in servizio per la polizia cantonale ticinese. Tuttavia, il futuro della formazione appare incerto: a causa di misure di risparmio, il numero di aspiranti sarà drasticamente ridotto e nel 2026 ne verranno ammessi solo una decina. “Se quelli che vanno sono più di quelli che formiamo, a un certo punto saremo in forte deficit”, evidenzia Christophe Cerinotti, capo della Sezione formazione della polizia cantonale.
La questione della riduzione degli effettivi è al centro del dibattito, soprattutto in relazione ai servizi di sicurezza richiesti da eventi sportivi e grandi manifestazioni. Ma tra emozione e senso del dovere, le parole del neo gendarme Raffaele Crameri riassumono lo spirito della giornata: “Speriamo di essere all’altezza e di riuscire a fare bene, ed essere sempre un esempio per gli altri.”

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Scuola-di-polizia-giurano-fedelt%C3%A0-38-nuovi-agenti–2836340.html

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38 nuovi agenti hanno giurato fedeltà, tra instabilità e sfide future
Sono 38 gli agenti, di cui 8 donne, che hanno concluso oggi la loro formazione biennale, entrando a far parte del corpo di Polizia Cantonale. L’anno prossimo, però, i ranghi saranno dimezzati.

“Cercavo un percorso diverso dal mio precedente, in ufficio, qualcosa di più dinamico che mi permettesse di essere a disposizione della popolazione”. E ancora, “sono molto emozionato, è stato un periodo interessante, lungo e difficile, però i risultati si sono visti quindi sono contento di essere qui oggi”: le parole dei nuovi agenti Elisa Visani e Raffaele Crameri tradiscono l’emozione che suscita il giuramento di fedeltà alla costituzione ed alle leggi, avvenuta quest’oggi. L’importanza del momento è confermata dal direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi, presente sul posto. Ticinonews si è recata sul posto per raccogliere sensazioni e prospettive. 

Una giornata di festa, con uno sguardo al prossimo futuro
“È una giornata di festa, perché donne e uomini del territorio si mettono a disposizione di un servizio essenziale quale è la sicurezza pubblica”, conferma Gobbi. L’obiettivo, spiega il direttore del DI, “è garantirla in maniera discreta, attraverso polizie cantonali, comunali e altri corpi per proteggere bene e persone del Ticino”. All’ordine del giorno vi però è anche la questione degli effettivi. Il governo, dopo aver deciso di non aprire la scuola di polizia nel 2026, ha fatto una parziale marcia indietro: vi prenderanno parte “una decina di agenti della Polizia Cantonale, ai quali si aggiungeranno probabilmente una quindicina di agenti delle comunali, della polizia dei trasporti, e della polizia militaire, oltre agli agenti dei Grigioni, che abbiamo la fortuna di poter formare”, spiega il caposezione formazione Christophe Cerinotti. Cerinotti è ottimista: “è comunque meglio di niente. Ci sarà un deficit a fronte dei 30 agenti che in media vanno in pensione ogni anno, ma è sempre meglio di niente”. La richiesta di non abolire la scuola di polizia nel 2026 era arrivata dal direttore del DI: “i compiti essenziali verranno comunque garantiti attraverso il riordino dei compiti previsti nel progetto Polizia Ticinese, che regola i rapporti tra cantonale e comunale. D’altra parte dovremo discutere con chi beneficia di questi servizi come club sportivi e grandi manifestazioni. Magari ai promotori sarà richiesta una partecipazione maggiore”. 

Risparmi su campagne di sensibilizzazione e benefit
Nel frattempo, la politica è al lavoro. La Lega, tra le varie misure di risparmio, ha proposto una riduzione delle campagne di prevenzione della Polizia Cantonale e la rinuncia alle auto di servizio da parte dei graduati non di picchetto. “Il Dipartimento attua misure e revisioni per essere sia più efficace, che più efficiente”, risponde Gobbi. Si cercherà di ottimizzare “quanto riguarda la sensibilizzazione e i benefit degli ufficiali che, ricordo, contribuiscono comunque al veicolo di servizio versando mensilmente una quota”. Per conoscere quali saranno le misure di risparmio bisognerà ancora attendere, tenendo presente l’instabilità e l’incertezza del periodo storico: “le sfide sono molteplici, osserviamo un’instabilità globale che si ripercuote da noi”, conclude Gobbi, “e se penso a quello che il Ticino ha da offrire, un Cantone bello, sicuro, questi elementi vanno mantenuti, perché stiamo attraendo contribuenti in fuga da territori più instabili”. 

https://www.ticinonews.ch/ticino/38-nuovi-agenti-hanno-giurato-fedelta-tra-instabilita-e-sfide-future-412215

Presentazione e visita della Polizia scientifica

Presentazione e visita della Polizia scientifica

Comunicato stampa

Anche quest’anno torna il tradizionale appuntamento con il “Pomeriggio informativo sulle Scienze forensi”. L’evento si terrà sabato 24.05.2025 dalle 14.00 alle 17.00 a Bellinzona in Via Chicherio 20d (ritrovo al cancello d’ingresso, eventuali veicoli sono da posteggiare all’esterno del sedime). La proposta, che offre l’occasione di entrare in contatto con la realtà della Polizia scientifica e con i professionisti della materia, è rivolta in particolare a studenti e studentesse – di età non inferiore ai 18 anni e fino ai 22 anni di età – che intendono informarsi sui possibili studi accademici nelle Scienze forensi.

L’incontro prevede tre momenti distinti:

1)    Presentazione dell’attività della Polizia scientifica;
2)    Momento informativo sugli studi in Scienze forensi presso l’École des Sciences Criminelles (ESC) dell’Università di Losanna, con uno spazio dedicato alle domande dei e delle partecipanti;
3) Visita guidata della sede.

Le persone interessate sono pregate di annunciarsi preventivamente al centralino della Polizia scientifica telefonando allo 091 814 19 12 (orari di ufficio), entro e non oltre mercoledì 21.05.2025. 

SCP: bando di concorso aspiranti 2026

SCP: bando di concorso aspiranti 2026

Comunicato stampa

La Polizia cantonale comunica che oggi è stato pubblicato sul Foglio ufficiale il bando di concorso per l’assunzione di nuovi/e aspiranti gendarmi per la Polizia cantonale, di nuovi/e aspiranti agenti per le Polizie comunali di Bellinzona, Chiasso, Locarno, Lugano, Mendrisio e Stabio nonché per la Polizia dei trasporti.

I candidati e le candidate seguiranno la Scuola di polizia a partire dal 01.03.2026. Il percorso formativo che conduce all’Esame professionale per il conseguimento dell’Attestato professionale federale di agente di polizia prevede un primo anno quale aspirante presso la Scuola di polizia del V circondario (SCP) e un secondo anno in qualità di gendarme/agente in formazione presso i Corpi di appartenenza.

Come di consueto, per accedere a questa formazione biennale l’idoneità dei candidati e delle candidate sarà verificata attraverso un processo di selezione. La decisione sull’assunzione degli e delle aspiranti giungerà al più tardi entro tre mesi prima dell’inizio della formazione. Le candidature vanno inoltrate entro il 26.05.2025 (fa stato il timbro postale). Il 14.05.2025 dalle 19 alle 22 si terrà una serata informativa presso l’Auditorium della Scuola Cantonale di Commercio in viale Stefano Franscini 32 a Bellinzona.

Il bando di concorso, le modalità di iscrizione ai test fisici e i formulari possono essere consultati/scaricati dal sito internet della Polizia cantonale al seguente indirizzo: www.ti.ch/scuoladipolizia

 

Il Consiglio di Stato nomina Athos Guanziroli quale Responsabile di settore della Polizia cantonale

Il Consiglio di Stato nomina Athos Guanziroli quale Responsabile di settore della Polizia cantonale

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha nominato nella sua seduta della scorsa settimana Athos Guanziroli quale Responsabile di settore della Polizia cantonale. In qualità di funzionario dirigente del settore concernente i progetti, i processi e la tecnica, Guanziroli assumerà il ruolo ricoperto in precedenza da Richard Bortoletto.

Nella sua funzione di dirigente, Athos Guanziroli, avrà il compito di coordinare la gestione dei progetti di polizia, principalmente a livello informatico, e la loro rispettiva evoluzione, analizzando e monitorando puntualmente il portafoglio delle iniziative nonché assumendo la direzione di quelli particolarmente complessi. Questo garantendo pure la gestione corrente del suo settore di competenza. In quest’ambito dovrà inoltre sostenere l’efficienza del processo decisionale nonché supportare e fornire la necessaria consulenza al Comando della Polizia cantonale.
Athos Guanziroli, ingegnere gestionale classe 1983, ha conseguito nel 2020 il Master of Science SUPSI in Business Administration con approfondimento in Innovation Management.
Nel corso della sua attività lavorativa ha sviluppato competenze nella gestione di progetti complessi e nell’ottimizzazione dei processi. La sua carriera professionale lo ha visto in veste di Senior Innovation Manager presso RUAG dove ha implementato programmi strutturati, gestendo portafogli di progetti e definendo indicatori di performance nonché come Managing Director presso il Swiss Drone Competence Center di Lodrino dove si è occupato della creazione della struttura di governance promuovendo collaborazioni strategiche tra istituzioni pubbliche e private. Inoltre, è attivo quale docente in “Innovation Management” e membro della commissione direttiva del Dipartimento Tecnologie Innovative (DTI) della Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI). Infine, dal 2021 ricopre il ruolo di Sostituto Comandante della Protezione civile per la Compagnia 51, gestendo interventi in caso di emergenze nonché le attività logistiche e operative per garantirne l’efficienza.
Il Consiglio di Stato formula ad Athos Guanziroli i migliori auguri per la nuova sfida professionale che l’attende all’interno della Polizia cantonale.