«Agire con empatia, mostrando vicinanza»

«Agire con empatia, mostrando vicinanza»

Senso di sicurezza, formazione degli agenti, risorse e nuovi compiti: il comandante della Polizia cantonale ticinese Matteo Cocchi fotografa la situazione, sottolineando l’importanza di coordinare le forze di polizia a livello nazionale.

Si parla molto di sicurezza, ma le valutazioni di voi esperti spesso divergono da quelle della cittadinanza: come si spiega questo fenomeno?
Con la percezione soggettiva della sicurezza. Se in una regione si verifica una serie di furti in due o tre comuni, si sente spesso dire che il Cantone non è più sicuro. Tuttavia questa affermazione non riflette necessariamente un reale problema di sicurezza, può essere legata a un’impressione personale non suffragata dai dati. A volte è difficile spiegare che tre furti in due sere non pongono minacce gravi per l’ordine pubblico; su questo punto, siamo riusciti a comunicare sempre meglio, chiarendo la differenza tra la percezione soggettiva e la realtà oggettiva dei fatti.

Dialogare per aumentare il senso di sicurezza della cittadinanza?
Sì, l’idea è di rendere la percezione della sicurezza più oggettiva, facendo capire meglio cosa dicono le statistiche e cosa si osserva realmente ogni giorno in Svizzera, luogo in cui si vive tranquilli. A volte le percezioni soggettive prendono il sopravvento ed è importante bilanciarle con dati e spiegazioni chiare. Ci riusciamo perché la cittadinanza ha ancora molta fiducia nelle istituzioni, in particolare nella polizia, risultato del buon lavoro svolto nel passato che va mantenuto e rafforzato.

Una bussola per il presente e per il futuro, insomma?
Certo. È  necessario agire con empatia, mostrare vicinanza al cittadino e, allo stesso tempo, rispondere con competenza e professionalità. Dobbiamo essere in grado di adeguare la nostra comunicazione e i nostri comportamenti alle diverse situazioni che siamo chiamati ad affrontare e ai nuovi compiti assunti negli ultimi anni. È fondamentale adeguare la nostra organizzazione interna all’evoluzione della società per saper reagire tempestivamente.

La formazione del personale è dunque un aspetto decisivo.
Sì. Gli agenti di polizia devono essere sempre aggiornati, per rispondere alle esigenze della cittadinanza, per fornire informazioni corrette e puntuali su leggi e regolamenti, per “leggere” in modo veloce il contesto nel quale intervengono. Le competenze imprescindibili legate alla comunicazione e al dialogo fanno ormai parte della formazione di base e continua.

Guardando le statistiche sulla criminalità, quali situazioni vi preoccupano?
Abbiamo un problema con la violenza. Quella giovanile in particolare, ma non solo. Oggi si tende a essere più aggressivi rispetto al passato e i diverbi degenerano più facilmente in atti violenti. Vi sono poi attività criminose che travalicano i confini cantonali e nazionali, fra cui lo spaccio di stupefacenti, tornato a essere d’attualità dopo la pandemia. Ormai non si può più pensare a un lavoro di polizia limitato al Ticino: la criminalità non si ferma alle frontiere e dobbiamo essere pronti a collaborare maggiormente, a coordinare meglio le azioni per riuscire a contrastarla.

Cosa si può dire sulla cybercriminalità?
Questo è un settore dove la prevenzione gioca un ruolo essenziale. Negli anni, con le autorità scolastiche e con diverse associazioni sul territorio, abbiamo costruito una rete per sensibilizzare sui rischi della cybercriminalità, con particolare attenzione al cyberbullismo fra i giovani. Inoltre, organizziamo regolarmente, con riscontri positivi, serate informative rivolte alla popolazione più anziana per arginare le truffe telefoniche. E alla fine dello scorso anno abbiamo ottenuto importanti risultati nel contrasto alla cybercriminalità grazie a inchieste che hanno portato ad arresti significativi anche al di fuori dalla Svizzera.

Merito anche della specializzazione?
Certamente, e ciò rientra nelle strategie della visione 2025 della Polizia cantonale. Ad esempio, la Sezione analisi tracce informatiche (Sati) è stata potenziata con figure esperte per rispondere ai nuovi bisogni. 

Nuovi compiti, nuove risposte: avete abbastanza risorse?
Negli ultimi anni, gli effettivi della Polizia cantonale sono aumentati di oltre cento unità. In questo momento di tagli e misure di risparmio, non possiamo chiedere un potenziamento. Dobbiamo valutare cosa possiamo fare in modo più efficiente. La digitalizzazione e i moderni sistemi informatici permettono, ad esempio, di ottimizzare molti processi e liberare forze per quei lavori che non possono essere automatizzati.

Tornando alla formazione, la Scuola di polizia 26 si farà?
Siamo in attesa della risposta definitiva. La proposta di non organizzarla è stata avanzata per motivi finanziari, ma creerà un vuoto di personale fra 4-5 anni, quando alcuni agenti potranno specializzarsi o cambiare settore, mentre altri andranno in pensione. Poi occorre ricordare che la Scuola di polizia cantonale non forma solo i propri agenti, ma anche quelli delle polizie comunali, dei Grigioni, della Polizia dei trasporti e della Polizia militare di lingua madre italiana. Io rimango fiducioso e mi auguro possa partire.

Come presidente della Conferenza delle comandanti e dei comandanti delle polizie cantonali svizzere, il compito sarà di cercare di coordinare le forze di polizia a livello nazionale: a che punto siamo?
La Conferenza ha il compito di trovare strumenti e modalità per migliorare la collaborazione tra le polizie cantonali, e oggi c’è una crescente consapevolezza riguardo all’importanza di questo aspetto. In Svizzera non abbiamo un’elevata densità di agenti di polizia: sono poco più di 20mila, mentre l’Austria, con una popolazione comparabile alla nostra, ne ha più del doppio.
È dunque fondamentale unire le forze per garantire tutte le attività di sicurezza in casi speciali, come l’Eurovision Song Contest a Basilea.

Cosa manca per un’integrazione tra polizie più efficace?
Serve un maggiore automatismo negli scambi di informazioni di polizia per reagire più velocemente. Oggi la procedura con le rogatorie intercantonali include diversi enti e questo allunga i tempi. Come detto, le inchieste non si fermano ai confini cantonali e serve sapere subito se un team di inquirenti di un altro cantone sta indagando sullo stesso fenomeno criminoso.

Quali sono i nodi da sciogliere?
Attualmente, ci si sta concentrando sulle leggi cantonali di polizia e sui concordati intercantonali. L’obiettivo finale non è di avere una banca dati unica, ma di avere la possibilità di accedere in modo diretto alle banche dati di ogni cantone. Questo sarà uno dei miei focus come presidente, assieme al tema della formazione, che mi sta molto a cuore, anche per rendere la nostra
professione attraente per le nuove generazioni e arginare così i problemi di reclutamento, non ancora riscontrati in Ticino, ma già acuti in Svizzera tedesca.

In conclusione, come avanza l’integrazione tra polizia cantonale e comunali?
In Ticino è in vigore da diversi anni una legge sulla collaborazione tra la Polizia cantonale e le polizie comunali. Pur essendo consolidata, vi sono margini di miglioramento ed è per questo che stiamo elaborando il progetto di Polizia ticinese, iniziativa che ha dato spazio a discussioni e idee innovative. Considerato che ogni agente in Ticino ha la stessa formazione, si sta vagliando l’ipotesi di dare maggiori competenze alle polizie comunali. Ciò permetterebbe di evitare doppioni, ottimizzando le risorse disponibili.

Matteo Cocchi
Classe 1974, giurista, Matteo Cocchi è il comandante della Polizia cantonale ticinese dal 1° ottobre 2011. Nell’autunno dello scorso anno è stato nominato presidente della Conferenza delle  comandanti e dei comandanti delle polizie cantonali svizzere (Ccpcs), secondo ticinese a ricoprire questo ruolo, di cui era già vicepresidente dal 2014. Nel comitato era responsabile per la polizia di sicurezza. Dal 2013 al 2024 ha rappresentato la Confederazione nella rete europea Atlas, che riunisce i reparti speciali di polizia degli stati dell’Ue e di quelli associati.

Intervista al comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi pubblicata sul numero 12 del 20 marzo 2025 di Cooperazione

Polizia, una trentina di partenze ogni anno

Polizia, una trentina di partenze ogni anno

Il Governo, rispondendo a una interrogazione della deputata Tessa Prati (PS) fa il punto per quanto riguarda gli effettivi della Cantonale – Il comando ipotizza di concedere più tempi parziali per trattenere gli agenti – Riflessioni in corso anche sulla sorte della Scuola di Polizia del 2026

Dimissioni, ma anche pensionamenti. Sono una trentina ogni anno le partenze dalla Polizia cantonale. E a pesare, tra chi decide di lasciare il Corpo, non sono solo ragioni di ordine economico. A dirlo è il Consiglio di Stato, che nella sua risposta all’interrogazione inviata in dicembre dalla deputata Tessa Prati (PS) fa il punto della situazione, partendo proprio dagli effettivi. In particolare, spiega il Governo, «mediamente le uscite annuali dalle funzioni di polizia negli ultimi 5 anni, in unità a tempo pieno, sono 29,80. Mentre la media delle uscite annuali in funzioni amministrative è di 4,82». Nel 2023, ad esempio, in seno alla Cantonale ci sono stati 15 pensionamenti, 22 dimissioni, una disdetta e 4 trasferimenti in un altro servizio dell’Amministrazione cantonale. Lo scorso anno, invece, i pensionamenti sono stati 14 e altrettante le dimissioni, più una disdetta e due trasferimenti. Per quanto riguarda le sostituzioni dei partenti, l’Esecutivo spiega che «per gli effettivi di funzioni di polizia con attestato professionale federale di agente, la sostituzione è indipendente dalle partenze e avviene tramite la formazione di nuovi agenti presso la Scuola cantonale di polizia». Tuttavia, «al di fuori della normale assunzione tramite la formazione di nuovi agenti presso la Scuola di polizia, è possibile, in maniera puntuale, assumere agenti già formati tramite concorso». E negli ultimi due anni sono stati assunti otto agenti già formati.

Non solo ragioni economiche
Già, ma cosa spinge il personale a lasciare il corpo di Polizia? Secondo il Governo, intervengono più fattori. «È stato constatato – scrive infatti l’Esecutivo – che l’evoluzione di carriera e le condizioni remunerative più allettanti non sono gli unici motivi per i quali gli agenti lasciano la Polizia cantonale». Negli ultimi colloqui, infatti, «è emerso spesso il desiderio di maggiore tranquillità ed equilibrio tra lavoro e tempo libero (meno turni, più vacanze e congedi)». In questo contesto viene poi segnalato che gli agenti della Polizia cantonale lavorano 42 ore settimanali, mentre i colleghi delle Comunali, a parità salariale, 40 ore, « pari ad una differenza del 5% ». Per tentare di invertire la rotta, il comando della Polizia cantonale intende portare avanti «uno studio di fattibilità per permettere più tempi parziali a fronte di mutate esigenze da parte della società». Il Consiglio di Stato, tuttavia, sottolinea che «per poter disporre di più tempi parziali e garantire le medesime prestazioni, bisognerebbe poter disporre di più personale e quindi formarne in numero maggiore».

Salta o non salta?
Di qui, l’esigenza anche di riflettere sulla sorte della Scuola di polizia del prossimo anno. Nell’ambito delle misure di risparmio volute dal Governo con il Preventivo 2025, lo ricordiamo, era stato deciso per quest’anno di ridurre – da 20 a 15 – il numero di gendarmi da formare. Inoltre, era previsto di far saltare del tutto la formazione nel 2026. Non è però detta l’ultima parola. «Allo stato attuale – scrive infatti il Consiglio di Stato – sono ancora in corso discussioni relative al possibile annullamento della Scuola di polizia del 2026, ritenuto che la stessa avrà un impatto sul corpo e sul PPA ( piano posti autorizzati) della Polizia nel 2028 (entrata in servizio dei neo gendarmi)». Attualmente, viene però anche spiegato nella risposta all’interrogazione di Tessa Prati, la Polizia è in sovrannumero: «A dicembre 2024, il piano posti autorizzati (PPA) della Polizia cantonale ammontava a 813 unità (funzioni di polizia e amministrativi) con un numero di esuberi pari a 35 unità (solo funzioni di polizia)». Il principio del sovrannumero temporaneo di unità durante l’anno, chiarisce il Governo, «è permesso» e «regolato per gestire le fluttuazioni del personale in quanto l’alimentazione delle funzioni di polizia avviene attraverso una scuola della durata di due anni ». In generale, ammette infine l’Esecutivo, negli anni la Polizia ha conosciuto un incremento generale del personale. Ma questo è dovuto «a nuovi compiti e responsabilità attribuiti al Corpo». Dal 2011 al 2024, viene anche precisato, «le unità PPA finanziate interamente o parzialmente da terzi sono aumentate di 71,60 unità (da 20 a 91,60), tra cui le 52 unità PPA impiegate al Centro di controllo veicoli pesanti ».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 17 febbraio 2025 del Corriere del Ticino

Natale con i tuoi, in sicurezza con noi

Natale con i tuoi, in sicurezza con noi

Le settimane dell’avvento, l’avvicinarsi delle festività natalizie e le giornate corte. Un connubio che purtroppo non è solo segnale di clima festivo e di regali, ma pure di un accresciuto rischio di furti, sia nei veicoli che con destrezza durante gli acquisti. Per questo motivo la Polizia cantonale, in collaborazione con le Polizie comunali, la Polizia dei trasporti e l’Ufficio federale della dogana e  della sicurezza dei confini (UDSC), promuove anche quest’anno, dal 1 al 24 dicembre, l’operazione PREVENA. Da oltre 17 anni l’iniziativa di prevenzione ha quale obiettivo di aumentare la  sicurezza della popolazione in questo particolare momento dell’anno, grazie alla presenza accresciuta e capillare di forze dell’ordine su tutto il territorio, nei luoghi di grande affluenza e in ambito di controlli della circolazione stradale. Le festività sono alle porte e la tradizionale corsa ai regali è già iniziata. Un periodo sinonimo di mercatini natalizi e di aperture prolungate dei negozi, dove i malviventi approfittano di questo momento dell’anno e dell’afflusso in massa di persone per commettere borseggi e furti in genere.
Per non incorrere in brutte sorprese, la polizia vi invita nuovamente a mantenere alta l’attenzione, poiché i malviventi possono approfittare dell’affollamento e di momenti a loro propizi per eseguire dei furti in genere.
Al fine di prevenire spiacevoli sorprese durante gli acquisti, i festeggiamenti o il ritorno a casa, si ricordano alcuni consigli principali:

Automobili:
– Parcheggiate in luoghi sicuri e illuminati, preferendo parcheggi sorvegliati soprattutto di notte.
– Non lasciate mai le chiavi all’interno del veicolo, nemmeno quanto è nel vostro garage.
– Assicuratevi che tutte le portiere e il baule siano chiusi a chiave
– Chiudete sempre finestrini e tettucci apribili.

Rimuovete oggetti di valore e documenti dall’auto prima di allontanarvi.
– Prima di lasciare l’automobile, controllate che sia effettivamente chiusa.

Borse, portamonete e portafogli:
– Non lasciate borse, borsette, portamonete e portafogli incustoditi.
– Portate le borse a tracolla sul davanti e tenetele sempre ben chiuse soprattutto in luoghi affollati.
– Evitate di aprire borse e portafogli davanti a sconosciuti, mostrando oggetti di valore. Evitate di portare somme consistenti di denaro contante e prediligendo l’utilizzo di carte di credito.
– Riponete portamonete e portafogli nelle tasche intere della giacca o all’interno della borsa.

Pneumatici invernali: perché aspettare la neve?

Pneumatici invernali: perché aspettare la neve?

Comunicato stampa

In autunno e in inverno, anche durante le giornate più miti e soleggiate le temperature possono scendere rapidamente. Freddo, ghiaccio e neve possono quindi rendere il fondo stradale più pericoloso per i veicoli non adeguatamente equipaggiati. In questo senso, il progetto di prevenzione “Strade sicure” del Dipartimento delle istituzioni e la Polizia cantonale propongono come di consueto una campagna di prevenzione volta a sensibilizzare i/le conducenti sull’importanza di dotare i veicoli del corretto equipaggiamento invernale.

In Svizzera non vi è l’obbligo di utilizzare pneumatici invernali, tuttavia il principio di responsabilità individuale richiede che i/le conducenti mantengano sempre il pieno controllo del proprio veicolo. Chiunque causi disagi alla circolazione o incidenti per mancanza di un adeguato equipaggiamento può dunque essere sanzionato. Se si decide di partire per un viaggio all’estero si consiglia d’informarsi sulle regole delle regioni o sulle strade che si desidera percorrere. In alcune nazioni o regioni è infatti obbligatorio montare gomme invernali e/o avere a bordo le catene da neve della corretta misura.  

Ogni conducente è quindi tenuto a garantire la sicurezza del proprio veicolo. Poiché le condizioni del fondo stradale con il freddo possono velocemente deteriorarsi, utilizzare pneumatici estivi in inverno è fortemente sconsigliato: su un tratto innevato ad una velocità di 40 km/h la frenata con pneumatici invernali richiede circa 30 metri, mentre con pneumatici estivi può richiedere il doppio!  Con le gomme invernali le prestazioni dei mezzi migliorano invece in maniera importante, l’aderenza è maggiore e di conseguenza il controllo del veicolo è più sicuro.  

Per circolare in sicurezza sulle strade anche durante la stagione fredda si raccomanda di:   

  • Sostituire gli pneumatici estivi con quelli invernali prima che la temperatura scenda sotto i 7 °C;     
  • Acquistare nuovi pneumatici invernali quando il profilo del battistrada è inferiore ai 4 mm;
  • Sebbene il limite minimo legale per gli pneumatici sia di 1,6 mm, per quelli invernali si raccomanda una profondità minima di 4 mm;
  • Sulle strade innevate mantenere una distanza di sicurezza di almeno tre volte superiore rispetto a quella tenuta su strade asciutte;
  • Evitare manovre brusche improvvise con lo sterzo.

Per ulteriori informazioni e materiali informativi www.stradesicure.ch.  

Matteo Cocchi nominato Presidente della Conferenza dei comandanti e delle comandanti delle polizie cantonali svizzere

Matteo Cocchi nominato Presidente della Conferenza dei comandanti e delle comandanti delle polizie cantonali svizzere

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha preso atto con soddisfazione della nomina del Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi alla Presidenza della Conferenza dei comandanti e delle comandanti delle polizie cantonali svizzere (CCPCS). Cocchi succede a Mark Burkhard, Comandante della Polizia cantonale di Basilea Campagna, e diventa il secondo ticinese a ricoprire questo prestigioso incarico.

Il Consiglio di Stato ha preso atto con soddisfazione della nomina del Comandante della Polizia cantonale ticinese Matteo Cocchi quale Presidente della Conferenza dei comandanti e delle comandanti delle polizie cantonali svizzere (CCPCS). Ricordiamo che questa conferenza promuove la collaborazione, lo sviluppo e lo scambio di esperienze tra i Corpi di polizia della Confederazione. La nomina è avvenuta durante l’assemblea annuale del 25 ottobre svoltasi a Emmetten in Canton Nidvaldo. Cocchi subentra per i prossimi tre anni al Comandante della Polizia cantonale di Basilea Campagna, Mark Burkhard.  

Si tratta del secondo ticinese a ricoprire questa carica di rilievo a livello nazionale: prima di lui il Comandante Giorgio Lepri, che ha presieduto la CCPCS dal 1966 al 1969. Dal 1947 a oggi, Lepri è stato il solo rappresentante ticinese a capo dell’importante Conferenza.  

In servizio come Comandante della Polizia cantonale dal 1º ottobre 2011, Matteo Cocchi è Vicepresidente della CCPCS dal 2014 e, in seno al comitato, è responsabile per l’ambito polizia di sicurezza. Dal 2013 al 2024 ha, inoltre, rappresentato la Confederazione nella rete europea ATLAS, che riunisce i reparti speciali di polizia degli Stati membri dell’Unione Europea e dei Paesi associati, oltre che dirigere in qualità di Direttore i corsi dedicati agli agenti dei gruppi speciali sotto l’egida dell’Istituto svizzero di polizia (ISP).  

A mente del Governo questa nomina rappresenta un riconoscimento significativo per il lavoro svolto dal Comandante e dalla Polizia cantonale ticinese, che negli anni hanno guadagnato un ruolo centrale nei diversi gremi di polizia a livello nazionale. La presidenza della CCPCS offrirà a Matteo Cocchi l’opportunità di rafforzare ulteriormente la cooperazione tra i Corpi di polizia svizzeri e di consolidare i risultati raggiunti negli ultimi anni dal Ticino nel settore della sicurezza pubblica.

La prostituzione si sposta negli appartamenti su Airbnb

La prostituzione si sposta negli appartamenti su Airbnb

Norman Gobbi: «Riflessioni in corso per adeguare la legge»
Il consigliere di Stato assicura che le autorità stanno già valutando come intervenire

«Non lasciamo nulla al caso». Il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, interpellato in merito alla crescita dell’esercizio della prostituzione in appartamenti non autorizzati, assicura che «la Polizia cantonale e tutte le autorità preposte monitorano costantemente la situazione, sanzionando puntualmente le irregolarità». Tuttavia, il Consigliere di Stato ammette pure che «con la velocità alla quale la nostra società muta, è importante che anche le autorità possano avere la necessaria flessibilità nel mettere in discussione e adeguare puntali aspetti critici che possono emergere in una legge». Insomma, dopo quanto emerso, il capo del DI si dice pronto a ridiscutere la legge sulla prostituzione: «Sono già state avviate delle riflessioni, coinvolgendo i vari partner». E questo perché «sono stati identificati alcuni margini puntuali di adeguamento, che andranno analizzati attentamente e si potranno tradurre in proposte concrete ». In particolare, precisa Gobbi, «il tema degli appartamenti è stato agendato dal gruppo di lavoro, anche se le implicazioni in tutte le dimensioni andranno considerate». In generale, comunque, secondo il Consigliere di Stato rimane «centrale il lavoro di prossimità che le Polizie comunali devono garantire attraverso il controllo abitanti con le preposte autorità amministrative ». Così facendo, «si presidia il territorio e si controllano le attività illegali». Nell’ottica della collaborazione accresciuta tra Cantone e Comuni, inoltre, «alcune Polizie comunali delle città (ma non tutte) hanno richiesto la delega per i compiti TESEU di spettanza comunale e collaborano attivamente con la sezione specialistica della Polizia giudiziaria cantonale». Detto ciò, dalla sua introduzione nel 2019, secondo Gobbi, «questa legge ha portato un miglioramento concreto nel contesto della prostituzione in Ticino ». D’altro canto, «è sempre necessario tenere presente che chi intende trasgredire trova spesso degli espedienti. In questi casi sta anche alle autorità avere la necessaria capacità di adeguare i mezzi di contrasto alle nuove situazioni con cui si trovano confrontate».

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 4 novembre 2024 del Corriere del Ticino

 
Cerimonia di consegna degli attestati della Scuola di Polizia giudiziaria 2024 della Polizia cantonale

Cerimonia di consegna degli attestati della Scuola di Polizia giudiziaria 2024 della Polizia cantonale

Comunicato stampa

Ieri a Bellinzona presso la Sala del Consiglio Comunale ha avuto luogo la cerimonia di consegna degli attestati della Scuola di Polizia giudiziaria 2024 della Polizia cantonale. Attestati che certificano la conclusione del ciclo formativo per assumere la funzione di ispettore. L’importante traguardo professionale è stato raggiunto da 16 nuovi inquirenti e da 6 ispettori in formazione, sostenendo in questo modo la continuità operativa della Polizia giudiziaria. All’evento hanno presenziato il Consigliere di Stato Norman Gobbi, il Sindaco di Bellinzona Mario Branda, il Procuratore generale Andrea Pagani, il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, e il Capo area Polizia giudiziaria Thomas Ferrari.

Sicurezza: “Ticino terzo Cantone più efficiente”

Sicurezza: “Ticino terzo Cantone più efficiente”

Norman Gobbi presenta il monitoraggio indipendente di PwC e IDHEAP di Losanna

“Si è fatto un gran parlare in queste ultime settimane (a dire il vero il ritornello va avanti da anni ormai) sul numero ritenuto eccessivo di agenti di Polizia in Ticino. Ho sempre risposto che questo numero è commisurato alla realtà ticinese di Cantone di frontiera, con 80mila frontalieri che entrano tutti i giorni sul nostro territorio, e Cantone turistico, con più di 100-120mila ospiti nei mesi da marzo a ottobre. La sicurezza va quindi dimensionata su circa 500’000mila persone, oltre che assicurata alle nostre aziende. In più il Ticino è la Porta Sud della Confederazione con i problemi che ciò comporta per l’immigrazione (richiedenti l’asilo e stranieri illegali, con quest’ultima categoria di persone che raggiunge illegalmente la Svizzera utilizzando ormai quasi esclusivamente questa Porta Sud). Dico che il numero di agenti è proporzionato anche sulla base di studi indipendenti”, afferma il Consigliere di Stato, Norman Gobbi.

Ma a che cosa si riferisce il Direttore del Dipartimento delle istituzioni? Abbiamo approfondito con lui questo discorso. Sentiamolo: “La Società Pricewaterhouse Coopers (PwC) assieme all’Istituto di alti studi in amministrazione pubblica (IDHEAP) di Losanna ha appena pubblicato il quarto monitoraggio sull’efficienza dell’intervento pubblico dei Cantoni. Uno dei cinque settori analizzato è quello dell’ordine e della sicurezza pubblica. Ebbene: in cima alla classifica dei Cantoni più efficienti c’è il Ticino, che raggiunge la terza posizione, dopo Basilea Città e Zurigo. Per noi si tratta di un’attestazione importante, perché ci fa capire che siamo sulla giusta strada. Essere efficienti vuol dire utilizzare correttamente i soldi pubblici. L’efficienza media di tutti i Cantoni si fissa al 72%, mentre il Ticino raggiunge l’82%”, sottolinea il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Quali sono gli aspetti che tiene in considerazione il monitoraggio? “Il campo d’analisi riguarda la Polizia, la sicurezza stradale, l’amministrazione dei tribunali, l’esecuzione delle pene e la giustizia in generale. Il monitoraggio sull’efficienza considera il numero dei crimini registrati dalla polizia, il numero delle condanne e il numero delle persone in detenzione provvisoria. Per i responsabili dello studio questi indicatori coprono gran parte del settore dell’ordine pubblico e della sicurezza pubblica. Una condanna, per esempio, è il risultato di numerose attività compiute dalla polizia, dal ministero pubblico e dai Tribunali. Oppure per ordinare una carcerazione provvisoria bisogna mettere in campo molti sforzi, così come per prevenire un crimine. Molto buona per il nostro Cantone è pure la valutazione degli esperti circa la tenuta media dell’efficienza negli ultimi 10 anni. E qui sono i Cantoni latini di frontiera a raggiungere le migliori “note”: il Ticino è primo e raggiunge un grado di efficienza nell’ordine pubblico e nella sicurezza negli ultimi 10 anni dell’82%, seguito dal Canton Vaud (78%), da Neuchâtel (78%) e dal Canton Ginevra (76%). Sono dati per noi incoraggianti e che approfondiremo, anche per mantenerci costantemente ai vertici di questa classifica. Il lavoro non mancherà di certo, perché nulla è dato per scontato”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 13 ottobre 2024 de Il Mattino della domenica

Operazione intercantonale di polizia

Operazione intercantonale di polizia

Comunicato stampa

La Polizia cantonale comunica che negli scorsi giorni è stata messa in atto una serie di controlli nell’ambito dell’operazione denominata Contralpi, svolta in collaborazione con la Polizia del Canton Uri, la Polizia cantonale dei Grigioni e l’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC). 

Per quanto riguarda il territorio cantonale, le verifiche hanno in particolare impegnato una trentina di agenti e si sono concentrate ad Airolo (autostrada A2, direzione sud, zona portale della galleria autostradale del San Gottardo). Gli approfondimenti sul suolo ticinese hanno riguardato in totale 137 persone, una quarantina di veicoli (tra auto e furgoni) e un autobus. Sono state riscontrate tre infrazioni alla Legge sulla circolazione stradale e una persona è stata denunciata per reati in urto alla Legge federale sugli stupefacenti. 

Nell’ambito del medesimo dispositivo, in territorio urano, sono state controllate 31 persone e una ventina di veicoli. Sono stati riscontrati un’infrazione alla Legge sulla circolazione stradale e un caso di guida sotto l’influsso di sostanze stupefacenti. I controlli congiunti presso l’area di sosta di Amsteg hanno inoltre permesso di rinvenire e sequestrare circa due chilogrammi di cannabis su di un’auto con targhe ticinesi (cfr. https://www.ur.ch/polizeimeldungen/119569).

Le verifiche in territorio grigionese si sono invece concentrate lungo l’asse stradale del San Bernardino. Le persone controllate sono state 110 e i veicoli 76. Si è proceduto con 13 contravvenzioni (multe disciplinari) e una persona è stata denunciata per reati in urto alla Legge federale sugli stupefacenti. 

Il dispositivo – che ha l’obiettivo di incrementare la collaborazione interforze e di marcare la presenza sul territorio – verrà riproposto nei prossimi mesi. 

Incontro della Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza

Incontro della Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza

Comunicato stampa

Si è svolta questo pomeriggio a Bellinzona la 27ma Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza, che riunisce in un tavolo politico sotto la direzione del capo del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, i responsabili dei competenti dicasteri dei comuni Polo ticinesi (Lugano, Bellinzona, Locarno, Mendrisio, Chiasso, Ascona e Biasca). Diverse le tematiche affrontate, in particolare spicca la presentazione della capo Sezione della Popolazione, Silvia Gada, sul ruolo dei Comuni nell’ambito della lotta alle residenze fittizie di cittadini stranieri e alle società “bucalettere”.

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, introducendo i lavori ha sottolineato l’importanza di combattere il fenomeno delle residenze fittizie e delle società “bucalettere”, anche nell’ambito della lotta alla criminalità economica. A questo proposito ha ricordato il recente messaggio approvato dal Governo cantonale, che mira proprio a incentivare un’azione coordinata, coinvolgendo anche gli ambiti amministrativi cantonali, ma pure quelli degli enti locali, che hanno una funzione importante di sentinelle sul territorio.
La capo Sezione Silvia Gada ha così fornito una serie di informazioni che precisano il lavoro svolto dai suoi uffici nell’accordare i permessi sia a persone sia a ditte estere e che richiedono la collaborazione delle autorità comunali. Una collaborazione giudicata positiva da parte dell’autorità cantonale e che ha bisogno di un costante aggiornamento, anche sulla base delle decisioni pronunciate dai Tribunali.

Il comandante della Polizia cantonale, Matteo Cocchi ha poi affrontato diverse e puntuali attività che interessano Cantone e Comuni, tra cui un aggiornamento sulla nuova uniforme e la presentazione del progetto MyAbi con l’intenzione di estenderlo alle Polizie comunali. Su quest’ultimo punto Cocchi ha sottolineato le opportunità anche per le Polizie comunali di potersi dotare di questo sistema per la gestione elettronica degli eventi e delle pratiche. I processi standard di polizia vengono ottimizzati e il sistema integrato permette di interfacciarsi con oltre 10 banche dati, rendendo più efficace il lavoro. Per finire il segretario generale del Dipartimento delle istituzioni, Luca Filippini ha fornito alcune informazioni generali e introduttive sul progetto MSK, ossia il nuovo sistema di comunicazione mobile di sicurezza a banda larga.

I lavori si sono poi conclusi con un aggiornamento sul progetto “Polizia Ticinese”. I municipali presenti hanno così avuto modo di riportare le discussioni che il progetto ha suscito all’interno dei rispettivi Esecutivi. Alle varie criticità sorte in alcune città sono state date puntuali risposte e assicurazioni in uno spirito di collaborazione e massima condivisione. “Uno spirito che abbiamo sempre favorito sin dall’inizio del progetto e che confermiamo soprattutto in questa fase, prima dell’avvio della consultazione con tutti gli enti interessati, Comuni in primis”, ha osservato il capo Dipartimento, Norman Gobbi.