Anziani al volante, quando è il momento di smettere

Anziani al volante, quando è il momento di smettere

In Ticino nel 2024 sono stati 2’368 i conducenti che hanno spontaneamente rinunciato alla licenza di condurre – Tutti i numeri e il parere dell’esperto

Il conducente più anziano in Ticino? “È un signore di 100 anni, con visita medica superata l’anno scorso”, rispondono dalla Sezione della circolazione. Ma questo è solo il dato “curioso” di un fenomeno, in espansione, con cui è confrontata anche l’autorità.

Non da oggi, certo. “Movesi il vecchierel canuto e bianco”, cantava il Petrarca al tempo della mobilità lenta. Un’esigenza, e un diritto, quello dello spostarsi in autonomia a ogni età che settecento anni dopo persiste con numeri importanti e spesso discussi: sono 32’274 (al 31 dicembre 2024), nel Canton Ticino, i conducenti over 75 che hanno mantenuto la loro licenza di condurre. Da quell’età vige infatti l’obbligo di sottoporsi ogni due anni alla visita medica di verifica dell’idoneità alla guida.
Del tema si è tornati a parlare negli scorsi giorni, quando la Gendarmeria stradale, presentando il proprio bilancio annuale, ha riferito che gli “incidenti mortali sono sensibilmente aumentati”, da 7 (con 8 decessi) nel 2023 a 18 (con 19 morti) lo scorso anno. In quattro casi la causa del sinistro e della morte è stata non una disattenzione, ma un malore. Da qui un’interrogazione della deputata Maddalena Ermotti-Lepori sul tema delle “persone anziane o molto anziane che, pur con evidenti problemi di salute, si vedono rinnovare dal proprio medico la possibilità di guidare”. Troppi? Pochi? Difficile rispondere. Lo farà il Consiglio di Stato.
In ogni caso i numeri, forniti alla RSI da Camorino, mostrano una significativa quantità di revoche della licenza tra i conducenti over 75. “Nel 2024 sono state 630 – dice il caposezione Elia Arrigoni -. Di queste una importante percentuale (circa il 40% secondo una proiezione in base al dato svizzero) sono costituite da misure adottate per motivi legati ad una certificazione o mancata certificazione obbligatoria dell’idoneità alla guida e quindi non legate a infrazioni stradali”.
Sono quindi grossomodo 250 le revoche imposte dal controllo medico. Succede anche che questa misura venga presa con “notifica di sentenza nella forma degli assenti”. In un recente Foglio Ufficiale figurano i nominativi di una ventina di conducenti con più di 75 anni cui è stata revocata la licenza di condurre a tempo indeterminato. “La causa più frequente – spiegano dalla Sezione della circolazione – è la non reperibilità dopo la convocazione alla visita medica (ad esempio, dopo trasferimenti all’estero)“.
Ma i numeri più significativi sono quelli delle rinunce spontanee. L’invecchiamento della popolazione si osserva anche nell’evoluzione di questo dato. Un quarto di secolo fa, nel 2000, le rinunce erano state solo 521. Quindici anni dopo, erano più che raddoppiate (1’386) e sono ancora salite negli ultimi anni: 1’509 rinunce spontanee nel 2020; 1’507 nel 2021; 1’489 nel 2022; 1’636 nel 2023 e 2’368 nel 2024.
Un dato quest’ultimo, puntualizza il caposezione Arrigoni, “che si discosta dalla normalità in quanto lo scorso anno la campagna per la sostituzione della licenza cartacea blu (che ha interessato 25’000 conducenti) ha fatto sì che anche diverse persone (pure con meno di 75 anni) hanno approfittato della rinuncia (la conversione comportava infatti un costo)“.
A tal proposito il verbo “approfittare” trova una giustificazione promozionale: “A coloro che spontaneamente riconsegnano la licenza viene offerto un buono Arcobaleno/FFS”, ricorda il caposezione. Un incentivo che, come riporta la pagina del progetto “Strade sicure”, prevede dopo il deposito della licenza una scelta tra i seguenti buoni (con validità di un anno): sconto di 300 franchi sull’abbonamento Arcobaleno a partire da due zone; sconto di 200 franchi sull’abbonamento generale annuale di seconda classe e sconto di 250 franchi su quello di prima classe. Infine, per gli indecisi esiste un abbonamento a metà-prezzo in prova per due mesi a 33 franchi.
Esiste poi un pacchetto di offerte che “Strade sicure” ha pensato per gli anziani che vogliono continuare a condurre l’auto in modo aggiornato e senza rischi nel contesto del traffico e dei veicoli che sono mutati. Si tratta, vedi il pdf allegato, di corsi pratici, emozionali, teorici e tecnici in collaborazione con TCS, ACS, Polizia cantonale, Associazione svizzera maestri conducenti (ASMCTI) e iQCenter SA (il centro di competenze creato nel 2010 a Lugano dalla Fondazione INGRADO).
La rinuncia all’automobile rappresenta in ogni caso una decisione importante e non facile: “Per molti è chiaro che la patente coincide con il concetto di libertà e indipendenza. E questo vale anche per un anziano”, spiega lo psicologo e psicoeducatore Simone Cotti, responsabile del servizio Educazione, Sicurezza stradale e Prevenzione presso la sopracitata iQCenter SA.
Il primo obiettivo del loro servizio è di accompagnare la persona anziana a un passo che molto spesso vede coinvolti, con consigli, stimoli e pressioni, i famigliari: “È importante che la decisione venga presa con cognizione di causa, avendo ben chiari quelli che sono sicuramente gli svantaggi, ma anche i vantaggi. Un figlio, un nipote o un parente sono tuttavia troppo partecipi della situazione. Ecco perché, per avere un quadro oggettivo, può servire una consulenza esterna. Dopodiché noi non prendiamo nessun tipo di decisione, ma assistiamo e aiutiamo psicologicamente la persona in un cambiamento che può avere un impatto molto forte”, dice l’esperto. Questo, prosegue, è forse l’aspetto per il quale siamo più sollecitati: “Ma possiamo aiutare anche la persona, tra virgolette, anziana, perché ci sono anche settantenni che ci chiedono come far fronte allo stress vissuto tutti i giorni nel traffico oppure come gestire veicoli sempre più tecnologici. Aiutare negli aspetti tecnici non è il nostro campo, ma possiamo consigliare loro a chi rivolgersi”.
Anche se la legge ha fissato a 75 anni l’inizio dell’obbligo dei controlli medici, la definizione di ‘anziano al volante’ varia da singolo caso: “L’invecchiamento della popolazione è un dato di fatto, ma non troverei giusto, perché ho sentito anche questa, fissare un’età massima per poter guidare. Ci sono novantenni che non lasciano la poltrona, ma ce ne sono anche altri, per dire, che partecipano alle maratone. In ogni caso è importante non stigmatizzare, come ultimamente troppo spesso accade, questi conducenti anziani”, sottolinea lo psicologo.
Sovente non si tiene conto di alcuni aspetti della guida nella terza o quarta età: “A volte sento l’obiezione: ‘Guido come ho sempre guidato’. Ma è cambiato il contesto. Oggi il traffico è molto più caotico di quando hanno iniziato a guidare e ci sono stimoli che un cervello anziano può faticare a processare”. Dopodiché, continua lo psicologo, ci sono fattori che depongono a loro favore: “Parliamo infatti di automobilisti che difficilmente imboccano l’autostrada. L’anziano inoltre percorre tragitti solitamente molto brevi e da lui conosciuti, ad esempio, per fare la spesa o andare a trovare i figli. E poi non ama guidare di notte e negli orari più trafficati”.
Una prudenza al volante che trova conferma anche nella statistica. Il rapporto Sinus 2024 dell’UPI (Ufficio svizzero per la prevenzione degli infortuni) conferma in modo inoppugnabile che gli incidenti dovuti a velocità sono più frequenti nella fascia di età tra 18 e 24 anni, mentre per quelli causati dall’alcool sono in testa gli automobilisti tra i 25 e i 44 anni.
Poi ci sono, terreno su cui gli over 75 riguadagnano strada, gli incidenti riconducibili alla distrazione o a un problema fisico. “Certo negli anziani la possibilità di un malore è più elevata. Ma non c’è più – fa notare Cotti – quel ‘delirio di onnipotenza’ alla guida che talvolta si osserva nei giovani. Che poi questo si traduca anche in un’eccessiva prudenza, tale da indurre altri alla manovra spericolata, può essere anche vero. Ma l’errore resta comunque di chi vuole superare a tutti i costi, non di chi ha il diritto di circolare ai propri ritmi”.
In ogni caso, prima o poi, arriva per tutti il momento di staccare il piede dal gas. “Il nostro obiettivo è che questo momento giunga dopo aver valutato tutti gli aspetti e con cognizione di causa. Per questo cerchiamo di mostrare anche l’altra faccia della medaglia. Perché anche la mobilità con i mezzi pubblici ha i suoi vantaggi. Ci si stressa meno, non si è in balia del traffico, non rischi multe o incidenti causati da te stesso, risparmi la benzina e la tassa di circolazione e poi, se vai in bus, incontri persone e socializzi. Ecco, noi cerchiamo di guidare a questo cambiamento, facendo capire che un’altra strada è possibile e che magari non è poi così male”, conclude lo psicologo del traffico.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Anziani-al-volante-quando-%C3%A8-il-momento-di-smettere–2757996.html

 

No, anzi sì: la Scuola di polizia si terrà anche nel 2026

No, anzi sì: la Scuola di polizia si terrà anche nel 2026

Il Consiglio di Stato rivede la propria decisione

Si era pensato di non organizzarla per motivi di risparmio. Invece anche nel 2026 la Scuola di polizia si terrà: lo ha deciso il Consiglio di Stato nella seduta di ieri. Il governo ha così accolto la richiesta avanzata dal capo del Dipartimento istituzioni, e neopresidente dell’Esecutivo cantonale, Norman Gobbi, dopo aver sentito il comando della Polizia cantonale.

La rinuncia a indire per il prossimo anno la scuola era stata prospettata dal Consiglio di Stato nel messaggio sul Preventivo 2025 del Cantone. Peraltro le misure di risparmio, volte al risanamento delle finanze statali, hanno interessato pure la Scuola di polizia di quest’anno, cominciata lo scorso mese, con una riduzione degli agenti in formazione.
Scriveva infatti il governo: “La Scuola di polizia 2025 prevede l’accesso di quindici gendarmi in formazione per la Polizia cantonale, anziché i venti previsti inizialmente dalla Polizia”. E appunto: “Per il 2026 non si prevede l’organizzazione della Scuola di polizia”. Con un’interruzione quindi del ritmo annuale della formazione di base. Ciò che avrebbe causato non poche difficoltà alla Cantonale, confrontata ogni anno con un certo numero di partenze, fra agenti che vanno in pensione, quelli che optano per altre forze dell’ordine (per esempio le Polcomunali) o che decidono di cambiare professione.
L’idea di non organizzare la scuola edizione 2026 era maturata in seno al Consiglio di Stato quando la responsabilità della polizia era temporaneamente passata al direttore del Dipartimento del territorio Claudio Zali. Tornato alla testa politica della Cantonale, Gobbi, nella conferenza stampa del governo, lo scorso settembre, sul Preventivo 2025, non aveva nascosto il proprio disappunto per la ventilata cancellazione della scuola 2026. “Una riduzione degli effettivi vuole anche dire una riduzione delle prestazioni”, aveva avvertito. Contro la prospettata soppressione erano insorti le associazioni e i sindacati di polizia: Fsfp, Ocst e Vpod. E anche l’Associazione delle polizie comunali, i cui futuri agenti, nonché il personale italofono della Polizia dei Grigioni, della Polizia dei trasporti e della Polizia militare (Guardia pontificia compresa), vengono formati alla Scuola cantonale di polizia.
Come quella del 2025, e sempre per ragioni di risparmio, anche la scuola 2026, fa sapere Gobbi interpellato da ‘laRegione’, «si terrà con un numero contenuto di agenti, una decina, ma che ci eviterà di scendere sotto il numero dei posti autorizzati per la Polizia cantonale, piano dei posti autorizzati nel quale si sta gradualmente rientrando». Il risparmio? «Circa 750mila franchi», indica il direttore del Dipartimento istituzioni.
«Da quanto ci è stato comunicato nel pomeriggio (di ieri, ndr) dal comandante Matteo Cocchi, i posti per gli aspiranti gendarmi saranno dieci: speravo – aggiunge Ivan Cimbri, presidente della sezione ticinese della Federazione svizzera dei funzionari di polizia – in almeno quindici, come per la scuola di quest’anno. Mi auguro che il governo abbia fatto bene i calcoli affinché anche con dieci non si vada sotto il numero dei posti autorizzati. Ricordo che come Polizia cantonale abbiamo in media ogni anno una trentina di partenze, dovute anche a condizioni di lavoro oggi meno attrattive rispetto ad altre realtà. Detto questo, la decisione del Consiglio di Stato – sottolinea Cimbri – è senz’altro positiva, anche per i nostri partner nella sicurezza, il cui personale si forma in Ticino». Osserva il sindacalista dell’Ocst e deputato del Centro Claudio Isabella: «In Gran Consiglio nella discussione sul Preventivo 2025 avevo presentato un emendamento perché venisse annullata la decisione di non organizzare la scuola 2026. L’ho ritirato dopo che il governo aveva manifestato disponibilità a ritornare sui suoi passi. Così è stato e ovviamente siamo molto contenti, anche se contavamo su un numero maggiore di posti per aspiranti gendarmi». Soddisfatto pure il presidente dell’Associazione delle polizie comunali Orio Galli: «Rischiavamo, senza la scuola anche l’anno prossimo, di non compensare le partenze, naturali o no, nei vari corpi di polizia. Che per finire si sarebbero ‘rubati’ tra di loro gli agenti».

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 17 aprile 2025 de La Regione

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La Scuola di Polizia si farà Ma sarà a ranghi ridotti

Il Governo ha fatto un parziale dietrofront sulla misura inserita nel preventivo 2025 – L’anno prossimo verranno ammessi per la Cantonale solo dieci gendarmi – Norman Gobbi: «Otterremo comunque un risparmio di quasi 700 mila franchi»

Ora è ufficiale: la Scuola di Polizia, il prossimo anno, si farà. Il Consiglio di Stato, nella sua seduta di ieri, ha infatti deciso di fare un parziale dietrofront dopo quanto annunciato in sede di preventivo. Come si ricorderà, tra le misure di risparmio annunciate dall’Esecutivo era stata inserita proprio la formazione dei nuovi agenti. La Scuola di Polizia, secondo quanto era stato previsto, nel 2025 sarebbe stata a effettivi ridotti – formando cioè 15 gendarmi anziché 20 -, per poi saltare del tutto nel 2026. Un provvedimento che avrebbe consentito un potenziale risparmio di quasi 2 milioni di franchi. Invece, la Scuola verrà organizzata anche l’anno prossimo, sebbene con un numero di gendarmi praticamente dimezzato. «Nel 2026 verranno ammessi 10 – e non 20 – agenti per la Polizia cantonale e almeno 7-8 per le Comunali, più alcuni aspiranti della Polizia dei Trasporti e della Polizia cantonale dei Grigioni», spiega al Corriere del Ticino il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, confermando che il Governo ha deciso di rivedere, almeno in parte, la propria decisione. «Con una Scuola di Polizia a ranghi ridotti – evidenzia il consigliere di Stato – riusciremo comunque a risparmiare quasi 700 mila franchi, garantendo così un certo impatto finanziario ». Il trend dei prossimi anni, prosegue, indica comunque una diminuzione degli effettivi: «A fronte di una trentina di partenze ogni anno, tra dimissioni e pensionamenti, dalla Polizia cantonale, il numero di effettivi è destinato in tutti i casi a calare, anche mantenendo la Scuola di Polizia. D’altro canto, però, non possiamo rischiare di andare al di sotto di una certa soglia, altrimenti limiteremmo pesantemente l’attività del Corpo». Mansioni, dice Gobbi, «che vanno ben al di là del posizionamento dei radar, come spesso si vuol far credere».

In sovrannumero
Attualmente, ricordava il Governo rispondendo qualche mese fa a una interrogazione della deputata socialista Tessa Prati, la Polizia è in sovrannumero: «A dicembre 2024 il piano posti autorizzati (PPA) della Polizia cantonale ammontava a 813 unità (funzioni di polizia e amministrativi) con un numero di esuberi pari a 35 unità (solo funzioni di polizia)». Inoltre, secondo i dati forniti a inizio anno dalla Conferenza dei comandanti dei corpi cantonali, se in Svizzera si conta un poliziotto ogni 477 abitanti, in Ticino – con oltre un migliaio di agenti – si arriva addirittura ad averne uno ogni 329 abitanti. «Ma questo si giustifica anche con la nostra posizione geografica », rileva Gobbi. «Il Ticino, quale cantone di frontiera, ha un carico di lavoro ben diverso rispetto ad altri cantoni. Ad esempio, ogni fermo condotto dalle guardie di confine, poi passa alla Polizia cantonale per il perseguimento. Se teniamo poi conto delle presenze di frontalieri e turisti, il Ticino supera regolarmente le 450 mila presenze sul proprio territorio ». Per questo, prosegue il direttore del DI, è importante non ridurre troppo gli effettivi. «Rinunciare alla Scuola di Polizia per il prossimo anno avrebbe avuto una serie di ripercussioni, anche per i Comuni. I quali, non avendo la possibilità di formare agenti, sarebbero verosimilmente andati a sottrarli dalla Cantonale, già alle prese con diverse decine di partenze ogni anno, anche verso le Comunali». Insomma, rinunciando alla formazione si sarebbe acuita la contesa per il personale. Parallelamente, però, il Governo ha anche deciso di ritoccare verso l’alto il costo di partecipazione alla formazione per i partner esterni. E quindi anche per gli enti locali, che per ciascun agente saranno chiamati a versare non più 60 mila franchi, ma 80 mila. «Una decisione – dice il consigliere di Stato – presa anche in virtù del fatto che finora il contributo richiesto agli altri Corpi per accedere ai corsi era ben inferiore al costo reale della formazione ». I Comuni, spiega Gobbi, sono già stati informati. «Del resto sapevano che, a tendere, sarebbe stato necessario procedere a un adeguamento dei costi».

«Una conquista»
Ad accogliere con soddisfazione il parziale dietrofront del Governo è stato il presidente della Federazione svizzera funzionari di Polizia, sezione Ticino, Ivan Cimbri, che nei mesi scorsi aveva duramente criticato l’annullamento della Scuola di Polizia. Al punto da mandare una lettera – insieme a OCST e VPOD – all’Esecutivo per manifestare preoccupazione per la misura e chiedere all’Esecutivo un ripensamento. «Quella ottenuta è una conquista », commenta ora Cimbri. «La Polizia cantonale non verrà penalizzata e le altre Polizie che partecipano al corso non saranno bloccate». Infatti, ricorda, «il centro di formazione si occupa anche di istruire il personale italofono per la Polizia dei trasporti e per quella militare, oltre a quella dei Grigioni. Rinunciare al corso avrebbe significato voltare loro le spalle e costringerli a riorientarsi per la formazione dei loro agenti». Insomma, «sarebbe stato un vero autogol». Il fatto poi di consentire la formazione a dieci agenti della Cantonale, prosegue Cimbri, è da leggere come un passo nella giusta direzione. «Ma spero che i calcoli siano stati fatti correttamente, visto che il Corpo perde ogni anno una trentina di agenti». In tutti i casi, secondo il presidente della Federazione dei funzionari di Polizia, rimane fondamentale riuscire a frenare l’emorragia di personale: «La Polizia cantonale, oggi, non è la realtà che offre le migliori condizioni di lavoro. Tanto è vero che, chi lascia, spesso si sposta nelle Comunali o nella Polizia dei Trasporti, ma anche in aziende private come le banche e le assicurazioni».

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 17 aprile 2025 del Corriere del Ticino

Sicurezza allo stadio «L’accordo va rivisto»

Sicurezza allo stadio «L’accordo va rivisto»

Il Dipartimento delle istituzioni vuole ridiscutere le convenzioni con i club sportivi
Norman Gobbi: «Le spese sono ingenti e il modello attuale non tiene conto di chi genera più costi»
L’FC Lugano: «Prendiamo atto» – Preoccupato l’HCL – Più conciliante l’HCAP

I costi legati agli interventi di sicurezza fuori dagli stadi sono diventati particolarmente onerosi. Le convenzioni attualmente in vigore con le società sportive risalgono al 2015 e necessitano pertanto di una revisione con l’obiettivo di garantire una distribuzione più equa degli oneri e di ridurre complessivamente la spesa a carico della collettività. La decisione del Dipartimento delle istituzioni ( DI) è stata comunicata ieri nel corso della Conferenza cantonale consultiva sulla sicurezza, l’organo che riunisce sotto la direzione del capo del DI i responsabili dei competenti dicasteri dei Comuni polo ticinesi, ossia Lugano, Bellinzona, Locarno, Mendrisio, Chiasso, Ascona e Biasca. «Le spese generate dagli interventi della Polizia cantonale e delle polizie comunali per le manifestazioni sportive hanno raggiunto costi ingenti », ha dichiarato Norman Gobbi al CdT. Le attuali convenzioni con le società sportive di hockey e calcio di LNA e LNB verranno pertanto annullate e ridiscusse con i club interessati.

Le proposte sul tavolo
Attualmente le società sportive pagano la cifra forfettaria di 1 franco per spettatore. Il criterio tuttavia potrebbe essere rivisto. « I club di calcio, pur avendo meno pubblico rispetto all’hockey, generano costi molto più elevati. Questo crea un problema di equità, che dovremo affrontare nelle nuove convenzioni», ha commentato Gobbi. Le squadre di calcio pagheranno quindi di più? «Potrebbe essere una delle opzioni, oppure si potrebbe prevedere una riduzione per le squadre di hockey». Il calcio, da solo, genera infatti costi per 1,1 milioni di franchi su un totale di 1,9 milioni. «È una differenza significativa di cui dovremo tenere conto durante il rinnovo degli accordi». Altre soluzioni andranno comunque considerate, aggiunge Gobbi. Si tornerà a discutere di biglietti nominali, già ventilati in passato dal ministro leghista? «Sappiamo che le società sportive, sul tema, non ci sentono». Questa volta ci sarà margine per un cambio di approccio da parte dei club? «Gli incontri serviranno per definire un nuovo punto d’incontro, per concordare soluzioni. L’idea è anche di ottimizzare l’organizzazione dei dispositivi di sicurezza, riducendo l’impatto finanziario soprattutto per il Cantone e per la città di Lugano, oggi maggiormente esposti sul tema».

Le reazioni
«Siamo stati informati qualche tempo fa, ma non abbiamo avuto voce in capitolo». JJ Aeschlimann, Chief Operating Officer dell’HC Lugano, è preoccupato. Per il club bianconero, i costi per la sicurezza rappresentano già un’uscita importante. « Specialmente per le cosiddette ‘ partite a grande impiego’», aggiunge. Insomma, il Lugano fa la sua parte in materia di sicurezza e la prospettiva di una diversa ripartizione non lascia tranquilla la dirigenza. «Anche perché il budget per la prossima stagione è stato stabilito praticamente un anno fa », nota ancora Aeschlimann. Una cosa, però, è certa: se i costi per l’HCL dovessero aumentare, «andremmo incontro a grandi difficoltà» economiche. Che potrebbero riflettersi anche sul costo degli abbonamenti. Il dirigente si augura dunque di trovare presto una soluzione con le autorità cantonali, in modo da pianificare da subito il futuro.
Per quanto riguarda il calcio, considerato il poco preavviso, il commento del FC Lugano è stato laconico e tranciante: «Prendiamo atto della decisione». Un ‘no comment’ che lascia intravedere le tensioni che la nuova convenzione e la possibile redistribuzione dei costi potrebbero facilmente innescare.
Più conciliante la posizione del presidente dell’HCAP, Filippo Lombardi: «In effetti, il sistema forfettario di 1 franco per spettatore per partita penalizza l’hockey rispetto al calcio, e probabilmente l’Ambrì rispetto ad altre società, nella misura in cui gli interventi delle forze dell’ordine nell’ambito dell’hockey sono decisamente più rari». Il passaggio da un sistema forfettario a uno basato sull’effettivo impiego delle forze di polizia potrebbe quindi risultare più vantaggioso per le squadre di hockey. Quanto alle possibili alternative, Lombardi è chiaro: «Come società, puntiamo sul convincimento dei tifosi che un comportamento corretto è vantaggioso per tutti. Inoltre, investiamo in modo significativo nella sicurezza privata, con costi superiori a quelli sostenuti per la polizia all’esterno della pista». Sui biglietti nominativi, per contro, il presidente taglia corto: «Le società sportive si sono sempre espresse in senso contrario. È una posizione consolidata e tuttora ampiamente sostenuta all’interno della Lega svizzera di hockey».

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 12 aprile 2025 del Corriere del Ticino

Incontro tra Céline Huber e Norman Gobbi: focus sicurezza e San Gottardo

Incontro tra Céline Huber e Norman Gobbi: focus sicurezza e San Gottardo

Comunicato stampa

Oggi, nella cornice alpina di Andermatt, si è svolto un incontro istituzionale tra la Consigliera di Stato del Canton Uri, Céline Huber, e il Consigliere di Stato del Canton Ticino, Norman Gobbi. Al centro del colloquio dei due responsabili cantonali, temi di fondamentale importanza per la sicurezza e la cooperazione tra i due Cantoni, uniti geograficamente e strategicamente dall’asse del San Gottardo.

Durante la riunione, i due Consiglieri di Stato hanno affrontato congiuntamente le sfide legate alla sicurezza intercantonale, evidenziando la necessità di rafforzare il coordinamento tra le forze dell’ordine e i servizi di pronto intervento nelle aree di confine.
Particolare attenzione è stata data alla gestione del traffico lungo l’asse del San Gottardo, un nodo cruciale per la mobilità nazionale e internazionale, con l’obiettivo di garantire sicurezza, fluidità e una risposta tempestiva in caso di emergenze.
Un ulteriore punto di discussione ha riguardato le sfide comuni dei Cantoni alpini in ambito di sicurezza interna, in un contesto in cui la topografia e le condizioni climatiche pongono esigenze specifiche in materia di prevenzione, intervento e resilienza delle infrastrutture.
L’incontro si è svolto in un clima costruttivo e ha ribadito l’importanza della collaborazione intercantonale per affrontare in modo coordinato e proattivo le sfide comuni.
I due Consiglieri si sono detti determinati a proseguire il dialogo e a promuovere progetti concreti per rafforzare la sicurezza e la qualità della vita nelle regioni alpine.

Il 2024 della SRIP: violenza giovanile sotto la lente

Il 2024 della SRIP: violenza giovanile sotto la lente

Comunicato stampa

Nel 2024 la Sezione reati contro l’integrità delle persone (SRIP) ha registrato una crescita, per il secondo anno consecutivo, del numero di persone minorenni imputate per reati al Codice penale (362, +23.7%) e un aumento delle inchieste per pornografia.

Nel 2024 la Sezione reati contro l’integrità delle persone (SRIP), composta dal Gruppo vittime speciali (GVS) e dal Gruppo minori (GMin), è stata attivata complessivamente in 793 occasioni (813 nel 2023). Di queste, 84 sono state consulenze per altri servizi della polizia, 378 gli eventi inerenti casi trattati dal GMin e 331 per fattispecie di competenza del GVS. Sono state aperte 486 (478) inchieste, mentre per altre 227 situazioni non sono emersi elementi di rilevanza penale e sono quindi state segnalate, quando necessario e per competenza, alle Autorità regionali di protezione (ARP), ai servizi sociali o ai partner in ambito sociale o educativo.

Le inchieste per il reato di pornografia sono state 84 (66 nel 2023). Di queste, 60 (47) riguardavano incarti derivanti dal monitoraggio effettuato a livello internazionale e nazionale di internet. Dal 1° luglio 2024 è entrata in vigore la revisione del diritto penale in materia sessuale, ma al momento non è ancora possibile valutare l’impatto di questa modifica sull’attività inquirente. Un’importante attività svolta dagli e dalle inquirenti della SRIP è relativa alle audizioni videoregistrate di vittime di reato (minorenni, persone anziane, persone con disabilità). Nell’ambito delle inchieste svolte durante l’anno, sono state effettuate 66 (70) audizioni/verbali videoregistrati.

Sono state un centinaio le inchieste per reati violenti commessi da minorenni. Tra questi casi si annoverano tentati omicidi intenzionali, risse, aggressioni, lesioni, vie di fatto, liti, discussioni e violenza o minaccia contro le autorità e i funzionari. La percentuale di minorenni imputati per reati al Codice penale sale, per il secondo anno consecutivo, dal
10.7% all’11.3%. Si tratta in particolare di furti, rapine e danneggiamenti. Una parte consistente è pure legata ai reati di lesioni gravi, di aggressione, di molestie sessuali e d’incendio intenzionale.

Particolarmente impegnativa per la Sezione è stata poi l’inchiesta riguardante le spedizioni punitive da parte di un gruppo composto prevalentemente da minorenni. Durati svariati mesi, gli accertamenti coordinati dalla Magistratura dei minorenni hanno portato a due riprese, in ottobre e novembre, a identificare e fermare una trentina di giovani coinvolti a titolo diverso nei fatti. Stando alle ricostruzioni, sfruttando le reti social e avvalendosi anche di profili fittizi, gli autori entravano in contatto con persone intenzionate ad avere degli incontri a connotazione sessuale, organizzando quindi un appuntamento che si tramutava in una spedizione punitiva. I fatti venivano quindi filmati e in parte condivisi con terzi.

L’attività del Gruppo visione giovani (GVG), che coinvolge la prevenzione primaria, secondaria e terziaria all’interno di istituti scolastici, dalla quinta elementare fino alle scuole professionali e superiori, è stato sollecitato complessivamente 341 volte (488 nel 2023), con richieste di aiuto da parte di genitori o direzioni di istituti scolastici. Gli agenti hanno svolto 413 interventi di prevenzione nelle scuole (439) e 116 colloqui di conciliazione con i minori ed eventualmente le famiglie (156). 

Il nostro è un Cantone sicuro!

Il nostro è un Cantone sicuro!

Nel corso dell’ultimo anno la Polizia cantonale ticinese ha affrontato sfide complesse, dimostrando prontezza e determinazione nel garantire la sicurezza della comunità. “In situazioni eccezionali, come la grave alluvione in Valle Maggia”, esordisce il Direttore del Dipartimento delle istituzioni,  “un coordinamento rapido ha permesso di contenere i danni e offrire immediato supporto alle popolazioni colpite, sottolineando l’importanza dell’esperienza sul campo”.
“Nonostante il Ticino sia un Cantone di transito e di frontiera, con importanti implicazioni sulla sicurezza, le attività di contrasto ai reati, sia contro il patrimonio, sia violenti, hanno progressivamente ridotto gli episodi di furto, mentre furti con effrazione e rapine sono stati contenuti grazie a interventi tempestivi e a una solida rete di collaborazione a livello cantonale e internazionale”, prosegue Gobbi, aggiungendo inoltre che “le misure di prevenzione e il rapido intervento nei casi di tensioni domestiche abbiano inoltre limitato l’impatto della violenza familiare, rafforzando la fiducia dei cittadini nelle istituzioni”.
Anche sul fronte del traffico si è registrata una leggera riduzione degli incidenti, nonostante alcuni eventi gravi abbiano messo in luce la necessità di aggiornare le competenze dei conducenti, soprattutto in età avanzata, aspetto che, prosegue Gobbi, “ha comportato  la creazione di progetti dedicati alla formazione e all’aggiornamento con l’obiettivo di favorire una guida più sicura, adattandosi alle esigenze di una popolazione che invecchia e che richiede supporto per mantenere elevati standard di sicurezza”.
Infine, l’incremento dei reati digitali ha richiesto strategie innovative e una stretta collaborazione internazionale per contrastare truffe e abusi informatici. “Il bilancio dell’anno testimonia un percorso di crescita e consolidamento delle attività di prevenzione e intervento, evidenziando come il sistema di sicurezza ticinese, grazie al continuo aggiornamento degli strumenti operativi e alla formazione del personale, sia capace di proteggere efficacemente un territorio complesso e in continua evoluzione”, conclude il Consigliere di Stato.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 30 marzo 2025 de Il Mattino della domenica

Commissariati: un 2024 scandito da inchieste e arresti

Commissariati: un 2024 scandito da inchieste e arresti

Comunicato stampa

Nel 2024 i Commissariati di Lugano, Mendrisio, Bellinzona e Locarno sono stati coinvolti in numerosi interventi legati alla media e grande criminalità. In particolare sul territorio cantonale sono stati registrati tre omicidi (1 nel 2023), due a Chiasso e uno a Morbio Inferiore. Le inchieste avviate per tentato omicidio sono state 27, un dato in crescita rispetto all’anno precedente (23). In diminuzione per contro i reati di lesioni personali gravi, passati da 40 a 25, e di lesioni semplici, da 483 a 397. Le inchieste riguardanti le rapine indicano una sostanziale stabilità, con 36 (34) casi.

Tra i fatti più gravi del 2024 e che hanno coinvolto gli/le inquirenti dei Commissariati emergono tre omicidi, tutti avvenuti nel Mendrisiotto. In due casi le vittime sono state donne, uccise da uomini, mentre nell’altro caso un uomo è stato ucciso da un altro uomo. A inizio marzo a Chiasso, un 27enne cittadino somalo residente nella cittadina di confine si è recato presso l’abitazione di un conoscente, un 50enne cittadino svizzero, presumibilmente alla ricerca di sostanze stupefacenti. Durante l’incontro è scoppiata una lite durante la quale il giovane ha colpito il 50enne con più fendenti di arma da taglio, causandone il decesso sul posto. Sempre a Chiasso, nel mese di settembre, un intervento di polizia per un allarme AED (Automated external defibrillator) ha portato all’apertura di un procedimento penale per assassinio. La vittima, una 40enne cittadina srilankese, è stata rinvenuta senza vita all’interno del proprio appartamento. A seguito degli accertamenti d’inchiesta e degli interrogatori sono stati arrestati il marito della donna, un 44enne srilankese, e il fratello di lui, un 49enne srilankese, fermato in Italia in provincia di Bergamo e successivamente estradato. A fine novembre a Morbio Inferiore una 65enne cittadina italiana residente in Italia, ospite presso la casa della sorella per motivi di salute, è stata uccisa dal cognato, un 68enne cittadino italiano, che ha confessato il crimine.
Con un’incidenza più marcata nel Mendrisiotto e nel Luganese, sono state 27 (23) le inchieste avviate per tentato omicidio a seguito di aggressioni con arma da taglio o colpi sferrati con violenza.
Lo scorso anno le rapine registrate sono state 36 (34 nel 2023). In diverse occasioni all’origine dell’intervento vi sono state liti, risse o aggressioni scaturite per motivi diversi, poi terminate in modo non premeditato con la sottrazione di beni appartenenti a uno o più dei protagonisti. La regione più interessata dal fenomeno resta il Luganese seguita dal Mendrisiotto, mentre il Sopraceneri è coinvolto solo in un caso su cinque. Nell’89% dei casi gli autori sono stati identificati, tutti o in parte, e si è proceduto al loro arresto o all’emanazione di ordini di arresto a livello nazionale o internazionale. Le persone implicate sono state complessivamente 133, di cui 108 identificate. Le rapine alle stazioni di servizio sono state cinque, di cui una tentata. Anche se in massima parte questi reati avvengono in luoghi pubblici (sulla pubblica via, in stazioni o esercizi pubblici), sono state prese di mira alcune abitazioni private. In un caso una conoscente dell’anziana vittima l’ha aggredita al suo domicilio dopo essersi vista rifiutare del denaro. In altri due casi alla base dei fatti vi sono dei debiti legati all’acquisto e alla vendita di sostanze stupefacenti.
La rapina ad aver avuto particolare risonanza sui media ticinesi, svizzeri e anche esteri, è quella avvenuta a inizio luglio in pieno giorno in una gioielleria nel centro di Lugano. Il tempestivo intervento di due agenti della Polizia Città di Lugano ha permesso il fermo degli autori e il recupero della refurtiva. La banda ha agito con modalità lampo conosciute oramai in tutta Europa. Complessivamente, gli accertamenti effettuati dagli e dalle inquirenti della Polizia cantonale hanno visto finire in detenzione preventiva sette persone. Oltre ai quattro autori materiali, è stato infatti possibile stabilire il coinvolgimento di tre altre persone. Protrattosi per diversi mesi, questo lavoro di indagine è stato scandito da una fitta collaborazione con le autorità estere. A seguito dei mandati di cattura internazionale firmati dalla Magistratura ticinese si è così arrivati all’arresto dei sospetti complici, poi estradati dall’Italia e dall’Ungheria. Buona parte dei membri della banda ha precedenti specifici o è oggetto di procedimenti penali in altri Paesi europei per reati analoghi.
Particolarmente impegnativa è stata inoltre l’inchiesta, sviluppata su più fronti, legata ai disordini avvenuti a margine dell’incontro di hockey Ambrì-Piotta – Lugano dell’11.10.2024. Gli accertamenti hanno riguardato il lancio di un oggetto pirotecnico presso la Gottardo Arena di Ambrì, per cui due persone sono finite in manette. Vi è stato poi il successivo episodio di violenza, avvenuto alcune ore dopo la partita, in territorio di Rivera. In questo caso le indagini hanno permesso di individuare e arrestare, in tre momenti distinti, 19 persone coinvolte a titolo diverso nei fatti.
Infine, lo scorso anno sono stati registrati un totale di 380 infortuni (un dato in linea con gli scorsi anni), per i quali l’intervento della Polizia giudiziaria è stato necessario in una ventina di casi. Le principali casistiche si riscontrano nei settori edilizio/industriale, domestico e montano. Si evidenzia che la maggior parte di questi infortuni è da ricondurre al mancato rispetto delle norme di sicurezza, all’uso di un equipaggiamento non conforme o alla disattenzione.

Maltempo e incidenti, ‘un anno impegnativo’

Maltempo e incidenti, ‘un anno impegnativo’

Tracciato il bilancio del 2024. L’impegno in Vallemaggia ha richiesto uno sforzo extra. I morti sulle strade saliti di 11 unità in un anno, ‘l’età è un fattore’

Allerte meteo e alluvioni, su tutte quella che ha colpito la Vallemaggia lo scorso giugno, hanno richiesto un impegno straordinario alla Polizia cantonale. Un impegno durato mesi: dal funesto 29 giugno, data dell’alluvione, fino al 16 settembre quando è stato sciolto lo Stato maggiore regionale di condotta coordinato nella fase acuta proprio dalla Polizia cantonale. Sforzi che si sono andati ad aggiungere alle attività ordinarie del Corpo e all’alto numero di incidenti stradali con esito mortale registrati lo scorso anno. Insomma, il 2024 è stato «impegnativo per la Polizia cantonale ticinese», hanno affermato ieri mattina il suo comandante Matteo Cocchi e il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi durante la conferenza stampa di bilancio. Già, perché nonostante il Ticino sia un cantone sicuro, anche in confronto al resto della Svizzera, le sollecitazioni non sono mancate. Lo scorso anno le chiamate giunte alla centrale comune di allarme sono state circa 246mila. Oltre 16mila in più rispetto all’anno precedente. Questo nonostante furti (-10%) e interventi in ambito domestico e familiare (-5%) siano diminuiti. «Rispetto alla pandemia il numero di furti è più alto, ma questo è dovuto alla minore mobilità delle persone in quel periodo», ha spiegato Gobbi. «Lo scorso anno, invece, c’è stato un intenso flusso migratorio che ha causato un aumento». Il confronto rispetto agli altri anni è in ogni caso positivo. Rispetto al 2012 i furti con scasso, anche quelli nelle abitazioni, si sono sostanzialmente dimezzati. «Le notizie dei ladri che entrano in casa hanno un impatto importante sulla percezione della sicurezza nella popolazione. Ecco perché è importante curare questo settore». Ha precisato Gobbi: «Una parte importante di questi criminali è itinerante, arriva dal Nord Italia e dall’Est Europa. La collaborazione con le autorità a livello internazionale è quindi fondamentale. In ogni caso – ha dichiarato il direttore del Di – nella stragrande maggioranza dei casi si è potuto risalire all’autore dei furti nelle abitazioni». Capitolo disagi in famiglia: i numeri sono in lieve diminuzione rispetto al 2023 e il trend degli ultimi anni è positivo. «Questo non significa che il fenomeno sia scomparso, ma che è sotto controllo».

Un pacchetto di proposte per aggiornarsi sulla guida
Registra invece un deciso salto in avanti il numero di incidenti stradali con esito mortale. Dai 7 incidenti che hanno causato 8 decessi nel 2023 si è passati ai 18 incidenti con 19 morti dell’anno scorso. Un aumento non di poco conto. «La media d’età dei protagonisti è di 60 anni e in quattro circostanze la causa è stata probabilmente un malore». Il coinvolgimento di anziani in incidenti stradali non è un fenomeno nuovo, se ne parla dagli anni 90 quando la media d’età dei deceduti era di 46 anni. «Con il passare degli anni le regole della circolazione stradale cambiano e cambiano pure la percezione e la condizione fisica. Bisogna quindi aggiornarsi per poter continuare a guidare in sicurezza». Il progetto “Strade sicure”, in collaborazione con vari attori del settore, ha quindi realizzato un pacchetto di offerte destinato in particolare a chi ha più di 70 anni.

Messaggio alla politica per la scuola di polizia
Il comandante Cocchi ha invece spiegato come i reati informatici siano in aumento con un +7% rispetto allo scorso anno. «Non è un fenomeno nuovo, si tratta di un trend che registriamo ormai da tempo». A fare regolarmente notizia sono anche gli arresti legati al fenomeno delle telefonate shock ai danni di persone anziane. «La Polizia cantonale ha dimostrato di essere all’avanguardia a livello internazionale per quanto riguarda questo fenomeno». Polizia cantonale che deve anche affrontare nei prossimi anni un importante ricambio generazionale. «È una sfida importante e per affrontarla al meglio servirà garantire la formazione dei giovani agenti», ha detto Cocchi. Un chiaro messaggio alla politica cantonale, che tra le misure di risparmio sul tavolo ha anche la sospensione della scuola di polizia. «Siamo fiduciosi che si possa trovare una soluzione». Cocchi, che ricopre ora anche il ruolo di presidente della Conferenza dei comandanti delle polizie cantonali svizzere, ha anche ribadito l’importanza di una base legale per uno scambio di informazioni di polizia a livello svizzero.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 26 marzo 2025 de La Regione

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«Sicurezza, siamo ben messi»

Presentanto il bilancio della Polizia cantonale: calano i furti e gli incidenti, ma aumentano i mortali – In diminuzione i casi di violenza domestica Norman Gobbi: «Il presidio del territorio funziona» – Matteo Cocchi: «I reati digitali crescono, è quindi fondamentale la collaborazione internazionale»

«Sicurezza? In Ticino, nel confronto intercantonale, siamo ben messi». Parola del direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, che ieri insieme al comandante Matteo Cocchi ha presentato il bilancio dello scorso anno della Polizia cantonale. Il 2024 è stato caratterizzato, ha spiegato Gobbi, «da un’attività intensa, che ancora una volta ha visto la Polizia cantonale dover gestire situazioni straordinarie, come l’alluvione in Vallemaggia». In relazione al numero di reati ogni mille abitanti, ha proseguito il direttore del DI, il Ticino – con 41,8 – si trova in una buona posizione rispetto agli altri cantoni. Un dato che accerta come «pur essendo un cantone di frontiera e di transito, nonché la porta sud della Confederazione, il nostro sistema di sicurezza funziona bene». E questo, ha aggiunto, vale anche per i reati violenti e i furti. «Ciò significa che il presidio del territorio funziona». Venendo ai dati, i furti lo scorso anno hanno subito una diminuzione del 10%, a quota 5.578. «Si tratta comunque di numeri superiori rispetto al periodo pre-COVID, ma in calo rispetto al 2023», ha chiarito Gobbi, spiegando che «con la ripresa economica e dei movimenti transfrontalieri anche i reati contro il patrimonio sono tornati alla ribalta». Nel dettaglio, comunque, i borseggi sono calati del 31% rispetto al 2023, i furti con scasso del 14% e quelli dei veicoli del 16%. « Prioritario», ha aggiunto Gobbi, è poi il tentativo di contrastare i furti nelle abitazioni, «sia per la gravità che per l’impatto sulle persone toccate». Ebbene, per questa sottocategoria i numeri appaiono stabili, con 699 casi, 11 in più del 2023. E stabili appaiono anche le rapine: 36 quelle dello scorso anno, 5 delle quali avvenute nelle stazioni di servizio. «La regione più interessata dal fenomeno resta il Luganese, seguita dal Mendrisiotto». In diverse occasioni, ha spiegato Gobbi, all’origine dell’intervento vi sono state liti, risse o aggressioni per diversi motivi, poi terminate in modo non premeditato con la sottrazione di beni appartenenti a uno o più dei protagonisti. In 9 casi su 10, però, si è potuto risalire ai responsabili. «Un risultato raggiunto grazie anche alla collaborazione con gli altri cantoni e con la fedpol, così come con le autorità estere, in particolare quelle italiane».

«Fenomeno sotto controllo»
Per quanto riguarda l’ambito familiare, gli interventi e le procedure sono state 982, in calo del 5% rispetto all’anno precedente. In 162 casi sono stati riscontrati reati d’ufficio che hanno richiesto l’applicazione della procedura completa di violenza domestica. Si tratta di una diminuzione del 7%. «Il fenomeno non è scomparso – ha evidenziato Gobbi – ma è sotto controllo, e le misure che lo Stato sta applicando, non solo di carattere repressivo, stanno portando benefici ». Negli anni, ha ricordato da parte sua Cocchi, è stato incrementato il lavoro di prevenzione: «Perché quando interveniamo noi è già troppo tardi». In questo senso, a svolgere un ruolo importante è anche la Polizia comunale di Lugano, a cui presto si aggiungerà anche quella di Locarno.
In calo appaiono anche i dati sul fronte degli incidenti stradali: 3.901 quelli avvenuti nel 2024, contro i 3.965 dell’anno prima. I feriti leggeri sono stati 538 e 163 quelli gravi. In netto aumento, invece, i mortali, saliti a 18 con 19 vittime (contro le 8 del 2023). «L’età media dei protagonisti degli incidenti – ha osservato il capo del DI – è attorno ai 60 anni e in 4 casi a causare l’incidente è stato un malore ». Dagli anni ’90, è aumentato il numero di anziani coinvolti negli incidenti mortali. Per questa ragione, il consigliere di Stato ha ricordato che il progetto “ Strade sicure” ha realizzato un pacchetto di offerte di aggiornamento destinato soprattutto agli over 70, «per guidare in tutta sicurezza nella terza e quarta età».

Interventi e prospettive
Nel corso del 2024, ha ribadito da parte sua il comandante Cocchi, «abbiamo rafforzato l’attività e il controllo sul territorio, intensificando le attività di prevenzione. E i risultati sono importanti ». Alla Centrale comune d’allarme (CECAL) sono giunte 246.702 chiamate, oltre 16 mila in più rispetto al 2023. «Non abbiamo raggiunto i numeri del periodo pandemico, ma comunque stiamo tornando a un livello elevato». Inoltre, sono aumentati i controlli della manodopera estera (+1,5%), così come gli interventi per infortunio sul lavoro. In crescita pure i reati digitali, passati dai 408 del 2023 ai 435 del 2024 (+7%). In particolare, gli incrementi maggiori si registrano per l’abuso di un impianto per l’elaborazione di dati (72 nel 2023, 90 nel 2024) e le truffe (da 113 a 125). «È uno dei trend che ci occuperà molto anche nei prossimi anni, rendendo sempre più importante la collaborazione internazionale». Guardando al prossimo futuro, invece, Cocchi ha posto l’accento sul progetto ‘‘Polizia ticinese’’. «Ambisce a modernizzare l’attività di Polizia, bilanciando le esigenze di prossimità con una visione strategica e unitaria della sicurezza ». Difendendo la bontà della riforma, il comandante ha poi spiegato che «tutta una serie di attività potrebbero essere meglio coordinate, evitando così i doppioni». Si tratta, insomma, «di definire meglio i compiti e chiarire le competenze tra la Cantonale e le Comunali». La variante della Polizia unica, ha tenuto a chiarire, «non è stata archiviata, e se dovesse tornare alla ribalta a livello politico saremo pronti ». Infine, di «vitale importanza » secondo Cocchi è lo scambio di informazioni di Polizia: «L’attuale assetto, invece, non ci permette però di essere efficaci. Lo scambio di informazioni tra i cantoni non è così semplice come invece avviene in altri Paesi».

Tagli e Scuola di Polizia, non è ancora detta l’ultima parola
L’appello del comandante della Cantonale: «Fondamentale garantire una continuità» – Il direttore del DI: «Potremmo ridurre il numero di aspiranti ammessi» Non è ancora detta l’ultima parola sulla Scuola di Polizia del 2026, che secondo i piani iniziali del Consiglio di Stato era destinata a saltare quale misura di risparmio. Già, perché il Governo, viste anche le sollecitazioni arrivate da più parti, potrebbe fare un parziale dietrofront. Del tema è tornato a parlare ieri il comandante Matteo Cocchi durante la presentazione del bilancio dello scorso anno della Polizia cantonale. «Ogni anno – ha spiegato – perdiamo in media 35 unità ». Di conseguenza, «la Polizia dovrà poter garantire anche in futuro una regolare formazione». In questo contesto, «l’unico elemento che ci permette di garantire un minimo di continuità nella formazione è la scuola di Polizia». La decisione spetta al Consiglio di Stato, ma «siamo fiduciosi che riusciremo a raggiungere l’obiettivo».
«Da parte nostra – ha precisato Cocchi al Corriere del Ticino al termine della conferenza stampa – abbiamo provveduto a mettere sul tavolo le nostre prerogative. Da noi per varie ragioni – dimissioni e pensionamenti – ogni anno escono una trentina di unità. Se non si fa nulla, il rischio è che tra cinque o sei anni si venga a creare un buco». Già all’inizio degli anni Duemila, ha ricordato, venne sospesa la formazione. «E questo non portò a buonissimi risultati». Non solo. «La Scuola di Polizia non forma solo gli agenti della Cantonale – ha tenuto a chiarire – ma tutti gli agenti di lingua italiana. Da parte degli altri partner è stata quindi avanzata una richiesta al Consiglio di Stato, affinché la formazione venga mantenuta anche per il prossimo anno». Insomma, l’appello è chiaro: salvare la Scuola di Polizia. Ora, come detto, la decisione finale spetterà all’Esecutivo. «Visto che abbiamo ricevuto anche una richiesta da parte degli altri partner che beneficiano del centro di formazione, come Dipartimento delle istituzioni abbiamo elaborato un’analisi sull’evoluzione degli effettivi », ci ha confermato il consigliere di Stato Norman Gobbi. Dall’analisi è emerso che «anche facendo una scuola con un numero ridotto di aspiranti agenti, la Polizia cantonale diminuirà comunque i suoi effettivi nei prossimi anni. E questo rientra nell’ottica di una riduzione». E quindi di un contenimento dei costi. «D’altro canto, non possiamo scendere al di sotto di una certa soglia, perché registriamo diverse partenze regolari per pensionamenti e verso altri Corpi (come le Comunali, ma anche le Guardie di confine) e verso enti privati come le assicurazioni nell’ambito della lotta alle frodi assicurative».
L’idea, dunque, è di tentare di mantenere la Scuola di Polizia, magari a ranghi ridotti. Del resto, anche per il 2025 il Consiglio di Stato in sede di preventivo aveva deciso di ridurre da 20 a 15 il numero di aspiranti agenti ammessi alla formazione. «Cerchiamo di andare in questa direzione», ha concluso Gobbi, spiegando che una decisione del Consiglio di Stato è attesa nelle prossime settimane.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 26 marzo 2025 del Corriere del Ticino

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Anche in Ticino aumentano truffe e reati digitali
Presentato il bilancio 2024 della polizia cantonale: meno violenze domestiche (162, -7%), crescono gli incidenti mortali (19 vittime), furti in calo e rapine stabili (36)

Il 2024 sarà ricordato soprattutto per le alluvioni e per le numerose allerte per il maltempo, che hanno richiesto una serie di compiti straordinari e prolungati anche alla polizia cantonale ticinese. Questa la premessa al bilancio dell’attività dello scorso anno del Corpo, bilancio presentato martedì dal consigliere di Stato Norman Gobbi e dal comandante della polizia cantonale Matteo Cocchi. In particolare, riferendosi alla tragedia che ha colpito la Vallemaggia, Cocchi ha sottolineato che l’evento ha richiesto grande impegno dal 29 giugno al 16 settembre: con i vari partner, l’Esercito e la popolazione, sono stati assicurati i primi soccorsi, il ripristino di un accettabile livello di normalità e sono state ritrovate prive di vita 7 delle 8 persone date per scomparse (nonostante gli sforzi, all’appello manca ancora un giovane). Tra i principali dati emersi dal bilancio vi sono l’aumento delle chiamate alla polizia (246’702), una diminuzione delle violenze domestiche (162, -7%), la crescita degli incidenti mortali (19 vittime), i furti in calo (le rapine presentano numeri sostanzialmente stabili (36), un aumento delle truffe e dei reati digitali (435, +7%).

Aumentano le chiamate alla polizia
Le chiamate alla Centrale comune d’allarme (CECAL) della polizia cantonale sono aumentate nel 2024 (246’702 rispetto alle 230’343 del 2023). Di queste 12’417 per il 118 (11’577 nel 2023).

Diminuiscono le violenze domestiche (162, -7%)
In calo gli interventi e le procedure in ambito familiare registrate nel 2024 (982, quindi in diminuzione del 5% rispetto al 2023). In 162 casi sono stati riscontrati reati d’ufficio che hanno richiesto la procedura completa di violenza domestica (in diminuzione del 7% rispetto al 2023, che già aveva registrato un calo significativo di questi ultimi casi).

Crescono gli incidenti mortali (19 vittime)
Lieve diminuzione del numero di incidenti (3’901 rispetto ai 3’965 del 2023). Nei 581 casi con danni alle persone si contano 538 feriti leggeri e 163 feriti gravi. Gli incidenti mortali sono saliti a 18 con 19 vittime (di cui 3 pedoni, 2 motociclisti, 1 ciclista) mentre erano stati 7, con 8 decessi, nel 2023.
L’età media delle persone decedute negli incidenti è di 60 anni. In 4 casi l’origine del sinistro, e probabile causa delle morte, è derivata da un malore. Il crescente coinvolgimento di anziani negli incidenti mortali è in atto da fine anni Novanta, quando l’età media era di 46 anni (37 considerando i soli conducenti). In questo ambito il progetto “Strade sicure” – ricorda la polizia – propone aggiornamenti ad hoc destinati proprio alla terza e quarta età.

Furti in calo, sostanzialmente stabili le rapine (36)
I furti sono in calo del 10%. Rispetto al 2023 sono diminuiti i borseggi (-31%), i furti con scasso (-14%) e quelli dai veicoli (-16%). I furti con scasso nelle abitazioni hanno raggiunto quota 699 (con un aumento di 11 casi rispetto al 2023). Sono state 36 le rapine registrate (di cui un tentativo e 3 atti preparatori punibili), mentre nel 2023 ne erano state compiute 34. In diverse occasioni prima della rapina vi sono state liti, risse o aggressioni. Nell’89% degli episodi si è potuto risalire ai responsabili che sono stati arrestati o sono stati oggetto di ordini di arresto nazionali e/o internazionali, anche grazie alla collaborazione con gli altri Cantoni e con fedpol, come pure con le autorità estere, in particolare italiane.

Aumentano truffe e reati digitali (435, +7%)
I reati digitali hanno fatto registrare un aumento, dai 408 del 2023 ai 435 del 2024 (+7%). Gli incrementi maggiori si registrano per l’abuso di impianti per l’elaborazione di dati (72 nel 2023, 90 nel 2024) e le truffe (da 113 a 125). La quota maggiore appartiene alla categoria della cibercriminalità economica, legata in particolare ai casi di phishing, ai reati di abuso di sistemi di pagamento online o all’abuso d’identità per compiere frodi.
Il comandante Cocchi ha poi sottolineato la collaborazione a tutti i livelli, che ha portato, ad esempio, agli arresti in Polonia legati alle truffe agli anziani “chiamate shock”. E parlando anche in veste di presidente della Conferenza dei comandanti e delle comandanti delle polizie cantonali svizzere (CCPCS), ha evidenziato che la Confederazione deve assolutamente allinearsi, attraverso il legislatore, alle esigenze moderne di contrasto della criminalità, che non conosce confini.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Anche-in-Ticino-aumentano-truffe-e-reati-digitali–2698937.html

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«Che annata impegnativa». Ogni giorno alla centrale 675 chiamate
Il 2024 della polizia cantonale: meno furti e violenza in casa. Più reati digitali. Stabili le rapine. Impegnativa l’alluvione in Vallemaggia

Quello appena trascorso è stato un anno «impegnativo» per la polizia cantonale. A certificare quest’affermazione – ribadita sia dal Comandante Matteo Cocchi sia dal Direttore del Dipartimento delle Istituzioni (DI) Norman Gobbi durante la tradizionale conferenza stampa di bilancio delle attività – sono state le chiamate indirizzate alla Centrale comune d’allarme (CECAL) salite a 246’702, ovvero quasi 675 al giorno.

Il peso dell’alluvione – Sul bilancio degli interventi ha ovviamente pesato il maltempo in Vallemaggia e, più in generale, le numerose allerte meteo vissute in quello che è stato il terzo anno più caldo dall’inizio delle misurazioni nel 1864. «La tragedia che ha colpito la Vallemaggia ha richiesto un notevole impegno», ha sottolineato Cocchi, ricordando quanto realizzato in quei difficili momenti: dai primi soccorsi, al ripristino dei danni, fino al ritrovamento dei corpi senza vita di sette delle otto persone date per scomparse durante l’alluvione.

Calano i furti – Rispetto al 2023 c’è stata invece una diminuzione dei furti, scesi del 10%. Restano invece stabili – a quota 699 – i furti con scasso nelle abitazioni. «Combattere questo genere di reati resta una delle nostre priorità», precisa Gobbi. «Soprattutto per l’impatto che hanno nella sfera personale e nella vita privata delle persone».

Rapine «non premeditate» – Anche nel capitolo rapine vi è una sostanziale stabilità (36 infrazioni contro le 34 del 2023). Ma a cambiare sono le modalità. Spesso, infatti, le rapine non erano premeditate. «In diverse occasioni – precisa Gobbi -all’origine dell’intervento vi sono state liti, risse o aggressioni che per diversi motivi sono poi sfociate con la sottrazione di beni appartenenti a uno o più dei protagonisti».

Parola chiave: «Prevenzione» – In leggero calo anche gli interventi in ambito familiare che nel 2024 sono stati 982. «Possiamo definire questo fenomeno sotto controllo. Con riduzioni piccole ma costanti di anno in anno», sottolinea Gobbi, ricordando l’importanza della prevenzione in questo ambito. Prevenzione che è «fondamentale» anche per quel che concerne gli infortuni sul lavoro, che lo scorso anno sono pure aumentati.

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1824855/che-annata-impegnativa-ogni-giorno-alla-centrale-675-chiamate

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Incidenti mortali in aumento, Gobbi: “riflettere sui controlli ai conducenti”
Secondo il direttore del Dipartimento delle istituzioni, diversi sinistri non sono dovuti a disattenzioni, bensì a malori. “Occorre valutare lo stato fisico generale degli automobilisti”.

Una lieve diminuzione del numero di incidenti (3’901 nel 2024 rispetto ai 3’965 del 2023), ma un aumento di quelli mortali, passati da 7 a 18. Sono alcune delle cifre diffuse oggi relative al bilancio delle attività della Polizia cantonale lo scorso anno. Ma l’incremento degli incidenti mortali è da ricondurre all’età media della società? Secondo il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi si tratta di un fenomeno che non tocca solo il Ticino, ma riguarda tutta la Svizzera. “Con l’invecchiamento della popolazione abbiamo conducenti della terza e anche della quarta età. Ci sono diversi sinistri che non sono dovuti a disattenzioni, bensì a malori dei conducenti”, afferma Gobbi ai microfoni di Ticinonews. “Queste situazioni devono farci riflettere nell’ambito dei controlli e delle verifiche mediche a cui vanno sottoposti i conducenti dal punto di vista dell’attenzione: non solo sulla prontezza nella reazione, ma anche sullo stato fisico in generale, perché un malore alla guida può avere un impatto molto più grave su terzi che sulla stessa persona”.

“Elevato standard di sicurezza pubblica in Ticino”
Passando a un’altra delle voci del bilancio, ovvero il numero di reati, “dopo la fase Covid, in cui il dato era fortemente diminuito perché ci si spostava meno e anche i movimenti transfrontalieri erano inferiori rispetto a quelli attuali, si è sostanzialmente tornati agli anni pre-pandemici, dal 2017 al 2019”, prosegue Gobbi. Secondo il direttore del DI, è importante rilevare che pur essendo un cantone di frontiera “il Ticino garantisce – a differenza di altri – un elevato standard di sicurezza pubblica”. Se si prendono in considerazione le cifre sui reati violenti, infatti, “siamo ampiamente sotto la media nazionale. C’è quindi un buon presidio del territorio, che porta ad avere una minor incidenza di questi crimini”.

I prossimi passi
Guardando al futuro, dal punto di vista organizzativo e strutturale il rapporto sulla polizia ticinese permetterà di chiarire la divisione dei compiti tra polizia cantonale e comunali. L’obiettivo “è di continuare a garantire questo elevato standard di sicurezza pubblica, ma anche gestire e impiegare le risorse per essere più efficienti”, conclude Gobbi.

Un 2024 impegnativo per la Polizia cantonale

Un 2024 impegnativo per la Polizia cantonale

Comunicato stampa

Il 2024 sarà ricordato per le alluvioni nonché quale terzo anno più caldo in Svizzera dall’inizio delle misurazioni nel 1864, con numerose allerte per maltempo. In pochi giorni più cantoni e regioni, tra cui la Vallemaggia, l’Oberland bernese, il Vallese e la Mesolcina sono stati duramente colpiti. L’evento verificatosi in Ticino ha richiesto una serie di compiti straordinari prolungati alla Polizia cantonale. Incarichi impegnativi che sono stati portati a termine con successo e abnegazione. Il bilancio dell’attività dello scorso anno del Corpo è stato presentato oggi a Bellinzona, nel corso di una conferenza stampa, dal Consigliere di Stato Norman Gobbi e dal Comandante Matteo Cocchi. 

Lo scorso anno ha registrato in cifre assolute un aumento delle chiamate in entrata giunte alla Centrale comune d’allarme (CECAL) della Polizia cantonale. Sono state infatti 246’702 rispetto alle 230’343 del 2023. Di queste 12’417 per il 118 (11’577 nel 2023). Il 2024 ha registrato 982 interventi e procedure in ambito familiare (-5% rispetto al 2023). In 162 casi sono stati riscontrati reati d’ufficio che hanno richiesto di applicare la procedura completa di violenza domestica. Si tratta di una diminuzione del 7% rispetto al 2023, che già aveva registrato un calo significativo di questi ultimi casi. Si registra una lieve diminuzione del numero di incidenti: 3’901 rispetto ai 3’965 del 2023. Nei 581 casi con danni alle persone si contano 538 feriti leggeri e 163 feriti gravi. I mortali (7 con 8 decessi nel 2023) sono saliti a 18 con 19 vittime (di cui 3 pedoni, 2 motociclisti, 1 ciclista).

Per quanto riguarda i fenomeni criminali, a livello di furti si registra una diminuzione del 10%. Rispetto al 2023 sono diminuiti i borseggi (-31%), i furti con scasso (-14%) e quelli dai veicoli (-16%). Fra le sottocategorie particolari, i furti con scasso nelle abitazioni sono stabili e hanno raggiunto quota 699 con un aumento di 11 casi rispetto al 2023. Al capitolo rapine, le 36 infrazioni registrate (di cui un tentativo e 3 atti preparatori punibili), fanno stato di una sostanziale stabilità (34 nel 2023). Si evidenzia come in diverse occasioni all’origine dell’intervento vi sono state liti, risse o aggressioni per diversi motivi, poi terminate in modo non premeditato con la sottrazione di beni appartenenti a uno o più dei protagonisti. Nell’89% degli episodi, con un buon tasso di risoluzione, si è potuto risalire ai responsabili, effettuando arresti o emanando ordini di arresto nazionali e/o internazionali. Questo risultato è stato raggiunto anche grazie alla collaborazione con gli altri Cantoni e con fedpol, come pure con le autorità estere, in particolare italiane.

In relazione ai reati digitali si registra un aumento degli stessi, passati dai 408 del 2023 ai 435 del 2024 (+7%). In particolare gli incrementi maggiori si registrano per l’abuso di un impianto per l’elaborazione di dati (72 nel 2023, 90 nel 2024) e le truffe (da 113 a 125). La quota maggiore appartiene alla categoria della cibercriminalità economica legata in particolare ai casi di phishing, ai reati di abuso di sistemi di pagamento online o all’abuso d’identità di terzi per scopi fraudolenti.

Nel corso della conferenza stampa il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi si è in particolare soffermato sul sensibile incremento degli incidenti mortali. L’età media dei protagonisti in quest’ambito è di 60 anni. In 4 casi l’origine del sinistro, e probabile causa delle morte, è derivante da un malore. Il crescente coinvolgimento di anziani negli incidenti mortali è un fenomeno in atto da fine anni ’90, quando l’età media era di 46 anni (37 considerando i soli conducenti). In questo ambito il progetto “Strade sicure” del Dipartimento delle istituzioni, con la collaborazione di TCS, ACS, Polizia cantonale, Associazione Svizzera Maestri conducenti (ASMCTI), iQ Center SA, ha realizzato un pacchetto di offerte di aggiornamento a 360 gradi, destinato in particolare a chi ha raggiunto e superato i 70 anni, per guidare in tutta sicurezza nella terza e quarta età. Questo poiché con il passare degli anni le regole della circolazione stradale cambiano costantemente così come cambia la percezione e la condizione fisica. Per continuare a sentirsi a proprio agio nel traffico e per potersi spostare in serenità è dunque fondamentale rimanere aggiornati su questi mutamenti.

Da parte sua il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, riferendosi alla tragedia che ha colpito la Vallemaggia, ha sottolineato che l’evento ha richiesto grande impegno dal 29 giugno al 16 settembre. Data quest’ultima in cui è stato sciolto lo Stato Maggiore regionale di condotta (SMRC), coordinato nella fase acuta dalla Polizia cantonale. Quanto realizzato a contatto con i vari partner, l’Esercito e la popolazione, ha permesso di assicurare i primi soccorsi, il ripristino di un’accettabile livello di normalità nonché di ritrovare prive di vita 7 delle 8 persone date per scomparse. Nonostante gli sforzi, all’appello manca ancora un giovane. Ha inoltre posto l’accento sulla collaborazione a tutti i livelli, che ha portato i suoi frutti con ad esempio arresti in Polonia legati alle truffe agli anziani “chiamate shock”, e che ha permesso al Corpo di crescere. “Negli ultimi anni abbiamo costantemente dimostrato di essere un Corpo riconosciuto al di fuori dei confini cantonali e questo grazie all’impegno della nostra squadra. Risultato non scontato che dipende anche dalla chiara volontà di essere parte integrante di una rete professionale che supera il Ticino. È attraverso la sinergia e la condivisione di competenze che possiamo affrontare con successo le minacce che minano la sicurezza grazie al coordinamento operativo e al costante scambio di informazioni a livello internazionale, federale e cantonale” ha sottolineato il Comandante. Proprio in quest’ultimo ambito, parlando anche in veste di Presidente della Conferenza dei comandanti e delle comandanti delle polizie cantonali svizzere (CCPCS), ha evidenziato che la Svizzera deve assolutamente allinearsi, tramite l’adeguamento dell’assetto legale da parte del legislatore, alle esigenze moderne di contrasto della criminalità, che non conosce confini e problemi finanziari. 

La sicurezza è un investimento

La sicurezza è un investimento

Intervista a Matteo Cocchi, neopresidente della CCPCS

Nel corso dell’assemblea annuale della Conferenza dei comandanti delle polizie cantonali svizzere (CCPCS), Matteo Cocchi (Comandante della Polizia cantonale ticinese) è stato nominato  presidente, in sostituzione di Mark Burkhard, Comandante della Polizia cantonale di Basilea Campagna. Una posizione di prestigio, che per la seconda volta è occupata da un comandante ticinese. Il primo è stato il Comandante Giorgio Lepri dal 1966 al 1969. Nell’intervista al police, spiega i suoi piani futuri.

Matteo Cocchi all’interno della CCPCS ha già svolto diversi incarichi di prestigio. Dal 2013 ha occupato la posizione di vicepresidente, ed è stato responsabile per l’ambito «polizia di sicurezza» (vedi nota 1) in seno al comitato. Dal 2013 al 2024 ha rappresentato la Confederazione nella rete europea ATLAS (vedi nota 2) e ha diretto i corsi dedicati ad agenti dei gruppi speciali in ambito ISP (Istituto Svizzero di Polizia).
Presidente Matteo Cocchi, lei assume la carica in un periodo storico molto complesso e si può dire anche delicato. Ad esempio, è ritornata negli ultimi tempi la minaccia rappresentata da terroristi che eseguono attacchi isolati. I flussi migratori di persone che provengono da zone di conflitto e povertà, costituiscono anch’essi fonte di molte preoccupazioni, in particolare laddove non vi è integrazione, oppure dove i migranti e loro connazionali di seconda generazione (fortunatamente la Svizzera al momento sembra non conoscere il fenomeno) si uniscono formando bande criminali che delinquono con molta disinvoltura, attaccando molto spesso anche le forze di polizia che intervengono per cercare di ristabilire l’ordine o assicurare delinquenti alla giustizia. A tutto questo e molto altro, si aggiungono le attività delle organizzazioni criminali, che da molti anni ormai non conoscono confini e che colpiscono anche la Svizzera, soprattutto nel traffico di sostanze stupefacenti, nel riciclaggio di denaro, ma anche come base logistica dalla quale operare nel resto del mondo in modo «indisturbato ». Seppur vero che la lotta contro le organizzazioni criminali ricade nelle competenze delle autorità federali di perseguimento penale, i cantoni in questo ambito svolgono comunque un ruolo fondamentale e sono per questo sollecitati.
In questo contesto così complesso, nel quale molte polizie svizzere sono anche confrontate con sovraccarico di lavoro e carenza di personale, la Svizzera è chiamata a gestire tutto quanto accade all’interno dei propri confini, tenendo però conto di un contesto internazionale molto dinamico, che ogni giorno potrebbe generare problemi alla sicurezza interna.

Presidente Matteo Cocchi, iniziamo chiedendole come si sente in questo prestigioso ruolo in seno alla CCPCS, che è sicuramente motivo d’orgoglio per il corpo della polizia e tutti noi ticinesi.
È un onore assumere la presidenza della CCPCS e una responsabilità che ho accolto con determinazione. Il mio obiettivo sarà quello di rappresentare al meglio tutte le polizie cantonali svizzere, garantendo che il loro lavoro venga valorizzato e supportato in maniera adeguata. Il contesto attuale pone sfide importanti, ma sono convinto che grazie alla collaborazione tra i vari corpi di polizia e al costante impegno di tutti, riusciremo ad affrontarle con efficacia. In questo contesto collaborazione e condivisione di esperienze sono le basi per poter continuare sulla via tracciata negli ultimi anni.

Questa sua nuova funzione comporterà certamente molti oneri, sia dal punto di vista del suo impegno in tempo, ma anche nell’obiettivo di dare risposte concrete ai principali scopi che persegue la CCPCS. Come si è organizzato o si organizzerà tra la funzione di Comandante della polizia ticinese e Presidente della CCPCS?
La presidenza della CCPCS è un incarico di coordinamento e rappresentanza che si affianca alla mia funzione di Comandante della Polizia cantonale. In realtà, questo avviene seguendo il solco di quanto avvenuto sino ad ora, in rapporto agli incarichi che ricoprivo sino allo scorso anno e che mi hanno impegnato anche fuori dai confini cantonali.

Tra gli obiettivi principali della CCPCS vi sono: l’incoraggiamento di scambi, opinioni ed esperienze e la collaborazione tra corpi di polizia svizzeri, l’individuazione di un’unità di dottrina unica e strategie comuni, la formazione di base e continua adeguate alle esigenze e lo sfruttamento di sinergie in tutti gli ambiti di polizia. Partendo da questi obiettivi di base, in quale di questi settori ritiene bisogna investire maggiori risorse e quali sono le sue priorità?
Tutti questi settori sono fondamentali, ma ritengo che la formazione e la collaborazione tra i corpi di polizia siano aspetti prioritari. Le sfide della sicurezza odierna sono sempre più complesse e richiedono un coordinamento efficace tra i diversi attori coinvolti, a fronte della grande mobilità con cui opera la criminalità. Inoltre, investire nella formazione significa dotare i nostri agenti degli strumenti e delle competenze necessarie per affrontare le minacce attuali e future con professionalità ed efficacia. Obiettivo raggiunto con il progetto di armonizzazione della formazione di base della durata di due anni, ora realtà consolidata e riconosciuta. La prossima sfida sarà rappresentata dall’implementazione di un concetto armonizzato circa la formazione dei quadri a più livelli. Progetto che vede l’ISP collaborare attivamente con la CCPCS.

Uno dei temi assolutamente prioritario, di cui si parla da anni, che fatica a decollare anche a causa del federalismo svizzero, ma anche a seguito dei freni sul tema della protezione dei dati, è quello di disporre di una banca dati unica svizzera, accessibile a tutti gli agenti di polizia, in grado di fornire tutte le informazioni raccolte nei confronti delle persone che per qualsiasi motivo hanno interessato le forze di polizia svizzere. Come si pone lei davanti a questo annoso tema e intende in qualche modo accelerare questa imprescindibile necessità?
Per risolvere la problematica dello scambio di informazioni di polizia è necessario lavorare su due livelli distinti: quello tecnico-informatico e quello legislativo. Se per il primo i progetti sono già inizializzati e procedono nella giusta direzione, diverso è il discorso per il secondo, che dipende dai tempi tecnici delle decisioni politiche e di quelle dei tribunali. Infatti per quanto riguarda il quadro giuridico vi sono tre «varianti parallele» che si potranno percorrere: quella federale con la creazione di una base legale adeguata, quella intercantonale attraverso la creazione di un concordato specifico, quella cantonale con l’adeguamento delle basi legali all’interno delle leggi cantonali di polizia.

Ad ogni livello delle politiche federali e cantonali si sente parlare con una certa insistenza di misure di contenimento delle spese, che di certo non risparmiano nemmeno il settore della sicurezza e in particolare della polizia. Infatti, il Consiglio federale ha deciso di sgravare le finanze federali di 180–200 milioni di franchi nel periodo 2026–2028, 100 milioni dei quali nell’ambito delle assunzioni di personale. Anche la politica ticinese si è mossa in questa direzione, da un lato con importanti misure di risparmio che toccano anche il personale e dall’altro con l’iniziativa popolare interpartitica, che chiede di limitare il personale statale all’1,3 % della popolazione. Come giudica questa politica in ottica di sicurezza e cosa vorrebbe dire agli organi politici federali e cantonali, rispetto a tagli sul personale di polizia?
La sicurezza è un investimento e non un costo. È chiaro che l’equilibrio finanziario sia una priorità per le autorità politiche, ma è altrettanto essenziale garantire alle forze di polizia le risorse necessarie per operare efficacemente e per poter far fronte ai nuovi compiti derivanti anche dalla rapida evoluzione della società e di riflesso anche della criminalità. Tagliare indiscriminatamente i fondi alla sicurezza potrebbe avere conseguenze negative nel lungo periodo. È importante trovare un giusto compromesso tra sostenibilità finanziaria e garanzia della sicurezza pubblica, assicurando il corretto ricambio generazionale e la continuità nel personale a disposizione.

Una delle strategie per ovviare in qualche modo al problema della scarsità di risorse, in particolare nel settore delle indagini di una certa complessità, potrebbe essere quella di unire le forze tra confederazione e cantoni, laddove le indagini perseguono interessi comuni. Fondamentalmente, come avviene in alcuni casi attualmente in corso, inquirenti federali e cantonali lavorano nelle medesime indagini, le quali perseguono lo scopo di smantellare organizzazioni criminali che a cascata generano problemi anche sui territori dei cantoni e dei comuni. Come vede lei questo approccio e ritiene che sia giusto unire le forze allo scopo di colpire il crimine nel punto più alto della loro gerarchia, piuttosto che continuare a concentrare tutte le forze di polizia cantonale o comunale su «reati di strada»?
La collaborazione tra Confederazione e cantoni è già una realtà consolidata da diversi anni. Lo dimostrano differenti inchieste e i costanti impieghi intercantonali a supporto della sicurezza nei quali la polizia cantonale si è sempre impegnata. Le organizzazioni criminali operano senza confini e la risposta delle autorità deve essere altrettanto coordinata. Lavorare insieme su indagini di grande portata permette quindi di sfruttare al meglio le competenze e le risorse disponibili, aumentando l’efficacia della lotta alla criminalità. È importante che questo venga fatto all’interno delle rispettive competenze e negli anni, la polizia cantonale si è fatta più volte promotrice anche al di fuori dei propri confini.

In una recente intervista, sia il Procuratore generale della Confederazione Stefano Blättler, sia la direttrice di Fedpol uscente Nicoletta della Valle, hanno lanciato l’allarme riguardo alla crescente pericolosità e numero di procedimenti penali in ambito di terrorismo e nelle attività delle organizzazioni criminali, le quali, nei paesi vicini, stanno diventando sempre più violente. In questo senso è stato chiaramente detto che il Ministero pubblico della Confederazione e la Polizia federale sono sottodotati e necessitano di conseguenza ulteriori mezzi e personale. Come si pone la CCPCS di fronte a questo allarme?
Queste sono valutazione interne a Ministero pubblico della Confederazione e Fedpol. Dal canto suo la CCPCS continuerà a collaborare strettamente con le autorità federali, nel suo campo di competenza, al fine di garantire una risposta adeguata alle nuove minacce.

Lo scorso 5 gennaio 2025 al confine tra Italia e Ticino, a Chiasso, è stato arrestato un cittadino del Togo, presunto assassino per i fatti avvenuti a Bergamo il 3 gennaio, in cui è stato ucciso un immigrato originario del Gambia. Questo avvenimento ben dimostra i pericoli che corre il Ticino e la Svizzera, anche dal punto di vista della facilità con cui i criminali si spostano da un Paese all’altro. In questo caso i controlli hanno funzionato e il presunto assassino è stato assicurato alla giustizia. Dal suo osservatorio, l’attuale organizzazione della sicurezza interna e dei confini, permette d’intercettare queste minacce con una certa sicurezza e regolarità?
L’arresto di Chiasso dimostra l’efficacia della cooperazione internazionale e dell’operato delle forze di polizia. È però importante ricordare che il rischio zero non esiste. La lotta alla criminalità transfrontaliera richiede un monitoraggio costante e un continuo scambio di informazioni con i partner internazionali, in particolare in un cantone transfrontaliero come il Ticino. 

Nel corso degli ultimi anni la politica svizzera ha deciso d’organizzare sul suolo nazionale eventi di portata internazionale che impattano pesantemente sul settore della sicurezza interna. Mi riferisco in particolare all’Ukraine Recovery Conference tenutasi nel luglio 2022 a Lugano, ma anche alla Conferenza per la pace in Ucraina organizzata nel Canton Nidvaldo nel giugno 2024. A queste si aggiunge il WEF di Davos che richiede sempre più personale di polizia e dell’esercito. Dal suo punto di vista, la politica da sufficienti mezzi alle forze di polizia e dell’esercito per far fronte a questi eventi eccezionali o potrebbe in qualche modo fare di più? 
La gestione di eventi straordinari e di richiamo internazionali richiede un impegno accresciuto da parte delle forze di sicurezza. Il sistema rodato degli impieghi IKAPOL ha dimostrato la sua efficacia, proprio perché permette di dare delle puntuali risposte per quanto riguarda l’impiego di forze da mettere in campo quando necessario.

Alla luce della continua evoluzione del quadro della sicurezza interna, influenzato sempre di più da scelte politiche (vedi ad esempio l’organizzazione di eventi di portata internazionale) e da quanto accade nei paesi a noi vicini, ritiene che il sistema di polizia svizzero, così come è organizzato, risponda ancora alle esigenze di sicurezza interna e sia sufficientemente dinamico per adattarsi ai crescenti bisogni e alle nuove forme di criminalità nazionale e internazionale?
Il sistema di polizia svizzero ha dimostrato di essere solido e affidabile, ma deve continuare ad adattarsi alle nuove minacce. L’evoluzione della criminalità richiede una maggiore flessibilità operativa e un rafforzamento della collaborazione tra i vari attori della sicurezza.

Avendo l’occasione di raggiungere tutti i soci FSFP, come pure diversi lettori del mondo politico e della sicurezza, quale messaggio si sente di trasmettere loro, anche rispetto alle diverse questioni sollevate in questa intervista, che certamente sono per loro fonti di preoccupazioni?
Impegnarsi a favore della sicurezza da un punto di vista professionale richiede impegno e dedizione. Anche se la situazione per il prossimo futuro non è delle più rosee sono sicuro che chi decide di intraprendere questa carriera lo fa con il giusto spirito di sacrificio ed è consapevole delle difficoltà ad essa legata. Colgo quindi l’occasione per ringraziare le donne e gli uomini che in Svizzera si impegnano a favore della sicurezza che, all’estero, in molti ci invidiano.

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1 Tra i compiti della polizia di sicurezza rientrano numerose attività di polizia volte a individuare e contrastare pericoli concreti per la sicurezza e l’ordine pubblico nonché a porre rimedio ai disordini. Nello svolgimento di questi compiti, la polizia presta assistenza alle persone la cui vita o integrità fisica è minacciata, adotta misure immediate in caso di eventi straordinari, provvede alla tutela della sicurezza negli spazi pubblici, nella circolazione stradale e sui corsi d’acqua e corpi idrici pubblici. Infine, la polizia può svolgere attività di prevenzione nelle attuali aree di polizia, con l’obiettivo di aumentare la sicurezza.

2 ATLAS riunisce le unità d’intervento speciali delle forze di polizia degli stati membri. È basata presso il Centro europeo antiterrorismo della centrale di Europol a Den Haag/NL. Garantisce
una risposta immediata a situazioni di crisi che riguardano la sicurezza europea, h24, ogni giorno dell’anno. Vi partecipano 31 paesi, con 38 unità d’intervento, tra cui la Svizzera.

Da Police, organo ufficiale della Federazione Svizzera dei Funzionari di Polizia FSFP