Al via la campagna «Acque sicure» per il 2019

Al via la campagna «Acque sicure» per il 2019

Comunicato stampa

È stata presentata questa mattina a Lavertezzo l’edizione 2019 del programma di prevenzione «Acque sicure», promosso dal Dipartimento delle istituzioni in collaborazione con la preposta Commissione cantonale. Tra le principali novità di quest’anno figurano la posa di nuovi cartelli per segnalare alcune zone di pericolo e un maggior coinvolgimento dei bagnanti attraverso un concorso a premi.
La campagna «Acque sicure» è stata lanciata ufficialmente oggi a Lavertezzo, durante un evento che ha visto la partecipazione del Consigliere di Stato Norman Gobbi, del Sindaco di Lavertezzo Roberto Bacciarini, del Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, del Presidente della Commissione Boris Donda e del Responsabile ad interim del progetto «Acque sicure» Benjiamin Albertalli. Con l’avvicinarsi della bella stagione, durante la quale le rive di fiumi e laghi ticinesi diventano meta prediletta di residenti e turisti, il Dipartimento delle istituzioni intende infatti – come di consueto – attirare l’attenzione dei bagnanti sulle regole che permettono di evitare comportamenti a rischio e incidenti.
Anzitutto il Direttore del DI Norman Gobbi ha ricordato che “garantire la sicurezza per persone e beni è un compito essenziale dello Stato”. Proprio in quest’ottica il Dipartimento delle istituzioni nel corso degli anni ha sviluppato un concetto di sicurezza a 360 gradi, nel quale rientrano anche le campagne di sensibilizzazione come «Acque sicure».
Il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha dapprima evidenziato l’importante lavoro effettuato dalla Polizia lacuale nel corso del 2018, con 250 interventi su tutto il territorio ticinese. Successivamente ha sottolineato l’importante collaborazione intercantonale instauratasi con la Polizia cantonale del Canton Grigioni, che vede la Lacuale intervenire pure in Mesolcina. Un assaggio dell’attività svolta da questa sezione della polizia è stato dato ai presenti durante un’esercitazione pratica nella quale gli agenti sono stati impegnati nel recupero di un manichino che simulava la caduta in acqua di una persona.
Da quest’anno la campagna di sensibilizzazione sarà ancora più mirata e si punterà a un maggior coinvolgimento dei bagnanti, anche attraverso un concorso a premi. Tra le misure previste sul territorio, saranno posati alcuni nuovi cartelli in zone ritenute a rischio per migliorare la sicurezza dei bagnanti. Tra queste figura anche la località di «Aquino» nel Comune di Lavertezzo, scenario della dimostrazione pratica odierna. Un importante passo avanti nel lavoro di sensibilizzazione, come ha sottolineato il Presidente Boris Donda, che è stato possibile grazie all’approfondita analisi svolta all’interno della Commissione «Acque sicure».
In questo senso il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha concluso ponendo l’accento sul senso di responsabilità che cittadini, Autorità comunali ed enti pubblici sono chiamati a dimostrare nei contesti acquatici: il lavoro di prevenzione, infatti, è un gioco di squadra e si ha successo quando tutti gli attori che stanno al fronte fanno la propria parte, svolgendo anche il ruolo di «sentinella» ovvero segnalando comportamenti a rischio e zone ritenute pericolose.

“La prossimità alle polcom”

“La prossimità alle polcom”

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 15 maggio 2019 de La Regione

L’Associazione delle polizie comunali: no a compiti che ci fanno perdere il contatto con i cittadini
Bossalini: strutturate ed effettivi, stiamo valutando un modello alternativo

Sì a nuovi compiti, no però a quelli che potrebbero sottrarre tempo e risorse alla missione principale delle forze dell’ordine locali, cioè la sicurezza di prossimità, che passa pure «dal contatto quotidiano con i cittadini». Ok alla formula quindici agenti più il comandante affinché una polizia comunale possa definirsi strutturata, anche se «al nostro interno stiamo valutando uno scenario che garantirebbe la copertura delle 24 ore con le ‘strutturate’ attuali», incluse quindi quelle con cinque agenti più il responsabile, il numero minimo riconosciuto dalla legge odierna. No alla possibilità per i Comuni di stipulare convenzioni con il Cantone, anziché con altre polizie comunali, poiché questo aprirebbe le porte «alla polizia unica». L’Associazione delle polizie comunali ticinesi (Apcti) prende posizione sulle proposte del Dipartimento istituzioni di modifica della LcPol, la Legge sulla collaborazione tra Polizia cantonale e comunali. Lo ha fatto ieri, con le parole del suo presidente Dimitri Bossalini, in occasione dell’assemblea tenutasi nella sede della Polcom di Chiasso. Il progetto di revisione della LcPol, normativa votata dal Gran Consiglio nel 2011, in vigore dal 2012 e implementata nel corso dei successivi tre anni, è stato messo a punto dal gruppo di lavoro ‘Polizia ticinese’ costituito dal Consiglio di Stato nel dicembre 2016. Una riforma che il Dipartimento vorrebbe sottoporre a governo e Gran Consiglio entro fine anno, come ha annunciato un paio di mesi fa. Sui prospettati cambiamenti normativi si pronuncia intanto l’Associazione delle polcom. E non a tutti dà luce verde. È d’accordo con l’assunzione da parte delle Comunali di nuovi compiti. Ma «siamo scettici», ha puntualizzato Bossalini, sull’attribuzione ai corpi locali «di competenze anche in materia di incidenti con ferimento, furti, danneggiamenti e di legge sugli stranieri». Il motivo? «Indagini» e «burocrazia» derivanti dall’adempimento di queste mansioni «ci costringerebbero a ridimensionare la nostra attività di polizia di prossimità, a diretto contatto con il cittadino». Nessuna obiezione, per citare ancora il presidente dell’Apcti, al mantenimento dei «sette poli», ovvero delle attuali regioni di polizia comunali facenti capo ad altrettanti Comuni polo (Chiasso, Mendrisio, Lugano, Locarno, Ascona, Bellinzona e Biasca). Neppure alla riduzione in un secondo momento, come ventilato dal Dipartimento istituzioni, da sette a cinque regioni di polizia, con un solo polo per il Mendrisiotto e uno solo per il Locarnese. «Sarà comunque necessario il consenso delle parti interessate», ha rilevato Bossalini, ricordando che l’associazione «già a suo tempo riteneva ottimale la soluzione a cinque». Capitolo effettivi. La proposta del Dipartimento di elevare il numero minimo di poliziotti perché una polcomunale venga considerata strutturata è condivisa parzialmente dall’Apcti: va bene l’ipotesi quindici agenti più il comandante, che però non deve essere il primo passo verso ‘strutturate’ formate da almeno venti agenti più il capo. Ad ogni modo, ha fatto sapere Bossalini, «l’associazione sta studiando un modello alternativo, che vedrebbe nelle regioni un’accresciuta collaborazione fra le attuali ‘strutturate’, comprese pertanto le Comunali con cinque agenti più il comandante, per garantire l’attività sulle ventiquattro ore». L’Apcti boccia poi le modifiche di legge che permetterebbero di dar vita a posti di polizia misti, composti di agenti della Cantonale e di agenti delle polcom, e agli enti locali di stringere convenzioni con il Cantone invece che con polizie strutturate di altri Comuni. Queste alcune delle proposte dipartimentali su cui si è soffermato il presidente dell’associazione.

Ma ieri a Chiasso c’è pure chi ha invitato l’Apcti «a guardare anche al futuro». L’invito è di Roberto Torrente, alla testa della polizia della Città di Lugano e vicepresidente della stessa associazione: «Anche occupandoci di furti semplici e di danneggiamenti creiamo un rapporto di fiducia con la popolazione». Senza dimenticare, ha osservato il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, quello che è l’obiettivo delle forze dell’ordine: «Garantire un contesto sicuro ai cittadini e alle aziende presenti sul territorio», per renderlo attrattivo.


Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 13 maggio 2019 del Corriere del Ticino

Polizie comunali: «Non toglieteci la prossimità»

Il progetto di «Polizia ticinese», promosso dal Dipartimento delle istituzioni e in fase di consultazione, ha tenuto banco all’assemblea dell’Associazione delle polizie comunali ticinesi. Quest’ultima ha preso posizione sulle 8 proposte di nuovi compiti messe sul tavolo dallo speciale gruppo di lavoro dipartimentali per allinearli con la riforma Ticino 2020. «In linea di massima quanto previsto ci soddisfa» precisa il presidente Dimitri Bossalini, confermato alla guida. Nell’ambito della revisione della legge per la collaborazione tra Polizia cantonale e comunali c’è però un aspetto su cui l’associazione intende battersi. «Siamo contrari al concetto di posti misti e vogliamo evitare d’inserire nella legge la possibilità per i Comuni di convenzionarsi con il Cantone» ci spiega Bossalini. Il motivo? «Le attività della Polizia cantonale e dei corpi comunali, per quanto complementari, sono diverse tra loro. Non vogliamo che delle inchieste che generano una marea di burocrazia ci impediscano d’assolvere al meglio il compito di prossimità, che è la nostra peculiarità». Per quanto riguarda l’aumento graduale degli effettivi delle polizie strutturate, l’APCTi ha auspicato che il concetto 15 agenti +1 comandante possa essere concretizzato a tendere entro il 2025 e non entro il 2020 come previsto. «Ho inoltre avanzato una controproposta: permettere alle polizie strutturate di mantenere l’organico minimo 5+1 a condizione di una fattiva collaborazione nella copertura del territorio sulle 24 ore» indica Bossalini. Intervenuto all’assemblea, il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi ha precisato: «È necessario proseguire nella definizione chiara e condivisa di ruoli e competenze per ciascun corpo di polizia, in modo da consentire un ulteriore miglioramento in termini di sicurezza».

 

Servizio all’interno dell’edizione di martedì 14 maggio 2019 del TG di Teleticino

http://teleticino.ch/il-tg/polizie-comunali-cosi-perdiamo-la-prossimita-DY1199432

Discorso pronunciato in occasione dell’Assemblea annuale dell’Associazione delle Polizie comunali ticinesi

Discorso pronunciato in occasione dell’Assemblea annuale dell’Associazione delle Polizie comunali ticinesi

14 maggio 2018 – Chiasso

– Fa stato il discorso orale –

Gentili signore, egregi signori,
Con piacere porto il mio saluto a nome del Consiglio di Stato in occasione di questa vostra assemblea annuale.
Non vi nascondo che per me incontrare tutti i responsabili delle Polizie comunali delle sette Regioni rappresenta un momento importante. Prima di tutto per esprimervi il ringraziamento per il lavoro che portate avanti quotidianamente. I cambiamenti di quest’ultimo decennio – che hanno toccato la nostra società, il nostro tessuto economico e concretamente la vita dei Ticinesi – hanno spinto ad apportare altrettanti conseguenti cambiamenti nella costruzione e nella definizione del nostro “sistema sicurezza”. In questo senso, è fondamentale che ogni elemento della catena operi secondo le proprie competenze, in modo coordinato e armonico, con la finalità di trovare le opportune contromisure in ogni situazione. Questo processo passa inevitabilmente attraverso il compimento di adeguate soluzioni organizzative.
Voi conoscete l’impegno personale che investo nel mio ruolo di capo del Dipartimento delle istituzioni proprio sul fattore sicurezza. Sono convinto – e con me sicuramente lo siete anche voi – che il benessere del nostro Cantone passi anche, se non soprattutto, dalla possibilità di dare ai cittadini la garanzia di vivere in un contesto sicuro. Ciò comporta da parte delle autorità cantonali, una visione globale volta a trovare soluzioni locali e puntuali, adeguate e proporzionate a ogni singola realtà. Anche nei prossimi anni, questo impegno costante permetterà inoltre di ottimizzare ulteriormente l’impiego delle risorse. Risorse che in ogni ambito e in ogni settore sono per definizione limitate. Pertanto una sovrapposizione d’investimenti dei diversi Corpi di Polizia può rivelarsi insidiosa e già oggi è tema di discussione a livello politico.

In questi anni gli sforzi sono stati incentrati sul consolidamento dell’assetto legato alla legge del 2011, che ha generato molteplici aspetti positivi, ma che racchiude in sé ancora diversi limiti e criticità. Ora però è necessario proseguire nella definizione chiara e condivisa di ruoli e competenze per ciascun Corpo di Polizia, in modo da consentire un ulteriore miglioramento.

Le Polizie comunali sempre di più dovranno privilegiare la loro azione nell’ambito della prossimità. Ciò significa anche intervenire puntualmente in caso d’incidenti, di liti o problemi di vicinato come pure in molteplici altri ambiti prettamente locali. Un aspetto rilevante delle vostre competenze consiste quindi nell’intensificare il contatto con la popolazione, che deve garantire il compito demandato ai Comuni del controllo abitanti. Tale vicinanza consentirà di segnalare tempestivamente situazioni potenzialmente problematiche.

È fondamentale che il tutto avvenga attraverso un coordinamento della Polizia cantonale, in modo da consentire lo sviluppo di attività specializzate e strutturate di contrasto alla criminalità. Solo in questo modo sarà possibile far fronte a fenomeni che travalicano i confini comunali e quindi rientrano nelle competenze cantonali.

Da sempre ho ritenuto fondamentale un concetto chiave nell’ambito della sicurezza: la collaborazione. Infatti, laddove questa è consolidata e rispettosa dei ruoli, i risultati sono lì ad attestarne la validità. È una strada obbligatoria e dalla quale non si può deviare. Infatti la rete “della sicurezza”, che comprende molteplici attori sia a livello comunale sia a livello cantonale, come pure sul piano nazionale e internazionale, funziona grazie alla condivisione e al coordinamento delle informazioni. I successi di operazioni di Polizia ottenuti negli ultimi anni indicano come la collaborazione sia la chiave del successo.
Il nostro Cantone può fregiarsi attualmente della più moderna centrale d’allarme a livello nazionale. Infatti la CECAL dispone dei moderni sistemi informatici che permettono, rispetto al passato, di fornire una più celere risposta al cittadino e garantire un coordinamento cantonale delle forze in campo relative al primo intervento.
Nell’ambito del grande cantiere legato a Ticino 2020, Cantone e Comuni stanno portando avanti una serie di riflessioni sui flussi di competenze e sui flussi finanziari. Insomma: chi fa che cosa e chi paga. La sicurezza è ovviamente un tema centrale nelle discussioni. Tali riflessioni sono portate avanti dal gruppo di lavoro “Polizia ticinese”.

Avremo modo di confrontarci quindi nel prossimo futuro su questi aspetti. Attendiamo i risultati del citato gruppo di lavoro e poi affrontiamo la discussione, così auspico, con spirito di apertura al fine di essere pronti anche a intraprende cambiamenti, sempre orientati però al fine ultimo: la sicurezza dei Ticinesi.

Anche nel 2018 incidenti in diminuzione

Anche nel 2018 incidenti in diminuzione

Comunicato stampa

Lo scorso anno la Polizia cantonale e le polizie comunali sono intervenute per la constatazione di 3’752 incidenti (-3% rispetto al 2017), di cui 772 con conseguenze per le persone (-2%), per un totale di 722 feriti leggeri (-3), 206 feriti gravi (-14) e 15 morti (+6) in altrettanti incidenti (di cui 3 in autostrada o semi-autostrada). Due incidenti su tre avvengono all’interno delle località, quelli più gravi si registrano tuttavia fuori località. Il coinvolgimento di pedoni è relativamente stabile da alcuni anni, con un centinaio di incidenti e altrettanti ferimenti, un terzo dei quali in modo grave. Dopo le modifiche alla Legge federale sulla circolazione stradale degli ultimi anni, la verifica delle tratte critiche della rete cantonale è svolta annualmente in collaborazione con il Dipartimento del Territorio, con la proposta di interventi mirati anche di carattere strutturale.

I controlli preventivi restano una delle principali attività del V° Reparto Gendarmeria stradale, affiancati da numerosi impieghi sul fronte della coordinazione (segnaletica, manifestazioni), dell’autorizzazione alla circolazione e della formazione all’utenza. Le maggiori cause di incidenti sono facilmente identificabili e permangono legate al fattore umano: distrazione, inosservanza del diritto di precedenza, velocità e stato fisico alterato. L’interno degli abitati resta il settore con il maggior numero di sinistri, mentre quelli più gravi si registrano fuori località. Le due categorie più a rischio sono i pedoni e i veicoli a due ruote. La metà degli investimenti di pedoni avviene lontano dai passaggi pedonali ma comunque all’interno delle località, mentre il fenomeno emergente delle e-bike è aggravato dall’aumento delle loro immatricolazioni.

Le verifiche sui veicoli pesanti hanno raggiunto le 13’036 ore superando per il secondo anno il mandato dell’Ufficio federale delle strade (USTRA). Nello specifico settore del rispetto dell’Ordinanza lavoro e riposo sono stati esaminati 1’341 conducenti (di 889 autocarri, 238 minibus e 95 torpedoni).

I controlli di velocità della Polizia cantonale con apparecchi radar mobili e laser sono stati 419 (334 nel 2017), di cui 264 in abitato, 82 fuori abitato e 73 in autostrada. Su 285’548 veicoli controllati il 4,82% era in infrazione (con 466 revoche di licenza). Gli apparecchi fissi e semi-stazionari hanno controllato 17,6 milioni di veicoli di cui lo 0.95% in infrazione (con 2’603 revoche). Con l’obiettivo di rendere più sicure le aree di cantiere posizionate sull’autostrada sono stati effettuati diversi controlli che hanno confermato come i conducenti non percepiscano il potenziale pericolo e non adeguano la velocità. Nei 117 giorni di attività sono stati denunciati al Ministero pubblico 345 conducenti di cui 14 pirati della strada. Quest’ultima categoria, per l’intero anno, ha fatto registrare 27 denunce, 16 in più rispetto al 2017.

Le verifiche sull’abuso di alcol al volante, dopo il picco dello scorso anno (9’736 nel 2017) conseguente all’introduzione dell’etilometro probatorio, sono state 8’105 (1’609 a seguito di un incidente, 301 su autisti professionisti), ma con un’efficacia cresciuta dal 8.8% al 10.6% (858 casi positivi). È invece in netto aumento l’uso di medicamenti e sostanze psicoattive, fra cui la canapa light.

Nel corso del 2018 sono stati 35 gli interventi del Gruppo incidenti per sinistri gravi con in totale 9 persone decedute e 21 ferite. Da sottolineare che il carico di lavoro è importante e conseguentemente le ore dedicate a questa specifica attività sono numerose. Per questo tipo di constatazione del sinistro sul terreno è necessario, a dipendenza della complessità del caso, un lasso di tempo che va dalle 4 alle 5 ore di lavoro.

Un 2018 impegnativo per la Sezione reati economico finanziari

Un 2018 impegnativo per la Sezione reati economico finanziari

Comunicato stampa

L’attività d’indagine della Sezione reati economico finanziari (REF), che si occupa degli incarti più complessi in materia, anche nel 2018 ha toccato gran parte delle attività presenti in Ticino dei settori economici terziario e secondario. Lo scorso anno la sezione ha proceduto a 17 arresti (14 nel 2017) mentre a fine anno le inchieste ancora aperte ammontavano a 252 (-8%). Sono state inoltre effettuate 177 perquisizioni, sia domiciliari sia presso uffici di varia natura, nonché 444 interrogatori di persone coinvolte a vario titolo nei procedimenti penali. Le nuove inchieste affidate alla REF sono invece state 146.

In Svizzera i reati economici e finanziari noti all’autorità di perseguimento penale sono valutabili al 15% di quelli realmente commessi sul territorio. Per questo motivo non è possibile azzardare un’analisi circa la loro evoluzione. I reati maggiormente denunciati rimangono la falsità in documenti, la truffa, l’appropriazione indebita, l’amministrazione infedele e il riciclaggio di denaro, spesso combinati fra loro.

Tutte le principali attività del settore economico terziario presenti in Ticino (bancario, fiduciario, assicurativo privato e pubblico, commerciale, servizi sanitari, amministrazione pubblica e assicurazioni sociali) sono state oggetto di inchieste. Anche il settore economico secondario, in particolare quello dell’edilizia, ha comportato denunce per illeciti in particolare per tutta una serie di gravi violazioni nella gestione di società e per abusi nei confronti dei lavoratori. Nell’ambito dei reati fallimentari, grazie all’attenzione posta già a partire dal 2015, si constatano sempre più segnalazioni, anche da parte di privati. La maggior parte delle inchieste ha una connotazione transfrontaliera, sia perché il Ticino è una piazza finanziaria di primaria importanza a livello nazionale e internazionale, sia per il forte legame geografico col polo metropolitano lombardo. Si riscontrano numerosi abusi commessi attraverso società di capitali svizzere (SA o Sagl), in particolare la non osservanza delle norme imposte dal Codice delle obbligazioni. Spesso queste irregolarità iniziano già dal giorno della loro costituzione e si protraggono sull’arco di tutta l’esistenza della persona giuridica fino al suo scioglimento, sovente causato dal fallimento. Fra le violazioni si rileva frequentemente la fittizia capitalizzazione della società e la connessa cessione di mantelli giuridici, gravi lacune nella sua organizzazione (quali l’assenza del consiglio d’amministrazione o di un valido domicilio legale), gravi violazioni nella tenuta o addirittura l’inesistenza di una vera e propria contabilità, violazioni nelle norme sul diritto del lavoro in particolare nelle coperture assicurative ai dipendenti (AVS, assicurazione contro gli infortuni, assegni familiari, assicurazione maternità, ecc.), al pagamento di un salario usuale secondo i parametri svizzeri, il non riversamento delle trattenute salariali e dell’imposta alla fonte. Molti illeciti sono attuati con l’intento di sottrarsi al pagamento delle imposte e delle tasse: infatti si assiste spesso alla presenza di conti annuali falsi con l’omessa registrazione di parte dei ricavi o la creazione di finti costi. Questo causa i reati di frode fiscale e di truffa in materia di tasse che, nei casi più gravi, costituisce pure il reato preliminare al riciclaggio di denaro. Gli autori di questi illeciti variano da semplici sprovveduti che non conoscono le basi del diritto svizzero fino a scaltri personaggi che agiscono intenzionalmente per proprio tornaconto. Nel settore assicurativo si possono annoverare alcune inchieste nei confronti di dipendenti di case per anziani che per anni si sono appropriati illecitamente di denaro. Queste strutture presentano somme di bilancio e di conto economico importanti, al pari di una media azienda, e possono celare una serie di illeciti sventabili solo attraverso regolari e rigorosi controlli di plausibilità.

Per quanto riguarda la messa in circolazione di moneta falsa i casi trattati hanno raggiunto quota 32 per un totale di 252 banconote/monete di cui 33 relative a euro mentre 219 a franchi. In relazione alla falsificazione dei franchi la moneta più colpita è stata quella da CHF 5 con un sequestro di 195 pezzi. Per quanto riguarda la moneta europea la banconota maggiormente falsificata è quella da 50 euro, con 17 banconote sequestrate. In particolare la falsificazione degli euro è generalmente di buona fattura poiché effettuata da tipografie ben attrezzate e riconducibili a organizzazioni criminali. Per contro la qualità della falsificazione dei franchi è generalmente scarsa, trattandosi quasi sempre di fotocopie a colori di banconote.

A slowUP anche «Strade Sicure» e «Rifletti»

A slowUP anche «Strade Sicure» e «Rifletti»

Comunicato stampa

Anche quest’anno il Dipartimento delle istituzioni sarà presente alla manifestazione SlowUP Ticino che avrà luogo domenica 14 aprile nel Sopraceneri. Lo stand informativo delle campagne di prevenzione «Strade Sicure», curata dalla Polizia cantonale, e del progetto «Rifletti» sarà situato nel punto di ritrovo del Centro Migros di Sant’Antonino.

Anche questa edizione di slowUP Ticino si svolgerà su un percorso di 50 chilometri tra i due poli principali di Bellinzona e Locarno. Si tratta di un tracciato chiuso al traffico motorizzato, che i partecipanti potranno percorrere gratuitamente in bicicletta, sui pattini, a piedi o con qualsiasi altro mezzo rigorosamente privo di motore.
La presenza della Polizia cantonale e del progetto «Strade Sicure» nonché della campagna «Rifletti» è prevista nello stand informativo collocato nel piazzale del Centro Migros a Sant’Antonino; sarà proposta un’attività ludica e di agilità con le biciclette, che permetterà ai bambini di migliorare la padronanza dei loro mezzi a due ruote. Personale esperto sarà inoltre a disposizione di grandi e piccini, per fornire consigli di prevenzione. Inoltre sarà pure possibile partecipare al gioco di realtà virtuale della campagna “Made visible” e alcune hostess intratterranno i partecipanti con giochi e gadget ideati per ricordare agli utenti della strada di essere sempre ben visibili.
La sicurezza stradale è da sempre uno degli obiettivi strategici portati avanti dal Dipartimento delle istituzioni e la prevenzione è lo strumento prioritario per ridurre gli incidenti stradali e per migliorare la sicurezza. In quest’ottica la presenza sul territorio a manifestazioni di portata cantonale come slowUP con le campagne informative è fondamentale per raggiungere il maggior numero di persone.
Ulteriori informazioni possono essere ottenute consultando il sito www.slowup.ch.

Ripartire in moto in tutta sicurezza

Ripartire in moto in tutta sicurezza

Comunicato stampa

Prudenza e padronanza del proprio mezzo sono alla base di una guida sicura, in particolare quando si circola con scooter e motociclette, complice il ritorno della bella stagione. Al fine di sensibilizzare gli utenti delle due ruote motorizzate, il progetto del Dipartimento delle istituzioni Strade sicure sostiene i corsi post-formazione destinati ai motociclisti.
Passata l’ultima nevicata, è tempo di rimettersi in sella alla propria moto. Ad inizio stagione la Polizia cantonale consiglia di eseguire sempre un controllo, sia del veicolo sia dell’equipaggiamento. Anche chi usa lo scooter per tragitti prevalentemente cittadini è opportuno che si attenga a delle semplici regole per non rischiare di iniziare la stagione con un incidente.
Eseguire un controllo del veicolo: verificare lo stato dei freni e degli pneumatici e assicurarsi che la catena sia correttamente in tensione e lubrificata permette di partire in tutta sicurezza.
Occhi aperti e buon senso: applicare i concetti di guida difensiva e di prudenza, guidando nel pieno rispetto delle regole.
Essere ben visibili: indossare sempre un abbigliamento ben visibile, verificare che il vestiario sia pulito e che i catarifrangenti sulle protezioni non siano coperti, sporchi o molto usurati. Per poter essere subito riconoscibili poi, è importante mantenere sempre accese le luci anabbaglianti. Inoltre un casco pulito e in perfetto stato è essenziale per la sicurezza del conducente.
Attenzione anche nel traffico cittadino: manovre brusche, sorpassi non consentiti e il mancato rispetto delle regole aumentano il rischio d’incidenti e… non accorciano la strada!
Il progetto Strade sicure invita quindi tutti i motociclisti e scooteristi a rimettersi in discussione e ad aggiornarsi. Al fine di consolidare queste capacità e le tecniche di guida si consiglia di seguire dei corsi post-formazione appositamente pensati per gli utenti delle due ruote motorizzate. Un elenco dei corsi è disponibile sul sito internet del Consiglio svizzero della sicurezza stradale (CSS): https://www.vsr.ch/it/organizzatori-di-corsi.html.

Prosegue l’azione della campagna «Distratti mai!»

Prosegue l’azione della campagna «Distratti mai!»

Comunicato stampa

Anche lo scorso anno gli incidenti stradali provocati dalla disattenzione sono risultati in costante crescita, soprattutto a causa dell’utilizzo del telefonino durante la guida.
In questo senso, nell’ambito del programma di prevenzione “Strade sicure”, il Dipartimento delle istituzioni, la Polizia cantonale e tutte le Polizie comunali, nel mese di aprile protrarranno l’azione della campagna «Distratti mai!».
A seguito delle due precedenti campagne, promosse rispettivamente nel 2017 e nel 2018 e rivolte principalmente all’uso degli smartphone alla guida, il Dipartimento delle istituzioni ha deciso di avviare un nuovo sforzo di prevenzione durante il mese di aprile, al fine di sensibilizzare e responsabilizzare tutte le categorie di utenti della strada sui comportamenti da assumere quando si circola sulla rete viaria cantonale, nell’intento di prevenire e ridurre il numero di incidenti.
Si ricorda che utilizzando il telefonino, ad esempio per un selfie alla guida o per la lettura di un messaggio, i tempi di reazione si allungano. Infatti dare un’occhiata allo smartphone alla velocità di 100 km/h equivale a percorrere 400 metri al buio, a 50 km/h equivale a percorrerne 98. Inoltre nel 2018 sulle strade ticinesi si sono verificati 3’752 incidenti della circolazione; di questi, la disattenzione al volante è una delle maggiori cause rilevate, nella misura del 10% in incidenti con soli danni e del 20% in quelli con ferimento. Molto spesso all’origine di questi eventi vi è un utilizzo scorretto del telefonino. Anche le statistiche della Polizia cantonale mostrano come questi comportamenti rappresentino una delle principali cause di violazione del codice stradale con 3’289 infrazioni nel 2018, rispettivamente 4’041 nel 2017. La campagna di sensibilizzazione «Distratti mai!» si concentra in particolare sui giovani tra i 18 e i 24 anni, fascia che registra un tasso superiore alla media di infrazioni legate alla disattenzione.
«Distratti mai!» intende quindi coinvolgere tutti gli utenti della strada: automobilisti, motociclisti, scooteristi, ciclisti e pedoni, i quali saranno sensibilizzati sui pericoli legati all’utilizzo del telefonino durante gli spostamenti sulle nostre strade.
Il materiale informativo è disponibile sul sito internet www.ti.ch/di/strade-sicure/mobilita-motorizzata/quattro-ruote/distratti-mai/.

 

“Rifletti” ad Autonassa

“Rifletti” ad Autonassa

Comunicato stampa

Da questa sera, giovedì 4 aprile, e sino a domenica 7 aprile la campagna di sensibilizzazione «Rifletti» sarà presente al Salone dell’auto di Lugano “Autonassa” con la sua postazione informativa.
La sicurezza sulle nostre strade sarà così promossa con informazioni utili, giochi a premi e la distribuzione di numerosi gadget.

La campagna «Rifletti» – promossa dal Dipartimento delle istituzioni, con la Commissione consultiva «Strade sicure» – ha l’obiettivo di sensibilizzare tutti gli utenti delle strade ticinesi sull’importanza di essere vigili nel traffico e di rendersi ben visibili. Il motto scelto per la campagna unisce, in un’unica parola, l’invito ad assumere un comportamento responsabile, riflessivo, e quello a indossare materiali in grado di riflettere la luce. Con questa campagna, premiata e interamente finanziata dal Fondo federale di sicurezza stradale, il Dipartimento delle istituzioni intende arricchire ulteriormente le attività che mirano a ridurre il numero di incidenti sulle nostre strade.