Il prezzo della discriminazione

Il prezzo della discriminazione

Quanto costa alla Svizzera la discriminazione? “Fino a 35 miliardi”

Parte da questo dato la Settimana contro il razzismo 2026, dedicata quest’anno alla gestione della diversità nel mondo del lavoro – In media lo stipendio di uno straniero è del 24% più basso di quello di uno svizzero

“Vorrei iniziare con una domanda apparentemente semplice: quanto costa la discriminazione? La discriminazione nel mondo del lavoro è una perdita di potenziale. Significa persone che non possono sviluppare pienamente le proprie competenze. Persone costrette a lavorare al di sotto delle loro qualifiche, persone ostacolate in modi diversi al momento dell’assunzione, nelle carriere. Vittime anche di disparità salariali non spiegabili”, così Michela Trisconi, delegata cantonale all’integrazione degli stranieri.
In Svizzera la discriminazione può costare fino a 35 miliardi di franchi, secondo la stima della delegata cantonale all’integrazione. E il mondo del lavoro è il contesto in cui avviene, nella maggior parte dei casi, il 52%.
“Io rappresento un settore che esporta oltre l’80%, quindi un settore aperto a livello internazionale, dove questi temi piano piano sono già entrati nei discorsi aziendali. Avremo sempre meno manodopera a disposizione, quindi è necessario veramente potenziare questi discorsi e anche altri”, dice alle telecamere del Quotidiano della RSI Stefano Modenini, direttore dell’Associazione Industrie Ticinesi.
Invecchiamento demografico e calo delle nascite rendono l’integrazione non più solo una scelta ma una necessità per il mercato del lavoro. Un caso virtuoso è l’Ikea, che nel proprio organico di 3’500 dipendenti, conta 103 nazionalità diverse e 310 rifugiati. “Il nostro obiettivo economico è quello di soddisfare la maggior parte delle persone, quindi c’è una forte diversità anche nel nostro gruppo di clienti. E avere una diversità interna significa specchiarci nella società che poi serviamo. E questo ha un beneficio indubbiamente economico”, dice Stefano Santinelli, Employee Experience Manager Ikea. L’integrazione, insomma, è una scelta strategica aziendale. “Viviamo sicuramente i valori nel momento in cui assumiamo le persone dall’esterno. Dopodiché abbiamo un codice di condotta dove tutte le persone della nostra organizzazione vengono formate annualmente. Sulla discriminazione, ad esempio, abbiamo zero tolleranza”.
A dimostrare quanta strada resti da fare un dato su tutti: in media lo stipendio di uno straniero è del 24% più basso di quello di uno svizzero.
“Lavoriamo alacremente per cercare di sensibilizzare da un lato i lavoratori o possibili vittime di razzismo rispetto ai loro diritti e come comportarsi in altre situazioni e come agire. E dall’altra parte cerchiamo di lavorare anche con le associazioni datoriali per cercare di elaborare anche dei documenti che possano portare a una maggior sensibilizzazione nelle aziende rispetto al tema del razzismo e delle discriminazioni razziali”, spiega Igor Cima, segretario sezione Sopraceneri UNIA.

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:3612888

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Michela Trisconi nuova Delegata cantonale all’integrazione degli stranieri

Michela Trisconi nuova Delegata cantonale all’integrazione degli stranieri

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha nominato nella sua seduta odierna Michela Trisconi nuova Delegata cantonale all’integrazione degli stranieri presso il Servizio per l’integrazione degli stranieri (SIS) che fa capo alla Segreteria generale del Dipartimento delle istituzioni. Succede ad Attilio Cometta.

Classe 1968, domiciliata a Riviera, Michela Trisconi è laureata in storia contemporanea all’università di Friborgo e ha svolto un periodo di formazione presso l’Ecoles des hautes études en sciences sociales di Parigi, interessandosi soprattutto alla sociologia dei movimenti religiosi. Autrice del Repertorio delle religioni del Cantone Ticino, è membro del Consiglio di fondazione del Centre intercantonal d’information sur les croyances religieuses (CIC) con sede a Ginevra. Dopo varie esperienze professionali in ambito privato a Friborgo e a Berna, ha lavorato presso la Direzione del Dipartimento della sanità e della socialità, e dal 2018 è capo-progetto della Piattaforma cantonale di prevenzione della radicalizzazione e dell’estremismo violento. Collaboratrice scientifica dal 2020 presso il SIS, in questa funzione si occupa dell’analisi di progetti e dei contatti con gli enti attivi nel settore dell’integrazione. Durante questo periodo di pandemia ha assicurato i rapporti con le organizzazioni di riferimento. Dal 2018 è pure responsabile di Pro Familia della Svizzera italiana ed è membro del comitato centrale della sua sede nazionale a Berna.
Nella sua nuova posizione di Delegata per l’integrazione degli stranieri Michela Trisconi si occuperà in particolare dei lavori preparatori per il nuovo Programma d’integrazione cantonale (PIC 3, 2024-2027), della nuova cartografia della diversità religiosa del Cantone Ticino e della digitalizzazione dei progetti di integrazione. Sarà inoltre responsabile dei contatti con le organizzazioni ticinesi del settore, con i servizi analoghi attivi negli altri Cantoni a livello federale e con i gruppi di lavoro cantonali e intercantonali.
Il Consiglio di Stato formula gli auguri di buon lavoro a Michela Trisconi in questa sua nuova funzione di Delegata cantonale all’integrazione e rivolge i ringraziamenti più sentiti all’avv. Attilio Cometta, che lascia l’amministrazione cantonale per il pensionamento, dopo più di 30 anni durante i quali è pure stato capo dell’ufficio esecuzioni e fallimenti di Bellinzona e capo della Sezione della popolazione.

Le istituzioni unite contro la discriminazione

Le istituzioni unite contro la discriminazione

Comunicato stampa

In occasione della Settimana internazionale di azione contro il razzismo, dal 21 al 28 marzo 2019 le istituzioni ticinesi uniranno le loro voci per promuovere la diversità e combattere la tentazione del rifiuto e della discriminazione, per lanciare una campagna di sensibilizzazione secondo il motto “La diversità, un valore svizzero?”.
La collaborazione fra Confederazione, Cantoni e Comuni è essenziale per garantire delle efficienti politiche contro la discriminazione. Il razzismo rimane da sempre il maggior ostacolo all’integrazione.
L’edizione 2019 della Settimana internazionale di azione contro il razzismo e la discriminazione, vedrà Comuni e spazi pubblici del nostro cantone ospitare nuovamente conferenze, esposizioni, momenti di sensibilizzazione nelle scuole, serate-film, accompagnati da trasmissioni radiofoniche e televisive. Gli appuntamenti, coordinati dal Servizio cantonale per l’integrazione degli stranieri, saranno organizzati in collaborazione con Comuni, enti, associazioni e comunità di stranieri residenti in Ticino.
Sono previsti 30 eventi, di cui 10 rappresentazioni teatrali, 2 esposizioni, 11 incontri con la popolazione, 4 serate film, 3 conferenze.
Il programma dettagliato è scaricabile dal sito del Servizio per l’integrazione degli stranieri.

Chi vuole integrarsi rispetti le nostre regole

Chi vuole integrarsi rispetti le nostre regole

Percorsi ben definiti per i cittadini stranieri
La Giornata cantonale dell’integrazione che ha avuto luogo ieri a Mendrisio, si presta a qualche considerazione che mi permette di chiarire alcuni importanti aspetti di questo tema. Aspetti che di tanto in tanto vengono travisati oppure arbitrariamente strumentalizzati.
In Ticino la politica d’integrazione è stata adattata alle misure attuate in ambito di migrazione dalle Autorità cantonali e federali: i cittadini stranieri sono seguiti con regole e procedimenti ben definiti nel loro percorso d’integrazione. Sta però a loro dimostrare la volontà di integrarsi e quindi di meritarsi la permanenza nel nostro Cantone.
Pertanto, migrazione e integrazione sono due ambiti che non possono essere sconnessi tra di loro e, nel rispetto del federalismo svizzero, il nostro Cantone è chiamato ad attuare le misure definite dalla Confederazione in materia di legge sugli stranieri e di asilo: per questo specifico motivo le politiche d’integrazione seguono di pari passo quelle della migrazione. In questo senso il cittadino straniero che giunge sul territorio cantonale è seguito dai servizi in un percorso ben definito per consentire di comprendere da subito usi e costumi svizzeri.

Conoscere il territorio e parlare la nostra lingua
Dando seguito all’impostazione di cui ho appena parlato, alcuni nuovi progetti saranno avviati nel corso del 2019 nell’ambito della scuola e della formazione. Tra le altre cose, sarà posto l’accento sull’insegnamento della lingua italiana: il primo e fondamentale requisito per attivare il processo d’integrazione è infatti proprio quello di conoscere, capire e praticare la lingua parlata sul territorio ospitante.
Le Autorità federali e cantonali hanno definito regole chiare che lo straniero è tenuto a seguire nel percorso d’integrazione e prima di tutto occorre conoscere la nostra lingua.

Una collaborazione a più livelli
La Legge federale sugli stranieri definisce che la promozione all’integrazione è un compito da adempiere da parte dei tre livelli istituzionali (Confederazione, Cantone e Comuni) in modo da creare le condizioni quadro favorevoli alla parità di opportunità e alla partecipazione della popolazione straniera alla vita pubblica. Dal 1. gennaio 2014, la Confederazione e i Cantoni attuano le misure specifiche di promozione dell’integrazione nell’ambito di programmi d’integrazione cantonali (PIC) quadriennali. I PIC si fondano su 12 obiettivi strategici fissati dalla Confederazione nei tre pilastri (informazione e consulenza, formazione e lavoro, comunicazione e integrazione sociale). I PIC hanno oggi il ruolo di incoraggiare in particolare le strutture ordinarie – nell’ambito dell’istruzione, della formazione, del mercato del lavoro, della sanità e socialità – affinché i Comuni, nel limite delle loro possibilità e nella loro fondamentale valenza di organi di prossimità, inseriscano le attività specifiche per l’integrazione degli stranieri nei loro compiti.
In particolare agli enti locali spetta un’importante responsabilità quali promotori della prima informazione e dell’accoglienza sul proprio territorio. Inoltre, attraverso i PIC – così come ho detto prima – si intende rafforzare l’accoglienza e l’apprendimento precoce della lingua nonché la formazione professionale per i nuovi arrivati. Ricordo infine che l’integrazione è e resta uno degli strumenti più efficaci a disposizione delle Autorità cantonali per contrastare la radicalizzazione e prevenire la minaccia terroristica.
In quest’ottica, nelle scorse settimane abbiamo varato un portale di prevenzione contro le radicalizzazioni e gli estremisti violenti. Considero l’integrazione il primo mattone per costruire un Cantone sicuro e accogliente, perché integrare significa anche disinnescare sul nascere eventuali minacce.

Asilo: integrare per prevenire le minacce

Asilo: integrare per prevenire le minacce

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 21 novembre 2018 del Corriere del Ticino

Il Cantone scende in campo per favorire l’inserimento degli stranieri. Sabato a Mendrisio un evento sul tema.
Norman Gobbi: «Lavoro indispensabile per garantire la sicurezza in Ticino ed evitare che si formino dei ghetti»

“L’integrazione rappresenta un mattone indispensabile per costruire un cantone sicuro e disinnescare così il rischio di minacce. Non vogliamo che in Ticino si creino dei ghetti come succede in altri paesi”. È quanto ribadito dal direttore delle Istituzioni Norman Gobbi in occasione della presentazione della giornata cantonale sull’integrazione, in programma sabato al mercato coperto di Mendrisio.
“Non sono certo un politico da “open arms e open borders’’ – ha ribadito il consigliere di Stato leghista – e in termini di immigrazione ho delle posizioni piuttosto ferme. Questo non significa però essere in contraddizione con la politica d’integrazione. Perché se è vero che uno straniero che arriva in Ticino va controllato, è altresì importante che una volta ottenuto un permesso il richiedente venga integrato al meglio nella società. Evitando così l’emergere di fratture interne”. Ed è proprio in quest’ottica che il Cantone ha deciso di scendere in campo promuovendo una serie di interventi che spaziano da una collaborazione più stretta con i Comuni alla valorizzazione dell’attività dei volontari, passando poi per la formazione professionale dei richiedenti l’asilo.

“Senza la conoscenza dei nostri usi e costumi come pure l’inserimento nella vita lavorativa non c’è integrazione”, ha affermato Attilio Cometta, delegato cantonale per l’integrazione. «In questo senso, compito delle autorità è quello di dare delle opportunità ai richiedenti l’asilo. Spetta però a loro saperle cogliere”.

Pilastro fondamentale del Piano cantonale dell’integrazione 2018-2021 è dunque «la volontà di migliorare l’insegnamento dell’italiano», ha aggiunto Cometta, «un requisito basilare per potersi integrare nella società. Non dimentichiamo infatti che la conoscenza della lingua è uno dei criteri principali che caratterizzano la nuova legge sulle naturalizzazioni (entrata in vigore dal 1. gennaio ndr). Inoltre, in un’ottica futura per capire come possiamo migliorare abbiamo incaricato la SUPSI di svolgere una radiografia delle prestazioni cantonali e della loro efficacia». Ma non solo. «Obiettivo del Piano cantonale è poi quello di formare al meglio gli operatori che sono a contatto con i migranti come pure sviluppare l’informazione sui diritti fondamentali e sostenere azioni come la giornata cantonale».
Evento questo che, per la prima volta come ricordato dal municipale di Mendrisio Giorgio Comi, «sarà aperto a tutti e non solo agli addetti ai lavori. Sarà quindi l’occasione per interagire con chi opera giornalmente a sostegno dell’inclusione e conoscere storie di vita che vanno al di là dei soliti clichés».

 

Da www.rsi.ch/news

Integrazione secondo le regole.
La giornata cantonale dedicata al tema si svolgerà sabato a Mendrisio con un nuovo approccio per sensibilizzare la popolazione.

La politica d’integrazione, in Ticino, è stata adattata alle misure attuate dalle autorità cantonali e federali: i cittadini stranieri sono pertanto seguiti con regole e procedimenti ben definiti nel loro percorso d’inserimento nella collettività.

L’aspetto è stato sottolineato martedì dal consigliere di Stato Norman Gobbi, dal delegato cantonale per l’integrazione Attilio Cometta e dal municipale Giorgio Comi nel corso di un incontro con i media per presentate le novità che concernono l’integrazione in Ticino e la giornata cantonale di sabato 24 novembre a Mendrisio. Non sarà più un appuntamento per addetti ai lavori, ma aperto alla popolazione per avvicinare, sensibilizzare e valorizzare il lavoro promosso e attuato dagli enti locali nel settore.
Dando seguito all’impostazione federale, nel 2019 alcuni nuovi progetti saranno avviati nell’ambito della scuola e della formazione mettendo anche l’accento sull’insegnamento dell’italiano: “Il primo requisito per attivare il processo d’integrazione”, è stato sottolineato.

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11121639

Giornata cantonale sull’integrazione 2018

Giornata cantonale sull’integrazione 2018

Comunicato stampa

In Ticino la politica d’integrazione è stata adattata alle misure attuate in ambito di migrazione dalle Autorità cantonali e federali: i cittadini stranieri sono pertanto seguiti con regole e procedimenti ben definiti nel loro percorso d’integrazione. È uno degli aspetti principali emersi nel corso della conferenza stampa odierna per presentare le novità che concernono l’integrazione in Ticino e la giornata cantonale che avrà luogo sabato 24 novembre 2018 a Mendrisio.

Al momento informativo, che ha avuto luogo nella Sala del Consiglio comunale del capoluogo del Mendrisiotto, hanno preso la parola il Consigliere di Stato Norman Gobbi, il Delegato cantonale per l’integrazione Attilio Cometta e il Municipale della città di Mendrisio Giorgio Comi.

“Migrazione e integrazione sono due ambiti che non possono essere sconnessi tra di loro”, ha esordito il Direttore del Dipartimento delle istituzioni. Nel rispetto del federalismo svizzero il Canton Ticino è chiamato ad attuare le misure definite dalla Confederazione in materia di legge sugli stranieri e di asilo: per questo motivo le politiche d’integrazione seguono di pari passo quelle della migrazione. In questo senso il cittadino straniero che giunge sul territorio cantonale è seguito dai servizi in un percorso ben definito per consentire di comprendere da subito usi e costumi svizzeri.

Dando seguito a questa impostazione alcuni nuovi progetti saranno avviati nel corso del 2019 nell’ambito della scuola e della formazione. “In scuola” è uno dei progetti che intende approfondire le tematiche legate all’offerta (natura, obiettivi e qualità), alla realizzazione (efficacia ed efficienza) e alla messa a disposizione delle misure e delle azioni presenti sul nostro territorio. Inoltre, sarà messo l’accento anche sulla qualità dell’insegnamento della lingua italiana; il primo requisito fondamentale per attivare il processo d’integrazione.

In quest’ottica si inserisce la nuova giornata cantonale dell’integrazione che da quest’anno presenta un nuovo approccio: da evento per addetti ai lavori è diventata una manifestazione aperta a un pubblico più ampio. L’obiettivo della giornata – che avrà luogo sabato 24 novembre 2018 a Mendrisio – è quello di avvicinare e sensibilizzare la popolazione nonché di valorizzare il lavoro nell’ambito dell’integrazione promosso e attuato dagli enti locali ticinesi. I dettagli e il modulo per l’iscrizione sono disponibili sul sito internet del Delegato per l’integrazione degli stranieri.