Bando di concorso aspiranti 2027

Bando di concorso aspiranti 2027

Comunicato stampa

La Polizia cantonale comunica che oggi è stato pubblicato sul Foglio ufficiale il bando di concorso per l’assunzione di nuovi/e aspiranti gendarmi e per la Polizia cantonale, di nuovi/e aspiranti ispettori/trici di Polizia giudiziaria per la Polizia cantonale e di nuovi/e aspiranti agenti per le polizie comunali di Bellinzona, Chiasso, Losone, Locarno, Lugano e Mendrisio.
I candidati e le candidate ammessi/e seguiranno la Scuola di polizia a partire dal 01.03.2027.
Il percorso formativo che conduce all’Esame professionale per il conseguimento dell’Attestato professionale federale di agente di polizia prevede un primo anno quale aspirante presso la Scuola di polizia del V circondario (SCP) e un secondo anno in qualità di gendarme/agente/ispettore(-trice) in formazione presso i Corpi di appartenenza.
Come di consueto, per accedere a questa formazione biennale l’idoneità dei candidati e delle candidate sarà verificata attraverso un processo di selezione. La decisione sull’assunzione degli e delle aspiranti giungerà al più tardi entro tre mesi prima dell’inizio della formazione.
Le candidature vanno inoltrate entro il 29.04.2026 (fa stato il timbro postale). Il 17.04.2026 dalle 19 alle 22 si terrà una serata informativa presso l’Auditorium della Scuola Cantonale di Commercio in viale Stefano Franscini 32 a Bellinzona.
Il bando di concorso, le modalità di iscrizione ai test fisici e i formulari possono essere consultati/scaricati dal sito internet della Polizia cantonale al seguente indirizzo: www.ti.ch/scuoladipolizia

«Una casa comune per il mondo ICT e digitale»

«Una casa comune per il mondo ICT e digitale»

ATED si trasforma in associazione mantello, avviando «una nuova era per la rappresentanza del settore digitale ticinese».

Un cambiamento «epocale, atteso e auspicato negli anni» oggi diventa realtà: l’assemblea del 26 marzo segna una data storica per ATED – Associazione Ticinese Evoluzione Digitale, che evolve ufficialmente in associazione mantello nel campo digital e tech. Un passaggio che va ben oltre un aggiornamento statutario «e che rappresenta una nuova visione della rappresentanza del mondo tecnologico ticinese. La trasformazione è stata presentata in conferenza stampa con emozione e orgoglio, a coronamento di un percorso lungo 55 anni».

I numeri del settore digitale – Quella «che si può definire una vera e propria rivoluzione» nasce dai profondi cambiamenti del settore». Nel 1971, anno di fondazione di ATED, gli operatori del comparto erano poche decine. Oggi in Ticino si contano oltre 16’000 professionisti ICT, che diventano circa 18’000 includendo media e marketing digitale. Nel tempo si è passati dagli elaboratori di dati ai tecnici informatici, fino ad arrivare a un panorama che oggi comprende oltre 200 professioni ICT. «Non si tratta più solamente di un settore, ma di un intero ecosistema – sottolinea il presidente Luca Mauriello – Oggi in Svizzera circa una persona su dieci lavora nel digitale: un dato che richiede una nuova forma di rappresentanza».
 
«Le associazioni di categoria: una risposta verticale ai bisogni» – Fino a oggi, questo ecosistema non disponeva di una rappresentanza strutturata capace di ascoltare, comprendere e tradurre i bisogni delle diverse professioni. Da qui nasce la scelta di ATED di diventare associazione mantello:una “casa comune” per il mondo digitale, dove professionisti e aziende possano sentirsi rappresentati, tutelati e valorizzati. «Vogliamo creare uno spazio in cui tutte queste professioni possano riconoscersi e trovare un punto di riferimento», afferma la direttrice Cristina Giotto Boggia. Il nuovo assetto prevede la nascita di quattro associazioni di categoria: APICT, Associazione Professioni ICT Ticino, presieduta da Luca Mauriello, con l’obiettivo di avviare tra i tanti progetti anche uno studio di fattibilità per un albo professionale ICT. Cyber Ticino, presieduta da Alan Vananti, focalizzata sulla cyber sicurezza . Digital Ticino, guidata da Cristina Giotto Boggia, dedicata allo sviluppo della digitalizzazione. DPO Ticino, presieduta da Siro Migliavacca, centrata sui temi di data protection e privacy. «L’albo professionale sarà uno strumento fondamentale per definire competenze e requisiti di accesso al settore – evidenzia Mauriello – Oggi mancano riferimenti chiari su cosa significhi realmente lavorare nel mondo ICT». Le quattro associazioni opereranno in modo coordinato, con ambiti distinti ma fortemente interconnessi.
 
Le finalità dell’associazione mantello – La nuova ATED si pone il macro obiettivo della rappresentanza istituzionale. «Diventare una voce autorevole a supporto di politica, istituzioni, parti sociali e commissioni tecniche. Oggi il settore ICT soffre infatti di una criticità evidente:la mancanza di una rappresentanza competente e riconosciuta, in grado di interpretare un ambito complesso e in continua evoluzione. ATED intende colmare questo vuoto, contribuendo attivamente alla definizione di condizioni quadro per il settore, attrattività delle professioni digitali, sviluppo delle competenze e politiche formative. L’associazione è già attiva nella formazione con percorsi federali (APF) in ambiti strategici come Cyber Security, Digital Collaboration, Business AI e Multimedia Content Creation».
 
Sensibilizzazione e cultura digitale – Un secondo obiettivo fondamentale è la diffusione della cultura digitale. I dati mostrano infatti una forte discrepanza tra competenze avanzate e competenze di base:quasi un terzo della popolazione non possiede competenze digitali sufficienti. Temi come digitalizzazione, intelligenza artificiale, cyber sicurezza e protezione dei dati risultano ancora poco compresi, rendendo necessaria un’azione strutturata di sensibilizzazione.
 
Il sostegno delle istituzioni – Il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, impossibilitato a partecipare, ha inviato un videomessaggio: «Il fatto che ATED abbia scelto di affrontare nuove sfide ed evolversi in un’associazione mantello, capace di riunire tutti i professionisti del settore digitale, rappresenta una scelta strategica. Così come è strategica la volontà del Consiglio di Stato di promuovere la trasformazione digitale del Cantone. L’auspicio è che il Gran Consiglio possa presto raccogliere questo indirizzo e tradurlo in una strategia concreta ed efficace».
 
Uno sguardo al futuro – Con questa evoluzione, «ATED rafforza il proprio ruolo di punto di riferimento per il territorio, rappresentando centinaia di soci e migliaia di professionisti. Una trasformazione che segna l’inizio di una nuova fase:più strutturata, più rappresentativa e più vicina ai bisogni reali del mondo digitale. Una casa comune per un settore che oggi è, a tutti gli effetti, un ecosistema».
 
«Per affrontare minacce e crisi servono più agenti specializzati»

«Per affrontare minacce e crisi servono più agenti specializzati»

Il comandante della polizia cantonale ticinese, Matteo Cocchi, da novembre 2024 è presidente della Conferenza delle e dei comandanti delle polizie cantonali svizzere (CCPCS). Il 2026, apertosi con il dramma di Crans-Montana, è un anno cruciale per le polizie cantonali: all’orizzonte ci sono infatti il G7 a Évian e la conferenza dell’OSCE a Lugano.

Da quando è entrato in carica, nel novembre del 2024, a oggi, come è cambiata la situazione e la percezione della sicurezza in Svizzera?
«A livello nazionale non c’è stato un cambiamento radicale della situazione di minaccia. Ma ci sono alcuni temi che sono rimasti prioritari: stiamo cercando di trovare la quadratura del cerchio, anche a livello di basi legali, per quanto riguarda lo scambio di informazioni di polizia tra Cantoni. Oggi, io riesco a ricevere informazioni di polizia da 30 Paesi dello spazio Schengen più velocemente che non tra un Cantone e l’altro. Sono ostacoli che non ci permettono di lavorare in maniera ottimale e ci frenano nell’efficacia e nell’efficienza».

Il Consiglio federale a metà febbraio ha finalmente avviato la consultazione per permettere uno scambio di informazioni tra Cantoni tramite la piattaforma di consultazione di polizia POLAP. L’attuazione, però, non è prevista prima del 2029. Tra le criticità, c’è anche la questione della protezione dei dati. È un problema reale?
«Non si tratta di uno scambio automatico. Dietro ogni ricerca c’è un agente di polizia formato e ogni richiesta è monitorata. È importante sottolineare che lo scambio di informazioni non riguarda la piccola bagatella che una persona ha commesso in altri Cantoni. Si tratta di inchieste rilevanti e di gravi reati. Se una squadra di inquirenti ticinesi sta lavorando su un traffico internazionale di stupefacenti, deve essere in grado di sapere rapidamente se la stessa banda di criminali è attiva anche in altri Cantoni. Oppure se una persona che si vuole stabilire in Ticino ha già alle spalle reati violenti, ad esempio legati alla violenza domestica».

Il 2026 si è aperto in modo tragico con il rogo di Crans-Montana che ha provocato 41 morti e 115 feriti. Che ruolo ha svolto la Conferenza nella gestione di questo dramma?
«La Conferenza non gestisce l’aspetto operativo sul terreno. Però dopo gli attacchi terroristici a Parigi nel 2015 abbiamo migliorato il concetto e i piani di reazione, dotandoci dello Stato maggiore di condotta di polizia. Il suo compito è di supportare nella pianificazione chi ne ha bisogno. Il Canton Vallese nella notte di Capodanno ha immediatamente fatto richiesta per avere specialisti DVI (Disaster Victim Identification, ndr) per l’identificazione delle vittime. La mattina del 1. gennaio, dopo essere stato allarmato dalla mia Centrale operativa, alle 06.15 ero al telefono con un collega vallesano allo scopo di capire cosa avremmo potuto fare a loro supporto e per informarlo della nostra ulteriore disponibilità. Nelle prime ore del mattino il personale richiesto a livello svizzero era già in viaggio per Crans-Montana, compresi quattro specialisti ticinesi. Poi, nei giorni seguenti, c’è stata un’ulteriore richiesta di sostegno per l’organizzazione della cerimonia supportata da un importante numero agenti romandi e ticinesi. Oggi posso dire che il sistema ha funzionato e funziona, anche in caso di crisi improvvise».

Ci sono invece situazioni che possono essere anticipate. A metà giugno ci sarà il G7 a Évian, sul Lago Lemano, poi Lugano ospiterà a inizio dicembre la conferenza ministeriale dell’OSCE. Cosa è emerso finora dalla valutazione dei rischi?
«L’analisi dei rischi è costante e può variare in ogni momento. Abbiamo, per quanto riguarda il Ticino, una cellula che si occupa di monitorare la situazione. Ogni Cantone si occupa della sua situazione interna e abbiamo la possibilità di coordinarci a livello nazionale, anche per il tramite dello Stato maggiore nazionale. I Cantoni Ginevra, Vaud e Vallese sono al lavoro per l’organizzazione e la pianificazione relativa al G7, che si tiene in Francia ma che avrà ripercussioni anche in Svizzera. Oggi, più che un attacco diretto, uno degli elementi più problematici riguarda tutto quanto gira attorno al mondo cyber, compresi attacchi ibridi e spionaggio. Non sono da escludere importanti dimostrazioni sul territorio svizzero, come già avvenne nel 2003. L’OSCE, va ricordato, non conta solo membri europei. Ci potrebbero essere anche rappresentanti di Russia, Stati Uniti e Israele. C’è chi potrebbe avere interesse a “rovinare la festa”. L’attenzione sarà più elevata, così come la sicurezza. A seguito dell’impiego relativo al G7 potremo poi tirare ulteriori conseguenze per il dispositivo di Lugano».

Nel 2003 Évian aveva già ospitato il G8 (allora c’era anche la Russia) e si erano verificati pesanti scontri a Ginevra e Losanna. L’Esercito potrà schierare da duemila fino a cinquemila militari in servizio d’appoggio. E la polizia?
«Per questioni tattiche non forniremo cifre, ma ci saranno agenti di polizia da tutta la Svizzera. Ogni concordato di polizia, sulla base di una chiave di riparto, sarà chiamato a contribuire. Il Cantone che fa richiesta, però, dovrà mettere a disposizione il numero più alto di agenti. C’è poi un aspetto da tenere conto: già oggi siamo confrontati con attacchi ibridi. La Confederazione e le grosse imprese sono quasi tutti i giorni vittime di tentativi di attacchi informatici. La situazione è completamente cambiata rispetto ad alcuni anni fa».

Le valutazioni del Servizio delle attività informative della Confederazione (SIC) sono cruciali per le forze di polizia cantonali. Eppure, negli ultimi anni i servizi segreti complici le riforme interne e la carenza di risorse – hanno attirato le critiche dei Cantoni. Quali strumenti potrebbero far cambiare marcia a questa collaborazione?
«Non è un mio compito dire come deve lavorare il SIC. I servizi di informazione devono analizzare, anticipare e reagire. In passato, è vero, alcune cose non hanno funzionato, ma dall’arrivo del nuovo direttore (Serge Bavaud, dallo scorso novembre, ndr) ci siamo incontrati più volte e le nostre richieste e osservazioni sono state ben recepite. Il passato è passato, ora stiamo andando nella buona direzione ».

Terrorismo, attacchi ibridi, droni. In una recente intervista alla NZZ, la presidente della Conferenza dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia, Karin Kayser- Frutschi, ha detto che oggi troppo spesso non è chiaro di chi sia la responsabilità in caso di attacchi. Chi è che può intervenire in modo rapido e soprattutto con strumenti adeguati?
«Quanto sostiene la presidente è vero, in alcuni casi le responsabilità non sono del tutto definite. In altri invece le competenze sono chiare. Nel caso di un attacco di un drone contro una centrale elettrica, la responsabilità è nella prima fase della polizia del Cantone toccato. Poi, una volta che si capisce di quale tipo di attacco si tratta, la competenza può salire al livello superiore. Se c’è l’utilizzo di esplosivo, il caso passa direttamente al Ministero pubblico della Confederazione. Nell’ambito dei droni, però, il campo è molto vasto e lo sviluppo è costante. Lo abbiamo visto con la guerra in Ucraina. Quello che vale oggi, potrebbe non esserlo più domani. L’importante è restare al passo con i tempi con la difesa da questi velivoli, altrimenti si rischia davvero di perdere il treno».

Un altro aspetto che Kayser-Frutschi mette in evidenza è la necessità di specializzarsi. A suo avviso, bisogna abbandonare il modello delle «forze di polizia generaliste ». Nella Svizzera centrale, Nidvaldo si è specializzato nelle operazioni di soccorso in acqua, Obvaldo nel soccorso alpino. Cosa si sta facendo a livello nazionale per aumentare la cooperazione in ambiti specifici?
«Già oggi alcuni Cantoni hanno settori più sviluppati di altri: ad esempio, solo pochi Corpi di polizia hanno tiratori scelti con tutte le competenze. Lo stesso vale per gli artificieri. In caso di indagini particolari che toccano l’utilizzo di esplosivo intervengono gli specialisti della Scientifica di Zurigo. Magari, in futuro, potrebbero esserci centri di competenza nell’ambito di indagini cyber».

In futuro, quindi, ogni Cantone dovrebbe specializzarsi in un ambito diverso?
«Ritengo che lo specialista sia un elemento in più. Per affrontare minacce e crisi servono più agenti specializzati. Sicuramente ne avremmo bisogno, ma dovranno sempre esserci anche i “generalisti”. Ci saranno sempre incidenti stradali, casi di violenza domestica e furti. Cito questi perché sono i tre elementi di base che vengono testati alla fine dell’iter formativo che porta al brevetto federale di agenti di polizia. A farci crescere sono anche le esercitazioni “multicantonali”, in cui bisogna coordinare le azioni di polizia tra i vari Cantoni. Questo permette anche di seguire standard armonizzati e di avere una formazione di base e continua comune».

Dalla statistica criminale di polizia 2025, pubblicata pochi giorni fa, emerge un aumento del numero dei reati violenti gravi: la violenza domestica e i femminicidi rappresentano un problema. La Conferenza cosa sta facendo per combattere queste forme di reati?
«In questi casi la Conferenza non ha un compito operativo, ma attraverso dei progetti si cerca di creare standard comuni sulla base delle esperienze fatte in altri Cantoni. In Ticino, ad esempio per la gestione delle minacce, è stato creato il Gruppo Prevenzione e Negoziazione, così come il Centro competenza violenza che si occupa anche di violenza domestica. Il nostro Cantone è stato lungimirante anche in altri ambiti: ad esempio per quanto riguarda la prevenzione delle truffe telefoniche. Quanto abbiamo fatto negli ultimi anni è stato ripreso da altri Cantoni. In questo modo si cercano soluzioni comuni, ben consapevoli che alla fine dei conti ogni Cantone è responsabile della propria sicurezza».

Il federalismo, con 26 Cantoni e 26 modi di agire differenti, può rappresentare un problema per la sicurezza interna della Svizzera?
«No, non è un problema se si lavora insieme e si collabora. Ecco, se dobbiamo cambiare una legge ci vuole un po’ più di tempo. Però la collaborazione tra i vari Corpi di polizia è quotidiana e il federalismo non mina di sicuro la sicurezza interna della nostra Confederazione ».

La collaborazione è fondamentale nel mondo cyber, dove non ci sono confini fisici. Come si può essere più efficaci in questa dimensione? La creazione di una «Polizia postale», come ad esempio in Italia, può essere una soluzione o servono semplicemente regole più severe?
«No, non credo che arriveremo a creare un Corpo apposito a livello nazionale. Sarebbe necessario modificare la Costituzione poiché essa dà l’autonomia ai Cantoni per quanto riguarda la sicurezza interna. Sarà però possibile creare centri di competenza in cui gli specialisti dei vari Cantoni possano lavorare insieme. E uno scambio semplificato di informazioni tra le polizie permetterà anche di migliorare la collaborazione. Avolte il problema è che quando si avviano inchieste, ci si rende presto conto che l’autore non risiede nel nostro Cantone o spesso nemmeno nel nostro Paese. Per questo ci vogliono gli accordi internazionali e il supporto di enti preposti come Interpol ».

Intervista pubblicata nell’edizione di sabato 28 marzo 2026 del Corriere del Ticino

Il 1° luglio 2026 entra in vigore la legge sulla videosorveglianza pubblica

Il 1° luglio 2026 entra in vigore la legge sulla videosorveglianza pubblica

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha stabilito che il 1° luglio 2026 entrerà in vigore la legge cantonale sulla videosorveglianza pubblica (LViSo), che disciplina l’impiego della videosorveglianza sul demanio pubblico e sui beni amministrativi al fine di garantire la sicurezza, l’ordine pubblico e la gestione della logistica. L’Incaricato cantonale della protezione dei dati mette a disposizione un modello di normativa, cui i soggetti sottoposti alla legge possono fare riferimento per l’elaborazione delle rispettive disposizioni materiali di esecuzione.

La nuova legge sulla videosorveglianza pubblica – adottata dal Gran Consiglio il 12 giugno 2025 – disciplina la materia entro limiti chiari e ben definiti, attribuendo alle diverse modalità di videosorveglianza ambiti di applicazione specifici. In particolare, non è ammesso l’impiego di sistemi invasivi – ossia con monitoraggio a schermo in tempo reale – sul demanio pubblico; quest’ultimo resta pertanto assoggettato unicamente a forme di videosorveglianza di carattere dissuasivo. Pur mantenendo un certo grado di flessibilità e adattabilità in funzione dell’evoluzione delle contingenze di sicurezza e di ordine pubblico (approccio territoriale a lungo termine), essa si distingue dalla videosorveglianza prevista dalla legge sulla polizia, caratterizzata invece da una maggiore invasività, flessibilità e adattabilità (approccio situazionale a breve termine).  
La legge cantonale si applicherà alle corporazioni di diritto pubblico (in particolare, Cantone, Comuni, Patriziati, corporazioni di diritto pubblico delle Chiese riconosciute) e agli enti e alle istituzioni parastatali cantonali e comunali e ai privati che assumono compiti di diritto pubblico.  
I soggetti sottoposti alla nuova legge dovranno garantire la riconoscibilità dei propri sistemi di videosorveglianza e attenersi ai principi generali del diritto, quali la proporzionalità e la finalità.  
Con la nuova legge il Cantone garantisce una certa autonomia legislativa e attuativa ai titolari della videosorveglianza su aspetti quali lo scopo e le modalità di sorveglianza, la tipologia di strumenti di videosorveglianza da utilizzare, il mandato di esecuzione della videosorveglianza, i diritti di accesso alle registrazioni, la durata di conservazione delle immagini e i luoghi soggetti a videosorveglianza.  
L’Incaricato cantonale della protezione dei dati mette a disposizione, sulla propria pagina web, un modello di normativa al quale i titolari di sistemi di videosorveglianza possono fare riferimento per la definizione delle disposizioni materiali di esecuzione della legge.

«Vivere la montagna in sicurezza»: prevenzione valanghe ad Airolo-Pesciüm

«Vivere la montagna in sicurezza»: prevenzione valanghe ad Airolo-Pesciüm

Polizia cantonale e Soccorso Alpino in campo per sensibilizzare sci-escursionisti e ciaspolatori su rischi, formazione e uso dell’Artva.

Vivere la montagna in sicurezza, con la giusta formazione e la giusta esercitazione. È quanto si è cercato di fare con la giornata di prevenzione dei rischi legati alle valanghe, proposta nel quadro della campagna Montagne Sicure ad Airolo-Pesciüm. Sul posto erano presenti Gruppo ricerche e constatazioni della polizia cantonale e Soccorso Alpino Svizzero, per sensibilizzare su rischi e buone pratiche in materia di sci-escursionismo e racchettate. Ticinonews si è recata sul posto per saperne di più. 

La giornata
«È una giornata di prevenzione che effettuiamo periodicamente qui a Pesciüm. Qui c’è una piccola formazione teorica, e poi abbiamo installato un campo d’allenamento che simula i sepolti sotto la neve», ci spiega Stefano Mariani, responsabile del Gruppo ricerche e constatazioni. La seconda fase, di esercitazione pratica, si è svolta nel Centro di formazione sulle valanghe, uno spazio appositamente pensato per questo tipo di esercitazioni. Qui gli interessati hanno potuto sperimentare l’utilizzo dell’Artva, la sonda di rilevamento che viene utilizzata per individuare chi dovesse rimanere sepolto dalle valanghe. «Qui si testa con mano il proprio apparecchio, si simulano dei sepolti con delle piastre. L’utente arriva e cerca queste piastre. Una volta trovato deve sondare, sondando, con tre colpi sulla piastra. La stessa dà poi l’esito della ricerca», ci dice Matteo Umiker, caposoccorso della stazione di Lugano del Soccorso Alpino Svizzero.

Sensibilizzazione
La sensibilizzazione ha un ruolo particolarmente prezioso nel periodo del cambiamento climatico, che può rendere più pericoloso un pendio innevato. A maggior ragione, dal momento che si constata un aumento degli appassionati di sport di montagna. D’altra parte, ci sono diversi accorgimenti che permettono di vivere la montagna in sicurezza. «È fondamentale fare periodicamente corsi di formazione con degli esperti, guide alpine ed associazioni. È anche molto importante avere il materiale adeguato, come anche consultare il bollettino meteo. Del giorno della gita ma anche dei giorni precedenti», spiega ancora Mariani. Gli interessati potranno approfittare della prossima giornata di formazione che si terrà ad Airolo-Pesciüm, prevista il prossimo 8 marzo.

Tentativo di truffa phishing a nome della Polizia cantonale

Tentativo di truffa phishing a nome della Polizia cantonale

Comunicato stampa

La Polizia cantonale informa che nelle scorse ore sono state inviate delle e-mail a privati cittadini, istituzioni e aziende nelle quali il destinatario viene falsamente accusato di aver commesso un reato grave. Nel messaggio viene richiesto di contattare le autorità entro 72 ore, con l’obiettivo di esercitare pressione e indurre a rispondere attraverso il link presente nel testo. Per rendere la truffa più credibile vengono indebitamente utilizzati il nome della Polizia cantonale e i riferimenti di funzionari di polizia. Si tratta di un tentativo di phishing.

Come proteggersi:

 – Non rispondere e non fornire dati personali o sensibili
 – Non cliccare su link e non aprire allegati
 – Verificare sempre attentamente l’indirizzo del mittente

Si rinnova l’invito a essere diffidenti in caso di e-mail che esortano a fornire dati personali e che affermano che se non si procede in tal senso vi saranno conseguenze (ad esempio perdite di denaro, denuncia penale, blocco delle carte).
Le persone che hanno ricevuto queste e-mail fraudolente sono invitate a inviare una segnalazione alla Polizia cantonale all’indirizzo prevenzione@polca.ti.ch.

****

Finti poliziotti truffano in rete

https://www.rsi.ch/play/tv/il-quotidiano/video/finti-poliziotti-truffano-in-rete?urn=urn:rsi:video:3518992

 

Il presidente Gobbi in visita ai “Trenta”

Il presidente Gobbi in visita ai “Trenta”

Autorità in visita al Battaglione 30: focus sull’impiego di supporto durante il WEF

Temperature rigide e neve sul terreno hanno fatto da cornice alla visita delle autorità al Battaglione fanteria di montagna 30 a Hinterrhein. Un’occasione per offrire una panoramica concreta su addestramento, capacità operative e supporto alle autorità civili con la partecipazione di ex comandanti del “Trenta”, rappresentanti della polizia, delle società militari e dei circoli d’arma ticinesi, oltre a esponenti della società civile.

Sul terreno: autorità e capacità operative
Presente anche il presidente del Consiglio di Stato ticinese e direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, che ha partecipato alla visita accanto a diverse autorità militari e istituzionali. Con lui anche il divisionario Maurizio Dattrino, il capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione del Canton Ticino Ryan Pedevilla e il capo dell’Ufficio del militare e della protezione civile del Canton Grigioni Pascal Porchet.
La giornata si è svolta con una serie di dimostrazioni operative, dall’impiego dei mortai agli esercizi di tiro di precisione, fino alle prove di tiro in movimento con veicoli blindati. Gli ospiti hanno potuto osservare da vicino l’efficacia dei mezzi e delle procedure di impiego in contesti complessi.

Coordinamento e sicurezza: il “Trenta” al servizio del Paese
Per il comandante del battaglione, il tenente colonnello SMG Tommaso Righenzi, la visita ha assunto un significato ancora più speciale: si è trattato infatti del suo ultimo corso di ripetizione alla guida dei “Trenta”. Nell’occasione, il comandante ha illustrato il ruolo del reparto nell’ambito del servizio svolto a supporto della Polizia cantonale grigionese in occasione del World Economic Forum (WEF), sottolineando l’importanza di una stretta collaborazione tra autorità civili e militari. «La sicurezza, tema sempre più rilevante e dibattuto, è un obiettivo condiviso che si costruisce anche grazie a questa preziosa sinergia – ha commentato il presidente Gobbi. L’impiego a supporto della Polizia cantonale grigionese durante il WEF dimostra quanto sia importante essere pronti e coordinati, in ogni situazione».

Missione e identità del battaglione
Il Battaglione fanteria di montagna 30 ha come missione principale quella di difendere. Nell’attuale corso, il focus è stato rivolto in particolare alla sicurezza e protezione, con una preparazione mirata anche ai compiti di sostegno alle forze di polizia. Negli ultimi anni il reparto ha svolto numerose attività di addestramento, tra cui esercitazioni nel combattimento in località, di giorno e di notte, oltre all’impiego di nuovi armamenti.
Il “Trenta” è inoltre un reparto con una connotazione particolare: è infatti l’unico battaglione di fanteria di lingua madre italiana all’interno dell’Esercito. Un elemento che rafforza l’identità ticinese e italofona del battaglione: per molti militi, dopo la scuola reclute o la formazione quadri, rappresenta anche un’occasione unica per poter parlare italiano con i propri camerati durante il servizio.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 1 febbraio 2026 de Il Mattino della domenica

 

Cerimonia annuale della Polizia cantonale

Cerimonia annuale della Polizia cantonale

Comunicato stampa

Ieri presso il Tribunale penale federale di Bellinzona si è svolta la tradizionale cerimonia annuale della Polizia cantonale. Presenti all’evento il Presidente del Gran Consiglio Fabio Schnellmann, il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, il Presidente del Tribunale penale federale Alberto Fabbri e il Procuratore Generale Andrea Pagani.
Nel corso dell’evento sono stati presentati i nuovi assunti, sia uniformati sia amministrativi, e sono stati sottolineati i traguardi raggiunti attraverso specifici percorsi formativi. Nel suo intervento il Comandante Matteo Cocchi ha dapprima evidenziato che la Polizia cantonale ha affrontato un 2025 che non è stato privo di sfide e che offre anche molti motivi per essere fieri del suo operato. Infatti, il Corpo ha proseguito con determinazione nell’adempimento dei suoi compiti istituzionali quali la prevenzione, il controllo del territorio, gli interventi e la cooperazione con le altre forze dell’ordine nonché altre istituzioni dello Stato. Si è poi soffermato sul ricambio generazionale che interesserà anche la Polizia cantonale nei prossimi anni. Una sfida complessa che ne vede implicate quattro, i “Baby Boomers” (nati tra il 1946 e il 1964), la “Generazione X” (1965-1980), i “Millennials” (1981-1996) e la “Generazione Z” (1997-2012), e che richiederà appropriate misure per mantenere gli effettivi e la qualità del servizio, attrarre e formare nuove leve nonché valorizzare l’esperienza degli agenti senior in uscita. In quest’ambito ha sottolineato che, grazie ad un intenso lavoro di squadra, è stato possibile organizzare una nuova Scuola di polizia con 15 aspiranti per il Corpo. Questo nonostante le difficoltà finanziarie a livello cantonale. Ha inoltre rilevato che il 2026 si prospetta come un anno di straordinaria importanza e di grande impegno, che metterà alla prova la professionalità, la capacità organizzativa e la coesione delle forze dell’ordine svizzere. Il calendario degli eventi internazionali, ad esempio la Conferenza dell’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (OSCE) a Lugano, che si terranno in Svizzera e nei territori limitrofi richiederà infatti un dispositivo di sicurezza di ampia portata e di grande complessità. Sarà necessario pianificare con largo anticipo, coordinare risorse e competenze, rafforzare la collaborazione interforze e tra istituzioni, sia a livello cantonale ma anche federale e internazionale. Impegni che comporteranno sacrifici, orari impegnativi e una disponibilità straordinaria da parte di ognuno. In un periodo in cui la sicurezza è un valore sempre più sentito dai cittadini e un fondamento della nostra democrazia, il ruolo della Polizia cantonale sarà dunque determinante. Non si tratterà solo di “gestire eventi”, ma di garantire che la Svizzera continui a essere riconosciuta come un Paese sicuro, stabile e affidabile. “Insieme, con professionalità e spirito di servizio, sapremo essere all’altezza di questa sfida” ha concluso il Comandante.
Nel suo intervento alla cerimonia della Polizia cantonale ticinese, il Presidente del Consiglio di Stato, Norman Gobbi, ha espresso gratitudine per il lavoro svolto dal Corpo nell’ultimo anno, segnato da sfide tradizionali e nuove nella lotta alla criminalità. Ha sottolineato come, nonostante queste sfide, la Polizia cantonale abbia garantito presenza, prevenzione e stabilità in ambiti sensibili. Il Governo ha ribadito il proprio sostegno, in particolare sul fronte della formazione, della tecnologia e della cooperazione interforze, riconoscendo il ruolo centrale della Polizia cantonale nel mantenere la sicurezza e la fiducia della popolazione ticinese. Ha terminato il suo saluto con gli auguri per le ormai prossime festività natalizie e soprattutto per un 2026 ricco di soddisfazioni professionali e personali.

Natale con i tuoi in sicurezza con noi

Natale con i tuoi in sicurezza con noi

Comunicato stampa

Dal 1° al 24 dicembre 2025 la Polizia cantonale, in collaborazione con le Polizie comunali, la Polizia dei trasporti e l’Ufficio federale della dogana e della sicurezza dei confini (UDSC), ripropone l’operazione di prevenzione PREVENA, volta a garantire maggiore sicurezza durante il periodo dell’Avvento e a sensibilizzare la popolazione sui rischi di furti nei veicoli, nei centri urbani e nei luoghi di acquisto. 

Con l’inizio delle settimane che precedono il Natale, tra luminarie, mercatini e corsa ai regali, aumenta l’afflusso di persone nei centri urbani e nelle principali aree commerciali del Cantone.
Un contesto segnato da giornate più buie e da spazi affollati, che può offrire maggiori opportunità a chi intende commettere furti, sia nei veicoli sia approfittando di momenti di distrazione durante lo shopping.
Da oltre 18 anni, PREVENA mira a tutelare la popolazione in un periodo particolarmente sensibile, rafforzando la cultura della prevenzione e promuovendo comportamenti attenti e responsabili in collaborazione con le forze dell’ordine sul territorio.
Nel mese di dicembre la Polizia aumenterà la propria presenza nei principali centri urbani e nelle aree commerciali del Cantone. Le pattuglie saranno maggiormente visibili nelle ore diurne e, in alcune giornate, anche nelle fasce pomeridiane e serali, con l’obiettivo di prevenire furti e reati legati al maggiore afflusso di persone. L’attività comprenderà pattugliamenti mirati, controlli sul territorio e momenti di contatto con la popolazione.

Consigli di prevenzione
Le festività rappresentano un’occasione di convivialità e incontro, ma possono anche trasformarsi in motivo di spiacevoli sorprese se non si adottano alcune misure di prudenza. La Polizia cantonale invita quindi cittadine e cittadini a prestare attenzione e a non sottovalutare piccoli gesti di cautela che possono fare la differenza. Di seguito alcuni accorgimenti utili per tutelare la propria sicurezza e i propri beni durante lo shopping e gli spostamenti.

Quando portate con voi borse e portafogli: 
– Tenete borse, borsette e zaini sempre sotto controllo, evitando di appoggiarli su sedie, carrelli o altri supporti senza sorveglianza.
– Portate le borse a tracolla sul davanti e assicuratevi che siano ben chiuse, soprattutto nelle aree affollate come mercatini e centri commerciali.
– Aprite borse e portafogli solo quando necessario e, per quanto possibile, evitate di mostrare oggetti di valore o grosse somme di denaro in pubblico.
– Riponete portafogli e portamonete nelle tasche interne della giacca o all’interno della borsa, evitando tasche esterne o facilmente accessibili.

Quando lasciate l’automobile:
– Scegliete, quando possibile, posteggi ben illuminati e, nelle ore serali o notturne, strutture sorvegliate.
– Non lasciate mai le chiavi all’interno del veicolo, neppure se parcheggiato nel vostro garage.
– Prima di allontanarvi, verificate di aver chiuso correttamente tutte le portiere e il bagagliaio.
– Chiudete completamente finestrini e tettucci apribili.
– Evitate di lasciare in auto oggetti di valore, borse o documenti personali: portateli con voi oppure custoditeli in modo da non renderli visibili.
– Dopo aver attivato la chiusura, controllate, anche a qualche passo di distanza, che il veicolo sia effettivamente bloccato.

Grazie alla collaborazione di ciascuno, le feste possono rimanere un momento di serenità e sicurezza per tutte e tutti.

Flyer

“Acque sicure”: bilancio della stagione estiva 2025

“Acque sicure”: bilancio della stagione estiva 2025

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni e la Commissione consultiva del Consiglio di Stato “Acque sicure” presentano il bilancio della stagione estiva 2025, con particolare riferimento agli incidenti avvenuti nelle acque libere e agli effetti delle azioni di prevenzione e sensibilizzazione della campagna “La prudenza fa la differenza”, rivolta alla popolazione locale e ai turisti.    

Durante l’estate in Ticino si sono purtroppo registrati 5 annegamenti, 2 in più rispetto al 2024: 2 nei laghi, 2 nei fiumi e 1 in un corso d’acqua durante un’attività di torrentismo.
Dopo diversi anni di diminuzione costante degli incidenti mortali – dal picco negativo di 9 decessi nel 2021 (6 nel 2022, 4 nel 2023 e 3 nel 2024) – il dato 2025 segna una controtendenza. Le vittime, sia cittadini confederati che di nazionalità straniera, sono tutte accumunate, salvo un caso, dal fatto di essersi trovate sole al momento dell’annegamento.  
Per quanto riguarda invece gli incidenti gravi, nel fiume Verzasca, in particolare nella zona di Lavertezzo, sono stati 3, mentre altri 2 sono avvenuti nel lago Ceresio.
Permane elevato e preoccupa il numero degli incidenti gravi legati alla pratica del torrentismo che, oltre al già citato annegamento, hanno coinvolto 7 sportivi, richiedendo in un caso l’intervento della Rega. È inoltre stato constatato un netto aumento degli infortuni, anche gravi, causati da tuffi in acque naturali senza una preventiva valutazione della profondità e della conformazione del fondale.
Si segnala infine 1 decesso in una piscina privata dovuto a cause naturali.  

La campagna è stata promossa attraverso i consueti canali di comunicazione e supporti cartacei e multimediali. Sono stati affissi manifesti in quattro lingue nei luoghi di maggiore affluenza turistica, nelle principali stazioni ferroviarie, sui mezzi di trasporto pubblici e presso le stazioni di servizio.
Gli attori del settore turistico, le associazioni di categoria degli anziani e i centri diurni a loro dedicati, le scuole e le università, le associazioni e le colonie per i bambini, hanno contribuito in maniera determinante alla distribuzione del materiale informativo che invita all’adozione di comportamenti virtuosi nella pratica di attività sportive o ricreative in acqua.
Le persone che praticano canyoning sono state sensibilizzate tramite un volantino dedicato, distribuito con il supporto delle imprese idroelettriche, delle società di categoria e dei campeggi.
È stata intensificata la collaborazione con le associazioni di migranti attraverso incontri informativi nei principali poli cantonali.
Grazie alla collaborazione con Ticino Turismo, è stata proposta un’attività di sensibilizzazione presso l’Infopoint di Lugano Region. Un’iniziativa nuova che si aggiunge alla presenza a numerosi eventi, dove i messaggi della campagna sono stati diffusi con uno stand dedicato e delle proposte didattiche rivolte in particolare alle famiglie.
Tra le partecipazioni più significative figurano la giornata di sensibilizzazione presso Splash & Spa di Rivera, la giornata degli Sport acquatici al Lido di Locarno, il Longlake Festival di Lugano, le traversate di Melide-Bissone, del Ceresio, di Riva S. Vitale, di Magliaso-Agno e la manifestazione Sportissima a Lugano.
Nei mesi di luglio e agosto è stato garantito il pattugliamento quotidiano dei fiumi Maggia e Verzasca, una misura attiva da 15 anni. Grazie alla collaborazione con il Gruppo Sub Verzasca, i pattugliatori hanno potuto abbinare alla formazione teorica, comprendente anche fondamentali nozioni in ambito di primo intervento, una parte pratica dedicata al lancio della corda di salvataggio. Nell’ambito del programma di prevenzione realizzato con la Città di Lugano, per il quarto anno nei mesi di luglio e agosto i pattugliatori hanno presidiato nei fine settimana e nei giorni festivi la Foce del Cassarate, talvolta accompagnati da cani da salvataggio.  
Una nota positiva del 2025 è stata la quasi assenza dei cianobatteri nel lago Ceresio sino a fine agosto, nonostante vi fossero tutte le condizioni favorevoli per la loro proliferazione.

In conclusione, la prevenzione rimane la misura più efficace per evitare incidenti e annegamenti. Fondamentali sono le competenze personali, come la capacità di nuotare e tuffarsi correttamente, ma anche la consapevolezza dei rischi legati a disattenzione, consumo di alcool, stanchezza, comportamenti temerari, errata percezione del pericolo, sopravalutazione delle proprie capacità e scarsa conoscenza del territorio.

Nel quadriennio in corso, il Dipartimento delle istituzioni e la Commissione “Acque sicure” continueranno a sviluppare nuovi strumenti di prevenzione, con l’obiettivo di coinvolgere sempre più attivamente la popolazione residente e, in particolare, i turisti — principali vittime di annegamenti e infortuni gravi.  

Il Dipartimento delle istituzioni ringrazia tutti gli enti e le organizzazioni che, con il loro impegno e la loro collaborazione, hanno contribuito a contenere il numero di incidenti nonostante l’elevato afflusso di visitatori ai laghi e ai corsi d’acqua ticinesi.