«Responsabile come capo del Dipartimento che ci mette la faccia con il sole o la tempesta»

«Responsabile come capo del Dipartimento che ci mette la faccia con il sole o la tempesta»

Dal Corriere del Ticino | La ditta fantasma e i permessi facili

Tra documenti contraffatti e presunte mazzette: ecco i retroscena della bufera che sta scuotendo il Cantone – Il numero degli arrestati è salito a sei: tra loro un funzionario e due ex dipendenti dell’Ufficio migrazione

Lo spettro della corruzione è tornato ad aggirarsi per i corridoi dell’Amministrazione cantonale. È questa l’immagine evocata dai più a seguito dell’ondata di arresti che sta scuotendo le mura dei palazzi governativi. A finire in manette sono stati un funzionario 28.enne e due ex collaboratrici dell’Ufficio della migrazione – 23 e 28 anni –, due fratelli originari del Kosovo – un 27.enne e un 25.enne già titolare di un’impresa edile fallita –, un cittadino turco di 27 anni. E così, a 16 anni dallo scoppio della controversa vicenda dei «permessi facili» – venuta a galla nel 2001 sollevando una vera e propria bufera nell’Amministrazione cantonale – un altro scandalo giudiziario per qualche verso analogo ha investito il Dipartimento delle istituzioni. I primi quattro fermi sono scattati martedì in due momenti distinti, su ordine del sostituto procuratore generale Antonio Perugini. A finire sotto torchio in mattinata sono stati i due fratelli. Nel pomeriggio il turno è toccato a due insospettabili: il 28.enne impiegato dello Stato (di origini italiane, era stato assunto nel 2010 quando ancora non aveva il passaporto svizzero e a capo del Dipartimento istituzioni vi era Luigi Pedrazzini) e la ex collega, pure di 28 anni, che fino al 2015 risultava inserita nei ranghi del Cantone ma che, in seguito a un licenziamento per questioni disciplinari indipendenti dall’inchiesta, era passata alle dipendenze di uno studio legale. Infine ieri è stata la volta dell’altra ex funzionaria (cittadina svizzera, aveva lavorato un anno come stagista per il Cantone ed era stata assunta quando alla guida del Dipartimento era subentrato Norman Gobbi) e del turco. Agli inquirenti gli arrestati hanno fornito la propria versione sui rimproveri avanzati. Lo hanno fatto chi respingendo gli addebiti (l’ex funzionaria 28.enne) chi fornendo elementi per far luce su una vicenda che sta creando, e creerà, non poco imbarazzo.

L’impresa paravento
La voce che qualcosa di grosso stesse covando sotto le ceneri di un’apparente tranquillità aveva cominciato a circolare nei corridoi di Palazzo di giustizia e Palazzo delle Orsoline ad inizio settimana. A imporre il riserbo e a rimandare la deflagrazione erano state le esigenze istruttorie. Era insomma necessario attendere che il cerchio si chiudesse su tutti e sei i sospettati per non rovinare un’indagine nata mesi fa su segnalazione delle autorità federali e della stessa Sezione della popolazione.

Ma come sono andate le cose? Tutto ruota intorno a un’impresa di costruzioni, la Aliu Big Team, fondata nel 2014 e fallita nel febbraio dell’anno scorso. Un’impresa di facciata, che non sarebbe mai stata attiva e dietro cui si celerebbero, secondo le ipotesi accusatorie, un traffico di esseri umani e il giro di permessi facili. Titolare della SAGL bellinzonese era il 25.enne, già arrestato in Kosovo tempo fa e su cui pendeva un mandato di cattura. Ebbene, per gli inquirenti, l’uomo avrebbe brigato per far ottenere a una ventina di persone, in cambio di denaro, un permesso di dimora di tipo B. In che modo? Appoggiandosi sulla «collaborazione» del fratello, ma soprattutto del funzionario 28.enne (prelevato direttamente negli uffici dell’Amministrazione cantonale) e delle ex colleghe. E non è escluso che per creare o modificare i documenti necessari, gli indagati abbiano sottratto materiale sensibile (carta apposita – i cosiddetti fogli di sicurezza – e copertine che venivano consegnate al cittadino turco). Compito di polizia cantonale e magistratura è ora quello di stabilire l’entità degli illeciti facendo chiarezza sul numero di persone che hanno beneficiato di un permesso facile, sui passaggi di denaro tra i vari attori coinvolti e sui rispettivi moventi. Certo è che chi ha ottenuto un permesso facile a un prezzo di qualche migliaio di euro verrà interrogato, dopodiché scatterà l’annullamento del documento e quindi l’obbligo di lasciare il Paese.

L’INTERVISTA – NORMAN GOBBI «Responsabile come capo del Dipartimento che ci mette la faccia con il sole o la tempesta»

Lei «deplora e condanna l’accaduto». Ma queste sembrano un po’ frasi fatte. Cosa si sente di aggiungere, dato che, una volta ancora l’Amministrazione cantonale è nell’occhio del ciclone?

«Ma il caos, in questo caso, non sussiste. È infatti stata la direzione dell’Ufficio della migrazione a procedere con le verifiche iniziali che hanno poi portato alla segnalazione alla polizia e al Ministero pubblico, oltre che naturalmente alla direzione del mio Dipartimento. Qui parliamo della fiducia che deve vigere tra istituzioni e cittadino e che invece è stata lesa, se non distrutta. Il tutto in un settore come quello dei permessi dove non si prestano servizi ma diritti a degli stranieri di risiedere e di lavorare sul nostro territorio. Il fatto che ad essere coinvolti siano stati dei funzionari, evidentemente mi fa arrabbiare, per usare un eufemismo. E in tal senso ho inviato un e-mail interna alla Sezione della popolazione nella quale mi sono detto furibondo. Questa fiducia, che è sacra, deve sempre valere. Il caso in questione purtroppo vanifica un po’ quel lavoro di durezza nell’ambito dei controlli imposti a livello di migrazione. Allo stesso tempo ci ha tuttavia permesso di imparare, tant’è che nell’ambito della riorganizzazione del relativo Ufficio sono già stati introdotti elementi figli di questa esperienza».

Il settore dei permessi in passato è stato oggetto di inchieste penali, tutti ricordiamo l’affaire «permessi facili». Cambia la direzione politica del Dipartimento ma restano le disfunzioni che sfociano in casi come quelli oggi sotto gli occhi di tutti ticinesi?

«Serve innanzitutto fare una distinzione forte. Nel 2001 era la testa dell’Ufficio dei permessi ad avere un problema, mentre qui parliamo di due singoli funzionari. Ed evidentemente come in tutte le organizzazioni in cui ci sono degli esseri umani e non delle macchine a operare il rischio zero non esiste, e dobbiamo esserne coscienti. Quando ho assunto la direzione del Dipartimento, nella mia analisi dei pericoli ho riconosciuto il rischio di tali fattispecie. Era quindi importante mettere in atto diverse misure preventive. Cosa che abbiamo fatto da un lato con l’avvicendamento alla direzione della Sezione alla popolazione, che non nascondo ha agevolato l’emersione del tutto, e dall’altro con il senso del dovere della responsabile dell’Ufficio migrazioni Morena Antonini che ha permesso l’avvio di questa inchiesta».

In passato è già accaduto che al consigliere di Stato di riferimento fosse imputata una «responsabilità politica oggettiva» per casi delicati. Lei sente d’avere delle responsabilità?

«Sento di avere la responsabilità in quanto capo del Dipartimento, il quale mette la faccia quando c’è il sole ma anche quando ci sono vento e tempesta contrari. Mi assumo quindi questo onere, delegandone però una parte alla responsabilità individuale delle persone coinvolte. Sono infatti loro ad aver agito in malafede stando alle prime ipotesi di reato».

Il leghista, lei ce lo insegna, di fronte a questi casi «s’incazza». Neppure con un leghista alle Istituzioni c’è garanzia di una condotta irreprensibile?

«È vero, il Dipartimento non è esente da casi simili. Ma va fatta una precisazione: il collaboratore e l’ex collaboratrice sono stati assunti nel 2009 come ausiliari e nominati nel 2010, con il primo che ai tempi era ancora cittadino italiano. Io sono alla testa delle Istituzioni dal 2011 e una delle prime misure che ho introdotto prevede che in seno alla Sezione della popolazione vengano nominati unicamente cittadini svizzeri».

La seconda ex collaboratrice arrestata ieri sera però è svizzera.

«Sì, ed è stata assunta per un anno sotto la mia direzione. Ma qui ribadisco come a fare stato debba essere la responsabilità dell’individuo a fronte della fiducia in lui riposta».

Ma c’è un legame con il caso Pulice, l’ex killer della ‘ndrangheta pentito?

«No, le due fattispecie non sono da ricollegare».

Cambierà il suo modo di interagire con i funzionari?

«Vige sempre il principio della fiducia e fintanto che la stessa non è tradita deve essere data. Il fatto di aver riorganizzato l’Ufficio della migrazione servirà anche ad avere procedure migliori, in grado di evidenziare le criticità con determinati indicatori. Doppi controlli? Sui dossier delicati sarà la regola, ma dal momento che la Sezione evade circa 75.000 pratiche all’anno non sarebbe pensabile introdurli per una questione di risorse disponibili e finanziariamente parlando».

Vista la delicatezza non teme ora che vi sia un inquinamento delle prove?

«Il fatto che si sia operato nel silenzio, visto che l’inchiesta è partita nella primavera del 2016, dimostra come la direzione dell’Ufficio della migrazione e della Sezione della popolazione abbiano operato in modo trasparente e collaborativo con polizia e autorità inquirenti. A ciò vanno ricondotte e aggiunte le nuove misure interne attuate che sono certo permetteranno di evitare un inquinamento delle prove».

La sua condotta politica nel settore dei permessi è stata molto rigorosa, spesso anche drastica. Mentre Gobbi stringeva le viti, dalla porta accanto c’era però chi oliava un altro meccanismo. Il coperchio è stato tolto grazie a una segnalazione, ma la domanda è lecita. Quante volte la fanno franca questo genere di personaggi?

«Chiaramente, fatta la legge trovato l’inganno e ci sarà sempre qualcuno più furbo. Questa fattispecie dimostra però che se la macchina e i controlli funzionano i problemi vengono identificati così come i responsabili, per i quali si procede con le misure penali e amministrative del caso. E per il funzionario indagato ciò significa che al momento è pronta una richiesta di sospensione che va adottata dal Governo. Detto questo anche in ambito amministrativo vige la presunzione di innocenza».

(Articolo di Giovanni Mariconda, Massimo Solari e Gianni Righinetti)

Maggior controllo su chi vive e lavora in Ticino!

Maggior controllo su chi vive e lavora in Ticino!

Dal Mattino della domenica | Cambiano le modalità per la richiesta di un permesso per vivere o lavorare nel nostro Cantone. Si passa al modulo elettronico, ma con dei controlli più accurati e soprattutto con un contatto diretto con il richiedente. Questa settimana con il mio Dipartimento abbiamo presentato la riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione, che sarà messa in atto durante il 2017. Una riorganizzazione che fa parte della manovra di risanamento del Governo, ma che è anche – e soprattutto – una risposta all’aumento degli stranieri che intendono vivere o lavorare sul nostro territorio.

L’evoluzione normativa rispetto agli stranieri, in particolare con l’introduzione nel 2002 dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone, ha fatto sì che la popolazione straniera in Ticino negli ultimi anni sia fortemente aumentata (solo negli ultimi due anni, dal 2015 al 2016, le persone straniere residenti nel nostro Cantone sono passate da 97’937 a 100’658). Di conseguenza, sono aumentate anche le sollecitazioni dell’Ufficio della migrazione: nel 2016 le decisioni emesse sono state 75’774! Era quindi necessario attualizzare l’organizzazione dell’Ufficio della migrazione – che risale al 1954 – per far fronte alla crescita delle richieste e soprattutto per migliorare la qualità dei controlli effettuati.

Compito centrale dello Stato è garantire il controllo della popolazione presente sul nostro territorio, o che lo frequenta quotidianamente per lavoro. Proprio per questo motivo, in questi anni la procedura per la richiesta di un permesso ha subito diversi aggiornamenti. Un esempio è l’introduzione nell’aprile del 2015 della misura del casellario, voluta dal mio Dipartimento e che fino ad ora ha portato a negare o revocare il permesso a 64 criminali pericolosi. Una misura che ha dimostrato quanto sia importante analizzare con attenzione le richieste di permessi, per evitare che dei delinquenti vengano a vivere o a lavorare in Ticino!

La riorganizzazione, che si sviluppa in due fasi (la prima ad aprile e la seconda a settembre di quest’anno), prevede di migliorare notevolmente i controlli svolti durante la procedura di richiesta di un permesso, in particolar modo per chi intende stabilirsi o intraprendere un’attività nel nostro Cantone. Le domande riguardanti i permessi di soggiorno “B” e “L” o per frontalieri “G” con attività indipendente saranno infatti sottoposte a un’analisi approfondita, con la verifica del documento di identità del richiedente e un esame accurato del motivo del soggiorno e dell’effettiva attività in Ticino. In particolare, chi richiederà un permesso per lavoratori frontalieri dovrà presentarsi in uno dei vari posti di gendarmeria della Polizia cantonale, per evitare la possibilità che siano presentati eventuali documenti falsi.

L’obiettivo, con la riorganizzazione dell’Ufficio migrazione, è quindi di continuare su questa strada: approfondire l’analisi delle domande per evitare gli abusi, effettuando i dovuti accertamenti (fatti in alcuni casi direttamente nei posti di Polizia) e con un contatto diretto con i richiedenti. Il tutto con minori costi e con risposte più tempestive, evitando così che si crei una situazione per la quale chi è in attesa di una decisione da parte dell’Ufficio, frequenti quotidianamente il nostro Cantone senza un permesso e quindi senza un controllo puntuale (con l’Accordo di libera circolazione delle persone chi richiede un permesso può già infatti vivere o lavorare da noi, in attesa della decisione!). La nuova procedura permetterà inoltre di informare rapidamente i Comuni riguardo ai nuovi cittadini stranieri. Comuni che a loro volta potranno segnalare tempestivamente eventuali casi critici all’Autorità cantonale.

Si tratta quindi di ottimizzare le risorse pubbliche per far fronte alla necessità di risanare le finanze cantonali, ma si tratta soprattutto di cogliere l’occasione per intervenire dove necessario, adeguando i servizi a quanto richiesto dalla realtà odierna. Con la riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione vogliamo dare una risposta a una necessità di tutti i ticinesi: la garanzia di un servizio di qualità, a favore della sicurezza sul nostro territorio.

Norman Gobbi – Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Più controlli sui permessi

Da laRegione | Chiudono i servizi regionali. I frontalieri in polizia per validare il documento d’identità

L’Ufficio della migrazione si riorganizza. Procedure online e centralizzazione degli sportelli a Bellinzona (pratiche standard) e Lugano (dimora e frontalieri indipendenti). Centralizzazione delle pratiche, procedure guidate online e più controlli per il rilascio dei permessi, compresa la verifica dell’autenticità del documento d’identità in Polizia (per i frontalieri) o agli sportelli del nuovo servizio che verrà istituito a Lugano. Sono alcuni degli aspetti della riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione, presentata ieri alla stampa da parte del Dipartimento delle istituzioni. L’obiettivo, ha detto più volte il direttore Norman Gobbi, è quello di «ottimizzare l’utilizzo delle risorse pubbliche e ripensare i servizi alla popolazione, migliorando la modalità di erogazione per accrescerne la qualità». Con questo spirito è stata riorganizzata la procedura di rilascio e di rinnovo di tutti i permessi, con un nuovo “flusso” che inizia – ed è già una novità – dalla compilazione del modulo online. «La procedura guidata ci permetterà di ricevere moduli completi con tutti gli allegati richiesti – spiega Morena Antonini, capo dell’Ufficio della migrazione –. Potremo quindi semplificare la fase di ricezione, di controllo e di registrazione delle domande ottimizzando le risorse dedicate alla consulenza all’utenza, che rimarrà garantita dal Contact center». Chiudono invece i Servizi regionali degli stranieri (quello di Agno già in aprile, gli altri da settembre). I richiedenti di permessi C (domicilio), N (richiedenti l’asilo), F (ammessi provvisoriamente) e G (frontalieri dipendenti) faranno capo all’ufficio di Bellinzona (Servizio comunitari e Servizio stati terzi), mentre i richiedenti di nuovi permessi B (dimora), L (dimora temporanea) e G (frontalieri indipendenti) dovranno recarsi a Lugano, dove sarà attivo un nuovo servizio ad hoc che verificherà tramite colloquio individuale sia la validità dei documenti che le reali intenzioni di soggiorno nel Paese. Come si giustifica il colloquio sistematico con tutti i richiedenti? «Ci accorgiamo che sempre di più le domande non sono complete. Chi si occupa di questo controllo oggi lo esegue a livello di documentazione. Non è, per intenderci, lo stesso operatore che si occupa della decisione di rilascio – risponde Antonini –. In futuro invece sarà lo stesso operatore ad occuparsi di incontrare il richiedente dopo aver ricevuto la sua documentazione, capire le sue intenzioni e poi decidere in merito al rilascio del permesso».

Un maggior controllo sarà dunque attuato sia sul piano dei colloqui individuali per i nuovi permessi B,L e frontalieri indipendenti, sia sul piano della verifica dei documenti. Tutti i frontalieri (rilascio e rinnovo del permesso G per lavoratori dipendenti) dovranno recarsi in un posto di polizia per autentificare il proprio documento d’identità. «Agli sportelli degli attuali servizi regionali non è possibile verificare l’autenticità – rileva ancora Antonini –. Non dovrebbe comunque essere un’attività che incide in modo particolare sul posto di polizia. Le domande di permessi G sono in media 40 al giorno». «E le gendarmerie a cui si possono rivolgere i richiedenti sono ben distribuite sul territorio – riprende Gobbi –. I posti di polizia consentono di avere la capillarità che viene meno con la chiusura dei Servizi regionali». Il piano di attuazione prevede la prima fase da aprile, con l’introduzione della nuova procedura per i permessi G e la contemporanea chiusura dello sportello di Agno. La seconda fase inizierà da settembre, quando tutte le domande saranno avviate mediante formulario elettronico e nel contempo saranno chiusi tutti gli sportelli dei Servizi regionali, mentre sarà costituito il ‘Servizio nuove entrate’ a Lugano, competente per l’esame delle domande di nuovi permessi di dimora Bo L e per frontalieri G con attività indipendente.

Razionalizzazione ma ‘senza ridurre i posti di lavoro’ – Norman Gobbi
Tre milioni. È tanto quanto il Dipartimento delle istituzioni riuscirà a risparmiare tramite la riorganizzazione dei servizi (vedi ‘laRegione’ del 27 gennaio), così come deciso nell’ambito della manovra di risanamento delle finanze cantonali. Il nuovo modello organizzativo concepito per la gestione dei permessi – e approvato dal Consiglio di Stato – contribuisce al risparmio, «ma senza perdere posti di lavoro», osserva il direttore del Dipartimento Norman Gobbi. Per quanto concerne la centralizzazione dei servizi, «abbiamo un occhio attento alle necessità territoriali – ribatte Gobbi, facendo riferimento alle critiche di chi lamenta invece una dismissione di impegno nelle regioni periferiche –. Bisogna però uscire dal vecchio dogma per cui tutti i servizi devono essere presenti dappertutto». Del resto, fa notare il consigliere di Stato, negli ultimi anni c’è stato un aumento significativo del numero di permessi e di domande da trattare, mentre le risorse dell’Ufficio della migrazione «sono rimaste le stesse». Motivo per cui occorre rivedere l’impegno del loro tempo, in particolare risparmiando ore dedicate oggi alla consulenza. «La procedura guidata permetterà di presentare la pratica in modo corretto». «Gli effettivi attuali, bisogna pur dirlo, non sono sufficienti – aggiunge Morena Antonini, a capo dell’Ufficio –. Con la nuova organizzazione saremo in grado di offrire un contratto a tempo indeterminato alla gran parte degli ausiliari oggi assunti». A mente dei responsabili, l’Ufficio sarà così in grado di offrire un servizio più veloce ed efficiente, con comunicazioni più tempestive anche all’indirizzo dei Comuni.

(Articolo di Chiara Scapozza)

Rafforzato il controllo sui permessi

Rafforzato il controllo sui permessi

Dal Corriere del Ticino | Verifiche in polizia per i frontalieri e colloqui personali con i dimoranti – Addio agli sportelli regionali

«La sensibilità elevata in materia non è solo politica, ma di tutti i ticinesi che in termini di permessi chiedono maggiore sicurezza». Anche così il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha motivato la riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione, che nel corso del 2017 cambierà volto sul piano dell’ubicazione – con la chiusura dei 5 uffici regionali e la concentrazione nelle sedi di Lugano e Bellinzona – e della modalità di erogazione dei propri servizi. Un mutamento, questo, non solo legato al pacchetto di risanamento finanziario del Cantone – che si tradurrà in un risparmio di 800.000 franchi a regime sui 3 milioni totali conseguenti alla revisione delle diverse prestazioni dipartimentali – ma finalizzato a una gestione più efficace ed efficiente del rilascio dei permessi agli stranieri. «E parliamo di incarti in costante aumento gestiti però con risorse invariate» ha affermato Gobbi. Da qui il nuovo flusso nell’evasione delle richieste presentato ieri a Bellinzona. «Un sistema – ha spiegato – che garantirà una risposta più tempestiva al cittadino, a fronte degli attuali ritardi nell’evasione delle pratiche, e allo stesso tempo rafforzerà i controlli». Sì perché in futuro le richieste di permesso di domicilio C e per frontaliere G (dipendente) seguiranno una strada diversa da quella per i permessi per frontaliere G (indipendente) e di dimora B. I primi faranno capo agli uffici
di Bellinzona e saranno sottoposti a un controllo standard. I secondi, invece, a una verifica elevata che sarà svolta presso il Servizio nuove entrate a Lugano e che sfocerà in un colloquio personale «teso al controllo del documento di identità e delle reali intenzioni del soggiorno» ha precisato Morena Antonini, capo dell’Ufficio della migrazione. Le novità non finiscono però qui, in quanto la cessazione delle attività degli uffici regionali (da aprile Agno, da settembre gli altri) coinciderà con l’introduzione di una procedura online obbligatoria per tutti i richiedenti di un permesso. «Ci siamo accorti delle ore sprecate nella consulenza agli sportelli – ha indicato Gobbi –, mentre ora saranno i diretti interessati a dover compilare i moduli necessari e ad allegare la documentazione richiesta. Il tutto avendo sempre la possibilità di far capo al contact center e alle postazioni ad hoc installate a Bellinzona». Terminata la procedura online, i richiedenti di un permesso per frontaliere G (dipendenti) saranno oltretutto tenuti a recarsi presso una delle sedi della Polizia cantonale per un controllo personale del documento d’identità. In questo modo, ha sottolineato Gobbi, si vogliono evitare gli abusi tramite documenti contraffatti e promuovere un maggiore controllo sul territorio. «Ma i posti di polizia non saranno oberati» ha tenuto a chiarire Antonini, facendo riferimento alle «circa 40 richieste al giorno per permessi G registrate attualmente». Sono invece state 75.774 le decisioni totali emesse dall’Ufficio della migrazione nel 2016, a fronte di circa 8.700 domande in arretrato registrate al 31 dicembre.

(Articolo di M.S.)

Ufficio della migrazione: migliorano procedure e controlli

Ufficio della migrazione: migliorano procedure e controlli

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Il Dipartimento delle istituzioni ha presentato oggi la riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione presente nella manovra di risanamento delle finanze cantonali, e approvata ieri dal Consiglio di Stato. Il progetto prevede di mantenere i posti di lavoro e intende aumentare la qualità del servizio, adeguando le procedure di richiesta dei permessi e concentrando l’attività sul controllo delle domande presentate da chi intende stabilirsi o lavorare in Ticino.

Lo spirito della manovra di riequilibrio delle finanze cantonali consiste nel trovare soluzioni per utilizzare in modo ottimale le risorse a disposizione dell’ente pubblico: il Dipartimento delle istituzioni ha quindi colto l’occasione per ripensare i propri servizi e adeguarli all’evoluzione economica, normativa e tecnologica degli ultimi anni. Nel settore dei permessi di soggiorno, in particolare dopo l’entrata in vigore dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone, è stato registrato un marcato aumento della popolazione straniera in Ticino (le persone straniere residenti nel nostro Cantone nel 2015 erano 97’937, mentre nel 2016 erano 100’658), con una parallela sostanziale crescita delle sollecitazioni per l’Ufficio della migrazione. Per affrontare al meglio la nuova situazione, il Dipartimento ha quindi avviato un progetto di riorganizzazione del servizio, modificando la procedura di presentazione delle domande in modo da ridurre i tempi di evasione. In futuro, per chi vorrà inoltrare la richiesta di un permesso il primo passo da compiere sarà la compilazione di un formulario sul sito dell’Ufficio della migrazione (www.ti.ch/migrazione), evitando di recarsi allo sportello del Servizio regionale degli stranieri. Per ogni necessità, sarà possibile rivolgersi al Contact Center oppure recarsi nella sede di Bellinzona dove saranno allestite alcune postazioni dotate di computer per compilare il modulo.

Punto centrale, la riorganizzazione permetterà di migliorare in modo sensibile i controlli. Le domande riguardanti i permessi di soggiorno “B” e “L” o per frontalieri “G” con attività indipendente saranno infatti sottoposte a un controllo approfondito che prevede la verifica del documento di identità del richiedente e un esame accurato del motivo del soggiorno e dell’effettiva attività in Ticino. Il richiedente di un permesso per lavoratori frontalieri si dovrà presentare ai vari posti di gendarmeria.

La nuova procedura permetterà di informare in modo rapido gli Uffici comunali del controllo abitanti riguardo ai nuovi cittadini stranieri che intendono stabilirsi nella loro giurisdizione. Ciò consentirà ai Comuni di migliorare il controllo del proprio territorio e di segnalare tempestivamente eventuali casi critici all’Autorità cantonale.

A livello pratico, la riorganizzazione avverrà in due fasi. La prima a inizio aprile 2017, con l’introduzione della nuova procedura per la richiesta di permessi “G” e la contemporanea chiusura dello sportello del Servizio regionale di Agno. La seconda fase è invece prevista per l’inizio del mese di settembre 2017, quando tutte le domande saranno avviate mediante formulario elettronico. Nel contempo saranno chiusi gli sportelli di tutti i Servizi regionali e sarà costituito il “Servizio nuove entrate” a Lugano, competente per l’esame delle domande di nuovi permessi di dimora “B” o “L” e per frontalieri “G” con attività indipendente.

Con il rinnovamento dell’Ufficio della migrazione, il Dipartimento delle istituzioni prosegue i propri sforzi nell’adeguare i servizi dello Stato ai nuovi bisogni della popolazione, nel rispetto dell’accresciuta sensibilità dei cittadini del nostro Cantone per la sicurezza e la stabilità economica.

Casellario giudiziale: non molliamo!

Casellario giudiziale: non molliamo!

Dal Mattino della Domenica | Divieto d’entrata a 64 criminali pericolosi sul nostro territorio

64. È il numero di criminali stranieri a cui è stato impedito di venire a vivere o a lavorare nel nostro Cantone dall’aprile del 2015 alla fine del mese di dicembre scorso. Come è stato possibile? Grazie alla misura straordinaria sul casellario giudiziale che ho introdotto ad aprile del 2015 per tutelare maggiormente la sicurezza sul nostro territorio. E negli scorsi giorni, per la seconda volta, la nostra misura ha fatto breccia nella Berna federale! Una notizia incoraggiante per il nostro Cantone e per tutti i cittadini e le cittadini ticinesi.

Sono passati poco più di due mesi da quando il Consiglio di Stato ha inviato una missiva a Berna invitando i parlamentari della Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati a sostenere le due iniziative del Gran Consiglio ticinese che vanno nella stessa direzione della nostra misura straordinaria.
Venerdì, infatti, anche la Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale ha sostenuto la richiesta del nostro Parlamento che auspica la presentazione dell’estratto del casellario giudiziale per i cittadini che provengono dall’Unione europea e che intendono soggiornare o lavorare in Svizzera.
Un passo importante e che fa ben sperare: nella capitale elvetica la richiesta sistematica del casellario giudiziale per tutti coloro che intendono venire a soggiornare o a lavorare alle nostre latitudini è vista sempre più positivamente!

Quella sul casellario è una misura che ha fatto storcere il naso a molti – tra cui le Autorità italiane – ma che ha raccolto da subito un ottimo consenso: dapprima dal Popolo, che l’ha sostenuta attraverso una petizione promossa dalla Lega dei Ticinesi, e in seguito dal Parlamento e dal Governo ticinesi. E dopo la Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio degli Stati, ora anche la medesima Commissione del nazionale sostiene la nostra proposta. Una proposta osteggiata da più parti soprattutto dai partiti per l’apertura sconsiderata delle nostre frontiere a livello federale PLR, PS e Verdi che proprio negli scorsi giorni hanno votato compatti contro la misura ticinese! Grazie all’ottimo lavoro di squadra con la nostra Consigliera nazionale Roberta Pantani e al ticinese Marco Romano abbiamo ottenuto un altro traguardo importante.

D’altra parte è chiaro a tutti ormai che non si tratta di una misura che vuole discriminare i cittadini stranieri nel venire a risiedere o a lavorare nel nostro Cantone, come hanno fatto intendere dalla vicina Italia! Quello che vogliamo – e che abbiamo sempre voluto – è offrire più sicurezza al Ticino e ai ticinesi.

I servizi del mio Dipartimento trattano migliaia di pratiche di rinnovo e di rilascio dei permessi ogni mese e non dispongono degli strumenti adatti per poter effettuare verifiche approfondite e identificare eventuali elementi di rischio. Non possono infatti accedere alle banche dati di cui dispongono le forze dell’ordine. L’unico mezzo a disposizione dell’Autorità amministrativa è quindi la consultazione dell’estratto del casellario giudiziale.

Grazie a questo efficace strumento abbiamo impedito l’entrata sul nostro territorio a 64 cittadini stranieri che si erano macchiati di reati quali – per citarne alcuni: sequestro di persona, furti, spaccio di droga, estorsioni, porto illegale d’armi, reati economici, rapine, omicidio e distruzione di cadavere (!).

Un’ulteriore conferma per tutti noi: stiamo lavorando nella giusta direzione. Qualche settimana fa mentre mi recavo a Berna per uno dei tanti incontri con le Autorità federali in un commento sulla mia pagina Facebook qualcuno ha insinuato che queste azioni non servono a nulla e non portano a niente. “Tutto tempo sprecato”. E invece no! È quello che ho risposto: farmi portavoce degli interessi del nostro Cantone con le Autorità federali e i Consiglieri federali non è mai tempo sprecato. Non intendo mollare su questo fronte. Perché con tenacia, impegno e costanza anche nella nostra capitale si stanno rendendo conto delle criticità alle quali è sottoposto il nostro Cantone. I risultati però non mancano: a inizio anno – per citare un esempio – il Consigliere federale Ueli Maurer ha annunciato che partirà da questa primavera un progetto pilota per la chiusura notturna dei valichi secondari. Un tema che ho portato sul tavolo della discussione regolarmente nei miei viaggi d’Oltralpe. Un ottimo lavoro di squadra su più fronti che ha consentito al Ticino di portare a casa un successo!

Non dimentichiamo poi che il Ticino è spesso un laboratorio per il resto della Svizzera: di frequente ci capita di testare misure che risolvono problematiche che inizialmente sono una prerogativa tutta ticinese e solo in seguito diventano una preoccupazione condivisa dal resto del Paese. Pensiamo ad esempio alla problematica legata ai flussi migratori: siamo stati i primi a toccare con mano il problema, e ce ne siamo fatti carico dando una mano al resto della Svizzera.

Non è solamente uno slogan elettorale: la sicurezza è un bene primario e fondamentale non solo per i Ticinesi ma per tutta la Svizzera. Continuerò sulla strada tracciata: non mollerò e continuerò a difendere la misura del casellario. Per il nostro bene, e per quello di tutto il Paese!

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

64 Bewilligungen verweigert

64 Bewilligungen verweigert

Da Luzerner Zeitung | Tessin Zum Ärger des Bundesrats verlangt der Kanton Tessin von Ausländern Strafregisterauszüge. Der politische Support wächst.

Italien ist verschnupft, der Bundesrat nicht amüsiert. Trotzdem verlangt das Tessin seit April 2015 Strafregisterauszüge von Ausländern, die im Kanton wohnen oder als Grenzgänger arbeiten wollen. Das bleibt nicht ohne Folgen. Die Zahl der verweigerten Bewilligungen steigt, wie das Sicherheitsdepartement mitteilt. Bis im Januar dieses Jahres haben die Behörden insgesamt 64 Gesuche abgeschmettert. Geprüft wurden bisher 40 703 Gesuche. In 350 Fällen tauchten Vorstrafen auf. 64 Mal waren sie so gravierend, dass der Kanton keine Bewilligung erteilte. Konkret hielt er etwa Personen von seinem Gebiet fern, die wegen fahrlässiger Tötung oder mehrfachen Raubes verurteilt worden waren.

Bundesrat sieht Verstoss gegen Personenfreizügigkeit
Bern hat den Kanton Tessin mehrfach aufgefordert, sein Vorgehen zu stoppen. Der Bundesrat wittert in der flächendeckenden Einforderung der Strafregisterauszüge einen Verstoss gegen die Personenfreizügigkeit. Das tut auch Rom. Ausserdem würden damit die italienischen Grenzgänger schikaniert. Sicherheitsdirektor Norman Gobbi kontert.
«Wir diskriminieren nicht die Italiener. Vielmehr belegen unsere Zahlen einen positiven Einfluss auf die Sicherheit», sagt der Lega-dei-Ticinesi-Politiker.
Auf politischer Ebene läuft es gut für Gobbi. Die staatspolitische Kommission des Nationalrats stimmte am Freitag zwei Tessiner Standesinitiativen für die systematische Einholung der Strafregisterauszüge zu. Die ständerätliche Schwesterkommission hatte das schon früher getan. Nun muss eine der beiden Kommissionen eine Vorlage ausarbeiten.

(Articolo di Kari Kälin)

Il casellario cerca ancora sostegno

Il casellario cerca ancora sostegno

Dal Corriere del Ticino | Nuova lettera a Berna: dopo l’appoggio della Commissione degli Stati ora il Governo sollecita il Nazionale Salgono a 64 le decisioni negative – Norman Gobbi: «Abbiamo dimostrato che la misura non è vessatoria»

La richiesta automatica dell’estratto del casellario giudiziale per i cittadini provenienti dall’Unione europea che intendono lavorare o soggiornare in Ticino torna alla ribalta. Il Consiglio di Stato ha scritto mercoledì 18 gennaio alla Commissione delle istituzioni politiche del Consiglio nazionale in vista della seduta di oggi, invitandola a confermare il sostegno alle iniziative del Gran Consiglio ticinese a favore della presentazione dell’estratto del casellario. Mossa che segue quella già messa in atto lo scorso novembre, quando il Governo aveva scritto alla Commissione istituzioni politiche del Consiglio degli Stati, che aveva in seguito deciso di sostenere la misura straordinaria introdotta nell’aprile 2015 dal Dipartimento delle istituzioni per tutelare la sicurezza del territorio. L’Esecutivo ha fornito anche un nuovo bilancio sulla misura al fine di «sottolineare i risultati positivi ottenuti in Ticino dopo l’introduzione della misura straordinaria che prevede la richiesta del casellario giudiziale per il rilascio e il rinnovo dei permessi B (di dimora) e G (per lavoratori frontalieri)». Ecco dunque le cifre aggiornate: a fine dicembre il numero di decisioni negative è salito a quota 64, l’aumento negli ultimi due mesi è stato dunque di 11 permessi non accordati o rinnovati. Numero che a un anno dall’introduzione della misura (aprile 2015-aprile 2016) si attestava a 33 decisioni negative. «Queste cifre dimostrano che l’attenzione del Dipartimento non è diminuita, il numero delle pratiche evase è aumentato», commenta il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi , da noi raggiunto. «Il numero di domande esaminate dalla Sezione della popolazione a fine dicembre era di 49.321. Nel 99,14% dei casi la procedura si è conclusa con il rilascio o il rinnovo del permesso, mentre in 350 occasioni sono invece emersi elementi di natura penale e in seguito alla loro valutazione solo 64 di queste richieste sono state respinte», ha proseguito Gobbi. Tra questi 64 casi si trovano infatti persone che hanno alle spalle condanne per reati gravi, come ad esempio omicidio continuato, distruzione di cadavere, rapina continuata o ancora detenzione illegale di armi e munizioni. Gobbi tiene inoltre a precisare che «spesso si rimprovera il Dipartimento sugli aumenti di risorse. Questo maggiore sforzo assunto dalla Sezione della popolazione è stato fatto senza aumentare il personale, migliorando l’efficienza interna». Per il direttore delle Istituzioni è altresì importante sottolineare come la misura straordinaria «non sia vessatoria, proprio perché oltre il 99% delle richieste è stata accolta e quindi i diritti sono stati salvaguardati, così come viene salvaguardato il diritto del territorio ticinese di evitare l’entrata di persone con precedenti penali gravi». Inoltre, nella nota stampa il Consiglio di Stato spiega che la Sezione della popolazione non dispone di alcun tipo di accesso a banche dati di polizia e che «l’identificazione di eventuali elementi di rischio accresciuto è quindi possibile unicamente attraverso la consultazione dell’estratto del casellario giudiziale». Nel frattempo il Dipartimento di Gobbi era stato chiamato a elaborare una variante sostitutiva alla presentazione automatica del casellario giudiziale per l’inizio del 2017. Questo per cercare di sbloccare il dossier fiscale tra Svizzera e Italia, parafato il 22 dicembre 2015. Su questo Gobbi precisa che «la variante sostitutiva arriverà per la metà del 2017». In caso di decisione positiva da parte della Commissione del Nazionale la posizione del Governo ticinese, che continua a mantenere la misura, ne uscirebbe rafforzata: «Ora è auspicabile che Berna ci copra le spalle e l’auspicio è che anche e la Commissione del Nazionale approvi le richieste del Gran Consiglio. Comunque qualsiasi misura sostitutiva verrebbe introdotta avrà eguale effetto rispetto alla prassi attuale», ha concluso Gobbi.

(Articolo di Michelle Cappelletti)

Casellario giudiziale: il Governo scrive alla Commissione istituzioni politiche del Consiglio nazionale

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | Il Consiglio di Stato – analogamente a quanto fatto lo scorso novembre con la Commissione del Consiglio degli Stati – ha inviato ieri una lettera alla Commissione istituzioni politiche del Consiglio nazionale invitandola a confermare il sostegno alle iniziative del Gran Consiglio ticinese a favore della presentazione dell’estratto del casellario giudiziale per i cittadini di Stati dell’Unione europea che intendono soggiornare o lavorare in Svizzera. Il Governo ha inoltre fornito i nuovi dati che riguardano la misura straordinaria introdotta dal Dipartimento delle istituzioni nell’aprile 2015 a tutela della sicurezza del territorio ticinese: il numero totale di decisioni negative emesse è salito a 64 (+11 casi negli ultimi due mesi).

Lo scorso mese di novembre, la Commissione istituzioni politiche del Consiglio degli Stati aveva trattato e sostenuto le iniziative del Gran Consiglio ticinese a favore della presentazione dell’estratto del casellario giudiziale. Salutando positivamente questo sostegno, il Consiglio di Stato ha espresso – tramite una lettera inviata ieri – l’auspicio che anche la Commissione del Consiglio nazionale segua questa posizione.

Nella lettera, il Governo ha sostenuto questa richiesta sottolineando i risultati positivi ottenuti in Ticino dopo l’introduzione della misura straordinaria che prevede la richiesta del casellario giudiziale per il rilascio e il rinnovo dei permessi B (di dimora) e G (per lavoratori frontalieri).

A poco più di un anno e mezzo dall’adozione del provvedimento – avvenuto il 2 aprile 2015 – su 40’703 casi domande esaminate dalla Sezione della popolazione in 40’353 (pari al 99,14%) la procedura si è conclusa con il rilascio o il rinnovo del permesso senza particolari problemi e a dimostrazione dell’equità della misura. In 350 occasioni (pari allo 0.86%) sono invece emersi elementi di natura penale (condanne oppure procedimenti penali pendenti), e sono state quindi analizzate nel dettaglio e valutate con attenzione: 64 di queste richieste si sono concluse con una decisione negativa.

Il Consiglio di Stato ha inoltre colto l’occasione per sottolineare che l’Autorità amministrativa (Sezione della popolazione) non dispone di alcun tipo di accesso a banche dati di polizia. L’identificazione di eventuali elementi di rischio accresciuto è quindi possibile unicamente attraverso la consultazione dell’estratto del casellario giudiziale che ha confermato la propria efficacia nell’esperienza ticinese.