Da www.rts.ch – Trasmissione 19h30
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Comunicato stampa
È stato presentato oggi “Vivi il tuo Ticino”, un importante progetto sviluppato con l’obiettivo di incentivare la stagione turistica estiva.
Dopo aver già adottato diverse misure urgenti a favore del settore turistico ticinese – come la sospensione dell’incasso delle rate dei mutui concessi ai sensi della Legge sul turismo (LTur), la cessione dei crediti per sussidi LTur agli istituti bancari, la sospensione della riscossione della tassa esercizi pubblici per l’anno 2020 e altre misure – il Consiglio di Stato, per il tramite e su iniziativa del Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE), ha sviluppato delle nuove misure per incentivare la stagione turistica estiva.
In questo senso è nato, in collaborazione con BancaStato e con l’Agenzia Turistica Ticinese (ATT), il progetto “Vivi il tuo Ticino”. Quest’ultimo si compone di due prodotti distinti, denominati “Soggiorna in Ticino” e “Gusta il Ticino”, per il periodo che va dal 22 giugno al 30 settembre 2020.
Grazie al prodotto “Soggiorna in Ticino” i cittadini residenti nel nostro Cantone potranno pernottare in tutte le strutture ricettive beneficiando di uno sconto del 20%, così come beneficiare dei vantaggi legati a Ticino Ticket.
Attraverso, invece, il prodotto “Gusta il Ticino”, la popolazione maggiorenne residente in Ticino potrà beneficiare di un buono di 25 franchi da consumare cenando presso qualsiasi ristorante.
A questi sconti se ne possono aggiungere altri di partner che vorranno partecipare al progetto, sia per l’iniziativa “Soggiorna in Ticino” che per quella denominata “Gusta il Ticino”. Per quanto riguarda, ad esempio, BancaStato, la sua clientela privata potrà usufruire di uno sconto supplementare del 20% per i pernottamenti e di un buono supplementare di 50 franchi per una cena.
Il progetto “Vivi il tuo Ticino”, la cui gestione operativa sarà curata dall’ATT con il supporto del DFE, ha un costo complessivo di circa 6.2 milioni di franchi, finanziati da BancaStato con circa 2 milioni di franchi del proprio budget “marketing”; il rimanente costo andrà ad incidere, a dipendenza dell’andamento dei conti del Gruppo, sulla distribuzione dell’utile da riversare al Cantone nel 2021.
Si calcola che il progetto “Vivi il tuo Ticino” avrà un indotto di circa 20 milioni di franchi a favore del settore turistico ticinese. In questo modo sarà possibile realizzare un duplice obiettivo: contribuire, da un lato, al rilancio delle strutture ricettive e della ristorazione, e far sì, dall’altro lato, che i ticinesi riscoprano le bellezze del proprio territorio, diventandone in maniera ancora più consapevole dei veri e propri ambasciatori.
Nelle prossime settimane seguiranno indicazioni più dettagliate sul progetto.
La conferenza stampa – a cui hanno partecipato, oltre al Presidente del Governo Norman Gobbi e al Consigliere di Stato e Direttore del DFE Christian Vitta, anche il Presidente della Direzione generale di BancaStato Fabrizio Cieslakiewicz e il Direttore dell’ATT Angelo Trotta – è infine stata l’occasione per anticipare i primi dettagli di quella che sarà la campagna di marketing verso la clientela svizzera, tradizionale bacino di riferimento del settore turistico ticinese. Turisti che potranno continuare a beneficiare anche del Ticino Ticket, prodotto che s’intende consolidare e rendere ancora più allettante.
| Il settore turistico ticinese Secondo lo Studio sull’impatto economico del turismo pubblicato nel 2015 dal DFE, il settore rappresenta circa l’11% del PIL, dà lavoro a oltre 22’000 persone e crea un valore aggiunto lordo di 2.1 miliardi di franchi. I pernottamenti alberghieri annuali sono circa 2.4 milioni, mentre i pernottamenti totali sono circa 8.2 milioni. |
Comunicato stampa
Lo Stato Maggiore Cantonale di Condotta (SMCC), a fronte delle nuove riaperture previste in data odierna, raccomanda di continuare a rispettare le regole di distanza fisica e di igiene accresciuta per proteggere se stessi e gli altri, con particolare riguardo per le categorie più vulnerabili. Per garantire un’informazione univoca e aggiornata a tutta la popolazione, si invitano gli enti pubblici e privati a ritirare il materiale informativo delle ultime settimane e a sostituirlo con le indicazioni aggiornate divulgate dal Cantone e dalla Confederazione.
Con l’entrata in vigore della seconda fase delle misure di allentamento annunciate dalla Confederazione oggi, lunedì 11 maggio, possiamo ripartire. In questa fase la campagna di sensibilizzazione cantonale prosegue con il messaggio “Mi proteggo, ti proteggo”, ribadendo l’importanza del rispetto di semplici regole di igiene accresciute e di sicurezza. Con gli spostamenti e le riaperture delle attività aumentano, infatti, i contatti sociali. In questo nuovo contesto è dunque ancora più importante mantenere alta la guardia, continuare proteggersi e a per proteggere gli altri, mantenere la distanza fisica, lavarsi frequentemente le mani e usare la mascherina se non è possibile tenersi a distanza durante un contatto prolungato. Le nuove raccomandazioni cantonali per l’utilizzo delle mascherine suggeriscono l’uso di mascherine protettive in caso di contatti prolungati e laddove le distanze fisiche non possono essere garantite. Nei casi in cui il contatto è breve e le distanze sono garantite, la mascherina non ha utilità. Quando invece la distanza non può essere garantita durante brevi contatti, o in caso di contatti prolungati garantendo la distanza, la mascherina può essere utile.
La distanza fisica di sicurezza minima è 2 metri. Il tempo considerato come breve è per contatti inferiori ai 15 minuti. Incrociarsi (ad esempio all’entrata di un negozio o attraversando la strada) non costituisce un contatto. Le disposizioni valgono sia in ambiente interno sia in ambiente esterno. Sono fatte eccezioni a queste raccomandazioni per il personale socio-sanitario, le persone che presentano sintomi, le persone particolarmente vulnerabili, le persone ammalate e chi lavora in ambiti professionali con direttive igieniche settoriali. In caso di sintomi influenzali ricordiamo di non recarsi al Pronto soccorso e di contattare il proprio medico di famiglia.
Lo SMCC comunica che un servizio minimo di aiuto a domicilio continua a essere garantito almeno per tutto il mese di maggio. Essere informati sull’evoluzione epidemiologica è altrettanto importante: tutti gli ultimi aggiornamenti sono disponibili sul sito www.ti.ch/coronavirus e sui canali social del Servizio di promozione e valutazione sanitaria del DSS (https://www.facebook.com/promozionedellasalute e https://www.instagram.com/promozione_salute/).
Si ricorda inoltre che è sempre a disposizione l’hotline per il Canton Ticino e per il Grigioni italiano al numero 0800 144 144 attiva dalle 7.00 alle 22.00 e l’hotline dell’Ufficio federale della sanità pubblica al numero 0041 58 463 00 00 attiva 24 ore su 24.
Il Consigliere di Stato Norman Gobbi da questa settimana è il nuovo presidente del Governo. A lui spetterà il compito, nei prossimi mesi, di definire l’agenda politica del Consiglio di Stato, impegnato in questa seconda fase dell’emergenza coronavirus. “Sarà un compito importante – afferma il neo presidente Norman Gobbi – perché tutta la classe politica ticinese è chiamata a dare le risposte giuste al dopo emergenza. Occorre tener conto delle legittime aspettative dell’economia, dimostrando però responsabilità in ambito sanitario”. Il tutto in una situazione internazionale e nazionale che presenta ancora grandi incognite. Insomma: un lavoro non semplice. “Abbiamo la fortuna di saper collaborare all’interno del Governo. Lo abbiamo dimostrato non solo durante questa prima parte dell’emergenza, ma pure nella lunga fase che ci ha permesso di risanare i conti dello Stato. Una situazione finanziaria ritornata in attivo dopo diversi anni, che ci consente ora di affrontare la crisi senza macinii sulle spalle. Però la strada da percorrere è lunga, tutta in salita”. Per questo motivo nel breve discorso che ha tenuto davanti alla stampa mercoledì scorso ha usato la metafora del passo del montanaro? “Si, esatto, chi va in montagna sa che non può permettersi di correre, con il rischio poi di trovarsi in riserva e di non più poter procedere. La cosa fondamentale è raggiungere la meta, con un passo regolare, ma costante. Guardando sempre avanti e senza voltarsi troppo indietro per non perdere tempo”, sottolinea il Consigliere di Stato Norman Gobbi.
Proprio durante la sua prima conferenza stampa in qualità di presidente, parlando a proposito del settore della ristorazione, lei non ha mancato di criticare Berna per le modalità che definiscono la riapertura di ristoranti e bar fissata già per domani, 11 maggio. “Ci sono due aspetti critici: da un lato la decisione di riaprire non era stata concordata con i Cantoni. In Ticino ci aspettavamo di avere qualche settimana in più per poter monitorare meglio la curva dei contagi. Dall’altro lato, poi, la base legale su cui poggiano tutte le misure di protezione accresciute è arrivata solo venerdì, mettendo in difficoltà gli operatori del settore e le autorità, chiamate anche a effettuare i controlli. È indispensabile agire ai tre livelli istituzionali (Confederazione, Cantoni e Comuni) in modo più collaborativo. In questa circostanza Berna ci è ricascata e ha riversato sui Cantoni delle decisioni che poi devono essere messe in pratica, senza dare modo e tempo per organizzarsi. Lavorerò affinché ci sia più coordinazione, mantenendo rapporti costanti, giornalieri con Berna”, conclude il presidente del Governo Norman Gobbi.
Comunicato stampa
Lo Stato Maggiore Cantonale di Condotta (SMCC) e la Diocesi di Lugano comunicano che questa mattina, su richiesta del Vescovo Monsignor Valerio Lazzeri, si è svolto un incontro a Bellinzona, presso la CECAL. Vi hanno preso parte, oltre al Vescovo stesso, il Presidente del Governo Norman Gobbi, il Capo dello SMCC Matteo Cocchi, il sostituto Capo dello SMCC Ryan Pedevilla e il Vicario generale Monsignor Nicola Zanini.
L’incontro odierno fa seguito ai diversi contatti che lo SMCC ha tenuto con la Diocesi di Lugano durante la prima fase della crisi sanitaria. Questi contatti hanno permesso di coordinare una serie di misure adottate dalla Diocesi di Lugano nell’ambito delle restrizioni sancite dalle Autorità cantonali e federali. In questo ambito, da lunedì prossimo, 11 maggio, vi sarà un allineamento con le disposizioni federali anche per quanto riguarda le funzioni religiose.
Durante l’incontro, nell’ottica di anticipare i tempi e di continuare il dialogo e la collaborazione, è stata discussa una serie di misure che la Diocesi di Lugano prevede di applicare in vista delle riaperture delle funzioni nei luoghi di culto che, secondo l’Ordinanza 2 sui provvedimenti per combattere il coronavirus (COVID-19), restano ancora sospese.
Nella discussione il Vescovo Lazzeri ha ringraziato le autorità per il grande impegno profuso durante le ultime settimane, in particolare per il costante spirito di collaborazione che ha caratterizzato finora i contatti con le Autorità cantonali, che hanno sempre dimostrato ascolto e apertura. Il Vescovo ha tenuto a sottolineare l’attesa dei fedeli di poter ritornare, nei tempi e nei termini migliori possibili, alla ripresa delle celebrazioni con concorso di popolo. Il Presidente del Governo, dal canto suo, ha espresso grande apprezzamento per tutti coloro che in queste settimane di crisi sanitaria, hanno rispettato le disposizioni finalizzate ad evitare il rischio di contagi, rinunciando a seguire lo svolgimento delle funzioni religiose.
A seguito della discussione e comprensivo di quanto esposto dai rappresentanti della Diocesi di Lugano, il Presidente del Governo Norman Gobbi si farà promotore nei confronti delle Autorità federali allo scopo di ricercare delle soluzioni che rendano possibile, anticipatamente, un allentamento delle misure restrittive che gravano sulle funzioni religiose.
Da www.ticinonews.ch
Il neo presidente del Governo sulla riapertura dei ristoranti. Le attività che non rispettano le norme potranno essere chiuse
Una nuova conferenza stampa per fare il punto della situazione legata al coronavirus in Ticino è stata indetta questo sera alle 17.00 a Palazzo delle Orsoline. Sono presenti il neo presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, il direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia Christian Vitta e il responsabile dei Servizi generali della Polizia cantonale Elia Arrigoni.
Parla il neo presidente del Governo Norman Gobbi. “Ringrazio Vitta che è stato molto presente in questi mesi. Sono state settimane difficili in cui la popolazione ticinese è stata confrontata con un nuovo fenomeno. L’aspetto più doloroso della crisi è stato quello di dover prendere distacco dalle persone care, in una forma che non era abituale per noi. In queste settimane abbiamo potuto però apprezzare molte cose, come il sistema federale svizzero, che ha permesso di garantire una risposta presente su più ambiti. Si tratta ora, dopo aver superato questa prima onda, di ripristinare alcune cose, pur consapevoli che l’oggi non sarà più come prima. Oggi abbiamo avuto un confronto con i comuni nell’ambito del progetto Ticino 2020. Questa crisi ci ha dimostrato che la cura del dettaglio passa anche dai comuni”. L’altro apprezzamento è nei confronti della popolazione, che è stata in grado di assumersi la responsabilità delle direttive cantonali in maniera responsabile quando i ticinesi sono di solito considerati più “casottisti”. Il futuro può essere solo tranquillo con il passo del montanaro, che non va veloce, ma arriva in tempo. Un passo che ci richiede prudenza se vogliamo evitare scenari peggiori. Il Governo è pronto a continuare a lavorare. Si tratterà di pianificare i prossimi passi e di tenere in considerazione quelle lezioni apprese durante questa esperienza. Sarà una normalità nuova e sarà importante la collaborazione di tutti. Ogni azione individuale contribuisce al risultato collettivo. ‘Distanti ripartiamo’ è il motto di questa nuova fase: solo rispettando le regole possiamo far ripartire il nostro Cantone”.
Riapertura degli esercizi pubblici: “Il Consiglio federale ha annunciato di voler aprire l’11 maggio gli esercizi pubblici, ma non ha ancora adottato tutte le misure che ci permettono di entrare in materia con la tranquillità necessaria. Le abitudini che avevamo, come leggere il giornale, non le avremo più. È importante capire quanto questo settore potrà subire il cambio di abitudini. Bisogna capire se la gente avrà ancora voglia di andare al bar o al ristorante con queste limitazioni. Vengono inoltre posti oneri accresciuti a chi riapre. Questa nuova normalità dovrà essere accompagnata da misure di protezione, che richiedono attenzioni e sacrifici da parte della clientela e dei ristoratori. Come già detto questa accelerazione ci ha colto di sorpresa, ma confidiamo nella disciplina e correttezza da parte degli operatori”.
https://www.ticinonews.ch/ticino/500388/gobbi-distanti-ripartiamo
Da www.ticinonews.ch
Il neo presidente del Consiglio di Stato esprime le sue riserve sulla riapertura di ristoranti e bar
Il consigliere di Stato leghista Norman Gobbi è entrato oggi in carica quale presidente del Governo. Intervistato da Teleticino dopo la sua prima conferenza stampa alla guida dell’Esecutivo, Gobbi ha detto: “Assumo questa carica con lo spirito della prudenza, bisogna evitare di fare il passo più lungo della gamba. Bisogna osservare ciò che avviene sul territorio per capire quali sono i veri bisogni”.
A tenere banco in questi giorni è l’improvvisa ripartenza di quasi tutte le attività commerciali, bar e ristoranti compresi. Una decisione del Consiglio federale che ha preso di sorpresa anche il Ticino. Infatti inizialmente la ristorazione avrebbe dovuto riaprire solo l’8 di giugno: “Il fatto che la Confederazione abbia anticipato significa che la quando lavora sotto pressione non fa tutto tondo, tutto preciso”, ha spiegato Gobbi. “Ne è la prova che le normative, la base legale per riaprire non è pronta. Sarà definita venerdì, solo tre giorni prima di aprire”.
Il Consiglio federale, quindi, ha ceduto alle lobby? “Ha ceduto alla pressione delle lobby, ma anche a quella di alcuni cantoni che, non essendo stati toccati così tanto dal coronavirus, non ritenevano necessario aspettare fino all’8 giugno”. C’è da dire che il Governo non ha interpellato i cantoni, ma sono questi a essersi fatti avanti, Ticino compreso: “Noi abbiamo espresso in maniera critica la nostra opinione su questa apertura”, spiega il presidente del CdS. Un punto di vista critico anche per il fatto che in Ticino, bar e ristoranti non sono solo luoghi dove mangiare e bere, “sono luoghi di aggregazione dove si va anche per socializzare”. “Questo ci insegna una cosa, che in queste situazioni una certa flessibilità comunque dovrebbe essere data ai cantoni”. Ma la finestra di crisi per il Ticino ormai è terminata, perché non vi sono più le basi per pretenderla. “La finestra di crisi può essere chiesta solo su basi mediche, sui dati sanitari. Attualmente questi in Ticino sono positivi per fortuna”.
Norman Gobbi prima di Pasqua aveva fatto notizia per il suo appello in svizzero tedesco, in cui invitava i confederati a rimandare la discesa in Ticino, ora cosa direbbe loro? “Tornate in Ticino, ma fatelo nel rispetto di una vita che diversa. Quello che conosceremo dall’11 maggio in avanti non sarà più lo stesso modo di godersi la tavola ticinese. Gli svizzero tedeschi vengono in Ticino anche per la nostra amabilità, ma pur mantenendola dovremo rispettare delle nuove regole”.
Intervista pubblicata nell’edizione di mercoledì 6 maggio 2020 del Corriere del Ticino
Sarà un passaggio delle consegne rigorosamente senza una stretta di mano quello che avverrà questa mattina a Palazzo delle Orsoline. La presidenza del Consiglio di Stato passerà da Christian Vitta a Norman Gobbi.
Oggi assume la presidenza del Governo subentrando con un mese di ritardo a Christian Vitta che ha fatto gli straordinari per il coronavirus. L’idea del rinvio è stata sua?
«A metà marzo ci trovavamo in piena crisi e crescita di contagi e si discuteva pure di rimandare le elezioni comunali previste il 5 aprile. Ho quindi proposto al collega Christian Vitta di prorogare di un mese il passaggio, perché cambiare “il capo” in quella fase di crisi non sarebbe stato ottimale per la conduzione, i messaggi e la comunicazione istituzionale. Alla fine i lavori straordinari li abbiamo fatti tutti, chi da presidente, chi da vice con i contatti esterni e la condotta operativa, chi con il sistema sanitario. Gli straordinari li ha fatti l’intero collegio».
Come si lavora in Governo in tempi di crisi?
«Non ci si può permettere di fare “partitica”, ma occorre operare tenendo conto del quadro generale e delle particolarità territoriali e umane. In Consiglio di Stato ci siamo confrontati anche con posizioni molto diverse per poi giungere a decisioni collegiali».
Dei suoi interventi in queste settimane è rimasto l’appello in Schwiizerdütsch per sollecitare i confederati a non venire per Pasqua in vacanza in Ticino. Come le è venuta quell’idea?
«Diciamo che proprio grazie al lavoro condotto a livello intercantonale abbiamo anche ottenuto per primi i controlli alla frontiera (inizialmente garantiti dalla Polizia cantonale); questo lavoro nei gremii intercantonali – che impegna molto – mi ha fatto capire come per giungere al cuore dei nostri confederati bisognasse parlare con la lingua del loro cuore. La comunicazione efficace ha bisogno del giusto veicolo, che talvolta parla anche Schwiizerdütsch».
A volte a livello di comunicazione i suoi interventi e quelli del responsabile dello Stato maggiore Matteo Cocchi sono sembrati un po’ autoritari. È una critica che condivide?
«I due ruoli sono ben distinti, il mio e quello del capo dello Stato maggiore cantonale di condotta, anche se ci accomuna da sempre la missione di garantire la sicurezza del Paese e dei nostri cittadini. Accetto la critica perché è legittimo criticare, ma va inserita nella situazione vissuta, in cui abbiamo sempre mirato alla proporzionalità e talvolta assumere dei toni diretti è l’unico modo per far capire in maniera chiara e inequivocabile che la situazione è seria, come lo è stata alcune settimane fa».
Nella memoria è rimasta la frase di Cocchi che invitava gli anziani ad andare in letargo. Quando l’ha sentita cosa ha pensato?
«Il capo dello Stato maggiore cantonale di condotta ha genitori over 65 e talvolta trovare parole e termini giusti, adeguati e condivisi per tutti è difficile, soprattutto nell’urgenza. Il letargo permette di sopravvivere in natura, poiché significa proteggersi da condizioni estreme e difficili in cui il rischio di non farcela aumenta fortemente. Anche noi in famiglia, con mio nonno materno, abbiamo dovuto far comprendere che andare a fare la spesa non era più opportuno; dopo l’inverno torna la primavera e il risveglio ci fa capire quanto importante sia stato proteggersi. Usando quei toni si è assunto le responsabilità per il ruolo che in quel momento era necessario assumersi».
Vitta ha gestito la crisi sanitaria, a lei toccherà la complicata fase della ripartenza, con le categorie professionali che fanno pressione per tornare attive, ma non sempre c’è chiarezza sulle regole. C’è davvero confusione?
«Abbiamo gestito e continueremo a gestire le fasi della crisi come Governo, ognuno coi suoi ruoli e le sue funzioni, nell’interesse del Paese e della popolazione. Le autorità federali emanano diverse direttive, le quali vengono discusse ma in cui talvolta ci si dimentica di dettagli rilevanti. Se a Berna lavorano velocemente e magari cambiando i termini, l’errore è dietro l’angolo e quindi la confusione».
Ha riconosciuto di essere rimasto sorpreso della decisione di Berna di dare il via libera ai ristoranti da lunedì prossimo. È tra coloro che credono che stiamo andando troppo in fretta?
«Sì, e mi spiego. L’apertura dei ristoranti era prevista per inizio giugno; la settimana scorsa invece il Consiglio federale ha deciso di anticipare questo termine all’11 maggio, dimenticandosi però di aggiornare l’ordinanza che verrà modificata unicamente venerdì 8 maggio».
A proposito di bar e ristoranti c’è chi si chiede se avrà senso riaprire con costi fissi immutati e la possibilità di ospitare pochi avventori.
«Abbiamo interpellato GastroTicino la quale ci ha detto che vogliono aprire. Non sarà però facile viste le direttive trasmesse ieri. Prima di tutto bisognerà capire se e come i bar potranno aprire e la loro redditività con soli posti a sedere diventa ancora più fragile. Stesso discorso per ristoranti, osterie e grotti; meno coperti significa minori introiti potenziali e decisiva sarà la voglia della gente di tornare al ristorante seguendo regole molto più rigide e strette. La sfida non è delle più semplici e prevedo purtroppo diverse chiusure in questo settore».
Senza bar, ristoranti e punti d’attrazione è difficile fare turismo. Eppure quella alle porte sarà una stagione molto importante. Ha un suggerimento per gli attori del turismo?
«Crisi significa anche opportunità. Dare un volto al turismo, alla gastronomia e a chi fornisce prestazioni essenziali alla vita, come abbiamo visto in questa crisi sanitaria, può essere una chiave di volta. Garantire una tavola con prodotti del territorio, a tutela dell’economia locale, della tracciabilità e della reperibilità, va già di moda. Il chilometro zero è forse autarchia, ma soprattutto è responsabilità sociale ed ecologica».
È possibile che quest’anno sarà tassativo fare le vacanze in Svizzera. Un’occasione anche per lei o è già abituato a non andare in ferie all’estero?
«Abbiamo la fortuna di vivere in luoghi in cui altri vengono a fare vacanza e questo talvolta lo dimentichiamo. Spesso le mie vacanze le faccio con la famiglia anche qui in Svizzera, anche se non sono mancate puntate all’estero. Vedere altri Paesi è sempre bello, anche per i figli. Quest’anno godremo ancora di più il nostro Ticino e la nostra Svizzera, dove di cose da fare e vedere ce ne sono».
C’è da credere che il suo anno di presidenza sarà contraddistinto dal coronavirus. Ma c’è un altro tema che le sta particolarmente a cuore?
«Il mondo che conosceremo dopo questa crisi sarà un altro; le relazioni e il modo di comportarci sarà diverso. Se penso alle sfide che nascono da questa crisi, beh, il pensiero va alla tutela del nostro territorio. La Svizzera ha dimostrato prontezza e immediatezza nelle misure a sostegno di aziende e lavoratori, mentre l’Italia ha tribolato non poco. Prevedo purtroppo una crisi economica importante in Italia, che porterà molte persone a premere sul nostro confine in cerca di lavoro. Dovremo valorizzare i nostri punti di forza (sicurezza, stabilità, responsabilità) tutelando la nostra popolazione e sviluppando possibilità di crescita su questi valori che comportano anche una responsabilità sociale e ambientale per il territorio ticinese, in cui Cantone e Comuni collaborano per il rilancio armonico del Ticino».
Da www.ticinonews.ch
Il direttore del DI ha chiesto chiarimenti a Berna in vista della riapertura degli esercizi pubblici l’11 maggio
In piena emergenza coronavirus il Consigliere di Stato Norman Gobbi aveva lanciato un appello in svizzero tedesco, esortando i confederati a non recarsi in Ticino per le vacanze di Pasqua. Ora, alla luce della conferenza stampa di ieri a Bellinzona con la presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga, durante la quale gli svizzero tedeschi sono stati invitati nuovamente a recarsi a Sud delle Alpi, i colleghi di Teletiicino hanno chiesto al ministro ticinese se questo ritorno di turisti lo preoccupa.
“Già in queste settimane abbiamo visto un leggero aumento di traffico nord-sud da parte di confederati o privati che scendono in Ticino per occuparsi delle proprie proprietà, soprattutto case di vacanza” spiega Norman Gobbi. “Ora si tratta di gestire i mesi che arriveranno. Sarà importante che tutta l’offerta del Ticino possa accogliere il maggior numero di ospiti, ma nelle possibilità di questo numero e sempre nel rispetto delle distanze sociali e delle misure accresciute di igiene. Sarà importante aspettare quelle che saranno le disposizioni federali per l’ambito della ristorazione. Sappiamo che accanto all’alloggio, il Ticino è famoso per la propria gastronomia e accoglienza”.
Come vede questa accelerazione delle aperture dettata da Berna? “L’apertura degli esercizi pubblici ci ha colto di sorpresa poiché non era preventivata in questo momento, ma al mese di giugno. Come autorità cantonale, che è responsabile dei controlli, abbiamo sollevato diversi quesiti all’autorità federale proprio perché non c’è chiarezza. Abbiamo visto diverse incongruenze tra quanto dichiarato in conferenza stampa e quanto prodotto a livello di ordinanza federale. Abbiamo quindi chiesto questi chiarimenti poiché per riattivare gli esercizi pubblici è necessario un tempo di adeguamento e l’allestimento di singoli piani di protezione. E questo non si può fare dall’oggi al domani. Vogliamo evitare un crash, che ha un impatto dal punto di vista economico per chi opera nel settore e dal punto di vista della salute pubblica”.