Italia da evitare fino a luglio

Italia da evitare fino a luglio

Da www.rsi.ch/news

La Confederazione sconsiglia i viaggi in Italia fino al 6 luglio. Possibili misure per chi si reca e torna dalla vicina Penisola dopo il 3 giugno

La Confederazione ha sconsigliato i viaggi in Italia finché i confini saranno chiusi, ovvero fino al 6 luglio. Lo ha dichiarato Karin Keller-Sutter, capa del Dipartimento federale di giustizia e polizia, durante la conferenza stampa di mercoledì a Berna. Sebbene l’Italia, come previsto, riaprirà le frontiere il 3 giugno, il Consiglio federale “osserverà la situazione”, ha aggiunto la ministra, precisando che potrebbero essere prese delle misure per chi si reca nella vicina Penisola, come riempire un formulario o esibire un certificato medico. Ma al momento non è stata presa una decisione.
La scelta si allinea così alle preoccupazioni già manifestate dalle autorità ticinesi negli scorsi giorni quando avevano definito “prematura” la riapertura delle frontiere il prossimo 3 giugno. Nelle prossime settimane il Ticino sarà coinvolto nelle discussioni e nella decisione finale.
“Questa road-map potrebbe essere ridiscussa nelle prossime settimane a seguito di un’evoluzione dell’epidemia sui territori nazionali”, ha detto il presidente del Governo Norman Gobbi ai microfoni della RSI. “Comunque deve essere organizzata e proporzionale, tutelando anche quegli aspetti che mi permetto di dire positivi di questa chiusura, per esempio il fatto che determinate attività non ammesse o non dichiarate nel nostro territorio da parte dei ‘padroncini’ italiani le abbiamo potute sconfiggere a tutela dell’economia ma anche della socialità locale”.
Il 3 giugno, sebbene non vi sia ancora libertà di movimento tra regione e regione, l’Italia abolirà unilateralmente i controlli ai confini. Un cittadino svizzero potrà quindi oltrepassare la frontiera? “A questo stadio non possiamo rispondere con compiutezza”, risponde Gobbi”, perché la situazione non è chiara. Evidentemente i ticinesi potranno andarci ma dovrà essere valutato l’aspetto del rischio una volta tornati sul nostro territorio. Abbiamo chiesto all’autorità federale di verificare quale tipo di controlli sanitari si potranno e vorranno fare effettivamente ai confini, visto che la legge sulle epidemie lo prevede”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Italia-da-evitare-fino-a-luglio-13078788.html

Gobbi: “Ricordiamoci che non è curt bandida. Sull’Italia…”

Gobbi: “Ricordiamoci che non è curt bandida. Sull’Italia…”

Da www.liberatv.ch

Il presidente del Governo spiega come i cantoni confinanti con la vicina Penisola siano in contatto con le autorità federali.
“Come data vorremmo poter mettere il 15 giugno”

Per Norman Gobbi, è ancora troppo presto per valutare le misure comunicate oggi dal Consiglio Federale. “Ne parleremo domani in una conferenza stampa. Non è evidente passare all’improvviso da 5 a 30 persone negli assembramenti e a 300 persone nelle manifestazioni”.
Ricorda, usando un’espressione non nuova, che non è “curt bandida. Il sole è luminoso, ma non scordiamo tutto quanto imparato sinora. Noi porteremo avanti la filosofia della prudenza”.
Per quanto concerne l’Italia, il presidente del Governo è soddisfatto, e si augura che il 15 giugno si possano aprire anche le frontiere a sud. “La scelta del Consiglio Federale è stata adeguata. Vorremmo coordinare coi nostri vicini e con l’Italia lo stesso ordine temporale concordato con Germania, Francia e Austria. L’agenda parlava di un’apertura verso Italia e Spagna il 6 luglio, ma se si può si anticiperà. Serve comunque prudenza, ricordiamo che il Consiglio Federale si riserva di mettere misure particolari per chi viene da alcune zone particolarmente colpite”.
Fa notare come la prudenza tedesca sia fondamentale: “Noi, come l’Austria, siamo uno stato cuscinetto fra Germania e Italia e non si desidera che ci siano problemi a Nord”.
Il Ticino, assieme agli altri Cantoni confinanti con la vicina Penisola (ovvero Vallese e Grigioni), ha avuto contatti con le autorità federali. “Continueremo a sentirci. Abbiamo espresso le varie sensibilità. Ci sono persone italiane che hanno proprietà in Engadina e desiderano tornare a vederle, così come dei cittadini ticinesi hanno case in Italia. Deve prevalere la prudenza. Per quanto concerne i ricongiungimenti familiari, precisiamo che si parla di quelli tra coniugi o genitori e figli, non si includono quelli di chi ha un partner dall’altra parte della frontiera”.
Covid 19 in Ticino, il Governo al Gran Consiglio: “Così abbiamo gestito la crisi”

Covid 19 in Ticino, il Governo al Gran Consiglio: “Così abbiamo gestito la crisi”

Da www.liberatv.ch
Gobbi: “Riapertura con l’Italia? Non si sa niente”.

Vitta: “Determinanti le finestre di crisi”. Bertoli: “Berna non voleva la chiusura delle scuole”

A tre mesi esatti dal primo caso positivo di Covid19 in Ticino, il Gran Consiglio si è riunito oggi al Palazzo dei Congressi di Lugano. Una location scelta per mantenere le distanze sociali e le norme d’igiene dettate dalla nuova normalità targata Covid19. L’intera giornata odierna è stata dedicata all’emergenza Covid che ha investito il nostro Cantone negli ultimi mesi. Nella prima metà della seduta il Governo, insieme al medico cantonale Giorgio Merlani e al capo di Stato Maggiore Matteo Cocchi, hanno ripercorso le settimane precedenti.

Gobbi: “In momenti di crisi non ci si può permettere di fare partitica”
Al presidente Norman Gobbi il compito del riassunto generale: “Il Consiglio di Stato è stato informato per la prima volta in corpore il 12 febbraio dal medico cantonale Giorgio Merlani. Il 20 febbraio si è registrato primo caso accertato in Lombardia, cinque giorni dopo vi è stato il primo caso in Ticino e in Svizzera. Come Governo abbiamo agito secondo il modello: osserva, orientati, decidi e agisci. Il Consiglio di Stato ha fatto 34 riunioni che hanno portato a 146 risoluzioni governative”.
“Il Governo – ha proseguito Gobbi – ha agito in maniera coesa, dialogando, perché non mancavano le differenze di opinioni, ma alla fine decidendo in maniera compatta. In momenti di crisi non ci si può permettere di fare partitica. Chi deve governare un Paese deve superare le divergenze politiche. Il Covid ha impattato fortemente sulla vita di tutti noi. I risultati finora ottenuto sono frutto delle misure messe in atto e dell’azione responsabile dei cittadini. Da una fase acuta oggi stiamo andando verso una convivenza con il virus”.
“Il Ticino – ha aggiunto Gobbi – ha sempre dato il passo di marcia alla Svizzera per implementare le misure a tutela della salute pubblica. Il virus ha messo alla prova il federalismo. Il coinvolgimento va migliorato e va allenato costantemente. In caso di una seconda ondata sarà possibile avere delle risposte più regionali a livello nazionale, anche perché si è visto  come le restrizioni sono state mal digerite laddove il Covid ha colpito meno duramente. Occorreranno anche misure più mirate sugli eventi maggiormente a rischio contagio e sulle fasce della popolazione più a rischio. Il rischio 0 non esiste.
“Per ora – ha concluso il presidente del Governo – nulla è certo rispetto all’apertura della frontiera con l’Italia il 3 giugno, decisa unilateralmente dalla vicina repubblica. Attualmente transitano dalla frontiera circa 36’000 veicoli. Siamo quindi ben lontani dai 65’000/70’000 pre pandemia”. 

De Rosa: “Non sacrifichiamo sulla griglia di qualche costinata quanto abbiamo imparato in queste settimane”
Dopo Norman Gobbi ha preso la parola il ministro della sanità Raffaele De Rosa:  “A livello mondiale è senza dubbio la crisi più grave degli ultimi decenni. Una crisi che lascerà parecchi strascichi a livello economico e sociale. Abbiamo pagato un tributo molto alto in termini di vite umane. Sono state settimane intense, ed emotivamente forti. Sono fiero di quanto fatto dai ticinesi e sono fiero di essere rappresentante di questo popolo”.
“Nessuno – ha proseguito il direttore del DSS – si aspettava che il virus arrivasse tanto in fretta in Ticino, ma già in gennaio gli esperti ticinesi hanno cominciato a confrontarsi e ad occuparsene. Questa fase preparatoria si è rivelata di fondamentale importanza quando la crisi è esplosa a fine febbraio. La macchina era pronta quando sono arrivati i primi casi, anche se siamo stati confrontati con un virus sconosciuto. Tutti i malati Covid hanno ricevuto le cure di cui avevano bisogno”.
“Anche nelle case per anziani – ha puntualizzato il ministro del PPD – sono state fornite le cure migliori possibili agli ammalati. Purtroppo però stiamo parlando dei più fragili tra i fragili. Per questo circa il 45% dei decessi che abbiamo avuto in Ticino sono avvenuti in queste strutture. Il tasso di mortalità nelle case per anziani è simile in tutta Europa e più basso rispetto ad altri Cantoni. Non si tratta di dati che consolano, ma di fatti che definiscono le circostanze.
infine, un invito a non abbassare la guardia: “Non sacrifichiamo sulla griglia di qualche costinata quanto abbiamo imparato in queste settimane”.

Vitta: “Determinanti le finestre di crisi”
Particolarmente sentito l’intervento di Christian Vitta, colui che ha il Governo nelle ore più difficili:  “La settimana del 23 marzo è stata la più difficile. Il Consiglio Federale non voleva infatti riconoscere la particolarità della situazione ticinese. Poi il 27 marzo Berna ha modificato l’ordinanza, concedendoci le famose finestre di crisi. Queste finestre di crisi, secondo l’opinione degli esperti, sono state determinanti per superare la fase acuta della crisi. Le abbiamo ottenute grazie all’azione unita di Governo, Gran Consiglio, Deputazione ticinese alle Camere e cittadini. Abbiamo potuto presentare alla Confederazione le nostre richieste con forza e determinazione”.
L’emergenza Covid avrà delle conseguenze pesanti sulle nostre finanze cantonale. Ad oggi è difficile prevedere l’impatto che avrà sulla nostra economia.  Ora, dopo gli interventi urgenti, bisogna soprattutto lavorare a misure strutturali per far uscire in tempi rapidi il nostro Paese da questa crisi

Bertoli: “La vera sfida per le scuole è per settembre”
Infine, Manuele Bertoli, che ha esordito con un accenno alle recenti polemiche legate alla riapertura delle scuole: “Noi abbiamo un sistema formativo funzionante e operativo. E solo in caso di forza maggiore questo sistema si ferma. E quando la forza maggiore non sussiste più, si ricomincia. Questo è il principio dal quale bisogna partire”.
Il direttore del DECS ha ripercorso i giorni caldi che portarono alla chiusura delle scuole: “Noi la settimana del 9 marzo volevamo chiudere ma Berna non era d’accordo. La Svizzera aveva infatti concordato questa linea con i Paesi confinanti, tranne all’Italia. Ci si chiede quindi di sentire Daniele Koch. Discussione molto lunga in Governo che porta alla decisione di chiudere solo le scuole superiori. Poi Berset ci ha chiamato per dirci che la Francia e la Germania avevano cambiato idea e che avrebbero chiuso da lì a poco. Noi il giorno dopo decidiamo di chiudere”.
“Il sistema – ha concluso Bertoli – oggi è soddisfacente. Ma la vera sfida è su settembre. Per allora abbiamo tre possibilità: la scuola ordinaria, la scuola ibrida se ce ne sarà bisogno ed eventualmente una scuola a distanza che speriamo proprio di non dover riattivare. Ci stiamo lavorando già adesso. Spero che nei prossimi mesi si possa evitare questo confronto pubblico che alcuni hanno voluto cercare. Confido che questo avvenga”.

Ticino: 800 controlli, 26 multe

Ticino: 800 controlli, 26 multe

Da www.rsi.ch/news

Ascensione, la polizia cantonale: “Bilancio positivo, si punta a sensibilizzare” – Gobbi: “Lidi e campeggi aperti aiuterebbero”
Sono stati quasi 800 i controlli effettuati dalla polizia in Ticino durante questo ponte festivo. Hanno riguardato sia gli esercizi pubblici, sia una serie di luoghi ritenuti sensibili. Il bilancio della polizia cantonale è positivo: la multa per il mancato rispetto delle disposizioni si è infatti resa necessaria solo in pochi casi, per la precisione 26 tra giovedì e oggi. Il dato fornito dalla polizia cantonale comprende anche una procedura di contravvenzione avviata per un esercizio pubblico dove sono state riscontrate più volte delle irregolarità.
“Si parla solo di una minoranza che non rispetta le regole – commenta ai microfoni della RSI il sostituto comandante della polizia cantonale Lorenzo Hutter –, mentre la maggior parte della popolazione ticinese è ligia a quanto richiesto”. Sull’arco dei 4 giorni le pattuglie hanno monitorato in modo mirato 130 luoghi pubblici, eseguendo complessivamente 780 controlli, di cui 250 in esercizi pubblici. Una settantina di interventi sono stati effettuati su segnalazione di terzi, specialmente per assembramenti nei parchi, aree verdi o rive di laghi e fiumi. “Sovente a seguito dell’intervento delle nostre pattuglie si è però constatato che le disposizioni sul distanziamento erano in realtà rispettate. Dove invece abbiamo riscontrato situazioni non in regola, si è comunque cercato di prediligere la via del dialogo” ha affermato Hutter.
Le sanzioni sono scattate come ultima ratio, in assenza di effetti o nel caso di situazione recidive e, anche con i turisti, la polizia ha dovuto insistere un po’ di più sul rispetto delle regole, “considerato che l’impatto del virus a nord delle Alpi è stato diverso”.

Gobbi: “Lidi e campeggi aperti aiuterebbero”
Su controlli e sanzioni le Cronache della Svizzera italiana hanno sentito anche il presidente del Governo Norman Gobbi che, da parte sua, ha confermato la linea: sensibilizzare prima di tutto, punire se necessario.
Sull’Ascensione come banco di prova e su eventuali margini di miglioramento, Gobbi ha spiegato che questo ponte festivo “aveva una grossa pecca: i lidi, ma anche i campeggi, ancora chiusi. La gente si è comunque organizzata in altri luoghi, come abbiamo visto. Dobbiamo quindi capire se la prossima settimana il Consiglio federale procederà con ulteriori allentamenti in questo senso e se questi saranno un passo verso una normalizzazione, anche se si tratterà comunque di una nuova normalità nella quale le distanze e le misure di igiene restano al primo posto”. Ascolta l’intervista integrale.

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13069224

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Ticino-800-controlli-26-multe-13069077.html

 
La Svizzera non cede all’Italia «Non riapriremo il 3 giugno»

La Svizzera non cede all’Italia «Non riapriremo il 3 giugno»

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 22 maggio 2020 del Corriere del Ticino

Norman Gobbi sottolinea l’unilateralità della decisione del governo Conte «Non ne hanno parlato con Confederazione e UE» dice il presidente del Consiglio di Stato Il Ticino ha esposto le sue preoccupazioni e verrà coinvolto nelle discussioni fra i due Paesi

Il Ticino verrà coinvolto. Parola di Norman Gobbi. Di più: la Svizzera «certamente non riaprirà» la frontiera con l’Italia, volendo citare il presidente del Consiglio di Stato. Non il 3 giugno, quantomeno. Una misura, quella annunciata dal governo italiano, unilaterale. E per certi versi improvvisa. «Non ne hanno discusso prima né con la Confederazione né tantomeno con l’Unione europea», precisa il direttore del Dipartimento delle istituzioni. «Durante l’incontro con la deputazione ticinese alle Camere federali abbiamo espresso tutte le nostre preoccupazioni al riguardo».

Preoccupazioni, va da sé, legate alla situazione epidemiologica italiana. «Se leggo i dati con gli occhi del cittadino -l’analisi di Gobbi – dico che una città come Milano ad esempio ha vissuto un lockdown molto più stretto rispetto al Ticino. La riapertura di una grande metropoli deve essere monitorata in maniera attenta». E ancora: «Il fatto che l’Unione europea estenderà la mobilità interna solamente il 15 giugno ci fa capire quanto la decisione dell’Italia non sia del tutto certa. E poi, non è detto che la Svizzera riaprirebbe il 3 giugno qualora lo facessero gli italiani. Anzi, certamente la Svizzera non riaprirà per quella data». Nei prossimi giorni i Cantoni e in particolare modo il Ticino (essendo «particolarmente toccato») seguiranno da vicino le discussioni. Diciamo pure vicinissimo. «La settimana prossima se ne parlerà a livello tecnico», precisa Gobbi. «Poi ci aggiorneremo. Tuttavia, ribadisco, l’aspetto importante da rilevare è che la decisione dell’Italia è unilaterale».

Una mossa turistica
L’eventuale riapertura dei valichi o, meglio, un ritorno ai tempi pre coronavirus avrebbe ovviamente ripercussioni anche sul fronte sanitario. Il medico cantonale Giorgio Merlani, a tal proposito, spiega: «Non è tanto un discorso di valichi, ma di curve epidemiologiche. In Italia, lungo le zone di confine, la situazione è leggermente diversa rispetto alla nostra. È paragonabile a quella ticinese di metà aprile, per intenderci. Aumentando le occasioni di incontro, aumentano anche le possibilità di entrare in contatto con il virus. A maggior ragione, è bene ribadire l’importanza delle norme di distanziamento e delle misure di igiene».

La mossa italiana, fra le altre cose, va letta altresì con le lenti del turismo e di riflesso dell’economia. Il 3 giugno, di concerto con le frontiere, riapriranno tutti gli aeroporti della vicina Penisola e saranno nuovamente consentiti i voli interregionali e internazionali. E qui entriamo in una zona di incertezza. L’Unione europea, infatti, spinge per un’uscita coordinata dal confinamento e, soprattutto, punta ad un’apertura concordata delle frontiere. Allo scopo, appunto, di salvare la stagione estiva. Il turismo vale il 10 percento del PIL europeo, pari a circa 1.400 miliardi di euro. Recuperare terreno, insomma, è fondamentale visti i numeri in ballo. Non a caso la Croazia sta negoziando degli accordi bilaterali con altri Paesi simili (sul piano epidemiologico) per «accelerare la ripresa del settore», annuncia con trasporto Gari Cappelli, ministro del Turismo croato, salvo poi correggere il tiro e ribadire l’importanza di un approccio coordinato.

La sfida interna
E proprio il turismo, quello diciamo così nostrano, è al centro dei pensieri di Gobbi. Fra norme igieniche, distanziamento e mascherine quanto è difficile veicolare l’immagine di un cantone accogliente e, nello specifico, pronto a raccogliere la sfida? «Il coronavirus è ancora fra noi», racconta il presidente del Consiglio di Stato. «Dovremo conviverci anche dopo l’estate, mantenendo un comportamento responsabile. Il passo del San Gottardo è stato riaperto, ho già incontrato alcuni svizzero-tedeschi: sì, sono tornati da noi. Hanno compreso la situazione, difficile, del Ticino. Da parte nostra, andremo avanti con la politica di sensibilizzazione. Dobbiamo salvaguardare la popolazione e i nostri turisti. È fondamentale che tutti possano godere il nostro territorio in sicurezza».

Quanto all’uso della mascherina, Norman Gobbi precisa: «Non è obbligatorio, ma è fortemente raccomandato laddove non è facile mantenere le distanze. Bisogna essere altruisti e cercare di proteggere gli altri. La mascherina serve altresì a dare un segnale di tranquillità». Il tutto evitando un utilizzo improprio, come quando siamo da soli in auto.

Fra aperture e necessità
Frontiera, turismo, situazione sanitaria. L’intreccio si presta a svariate letture e, di fatto, è ricco di paradossi. Per dire: da questa parte del confine è stato appena prolungato lo stato di necessità fino al termine del mese di giugno («Anche per dare respiro allo Stato maggiore cantonale di condotta») mentre l’Italia come detto vuole aprire (e aprirsi al turismo internazionale) fra poco meno di due settimane. Nel frattempo, le autorità cantonali rilanciano con lo slogan «Bentornati in Ticino». Chiedendo il mantenimento delle distanze e ribadendo il concetto di responsabilità. Individuale e collettiva.

“La frontiera con l’Italia non riaprirà il 3 giugno”

“La frontiera con l’Italia non riaprirà il 3 giugno”

Da www.ticinonews.ch

Per Norman Gobbi la Svizzera non seguirà sicuramente di pari passo la decisione italiana, presa unilateralmente

Ai microfoni di Teleticino, il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha parlato dei motivi dell’estensione a fine giugno dello stato di necessità, ma soprattutto della tematica della riapertura della frontiera con l’Italia, dove il Ticino ha chiesto e ottenuto dal Consiglio federale di essere incluso nelle trattative assieme agli altri cantoni. Riapertura che spaventa, vista la situazione epidemiologica del Bel Paese. Per Gobbi è chiaro però che, al momento, questa resterà una mossa unilaterale.

Servizio

Coronavirus – Bentornati in Ticino: distanti e responsabili anche in vacanza  

Coronavirus – Bentornati in Ticino: distanti e responsabili anche in vacanza  

Comunicato stampa

Nel corso dei prossimi giorni in Ticino è atteso un importante afflusso di turisti provenienti soprattutto dalle regioni della svizzera tedesca e romanda. Lo Stato Maggiore Cantonale di Condotta (SMCC) presenta oggi un volantino intitolato “Bentornati in Ticino! Distanti e responsabili anche in vacanza”, tradotto anche in tedesco e in francese, che verrà distribuito dalla polizia su tutto il territorio ticinese.  

Lo SMCC, in vista anche della festività dell’Ascensione, ribadisce l’importanza di continuare a seguire le regole di distanziamento e di igiene accresciuta in vigore. Per proteggere se stessi e gli altri, con particolare riguardo alle categorie più vulnerabili, è fondamentale il contributo di tutti: turisti, ospiti e popolazione residente. In particolare si invita dunque a:  

  • Mantenere sempre le distanze;
  • Lavarsi frequentemente le mani;
  • Usare la mascherina se le distanze non sono garantite (ad esempio sui mezzi di trasporto pubblici);
  • Rispettare le direttive di alberghi, ristoranti e luoghi pubblici.  

Resta inoltre sempre in vigore il divieto di assembramenti di più di cinque persone. Al fine di veicolare questo importante messaggio, è stato realizzato un apposito volantino, in italiano, tedesco e francese, intitolato “Bentornati in Ticino – Distanti e responsabili anche in vacanza”. Lo stesso verrà distribuito dalla polizia su tutto il territorio cantonale.  

Sessione estiva delle Camere federali – Il Consiglio di Stato incontra la Deputazione ticinese

Sessione estiva delle Camere federali – Il Consiglio di Stato incontra la Deputazione ticinese

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha incontrato oggi a Palazzo delle Orsoline la Deputazione ticinese alle Camere federali, per la tradizionale riunione di preparazione in vista della Sessione estiva, in programma tra il 2 e il 19 giugno. La riunione ha permesso di discutere alcuni temi di particolare interesse per il nostro Cantone.

Dopo la sessione straordinaria dedicata ai temi legati alla pandemia COVID-19, le Camere federali torneranno a riunirsi per una sessione ordinaria. All’ordine del giorno figurano diversi temi di particolare interesse per il Cantone Ticino, dei quali hanno discusso oggi il Consiglio di Stato e la Deputazione ticinese, durante il consueto incontro di preparazione.In primo piano vi sono le relazioni fra Svizzera e Italia, in particolare per quanto riguarda i tempi di riapertura delle frontiere in questa fase di graduale ripartenza delle attività economiche e commerciali. Come noto, la questione è delicata e il nostro Cantone ha chiesto di essere coinvolto nelle trattative. Sempre in tema di relazioni bilaterali, Governo e Deputazione si sono informati reciprocamente sullo stato dei negoziati per l’accordo fiscale e sulla situazione del Comune di Campione d’Italia.

Un altro tema di una certa rilevanza nell’ambito della pandemia da coronavirus è rappresentato dalla discussione sulla presa a carico dei costi di laboratorio per la diagnosi del COVID-19 con la richiesta da parte della Conferenza delle direttrici e dei direttori cantonali della sanità di esonerare tali costi dalla franchigia dell’assicurazione malattia di base.

Tra i temi di particolare rilevanza della Sessione estiva delle Camere federali c’è il Messaggio del Consiglio federale sulla promozione dell’educazione, della ricerca e dell’innovazione nel periodo 2021/2024 nel quale il Governo propone un investimento di circa 28 miliardi di franchi. A questo proposto è previsto nel corso della sessione estiva un incontro tra la Deputazione ticinese e la Segretaria di Stato per la formazione, la ricerca e l’innovazione Martina Hirayama.

In ambito sanitario saranno invece discusse le misure di contenimento dei costi (pacchetto 1) nella Legge federale sull’assicurazione malattie e la modifica della procedura di autorizzazione dei fornitori di prestazioni. Quest’ultimo provvedimento fornirà ai Cantoni maggiori competenze nel fissare limiti al numero di medici autorizzati, nel settore ambulatoriale, a fatturare a carico dell’assicurazione obbligatoria.

Governo e Deputazione si sono infine occupati anche di temi che riguardano la situazione della filiera vitivinicola e il Messaggio del Consiglio federale sull’armonizzazione delle pene e l’adeguamento del diritto penale accessorio alla nuova disciplina delle sanzioni.

Dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi  

Dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi  

Comunicato stampa

I Servizi del Gran Consiglio informano che oggi ha avuto luogo, a Bellinzona, davanti al Presidente del Gran Consiglio Claudio Franscella, al I Vicepresidente Daniele Caverzasio e al Segretario generale Tiziano Veronelli, la cerimonia per il rilascio della dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi da parte dei Pretori, dei Pretori aggiunti e del Presidente della Pretura penale – eletti il 9 marzo scorso – per il periodo di nomina 1° giugno 2020 – 31 maggio 2030.
Alla cerimonia hanno partecipato anche il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, il Presidente del Consiglio della magistratura Werner Walser e la direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti.