Gobbi: “A Berna la sicurezza non conta!”

Gobbi: “A Berna la sicurezza non conta!”

Dal Mattino della domenica | Riaprono i valichi di notte e si negano aumenti di personale alle guardie

Era venerdì scorso, alle porte del weekend, quando il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha appreso dai media (sic!) che a Berna avevano deciso di riaprire durante la notte i valichi secondari di Novazzano-Marcetto, Pedrinate e Ponte Cremenaga. Una settimana dopo il Consiglio federale decide di negare il potenziamento del personale delle Guardie di confine. Il nostro SuperNorman scuote la testa e afferma: “Il mio stupore – ma diciamola bene, la mia indignazione! – è quella della popolazione, che non comprende queste rinunce federali a voler controllare la porta di casa!”.

Quella della chiusura notturna di tre valichi, a titolo sperimentale per sei mesi, è stata una misura proposta dalla politica ticinese, ma soprattutto sostenuta dalla popolazione che vive vicino al confine e infine condivisa con il Governo federale. Terminata alla fine dello scorso mese la fase pilota, senza attendere che le dovute valutazioni arrivassero al Consiglio federale, i valichi sono stati aperti, domenica scorsa.

La reazione del nostro Consigliere non si è fatta attendere: “Questo modo di agire mi sembra una beffa nei confronti della nostra sicurezza! Che fretta c’era di riaprire, per tornare in seguito – forse – a chiudere? A questo punto, mi aspetto che chi da Berna ha preso questa decisione faccia tornare le Guardie a presidiare i valichi”.

E invece, a distanza di una settimana, un secondo segnale negativo per il Ticino: nessun effettivo in più per le Guardie di confine nel nostro Cantone: “Così la fattura la paga il Cantone, che dovrà supplire con i suoi mezzi alla carenza di guardie. Purtroppo a perderci sarà sempre e comunque la popolazione di frontiera, che in questi mesi aveva invece beneficiato della misura”.

In effetti, dati alla mano, possiamo dire che la scelta applicata in questi mesi ha già portato i suoi frutti. Per quanto riguarda i furti con scasso c’è stata infatti un’importante diminuzione dei reati, a livello cantonale di più del 30%, e del 45% per quanto riguarda i furti nelle abitazioni. Una misura che si somma alla regionalizzazione della Polizia, che in questi anni ha riportato gli agenti sul territorio con un forte effetto dissuasivo. Il nostro Consigliere è in effetti soddisfatto: “ci sono stati degli effetti positivi che fanno pensare che la misura non solo sia efficace, ma che vada ampliata anche ad altri valichi”.

Una misura che è stata voluta dai ticinesi. Che, come è stato rivelato dalle valutazioni fatte, ha accresciuto il senso di sicurezza percepito dalla popolazione residente: “Quella dei furti nelle abitazioni è una questione che incide molto su ognuno di noi, poiché la nostra casa è un ambiente nel quale abbiamo il diritto di sentirci protetti, ancora più che in altri luoghi. Chi ha già subito un furto di questo tipo sa bene cosa intendo, e come ministro della sicurezza non vorrei mai che un ticinese si sentisse in pericolo all’interno delle proprie mura domestiche!”.

Anche oltre confine, alla fine, non si sono potuti lamentare. Infatti la misura non ha creato nessun disagio nemmeno al traffico frontaliero, che ha continuato a viaggiare senza disagi di sorta.

Ebbene Berna: come la mettiamo? “Ciò che più m’infastidisce di questa situazione è che questa misura è stata fortemente voluta dalla popolazione residente nella fascia di confine, stufa di dover far fronte al turismo dei furti. Questo è un affronto alla volontà dei ticinesi che devono convivere con le conseguenze dell’apertura dei valichi, che meritano invece di vivere con lo stesso senso di sicurezza sul quale può contare il resto della popolazione del nostro Cantone!” termina seccato Gobbi. Ma la vicenda invece, non finisce qui.

Pompieri di Mendrisio in festa

Pompieri di Mendrisio in festa

Dal Giornale del Popolo | In occasione del 150esimo anniversario, i vigili del fuoco di oggi e di ieri, insieme ai mini-pompieri, hanno sfilato per le strade di Mendrisio. Domani le porte aperte.

Le foto: http://www.gdp.ch/ticino-e-regioni/mendrisiotto/pompieri-di-mendrisio-festa-id184648.html

Hanno preso il via ieri sera i festeggiamenti per i 150 anni del Corpo Pompieri Mendrisio con la presentazione del libro “Dalla campana al pager. Una bruciante passione che dura 150 anni” di Gian Maria Pusterla, un libro storico che ripercorre la storia del Corpo.

Oggi, sabato, i festeggiamenti tra la popolazione con una grande sfilata di presentazione del Corpo. Tanti i presenti, davanti ai quali hanno sfilato veicoli d’epoca e attuali, mezzi dei partner di soccorso oltre ai militi attivi, veterani e mini-pompieri. A Mendrisio per festeggiare vi era anche una rappresentanza degli altri Corpi del Cantone e le autorità politiche.

Tra gli ospiti d’onore il capo del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, che ha ricordato come “in un secolo e mezzo l’attività pompieristica sia mutata in maniera straordinaria, non solo dal punto di vista degli interventi con i quali siamo confrontati, ma anche a livello logistico e di materiale a disposizione. Come forse sapete, 150 anni fa molti Corpi iniziavano la loro attività operando con abiti propri, prima di poter far capo a una vera e propria uniforme. Per quanto riguardava i veicoli a disposizioni, ci si arrangiava con quanto si trovava, con mezzi che venivano adeguati a seconda delle nuove necessità e dei nuovi interventi ai quali si doveva far fronte. Il movimento pompieristico ticinese entrò in una nuova era nel 1963, quando il Dipartimento delle finanze consegnò ai sei Corpi di I gruppo – Mendrisio, Chiasso, Lugano, Bellinzona, Locarno e Biasca – una nuova autobotte”.

Il consigliere di Stato non ha dimenticato che per esempio “la nuova sede del Centro di Pronto Intervento, inaugurata lo scorso marzo, è la conseguenza della continua evoluzione e del continuo aggiornamento del Corpo Civici Pompieri di Mendrisio, per rispondere con un’adeguata preparazione e formazione dei militi e quindi poter garantire un servizio sempre migliore ai cittadini”. “Ma c’è una cosa della quale non potremmo fare a meno” ha affermato Gobbi, “che non è sostituibile e che è sempre rimasto costante negli anni, che non potrei assolutamente dimenticare in questo mio intervento. Mi riferisco chiaramente al capitale umano. Il pompiere è un esempio di professionalità, dedizione e generosità che non si è mai messo in discussione negli anni, e che tutta la popolazione riconosce”.

Domenica invece dalle ore 9 alle ore 17 presso il centro di pronto intervento porte aperte con visite guidate alla caserma dove sarà possibile visitarne gli spazi, visionare veicoli e materiale allo scopo di comprendere in modo approfondito l’attività pompieristica. Il pranzo (maccheronata) sarà offerto a tutti i presenti mentre durante l’intera giornata sarà in funzione una fornitissima buvette dove gli interessati potranno anche acquistare il libro del 150°.

150° del Corpo Civici Pompieri di Mendrisio

150° del Corpo Civici Pompieri di Mendrisio

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione della giornata ufficiale per il 150° del Corpo Civici Pompieri di Mendrisio |

Egregi signori,
Gentili signore,

Vi saluto a nome del Consiglio di Stato e vi ringrazio per avermi invitato a partecipare ai festeggiamenti per i 150 anni del vostro Corpo.

In un secolo e mezzo l’attività pompieristica è mutata in maniera straordinaria, non solo dal punto di vista degli interventi con i quali siamo confrontati, ma anche a livello logistico e di materiale a disposizione. Come forse sapete, 150 anni fa molti Corpi iniziavano la loro attività operando con abiti propri, prima di poter far capo a una vera e propria uniforme. Per quanto riguardava i veicoli a disposizioni, ci si arrangiava con quanto si trovava, con mezzi che venivano adeguati a seconda delle nuove necessità e dei nuovi interventi ai quali si doveva far fronte. Il movimento pompieristico ticinese entrò in una nuova era nel 1963, quando il Dipartimento delle finanze consegnò ai sei Corpi di I gruppo – Mendrisio, Chiasso, Lugano, Bellinzona, Locarno e Biasca – una nuova autobotte.

Un rapporto quello con il Cantone che si è fatto sempre più importante per quanto riguarda la gestione dell’attrezzatura, dei veicoli e dell’equipaggiamento dei Corpi pompieri ticinesi, come pure nella loro istruzione. I pompieri hanno però mantenuto in tutti questi anni un forte radicamento al territorio e ai Comuni di appartenenza. Lo stesso radicamento che con il mio Dipartimento sto cercando di riportare con la regionalizzazione della Polizia cantonale, per poter garantire una maggior vicinanza con la popolazione: proprio in questo penso che i Corpi pompieri siano un ottimo esempio.

La nuova sede del Centro di Pronto Intervento, inaugurata lo scorso marzo, è la conseguenza della continua evoluzione e del continuo aggiornamento del Corpo Civici Pompieri di Mendrisio, per rispondere con un’adeguata preparazione e formazione dei militi e quindi poter garantire un servizio sempre migliore ai cittadini. Grazie al Centro, gli enti di Pronto intervento, la Polizia comunale e la Polizia cantonale saranno sotto lo stesso tetto, ciò che permetterà di sviluppare sinergie e di rafforzare le collaborazioni nella regione del Mendrisiotto.

Ho parlato fin qui delle migliorie che ci sono state negli anni in tutto ciò che è di supporto all’attività pompieristica, ma c’è una cosa della quale non potremmo fare a meno, che non è sostituibile e che è sempre rimasto costante negli anni, che non potrei assolutamente dimenticare in questo mio intervento. Mi riferisco chiaramente al capitale umano. Il pompiere è un esempio di professionalità, dedizione e generosità che non si è mai messo in discussione negli anni, e che tutta la popolazione riconosce.

La volontà di sacrificare parte del proprio tempo libero dedicandolo al prossimo, a discapito dei propri hobby e della propria famiglia, è una risorsa unica e insostituibile, senza la quale nessun nuovo spazio, nessuna attrezzatura all’avanguardia e nessuna tecnologia all’ultimo grido avrebbe un’utilità. Riuscire a rinnovarsi, a trovare nuove leve disposte a portare avanti un’attività che nel nostro Cantone è soprattutto di volontariato, non è qualcosa che possiamo dare per scontato. Ma è proprio questa particolare vicinanza che il pompiere ha con il cittadino a far sì che ci siano sempre nuovi giovani interessati a questa indispensabile attività.

Il mio augurio di oggi è quello di continuare con la stessa passione che avete messo a favore della vostra attività, in questo che non è solo un traguardo ma anche un nuovo inizio per il vostro Corpo. Il mio discorso è anche un modo per dire grazie a tutti i pompieri che dedicano con sacrificio il loro tempo a favore del prossimo. Grazie!

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

“Servono rinforzi alle dogane”

“Servono rinforzi alle dogane”

Da RSI.ch | I cantoni di confine scrivono a Berna. Norman Gobbi critico sulla decisione del Consiglio federale

Il servizio del Quotidiano su: http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Servono-rinforzi-alle-dogane-9635542.html

I cantoni di frontiera sono preoccupati per la decisione del Consiglio federale di congelare, per motivi finanziari, il previsto potenziamento delle guardie di confine. Ticino, Basilea città e Campagna, Argovia, Ginevra, Giura, Soletta hanno così deciso di inoltrare una lettera alle commissioni delle finanze e della politica di sicurezza del Consiglio nazionale, nella quale si afferma che un’intensa sorveglianza delle regioni di frontiera è essenziale per garantire la sicurezza interna.

Raggiunto al telefono dalle Cronache della Svizzera italiana, il direttore del Dipartimento delle istituzioni ticinese, Norman Gobbi, non nasconde la sua delusione per questa misura di risparmio: “Avevamo segnali della possibile decisione del Governo di congelare l’aumento degli effettivi. Crediamo, come cantoni di frontiera, che questa decisione non sia una misura a difesa della sicurezza interna…; se la sicurezza lungo il confine non funziona, a dover intervenire sono i cantoni che devono adoperarsi per aumentare i propri effettivi e compensare i mancati rinforzi da parte della Confederazione”.

“È vero che c’è un allentamento della pressione migratoria alle frontiere, però sappiamo che l’attività di passatori e malviventi è comunque costante. Anche nel 2017 il numero di persone fermate dalle forze di polizia sia svizzere, sia italiane è rimasto importante. Non dobbiamo perdere l’obiettivo di garantire la sicurezza ed evitare che lungo il confine ci siano attività criminali”, aggiunge il consigliere di Stato.

Giustizia – In carcere o sorvegliato speciale

Giustizia – In carcere o sorvegliato speciale

Dal Corriere del Ticino | Dal 2018 tornano le pene detentive di breve durata: il braccialetto elettronico permetterà l’espiazione a domicilio Norman Gobbi: «Le sanzioni pecuniarie hanno mancato l’obiettivo» – Timori per il sovraffollamento nelle carceri

Il 1. gennaio 2018 a livello federale entrerà in vigore il nuovo diritto sanzionatorio e il Ticino vuole farsi trovare pronto. Per questo motivo il messaggio licenziato mercoledì dal Governo per adeguare la legislazione cantonale – si legge – «riveste un carattere urgente». Sì perché le modifiche al Codice penale svizzero approvate nel giugno del 2015 dalle Camere federali introducono numerose novità sul piano delle pene e della loro esecuzione. Una riforma che ieri a Bellinzona è stata definita «una parziale marcia indietro», alla luce delle numerose critiche riservate in questi anni al diritto penale corretto nel 2007. «Ci si è resi conto come l’effetto educativo, deterrente e sanzionatorio della pena pecuniaria avesse mancato i suoi obbiettivi, sia verso la persona condannata sia nella percezione della popolazione» ha sottolineato il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Da qui la necessità di rimettere mano al Codice penale e di conseguenza alla legge cantonale sull’esecuzione delle pene e delle misure degli adulti (vedi anche la scheda a lato). In che modo? Ripristinando innanzitutto le pene detentive di breve durata (a partire da un minimo di 3 giorni) e «mettendole in concorrenza con quelle pecuniarie, sin qui vincolanti per i periodi d’espiazione da 0 a 6 mesi e che secondo il principio della proporzionalità resteranno comunque di principio prioritarie» ha spiegato il presidente dell’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi Maurizio Albisetti. Ne scaturirà una contestuale riduzione del limite massimo della pena pecuniaria da 360 a 180 aliquote giornaliere.

Proprio l’autorità presieduta da Albisetti – dopo le sentenze dei tribunali – dovrà decidere se per le persone condannate a pene detentive di breve durata saranno possibili delle forme di esecuzione alternative. A partire dalla sorveglianza tramite braccialetto elettronico (una cavigliera), che dopo essere stata sperimentata in Ticino dal 1999 diventerà a tutti gli effetti una forma d’esecuzione contemplata dal Codice penale. «Finalmente» ha affermato Luisella De Martini, a capo dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa (UAR) che sarà chiamato a proporre, applicare e controllare l’esecuzione, preparando il piano di assoggettamento alla sorveglianza elettronica. «Ma saranno necessari dei chiari requisiti» ha precisato De Martini, indicando come la persona condannata dovrà «esercitare un’attività lavorativa di almeno 20 ore settimanali, disporre di un alloggio adeguato, non essere a rischio recidiva o fuga, accettare orari ed eventuali divieti all’uso di alcool e stupefacenti e infine partecipare alle spese di esecuzioni di 15 franchi al giorno». Ossia il costo del noleggio del braccialetto elettronico, nel 2016 testato su una trentina di persone e presente in 9 pezzi nello stock cantonale.

Questa tipologia di sorveglianza – valida per le pene da 20 giorni fino a 1 anno e sfruttabile soprattutto per l’interdizione di aree geografiche – non sarà però l’unica forma alternativa d’espiazione della pena detentiva. Verrà infatti reintrodotto il lavoro di pubblica utilità (non più come sanzione a sé stante) e la semiprigionia. «Con le pene più corte andiamo a toccare la piccola e media criminalità, generata in prevalenza dalle violazioni alle leggi sulla circolazione stradale, sugli stupefacenti e sugli stranieri» ha rilevato Albisetti. Per poi quantificare: «In Svizzera in media le pene pecuniarie sono 95.000, pari all’86% del totale». E se nel 2007, ritoccando il Codice penale, «si era voluto meno carcere per intervenire sul borsellino», ora si va «verso un inasprimento delle regole penali sull’esecuzione delle pene» ha aggiunto Albisetti. Quest’ultimo ha inoltre evidenziato come da gennaio, per i casi di criminalità più gravi, sarà ripristinata l’espulsione giudiziaria dal territorio svizzero. «E i casi – ha notato – potenzialmente possono essere parecchi».

Nel complesso il nuovo diritto sanzionatorio avrà delle conseguenze finanziarie per il Cantone. «È evidente che con il ritorno delle pene detentive di breve durata aumenteranno i detenuti nelle nostre strutture carcerarie» ha dichiarato Gobbi. In questo campo andrà quindi valutato sia un intervento logistico – per aumentare il numero di posti – sia un adeguamento del personale. «La Farera e la Stampa oggi sono già piene, mentre la sezione aperta dello Stampino – dove oggi si eseguono le pene di breve durata – ha ancora una certa capacità». Detto ciò il direttore delle Istituzioni ha chiarito: «Dobbiamo essere pronti ad avere un luogo di decompressione per le strutture attuali». E in merito non è stata esclusa la riattivazione del carcere aperto Naravazz a Torricella.

Quello delle carceri non sarà ad ogni modo il solo settore sotto pressione. Per l’UAR si stimano già 2 o 3 unità di operatori sociali in più, e andrà anche valutato l’impatto sull’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi al quale – dopo il voto popolare dello scorso febbraio – è stato tolto un giudice, compensato da un collaboratore giurista. Gli effetti del nuovo diritto sanzionatorio e la sua efficacia saranno in tal senso analizzati sull’arco di due anni da un gruppo di lavoro composto dai principali attori implicati nella catena penale.

(Articolo di Massimo Solari)

‘Dalle verifiche sui responsabili della ditta nessun motivo per non autorizzarli’

‘Dalle verifiche sui responsabili della ditta nessun motivo per non autorizzarli’

Da laRegione |

Otenys Sa, poi divenuta Argo 1. Con Davide Grillo amministratore unico e Marco Sansonetti responsabile operativo. Sullo sfondo la Legge (cantonale) sulle attività private di investigazione e di sorveglianza. La quale fissa una serie di requisiti per ottenere – dalla Polizia amministrativa della Cantonale e dunque dal Dipartimento istituzioni – l’autorizzazione a operare nel campo della sicurezza appunto come privati. E allora come sono andate le cose con la ditta di Cadenazzo e i suoi vertici, ammessi a esercitare ai sensi della Lapis? Una domanda ricorrente in queste settimane. E che ieri è stata rivolta al governo. Dalle verifiche condotte nel 2013 anche dal Centro italosvizzero di cooperazione di polizia e doganale, ha spiegato il capo del Dipartimento Norman Gobbi, su Grillo «non vi erano informazioni relative a condanne o altro, nemmeno dalla documentazione ottenuta dall’Italia tramite i canali ufficiali». Per quanto riguarda Sansonetti, ha aggiunto Gobbi, «nel 2012, quando ottenne la prima autorizzazione per Rainbow, era tutto in regola e non risultava nulla, nessuna condanna». All’epoca era cittadino italiano. «Nel 2014 quando sono stati verificati i requisiti previsti dalla legge per poter ottenere l’autorizzazione quale agente di sicurezza da Otenys Sa, poi diventata Argo 1, risultava una “notizia di reato per porto di armi o oggetti ad offendere” (testuali parole) risalente al 2009 – ha indicato ancora Gobbi –. L’allora caposervizio aveva deciso di rilasciare l’autorizzazione, in quanto non vi erano sufficienti elementi per negarla». Allorché nel febbraio del 2016 «è stata inoltrata la richiesta di inserire Sansonetti come rappresentante responsabile di Argo 1, lo stesso aveva già ottenuto la cittadinanza svizzera. Tutte le volte – ha proseguito Gobbi – che sono stati verificati i requisiti di Sansonetti non è mai risultato nulla di più e la documentazione presentata era in regola». Questo è quanto, stando alle spiegazioni fornite dal direttore del Dipartimento istituzioni. Peraltro, ha puntualizzato il presidente del governo Manuele Bertoli, il Controllo cantonale delle finanze nel suo rapporto sul mandato Argo 1 non ha mosso alcun rimprovero o critica con riferimento alla Lapis.

(Articolo di Chiara Scapozza e Andrea Manna)

Un’alba ticinese di sangue di 25 anni fa…

Un’alba ticinese di sangue di 25 anni fa…

Da LiberaTV | Norman Gobbi ricorda l’evasione dalla Stampa: “Erano le sei del mattino. In otto tentarono la fuga con la complicità di una guardia. Seguì uno scontro a fuoco: ci furono tre morti”

Proprio oggi cade l’anniversario di uno dei fatti di cronaca che più ha segnato la storia recente del nostro Cantone. Il ministro delle Istituzioni: “Un ringraziamento va a chi visse quei difficili momenti e ancora oggi opera come agente di custodia nelle strutture carcerarie cantonali, nonché a tutto il personale di custodia per il loro quotidiano impegno a favore della sicurezza del nostro Cantone”

BELLINZONA – “Verso le sei del mattino di 25 anni fa avvenne la tentata evasione dal carcere cantonale La Stampa”. Comincia così il ricordo di Norman Gobbi di uno dei fatti di cronaca che più ha segnato la storia recente del nostro Cantone.

Un anniversario non certo felice da ricordare per il Ticino, ma che il ministro delle Istituzioni ha voluto ricordare come ringraziamento a chi si trovò ad affrontare quel momento difficile e a tutto il personale degli agenti di custodia che operano nelle strutture carcerarie ticinesi.

“Erano otto – scrive Gobbi – i detenuti che il 3 ottobre 1992, con la complicità di un agente di custodia, tentarono di evadere e la loro fuga si risolse con uno scontro a fuoco tra evasi e polizia. I detenuti in fuga infatti erano armati di tre pistole, un coltello e una granata. Con loro si trovavano tre guardie carcerarie, solo due delle quali, si apprese successivamente, erano state prese in ostaggio. Il bilancio fu di tre morti: due detenuti e la guardia carceraria complice”.

“Il quarto di secolo passato – prosegue Gobbi – ha permesso di prendere diversi provvedimenti volti ad aumentare la sicurezza delle nostre strutture carcerarie. In particolar modo nel corso degli ultimi 3 anni sono state attuate ulteriori misure, che hanno permesso al personale di custodia di adempiere meglio alla propria missione e di aumentare il grado generale di controllo interno. Un ringraziamento va a chi visse quei difficili momenti e ancora oggi opera come agente di custodia nelle strutture carcerarie cantonali, nonché a tutto il personale di custodia per il loro quotidiano impegno a favore della sicurezza del nostro Cantone”.

Articolo su http://www.liberatv.ch/it/article/35860/un-alba-ticinese-di-sangue-di-25-anni-fa-norman-gobbi-ricorda-l-evasione-dalla-stampa-erano-le-sei-del-mattino-in-otto-tentarono-la-fuga-con-la-complicit-di-una-guardia-segu-uno-scontro-a-fuoco-ci-furono-tre-morti

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni incontra gli aspiranti agenti della Scuola cantonale di polizia

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni incontra gli aspiranti agenti della Scuola cantonale di polizia

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha incontrato ieri, nella sala del Gran Consiglio, gli allievi della Scuola cantonale di polizia. I 38 aspiranti agenti hanno iniziato la loro formazione lo scorso 1. marzo, in vista degli esami federali previsti nel febbraio del prossimo anno.

Per i futuri agenti di polizia, l’incontro organizzato a Palazzo delle Orsoline costituisce un’occasione privilegiata – e ormai tradizionale – di confronto con il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, responsabile per la sicurezza in Ticino. Gli aspiranti hanno così colto l’occasione per passare in rassegna, con le loro domande, le principali sfide che hanno visto impegnati il Dipartimento e la Polizia cantonale in questi anni, anche in relazione ai cambiamenti che sta vivendo la nostra società.

Particolare interesse è stato dedicato all’evoluzione che sta vivendo il settore della sicurezza in Ticino; al Consigliere di Stato è stato chiesto ad esempio quali saranno i prossimi sviluppi delle nuove forme di collaborazione tra la Polizia cantonale e i corpi comunali. Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni ha risposto con piacere a tutte le sollecitazioni e infine rivolto i propri auguri a tutti gli aspiranti della Scuola di polizia, ricordando loro l’importanza del lavoro che svolgeranno quotidianamente a favore del benessere di tutti i cittadini e della prosperità del nostro Cantone.

La Scuola di polizia del V Circondario – questo il nome ufficiale dell’istituto – prevede dodici mesi di formazione, durante i quali gli aspiranti affiancano alla formazione teorica anche alcuni periodi di pratica, con stage nelle polizie comunali e in quella cantonale. Con questa impostazione, il percorso formativo mira a fornire gli strumenti necessari a svolgere i compiti, di crescente complessità, ai quali i futuri agenti saranno confrontati nella loro attività professionale.

Norman Gobbi: “Risorse giuste alla Giustizia”

Norman Gobbi: “Risorse giuste alla Giustizia”

Dal Mattino della domenica | La magistratura deve evolvere con la società, ottimizzando i propri mezzi

L’organizzazione della giustizia ticinese è salita diverse volte agli onori della cronaca cantonale durante quest’anno.

Se ne è parlato a inizio maggio, quando è stato pubblicato il concorso per la ricerca di un successore al procuratore generale John Noseda che dalla fine di giugno 2018 beneficerà della pensione. Se n’è parlato anche a inizio dello scorso mese, quando i media hanno ipotizzato il futuro sito per risolvere la difficile situazione logistica del Palazzo della giustizia, traslocando gli attuali spazi di via Pretorio in un nuovo edificio.

Che si parli di persone, di spazi o di strumenti, è sempre importante domandarsi come si possa davvero garantire in maniera ottimale il funzionamento del terzo potere, sempre tenendo conto dell’impegno dello Stato verso il cittadino. Garantire quindi che i soldi pubblici siano, anche in questo caso, utilizzati nel migliore dei modi, che non siano perciò sperperati, ma nemmeno che si risparmi laddove è invece necessario un impegno maggiore di risorse.

Qualche giorno fa abbiamo presentato, con il Consiglio di Stato, il preventivo 2018. Un anno che, dopo molti, è positivo: questo grazie agli sforzi fatti per contenere le spese. L’ambito della Magistratura è stato preservato, salvo l’unica misura che ha richiesto la diminuzione di un’unità dei giudici dei provvedimenti coercitivi. Misura che il popolo ha ritenuto ammissibile.

Quello della giustizia è un ambito in continua evoluzione, che va di pari passo con la nostra società: una maggiore complessità nei reati che sfruttano le nuove tecnologie, implicazioni sempre più internazionali. In Ticino la giustizia funziona bene, lo indica annualmente il Consiglio della Magistratura, ma ne sono coscienti pure gli addetti ai lavori che si potrebbe operare ancor più efficientemente ed efficacemente nel lavoro di inchiesta, come di giudizio, grazie a nuovi strumenti – legislativi, tecnologici – e risorse adeguate – umane e non.

Proprio in questo senso stiamo portando avanti anche dei progetti informatici per agevolare il lavoro delle autorità giudiziarie, come l’introduzione degli eDossier, ovvero una digitalizzazione degli incarti cartacei. Un impulso verso l’automatizzazione delle procedure di giustizia in materia civile, penale e amministrativa che viene dal Tribunale federale e che il Ticino ha deciso di aderire.

Come spesso tengo a ricordare, sono però prima di tutto le persone e le loro predisposizioni caratteriali che fanno la differenza, ed è per questo che anche nella scelta del futuro procuratore generale sarà importante trovare la risorsa giusta, competente professionalmente, ma anche con delle specifiche attitudini richieste da questa importante funzione giudiziaria.

La sfida principale nei prossimi anni sarà quella di mostrare di aver sfruttato appieno le risorse a disposizione, ed eventualmente adeguare e aumentare le stesse, laddove giustificato, ma sempre nel rispetto dei cittadini che chiedono allo Stato efficienza ed efficacia nei suoi investimenti. Ed è questo l’obiettivo del progetto Giustizia 2018, uno “screening” di tutto l’apparato giudiziario che permetta di rivelarne la salute, e gli eventuali punti laddove è possibile apportare delle migliorie, per dotare il nostro Cantone di una Giustizia moderna, efficace ed efficiente.

Norman Gobbi,

Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Metti una sera a cena con… Norman.

Metti una sera a cena con… Norman.

Da LiberaTV | L’evento di beneficenza all’Atenaeo del Vino di Mendrisio frutta 17’000 franchi a favore del Servizio Ambulanze. Ritirati seduta stante dal direttore, Paolo Barro – Per il secondo anno consecutivo ai fornelli dell’Atenaeo del Vino si è messo il ministro Norman Gobbi, scegliendo il menu cucinato insieme alla brigata del patron del ristorante, Mirko Rainer

MENDRISIO – Diciassettemila franchi. A tanto ammonta la somma raccolta venerdì sera in occasione della cena di beneficenza per il Servizio ambulanze di Mendrisio (SAM).
Per il secondo anno consecutivo ai fornelli dell’Atenaeo del Vino si è messo il ministro Norman Gobbi, scegliendo il menu cucinato insieme alla brigata del patron del ristorante, Mirko Rainer.

Questa volta niente tavolate, ma uno standing dinner di 16 portate. Piatti forti: raviolini del plin, maltagliati al ragù di cinghiale, risotto al burro dell’alpe di Piora con porcini, mirtilli e spinaci, cosciotti di maiale al forno, cotti nel ‘Green Egg’ per 9 ore. E alla fine, oltre a diversi dolci, una forma di formaggio dell’alpe Ravina messa a disposizione dallo stesso Gobbi.

La somma raccolta, consegnata seduta stante al direttore del SAM, Paolo Barro, è il frutto della partecipazione dei circa 70 commensali, oltre che dell’asta finale, durante la quale sono state messe in palio una maglia del Lugano (di Luca Fazzini), una firmata dai giocatori dell’Ambrì, e il casco della sciatrice Lara Gut.
Il tutto ha fruttato poco più di 16’000 franchi, arrotondati a 17’000 grazie a un’anonima benefattrice di Tremona.

Il tema della serata era basato sulla poesia visiva del pittore Angelo Maugeri: “Uomo unità di misura”.
Il risultato non sarebbe stato possibile senza il contributo di diversi sponsor: Gialdi, Brivio, Paolo Basso Wine, Fratelli Corti, Salumificio del Castello, Ortofrutticola Oberti, impresa Martinelli, Securca, VideoPro, Rainer Coltelli, Arreda, Chicco d’Oro… E senza il coordinamento dell’evento da parte del sindaco di Vico Morcote, Giona Pifferi.

Articolo e foto su http://www.liberatv.ch/it/article/35838/metti-una-sera-a-cena-con-norman-l-evento-di-beneficenza-all-atenaeo-del-vino-di-mendrisio-frutta-17-000-franchi-a-favore-del-servizio-ambulanze-ritirati-seduta-stante-dal-direttore-paolo-barro