Intervista per Ticinonews.ch |
Il video del servizio su http://teleticino.ch/il-tg/valichi-gobbi-chiama-berna-BB91098
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Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione della cerimonia di posa della prima pietra per la Seconda tappa del Centro Logistico dell’Esercito del Monteceneri |
Egregi signori,
Gentili signore,
vi saluto a nome del Consiglio di Stato e vi ringrazio per avermi invitato ancora una volta qui sul Monte Ceneri, per festeggiare simbolicamente l’inizio di un’ulteriore tappa di questa importante opera per l’Esercito in Ticino.
È passato ormai più di un anno da quando ci siamo trovati in occasione dell’inaugurazione della prima fase di realizzazione del nuovo Centro logistico, nella quale sono stati sviluppati spazi adeguati al deposito, alla movimentazione e alla manutenzione del materiale e dei veicoli, garantendo un netto miglioramento delle prestazioni logistiche. Il nuovo magazzino a scaffalatura alta e il risanamento dell’arsenale sono stati un investimento di oltre 12 milioni di franchi da parte della Confederazione. Assieme a questa seconda fase, che comporterà ulteriori investimenti per un totale di più di 37 milioni di franchi, verranno assicurati i compiti logistici e infrastrutturali per il Ticino, il Grigioni italiano, il Canton Uri e parte dell’Alto Vallese.
Oggi si parte con la seconda tappa della realizzazione del Centro, che comporta l’insediamento delle officine veicoli e dell’autorimessa. Un ulteriore passo verso la conclusione del progetto logistico che coinvolge, oltre al Ticino, i centri di Grolley (FR), Thun (BE), Othmarsingen (AG) e Hinwil (ZH).
La scelta del Monteceneri, come ribadito più volte dal sottoscritto in questi anni, non è casuale: dalla sua importanza storica come via di passaggio sia in ambito civile sia in ambito militare, alla sua posizione strategica al centro del nostro Cantone, vicino alla rete autostradale che lo rende facilmente raggiungibile da un lato e dall’altro permette il rapido reinserimento nella circolazione.
Il nuovo sito per l’officina veicoli e l’autorimessa del quale inauguriamo i lavori oggi ha quindi un forte valore poiché, trasferendo anche questa struttura dal centro di Bellinzona a questa nuova ubicazione, unisce i maniera logica i veicoli al resto del materiale.
Intendo sottolineare quanto detto un anno fa: questo investimento da parte dell’Esercito in Ticino non è scontato, ed è stato profondamente supportato dal nostro Cantone, con la volontà di essere parte integrante e attiva di un progetto capace di cambiare strategia e in modo da garantire capillarmente un servizio necessario qualora la truppa dovesse entrare in servizio a favore delle autorità.
Ancora una volta quindi il Ticino si dimostra un partner affidabile per la Confederazione e per l’Esercito quando si tratta di sicurezza del nostro Paese.
Come ho già affermato durante l’inaugurazione dello scorso anno, la presenza militare sul Monte Ceneri non sarà un valore aggiunto solo per l’Esercito, ma anche per la popolazione ticinese, poiché le sinergie che si potranno sviluppare con tutti i partner della Protezione della Popolazione garantiranno una pronta e ottimale reazione in caso si emergenza, come ad esempio episodi d’inondazioni e incendi. Come noi tutti ben sappiamo, proprio in questi casi il fattore tempo è essenziale: la tempestività del soccorso, la preparazione dei militi e dei soccorritori, la possibilità di poter fare a capo a mezzi all’avanguardia ma soprattutto adeguati alle possibili situazioni che si possono presentare, hanno un’importanza vitale. Il centro logistico del Monte Ceneri non è quindi solo un punto d’appoggio per l’Esercito in caso d’istruzione o d’impiego, ma è anche una garanzia per la popolazione al Sud delle Alpi in caso di necessità.
L’Esercito deve garantire sì la preparazione dei militi, ma deve anche essere in grado di offrire loro gli strumenti necessari per far fronte al loro compito. Quando parliamo di logistica pensiamo a un servizio ausiliario all’attività, ma dobbiamo pensare che si tratta invece di parte integrante dell’attività, poiché senza il necessario equipaggiamento, dei veicoli pronti all’uso, e l’essenziale per la sussistenza, difficilmente i militi potranno garantire la loro prestazione in maniera ottimale e duratura. E questo materiale deve essere disponibile per garantire un’ottimale attuazione del concetto di mobilizzazione dell’Esercito, che prevede ventiquattr’ore per garantire la prontezza operativa di un corpo di truppa. Questo è, e sarà sempre più fondamentale, non solo a fini militari ma anche a supporto dei civili.
In conclusione vorrei ringraziare Fulvio Chinotti per il lavoro svolto fino ad ora, e auguro a Renato Bacciarini un buon inizio per il suo incarico futuro. Come Direttore del Dipartimento delle istituzioni saluto con piacere i passi già intrapresi dall’Esercito per la sua presenza sul nostro territorio, fiducioso che anche in futuro potremo essere parte integrante dei suoi progetti e poter garantire le nostre competenze a favore della sicurezza del nostro Paese.
Norman Gobbi
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni
Da Die Weltwoche | Der Tessiner Lega-Staatsrat Norman Gobbi hat 35 Kilogramm abgenommen. Dies habe er mit Willenskraft und Disziplin erreicht. Auf ein Glas Wein verzichte er nicht. Er sagt, was das Tessin vom neuen Bundesrat Ignazio Cassis erwartet und was die Schweiz von Italien unterscheidet. Von Philipp Gut
Herr Gobbi, Sie haben 35 Kilogramm abgenommen. Wie haben Sie das geschafft?
Mit Willenskraft und Disziplin. Und in der Politik diszipliniert zu sein, ist nicht so einfach.
Sie denken an die vielen Apéros und an die Weissweinfraktion im Bundeshaus?
Das Glas Wein habe ich beibehalten, ich verzichte auf das Gebäck, das Bier und die schweren Alkoholika. Ich unterwerfe mich einem strengen Diätregime. Entscheidend war ein Arztbesuch Anfang dieses Jahres. Der Arzt wollte mir Pillen gegen den Bluthochdruck verschreiben. Dagegen sträubte ich mich, lieber wollte ich abnehmen.
Wie fühlt sich der neue Körper an?
Es ist einfacher beim Wandern und Treppensteigen, das habe ich sofort gespürt. Negativ ist: Ich musste die Garderobe erneuern, das geht ins Geld.
Beeinflusst das Körpergewicht Geist und Charakter eines Menschen?
Mein Charakter hat sich nicht gross geändert. Meine Körperfülle war aber immer ein Markenzeichen von mir, ich musste also ins Marketing investieren und den Leuten sagen, dass ich immer noch der Norman bin.
Es soll Leute geben, die Sie gar nicht mehr erkannt haben.
So ist es.
Werden Sie jetzt anders wahrgenommen?
Man kann mich wegen meines Gewichts zumindest nicht mehr attackieren, wie es die Linksextremen gern getan haben.
Gibt es so etwas wie ein Idealgewicht für einen Politiker?
Ich habe mich bis Ende vergangenes Jahr wohl gefühlt und mich dann entschieden, eine Kehrtwende zu machen.
Mit Ignazio Cassis hat das Tessin endlich wieder einen Bundesrat. Wie wurde die Wahl von Ihren Tessiner Landsleuten aufgenommen?
Ich war in diesem Moment nicht im Tessin, ich war in Bern.
Aber Sie kennen die Befindlichkeit der Tessiner Volksseele.
Die Wahl von Ignazio Cassis wurde mit Genugtuung zur Kenntnis genommen, aber sicher nicht von allen. Das liegt in der Natur der Sache: Das Tessin ist fast immer gespalten. Einhelligkeit ist nicht unser Ding.
Wer sieht Cassis kritisch? Ihre eigene Partei, die Lega dei Ticinesi?
Wenn wir seine Wahlresultate in der Vergangenheit anschauen, dann war da nie Hochglanz. Die Unterstützung der SVP für Ignazio Cassis ist kein Blankoscheck. Sie wird genau beobachten, was er als Aussenminister entscheidet.
Was erwarten Sie von Cassis?
Wir müssen im Tessin – und das gilt auch für die anderen Grenzregionen – mit unterschiedlichen Wirtschaftssystemen entlang der Grenze leben. Für unsere spezifischen Probleme erhoffen wir uns von Bundesrat Cassis Gehör. Zur Schweiz gehören verschiedene Sprachregionen und Minderheiten. Ihr Einbezug ist wichtig, das war auch eines meiner Themen, als ich vor zwei Jahren selbst für den Bundesrat kandidierte.
Trauern Sie dieser verpassten Chance nach?
Nein, das bringt nichts. Ich sage immer: Man muss zur richtigen Zeit am richtigen Ort
sein. Ich war nicht zur richtigen Zeit dort, Herr Cassis war es.
Haben Sie ihm durch Ihre Kandidatur den Weg geebnet?
Es wäre noch unverständlicher gewesen, jetzt nicht den Tessiner zu wählen. Der Durchbruch erfolgte 2015 mit drei Welschen. Jetzt war es einfacher, dass ein Tessiner nachrückte.
Die Solidarität unter den Lateinern spielte in diesem Fall allerdings gar nicht.
Die lateinische Schweiz lebt nur, wenn die Interessen der Romands zum Zug kommen. Als Tessiner treffen wir meist auf mehr Verständnis bei Deutsch- als bei Westschweizern. Unsere innen- und aussenpolitische Haltung seit der EWR-Abstimmung 1992 ist ein Hemmnis für engere Beziehungen zur Westschweiz.
Ist die Idee einer lateinischen Schweiz ein Konstrukt?
Mit den Romands verbindet uns eine gewisse kulturelle Nähe, aber geografisch sind wir Tessiner Teil der Gotthardachse. Diese geografische Nähe wird immer wichtiger. Wir arbeiten mit den Innerschweizern zusammen, zum Beispiel in Polizei- und Sicherheitsfragen oder auch in der Asylfrage.
Wo sehen Sie die drängendsten Probleme Ihres Kantons?
Nehmen Sie die Löhne: Ein junger Schweizer Ingenieur von der ETH Zürich hat eine erste Lohnerwartung von 6000 bis vielleicht 7000 Franken monatlich. Ein Italiener, der das Polytechnikum Mailand abschliesst – es ist von der Qualität her nicht so schlecht, es zählt zu den besten zehn Universitäten in Europa –, erwartet einen Anfangslohn von 1200 Euro. Wenn er im Tessin eine Arbeit für 2000 Franken kriegt, ist er mehr als zufrieden. Für uns ist das untragbar. Weiter erleben wir eine Verschlechterung unserer beruflichen Kultur. Wir verlieren an Know-how. Auch wenn die Ausbildungsqualität in Italien vergleichbar ist mit der unseren – die Ausführung, die Umsetzung, die Regeln in der Schweiz und in Italien sind nicht dieselben. Am Schluss bleiben die Tessiner nördlich des Gotthards, und die Italiener ziehen zu uns. Dass diese Entwicklung nicht gut ist, liegt auf der Hand.
Ist Cassis der Richtige, um die Probleme des Tessins im Bundesrat zu lösen?
Er ist Teil der Landesregierung und muss als Teil dieser Regierung agieren. Sicher hoffen wir auf mehr Gehör. Aber es ist immer noch die Aufgabe der Tessiner Kantonsregierung, unserem Kanton Gehör zu verschaffen. Und zwar bei allen Bundesräten,
nicht nur bei unserem Tessiner Landsmann. Es wäre eine Verminderung seiner Rolle, wenn Ignazio Cassis nur für die Tessiner da wäre.
Die Tessiner Behörden haben gegenüber Italien im Steuerstreit verschiedentlich Mittel ergriffen, die rechtlich umstritten waren und in Bern auf Kritik stiessen. So wurde ein Strafregisterauszug für Grenzgänger verlangt, und ein Teil der bei den Grenzgängern erhobenen Steuern wurde vorübergehend blockiert. Funktioniert diese Widerstandsmethode? Wie muss man mit Italien umgehen, um Erfolg zu haben?
Für mich ist das die einzige Methode, um bei den Italienern etwas zu bewirken. Wenn wir immer «ja, ja» sagen und uns darauf einlassen, die Dinge später zu regeln, erreichen wir nichts. Das Später-Regeln «vergessen» die Italiener gerne. Das haben wir etwa bei der Freizügigkeit der Finanzdienstleister gesehen, die man in einer späteren Phase regeln wollte. Doch dann haben die Italiener eine Gesetzgebung gemacht, die diese Freizügigkeit nur für Firmen erlaubt, die einen Sitz in Italien haben – unter italienischen Regeln notabene. Das ist keine grenzüberschreitende Dienstleistung mehr. Punto. Das zeigt, wie die Italiener agieren: Es geht immer nur um den Schutz von eigenen Interessen. Das müssen wir als Schweizer nicht nur zur Kenntnis nehmen, wir
müssen darauf konsequent reagieren.
Sind die Deutschschweizer in den Verhandlungen mit Italien zu naiv, zu korrekt?
Das ist meine Überzeugung. Ignazio Cassis hat es auch gesagt: Wenn die Schweizer Behörden mit den italienischen Behörden auf Englisch diskutieren, dann verlieren sie schon einen Teil der Informationen und der Spitzfindigkeiten, die auf der italienischen Sprache basieren. Wir müssen hart, aber fair mit den Italienern verhandeln: fair in der Form, hart in den Inhalten. Sonst gewinnen wir nichts. Ich bleibe bei meinen Positionen: Der Strafregisterauszug wird weiter gefordert, nicht nur für die Grenzgänger, auch vor allem für diejenigen, die bei uns wohnen möchten. Diese Haltung wurde von den Betroffenen fast nie in Frage gestellt, nur von den italienischen Behörden. Das beweist: Es ist mehr eine Grundsatzfrage für die Italiener, operativ ist es überhaupt kein Problem.
Das Tessin gilt als Hochburg von Clans, die teils über Generationen dominieren. Wie wichtig sind sie noch?
Heute ist das nicht mehr so wichtig, die Gesellschaft ist offener geworden. Es gab einflussreiche Gruppierungen, die teilweise auch hinter den Kulissen das Geschehen beeinflussten. Mit dem Aufstieg der Lega ist dieses Spiel ein bisschen gestört worden. Viele haben darunter gelitten: Sie haben nie Verantwortung übernommen, aber Politik «von hinten» betrieben.
Aus der Protestbewegung der Lega ist eine Partei mit Regierungsverantwortung geworden. Wo führt ihr Weg noch hin?
Wir müssen unseren Weg weitergehen, das heisst kritisch bleiben, auch gegenüber meiner
Tätigkeit oder der Tätigkeit meiner Kollegen in der Regierung. Wir sind die einzige politische Kraft im Tessin, die das Referendum ergriffen hat gegen eine Vorlage eines eigenen Staatsrats, nämlich bei der Abfallsteuer. Das Beispiel zeigt, wie wichtig die direkte Demokratie für uns ist. Oder nehmen Sie das Ja zum Staatskundeunterricht am letzten Wochenende: Die Lega und die SVP waren die einzigen Parteien, die sich von Anfang an dafür eingesetzt haben. Wir spüren besser, was die Bevölkerung will.
Was unterscheidet einen Tessiner von einem Deutschschweizer?
Es gibt Differenzen. Wir haben es bei der Abstimmung über die Rentenreform gesehen: Die Tessiner haben eine soziale Seele. Wir sind zwar katholisch, haben eine südländische Kultur, aber gegenüber den Behörden sind auch wir kritisch. Zudem sind die Tessiner treu. Es ist nicht zuletzt den Stimmen aus dem Tessin zu verdanken, dass die Schweiz vor 25 Jahren nicht dem EWR beitrat. Seitdem haben wir uns in der politischen Haltung ein bisschen von den Romands entfernt und mehr den Deutschschweizern angenähert, vor allem bei der Migration und in aussenpolitischen Angelegenheiten.
Inwiefern unterscheidet sich die Tessiner Mentalität von der italienischen?
Zum Glück haben wir noch eine schweizerische Tradition bei uns. Ich denke vor allem an den Umgang mit den Institutionen und die Korrektheit. Wir dürfen nie vergessen, dass wir für die Bürger da sind und nicht die Bürger für uns. In Italien ist es umgekehrt: Der Staat sieht in den Bürgern Diebe und Betrüger, und wenn diese negative Haltung besteht, ist auch die Gegenreaktion der Bürger verständlich: die Untreue gegenüber dem Staat.
Was regt Sie an den Deutschschweizern auf?
In den 1970er und 1980er Jahren befürchteten viele Tessiner eine Verdeutschschweizerung des Tessins. Doch das sind tempi passati. Das Zusammenleben zwischen Tessinern und confederati funktioniert seit Jahren sehr gut. Problematischer ist oft die Koexistenz unter den Deutschschweizern selber, wenn ich auf die vielen Beschwerden für Bauvorhaben schaue, die Deutschschweizer im Tessin gegen Deutschschweizer einreichen.
Letzte Frage: Fast noch wichtiger als die politischen Gräben scheinen im Tessin die sportlichen zwischen den Eishockeyvereinen Ambri-Piotta und HC Lugano.
Das ist so. Das geht viel tiefer als die Politik. Ein paar Monate, bevor ich Kantonsratspräsident wurde, trat ich in den Vorstand von Ambri- Piotta ein. Mich fragte nie jemand, wie es im Grossen Rat läuft, alle wollten wissen, wie es mit unserem Ambri steht. Das zeigt uns Politikern, wo die Leidenschaften der Bevölkerung liegen. Es relativiert unsere Rolle und ist gut für unsere geistige Gesundheit. Wir dürfen uns nicht zu ernst nehmen.
Da Ticinonews.ch | L’amarezza di Gobbi per la riapertura dei valichi secondari: “Berna non ci ha informato, così non si fa”
Norman Gobbi non ha preso affatto bene la decisione della Confederazione di riaprire i valichi secondari durante le ore notturne tra il Ticino e l’Italia. E, in un post su Facebook, il Direttore del Dipartimento delle Istituzioni scrive:
“A quanto pare a Berna hanno deciso di riaprire durante la notte i valichi secondari di Novazzano-Marcetto, Pedrinate e Ponte Cremenaga. Un’informazione che ho appreso dai media e non dai diretti interessati… Così non si fa! Si tratta di una misura chiesta a più riprese dalla politica – quella ticinese – ma soprattutto dalla popolazione che vive vicino al confine con l’Italia è condivisa dal Governo federale. Che senso ha riaprire i valichi domenica e tornare – forse – a chiuderli ancora in futuro dopo che il Consiglio federale avrà fatto le proprie valutazioni?”
“Mi aspetto – conclude Gobbi – che i funzionari della Berna federale che hanno preso questa decisione poi siano coerenti e conseguenti: facciamo tornare le Guardie a presidiare i valichi! Sulla nostra sicurezza non si scherza!”
Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni |
Il 22 settembre 2017 ha avuto luogo a Friburgo l’annuale cerimonia di consegna dei diplomi di Agente di custodia con attestato professionale federale, organizzata dal Centro svizzero di formazione per il personale dei penitenziari.
Sono quattro i ticinesi che si sono distinti ottenendo questo importante traguardo:
Johnny Cibelli, Davide D’Elia, Angie Sarina e Nenad Vucetik.
Alla cerimonia, oltre ai neo diplomati, hanno presenziato: per le Strutture carcerarie
cantonali il responsabile delle risorse umane Enrico Ghilardi e il collaboratore alla
formazione Valentino Luccini.
Nelle strutture di privazione di libertà gli agenti di custodia rappresentano la legge, la dignità e la legalità dello Stato a garanzia della sicurezza della società.
Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi si unisce alla Divisione della giustizia e alla Direzione delle Strutture carcerarie, nell’augurare ai neo diplomati una carriera ricca di soddisfazioni e successi professionali.
Da Ticinolive.ch | L’On. Norman Gobbi, intervistato da Ticinolive racconta la sua visione in merito alla Svizzera. Dal Refendum per la Civica, alla concezione storica di identità vs impero, al motto con il quale conclude: “Libertà e Sicurezza”, dicotomia di componenti sulla quale la Confederazione è nata e la cui forza sta nel trarre il meglio da entrambe.
Onorevole Norman Gobbi, Il 24 settembre si vota per la Civica. Quale la sua posizione, a riguardo?
Mi sono messo a disposizione come testimone a sostegno della campagna di votazione, quindi per il sì alla civica, perché se io oggi sono Consigliere di Stato è stato proprio per l’insegnamento che ho ricevuto anche a scuola in ambito di civica da parte di Franco Celio, mio docente di storia e geografia alle medie. Quei momenti mi hanno permesso di capire come far politica non sia gridare o cercare di imporre la propria visione ma sia soprattutto dialogo e confronto di idee e, infin dei conti, per la cittadina e il cittadino, di crearsi la propria opinione, nell’ambito del confronto di opinioni contrapposte su un determinato tema e quindi credo che sia importante che i nostri giovani, i miei figli in futuro, possano godere della stessa fortuna che ho avuto io, di avere delle lezioni dedicate a creare la coscienza del cittadino, che non significa solo sapere che si abbiano solo dei diritti ma anche e soprattutto dei doveri. Il dovere di informarsi, di crearsi una propria opinione, il dovere, infine, di mettersi in discussione e migliorare la propria coscienza in relazione alla comunità.
La Lega dei Ticinesi, da partito di opposizione è diventata un partito importante e determinate. Questa trasformazione vi porterà molto oltre nel futuro, quali sono i vostri prognostici a riguardo?
Ho letto recentemente lo scritto di una persona che non vuole ama la Lega, perché – questa la mia lettura – abbiamo distrutto quello che era la sua sfera d’influenza, in quanto credeva di governare il Canton Ticino senz’assumere un ruolo istituzionale; beh, questi diceva che la Lega sta distruggendo i diritti fondamentali del Canton Ticino. La Lega li ha fatti rivivere, nel ’91 così come oggi; perché è un movimento che nonostante sia al governo raccolga delle firme per fare esprimere il popolo su un tema che da sempre è stato a cuore del Movimento e penso in particolar modo alla tassa sul sacco dei rifiuti, promossa da un Consigliere di Stato leghista e messa in votazione grazie a un referendum leghista. Questo credo non sia segno di schizofrenia ma di rispetto della volontà del sovrano. Su questo tema, come su tanti altri, non bisogna aver paura del cittadino, anche quando si hanno due Consiglieri di Stato e si è il secondo partito in Parlamento. Quello che ci differenzia dagli altri è il nostro profondo rispetto del cittadino e soprattutto della sua volontà, poiché al cittadino non bisogna imporre le nostre scelte, ma, al contrario è nostro dovere farci interpreti delle scelte del cittadino nell’ambito della nostra politica.
La vostra concezione storica in quanto popolo elvetico nei confronti dell’impero asburgico. Imperialismo o identità comunale? Oppure le due cose possono coesistere?
La nostra storia è un po’ un mix dei due concetti, perché comunque sulle antiche bandiere delle comunità di Uri, Svitto e Untervaldo c’era l’aquila imperiale. Questo ci dimostra come soprattutto nell’arco alpino, anche nell’antico passato, si riconobbe il fatto che siano territori difficilmente governabili dall’esterno. Quindi si comprese come fosse meglio concedere qualche libertà in più ma non creandosi dei problemi e patteggiando gli interessi dell’Impero, che era soprattutto quello di poter usufruire dei valichi di transito attraverso le Alpi. È un concetto che significa da un lato l’essere sovrani, nell’ambito della giustizia e della gestione dei dazi; dall’altra parte del fare qualche concessione, ma, a parer mio, non gratuitamente.
La Selbstbewusstsein (mi spiega come la parola tedesca racchiuda i due concetti dell’essere se stesso e dell’essere consapevoli n.d.r) unisce questi due aspetti: l’esser consapevole di se stesso ma come parte di un sistema. Fu l’aspetto più importante che costituì la Svizzera, e che oggi deve ritornare a essere parte fondante.
Cosa pensa del Consigliere federale eletto Cassis?
Sicuramente da Consigliere di Stato del Canton Ticino sono felice che un ticinese sia stato chiamato a ricoprire la carica più alta del nostro sistema istituzionale, d’altra parte, dal punto di vista politico, il sostegno ottenuto dall’Unione democratica di centro, dall’UDC Svizzera, non è un assegno in bianco. Infatti per i democentristi il loro sostegno è vincolato a praticare una chiara politica di destra, in particolar modo nell’ambito della politica estera, quindi in maniera determinata nei confronti dell’Unione europea, rispettivamente nel ribadire quanto da lui detto riguardo la libertà, la sicurezza e dell’autodeterminazione.
Per concludere. Una frase che racchiuda e descriva la bellezza ma anche la responsabilità della Svizzera?
Libertà e Sicurezza. La Sicurezza senza la Libertà è la dittatura. La Libertà senza la Sicurezza è l’anarchia. La Svizzera ha trovato da sempre un buon equilibrio tra questi due concetti. Da un lato la libertà economica e la sicurezza del diritto, la sicurezza pubblica e la libertà individuale. Questo ci ha permesso, nonostante non disponiamo di materie prime, di essere un Paese all’avanguardia e nell’ambito dell’innovazione ai primi posti del governo mondiale. E questo deve rimanere il nostro motto, poiché libertà non significa sovra-regolamentazione, sicurezza non significa aprire le porte senza controllo, e quindi la linea di condotta deve rimanere quella che ci hanno insegnato coloro che hanno costruito il nostro benessere prima di noi.
Intervista a cura di Chantal Fantuzzi: http://www.ticinolive.ch/2017/09/24/norman-gobbisi-alla-civica-dovere-consapevoli-nella-comunita-la-svizzera-liberta-sicurezza/
Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Il Dipartimento delle istituzioni informa che negli scorsi giorni la Leventina ha ospitato il tradizionale seminario della Regione Territoriale 3 che, oltre al Comando militare, ha visto impegnati il Consigliere di Stato Norman Gobbi e i suoi colleghi responsabili degli affari militari degli altri 4 Cantoni coinvolti, i Comandanti delle Polizie cantonali e i capi delle Sezioni del militare e della protezione della popolazione dei 5 Cantoni che compongono l’unità militare (Grigioni, Svitto, Ticino, Uri, Zugo). L’incontro mirava ad allineare le strategie nell’ambito della sicurezza e di rafforzare i legami tra l’autorità militare e quelle politiche.
Il Canton Ticino ha avuto quest’anno l’onore di ospitare il seminario della Regione Territoriale 3, diretto dal suo Comandante, il divisionario Lucas Caduff; a fare da cornice è stata la regione delle Leventina. L’importante evento istituzionale ha suscitato piena soddisfazione in tutti i partecipanti e raggiunto gli obiettivi, gettando le basi per un’entrata allineata delle autorità militari e civili nel progetto Ulteriore sviluppo dell’Esercito.
Nella serata di mercoledì 20 settembre, i partecipanti hanno visitato la Scuola reclute sanitaria 42 di Airolo dove il Comandante, tenente colonnello SMG Daniele Mayerhofer, ha presentato la struttura e le sfide future; gli ospiti hanno poi assistito a una esercitazione nella quale i militi hanno dimostrato le proprie capacità e quelle dei mezzi a disposizione. Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha da parte sua ricordato le importanti ricadute che la presenza di tre Scuole reclute – Airolo, Monte Ceneri e Isone – genera sul territorio ticinese.
Nella seconda giornata il seminario è proseguito nella storica struttura del Dazio Grande di Rodi-Fiesso, per la parte dedicata alle discussioni politiche. Nella mattinata, dopo una breve retrospettiva e prospettiva da parte del divisionario Lucas Caduff, si sono alternati tre referenti di spicco. In un primo momento il comandante di corpo Daniel Baumgartner ha esposto l’importante passaggio dal Comando forze terrestri al Comando istruzione, che avverrà con il progetto Ulteriore sviluppo dell’Esercito. Ha poi preso la parola il comandante di corpo Aldo Schellenberg, attuale capo delle Forze aeree e sostituto del capo dell’Esercito, che ha presentato un ulteriore cambiamento previsto con il passaggio dal comando Stato maggiore di condotta dell’esercito (SMCOEs) al Comando operazioni. In conclusione, il colonnello SMG Gérarld Vernez si è soffermato su un tema di attualità: i rischi legati al mondo informatico e le modalità che l’Esercito ha individuato per contrastare le cyber-minacce.
Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione della Giornata cantonale dell’integrazione | (fa stato il discorso orale)
Egregi signori,
Gentili signore,
Vi saluto a nome del Consiglio di Stato e vi ringrazio per aver accolto l’invito da parte del Delegato per l’integrazione a partecipare a questo momento di discussione sul tema della migrazione e dell’integrazione nel contesto ticinese.
Un tema quello dell’integrazione che si è fatto sentire sempre più importante, alla luce di un flusso migratorio che è cresciuto negli ultimi anni e che ha toccato anche la nostra realtà da vicino, e a fatti che hanno purtroppo colpito Paesi a noi vicini. Una riflessione su questo tema, ma anche delle azioni mirate all’integrazione, si fanno quindi sempre più necessari.
L’integrazione è in effetti essenziale nella lotta contro la radicalizzazione, e può contribuire a evitare che certi scenari che vediamo in altre zone dell’Europa si palesino anche alle nostre latitudini. Anche nel nostro Cantone siamo stati toccati da episodi nei quali persone che hanno vissuto o transitato sul nostro territorio, persone che a detta di molti erano ben inseriti nella nostra società, sono stati denunciati per le loro tendenze estremiste. Questi casi sono a mio avviso esemplari di come non sia sufficiente nascere e crescere in un Paese per essere ben integrati, e che sia necessario in ogni caso un importante lavoro su questo fronte, con il quale trasmettere ai nuovi arrivati la cultura e i valori sui quali si basa la nostra società.
Quest’anno termina il primo Programma d’integrazione cantonale quadriennale, promosso in maniera congiunta da Confederazione e Cantoni, con il quale si sono voluti perseguire tre obiettivi principali:
-rafforzare la coesione sociale sulla base dei valori sanciti dalla Costituzione federale;
-promuovere un atteggiamento di reciproca attenzione e tolleranza nella popolazione residente autoctona e straniera;
-garantire pari opportunità di partecipazione degli stranieri alla vita economica, sociale e culturale della Svizzera.
Il lavoro svolto fino ad ora dal nostro Servizio per l’integrazione degli stranieri ha permesso di concretizzare questi obiettivi generali in oltre novanta progetti promossi da enti, associazioni, organizzazioni, comunità di stranieri e strutture ordinarie.
È attualmente in consultazione in Governo il nuovo Piano d’integrazione cantonale, che si estenderà dall’anno prossimo fino al 2021, e che per la prima volta sarebbe interamente allestito e coordinato da tre Dipartimenti, con DSS e DECS, oltre a quello che dirigo. Uno dei punti fondamentali sul quale ci vorremmo concentrare in questo nuovo piano è un maggiore e migliore coinvolgimento dei Comuni, che sono il punto di contatto più vicino per la popolazione straniera con le istituzioni, e che quindi rivestono un ruolo centrale nel processo d’integrazione residenti sul nostro territorio. È importante quindi che i Comuni assumano un ruolo attivo nella prima informazione agli stranieri e nell’integrazione sociale. In particolar modo sarà necessario rivolgere una particolare attenzione alle persone con passato migratorio in ambito di asilo, per le quali le competenze sociali, la conoscenza della lingua e la formazione professionale sono da considerarsi prioritarie.
Come Cantone stiamo quindi lavorando per una sempre maggiore integrazione della popolazione straniera sul nostro territorio, per poter garantire un’adeguata coesione sociale. In questo modo sono certo che potremo scongiurare la possibilità che si creino delle pericolose società parallele, nelle quali si potrebbero istaurare delle ideologie estremiste, e impegnarci quindi a favore di una maggiore sicurezza per tutta la popolazione in Ticino.
Norman Gobbi
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni
Da Gestione & Servizi Pubblici (editore Sacchi) |
Nel corso del mese di giugno di quest’anno il Consiglio di Stato ha dato formalmente avvio alla seconda fase del Piano cantonale delle aggregazioni. Il progetto che traccia le linee guida per ridisegnare la geografia locale del Canton Ticino. Le istituzioni non possono restare immobili in una società in continua evoluzione, con esigenze che necessitano dall’ente pubblico servizi e partnership non solo efficaci, ma anche efficienti.
Dopo anni di consolidamenti istituzionali spontanei, il Piano cantonale delle aggregazioni (PCA) – su richiesta del Parlamento tramite modifica della Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni – propone la visione cantonale sul futuro dei Comuni ticinesi. Non si tratta di una cartina arbitraria e calata dall’alto, ma di un approfondito lavoro di analisi a più livelli, che include il punto di vista dei molti attori che vivono da vicino il nostro territorio.
La prima fase del PCA si è concentrata sulla valutazione complessiva della politica aggregativa sin qui condotta, definendo il ruolo che il Comune riveste attualmente e che giocherà in futuro. In buona sostanza, l’ente locale è chiamato innanzitutto ad assicurare un determinato standard di servizi, ma dovrà esser sempre più motore di sviluppo e partner dinamico di progetti. Sulla base di questa impostazione e delle relazioni intercomunali attuali, sono stati individuati i potenziali scenari di aggregativi. Questa prima fase è già stata oggetto di una larga consultazione, dove Comuni, partiti, associazioni ed enti hanno potuto esprimersi liberamente.
Sulla scorta degli interessanti e costruttivi input ricevuti – come si dice, “dal basso” – la cartina è stata affinata e conta 27 Comuni, anziché i 23 inizialmente previsti. Di questi, oggi, già 8 ricalcano gli scenari previsti e 2 corrispondono quasi integralmente all’obiettivo cantonale. Un progetto capace di cesellare il necessario compromesso fra l’esigenza di prossimità e una dimensione amministrativa nella misura di erogare servizi di qualità e di promuovere progetti d’investimento d’interesse regionale.
La seconda fase si concentra invece sugli strumenti per concretizzare il PCA. Per i Comuni che determinano ancora una frammentazione istituzionale poco ottimale, occorrono regole affinché il processo aggregativo si sviluppi con coerenza ed entro un ragionevole lasso di tempo. Inoltre, assume una particolare importanza il coordinamento della riforma istituzionale con la riforma Ticino 2020, che intende riordinare flussi e competenze fra Cantone e Comuni: il chiarimento dei rapporti fra i due livelli istituzionali non può più fare riferimento a un “comune minimo”, ma necessita entità solide, operative e intraprendenti.
Oltre ciò sono stati anche previsti incentivi finanziari a sostegno dei Comuni, attraverso l’istituzione di crediti quadro la cui durata si estende fino a 6 anni dall’adozione del PCA da parte del Parlamento. Nello specifico, per i nuovi Comuni vi saranno un contributo alle spese di riorganizzazione amministrativa – aspetto essenziale per strutturare un’amministrazione locale ottimale – e un contributo agli investimenti di sviluppo capaci di stimolare il tessuto socioeconomico del nuovo Comune e della sua regione.
La scorsa fine di giugno ha preso dunque avvio una nuova tornata consultiva affinché i Municipi, i partiti rappresentati in Gran Consiglio e le associazioni di Comuni possano tornare a esprimersi su quanto proposto nella seconda fase del progetto. Questo a conferma di un approccio partecipativo, dove il futuro non viene di certo calato dall’alto.
Vero, in alcuni scenari – penso in particolare al Locarnese e al Luganese – una visione unanime e condivisa non è stata possibile da raggiungere, anche fra gli attori locali stessi. Ma la politica non può adagiarsi sugli stalli e nemmeno bloccarsi a oltranza. Il PCA costituisce un cantiere ambizioso? Certo, ma lungimirante – come la politica deve essere – e dove le proposte condensano un ragionevole equilibrio fra aspirazioni locali, esigenza di prossimità e una visione regionale coerente e dinamica.
Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni
Comunicato stampa del Consiglio di Stato |
Il Presidente del Consiglio di Stato Manuele Bertoli e il Consigliere di Stato
Norman Gobbi parteciperanno sabato 23 settembre alla giornata ticinese dei
cadetti Suvorov di Mosca, che commemorano con la loro annuale presenza in
Svizzera l’anniversario della leggendaria marcia alpina del settembre 1799. Il
programma della manifestazione prevede due esibizioni musicali, a Bellinzona e
Airolo.
La tournée svizzera dei cadetti Suvorov è coordinata dal Servizio di protocollo militare delle autorità federali, nell’ambito della collaborazione fra le forze armate della Federazione russa e della Confederazione. In questo ambito, il Gruppo di amicizia Svizzera-Russia delle Camere federali si è assunto il compito di proporre – come nel 2016 – una «Giornata ticinese», nell’intento di approfondire ulteriormente i legami e la collaborazione tra la Svizzera italiana e varie regioni russe. L’evento consolida infatti il legame fra il nostro Cantone e le regioni russe legate al nome e la storia del Generale Suvorov, come San Pietroburgo e Krasnodar, regioni con le quali il Cantone Ticino ha firmato accordi di collaborazione e già realizzato vari scambi di visite.
Il momento culminante della giornata del 23 settembre consisterà in una esibizione
pubblica a Bellinzona, a partire dalle 10.30 circa, che vedrà i Cadetti attraversare in formazione musicale la città ed esibirsi in un concerto. In serata è previsto un secondo concerto pubblico in piazza ad Airolo, sulla via del rientro ad Andermatt. I due appuntamenti saranno seguiti, rispettivamente, dal Presidente del Consiglio di Stato Manuele Bertoli e dal Consigliere di Stato Norman Gobbi.