Assemblea dei delegati della Federazione sportiva svizzera di tiro

Assemblea dei delegati della Federazione sportiva svizzera di tiro

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione dell’Assemblea dei delegati della Federazione sportiva svizzera di tiro |

Signora presidente Dora Andres,
Signore e signori delegati,
Gentili signore,
Egregi signori,

Vi saluto a nome del Consiglio di Stato e vi ringrazio per il cortese invito a partecipare alla vostra assemblea dei delegati.

È con piacere che vi do il benvenuto in Ticino, sulle sponde del lago di Lugano: spero che cogliate l’occasione, nei momenti liberi dai lavori assembleari, per visitare la nostra splendida regione.

Il nostro Cantone ha da sempre un forte legame con il tiro, che è l’espressione di un sano patriottismo e della tradizione svizzera. Una disciplina che rappresenta i valori della nostra nazione, come la libertà che siamo chiamati a tutelare. Ed è questo il motto di molte società di tiro ticinesi: “Liberi e Svizzeri”, che riprende le grida dei giovani ticinesi dell’Ottocento, quando il nostro territorio rischiava di essere annesso alla Lombardia. Proprio nell’Ottocento, le feste federali di tiro (assieme a quelle di ginnastica e canto) erano considerate delle manifestazioni di passione nazionale.

Era il 1837 quando in Ticino venne organizzato il primo tiro cantonale. Proprio in Ticino, e più precisamente nella suggestiva cornice del Mendrisiotto, dopo quattordici anni, nel 2016 è stata organizzata una festa cantonale di tiro, che ha raccolto l’interesse non solo di tiratori da tutta la Svizzera, ma anche dalla popolazione locale, che ha potuto partecipare alle attività correlate alla manifestazione, in un vero e proprio momento di festa.

A livello cantonale stiamo lavorando molto sulle infrastrutture legate all’attività di tiro, a favore dei tiratori ma anche di tutta la popolazione che vive nei pressi degli stand di tiro. Proprio in questi anni si è valutata la possibilità di una sostituzione dei poligoni di Lugano, Bellinzona e Origlio-Cureglia con un nuovo poligono regionale del Monte Ceneri, nell’ottica di uno sfruttamento sinergico per il tiro sportivo e venatorio e l’allenamento dei corpi di sicurezza. L’obiettivo è di garantire l’attività di tiro tenendo conto delle necessità ambientali della regione e dell’impatto fonico sulla popolazione residente.

In futuro avremo quindi strutture moderne e adeguate all’attività di tiro: a favore di chi lo pratica, di chi vive nei dintorni dei poligoni e di chi è interessato a fare i primi passi verso questa attività. Proprio in relazione a quest’ultimi, in Ticino le società stanno lavorando assiduamente per confermare la tendenza degli ultimi anni. Solo nel 2016 abbiamo infatti registrato un aumento di giovani tiratori del 37% nel nostro Cantone, un risultato che è dato sì dall’abbassamento dell’età minima da 17 a 15 anni per la partecipazione ai corsi di preparazione pre-militari, ma sono sicuro anche da un ritornato interesse dei ragazzi e dall’impegno delle Società nel creare interesse attorno a questo sport. Un ritorno che fa solo bene alle società di tiro, e che è linfa vitale per il nostro futuro.

Vi ringrazio.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Ultima asta delle targhe: resi pubblici i numeri di targa disponibili

Ultima asta delle targhe: resi pubblici i numeri di targa disponibili

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Il Dipartimento delle istituzioni ricorda che la prossima asta di targhe ticinesi per autoveicoli e motoveicoli – l’ultima prima del passaggio sul web – si svolgerà mercoledì 3 maggio, a partire dalle 18.00, nello Stabile collaudi della Sezione della circolazione a Camorino. Durante la serata sarà messo all’asta il numero 9 e sarà presentata anche la pagina internet che permetterà in futuro ai conducenti ticinesi di acquistare su internet i numeri di targa, e saranno aperte le prime due aste online per le targhe 94 e 888’888, il più alto numero oggi a disposizione nel Cantone.

L’evento del 3 maggio – che sarà introdotto dal Consigliere di Stato Norman Gobbi e animato dalla giornalista RSI e speaker Rosy Nervi e dal Pilota ticinese Joel Camathias – prevede l’aggiudicazione di 20 numeri di targa per automobili e 8 per motoveicoli: il pezzo forte, fra quelli messi a disposizione dei conducenti ticinesi, sarà sicuramente la targa numero 9, finora riservata alle automobili dello Stato. Il ricavato permetterà di sostenere i programmi di prevenzione «Strade sicure» e «Acque sicure», che saranno presentati dalla responsabile Fabienne Bonzanigo.

I numeri che saranno messi all’asta – pubblicati sul sito internet del Cantone, alla pagina http://www.ti.ch/circolazione sul Foglio ufficiale di oggi – sono i seguenti:

Automobili: 9 – 29 – 101 – 332 – 565 – 651 – 882 – 955 – 1’779 – 3’310 – 6’661 – 7’704 – 7’774 – 8’334 – 44’111 – 33’332 – 222’000 – 222’222 – 290’000 – 277’777

Motoveicoli: 44 – 58 – 80 – 98 – 200- 555 – 800 – 996

L’ultima edizione dell’asta targhe era stata organizzata nel 2011, con l’aggiudicazione di 30 numeri per autoveicoli e un incasso totale di 631’500 franchi; per la prima volta erano inoltre stati offerti anche 25 numeri per i motoveicoli, che avevano permesso di incassare poco meno di centomila franchi (98’600). La targa per autoveicoli che aveva riscosso maggior successo, come noto, era stata la TI 10, venduta per la cifra record di 135’000 franchi. Le precedenti edizioni dell’asta targhe si erano svolte il 6 ottobre 1994 (50 targhe battute, incasso di 434’000 franchi), il 14 novembre 1995 (50 targhe, 279’300 franchi), il 29 novembre 1997 (46 targhe, 231’500 franchi), il 31 maggio 2001 (43 targhe, 406’300 franchi) e il 22 novembre 2005 (35 targhe, 261’500 franchi).

Targhe messe all’asta, l’ultima volta e poi si cambia

Targhe messe all’asta, l’ultima volta e poi si cambia

Dal Giornale del Popolo | L’ultimo evento si terrà il prossimo 3 maggio – Poi sarà tutto online – Barboni: «La richiesta online delle targhe è un altro tassello che avvicina i cittadini ai servizi che offriamo».

Mercoledì 3 maggio, alle ore 18, sarà organizzata a Camorino – nello Stabile collaudi della Sezione della circolazione – l’ultima asta tradizionale per aggiudicarsi numeri di targa particolari per automobili e motoveicoli. Verrà poi attivato un nuovo sito di acquisto via internet, analogo a quello già introdotto con successo da altri Cantoni.

L’evento del 3 maggio prevede l’aggiudicazione di una serie di numeri di targa per automobili e per motoveicoli, il cui ricavato – come in passato – permetterà di sostenere i programmi di prevenzione «Strade sicure» e «Acque sicure». La serata sarà introdotta dal consigliere di Stato Norman Gobbi e dal capo della Sezione della circolazione Cristiano Canova insieme all’aggiunto caposezione Aldo Barboni, che passeranno poi la parola a due animatori d’eccezione: la giornalista e speaker RSI Rosy Nervi e il pilota ticinese Joel Camathias.

L’ultima asta tradizionale permetterà inoltre al Dipartimento delle istituzioni di presentare la nuova pagina internet attraverso la quale, in futuro, i conducenti ticinesi potranno acquistare numeri di targa di ogni tipo. Grazie a un nuovo sistema di aste online, il Cantone in futuro metterà inoltre a disposizione anche numeri particolari che via via dovessero diventare disponibili.

Le condizioni generali d’asta, i numeri disponibili e i prezzi di partenza saranno pubblicati nei prossimi giorni sul sito internet www. ti.ch/circolazione. Il programma dettagliato della serata sarà invece reso pubblico un paio di giorni prima dell’evento.

Come rileva Aldo Barboni (aggiunto e sostituto capo della Sezione della circolazione) «è l’ultima volta che si svolge un’asta del genere. Poi il tutto passerà sull’online. In sostanza ci sarà la possibilità, tutti i giorni, di prenotare targhe con numeri particolari. Alcune saranno anche messe all’asta. Inoltre nell’atrio dell’Ufficio immatricolazione sarà presente un PC nel quale il cittadino potrà consultare le targhe a disposizione».

Come ci ricorda lo stesso Barboni questo è un altro tassello della trasformazione che sta avvenendo all’interno della Sezione della circolazione e che prevede un maggior avvicinamento dei servizi offerti ai cittadini.

(Articolo di N.M.)

Apertura slowUp 2017

Apertura slowUp 2017

Saluto pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione dell’apertura di slowUp Ticino | Fa stato il discorso orale

Signor delegato del municipio di Bellinzona, Simone Gianini,
Signor vice presidente dell’associazione slowUp, Giorgio Moretti,
Autorità locali,
Sponsor e organizzatori,
Gentili Signore, Egregi Signori,

anche oggi, per il secondo anno consecutivo, ho il piacere di inaugurare ufficialmente slowUp Ticino, portandovi il cordiale saluto del Consiglio di Stato. Una manifestazione importante per il nostro Cantone, nella quale ho creduto sin dall’inizio.

La settima edizione si apre con una novità che possiamo notare immediatamente e che oggi, all’indomani della nascita del nuovo Comune, risulta davvero appropriata: siamo all’ombra dei Castelli di Bellinzona, riconosciuti tra i monumenti che costituiscono il patrimonio dell’umanità dell’UNESCO, e in quella che è stata ribatezzata la “Porta del Ticino”. La Capitale ticinese rappresenta quindi la postazione di partenza di slowUp e sancisce l’avvio di una serie di giornate analoghe in tutta la Svizzera.

Dal 2011 la tratta fra Bellinzona e Locarno è un punto di ritrovo sempre più apprezzato dalla popolazione ticinese e dai turisti. SlowUp è entrata a pieno titolo fra gli appuntamenti più gettonati del nostro Cantone. Da ormai sette anni, edizione dopo edizione, si consolida il successo di questo evento, gratuito e aperto a tutti: dai bambini ai nonni, dai “ciclisti della domenica” agli sportivi più agguerriti. Nonostante l’edizione dello scorso anno sia stata segnata dalla pioggia, nel 2015 si è raggiunta la quota di ben 30’000 partecipanti e nel 2016 sono state 400’000 le persone che vi hanno preso parte a livello svizzero.

Una vera e propria festa popolare, all’insegna del movimento e del nostro paesaggio: un percorso di 50 km che tocca complessivamente 12 Comuni, con 14 punti di animazione e ristorazione e 2 soste per scoprire interessanti realtà agricole sul Piano di Magadino.

Questa domenica è dunque l’occasione per dedicare una giornata al corpo e alla mente – mens sana in corpore sano – percorrendo le bellezze che caratterizzano il nostro territorio. Il Locarnese e il Bellinzonese non annoiano mai e ogni anno ci offrono uno scorcio che la volta prima era passato inosservato.

Grazie al contributo assicurato da tutti i Dipartimenti, confermato anche quest’anno e già per l’edizione 2018, il Cantone testimonia l’importanza di questo evento. Una manifestazione vincente, per nulla scontata, vicina ai cittadini di tutte le età, capace di distinguersi grazie a un’atmosfera insolita: i padroni delle strade sono finalmente le bici, i roller o molto più semplicemente le scarpe da ginnastica, ovvero tutti quelli che di solito devono limitarsi prudentemente a marciapiedi, strisce pedonali o alcune corsie preferenziali.

SlowUp s’inserisce perfettamente negli ambiti d’azione del Cantone: mobilità lenta, salute, territorio e sicurezza stradale. Tramite il Dipartimento del territorio l’accento va sulla pianificazione e la promozione della mobilità pedonale e ciclabile. Un motivo in più per ringraziare sentitamente i principali sostenitori a livello nazionale e regionale di questo progetto, grazie ai quali oggi possiamo riappropriarci del territorio e riflettere sulle sue potenzialità.

Parlare di strade – con o senza automobili – significa parlare anche di sicurezza. Il Dipartimento delle istituzioni s’impegna in prima linea per una costante prevenzione a livello di sicurezza stradale, anche grazie a campagne informative e iniziative concrete, promosse da “Strade sicure”, che collabora con le associazioni di categoria dei pedoni e dei ciclisti e con il programma “Meglio a piedi” del Dipartimento della sanità e della socialità. È importantissimo difendere gli utenti più vulnerabili, in particolare ciclisti e pedoni, i quali, però, sono anch’essi tenuti a un comportamento corretto e rispettoso della circolazione stradale. Mentre vi sposterete verso Locarno, troverete lungo il percorso uno stand dedicato alla prevenzione: investite qualche minuto per la vostra sicurezza! Un’altra iniziativa che cito molto volentieri è “Bikecontrol”, promossa da Swiss Cycling, nella quale bambini e adulti potranno acquisire maggiore destrezza nel controllo della loro bicicletta. Un esercizio a tutto vantaggio della propria sicurezza al manubrio, che sbarca oggi a sud delle Alpi, che sarà proposto in Ticino fino a metà maggio e che ha già riscosso l’interesse di alcune scuole elementari.

Ma anche il Dipartimento socialità e sanità svolge la sua parte, soprattutto nell’ambito della promozione di uno stile di vita sano, che rappresenta un vero e proprio investimento a lungo termine per ciascun individuo, per il suo benessere e la sua salute. SlowUp dunque non è solo una pedalata in compagnia, ma anche un momento prezioso di sensibilizzazione sull’importanza di praticare attività fisica a tutte le età.

Prima di concludere, voglio tornare ancora un istante sull’aspetto della sicurezza, a cui tengo in tutti i suoi aspetti. Le campagne di sensibilizzazione sulla sicurezza stradale producono i loro risultati, anche grazie al continuo miglioramento tecnologico dei veicoli e all’inasprimento delle norme stradali a livello nazionale. Tuttavia, se nel 2016 il numero di persone decedute per incidenti stradali è sceso del 15% rispetto all’anno prima, con le biciclette elettriche si assiste a una preoccupante controtendenza, in particolare per quanto riguarda i feriti gravi che sono aumentati del 23%. Questi mezzi sono spesso adoperati da persone anziane e raggiungono velocità elevate, fino a 45 km/h. È giusto muoversi, ma non abbassate mai la guardia!
Cominciamo dunque dai piccoli gesti, che hanno grandi effetti: portiamo il casco! Sia oggi fra i campi, sia negli spostamenti quotidiani a contatto col pericoloso traffico veicolare. Per le bici elettriche veloci l’obbligo è già una realtà.

Il programma della giornata vi sarà presentato a breve dal Presidente del comitato di organizzazione, che ringrazio ancora una volta per aver assicurato, anche quest’anno, un’edizione di slowUp che si annuncia impeccabile.

Ringrazio infine tutti i sostenitori, in particolare la Città di Bellinzona, l’Associazione TicinoEnergia e i partner regionali fra cui le organizzazioni turistiche, i vari promotori a livello nazionale e cantonale, gli organizzatori e tutti gli agenti delle polizie comunali, il personale della protezione civile, del servizio autolettiga e i volontari delle molte associazioni che si sono mobilitate. Solo con il vostro impegno è possibile realizzare un evento come questo.

A tutti, di cuore, una splendida domenica … senz’auto!

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Braccialetto elettronico: dalla detenzione all’hooliganismo

Braccialetto elettronico: dalla detenzione all’hooliganismo

Dal Mattino della domenica | Il Dipartimento di Norman Gobbi attivo nella lotta contro il tifo violento

È appena finita la stagione di hockey, e da tifoso dell’Ambrì-Piotta posso dire che anche quest’anno ho potuto tirare un respiro di sollievo dopo la partita di giovedì scorso, che ha permesso alla squadra leventinese di conquistare la salvezza in Lega Nazionale A. Un risultato che si rivela fondamentale non solo a livello sportivo bensì anche per l’economia di tutta la regione. Il Ticino “hockeystico” potrà dunque vivere anche la prossima stagione i derby che appassionano l’intero Cantone e non solo. L’attività nelle piste di ghiaccio si congeda quindi per qualche mese, ma gli stadi di calcio si fanno sempre più affollati proprio in queste settimane nel culmine della stagione agonistica, complice il clima che si fa via via più mite.

Ma non è di sport che vi voglio parlare in questo mio contributo, bensì di quello che nello sport non dovrebbe esserci: la violenza sugli spalti e fuori da stadi di calcio e piste di ghiaccio. L’hooliganismo è purtroppo una realtà che resiste negli anni, e per la quale vengono applicate diverse misure di sicurezza. Come riporta la statistica annuale della Polizia cantonale, nel 2016 gli impieghi di Mantenimento ordine durante le partite sono stati 66, di cui 21 per il calcio e 45 per l’hockey, e hanno visto impegnati 2’801 agenti. Costo totale: circa 2.5 milioni di franchi. Quello della tifoseria violenta è un problema rilevante, e non solo per le casse cantonali, ma soprattutto per chi vorrebbe andare alla pista o allo stadio per passare una bella serata in compagnia, magari con la famiglia, all’insegna dello sport e del sano divertimento, senza trovarsi in mezzo a delle situazioni come minimo spiacevoli, se non di vero e proprio pericolo.

Come tenere lontani da questi luoghi quindi, chi ci va solo per cercare di rovinare il divertimento altrui, soprattutto se già conosciuto dalla Polizia? Con il mio Dipartimento stiamo attualmente lavorando per proporre una normativa cantonale per concretizzare l’utilizzo di braccialetti elettronici in ambiti come quello dell’hooliganismo.Questi dispositivi non sono nuovi alle nostre latitudini: in Ticino si utilizzano in realtà già da 18 anni negli arresti domiciliari, in quanto il nostro Cantone è inserito nel progetto pilota della Confederazione, assieme a Berna, Basilea Città, Basilea Campagna, Vaud, Ginevra e Soletta, per testate l’efficacia di questa modalità di esecuzione della pena. Dato il successo riscontrato, dal 1. gennaio 2018 diventerà una realtà a livello nazionale, ed entrerà a far parte del Codice penale svizzero.

La novità è che quest’anno in Ticino è entrata in funzione una nuova generazione di braccialetti, che permette la geolocalizzazione. Non si tratta più quindi di una tecnologia che rileva la distanza da un “modem” installato in casa, ma si tratta della tecnologia dell’azienda elvetica Geo-Satis, che permette di seguire gli spostamenti di chi indossa il dispositivo con un sistema simile alle nostre applicazioni per smartphone. Una novità che rende il suo utilizzo efficace non solo nell’ottica di assicurarsi che qualcuno non esca dalla propria abitazione, ma alfine di accertarsi che qualcuno non frequenti determinate aree, come quelle nei dintorni di stadi e piste di ghiaccio. Il braccialetto elettronico può diventare quindi un ottimo strumento per assicurare che chi ha già creato più volte problemi non si presenti a crearne ancora in occasione di altre partite: una modalità che permette di avere un miglior controllo e una garanzia più elevata che persone violente non mettano piede all’interno dell’area critica. Uno strumento importante dunque per accrescere la sicurezza dei nostri stadi e nelle nostre piste di ghiaccio, luoghi che devono rimanere di sano divertimento, innanzitutto per le famiglie e per i bambini.

Come alternativa alla detenzione, l’utilizzo di questo dispositivo in fase sperimentale nel nostro Cantone ha già dato i suoi frutti dal lato economico. In una situazione di sovraffollamento e di forte pressione delle nostre Strutture carcerarie, il braccialetto elettronico, al quale nel 2016 sono state sottoposte 20 persone, ha sgravato i carceri di 1’552 giornate di detenzione. Il calcolo è facile se pensiamo che il costo medio di una giornata di detenzione in carcere chiuso è di 300 franchi, con 8 franchi a carico del condannato, mentre il prezzo di un singolo braccialetto attualmente è di 18 franchi al giorno, con 10 franchi a carico del condannato. Una differenza importante che ha un impatto positivo sulle nostre finanze pubbliche.

Il Ticino è ancora una volta pioniere nell’ambito della sicurezza e laboratorio per la sperimentazione d’innovazione: una sperimentazione dalla quale tutta la Svizzera potrà trarre vantaggio, all’insegna di nuove modalità di detenzione alternativa, valide ed economiche, ma anche nella sperimentazione di nuove misure per la lotta all’hooliganismo, sfruttando le nuove tecnologie a favore della sicurezza di tutti i tifosi negli stadi di calcio e alle piste di ghiaccio, e di tutti i ticinesi amanti del vero sport!

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Il valore della passione

Il valore della passione

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione dell’Assemblea del centenario della Società Mastri Panettieri Pasticcieri Confettieri | Fa stato il discorso orale

Signor Presidente, Massimo Turuani,
Socie e soci della Società Mastri Panettieri Pasticcieri Confettieri,
Gentili signore,
Egregi signori,

È un piacere porgervi il mio saluto e quello del Consiglio di Stato ed essere qui oggi con voi per celebrare l’importante traguardo dei cento anni.

Cento anni che raccontano un pezzo di storia della produzione artigianale del pane. Una storia che ha origini molto lontane: testimonianze scritte risalgono già all’inizio del ‘300, e che dal ‘400 raccontano della presenza dei prestinai. Il lavoro di quest’ultimi e la sua importanza per la popolazione sono inoltre ben documentati da un regolamento emanato dal Municipio di Bellinzona nel 1812, conservato all’Archivio cantonale, che dichiara “Ogni Prestinaro dovrà essere giornalmente fornito di Pane in quantità sufficiente almeno per li bisogni della Comune”. Sono secoli quindi che la produzione di pane fa parte non solo dell’attività del nucleo famigliare, ma che è parte integrante delle attività della società ticinese, tanto da dover essere iscritta in un regolamento.

È una storia, quella della vostra professione, che sento anche mia. Come molti di voi sapranno già, mia nonna e mio nonno paterni hanno dedicato tutta la loro vita alla gestione del negozio, del ristorante e della panetteria di loro proprietà a Piotta. È quindi una realtà che ho vissuto da molto vicino, alla quale sono legati molti miei ricordi d’infanzia che porterò sempre con me, e che vengono rievocati dall’aroma del pane fresco, ogni volta che entro in una panetteria.

Durante qualche breve ricerca sulla storia del pane, sono incappato in un altro testo che mi ha incuriosito e che ben dimostra come non solo la produzione, ma anche gli usi legati al consumo di pane siano cambiati nel tempo. Il pane ticinese, prodotto con la farina bianca, era un bene di lusso, un’esclusiva per i cittadini benestanti. Chi produceva il pane a casa propria utilizzava altre miscele meno pregiate e che dipendevano da quanto a disposizione nelle varie zone del Cantone. Da inizio ‘900 non è più così: in “Donne ticinesi: rievocazioni”, del 1928, si può leggere la seguente frase: “Oggi i nonni raccontano ai ragazzi increduli come ai loro tempi il pan bianco fosse cosa di gran lusso e molto rara”. Pensando ai giorni nostri, possiamo notare come la tendenza sia ancora cambiata, con una ricerca di nuovi gusti oppure di vecchie tradizioni che si discostano dalle produzioni con l’utilizzo della farina bianca. Delle tendenze che chiedono a voi artigiani di rimanere sempre aggiornati e di rinnovarvi di anno in anno.

La vostra professione, come quella di ogni artigiano ticinese, ha una valenza importante per il nostro territorio. È sinonimo di cura e tradizione, di una garanzia di qualità che solo la vostra passione può offrire. È questo ciò che dobbiamo salvaguardare: il “Made in Ticino”, come un sigillo che dimostra il valore di ciò che produciamo nel nostro Cantone.

Valore che non è solo quello dato ai consumatori del vostro prodotto, ma anche quello che offrite a tutta la popolazione. Si nota soprattutto quando questo viene sottratto. Quante volte mi è capitato di sentire qualcuno che si lamentava per la chiusura di un negozietto di paese, dicendo che faceva parte ormai della dimensione locale ormai da tempo. E spesso ad affermarlo era la stessa persona che non si era recata mai o solo qualche volta a fare degli acquisti da questo artigiano locale. Ed è proprio di questo valore che sto parlando, un valore che tutta la popolazione riconosce: ma spesso si sottovaluta l’impegno e la fatica che ci stanno dietro, dando tutto per certo e scontato.

Valore che, in conclusione, trasmettete alle generazioni future. Insegnando la vostra arte, impiegando i nostri giovani in professioni che – speriamo – non termineranno mai di affascinare e di essere parte della nostra economia locale. Un grazie quindi a tutti voi che mettete passione nella vostra attività, quotidianamente.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Giornata del latte a Bellinzona

Giornata del latte a Bellinzona

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione della Giornata del latte a Bellinzona | Fa stato il discorso orale

Care ragazze,
Cari ragazzi,
Gentili signore,
Egregi signori,

Vi saluto a nome del Consiglio di Stato e do il benvenuto in Ticino a chi è venuto a trovarci da oltre Gottardo.

È bello vedere una Piazza del Sole così animata e colorata. Colorata proprio come i cartelloni che le classi di tutta la Svizzera – e molte anche in Ticino – hanno preparato per partecipare al concorso “In forma con il latte svizzero”, e che verranno premiati a breve su questo palco.

Quella di oggi è una giornata di festa, nella quale avrete la possibilità di divertirvi e allo stesso tempo di conoscere da più vicino un alimento che è alla base dell’alimentazione svizzera: il latte.

È passato ormai qualche anno dalla mia infanzia, ma ho dei chiari ricordi che mi legano a questo alimento e ai suoi derivati. Prima di tutto, perché quando ero un bambino, il latte lo si andava a prendere direttamente in stalla, fresco di mungitura, ognuno con il proprio bidoncino di latta. E poi come dimenticare il bicchiere di latte con i biscotti a merenda, oppure un buon pezzo di formaggio con il pane, quando si passava la giornata in montagna, o ancora il suono dei campanacci delle mucche la notte, quando si dormiva in cascina. E ancora oggi, gusto con piacere una raclettata con amici e parenti, o semplicemente con mia moglie e i miei due bimbi, nelle fredde serate d’inverno.

Il latte è sinonimo di tradizione. È sinonimo di Svizzera, di montagne, di pascoli verdi. La sua produzione è un settore molto importante per l’economia svizzera, ma non solo. Attraverso gli alpeggi e i pascoli, gli allevatori contribuiscono a mantenere il nostro territorio come lo vediamo, nel pieno della sua bellezza e della sua prosperità. Tramite i nostri pascoli, valorizziamo le nostre montagne e quello che hanno da offrirci, creando, di seguito, del valore per tutti noi.

Purtroppo negli ultimi anni la popolazione svizzera beve meno latte e consuma meno derivati della dose giornaliera consigliata per una dieta sana: questo non solo a discapito della nostra salute, ma anche del lavoro dei nostri contadini, che fanno sempre più fatica a sostenerne la produzione. Una tendenza questa, che può essere contrastata anche grazie a iniziative come quella di oggi: una giornata nella quale tutti noi, ragazzi e adulti, possiamo riscoprire il piacere di un buon bicchiere di latte fresco.

Nella “giornata del latte” abbiamo quindi la possibilità di apprezzare ogni dettaglio che fa
parte del processo di produzione che ci porta al prodotto finale: dal benessere dell’animale all’attività del contadino, dalla mungitura fino alla distribuzione. Dall’erba dei pascoli al piatto in tavola. In quella che non è solo un’altra attività che fa parte della nostra economia, ma che è per certi versi una vera e propria arte, per la quale noi svizzeri siamo conosciuti e apprezzati in tutto il mondo.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Carceri sovraffollati: è necessario intervenire!

Carceri sovraffollati: è necessario intervenire!

Dal Mattino della Domenica | Presentato il bilancio di attività 2016 del Settore esecuzione pene e misure

“Se quel giorno avessimo dovuto incarcerare una persona in più, avremmo dovuto mettere un materasso per terra”. Un’affermazione di Stefano Laffranchini, Direttore delle strutture carcerarie, che ti mette davanti agli occhi, senza alcun filtro, la situazione che stanno vivendo i carceri ticinesi. Un’affermazione che deve aver reso bene l’idea, vedendo le facce sorprese dei giornalisti presenti alla conferenza stampa di lunedì, nella quale abbiamo presentato il bilancio 2016 del Settore esecuzione pene e misure, ovvero delle Strutture carcerarie cantonali (SCC) e dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa (UAR).

Stefano Laffranchini si riferiva al picco registrato il 14 marzo scorso, di 261 incarcerazioni, quindi a una situazione dell’anno corrente. Ma la media nel bilancio 2016 non si discosta di molto da questo dato. 240 detenuti in media, ovvero 80 in più al giorno rispetto al 2011: questo coincide a uno sforzo esponenzialmente superiore, con ad esempio 500 accessi in più al mese per le visite da gestire, o 240 pasti in più al giorno da preparare, con effettivo immutato.
Un aumento che mette sotto pressione le guardie carcerarie, ma anche i collaboratori dell’UAR, il quale compito principale è far sì che dopo la scarcerazione, non ci sia la recidiva. Ad aggiungersi, per questi ultimi, ci sono inoltre nuovi compiti, come la gestione del braccialetto elettronico (per il quale siamo da una quindicina d’anni un Cantone pilota, ma che sarà ufficialmente introdotto nel 2018), la gestione del lavoro di pubblica utilità e la presa a carico degli autori di casi di violenza domestica.

L’UAR nel 2016 si è occupato di 787 persone in stato di carcerazione (733 uomini e 54 donne), di 153 in stato di libertà e di 81 casi di violenza domestica. Un lavoro che è importante per interrompere la catena “reato – incarcerazione – scarcerazione – recidiva”. L’obiettivo dell’esecuzione della pena dev’essere infatti quello di “promuovere il comportamento sociale del detenuto, in particolare la sua capacità a vivere esente da pena”, come sancito dall’articolo 75 del Codice penale svizzero.

Un momento di particolare pressione quindi, che dobbiamo risolvere il più velocemente possibile. Questo a favore delle nostre guardie carcerarie, che devono poter lavorare in un ambiente che permetta loro di assolvere degnamente le mansioni delicate che caratterizzano la loro professione, ma anche a favore di tutti noi ticinesi, poiché una situazione del genere potrebbe tradursi in una problematica a livello di sicurezza.

Per questo motivo con i funzionari dirigenti del mio Dipartimento stiamo portando avanti due proposte di adeguamento. La prima di tipo logistico, ampliando la Stampa: ciò permetterà di adeguare la sua struttura alle necessità attuali e future, senza dover ricorrere alla costruzione di un nuovo stabile, che avrebbe portato a un maggior dispendio finanziario. Un secondo adeguamento che dovrà essere attuato è a livello di personale, aumentando gli effettivi e adeguandoli alla gestione del maggior numero di detenuti. Si tratterà di una decina di unità in più, ma ciò potrà portare un forte beneficio a tutti. Oltre che sulla quantità, da alcuni anni stiamo lavorando sulla qualità del lavoro delle guardie, cercando di rendere l’ambiente attuale più consono alle necessità dei professionisti del carcere. In quest’ottica colgo l’occasione per ringraziare chi sta lavorando duramente e sotto pressione a favore della sicurezza dei ticinesi.
È quindi importante agire, e farlo subito, per poter continuare a garantire un servizio importante in un settore delicato e sensibile come quello dei carceri e dell’assistenza riabilitativa. Per un Ticino sicuro!

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Gobbi: “Con l’estensione dell’apertura dei locali pubblici abbiamo voluto dare una risposta concreta alle richieste dei giovani”

Gobbi: “Con l’estensione dell’apertura dei locali pubblici abbiamo voluto dare una risposta concreta alle richieste dei giovani”

Da Mattinonline.ch |

Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle Istituzioni, soddisfatto per l’approvazione di “Ticino 2.0”?
Direi proprio di sì. La proposta del Consiglio di Stato è stata fatta per rispondere a una richiesta che non è arrivata da un solo partito, bensì da tutta la fascia giovanile della politica ticinese. Una richiesta che è stata in seguito ponderata, tenendo conto di tutti gli attori coinvolti, portando una soluzione mediata rispetto alla loro proposta (le 3 di notte), ossia prolungando di un’ora l’orario di chiusura di esercizi pubblici e notturni il venerdì, sabato e prefestivi. Proposta che alla fine è stata approvata dal Gran Consiglio.

Dalla consegna delle firme alla votazione in Gran Consiglio i tempi sono stati ristretti. Quanto è stato importante dare ascolto e una risposta rapida ai giovani di tutte le forze politiche?
Come già detto, il fatto che la richiesta non venisse da un unico partito era esemplare di quanto la tematica fosse sentita dai giovani attivi nella politica ticinese. Giovani che sono in contatto quotidianamente con i propri coetanei e che vivono la realtà del nostro Cantone, e che ne percepiscono le necessità. Inoltre, dobbiamo pensare a promuovere un Ticino più turistico e al passo coi tempi e le abitudini dei clienti di oggi.

La misura è stata un “escamotage” come sottolinea Franco Celio (Plr), relatore di minoranza?
Non si tratta di un escamotage ma, anzi, è la dimostrazione di come si possa giungere a una modifica di legge in tempi brevi. Il Governo non è rimasto con le mani in mano e proponendo il compromesso delle 2 ha voluto rispondere alla richiesta delle giovani generazioni.

Che impatto concreto può avere sul turismo e sugli esercenti?
Sicuramente è una ventata di aria fresca, che permetterà di adeguare l’apertura di bar, ristoranti e discoteche alle necessità e alle abitudini attuali. Non si tratta di un cambiamento drastico, ma probabilmente darà qualche stimolo in più a chi ha la volontà di animare le serate del nostro Cantone. Inoltre, la possibilità di rilasciare permessi speciali di una durata massima di tre mesi per attività di esercizio pubblico, tipo il Mojito sul lungolago di Lugano, è una risposta alle mutate esigenze di consumo e alla promozione del periodo turistico a sud delle Alpi. Tutto ciò, sempre tenendo conto del rispetto della quiete pubblica.

Un gruppo di esercenti si vuole opporre alla misura, come valuta la loro presa di posizione?
La decisione di prolungare di un’ora l’apertura mi sembra un buon compromesso, che offre una possibilità ma che non è un obbligo per tutti. Infatti, gli esercenti sanno meglio di altri quando è interessante tenere aperto fino a tardi oppure chiudere prima. In tal senso, abbiamo anche snellito la burocrazia per le chiusure anticipate rispetto agli orari abituali del singolo ristorante o bar. In questo modo abbiamo risposto alla necessità di essere flessibili e non burocratici, richieste provenienti proprio dagli esercenti.

MS

Auto La formula c’è, ora si cerca il consenso

Auto La formula c’è, ora si cerca il consenso

Dal Corriere del Ticino | Via libera del Governo all’indagine conoscitiva per rivedere il calcolo dell’imposta.

Massa a vuoto e CO2: sono questi gli ingredienti della nuova formula elaborata dal Gruppo di lavoro incaricato di rivedere il calcolo dell’imposta di circolazione. Il nuovo criterio (svelato dal Corriere del Ticino il 17 marzo) ora è oggetto di un’indagine conoscitiva che coinvolge tutte le associazioni attive nel settore e che si concluderà il 15 maggio prossimo. «Il nostro obiettivo è trovare una soluzione il più possibile condivisa», ha detto il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi , che ha inoltre aggiunto come l’intento è di coinvolgere più partiti e associazioni possibili, dal WWF al TCS. L’attuale sistema di calcolo dell’imposta di circolazione è stato al centro di aspre polemiche sia da parte di numerosi automobilisti, che nel 2017 si sono visti lievitare la fattura, sia da parte del mondo politico: basti pensare il recente lancio dell’iniziativa popolare del PPD «Per un’imposta di circolazione equa: gli automobilisti non sono bancomat».

Ma la decisione delle Istituzioni di rivedere il sistema risale alla scorsa primavera: «La neutralità finanziaria è sempre più difficile da mantenere. Inoltre si tratta di cambiare una formula di base che risale a quasi 40 anni fa e che è quindi obsoleta». Sono state poi considerate anche le difficoltà di comunicazione e amministrative legate al sistema degli ecoincentivi, «che nessuno ha mai veramente capito», ha spiegato Gobbi. La nuova formula scaturita dal Gruppo di lavoro promosso dalle Istituzioni e coordinato dal capo della Sezione della circolazione Cristiano Canova è stata approvata dal Governo e considera come criterio principale le emissioni di CO2, al quale verrà sommato quello della massa a vuoto, per dare vita alla formula (a x massa) + (b x emissioni). I coefficienti a e b potrebbero essere poi definiti dal Gran Consiglio, limitando il margine di manovra del Governo. «Il gruppo di lavoro ha deciso di considerare la massa a vuoto perché influenza l’usura della strada», ha spiegato Canova.

Confusione sulle cifre

Il grado di importanza di questi fattori sarà stabilito dopo l’indagine conoscitiva: «Può anche essere che la massa non venga più considerata, valuteremo più varianti» ha precisato Canova. Inoltre, la base di calcolo sarà unica per tutte le automobili e la modifica della formula non dovrà comportare un cambiamento del gettito a parità di parco veicoli, questo per rispettare il principio di neutralità. «A tale scopo è quindi necessario definire il temine di paragone e ciò che chiederemo nell’indagine conoscitiva è quale base di partenza adottare», ha detto Gobbi, che ha poi aggiunto: «Siccome di recente c’è stata un po’ di confusione sulle cifre, mi preme chiarire che il gettito totale dell’imposta di circolazione delle automobili è di 102 milioni di franchi. Se consideriamo che per la manutenzione delle strade si spendono ogni anno 90 milioni e che è esclusa l’attività di controllo della polizia, si può comprendere come il margine non sia ampio».