Polizia a regione… unica

Polizia a regione… unica

Da laRegione | Entro l’estate il Dipartimento delle istituzioni incontrerà gli attori in causa – Il tema della riunificazione ha tenuto banco durante l’assemblea dell’Associazione delle Polizie comunali ticinesi tenutasi al Cpi di Mendrisio

Stesso luogo – il Centro di pronto intervento di Mendrisio –, appuntamenti diversi (due giorni fa era la presentazione del rapporto d’attività della Polizia Regione II, ieri l’assemblea dell’Associazione delle Polizie comunali ticinesi presieduta da Dimitri Bossalini), stesso tema affrontato in entrata dei lavori: la polizia… riunita. Tiene banco, evidentemente, la questione di riunificare le regioni di polizia. Tiene banco, a maggior ragione, nel Mendrisiotto. I Comuni polo di Mendrisio e Chiasso non vedono la questione di buon occhio, il Dipartimento delle istituzioni ‘spinge’ affinché si faccia un passo avanti. E in tal senso entro l’estate, ci ha confermato il consigliere di Stato Norman Gobbi, avverrà una «consultazione formale», la quale sottoporrà agli attori in causa «la riunificazione delle regioni di Polizia comunale». Questo perché, a detta del ministro, «le zone urbane hanno bisogno di regioni uniche: all’interno di piccole realtà è molto più difficile e anche oneroso garantire la copertura (del servizio di polizia, ndr) 24 ore su 24 per tutto l’anno». Ma su questo argomento, non v’è l’unanimità. Lo stesso capodicastero Sicurezza pubblica di Mendrisio, Samuel Maffi (ieri presidente di sala), aveva ribadito due giorni or sono che con l’organizzazione in atto «siamo perfettamente in grado di coprire il servizio» (vedi ‘laRegione’ di ieri). Par di capire, dunque, che (almeno) nel Mendrisiotto si dovrà far breccia in altri campi. E in tal senso Norman Gobbi ha spiegato che la riunificazione prevista «non significa annullare i corpi». E sebbene «la rivalità tra Mendrisio e Chiasso l’abbiamo più o meno ‘messa via’ sul corpo pompieri (la creazione di un consorzio unico, ndr) adesso ne troveremo un’altra». Lo stesso consigliere di Stato, si legge tra le righe, è già pronto a più o meno accese discussioni: «Ma è inevitabile – ammette – che nel Mendrisiotto ci sarà una regione di polizia sola» e il Distretto «può affrontare questa sfida senza problemi». Pareri condivisi, per contro, su quanto fatto negli ultimi anni. Riorganizzazioni e implementazioni «hanno portato oggettivamente a un aumento chiaro e netto della sicurezza» ha evidenziato in entrata di assemblea Samuel Maffi. Questo grazie «a una marcata attività sul terreno di tutte le forze dell’ordine». Ma pure grazie «alla regionalizzazione delle Polizie comunali: una scelta vincente». Il Mendrisiotto, «quello che militarmente e tecnicamente era indifendibile, grazie alle collaborazioni oggi è più difeso e più sicuro» ha confermato Gobbi. I dati sono lì da vedere. Le regioni di polizia hanno dato i frutti auspicati. La polizia unica farà lo stesso? Il Dipartimento ‘spinge’, i Comuni polo temporeggiano.

(Articolo di Stefano Lippmann)

La sfida della Magistratura: conciliare qualità con rigore

La sfida della Magistratura: conciliare qualità con rigore

Dal Giornale del Popolo | Faccia a faccia ieri tra i vertici del DI e un pool di procuratori e giudici

Risparmi dovranno essere trovati anche nella Giustizia, ma non è detto che non ci siano nuovi spazi di manovra.

È una Magistratura che saluta con piacere il rinnovato dialogo con il suo referente istituzionale, quel Dipartimento delle Istituzioni, diretto da Norman Gobbi, che ieri ha organizzato il primo di una serie di incontri «regolari» con la Magistratura e i suoi rappresentanti (al faccia a faccia erano presenti, tra gli altri, il Procuratore generale John Noseda, il Presidente della Pretura Penale, Marco Kraushaar, il Magistrato dei minorenni, Reto Medici e tutti i Pretori delle Preture regionali), proprio per «condividere le necessità – ha riferito il consigliere di Stato – e guardare con una prospettiva di medio lungo termine alle esigenze future».

Dopo 7 anni dall’entrata in vigore dei nuovi Codici di procedura penale e civile, ha rilevato il ministro, «valeva insomma la pena fare una riflessione su quale evoluzione potrà avere la giustizia in rapporto alle risorse».

Già, perché i temi sul tavolo non sono pochi, a cominciare dalla richiesta di dotare la Procura di un Procuratore straordinario per liquidare le pendenze e dare una mano
al settore finanziario, «avvallata dal Consiglio della Magistratura», ha annotato il suo presidente Werner Walser, e di potenziare il Tribunale penale con 4 nuovi vice-cancellieri, proposta anch’essa ben vista dal Consiglio della Magistratura.

Non meno importante è anche l’idea, avanzata proprio ieri al Dipartimento dal pool di giudici e magistrati, di dare più poteri ai Segretari giudiziari, così da concedere loro il potere di istituire e decidere per il settore delle contravvenzioni. Per procedere in questo senso, è stato spiegato ieri ai giornalisti dal direttore del Dipartimento delle istituzioni, dal presidente Walser e da Matteo Cassina, presidente del Tribunale d’appello, occorrerà una modifica legislativa ad hoc.

Allo stesso modo interessante ieri è stata inoltre definita l’ipotesi lanciata settimana scorsa dal giudice Marco Villa, in modo un po’ provocatorio, di introdurre per gli avvocati della prima ora un tetto di spesa per certi reati, «così come avviene già in altri Cantoni», ha specificato il presidente del Consiglio della Magistratura.

Quel che è certo, ha riferito Gobbi, è che «andranno fissate alcune priorità di intervento», tra cui troverà sicuramente posto «il mantenimento del dialogo avviato oggi e la volontà di rispondere alle esigenze della giustizia». Giustizia che, da parte sua, ha sottolineato Walser, è chiamata «anche lei a fare i compiti», come nel caso della pianificazione delle risorse umane e dei limiti imposti a tutti i settori dello Stato dal Gran Consiglio con la manovra di rientro finanziario.

«È una grossa sfida, perché alla qualità non si può fare sconti – ha annotato Walser -, ma sul versante della riduzione di personale stiamo valutando dove e con quali misure organizzative si riesca a mantenere il livello di oggi con qualche persona in meno, soprattutto sul versante del personale amministrativo».

(Articolo di Andrea Bertagni)

Il futuro dell’esercito è oggi

Il futuro dell’esercito è oggi

Da laRegione |

Il mondo è cambiato, deve cambiare anche l’esercito. L’ha ricordato sabato scorso a Lugano, Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni, nel corso dell’assemblea della Società ticinese degli ufficiali (Stu) che per l’occasione aveva come ospite d’onore il nuovo capo dell’esercito Philippe Rebord. I cambiamenti, un verità, già ci sono e vanno nella direzione della flessibilità, ovvero garantire la sicurezza contro le nuove minacce. Del resto, ha aggiunto Gobbi, «le nuove reclute non sono quelle di trent’anni fa; entrano nell’esercito con nuove competenze e hanno una facilità nell’utilizzo delle tecnologie» circondate quotidianamente, come sono, dai molteplici dispositivi dell’era digitale. Giovani, dunque, «che si aspettano di trovare nell’ambiente grigioverde le stesse tecnologie che fanno parte del loro quotidiano, con le stesse funzionalità». Dunque non si può attendere oltre, anche l’esercito deve dotarsi di nuovi mezzi capaci di rispondere all’esigenze del futuro. Che è già presente. Un esempio? L’uso sempre più frequente – anche delle istituzioni – dei droni, e cioè dei velivoli multifunzionali. La Polizia cantonale, ha ricordato Gobbi, ne fa uso per riprese aeree degli incidenti. L’esercito li ha usati in Ticino la scorsa estate per controllare i flussi migratori; mezzi ormai vetusti che per fortuna verranno presto sostituiti. La necessità imperativa di condurre in porto il progetto USEs (Ulteriore sviluppo dell’esercito), i problemi legati agli effettivi e l’attenzione al potenziale femminile, l’esigenza di regolamentare in modo più restrittivo le possibilità di accesso al servizio civile, la reintroduzione del concetto di mobilitazione, le scadenze che incombono in tema di mezzi (aerei, ma anche veicoli, cannoni ecc.): questi i temi principali toccati invece dal nuovo capo dell’esercito, comandante di corpo Philippe Rebord. Che ha sottolineato: l’USEs costituisce il classico “compromesso svizzero” tra esigenze e possibilità, tra qualità e costi. Ma rappresenta oggi un passaggio obbligato, da implementare con convinzione, poiché senza di esso non solo l’esercito non potrebbe garantire il suo essenziale contributo alla sicurezza del Paese, ma non ci sarebbero nemmeno le premesse per affrontare con altre misure l’evoluzione futura della situazione. Tra le novità annunciate da Rebord, la reintroduzione del concetto di mobilitazione, con relative esercitazioni per tutti i battaglioni. Un segnale di ripensamento del quadro strategico e del possibile riemergere di minacce militari convenzionali. Questo significa che torneremo un giorno al “grande esercito di difesa”, come vorrebbe qualcuno? Rebord, pur rilevando che non sarà comunque per domani, ha lasciato l’interrogativo sostanzialmente aperto, alla luce anche di quanto sta avvenendo in altri Paesi d’Europa (ad esempio in Germania). Il presidente della Società svizzera degli ufficiali, col Smg Stephan Holenstein, gli ha garantito il sostegno dell’ufficialità, non senza precisare che sarà “costruttivo” ma anche “critico”. L’assemblea ha pure ascoltato un’ampia relazione del presidente Stu Col Marco Lucchini, che ha insistito in particolare sull’importanza di valorizzare la formazione militare anche per contrastare il disinteresse di studenti e datori di lavoro.

Flussi migratori: non stiamo con le mani in mano!

Dal Mattino della domenica | Il ministro della sicurezza Norman Gobbi analizza la situazione ticinese

La scorsa settimana si è aperta con il Gran Consiglio riunito in sessione plenaria a Bellinzona. Riflettori mediatici accesi sul cambio di presidenza. Tuttavia non è stato l’unico avvenimento degno di nota della giornata di lunedì. Infatti, anche se gli organi d’informazione non ne hanno dato grande risalto, il nostro Parlamento ha tra le varie trattande approvato il credito per il servizio di sicurezza nel centro unico temporaneo per migranti in procedura di riammissione semplificata di Rancate. Questo – lo ricordo – è il nome completo del luogo, dove i migranti che giunti ai nostri confini e non intendono richiedere asilo sul nostro territorio vengono alloggiati. Ciò permette loro di rifocillarsi, riposare e lavarsi, nel caso in cui le autorità italiane, con le quali, lasciatemelo dire, collaboriamo ottimamente, non abbiano la possibilità di riammetterli in Italia prima della chiusura notturna dei loro uffici.

Il centro di Rancate
Una struttura che il Cantone lo scorso anno, su impulso mio e del mio Dipartimento ha creato per gestire il grande numero di afflussi alla frontiera sud del nostro Paese. Anche il Gran Consiglio quindi, approvando la richiesta del Governo, ha riconosciuto l’importanza del centro. Perché è chiaro: la situazione sui confini ticinesi e la pressione da parte di migranti alla frontiera sud, indipendentemente dal fatto che vogliano chiedere asilo alla Svizzera o che il loro interesse per il nostro Paese sia confinato al transito verso altre nazioni del Nord Europa, non è per nulla paragonabile agli altri Cantoni svizzeri. Una decisione che premia gli sforzi del Consiglio di Stato e del mio Dipartimento in particolare.

La situazione attuale
Già, ma come è la situazione al momento attuale? Le cifre pubblicate dalle Guardie di confine confermano la tendenza già sottolineata anche dalla Segreteria di stato della migrazione: al confine sud le richieste d’asilo sono diminuite, mentre a livello nazionale si registra il numero più basso di richieste dal febbraio 2011. Contemporaneamente aumentano rispetto allo stesso periodo dello scorso anno le entrate illegali registrate nel nostro Paese alla frontiera ticinese con un incremento netto di oltre 300 arrivi illegali. Un dato significativo, che non può che farci mantenere alta la guardia perché l’estate in arrivo si preannuncia ancora una volta calda alle nostre latitudini.

Possibili evoluzioni
Non nascondo che personalmente ritengo importante capire cosa succederà nella vicina Francia nelle prossime settimane. Non bisogna escludere che dopo le elezioni presidenziali qualcosa potrebbe cambiare: vale la pena mantenere un occhio vigile sulla situazione francese. Dopo la sconfitta del Fronte Nazionale di Marine Le Pen alle urne non si può scartare l’ipotesi che la Francia si prepari ad attuare una strategia migratoria in linea con la politica “spalancatrice delle frontiere” attuata dalla Germania e fortemente voluta dall’Unione europea, di cui Macron è un fervente sostenitore. Potrebbero decidere di abbassare il blocco a Ventimiglia e, di conseguenza, incoraggiare la rotta italo-francese. Si tratta di una via facile da intraprendere e potrebbe divenire quella prediletta, dopo che da qualche anno è stata chiusa bloccando l’accesso a nord dei migranti in arrivo sul nostro continente. Uno scenario che potrebbe influenzare anche la pressione al confine ticinese. Questo potrebbe spiegare perché nonostante gli sbarchi sul Mediterraneo continuino, secondo fonti italiane, con numeri molto più alti rispetto agli stessi mesi del 2016, non si riscontra la medesima proporzionalità a Chiasso. Dove finiscono queste persone? Forse sono in attesa di capire cosa decideranno le Autorità francesi prima di intraprendere il viaggio verso il Nord Europa.

Ma noi, sempre e comunque, stiamo facendo i passi necessari per affrontare la situazione. E non a parole, ma con fatti, analisi, sforzi coordinati e la determinazione di tutti gli attori in gioco (che non smetterò mai di ringraziare). A livello cantonale, continuiamo a valutare e ad attuare tutte le misure necessarie. Mercoledì scorso si è tenuto un seminario al Centro di istruzione della Protezione civile di Rivera al quale hanno partecipato tutti i partner dello Stato Maggiore Cantonale di Condotta. Quest’ultimo, in una costellazione ad hoc, ha gestito i flussi dello scorso anno e si sta preparando a far fronte ai differenti scenari ai quali potremmo essere chiamati a rispondere fra un paio di mesi. E chiaramente non smetterò di concentrare i miei sforzi anche sul piano federale, poiché la Confederazione non deve sottovalutare alcun aspetto: perché ne va della sicurezza del Ticino e di riflesso di tutta la Svizzera!

Norman Gobbi, Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Bello Figo. Gobbi: “Sbagliato annullare il concerto”.

Bello Figo. Gobbi: “Sbagliato annullare il concerto”.

Da LiberaTV |

LUGANO – L’annullamento del concerto di Bello Figo al Club WKND di Lugano, a seguito delle minacce contenute in un volantino intimidatorio di estrema destra, diventa un caso di politico. Ci sono domande per il Consiglio di Stato e per il Municipio. E ci sono le prime prese di posizione da parte dei due responsabili politici della sicurezza interessati: Norman Gobbi e Michele Bertini.

Posizioni opposte. Netta e concisa quella del Consigliere di Stato leghista, che si è espresso ai microfoni della RSI: “È stato un errore rinunciare al concerto perché si dà forza a dei gruppi che nell’anonimato espongono idee estremiste. Idee che, siano di destra o di sinistra, vanno condannate”. Insomma, secondo Gobbi la decisione della discoteca, presa di concerto con la polizia di Lugano, è sbagliata. Dal canto suo, Michele Bertini, vicesindaco di Lugano e responsabile della Polcomunale, spiega così alla Regione i motivi che hanno prodotta la scelta: “Non fosse stata una proposta controversa, mi sarei fatto in quattro per garantire la sicurezza in nome della democrazia. Ma in questo caso il personaggio è discusso e in base alle analisi di organizzatori e polizia si è optato per la strada della prudenza”. Bertini, che comunque non è stato l’autore della decisione, si dice comunque “rattristato dal fatto che chi si nasconde dietro l’anonimato e l’estremismo sia riuscito a raggiungere il proprio intento”.

Già ma chi si nasconde dietro le minacce al rapper? Il volantino è stato rivendicato dall’Associazione Nuova Destra. Una sigla che, evidentemente, non chiarisce i nomi degli autori, ma che con queste parole si esprime: “Ci presentiamo, siamo una nuova Associazione di Destra da poco nata nel nostro cantone, autonoma e indipendente da qualsiasi altra realtà conosciute sul territorio Svizzero. Lo scopo della nostra Associazione è quello di difendere la nostra cultura, i nostri principi e i nostri ideali. Per noi non era tollerabile far esibire un personaggio che diffonde messaggi considerati, da molte persone, spazzatura. Come Associazione vogliamo far passare il messaggio che ogni persona è libera, fino a quando viene rispettata l’altrui sfera. In questa società di oggi, dove la propria cultura viene venduta a qualsiasi arrogante che non ha niente da perdere, noi non ci stiamo. Chi viene a casa nostra deve stare alle nostre regole e ringraziare del favore che gli facciamo ospitandoli. Tutto questo buonismo e perbenismo è un cancro per la nostra società, questa maschera si è vista levare oggi con tutti i commenti pro l’annullamento della serata… tanti lo pensano e nessuno lo dice, siamo la voce del popolo che ha paura di uno stato che ragiona solo a livello monetario e poliziesco”.

Intanto, come detto, ci sono le domande al Governo e la Municipio di Lugano. A chiedere spiegazioni al Consiglio di Stato, il deputato del partito comunista Massimiliano Ay: “Non si ritiene che, assecondando le rivendicazioni tese all’annullamento dell’evento, si vada a legittimare e rinforzare la pretesa del presunto gruppo neo-nazista che ha diffuso il volantino di poter influenzare il corretto svolgersi di un evento ricreativo (e la scelta artistica del locale) in base a minacce derivanti da odio razziale? Non si ritiene insomma che quanto accaduto possa rappresentare un “precedente” che potrà minare la libertà di riunione dei cittadini? Si ritiene vi sia effettivamente un incremento di tali realtà violente di matrice neo-nazista sul territorio cantonale? Come si intende agire per arginare la problematica?”.

A Lugano invece sono i Consiglieri Comunali socialisti Raoul Ghisletta, Nina Pusterla, Simona Buri e Carlo Zoppi a chiedere lumi: “Quali sono i rischi legati ad attentati e atti di violenza da parte di gruppi naziskin a Lugano? Come intende procedere il Municipio per prevenire e combattere il fenomeno, per mantenere sicura la Città e per consentire lo svolgimento di eventi normalissimi?”

L’Articolo su LiberaTV: http://www.liberatv.ch/it/article/34936/bello-figo-gobbi-sbagliato-annullare-il-concerto-bertini-ecco-perch-lo-abbiamo-fatto-e-intanto-l-associazione-nuova-destra-rivendica-il-volantino-minatorio-contro-il-rapper

Assemblea annuale della Società Ticinese degli Ufficiali

Assemblea annuale della Società Ticinese degli Ufficiali

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione dell’Assemblea annuale della Società Ticinese degli Ufficiali |

Presidente Colonnello Marco Lucchini,
Egregi signori,
Gentili signore,
vi saluto a nome del Consiglio di Stato e vi ringrazio per avermi invitato a partecipare ai vostri lavori assembleari.

L’esercito sta vivendo in questi anni diversi cambiamenti, che lo vedranno in poco tempo diventare più moderno e flessibile. Stiamo chiaramente parlando dell’Ulteriore sviluppo dell’esercito, che entrerà nel vivo il prossimo anno.

Ma cosa significa più moderno e più flessibile? Significa essere pronti a far fronte a nuove minacce in maniera efficace, con un’organizzazione che si adatta più rapidamente a nuove situazioni per le quali dobbiamo essere pronti ad agire. In occasione dell’approvazione delle basi legali dell’Ulteriore sviluppo dell’esercito, le Camere federali hanno autorizzato un limite di spesa di 20 miliardi per il periodo 2017-2020. Ma proprio perché l’esercito dev’essere aggiornato sono necessarie nuove risorse, e sarà anche compito del nuovo capo dell’esercito, Philippe Rebord, riuscire a ottimizzare quanto a disposizione per assicurare la difesa del nostro Paese.

L’esercito di oggi non può essere quello di trent’anni fa. Le nuove reclute non sono quelle di trent’anni fa: entrano nell’esercito con nuove competenze che si potrebbero definire quasi innate. Sono i Millenials: hanno una facilità nell’utilizzo e nella gestione delle tecnologie che è dettata dal fatto che nella loro vita sono sempre stati circondati da dispositivi dell’era digitale. Non hanno dovuto apprendere come si utilizzava un computer o un qualsiasi altro dispositivo mobile: ci sono nati. Io stesso mi accorgo come l’approccio dei miei figli di 6 e 5 anni agli smartphone, ad esempio, sia totalmente differente dal mio, se penso a quando per la prima volta ho avuto a che fare con App e schermi touch.

Queste sono le nuove reclute dell’esercito svizzero, che ormai non appartengono più a un futuro distante ma che sono già il nostro presente. Che si aspettano di trovare nell’ambiente grigioverde le stesse tecnologie che fanno parte del loro quotidiano, con le stesse funzionalità e la stessa immediatezza di ciò che hanno tra le mani tutti i giorni. Un’attesa che non possiamo disattendere, anche perché questi nuovi mezzi informatici sono ormai essenziali nella difesa contro minacce attuali, come ad esempio i cyberattacchi, e per garantire quindi una protezione totale della nostra nazione e della sua popolazione.

Siamo quindi già nel futuro. Proprio lo scorso mese l’Ente Ospedaliero Cantonale e La
Posta hanno presentato un sistema di trasporto per il sangue tramite droni. Una pratica
che qualche anno fa poteva sembrare futuristica, dal 2018 potrebbe diventare realtà. I
droni sono ormai utilizzati in diversi ambiti a livello di sicurezza: la nostra Polizia cantonale si è dotata di due mezzi per le riprese dall’alto di scene d’incidenti, d’incendi o di altri eventi, mentre l’esercito ha adoperato i propri droni per la ricognizione del territorio nell’ambito dei flussi migratori, la scorsa estate. Un sistema d’arma oramai vetusto e che crea qualche disagio alla popolazione del Mendrisiotto, ma che con la prossima sostituzione permetterà un supporto alle autorità civili ancora più performante. Il DDPS, come pubblicato nel recente rapporto sui suoi progetti, prevede di investire nei prossimi anni in mini droni da ricognizione aerea a supporto delle truppe di fanteria. Un sistema questo che presuppone un’ottima lungimiranza e prova quanto espresso in precedenza. Questi sono esempi di come le nuove tecnologie possano essere di supporto e rendere ancora più efficiente ed efficace l’operato delle nostre forze dell’ordine.

Il nostro deve essere quindi un esercito al passo con i tempi e attraente per i giovani che si apprestano ad affrontare la scuola reclute. L’esercito come ben sappiamo non è però solo rivolto agli uomini, ma può attirare anche l’attenzione delle giovani svizzere. Per questo motivo a fine maggio discuteremo la tematica durante la Conferenza governativa per gli affari militari, la protezione civile e i pompieri in modo da garantire in necessario sostegno politico, al fine di collaborare attivamente allo studio sul miglioramento del sistema dell’obbligo di servizio. Questo nell’ottica di una migliore informazione a tutte le cittadine e a tutti i cittadini che si apprestano ad affrontare la loro esperienza in ambito militare. La volontà è infatti quella di introdurre a partire dal 2020 una giornata informativa obbligatoria per tutte le giovani svizzere, con l’obiettivo di cogliere e di valorizzare il potenziale che anche le cittadine possono offrire a favore della sicurezza nazionale. Ma non si tratta solo di questo: le giornate informative potranno avere infatti un approccio differente, mirato a far conoscere alle ragazze e ai ragazzi la realtà grigioverde e la possibilità di fare carriera al suo interno. Si colmeranno così alcune lacune informative che non permettono da una parte all’esercito di approfittare a pieno delle risorse umane che potenzialmente ha a disposizione, e dall’altra alle giovani e ai giovani svizzeri di conoscere, interessarsi e appassionarsi a tutto ciò che fa parte della realtà legata alla sicurezza nazionale.

Contiamo quindi sulle nuove reclute, cittadine e cittadini svizzeri, e sulle loro spiccate conoscenze in ambito di nuove tecnologie, ma anche su un’organizzazione adeguata dell’esercito che ne permetta l’impiego: questa è una grande sfida che dovremo affrontare nei prossimi anni.

Vi ringrazio.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Prevenzione Anche nei laghi basta un attimo

Prevenzione Anche nei laghi basta un attimo

Dal Corriere del Ticino | È partita la nuova campagna «Acque sicure» – Marcel Luraschi: «Le difficili immersioni di ricerca»

«Basta un attimo. La sicurezza in acqua dipende da te» è la nuova campagna di Acque sicure volta a sensibilizzare chi si reca al lago o al fiume per divertimento. «I nostri corsi e specchi d’acqua sono vettori turistici importanti, ma spesso non se ne conoscono i pericoli», ha detto il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi illustrando, ieri a bordo di un battello a Locarno, la rinnovata campagna promossa dal Dipartimento. La comunicazione da quest’anno non riguarderà solo i fiumi ticinesi, ma anche i laghi vista la crescita di incidenti. In particolare nel 2015 vi sono stati 5 morti per annegamento di cui 4 nei laghi, mentre nel 2016 il bilancio è salito a 7: quattro i decessi nei laghi, uno in piscina e 2 nei fiumi. Per cercare di prevenire gli incidenti evitabili, ossia dovuti a un comportamento scorretto da parte dei bagnanti, il Consiglio di Stato ha creato nel 2016 una Commissione consultiva, di cui fanno parte numerosi attori del territorio. Il presidente della Commissione nonché della Società svizzera di salvataggio Boris Donda ha posto l’accento su nuovi fenomeni in voga tra i giovani sui social, che Acque sicure cerca di prevenire: «Ci sono giovani che si filmano al fiume mentre si tuffano da trapezi fissati ai ponti oppure mentre fanno equilibrismo su fettucce fissate tra i massi». Per verificare la percezione di pericolo da parte dei bagnanti sono stati condotti nel 2016 due sondaggi, uno per i fiumi e uno per i laghi. A preoccupare Donda è in particolare la scarsa conoscenza dei rischi relativi ai laghi: solo la metà ne è consapevole, mentre il 40% ritiene di conoscerli, spesso ritenendo vere alcune false credenze. Per ciò che concerne i fiumi, il 60% degli intervistati ammette di non aver letto e compreso la segnaletica preventiva. La capo progetto Fabienne Bonzanigo ha sottolineato che «alcune semplici regole che si applicavano in passato sembrano ormai dimenticate: ad esempio non tuffarsi dove non c’è visibilità, o aspettare 2 o 3 ore dopo il pasto prima di entrare in acqua». Acque sicure ha riattivato il servizio di pattugliamento giornaliero lungo i fiumi Maggia e Verzasca durante i mesi di luglio e agosto e le infoline per gli amanti del canyoning (www.ti.ch/acque-sicure). Il sindaco di Locarno Alain Scherrer ha ricordato le attività di prevenzione svolte dalla città e ha sottolineato come «la nuova campagna intende porre l’accento sul buon senso e la responsabilità di ciascuno per evitare le situazioni di pericolo».

Presente alla conferenza stampa, il responsabile del Servizio lacuale della Polizia cantonale Marcel Luraschi ci ha spiegato il lavoro degli agenti: «Durante i mesi estivi siamo in otto e ci dividiamo tra il Ceresio e il Verbano». Le zone di intervento sono molto particolari e variano dal lago, ai fiumi, fino alle grotte: «Oltre ad essere tutti subacquei, ognuno dei nostri agenti ha una specializzazione, tra chi è bravo a scendere in profondità, a chi conosce bene la Verzasca, a chi è specializzato nelle difficili immersioni di ricerca».

Al via la nuova campagna di prevenzione “Acque sicure”

Al via la nuova campagna di prevenzione “Acque sicure”

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | È stata presentata questa mattina l’edizione 2017 del programma di prevenzione «Acque sicure», promosso dal Dipartimento delle istituzioni in collaborazione con la Commissione cantonale. La campagna di sensibilizzazione dei frequentatori di fiumi e laghi in vista della prossima estate è iniziata già da qualche giorno, sul territorio della Città di Locarno, con la comparsa di enigmatici cartelloni che raffigurano alcuni bagnanti immersi in una pozza d’acqua e persone intente a praticare sport acquatici.

Con l’inizio della bella stagione, le rive di fiumi e laghi ticinesi diventano meta prediletta di residenti e turisti. Affinché sia possibile godere in piena sicurezza di questi affascinanti doni del nostro territorio, il Cantone attirerà durante tutta la stagione estiva l’attenzione sulle regole che permettono di evitare comportamenti a rischio e incidenti.

La presentazione odierna – con la partecipazione del Consigliere di Stato Norman Gobbi, del sindaco di Locarno Alain Scherrer, del Presidente della Commissione Boris Donda e della responsabile del progetto «Acque sicure» Fabienne Bonzanigo – ha anzitutto permesso di svelare il significato della campagna di affissione avviata negli scorsi giorni. Con lo slogan “Basta un attimo. La sicurezza in acqua dipende da te” l’azione pone l’accento su attenzione e vigilanza che bisogna avere costantemente nei contesti acquatici. Infatti, i rischi in acqua sono alti e sempre dietro l’angolo, ma soprattutto dipendono fortemente dal proprio senso di responsabilità.

Per la tradizionale campagna di prevenzione si è trattato di un cambiamento di stile rispetto al passato, in linea con il nuovo orientamento introdotto nel 2016 dal Dipartimento delle istituzioni. Come noto, il nome della Commissione consultiva è stato modificato in «Acque sicure», per mettere in evidenza che la prevenzione riguarda non solo i corsi d’acqua, ma anche i laghi. Le statistiche mostrato infatti che anche tutti gli specchi d’acqua maggiori nascondono insidie, alle quali bagnanti e amanti dello sport devono prestare attenzione.

Oltre ai cartelloni pubblicitari che compariranno su tutto il territorio ticinese e sulle principali linee del trasporto pubblico su gomma, la campagna 2017 – nella rinnovata veste grafica, che caratterizza anche il sito internet http://www.ti.ch/acque-sicure– proporrà durante tutta l’estate eventi speciali e azioni di sensibilizzazione che coinvolgeranno anche bambini e società sportive di oltre Gottardo. Saranno poi distribuiti a tutti gli attori turistici interessati i rinnovati opuscoli informativi sui rischi nei fiumi e sulle regole di convivenza nei laghi e promossa un’informazione nei lidi, ristoranti nei grotti in altri esercizi pubblici del Cantone. Saranno infine riproposti il servizio di pattugliamento giornaliero lungo i fiumi Maggia e Verzasca durante i mesi di luglio e agosto e le infolines per gli amanti del canyoning.

Cartella stampa: http://www4.ti.ch/sala-stampa/comunicati-stampa/cartella-stampa/?idCartella=155170

Modem (RSI Rete Uno) – Magistratura quo vadis?

Modem (RSI Rete Uno) – Magistratura quo vadis?

Da RSI.ch | Collegamento all’audio della puntata: http://www.rsi.ch/rete-uno/programmi/informazione/modem/Magistratura-quo-vadis-9016879.html

È uno dei punti sensibili che tocca direttamente il potere giudiziario e che con una certa regolarità si ritrova sotto i riflettori della cronaca:

quest’anno si sono registrate le dimissioni dei procuratori pubblici Nicola Corti (con una polemica lettera aperta pubblicata a gennaio), Roberta Arnold (per sovraccarico di lavoro) e la sostituzione di Francesca Lanza per motivi personali. Defezioni che, di fatto, mettono in crisi una struttura che fra un anno vedrà la partenza, per raggiunti limiti di età, del Procuratore generale John Noseda.

Per cercare di ovviare al sovraccarico di lavoro il Dipartimento ticinese delle Istituzioni sta pensando di operare temporaneamente (un anno o due) con 20/21 procuratori per sostenere, in particolare, la sezione Reati finanziari.

Se il Gran Consiglio l’accetterà, la misura basterà a ridare serenità ed efficienza ad un settore fondamentale come quello della giustizia?

Modem ne dibatte con:

Renato Cabrini, Presidente dell’Ordine degli avvocati TI; Normann Gobbi, Capo Dipartimento Istituzioni TI; Francesco Lepori, Cronaca giudiziaria RSI; John Noseda, Procuratore generale TI.

GastroTicino I negozi vivono anche di turismo

GastroTicino I negozi vivono anche di turismo

Dal Corriere del Ticino | Per Massimo Suter è tempo che i commercianti mettano mano al borsellino per finanziare TicinoTicket Norman Gobbi: «Da metà giugno bar e ristoranti aperti fino alle 2, nessun ricorso contro la nuova legge»

«Sono anni che il commercio vive anche sulle spalle del turismo. Alla soglia del 2018 è quindi tempo che il settore si responsabilizzi. Perché fino ad oggi, il turismo in Ticino è stato promosso, invogliato e soprattutto finanziato da tutt’altre categorie». È schietto e diretto il presidente di GastroTicino Massimo Suter che, in occasione dell’assemblea cantonale tenutasi al LAC, non ha mancato di scoccare qualche frecciata. In primis, appunto, nei confronti dei commercianti. «A partire dall’anno prossimo il contributo delle FFS e del Cantone al progetto TicinoTicket sarà inferiore – afferma Suter – si dovranno quindi trovare nuove entrate ed è ora che i commercianti facciano la loro parte dal momento che beneficiano in modo importante delle ricadute economiche del turismo». Per il presidente di GastroTicino, una possibile soluzione in tal senso arriverebbe dai Grigioni dove, per ogni metro quadrato di superficie adibita al commercio, viene prelevato un franco quale tassa a favore del turismo. «Basta fare due calcoli per capire quanto si potrebbe ricavare – continua – invece, l’impressione è che si voglia sempre mungere la mucca sbagliata, proponendo ad esempio di far pagare la vignetta autostradale 80 franchi agli stranieri» (ndr. la proposta è stata avanzata negli scorsi giorni dal consigliere nazionale PLR Thierry Burkart).

Basta parlare di pernottamenti

Detto dei commercianti, Suter ha poi tirato una stoccata agli albergatori e a TicinoTurismo. I primi sono stati invitati «ad una riflessione, perché se è vero che da Berna arrivano segnali incoraggianti sulla proroga dell’IVA preferenziale di cui beneficia il settore, allo stesso tempo è un discorso che dura da vent’anni. Se dal 1996 non abbiamo ancora risolto il problema, forse è giunto il momento di farsi qualche domanda». Stesso invito per l’organizzazione guidata da Elia Frapolli che «dovrebbe rivedere la propria strategia marketing, perché continuare a misurare il turismo tramite i pernottamenti è sbagliato. Basta pensare che il 75% dei viaggiatori che arrivano con AlpTransit sono turisti di giornata che quindi sfuggono alle statistiche». Statistiche che, se per il mese di marzo evidenziano una flessione del 7,4% dei pernottamenti (vedi pagina 6), con il boom di arrivi a Pasqua dovrebbero dipingere un quadro più positivo ad aprile. O no? «Evitiamo facili entusiasmi – ribatte Suter – quest’anno il lungo weekend festivo è stato favoloso per quanto concerne il meteo, ma per parlare di risorta del settore è presto. Tempo infatti una settimana, con l’arrivo della pioggia e della neve sulle cime delle nostre montagne, ed ecco che il Ticino era di nuovo desertico».

Tornare «al pane e al vino»

Per cercare di dare nuovo slancio al settore, un mese fa il Gran Consiglio ha approvato la revisione della Legge sugli esercizi alberghieri e sulla ristorazione (LEAR) che, in sintesi, prevede la possibilità per bar e ristoranti di tenere aperto fino alle 2 il venerdì, il sabato e i prefestivi. «È stata un’operazione vincente – precisa il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, ospite dell’assemblea – ma c’è di più: ad oggi non è arrivato nessun ricorso e, di conseguenza, la revisione della legge entrerà in vigore il 15 giugno». Lanciando uno sguardo alle difficoltà che attanagliano il settore, Gobbi ha invitato i membri di GastroTicino a «rimanere autentici. Tornare, per così dire, al pane e al vino. Non solo perché senza questi non si vive, ma anche perché qualcuno, già duemila anni fa, ne fece il simbolo dell’unione. Per attirare il turista occorre puntare sull’autenticità sia dei prodotti locali, sia dell’accoglienza degli esercenti». E sulla qualità dell’accoglienza si è soffermato anche il direttore dell’associazione mantello Gabriele Beltrami che ha però voluto lanciare un segnale alla politica: «Se la famosa clausola del bisogno non si può più applicare in considerazione delle leggi che regolano il libero mercato, resta indispensabile fissare delle regole quadro chiare e uguali per tutti, anche per take-away e food truck». Altrimenti, il rischio è quello di ritrovarsi «con aperture selvagge che trasformerebbero la ristorazione in un Far West».

(Articolo di Viola Martinelli)