La Polizia cantonale in un tweet

La Polizia cantonale in un tweet

Comunicato stampa della Polizia cantonale | Da oggi la Polizia cantonale sarà presente anche su Twitter per migliorare ulteriormente la sua comunicazione pubblica con la popolazione e con i media. Attività in continua evoluzione e che deve essere costantemente adattata. Twitter ha raggiunto un’importanza fondamentale per gli avvenimenti in tempo reale e per l’influenza che i suoi utenti esercitano nel web. Per questo motivo è stato ritenuto di primaria importanza, come richiesto dal Direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi e dal Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi, la presenza del Corpo su questo social media. Si tratta di un nuovo tassello social che si aggiunge all’ormai consolidata presenza della Polizia cantonale in Facebook, che ha permesso al Corpo di superare gli oltre 13’000 follower.

I recenti tragici fatti a livello europeo, quali calamità naturali e attentati terroristici, hanno dimostrato l’assoluta importanza della “comunicazione di emergenza” ed in questo contesto i social sono un ormai fondamentale veicolo di raccolta e diffusione di informazioni in caso di emergenze. Il loro uso va ad integrare la comunicazione e l’informazione tradizionale dei canali istituzionali semplificando il flusso di informazioni e riuscendo a raggiungere in tempi brevi un pubblico molto ampio. Grazie alle loro caratteristiche permettono anche di ottenere una comunicazione molto mirata, ad esempio grazie all’uso degli hashtag è possibile accedere in modo rapido a determinati post seguendo lo sviluppo e gli aggiornamenti di una situazione. In particolare Twitter grazie alla sua caratteristica di post real time (live twitting), alla messaggistica pubblica riesce a divenire un ottimo canale di comunicazione e informazione continua. Inoltre, permette di categorizzare i tweet, in altre parole i messaggi pubblicati, con gli hashtag rendendo possibile il canalizzare tutte le conversazioni relative ad un evento come una situazione di pericolo imminente.

Il profilo https://twitter.com/PoliziaTI consentirà agli utenti di seguire l’evolversi di un evento di emergenza, ottenere utili informazioni relative alla circolazione stradale nonché accedere ai temi d’attualità grazie ai comunicati stampa e ai testi di prevenzione pubblicati dal Corpo. Attraverso Twitter, utilizzato da numerosi media svizzeri ed esteri, gli interessati potranno consultare direttamente le informazioni a partire dal proprio computer o dal proprio cellulare. L’offerta globale delle informazioni divulgate dalla Polizia cantonale rimarrà comunque accessibile sul sito internet www.polca.ti.ch. Le risorse impiegate nella gestione del nuovo profilo Twitter della Polizia cantonale saranno quelle già attualmente presenti in seno al Servizio Comunicazione e Media del Corpo.

Ogni vittima è sempre una di troppo!

Ogni vittima è sempre una di troppo!

Dal Mattino della domenica | Dall’asta targhe alla prevenzione in acqua e sulle strade

L’asta targhe di questa settimana ha avuto un grande successo. In molti si sono presentati all’ultimo appuntamento “offline”, nel quale i venti numeri di targa per automobili e gli otto per motoveicoli hanno portato a un incasso complessivo di 313’900 franchi. Da sola la TI 9 è stata venduta per 80’000 franchi, una cifra che non è passata inosservata sui media e sui social. Come succede in questi casi, ognuno ha voluto dire la sua riguardo all’importo: chi avrebbe voluto essere al posto dell’acquirente, chi non avrebbe mai speso quella cifra per una targa e chi si è sentito offeso, perché ritiene che l’asta possa essere un insulto ai poveri. Quello che in molti hanno giustamente fatto presente è però che questo evento ha raccolto dei fondi a favore della prevenzione con le campagne “Acque sicure” e “Strade sicure”.

Purtroppo i fatti di cronaca della scorsa settimana ce lo hanno ricordato: i nostri fiumi possono diventare molto pericolosi, tanto da diventare in alcuni casi un pericolo mortale. Anche i nostri laghi non sono da meno, e nascondono insidie dove nemmeno ce lo immaginiamo. Quello che vediamo è un meraviglioso paesaggio che attrae non solo i ticinesi ma anche i turisti da tutto il mondo. Proprio perché il nostro territorio è sempre più conosciuto e riconosciuto per le sue bellezze naturali, soprattutto tra gli appassionati di sport come il canyoning, è importante ricordare i rischi nei quali si può incorrere quando si frequentano i corsi d’acqua e i laghi. La prevenzione è essenziale, poiché può salvare vite, poiché non solo informa chi ancora non conosce certe peculiarità del nostro territorio, ma funge da “memo”, rende attento anche chi conosce bene la zona.

Altro tema che è purtroppo sempre di attualità sono gli incidenti stradali. Anche su questo la responsabile delle due campagne, Fabienne Bonzanigo e il pilota ticinese Joel Camathias hanno reso attenti durante l’evento. Proprio le auto e le moto, per le quali i presenti stavano cercando la “targa perfetta”, possono diventare un pericolo sulle strade. E anche in questo caso sono convinto che la prevenzione possa fare molto, fino ad arrivare a salvare delle vite.

Io sono per la sicurezza dei ticinesi, e la sicurezza dei ticinesi passa anche dalla prevenzione. Non ho dubbi quindi che le due campagne di prevenzione coordinate dal mio Dipartimento siano una parte essenziale di ciò che facciamo per il bene di tutti i ticinesi e non solo, e che per questo motivo vadano sostenute. L’asta di questa settimana è stato un successo, perché ha permesso di raccogliere dei fondi a sostegno di uno scopo legittimo. Anche l’asta online servirà a questo intento, e sono felice che già negli scorsi giorni su www.ti.ch/asta-targhe siano stati in molti a partecipare.

La prossima settimana lanceremo la campagna di prevenzione per l’estate 2017, proprio perché in questo periodo, complice il bel tempo – che speriamo si palesi nelle prossime settimane -, i ticinesi iniziano a frequentare laghi e fiumi, e molti più turisti raggiungono il nostro Cantone e frequentano le nostre strade. È il momento per informare e ricordare che la sicurezza, anche quella sulle strade e nelle nostre acque, è un bene prezioso e fondamentale al quale non possiamo rinunciare. Ma per goderci le bellezze del nostro territorio e girare tranquilli sulle strade serve soprattutto responsabilità, serve che tutti i cittadini prestino attenzione e rispettino le regole: quelle comportamentali, e quelle stradali. Per il bene di tutti, e anche in questo caso per il bene di tutto il nostro Cantone.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Frontalieri: un inizio 2017 da record… negativo

Frontalieri: un inizio 2017 da record… negativo

Dal Mattino della domenica | Torna a crescere il numero di lavoratori da oltre confine in Ticino

Notizia di qualche giorno fa, il numero di lavoratori frontalieri in Ticino è tornato di nuovo a crescere. 64’670 residenti in Italia lavorano nel nostro Cantone, 2’260 unità in più rispetto allo scorso anno. Il dato più preoccupante, a mio avviso, è che quasi la totalità di questi nuovi lavoratori è attivo nel terziario con professioni specializzate, scientifiche e tecniche, come l’architettura e l’ingegneria, l’informatica o la comunicazione! Sono ambiti in cui la formazione ticinese e svizzera è ottima e nei quali i residenti del nostro Cantone hanno sempre eccelso. Settori in cui la manodopera locale c’è. Dove è finita la coscienza dei datori di lavoro a favore dei nostri giovani e dei nostri lavoratori in generale che, oltre a contribuire all’economia del nostro Cantone, garantiscono una determinata qualità nel servizio che offrono? Giovani che hanno studiato in un contesto elvetico e che condividono la mentalità, gli standard di qualità e la professionalità che fanno parte del “Made in CH”.

Ritengo che il mondo imprenditoriale debba contribuire allo sviluppo del Cantone dando lavoro ai residenti. È una forma di responsabilità che i datori di lavoro devono assumersi, fa parte di quello che considero un dovere verso le cittadine e i cittadini che pagano le tasse. Tasse che vengono, tra le altre cose, utilizzate dallo Stato anche per la promozione dell’economia e per l’elargizione di sussidi. Nella visione di un’economia responsabile deve esserci l’attenzione al territorio e deve esserci la responsabilità di restituire alla popolazione l’investimento sostenuto da un giovane che si è formato per il mondo professionale (e questo indipendentemente da quale strada abbia percorso). Impiegarli vuol dire restituire al Cantone l’investimento fatto nella formazione, sia attraverso le scuole cantonali, sia attraverso i contributi dati agli atenei di oltre Gottardo.

Siamo di fronte a un impoverimento di determinati settori, che sono meno tutelati dalla legge e che subiscono le conseguenze della volontà di certi di operare ad esempio con retribuzioni non adeguate ai nostri standard, in situazioni nelle quali un ticinese non può nemmeno pensare di candidarsi per un determinato lavoro, poiché non gli permette di sostenere le spese alle quali deve far fronte su suolo elvetico e quindi non gli permette di vivere!

La politica ticinese può proporre contratti collettivi di lavoro per i settori che ritiene più a rischio, ma se da parte di chi fa l’economia ticinese non c’è la volontà di operare in modo responsabile, il circolo, anziché virtuoso, potenzialmente continuerà ad essere vizioso. È un male per noi, per i giovani, per i disoccupati (anche quelli non più giovani ma con valide competenze) e per il futuro del nostro Cantone.

NORMAN GOBBI Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Procuratore pubblico supplente: dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi

Procuratore pubblico supplente: dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | Oggi pomeriggio l’Avv. Cinzia Luzzi, designata nella giornata di ieri a titolo temporaneo dal Consiglio di Stato alla carica Procuratore pubblico supplente, ha dichiarato fedeltà alla Costituzione e alle leggi, rendendo effettiva la sua funzione.

Il Procuratore pubblico supplente, ricordiamo, sostituirà il Procuratore pubblico titolare Avv. Francesca Lanz, assente per motivi personali.

Alla cerimonia di giuramento, svoltasi a Bellinzona presso Palazzo delle Orsoline, hanno preso parte il Presidente del Governo Manuele Bertoli, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, la Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti, il Presidente del Consiglio della Magistratura Werner Walser e il Procuratore generale del Ministero pubblico John Noseda.

Risorse finanziarie solide per i Comuni delle valli

Risorse finanziarie solide per i Comuni delle valli

Dalla Voce di Blenio | di Norman Gobbi, Consigliere di Stato, Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Nella scorsa edizione della “Voce di Blenio” Tarcisio Cima, già capo dell’allora Ufficio delle regioni di montagna e quindi profondo conoscitore delle realtà delle nostre regioni, solleva la questione dei canoni d’acqua, e meglio del rischio di un netto ridimensionamento degli stessi, così come in discussione a livello federale. Cima riconosce, correttamente, “l’imbarazzo” della classe politica ticinese, combattuta tra il difendere un importante introito per il Cantone – e parzialmente per i Comuni – e la necessità di salvare la stabilità finanziaria delle Aziende idroelettriche e la loro capacità di mantenere e sviluppare gli impianti di produzione di energia. Queste ultime sono infatti un gioiello strategico non indifferente per il Ticino, oltre ad essere già oggi importanti attori economici e preziosi datori di lavoro nelle regioni di montagna.

Non è mia intenzione entrare in questo scritto nelle riflessioni sui canoni d’acqua, in quanto non di mia stretta competenza e ritenuto che, assieme ai colleghi del Consiglio di Stato, faremo tutto quanto in nostro potere per difendere gli interessi ticinesi.

Desidero invece ritornare sulla questione che più tocca i Comuni di montagna ticinesi. Secondo la Legge sulla perequazione finanziaria intercomunale (LPI), ai canoni d’acqua è legato l’importo che il Cantone devolve a titolo di Contributo ricorrente per gli oneri derivanti dalla localizzazione geografica (che noi chiamiamo contributo “LocGeo”), nella misura in cui quest’ultimo equivale ben al 30% dei canoni incassati dal Cantone.

Cima definisce “improvvida e poco lungimirante” la decisione, risalente al 2010, di abbandonare la “Iniziativa di Frasco” e legare il contributo LocGeo all’ammontare dei canoni d’acqua, sia perché ciò avrebbe “scippato” una ventina di milioni all’anno ai comuni di montagna, sia poiché ora questi corrono il rischio di vedersi ridurre pesantemente il suddetto contributo.

Certo, col senno di poi lo si può ammettere.

Come lo stesso Cima scrive, va però ricordato che l’attuale impostazione è frutto di un compromesso con i fautori della “Iniziativa per la ripartizione dei canoni d’acqua tra Cantone, Comuni e Patriziati”, conosciuta appunto come “Iniziativa di Frasco”. Questa chiedeva di ripartire i canoni d’acqua in ragione del 30% al Cantone, del 5% ai Patriziati e del restante 65% ai Comuni: a tutti i comuni indiscriminatamente, in funzione della loro superficie. Quale sarebbe stato l’esito della votazione popolare sull’iniziativa se questa non fosse stata ritirata non possiamo saperlo, ma è ovvio che i Comuni correvano il rischio di restare con un pugno di mosche in mano.
Di sicuro, grazie al controprogetto indiretto deciso dal Gran Consiglio (che ha portato al ritiro dell’iniziativa), i Comuni delle valli hanno visto più che triplicare il contributo LocGeo, passato dai circa 5 Mio di allora, agli attuali 16.4 Mio (da notare che questi stessi comuni, fosse stata accettata l’iniziativa, riceverebbero oggi circa 27 Mio).

Questa iniezione di risorse, unitamente (in alcuni casi) ai risanamenti erogati in occasione delle aggregazioni, ha permesso un generale e netto miglioramento della situazione finanziaria dei Comuni valligiani, che hanno potuto in diversi casi ridurre i moltiplicatori di imposta, fino a quel tempo storicamente ancorati al 100%, pur mantenendo una buona capacità di fornire servizi e realizzare investimenti. Certo, si può sempre fare meglio, ma la soluzione trovata – sebbene complessivamente più modesta rispetto all’iniziativa – ha avuto il pregio di indirizzare in modo più mirato nuove risorse ai Comuni delle valli.

Ora rimane il problema delle conseguenze della riduzione prospettata dei canoni d’acqua sui Comuni. Da parte mia sono perfettamente cosciente di ciò che significa, e farò il possibile – assieme ai miei colleghi in Consiglio di Stato – per trovare una soluzione che mantenga l’attuale livello di risorse nelle zone periferiche, così come auspicato anche da Tarcisio Cima. Sono convinto che la risposta concreta, nell’ottica di una revisione generale del sistema di perequazione intercomunale, sarà uno dei risultati della discussione in atto tra Cantone e Comuni nel progetto Ticino 2020 (www.ti.ch/ticino2020). Infatti, le valli e i nostri Comuni di montagna anche in futuro avranno bisogno delle importanti risorse che oggi la LocGeo mantiene sul territorio di produzione idroelettrica.

Articolo: http://www.vocediblenio.ch/archivio.php

L’asta delle targhe piace (molto) anche online

L’asta delle targhe piace (molto) anche online

Da Ticinonline | Sono già diverse le offerte per i cinque cimeli proposti. Il prezzo della TI 888.888 è già schizzato a 12’000 franchi. Ambite pure la TI 94 e la TI 353. Sito in tilt per un breve periodo

BELLINZONA – Gli appassionati ticinesi delle targhe con numeri particolari hanno vissuto ieri la loro ultima asta tradizionale. Un commiato con il botto visto che la targa TI 9 è stata venduta al prezzo di 80’000 franchi e che le entrate totali, che andranno a finanziare i programmi di prevenzione “Strade sicure” e “Acque sicure”, si attestano a 313’900 franchi.

«Piccolo problema tecnico» – Da oggi le offerte potranno essere fatte solo online sul sito della sezione della circolazione. Sito che questa mattina è già stato preso d’assalto da numerosi entusiasti acquirenti, che da un lato hanno fatto schizzare diverse targhe sopra i diecimila franchi, mentre dall’altro potrebbero aver contribuito a mandare in panne la pagina dell’asta online per un breve periodo. «Abbiamo avuto un problema tecnico che è stato risolto», ci fanno sapere da Camorino.

TI 888.888 con il botto – Tornando alle cifre, il prezzo della TI 888.888, la targa con il numero più alto nel Cantone che partiva da una base di 5.000, è già schizzato a 12.000 franchi dopo poche ore dall’apertura dell’asta online. Molto ricercate pure la TI 94 partita da 4’000 e che dopo 16 rilanci ha già toccato quota 11’200 e la TI 353 messa a 3’000 franchi e che a seguito di 8 rilanci ora si trova a 11’000.

Ancora 17 giorni – Chi volesse aggiudicarsi una delle cinque targhe – oltre alle tre menzionate ci sono pure la TI 3545 (momentaneamente a 6’000 franchi) e la TI 4986 (momentaneamente a 5’000) – ha ancora 17 giorni di tempo per proporre la propria offerta. Ma attenzione perché gli interessati a questi cinque cimeli sono già molti e il valore delle targhe potrebbe raggiungere cifre record.

http://www.tio.ch/news/ticino/attualita/1143796/l-asta-delle-targhe-piace–molto–anche-online

Ultima asta delle targhe: 313’900 franchi raccolti per la prevenzione

Ultima asta delle targhe: 313’900 franchi raccolti per la prevenzione

Comunicato stampa del Diparitmento delle istituzioni | L’edizione 2017 dell’asta di targhe ticinesi per autoveicoli e motoveicoli – l’ultima,prima del passaggio sul web – ha permesso di raccogliere 313’900 franchi a favore dei programmi di prevenzione «Strade sicure» e «Acque sicure». Durante la serata-evento organizzata a Camorino, la targa per autoveicoli TI 9 è stata aggiudicata per 80’000 franchi, mentre fra i motoveicoli il pezzo più ambito è risultato la TI 555, che ha attirato un’offerta finale da 6’000 franchi. È stata inoltre aperta l’asta via internet per le targhe TI 888’888 e TI 94, sulla nuova pagina www.ti.ch/asta-targhe.

L’evento organizzato nello Stabile collaudi della Sezione della circolazione si è aperto con un benvenuto da parte del Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi che ha poi passato la parola ai due animatori: la giornalista RSI e speaker Rosy Nervi e il Pilota ticinese Joel Camathias. Il numeroso pubblico intervenuto ha potuto assistere a uno spettacolo appassionante, conclusosi con un bilancio molto positivo. Sono stati infatti battuti 20 numeri di targa per automobili e 8 per motoveicoli, per un incasso complessivo di 313’900 franchi, che saranno destinati ai programmi di prevenzione organizzati dal Dipartimento delle istituzioni.

Come previsto, la targa per autoveicoli che ha riscosso il maggiore successo è stata la TI 9 venduta per 80’000 franchi e battuta dal Consigliere di Stato Norman Gobbi. Insieme al pregiato numero, all’acquirente è stato regalato il casco utilizzato lo scorso anno da Joel Camathias nelle gare automobilistiche, che il pilota ticinese ha gentilmente messo a disposizione. Fra gli altri lotti, i più apprezzati sono risultati le targhe per autoveicoli TI 29 venduta a 30’000 franchi e la TI 101 a 26’000 franchi. Fra le targhe per motoveicoli, il primato è andato alla TI 555 venduta per 6’000 franchi, seguita da TI 44 per 5’500 franchi.

Durante la serata è stato infine presentato e lanciato il nuovo sistema di aste online, con l’offerta fra l’altro dei numeri – TI 94 e TI 888’888 – per i quali i rilanci potranno essere presentati fino a domenica 21 maggio; gli importi di partenza sono fissati a 5’000 franchi per la TI 888’888 e a 4’000 franchi per la TI 94.

Il Dipartimento delle istituzioni esprime grande soddisfazione per l’esito dell’evento e ringrazia tutti i partecipanti e il pubblico, la Sezione della circolazione, gli animatori e l’ufficiale Fernando Piccirilli.

Die Jagd auf den Gotthard-Raser ist eröffnet

Da Blick.ch | BELLINZONA TI – Der Tessiner Staatsrat Norman Gobbi (Lega) hatte es im BLICK versprochen: Christian R. (42) aus Deutschland, der mit 200 km/h durch den Gotthard bretterte, soll büssen. Auch wenn er sich vor der Schweizer Justiz in Deutschland versteckt.

Norman Gobbi (40) zeigt sich als Mann der Tat. Kaum ist das Urteil gegen Christian R.* (42) bestätigt, liegt der Richterspruch auch schon auf dem Tisch des Tessiner Justizdirektors.

Der Lega-Politiker krempelt die Ärmel hoch – und macht Ernst. Das Bundesamt für Justiz, das Verkehrsamt und das Migrationsamt, alle sollen mit anpacken.

Wer nicht hören will, muss leiden

Der Gotthard-Raser soll büssen für den Wahnsinnsritt durch die Schweizer Alpen. «Er hat mit seiner Raserei nicht nur Menschenleben im Tessin, sondern auch in anderen Kantonen gefährdet», so Norman Gobbi.

Am Abend des 14. Julis 2014 brettert Christian R. in seinem hochgetunten BMW Z4 (482 PS) mit über 200 km/h durch den Gotthardtunnel. Er rast mit 270 km/h weiter über die A2, überholt waghalsig, sogar rechts über den Pannenstreifen. «Ich bin wie ein Affe durchgebolzt», sagt der Gotthard-Raser später stolz zu BLICK.

Christian R. zeigt der Schweiz eine lange Nase

Das merkt auch die Polizei. Die Strasse wird blockiert, der Raser festgenommen, sein Flitzer beschlagnahmt. Den Führerausweis darf der Stuttgarter behalten.

Das private Rennen hat Folgen. Christian R. wird Ende Februar 2017 zu 30 Monaten Haft verdonnert, zwölf davon bedingt. Zur Urteilsverkündung erscheint der aber gar nicht erst. Das Urteil ist ihm piepegal.

Christian R. lebt in Deutschland und dreht der Schweiz eine lange Nase. Damit nicht genug: Der Schwabe verspottet die Schweizer auch noch als schlechte Autofahrer (BLICK berichtete).

Einreiseverbot in die Schweiz

Die Arroganz des Deutschen ärgert Staatsrat Norman Gobbi: «Er zeigte bislang keinerlei Reue. Jetzt soll ihn die ganze Härte des Gesetzes treffen.»

Ein absolutes Fahrverbot in der Schweiz hat der Tessiner Justizdirektor schon durchgesetzt. Eine Anweisung an das Zwangsmassnahmengericht ist parat. «Sobald wir das schriftliche Urteil ins Deutsche übersetzt haben, geht sie an das Bundesamt für Justiz nach Bern», sagt Norman Gobbi. «Das soll das deutsche Justizministerium auffordern, Christian R. in Deutschland zu inhaftieren.»

Damit nicht genug. Auch das Migrationsamt wird seinen Beitrag leisten. Gobbi: «Ich will, dass der Gotthard-Raser ein Einreiseverbot für die Schweiz erhält.»

*Name bekannt

Articolo di Myrte Müller: http://www.blick.ch/news/schweiz/tessiner-staatsrat-norman-gobbi-40-macht-ernst-die-jagd-auf-den-gotthard-raser-ist-eroeffnet-id6609576.html

Gobbi contro il pirata della strada: «Pronta la lettera per incarcerarlo in Germania»

Da Ticinonline | Il 42enne tedesco era stato condannato lo scorso febbraio a 30 mesi di prigione in contumacia

BELLINZONA – Il pirata della strada tedesco, condannato lo scorso febbraio a 30 mesi di carcere in contumacia, è sempre nel mirino di Norman Gobbi.

Il direttore del DI confida al “Blick” che tutte le autorità federali coinvolte dovrebbero collaborare per catturare il pirata della strada tedesco. «Con la sua corsa non ha messo in pericolo solo la vita dei ticinesi, ma anche quella di gente residente in altri cantoni».

Il 42enne, ricordiamo, si era reso protagonista di innumerevoli reati stradali nel 2014, con tanto di sorpassi ad alta velocità nella galleria del San Gottardo e di fuga dalla polizia a oltre 200 chilometri orari.

Il pirata non si era mai pentito dei suoi gesti e anzi si era divertito nello sbeffeggiare la giustizia svizzera e i conducenti elvetici. Questo agire arrogante ha fatto parecchio arrabbiare Gobbi. «Non ha mostrato alcun rimorso. Ora dovrà subire tutta la forza della legge svizzera». Il divieto di circolazione in Svizzera è già stato comminato all’uomo. E una lettera per far incarcerare il pirata della strada in Germania sta per essere inviata al Ministro della Giustizia tedesco. Ma non è tutto, Gobbi vuole un contributo pure dall’Ufficio della migrazione. «Voglio che ottenga un divieto di entrata in Svizzera».

Posto sbagliato, momento sbagliato

Posto sbagliato, momento sbagliato

Dal Mattino della domenica | Norman Gobbi: “la vita è una cosa sacra, la violenza non può essere tollerata”

Una settimana fa è morto Fabrizio. Padre di due figli, un lavoratore, un quarant’enne che è uscito per una serata con gli amici. È uscito un weekend con l’idea di divertirsi un po’, e poi non è più tornato a casa. Posto sbagliato, momento sbagliato: queste sono le sue colpe.

Fabrizio era un militare incorporato nel Battaglione d’aiuto in caso di catastrofe 3, impiegato nel mio gruppo della logistica. Ho lavorato a stretto contatto con Fabrizio: lui capo officina ed io capo della logistica. Lo conoscevo bene. Quando ho appreso che era la vittima dell’aggressione di Gordola, ho subito pensato alla famiglia, agli amici e alla comunità che ha lasciato troppo presto. C’è un forte senso di desolazione nel pensare con che casualità sia successo il tutto, e anche un certo senso di impotenza nel pensare a come si sarebbe potuto evitare un dramma del genere.

La follia cieca di questo gesto ci ha riportato purtroppo alla mente i fatti del febbraio 2008, il nome di Damiano Tamagni, un ragazzo che è uscito – come gran parte dei giovani ticinesi – a festeggiare il carnevale. Posto sbagliato, momento sbagliato, e una violenza inaudita. Fatti che si ripetono, drammi analoghi che purtroppo sembrano non insegnare nulla.

Come ministro della sicurezza, domenica scorsa, ho pensato a cosa si può fare ancora, contro la violenza. Negli ultimi anni abbiamo lavorato molto sulla presenza della Polizia sul territorio, e penso che possiamo ritenerci soddisfatti, poiché il Ticino in effetti oggi è un luogo più sicuro. Ma quando succedono questi drammi c’è sempre una vittima di troppo, e allora ci si domanda cosa si può fare di più, se non si può essere in ogni luogo e in ogni momento.

La politica può fare di più a livello legislativo, nell’adeguare procedure e pene a reati che non possono essere tollerati. È un esempio la modifica della legge concernente l’allontanamento e il divieto di rientro in ambito di violenza domestica, che ho sottoposto lo scorso mese al Governo, che prevede una procedura più snella nella decisione di allontanamento dell’autore di una violenza, e la presa a carico dello stesso. Questo a favore di una tutela immediata della vittima, e di una riduzione della recidiva dell’autore. Un esempio di come si può agire nei confronti di chi commette un reato, nell’ottica della protezione della vittima e dell’evitare che succeda ancora.

Un altro esempio, e ne ho parlato nel contributo della scorsa settimana, è quello dell’utilizzo del braccialetto elettronico per la gestione del tifo violento. Tramite braccialetto elettronico è possibile tenere lontani da stadi e piste chi ha già dimostrato di creare problemi, evitando così a priori che si possano creare situazioni di tensione che possono in seguito diventare estremamente pericolose, anche e soprattutto per chi si trova nei paraggi perché ha deciso di passare una serata all’insegna dello sport.

Per quanto riguarda l’adeguamento delle pene, a mio avviso c’è ancora molto da fare. Se n’è parlato molto in questi giorni, e in diversi hanno espresso la propria idea a riguardo, sui media, sui social e nelle piazze. Molte domande nascono spontanee: qual è la pena giusta per questo tipo di reato? Le pene in caso di omicidio colposo o intenzionale sono adeguate? Ma soprattutto, sono equilibrate se confrontate ad altre che sono state riviste negli ultimi anni? Non tocca a me in queste poche righe definire cosa sia giusto o sbagliato in questo senso, ma una cosa è certa: la vita è una cosa sacra. E nessuno ha il diritto di portartela via così, da un momento all’altro.

Che cosa può fare ognuno di noi, infine, come cittadino semplice? Non mi ripeterò mai abbastanza quando dico quanto sia importante segnalare in maniera tempestiva alla Polizia situazioni di potenziale pericolo. Un atteggiamento per il quale definisco i ticinesi “sentinelle sul territorio”, e che è fondamentale, perché abbiamo visto quante volte, in questo modo, abbiamo potuto sventare furti, evitare danni, ma soprattutto salvare vite.

Porgo ancora una volta alla famiglia di Fabrizio le mie più sentite condoglianze.