Carceri Trenta posti in più per La Stampa

Carceri Trenta posti in più per La Stampa

Dal Corriere del Ticino del 10 maggio 2016

Il tutto esaurito impone una ristrutturazione – Si investiranno 50 milioni, un terzo rispetto al progetto originale Gobbi: «Occorre una struttura più performante» – Laffranchini: «È in diminuzione l’uso della cella di rigore»

Dopo il netto ridimensionamento della ristrutturazione de La Stampa deciso dal direttore dei Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi (vedi anticipazione del Corriere del Ticino del 17 ottobre 2015), si pianifica la ripartenza del progetto. In prima battuta il Consiglio di Stato prevedeva la costruzione di quattro edifici ex novo con una spesa stimata tra i 150 e i 180 milioni di franchi. Seppur di minor entità un rinnovo entro il 2020 s’ha da fare: «L’edificio ha 47 anni», ha spiegato Gobbi ieri durante il bilancio annuale delle strutture carcerarie che si è tenuto alla Farera, «la ristrutturazione permetterà di prolungare la vita di altri 25-30 anni e di ampliarne la capacità. Occorre una struttura performante per rispondere alle sfide future. Negli ultimi 15 anni non è stato speso un franco per La Stampa». L’investimento previsto è di circa 50 milioni e garantirà 30 posti in più. La capienza massima passerà così a 180 posti, per far fronte al tutto esaurito che caratterizza la struttura attuale. «È da oltre un anno che abbiamo raggiunto la piena capacità», ha rilevato il direttore delle Strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini , «ed è stata creata una lista d’attesa per l’accesso». Al carcere giudiziario la Farera alloggiano infatti anche i detenuti in attesa di passare al La Stampa, che sottostanno però a un regime alleggerito: «Vengono concesse maggiori ore fuori dalla cella, più telefonate e sette ore di visite al posto di quattro», precisa Laffranchini. Oltre al rinnovo con aumento dei posti al La Stampa, Gobbi ha anche rivelato l’avvio di uno studio sulla possibile riconversione a carcere amministrativo dello stabile Navarazz a Taverne-Torricella, «con la possibilità di inglobare anche una gendarmeria che garantirà la sicurezza alla valle del Vedeggio». La gestione delle incarcerazioni amministrative è al momento affidata al Canton Grigioni.

Adeguamenti in vista
Tra le sfide, alcune imminenti altre del futuro, sottolineate dalla neodirettrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti vi è il nuovo diritto in materia di espulsione dei criminali stranieri, che entrerà in vigore tra pochi mesi, il 1. ottobre 2016. «Sarà un giudice della Magistratura penale a decretare l’espulsione e potrebbe esserci un aumento dei detenuti in attesa di giudizio», precisa Andreotti, che evidenzia inoltre come ci siano ancora dei nodi da sciogliere, ad esempio se sarà il Tribunale penale cantonale o la Pretura penale ad occuparsi dei casi. Sempre nell’ambito di legislazione federale, il 1. gennaio 2018 entrerà in vigore la revisione del diritto sanzionatorio, «che reintroduce le pene a breve durata. Per chi ad esempio ha difficoltà a pagare le pene pecuniarie o per chi è recidivo potrà essere applicata una pena detentiva», aggiunge Andreotti. Per ciò che riguarda le modifiche legislative cantonali, si sta lavorando su due grandi filoni: «Nell’ambito della revisione della Legge sull’esecuzione delle pene e delle misure per gli adulti ci si sta muovendo per migliorare la trasmissione di informazioni, soprattutto nello scambio automatico tra psichiatri e autorità giudiziaria», precisa la direttrice.
Inoltre, «un’altra questione molto sensibile e delicata è lo sciopero della fame, poiché tocca la libertà personale. Anche qui valuteremo nei prossimi mesi le varie possibilità». A livello cantonale è anche «previsto un adeguamento alle problematiche odierne del Regolamento delle strutture carcerarie», evidenzia ancora Andreotti.

Questione di equilibrio

Laffranchini ha inoltre affrontato il tema dell’equilibrio tra sicurezza e libertà personale. Al proposito ha rilevato che da una parte vanno promosse le condizioni generali di vita, dall’altra la protezione della collettività. «Le maglie della sicurezza sono state strette nell’ultimo anno», ha rilevato Laffranchini, «in particolare per quanto attiene i controlli, ad esempio nei rilevamenti di alcol e stupefacenti. Ad esempio eseguiamo controlli delle urine soprattutto su chi è stato incarcerato per infrazioni alla Legge federale sugli stupefacenti. Inoltre quest’anno sono previsti controlli delle acque luride». Sono per contro aumentate altre problematiche: «Il consumo di alcol e stupefacenti è diminuito, ma è aumentata la richiesta di benzodiazepine e farmaci psicoattivi». Il direttore ha inoltre diminuito il ricorso all’isolamento nella cella di rigore, promuovendo le sanzioni pecuniarie per le infrazioni disciplinari.

La visita

Vivere in pochi metri tra l’isolamento e il rischio di suicidio
Durante il bilancio delle strutture carcerarie è stato possibile visitare le celle della Farera. Una vita spesa in pochi metri quadrati, in cui la privacy è difficile da garantire. «Di solito la cella doppia viene utilizzata per contenere il rischio di suicidio», spiega il direttore Stefano Laffranchini, «che si presenta soprattutto con detenuti provenienti dall’ambito finanziario, con una reputazione e numerosi contatti che improvvisamente si trovano isolati». Nelle celle di rigore, simili a quelle singole ma senza televisione, i detenuti possono rimanere fino a 10 giorni senza contatti con gli altri mentre in quelle di contenimento sono usate per i detenuti che manifestano forti problemi comportamentali: l’impatto è forte, solo un materasso direttamente al suolo e un bagno alla turca.

È ancora il tutto esaurito

È ancora il tutto esaurito

Da LaRegione del 10 maggio 2016

Al Penitenziario più giornate di carcerazione. Nuove norme in arrivo, con conseguenze logistiche

In testa i furti. A seguire le infrazioni alla legge federale sugli stupefacenti, le rapine e le truffe. Sono i principali reati all’origine delle incarcerazioni avvenute nel 2015 in Ticino. Dove «da oltre un anno» il Penitenziario della Stampa «registra il tutto esaurito». Occupati dunque i «centoquaranta» posti del Carcere penale, riservato ai condannati. Lo ha evidenziato il direttore Stefano Laffranchini , nel riferire ieri ai media dell’attività annuale delle strutture detentive cantonali, con «l’ottanta per cento» dei reclusi costituito da cittadini stranieri. La piena occupazione genera inevitabilmente qualche problema. Per esempio a quelle persone che, rinchiuse a Cadro nel Carcere giudiziario della Farera, non possono essere trasferite nell’attiguo Penitenziario subito dopo aver ottenuto dal magistrato il via libera all’esecuzione anticipata della pena. Attualmente in lista di attesa «sono in cinque, ma siamo arrivati anche a una quindicina». Ciò «non soddisfa i detenuti interessati, i loro avvocati e i procuratori pubblici», ha osservato Laffranchini. A chi aspetta di passare nel Carcere penale viene perlomeno «alleggerito» il regime detentivo della Farera. Regime che al Giudiziario, destinato a coloro per i quali è stata disposta la detenzione preventiva (in vista del processo o per esigenze di inchiesta), è più duro di quello vigente al Penitenziario. L’alleggerimento consiste «in un maggior numero di ore fuori della cella, di telefonate e di visite».

Il ‘tutto esaurito’ «non ci impedisce di procedere alle incarcerazioni, ma questa situazione comporta uno sforzo organizzativo non indifferente», ha tenuto a precisare Laffranchini. E le prospettive non sono rosee. Le giornate di carcerazione infatti «tendono ad aumentare, tant’è nel 2016, stando alle nostre proiezioni, si dovrebbero superare le 80mila». Inoltre, imminenti novità legislative sul piano federale potrebbero tradursi in un ulteriore incremento della popolazione carceraria. Il prossimo «1° ottobre» – ha ricordato Frida Andreotti , alla testa, all’interno del Dipartimento istituzioni, della Divisione giustizia – scatteranno le norme di applicazione delle disposizioni sull’espulsione degli stranieri che delinquono. Toccherà a un giudice decretare l’allontanamento. Motivo per cui, ha fatto sapere Andreotti, la magistratura penale giudicante prevede un aumento importante degli incarti. Il che renderebbe necessari degli adattamenti. «Vorremmo sapere anche come intendono muoversi gli altri Cantoni», ha aggiunto Andreotti. Il «1° gennaio 2018» entrerà poi in vigore «la revisione del diritto sanzionatorio», con la reintroduzione delle pene detentive di breve durata, inferiori ai sei mesi. Rimedi sono allo studio.

Insomma, i responsabili tecnici e politici delle strutture detentive ticinesi saranno presto confrontati con sfide impegnative a livello logistico. Il Consiglio di Stato, ha ricordato il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi , ha archiviato il progetto di «grande ristrutturazione» del Penitenziario. Troppo costoso: l’investimento complessivo si aggirava «intorno ai 150 milioni di franchi». Niente nuovi edifici. Si sta pensando allora di risanare la struttura esistente, che consentirebbe di ricavare «altre trenta celle». Investimento? «Circa 50 milioni». Approfondimenti in corso. Nel frattempo, ha indicato Laffranchini, verranno ripristinate nel Carcere penale «dieci celle, oggi fuori uso: saranno agibili per la primavera del 2017».

NORMAN GOBBI
‘Implementata gran parte delle raccomandazioni dell’audit’

Gran parte delle raccomandazioni «sono state implementate». Le raccomandazioni cui ha accennato ieri a Cadro il titolare del Dipartimento istituzioni sono quelle formulate dalla Tc Team Consult, la società incaricata nel 2013 dal Consiglio di Stato di radiografare l’organizzazione delle strutture detentive e di suggerire, sempre nell’ambito dell’audit, dei correttivi. Se «la quasi totalità» delle misure è già stata attuata, ciò lo si deve, ha sottolineato Gobbi, «al lavoro svolto, con il supporto della Divisione giustizia, da chi opera professionalmente in carcere». La nomina di Laffranchini a direttore delle Strutture carcerarie cantonali, avvenuta nel 2014, ha permesso di accelerare l’implementazione delle raccomandazioni della Tc Team Consult. E positivo, come ha osservato lo stesso Laffranchini, è l’esito del sondaggio effettuato lo scorso anno sul «grado di soddisfazione» del personale: agenti di custodia ecc. Agenti, ha ricordato Gobbi, chiamati a svolgere compiti delicati: «Sono tenuti da un lato a mantenere l’ordine all’interno del carcere e dall’altro a garantire la risocializzazione del detenuto». A proposito di sicurezza interna, «sono state un po’ strette le maglie dei controlli» per evitare l’uso di droghe e di alcol da parte dei detenuti, ha spiegato Laffranchini. Buoni i risultati. Quanto al futuro, il direttore delle Strutture detentive intende fra l’altro «continuare ad alimentare un clima di lavoro disteso» e «incrementare del venti per cento la cifra d’affari dei laboratori» del carcere. Obiettivo quest’ultimo ambizioso, ha riconosciuto. Si cercherà di raggiungerlo «senza ovviamente entrare in concorrenza» con l’economia privata.

Tir di notte, Gobbi dice “no!”

Tir di notte, Gobbi dice “no!”

Da ticinonews.ch l “Dovremmo riflettere su temi tabù come il divieto di circolazione notturno dei mezzi pesanti” ha affermato il consigliere federale Ueli Mauer per allentare il problema del traffico sulle strade svizzere (vedi correlato). Una dichiarazione che in Ticino sta già scatenando un polverone.

La proposta non piace a quelli che per mesi hanno avversato il risanamento della galleria del San Gottardo. Ma non è stata accolta con favore neppure da chi, come Norman Gobbi, il risanamento l’ha sempre caldeggiato.

“Credo sia una proposta sbagliata e irrispettosa nei confronti dei cittadini che hanno votato il risanamento del San Gottardo con la certezza che ciò non sarebbe avvenuto” ha affermato il ministro ai microfoni di TeleTicino. “Penso ci siano altri mezzi per regolare il traffico, per esempio aumentando i costi di transito attraverso il nostro paese, soprattutto per il traffico pesante”.

Se la proposta andrà oltre la boutade, il Ticino farà muro, ha già annunciato il ministro. “Saremo contrari all’aumento della capacità di transito attraverso le Alpi. Ci siamo impegnati in prima persona per il risanamento del San Gottardo, ma a determinate condizioni e garanzie”.

Per maggiori dettagli guarda il servizio di TeleTicino nel video allegato.

http://www.ticinonews.ch/ticino/283996/tir-di-notte-gobbi-dice-ldquonordquo

Comuni forti per il Ticino di domani

Dal Mattino della domenica dell’8 maggio 2016
Il Ticino del futuro deve essere costruito sui nostri Comuni

Le elezioni comunali sono passate da poche settimane e, in alcuni luoghi, oggi si tiene un nuovo appuntamento alle urne per stabilire l’elezione dei Sindaci della nuova legislatura. Queste elezioni, come sempre molto sentite nel nostro Cantone, a testimonianza della vitalità della democrazia ticinese, hanno segnato l’avanzata della Lega dei Ticinesi anche negli enti locali, sia nei Municipi sia nei Consigli Comunali. Un traguardo importante che permette al nostro Movimento di essere presente in modo capillare sul nostro territorio e di continuare a lavorare con ancora più forza ed energia per trovare delle soluzioni concrete ai bisogni della popolazione; questo partendo proprio dai Comuni, l’Istituzione più vicina al cittadino. Il benessere del nostro Paese dipende infatti dal buon funzionamento delle sue Istituzioni, che rappresentano un punto di riferimento fondamentale per la vita dei cittadini, determinando molti aspetti quotidiani per ciascuno di noi.

La forza della Svizzera è sempre stata il suo sistema federalista che, unito alla nostra democrazia semi-diretta, ha permesso di mettere il Popolo – il nostro Sovrano! – al centro del processo decisionale. Una scelta, invidiataci da molti altri Paesi, che la storia ha premiato, proprio perché si concepisce uno Stato vicino ai cittadini, capace di affidare i compiti al livello istituzionale più adeguato e attento alle diversità fra le varie regioni. Questa ripartizione avviene su tre livelli: Confederazione, Cantoni e Comuni. Questi ultimi rappresentano quindi un tassello essenziale della vita dei cittadini e la loro salute è decisiva per un federalismo moderno e forte. Un federalismo che oggi siamo chiamati a valorizzare, data la tendenza preoccupante, che il Ticino quale minoranza linguistica e culturale conosce purtroppo molto bene, di centralizzare diverse competenze nella Berna federale. Una tendenza che si può invertire solo se al livello più basso ci si trova confrontati con Istituzioni in grado di adempiere i propri compiti.

Con il mio Dipartimento intendo gettare le basi per costruire il Ticino di domani. Un Ticino forte che può contare su fondamenta solide e ben strutturate. Questa operazione è possibile solo se il nostro Cantone potrà contare su Comuni forti e soprattutto autonomi. Una delle missioni della politica, alla base delle riforme promosse negli ultimi anni, in particolare con il Dipartimento delle istituzioni da me diretto, e di quelle che intendiamo intraprendere nell’avvenire per ridisegnare l’assetto del nostro Ticino, è sicuramente quella garantire un assetto istituzionale al passo con i tempi. I nostri Comuni devono infatti disporre dell’organizzazione e della struttura più adeguate per rispondere in modo efficace e puntuale ai bisogni di tutti i cittadini. Bisogni sempre più numerosi, che cambiano con l’evolversi della nostra società in continuo mutamento. La sfida è dunque quella di modernizzare le nostre Istituzioni, mettendo però sempre al centro di tutto i principi fondanti del nostro Paese, a cominciare proprio da quel federalismo che oggi siamo chiamati tutti a valorizzare. Per un Ticino al passo con i tempi, per delle Istituzioni più vicine ai bisogni dei cittadini!

Gli 007 ticinesi: «Lavoro delicato, l’allerta è alta»

Gli 007 ticinesi: «Lavoro delicato, l’allerta è alta»

Da tio.ch del 2 maggio 2016

Servizi segreti in azione nel nostro cantone. Gobbi: «Abbiamo potenziato l’organico».

BELLINZONA – In genere ce lo dimentichiamo – del resto, è il loro lavoro essere dimenticati. Ma gli 007 ticinesi esistono. E hanno pure un bel daffare, di questi tempi. Il perché è spiegato nelle novanta pagine del rapporto 2015 pubblicato oggi dai servizi segreti di Berna (Sic). La Svizzera non è un obiettivo primario del terrorismo di matrice islamica, ma l’allerta rimane alta. E lo stesso vale per il Ticino.

La Sezione gestione delle informazioni (Sgi) della Polizia cantonale – i servizi segreti locali – è stata «potenziata di recente» spiega il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi (a cui il servizio fa capo). «Il presidio d’intelligence in Ticino può dare e dà un apporto importante alla lotta al terrorismo di matrice islamica – aggiunge – così come al contrasto di altri fenomeni pericolosi per la sicurezza».

In cosa consiste il lavoro degli 007 sul territorio?

«Si tratta non solo di raccogliere informazioni in modo discreto, attraverso una rete di contatti e fonti in ambienti delicati, ma di elaborarle, ricostruire rapporti, analizzare relazioni tra individui».

L’organico è stato aumentato di recente?

«A seguito degli attentati di Parigi il servizio centrale a Berna (Sic) è stato potenziato. Lo stesso è avvenuto in Ticino, con un aumento delle risorse allocate sia da parte del Cantone che della Confederazione, che co-finanzia le antenne locali. La collaborazione in questo senso funziona benissimo».

Le segnalazioni partite dal Ticino sui filo-jihadisti arrestati settimana scorsa lo dimostra. Con l’Italia, la collaborazione va altrettanto bene?

«Decisamente. Lo scambio è costante prezioso. Nel bacino lombardo-milanese sono presenti diversi centri di radicalizzazione islamica e i contatti con il Ticino sono molteplici. Il nostro territorio, anche se non è un bersaglio del terrorismo, è ed è stato utilizzato come base logistico-organizzativa e questo va impedito».

http://www.tio.ch/News/Ticino/Attualita/1083730/Gli-007-ticinesi–Lavoro-delicato-l-allerta-e-alta-/

Sicurezza: vietato l’ingresso in Ticino ad estremista

Sicurezza: vietato l’ingresso in Ticino ad estremista

Dal Mattino della domenica del 1. maggio 2016
Grazie al Dipartimento delle istituzioni è stato fermato un potenziale attentatore

Negli scorsi giorni è balzata agli onori della cronaca la notizia dell’arresto in Italia di un uomo sospettato di essere affiliato all’ISIS. La Polizia cantonale da tempo, grazie all’ottimo lavoro dei suoi servizi d’informazione, teneva sotto controllo il sospettato che entrava regolarmente in Ticino. Un settore, quello dei servizi segreti delle nostre forze dell’ordine, che ho deciso di potenziare alcuni anni fa per far fronte alle nuove esigenze in ambito di sicurezza. Una decisione che oggi si è dimostrata vincente! Tra i compiti principali di questa sezione v’è infatti anche il monitoraggio delle situazioni legate ad attività terroristiche. Ed è proprio a seguito della segnalazione da parte del Dipartimento delle istituzioni da me diretto alle Autorità federali che all’uomo è stato vietato l’ingresso nel nostro Paese. Un importante obiettivo raggiunto in termini di sicurezza e di ordine pubblico, che deve farci riflettere su questi fenomeni preoccupanti, in particolare alfine di farci trovare sempre pronti per difendere il nostro Paese e i nostri cittadini.

Molte persone mi hanno chiesto cosa stiamo facendo alle nostre latitudini per scongiurare questo tipo di situazioni. Come ho ribadito più volte, soprattutto dopo i violenti fatti che hanno scosso la Francia e il Belgio negli mesi scorsi, in Ticino ci stiamo muovendo su più fronti. La sicurezza è infatti sempre stata e rimarrà anche in futuro una priorità del sottoscritto. La collaborazione con la Confederazione e con le forze dell’ordine italiane, specialmente nell’ambito dello scambio d’informazioni e di dati, come nel caso del pugile jihadista fermato in Italia, risulta fondamentale per poter identificare ed evitare la formazione di cellule radicali che possono commettere atti terroristici. Per riuscire a sorvegliare il nostro Cantone, è dunque essenziale avere occhi aperti e orecchie tese anche in merito a quanto accade vicino a noi e non solo in casa nostra.
La collaborazione con autorità svizzere e straniere assume un ruolo decisivo: per questo, come ho fatto anche nelle scorse settimane a Roma e a Berna, mi muovo spesso in prima persona incontrando gli attori attivi come me nell’ambito della sicurezza.

Oltre a ciò, un’altra priorità è quella di evitare la ghettizzazione di questo tipo di persone. Per farlo dobbiamo trasmettere i nostri valori di libertà e democrazia ed evitare assolutamente che nelle nostre Città nascano società parallele. Al di là del confine non mancano infatti luoghi di radicalizzazione riconosciuti dalle autorità italiane. Un monito per tutti noi. Se non riusciremo a raggiungere questo obiettivo rischieremmo di venire attaccati sul nostro modo di vivere, sulla nostra cultura, sulle nostre libertà e abitudini quotidiane, come è accaduto a Parigi e Bruxelles. Per contrastare questo genere di fenomeni riveste naturalmente un ruolo fondamentale il presidio del territorio grazie all’operato della Polizia cantonale e al suo coordinamento con i diversi partner, a cominciare dalle Polizie comunali e dalle Guardie di confine. Un coordinamento che ho voluto rafforzare negli ultimi anni mediante progetti concreti. Infine, ma non da ultimo, anche la popolazione può e deve fare la sua parte. Grazie alle segnalazioni di situazioni sospette da parte dei nostri cittadini – le nostre sentinelle sul territorio! – è difatti possibile fermare e contrastare anche fenomeni terroristici. Uno per tutti, tutti uniti per la sicurezza del nostro splendido Ticino!

Norman Gobbi

Gobbi: «Il Ticino non è nel mirino dell’ISIS, ma bisogna vigilare»

Gobbi: «Il Ticino non è nel mirino dell’ISIS, ma bisogna vigilare»

«Le persone arrestate giovedì in Italia «erano tutte molto pericolose». Ad affermarlo è il procuratore Antiterrorismo e Antimafia Franco Roberti, riferendosi alla banda di presunti jihadisti fermati ieri in Lombardia tra Lecco, Varese e Milano. Tra i fermati, lo ricordiamo, c’è anche il kickboxer Abderrahim Moutaharrik che col Ticino aveva legami particolari. Come riferito dal CdT, infatti, Moutaharrik – classe 1988, nato in Marocco ma residente a Lecco – si era allenato quasi giornalmente nella palestra Fight Gym Club di Canobbio, dove all’improvviso, nel settembre dello scorso anno, non si era più fatto vedere. E proprio nei confronti degli ormai ex compagni di allenamento Moutaharrik nutriva una sorta di fastidio, tanto da volersi vendicare di loro. All’origine di tutto ci sarebbe l’allontanamento dalla Svizzera dell’uomo, deciso dalle autorità elvetiche nel marzo del 2015. Ma il complesso mosaico che avvicina Svizzera e Italia, si arricchisce di un nuovo tassello. Infatti, come conferma il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi (foto in alto), la segnalazione di Moutaharrik alle autorità elvetiche è partita proprio dal Ticino. «La Polizia cantonale lo teneva d’occhio – spiega Gobbi – grazie al lavoro della sezione gestione informazioni, che ha poi fatto rapporto al SIC della Confederazione. Le autorità federali hanno poi emesso, il 23 marzo del 2015, il divieto di entrare in Svizzera». Sulla veridicità e la possibilità reale che Lugano fosse nel mirino del presunto jihadista Gobbi ha preferito mantenere il più stretto riserbo, così come sul monitoraggio attuale di altri soggetti potenzialmente pericolosi. In generale, il direttore del DI sottolinea come «il nostro Paese non sia tra gli obiettivi primari», Ticino incluso.

«Evidentemente – continua Gobbi – questo caso dimostra che non siamo esenti dalla presenza di presunti jihadisti, è quindi fondamentale che si vigili in maniera attenta sul territorio e che si condividano le informazioni con le autorità federali e con i partner italiani». La storia di Moutaharrik è molto simile alle altre vicende di presunti jihadisti che hanno subito il fascino dell’ISIS pur essendo apparentemente ben integrati con la società del Paese che li ospitava. Anche per il giovane kickboxer, tutto sarebbe mutato dopo essere venuto a conoscenza della morte dell’amico Oussama Khachia, soprannominato lo “jihadista di Viganello” e allontanato dalla Svizzera nel settembre del 2015. Khachia si era recato in Siria a combattere, e nel Paese aveva trovato la morte, probabilmente nel dicembre dello stesso anno. Da qui è partito l’avvicinamento all’Islam più radicale da parte di Moutaharrik, che in un secondo tempo sarebbe anche stato raccomandato per essere arruolato nell’ISIS da Mohamed Koraichi, che ha lasciato l’Italia con la famiglia per unirsi al sedicente Stato islamico. Dopo l’allontanamento dal Ticino dell’amico Oussama, Moutaharrik ha smesso di frequentare la palestra di Canobbio. Una sparizione improvvisa e apparentemente senza spiegazione quella del giovane, come confermato al CdT dall’allenatore del giovane, Andrea Ferraro. Secondo quanto riferiscono le autorità italiane la cellula bloccata giovedì era «in diretto collegamento con altri soggetti già operanti in Siria che incitavano a fare attentati in Italia: parliamo di un livello di pericolosità molto alto». Tuttavia, sottolineano ancora gli agenti dell’Antiterrorismo italiano, «il loro livello di operatività era basso. Non abbiamo trovato tracce di avvio di esecuzione dei progetti di attentati. Non abbiamo trovato armi, esplosivi o altri materiali. Siamo intervenuti in fase molto anticipata». Le autorità oltre confine, attraverso le intercettazioni telefoniche, stanno anche facendo luce su una vera e propria cerchia attraverso cui Moutaharrik cercava di fare proselitismo facendo leva su altri giovani della provincia di Lecco. «Gli metteremo a posto la testa», diceva il kickboxer prima di essere arrestato.

Norman Gobbi: «Lo tenevamo sotto controllo»

Norman Gobbi: «Lo tenevamo sotto controllo»

Dal Corriere del Ticino del 30 aprile 2016

Il ruolo della polizia cantonale

Il 25 marzo, come riferito ieri, Salma Becharki si presenta alla posta di Lecco per ritirare una raccomandata inviata a suo marito, il kickboxer Abderrahim Moutaharrik. Al suo interno c’è un divieto d’ingresso in Svizzera, inviato dal competente ufficio federale. Indice questo che il presunto jihadista era da tempo sotto la lente anche dei servizi d’intelligence elvetica oppure, semplicemente, che i colleghi italiani hanno avvisato quelli svizzeri della potenziale pericolosità del soggetto? Norman Gobbi, responsabile del Dipartimento delle istituzioni, ci assicura che l’iniziativa è venuta dal Ticino. «Merito – ci spiega il consigliere di Stato – del lavoro della sezione gestione informazioni della polizia cantonale, potenziato alcuni anni fa, che ha tra i suoi compiti anche quello di monitorare questo tipo di situazioni». È dunque stato il Ticino a «suggerire» a Berna di impedire l’entrata del pugile. «E l’autorità federale, – sottolinea Gobbi – per decidere si è bastata su indicazioni da noi fornite, che si sono dunque rivelate solide».

Informati gli 007 elvetici
Abbiamo anche contattato il Ministero pubblico della Confederazione per tentare di sapere se le persone arrestate a Milano (o perlomeno quelle con legami più stretti con il Ticino – Moutaharrik e Khachia su tutti) fossero oggetto di attenzioni e monitoraggi da parte degli inquirenti. «Gli eventi – ci viene confermato – sono a conoscenza del Ministero pubblico della Confederazione, della fedpol e anche del Servizio delle attività informative della Confederazione (i servizi d’intelligence elvetica, ndr )». Per quanto riguarda i divieti d’entrata (o altre operazioni messe in atto a livello federale per combattere il terrorismo) però Berna non può divulgare informazioni alla stampa. La collaborazione con la Svizzera (e il Ticino) è comunque confermata da fonti italiane.

«Tenere gli occhi aperti»
«Dobbiamo comunque chiaramente capire – ci spiega Gobbi – che per monitorare il nostro territorio è importantissimo avere occhi e orecchie aperte su quanto accade da noi, ma anche fuori dal confine. Sappiamo per esempio che nella provincia di Varese c’è una moschea in cui qualcosa non funziona. Per questo è importante collaborare sia con le autorità federali che con quelle delle nazioni attorno a noi». E ci sono altri casi, in Ticino, al vaglio della polizia? «Su questo, per evidenti ragioni, non posso dire nulla».

Lavoro d’intelligence ticinese

Lavoro d’intelligence ticinese

Da Cdt.ch l Abderrahim Moutaharrik arrestato ieri a Milano in quanto sospettato di attività terroristiche e affiliazione all’ISIS era tenuto d’occhio dalla Polizia cantonale

Il 25 marzo Abderrahim Moutaharrik, il kickboxer di Lecco arrestato ieri a Milano in quanto sospettato di attività terroristiche e affiliazione all’ISIS, ricevette (come da noi anticipato) il divieto d’entrata in Svizzera. L’uomo (classe 1988) aveva quasi giornalmente frequentato, fino a settembre 2015, una palestra di Lugano (il Fight Gym Club di Canobbio) ed era in stretto contatto con Oussama Khachia, lo «jihadista di Viganello» presumibilmente ucciso in Siria in dicembre, dove stava combattendo come foreign fighter.

Il divieto d’entrata in Svizzera, come ci ha confermato oggi il consigliere di Stato Norman Gobbi (responsabile del Dipartimento delle istituzione), è stato intimato a Moutaharrik dal competente ufficio federale su segnalazione del Canton Ticino. Il kickboxer era dunque tenuto d’occhio dalla Polizia cantonale. “In particolare – ci spiega Gobbi – dal lavoro della sezione gestione informazioni, potenziato alcuni anni fa, che ha tra i suoi compiti anche quello di monitorare questo tipo di situazioni. E l’autorità federale, per decidere di emanare un divieto d’entrata, si è bastata su indicazioni da noi fornite, che si sono dunque rivelate solide”.

Su come la Polizia cantonale sia arrivata ad evidenziare la pericolosità di Moutharrik c’è comunque il “no comment” da parte delle autorità. “Dobbiamo comunque chiaramente capire – continua Gobbi – che per monitorare il nostro territorio è importantissimo avere occhi e orecchie aperte su quanto accade da noi, ma anche su quanto accade fuori dal confine. Per questo è importante collaborare sia con le autorità federali che con quelle delle nazioni attorno a noi”.

http://www.cdt.ch/ticino/lugano/154263/un-lavoro-d-intelligence-ticinese#

Il  Cantone “accende”  una nuova segnaletica per ridurre il numero  di incidenti con la selvaggina

Il Cantone “accende” una nuova segnaletica per ridurre il numero di incidenti con la selvaggina

Oggi abbiamo presentato un progetto in ambito di sicurezza sulle nostre strade portato avanti dal mio Dipartimento e del Dipartimento del territorio

Il numero di incidenti stradali che vedono coinvolti gli ungulati (cervi, cinghiali e caprioli) è da tempo in aumento; per prevenire più efficacemente il rischio di collisioni, a partire dalla fine del mese di giugno verranno messi in funzione nuovi sistemi di segnaletica attiva in due punti della rete stradale cantonale.

Il Dipartimento del territorio e il Dipartimento delle istituzioni comunicano che i due sistemi di segnaletica luminosa variabile saranno installati nei prossimi mesi. Nelle prossime settimane la Divisione delle costruzioni avvierà le procedure per la pubblicazione della modifica della segnaletica.
Nel corso dell’ultimo decennio, gli incidenti stradali che hanno coinvolto veicoli e animali selvatici sono aumentati notevolmente. A fine 2014 in Ticino ne erano stati censiti indicativamente 500, ossia il 44% in più rispetto al 2001. A livello svizzero, si contano annualmente circa 20’000 incidenti. Per far fronte a questa situazione un gruppo di lavoro interdipartimentale ha individuato due località sensibili considerando la pericolosità del tratto (numero di incidenti stradali e tipologia degli animali selvatici coinvolti negli stessi), l’eventuale presenza di un passaggio faunistico di importanza nazionale, il traffico medio giornaliero e la lunghezza del tratto. I luoghi ritenuti più opportuni per questa fase sperimentale sono la tratta all’altezza dell’ex-Motel Riviera a Claro e quella in zona Legiüna nel Comune di Serravalle.
Tenuto conto delle esperienze raccolte in altri Cantoni e Paesi, fra le varie possibilità analizzate il gruppo di lavoro ha valutato il sistema di segnaletica attiva come il più efficace per la nostra realtà. Si tratta di un sistema collegato a sensori che, rilevando la presenza di animali a lato della carreggiata, attivano un pannello luminoso, il quale allerta il conducente del pericolo concreto presente su quel tratto di strada. Al finanziamento della fase pilota contribuiscono la Divisione costruzioni con i crediti di miglioria stradale, l’Ufficio della caccia e della pesca con il Fondo di intervento, il Dipartimento delle istituzioni tramite il Fondo della sicurezza relativo al programma di prevenzione “Strade sicure” e i due Comuni direttamente interessati. Se questa fase darà i risultati attesi, si valuterà la possibilità di installare la segnaletica testata su altri tratti stradali interessati da questa problematica.
La Polizia cantonale e l’Ufficio della caccia e della pesca colgono l’occasione per ricordare che come stabilito dalla legge ogni incidente va annunciato immediatamente alla Polizia cantonale. Altrimenti, si rischia la denuncia per inosservanza dei doveri in caso d’incidente e maltrattamento degli animali. Va infatti ricordato che spesso gli animali che fuggono dopo essere stati travolti periscono dopo lunghe sofferenze; in quest’ottica, solo la segnalazione alla polizia o al guardacaccia di zona permette un loro intervento efficace.