Coronavirus: il Governo chiede controlli sistematici alla frontiera

Coronavirus: il Governo chiede controlli sistematici alla frontiera

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha scritto ieri al Consiglio federale esprimendo la propria preoccupazione per la situazione alla frontiera con l’Italia: il notevole flusso transfrontaliero appare infatti solo parzialmente legato a motivi professionali. Il Governo ha rinnovato la richiesta di introdurre controlli sistematici e di chiudere i valichi minori, con delle fasce orarie di eccezione in particolare per i valichi maggiormente utilizzati dai lavoratori del settore sanitario.

Anche se i dati epidemiologici mostrano un miglioramento della situazione nel nostro Cantone, la presenza accertata della nuova «variante inglese» del virus preoccupa le autorità cantonali. Il Dipartimento della sanità e della socialità (DSS) ha introdotto misure di protezione accresciute per le prossime settimane, vietando le visite nelle case per anziani, negli ospedali del settore acuto, nelle strutture di riabilitazione e negli istituti per invalidi. Nella giornata di ieri inoltre, l’Ufficio del medico cantonale del DSS, d’intesa con il Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport, ha posto in quarantena tutti gli allievi e i docenti della scuola media di Morbio Inferiore. La misura si è resa necessaria dopo che nell’istituto sono stati constatati 13 casi di positività, almeno due dei quali riconducibili alla «variante inglese». A seguito di tali decisioni il Consiglio di Stato ha tempestivamente deciso di introdurre il divieto di attività sportive con contatto fisico e quelle svolte in spazi chiusi di bambini e giovani fino al compimento dei 16 anni in tutto il Mendrisiotto.

Il Consiglio di Stato ha nel frattempo trasmesso una lettera al Consiglio federale, esprimendo nuovamente la propria preoccupazione sulla questione del controllo alle frontiere, tuttora irrisolta: l’attuale assenza di controlli sistematici rischia infatti di ridurre l’effetto delle misure restrittive e gli sforzi profusi nella campagna di vaccinazione.

Poiché il recente decreto del Governo italiano limita gli spostamenti tra le regioni italiane, ma non verso gli stati confinanti, il Governo ticinese ha quindi rinnovato la richiesta alla Confederazione – già formulata il 4 novembre e il 21 dicembre scorsi – di introdurre misure di controllo alla frontiera. È stata inoltre richiesta la chiusura dei valichi minori, prevedendo fasce mattutine e serali di eccezione, in particolare nei valichi più utilizzati dal personale sanitario.

Secondo il Consiglio di Stato sarebbe inoltre auspicabile sottoporre sistematicamente a test rapidi i viaggiatori che rientrano in Svizzera da viaggi all’estero, in particolare da aree a rischio, anche europee.

Coronavirus – Disposizioni in vigore in Canton Ticino

Coronavirus – Disposizioni in vigore in Canton Ticino

Comunicato stampa

Dopo le decisioni del Consiglio federale, il Consiglio di Stato ha proceduto oggi a confermare le disposizioni cantonali in vigore per il periodo fra il 18 gennaio e il 28 febbraio. La pressione sul sistema sanitario rimane ancora a livelli di allerta e la presenza anche in Ticino della variante inglese del virus, più contagiosa, impone prudenza. La campagna di vaccinazione nel nostro Cantone procede nel frattempo a ritmi sostenuti: giovedì sera erano già state vaccinate 8’660 persone.

Il Consiglio di Stato condivide l’analisi delle autorità federali in merito all’attuale situazione epidemiologica a livello nazionale e sui pericoli legati alla diffusione delle nuove varianti. Per questo motivo, ha confermato per il periodo fra il 18 gennaio e il 28 febbraio le disposizioni attualmente in vigore.

Il Governo coglie l’occasione per ribadire la raccomandazione rivolta alle persone particolarmente a rischio, per età o patologie pregresse, di limitare la frequentazione di luoghi con elevata concentrazione di persone, come i negozi di generi alimentari, e di privilegiare la fascia oraria mattutina fino alle 10.00 per gli acquisti. Il Governo ricorda che, in caso di necessità per commissioni, è possibile contattare il proprio Comune. Più in generale si raccomanda di limitare il numero di persone per economia domestica per acquisti nei negozi di beni prima necessità e di utilizzare la mascherina in tutte le situazioni in cui non è possibile mantenere il distanziamento fisico, compresi i veicoli privati su cui viaggiano persone non appartenenti alla stessa economia domestica.

Il Consiglio di Stato considera inoltre molto positivo l’andamento della campagna di vaccinazioni nel nostro Cantone, iniziata nelle case per anziani e fra la popolazione residente a domicilio «over 85», e nel frattempo già estesa alle persone con 80 e più anni: a ieri sera erano già state vaccinate 8’660 persone. Si tratta di un segnale che deve infondere speranza, ma che non assicurerà effetti immediati: le dosi a disposizione sono infatti molto limitate e la campagna di vaccinazione richiederà ancora del tempo. Il Governo invita pertanto tutte le persone «over 80» a prenotare il proprio appuntamento in uno dei centri allestiti, chiamando il numero verde 0800 128 128. Si ricorda inoltre che le persone che non hanno la possibilità di recarsi in uno dei centri possono annunciarsi al proprio Comune segnalando l’interesse per una vaccinazione di prossimità, che sarà resa disponibile grazie alla collaborazione dei medici sul territorio e dei Comuni.

In conclusione, il Governo è consapevole della stanchezza che serpeggia fra la popolazione ticinese, dopo quasi un anno di pandemia e misure restrittive, ma considera fondamentale che tutti aderiscano allo sforzo collettivo di responsabilità che è richiesto a ognuno di noi.

https://www3.ti.ch/COMUNICAZIONI/189725/Flyer%20-%20Misure%2018%20gennaio%2028%20febbraio.pdf

“Le reazioni del Governo ticinese”

“Le reazioni del Governo ticinese”

Servizio all’interno dell’edizione di mercoledì 13 gennaio 2021 de Il Quotidiano 

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13748734

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Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 14 gennaio 2021 del Corriere del Ticino

Ora si teme la variante e il flusso dall’Italia

Norman Gobbi commenta le decisioni di Berna: «Salutare che le misure siano omogenee in tutto il Paese, ma potrebbe vanificare il discorso causa-effetto che premia i cantoni virtuosi» Raffaele De Rosa: «Situazione ancora tesa negli ospedali, non potremmo gestire una terza ondata»

Sul fronte cantonale, il Consiglio di Stato ticinese, che negli scorsi giorni aveva formulato le proprie richieste al Consiglio federale in vista delle decisioni comunicate ieri, ha accolto in parte positivamente l’inasprimento delle misure e gli aiuti economici previsti da Berna, ma non senza rimarcare alcune criticità.

Il presidente dell’Esecutivo cantonale Norman Gobbi ha rimarcato che «è salutare il fatto che le misure valgano sull’intero territorio nazionale, evitando discrepanze tra i Cantoni». D’altro canto, però, ciò «potrebbe anche vanificare il discorso causa-effetto; ovvero quel premio agli sforzi fatti, visto che in Ticino oggi stiamo riscontrando una riduzione dei casi positivi e delle ospedalizzazioni, mentre altrove, come in Romandia, vi è un aumento». Anche l’obbligo del telelavoro, per certi versi, potrebbe creare qualche grattacapo. Come verificare che venga rispettato? «Proprio per questo – spiega Gobbi – abbiamo sempre chiesto la forte raccomandazione del telelavoro e non l’obbligo, perché poi diventa difficile controllare se l’eccezione è conforme o meno al diritto». Anche perché, aggiunge, «ci sono dei dipendenti che per svariati motivi comunque vogliono essere fisicamente in ufficio». E sul discorso dei maggiori controlli alla frontiera (richiesta fatta dal Cantone ma non accolta da Berna) Gobbi rimarca che «ci sono Paesi che già oggi chiedono un tampone in entrata, mentre noi non lo facciamo». E visto che le attuali restrizioni si prolungheranno fino al termine di febbraio, Gobbi aggiunge: «Non vorrei che se la Lombardia allentasse le sue misure poi si verificasse un flusso dall’Italia che potrebbe anche vanificare i nostri sforzi e le nostre restrizioni». Infine, a proposito di chiusure, chiediamo a Gobbi se quelle annunciate ieri da Berna non siano un po’ confuse: «È già un miglioramento rispetto alla primavera scorsa, ma è vero che se penso ad una famiglia che sta per avere un figlio, un bene di prima necessità potrebbe essere la cameretta del bimbo. E diventa difficile capire perché non posso andare a ritirare il mobile ordinato. Si tratta quindi di rispondere a un bisogno della popolazione che necessita anche di eccezioni. È sempre più facile scegliere il bianco o il nero rispetto alle gradazioni, ma anche altri Paesi hanno optato per la chiusura delle attività commerciali pur prevedendo un’ampia lista di eccezioni».

Sul fronte sanitario, Raffaele De Rosa, direttore del Dipartimento della sanità e della socialità, ha accolto positivamente le decisioni del Consiglio federale, spiegando di condividere «l’analisi sulla situazione epidemiologica che è stata fatta da Berna». A questo proposito, ha aggiunto, in Ticino «abbiamo una situazione che rimane molto tesa negli ospedali, con molte persone ospedalizzate, e ciò nonostante i miglioramenti osservati in questi giorni. E poi c’è grande incertezza e preoccupazione per le varianti del virus che sono fino al 70% più contagiose». Ma soprattutto, sottolinea De Rosa, «con l’attuale situazione a livello di ospedalizzazioni non saremmo in grado di gestire una terza ondata, che cresce rapidamente, come abbiamo visto ad esempio nel Regno Unito e in Irlanda». Le chiusure, facciamo notare anche al direttore del DSS, sembrano un po’ confuse e poco omogenee: «Condivido questa considerazione. Anche per questo nella nostra presa di posizione avevamo espresso l’importanza di avere chiarezza riguardo a cosa doveva chiudere e cosa poteva rimanere aperto, rispettivamente di poter dare tempo agli imprenditori, alle aziende e ai commerci di pianificare e programmare. E avevamo sempre chiesto anche un sostegno finanziario ai settori toccati».

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Servizio pubblicato nell’edizione di giovedì 14 gennaio 2021 de La Regione

Gobbi: altri sacrifici, serve comprensione
Il presidente del governo: restrizioni per ridurre ricoveri e decessi
Sospira. Consapevole, da presidente del Consiglio di Stato, del pesante impatto che potrebbero avere sulla popolazione gli ulteriori sacrifici imposti da Berna per contrastare la diffusione di questo dannato virus e delle sue mutazioni. Dunque, altre restrizioni. Che, riconosce Norman Gobbi, «una parte dei cittadini vivrà male, dato che i contatti sociali si ridurranno ancora. Si spera che questo nuovo giro di vite deciso dal Consiglio federale abbia effetti positivi sul piano della salute pubblica, anche se al termine della crisi sanitaria non tutti i posti di lavoro, nonostante gli aiuti, saranno mantenuti, non tutte le aziende riusciranno a salvarsi ed è un’amara previsione». Uniti ce la faremo… non tutti. Aggiunge il direttore del Dipartimento istituzioni: «Sarebbe stato preferibile attendere un’eventuale ripresa dei contagi prima di introdurre queste misure, è comunque importante capire che servono per abbassare le ospedalizzazioni e il numero di decessi, che servono dunque per proteggere i nostri anziani e le categorie a rischio in generale. Chiediamo pertanto alla popolazione comprensione, di non mollare e di continuare a rispettare le note regole di comportamento».

Di «positivo», rileva Gobbi incontrando i giornalisti a Palazzo delle Orsoline con i colleghi di governo Christian Vitta (Dipartimento finanze ed economia) e Raffaele De Rosa (Dipartimento sanità e socialità) dopo la conferenza stampa del Consiglio federale, c’è che i provvedimenti appena annunciati varranno per l’intera Confederazione. Compreso l’obbligo del telelavoro. Un obbligo che non era piaciuto a Bellinzona, quando nei giorni scorsi si è pronunciato sulle nuove restrizioni prospettate da Berna. Il Consiglio di Stato preferiva che restasse una raccomandazione. «Non vedevamo la necessità di rendere il telelavoro un obbligo, di cui è oltretutto difficile verificarne il rispetto – spiega il capo dell’Esecutiivo ticinese –. Avevamo anche fatto presente che ci sono persone che vogliono operare sul posto di lavoro, per una serie di motivi. Perché riescono a concentrarsi meglio, perché a casa non ci sono le condizioni per lavorare in modo ottimale, proficuo. E su questo tema il Ticino non era solo».

Vitta: aiuti finanziari, accolte le nostre richieste
Quelle prese dal Consiglio federale sui casi di rigore «sono sicuramente decisioni che vanno nella direzione che avevamo richiesto», dichiara alla ‘Regione’ il direttore del Dipartimento finanze ed economia Christian Vitta. In particolare «avevamo chiesto di aumentare gli aiuti sbloccando il fondo di riserva di 750 milioni di franchi, di rendere più chiaro il tema dell’accesso ai casi di rigore per i settori oggetto di chiusura, di prevedere una percentuale un po’ più alta di aiuti a fondo perso. Tutto questo è stato chiarito e ottenuto». Per questi 750 milioni sbloccati non è ancora stata decisa la ripartizione per i Cantoni, continua Vitta. Ma «possiamo già prevedere adesso che supereremo i 75 milioni di franchi già decisi perché la Confederazione ha sbloccato la riserva. Non sappiamo quanto arriverà al Ticino di questa cifra, che inizialmente era prevista come ridistribuzione ai Cantoni a carico della Confederazione. Se viene mantenuto questo principio saranno più soldi da Berna, se chiederanno una partecipazione ai Cantoni si andrà oltre». L’altro ieri la commissione parlamentare della Gestione ha firmato all’unanimità il rapporto favorevole al messaggio del Consiglio di Stato sui casi di rigore, con l’assicurazione di essere pronti a emendarlo di concerto con il Dipartimento finanze ed economia nel caso fossero arrivate ulteriori misure dal Consiglio federale. Cosa che è successa. Quindi i 75,6 milioni di franchi suddivisi in 51,1 milioni federali e 24,5 cantonali aumenteranno, anche se non si sa quando. Di conseguenza andranno posti degli emendamenti sia al messaggio sia al rapporto. Vitta annota come «in questi giorni analizzeremo le modifiche per adeguare, dove necessario, i decreti di legge. La Gestione avrà poi la possibilità di valutarli e recepirli mandandoli avanti come emendamenti al messaggio». In ogni caso, l’approvazione viene ritenuta sicura per la sessione di Gran Consiglio che si inaugurerà lunedì 25 gennaio. E, conclude il direttore del Dfe, «i primi aiuti dovrebbero essere versati nel corso del mese di febbraio».

De Rosa: resta il problema degli assembramenti nei trasporti pubblici
Nuove restrizioni da Berna, anche se i casi positivi al Covid diminuiscono… «Condivido l’analisi del Consiglio federale sulla situazione epidemiologica – afferma il direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa –. Gli ospedali rimangono sotto pressione, nonostante in questi ultimi giorni si sia visto un miglioramento tanto dal profilo dei contagi quanto da quello delle nuove ospedalizzazioni». Meno casi, tuttavia «il numero dei ricoverati resta alto, in particolare nelle cure intense». C’è poi «una grande incertezza sulle varianti, quella inglese e quella sudafricana, del virus, contagiose fino al 70 per cento in più. E anche su questo punto condivido le riflessioni del Consiglio federale: dato l’attuale livello di ospedalizzazioni, non saremmo in grado di gestire e frenare una terza ondata». Esprimendosi sui provvedimenti che Berna aveva proposto e messo in consultazione, ricorda De Rosa, il governo ticinese «si era detto d’accordo con il prolungamento sino a fine febbraio delle misure già in atto, ritenendo inoltre importante avere delle misure uniformi a livello nazionale. Ed è ciò che avvenuto. Quindi da questo punto di vista anche la chiusura di negozi considerati non essenziali in questo particolare momento è una misura che ha senso. Salutiamo positivamente pure il fatto che anche le donne in gravidanza siano state inserite tra le persone a rischio, come avevamo chiesto nella procedura di consultazione. Rinnoviamo comunque ancora l’invito a Berna a rafforzare ulteriormente gli aiuti economici, a monitorare maggiormente la situazione alle frontiere e a ridurre gli assembramenti sui trasporti pubblici. Rafforzamento delle risorse finanziarie, incremento dei controlli alla frontiera, riduzione degli assembramenti sui mezzi di trasporto pubblici sono richieste, peraltro, che sono state sempre al centro delle nostre prese di posizione all’indirizzo del Consiglio federale». E quello dei trasporti, assicura Gobbi, «è un tema che torneremo ad affrontare».

 

“Finalmente misure uguali per tutti”

“Finalmente misure uguali per tutti”

Da www.ticinonews.ch
 
 
Il presidente del Governo ticinese Norman Gobbi saluta con favore le decisioni del Consiglio federale, ma mancano risposte sulle frontiere. 
Le ultime misure restrittive annunciate oggi dal Consiglio federale soddisfano in parte il presidente del Consiglio di Stato ticinese Norman Gobbi, che sperava in qualche risposta in più riguardo ai controlli alle frontiere. “Da un lato è da salutare il fatto che vengono applicate misure sull’intero territorio nazionale. Ma rilevo che, a livello nazionale c’è preoccupazione per una ripartenza in quei Cantoni in cui ci sono state delle chiusure (come in Romandia). Questo preoccupa l’autorità federale e sono stati annullati eventi di carattere nazionale e internazionale, come la gara del Lauberhorn di Coppa del Mondo, che hanno probabilmente influito su una percezione di un problema che è più sensibile in Ticino rispetto alla Svizzera tedesca”.

Per quanto riguarda la questione delle frontiere, Gobbi sottolinea che non sono arrivate rassicurazioni: “Altri paesi chiedono a chi proviene dalla Svizzera dei tamponi per certificare che non siano positivi. La Svizzera su questo fronte continua a rimanere silente. Scriveremo ancora una lettera al Consiglio federale, segnalando questa realtà. Inoltre se l’Italia dovesse riaprire prima della fine di febbraio, dovremo fare dei controlli proprio per evitare di vanificare gli sforzi che chiediamo alla nostra popolazione”.

Per quanto riguarda l’obbligo del telelavoro, diventa difficile controllare che venga rispettato. “L’obbligo è formulato, ma se leggiamo come attuarlo diventa una forte raccomandazione (se possibile, dove, come e quando)” spiega Gobbi. “Per questo abbiamo sempre ribadito che la miglior soluzione è la forte raccomandazione: in Ticino è stato fatto e vediamo come in questi giorni vi sia molto meno traffico”. Non sono comunque previsti maggiori controlli. “Non sta tanto alla polizia farlo, ma all’ispettorato del lavoro e alle commissione paritetiche. Ma sta soprattutto al buon senso del datore di lavoro e deii collaboratori rispondere a questa sfida”.

Sui rapporti con il mondo sanitario, che ieri ha inscenato una protesta dimostrativa esponendo sui balconi camici bianchi, Gobbi sottolinea che il dialogo prosegue. “Ci siamo confrontati sui punti di vista, al di là degli appelli. L’autorità politica è al centro di tutti i punti di vista e deve considerarli tutti. Abbiamo cercato di veicolare l’aspetto di cui c’è bisogno: dare fiducia e certezza. La prospettiva del Consiglio federale è comunque un miglioramento: dice cosa vuole fare nelle prossime settimane, dando tempo alle attività commerciali di organizzarsi. Per chi è già oggi in chiusura è una prospettiva lunga e gli aiuti in messi campo non risolveranno tutti i problemi perché purtroppo posti di lavoro o alcune attività non ci saranno più dopo la riapertura”.

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Da www.rsi.ch/news

Ticino e Grigioni “un po’ sorpresi”
Gobbi: “L’evoluzione dei contagi era già positiva”. Caduff: “La logistica degli aiuti sarà una sfida”

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Ticino-e-Grigioni-un-po-sorpresi-13748560.html

I cantoni erano stati consultati sulla possibilità di un inasprimento delle misure contro la pandemia in Svizzera, ma “vista l’evoluzione positiva dei contagi anche a sud delle Alpi, la chiusura dei negozi giunge inattesa”, ha reagito Norman Gobbi alla RSI. Per il presidente del Governo ticinese, “rispetto a fine dicembre c’è perlomeno la prospettiva di un aiuto per la ristorazione” e le altre attività a cui viene imposta la chiusura, anche se i contributi non coprono interamente le perdite. Il preventivo 2021 è in profondo rosso, ma “se la Confederazione aumenterà le sue capacità di intervento per i casi di rigore”, il Cantone seguirà “in proporzione”. Altro aspetto positivo, le misure prese valgono in tutto il paese, non ci sarà una concorrenza intercantonale. Il Ticino ne teme però una internazionale, nell’eventualità di un allentamento delle restrizioni in Lombardia.

Sulla stessa linea di Gobbi anche Marcus Caduff, vicepresidente del Consiglio di Stato grigionese, sia per la relativa sorpresa che per la soddisfazione per gli aiuti, che chiamano comunque in causa anche i cantoni: “Noi siamo pronti, abbiamo la base legale e messo a disposizione 39 milioni di franchi, che però non basteranno mai. L’altra sfida sarà la logistica per distribuire questi aiuti, ci aspettiamo che più di 2’000 aziende chiedano un sostegno finanziario”, ha detto il responsabile del dipartimento dell’economia pubblica e della socialità. Quanto stabilito oggi, mercoledì, dal Governo federale, poi, è “una soluzione per i ristoranti, ma non ancora per alberghi e stazioni invernali”, che Coira non potrà aiutare da sola. Bisognerà quindi bussare nuovamente alla porta di Berna.

E la Confederazione può permettersi di mettere sul piatto altri interventi finanziari, secondo la consigliera agli Stati socialista Marina Carobbio, che nel 2020 ha presieduto la deputazione ticinese alle Camere. “Tutte le misure sanitarie devono essere accompagnate da misure economiche”, afferma in vista della prossima sessione del Parlamento, quando bisognerà discutere – come anticipato da Guy Parmelin – un aumento della somma a disposizione per i casi di rigore. “Mi auguro che non ci sia una bagarre politica”, ha affermato Carobbio, che risponde all’UDC secondo la quale il Governo con le chiusure sta trascinando la Svizzera nella povertà. Gli aiuti ci sono proprio per evitare che la gente si ritrovi nel bisogno, afferma, ricordando come il Consiglio federale si sia presentato in conferenza stampa oggi non con il solo Alain Berset ma anche con i due democentristi Ueli Maurer e Guy Parmelin. Quanto ai mezzi a cui la Confederazione potrà attingere, ha concluso, bisognerà aprire la discussione anche sulle riserve della Banca nazionale.

Il 2020 di Norman Gobbi

Il 2020 di Norman Gobbi

Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 31 dicembre 2020 de Il Quotidiano

https://rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13719640

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Da www.ticinonews.ch

https://www.ticinonews.ch/ticino/il-lavoro-dietro-le-quinte-non-si-e-mai-fermato-YD3621010

“Il lavoro dietro le quinte non si è mai fermato”
Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi: “Auguri di cuore a tutta la popolazione per un 2021 di pace e serenità”
 
“Oggi la parola ‘positività’ ha quasi assunto un’accezione negativa pensando soprattutto ai casi positivi di Covid che hanno colpito il nostro territorio”. Sono le parole di Norman Gobbi che, intervistato da TeleTicino, incalza: “Ma la positività dello spirito non l’abbiamo mai persa, non solo il sottoscritto ma anche il Governo, nell’affrontare una sfida difficile che ha messo sotto pressione la nostra popolazione”.
 
Molto lavoro è rimasto nell’ombra
“Covid a parte – spiega il Presidente del Governo – nel 2020 tutti i Dipartimenti hanno portato avanti i propri progetti, come quelli di rilancio economico, di innovazione, di rafforzamento dei trasporti pubblici, la formazione per chi è più debole e il miglioramento del servizio di presa a carico dei nostri anziani a domicilio o negli istituti di riposo”.
Molto lavoro è infatti rimasto nell’ombra del Covid: “Il lavoro dietro le quinte non si è mai fermato, mi riferisco anche a dei progetti strategici che saranno presentati a inizio 2021”, precisa Gobbi.
 
Il Governo è unito
“Sono diventato Presidente del Consiglio di Stato a maggio dopo la prima ondata. Con Vitta siamo riusciti a gestire bene il passaggio e il Governo è rimasto veramente unito al di là delle discussioni interne che sono del tutto normali. La forza di questo Governo è stata proprio quella di rimanere uniti dopo aver preso delle decisioni importanti, nel condurre un’azione che non era facile e che non lo è tutt’ora”.
 
Elezioni comunali
“In primavera abbiamo adottato delle misure drastiche. Chiaramente la campagna elettorale tradizionale fatta di contatti sul terreno sarà meno possibile rispetto al passato. Sarà dunque importante garantire che tutte le idee possano essere espresse e sta ai candidati inventarsi dei nuovi modi per farsi conoscere. D’altra parte sarà importante rafforzare l’utilizzo del voto per corrispondenza”.
 
Gli auguri di buon anno
Gobbi conclude con un auguri a tutta la popolazione ticinese: “Che tutta la popolazione possa trovare nel 2021 quella pace e quella serenità che è purtroppo mancata nel 2020. Auguri di cuore!”
Il Cantone concede le autorizzazioni d’esercizio alle stazioni sciistiche

Il Cantone concede le autorizzazioni d’esercizio alle stazioni sciistiche

Comunicato stampa

Il Gruppo di lavoro “Grandi Manifestazioni” istituito dal Consiglio di Stato ha concesso oggi l’autorizzazione d’esercizio a tutte le stazioni sciistiche ticinesi, dopo aver analizzato i piani di protezione presentati da ogni singola stazione invernale. Piani che sono basati sulle attuali disposizioni imposte a livello federale.

Nel comunicare tale decisione, lo speciale Gruppo di lavoro evidenzia come le autorizzazioni non avranno una durata illimitata. La possibilità di tenere aperti gli impianti è infatti condizionata all’evoluzione epidemiologica che si registra a livello cantonale, al rispetto dei piani di protezione e a eventuali cambiamenti dell’ordinanza federale.
Per tutte le stazioni sciistiche ticinesi è previsto un contingentamento del numero di sciatori. Una restrizione che permetterà di gestire al meglio e in tutta sicurezza la pratica dello sci a coloro che raggiungeranno le piste.
Nel rispetto delle disposizioni federali e cantonali, anche sulle piste da sci i ristoranti e i bar resteranno chiusi, così come avviene nel resto del Cantone. Sarà tuttavia possibile il servizio d’asporto (take away), ma senza possibilità di consumare direttamente sul posto o nelle immediate vicinanze e in modo da non creare assembramenti con più di 5 persone.
I gestori degli impianti sciistici ticinesi hanno dimostrato una buona capacità di adattamento della loro attività alle condizioni imposte dall’attuale situazione. Saranno chiamati a far rispettare dagli utenti delle piste i piani di protezione prestabiliti. Inoltre il Cantone, in collaborazione con la Polizia cantonale, vigilerà affinché le norme siano rispettate. In caso contrario, come detto, potrebbe essere revocata l’autorizzazione d’esercizio. Per concludere si rinnova agli sciatori l’appello alla massima prudenza.

Montagne sicure: ai nastri di partenza la campagna invernale

Montagne sicure: ai nastri di partenza la campagna invernale

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni, in collaborazione con la Polizia cantonale, continua la sua attività di prevenzione in montagna con il lancio della campagna invernale del programma Montagne sicure. Quest’anno la campagna ha un duplice obiettivo: da un lato sensibilizzare la popolazione ad adottare un comportamento corretto in rapporto alle disposizioni anti-Covid, dall’altro sensibilizzare i frequentatori degli impianti sciistici e coloro che decidono di avventurarsi in montagna sui rischi che queste attività comportano.  

La pratica dell’escursionismo richiede particolare prudenza, poiché è sufficiente una piccola disattenzione per infortunarsi in maniera anche grave. I dati degli ultimi anni purtroppo registrano ancora un numero elevato di infortuni avvenuti in montagna. Se da una parte la pratica dell’escursionismo favorisce la forma fisica e la salute, dall’altra i dati statistici dell’Ufficio prevenzione infortuni (UPI) testimoniano un aumento del numero di vittime mortali nell’alpinismo e nello sci-escursionismo. Per quanto riguarda quest’ultima attività sportiva, tra il 2010 e il 2019 si sono verificati in totale 210 incidenti mortali (un aumento rispetto ai 136 incidenti avvenuti tra il 2000 e il 2009). Dal canto suo l’alpinismo conta purtroppo 238 incidenti mortali. I dati raccolti dalla Polizia cantonale nel 2020 evidenziano 5 infortuni in montagna con esito letale. Nel 2018 si erano rilevati 10 infortuni con esito letale in montagna, mentre nel 2019 i casi registrati erano stati 6.
Il programma di prevenzione Montagne sicure intende continuare a sensibilizzare coloro che decidono di avventurarsi alla scoperta dei nostri meravigliosi paesaggi innevati, con l’obiettivo di ridurre gli incidenti e gli infortuni. Affinché frequentare le nostre vette sia sempre un piacere, gli specialisti alpini forniscono poche ma indispensabili raccomandazioni da seguire, sia agli esperti sia ai neofiti della montagna: ·

  • Mai avventurarsi da soli in caso di gite, di sci-escursionismo o di sci fuori pista.
  • Pianificare accuratamente le uscite con l’ausilio di una cartina topografica, tenendo in considerazione le proprie capacità fisiche e tecniche.
  • Portare sempre con sé il materiale di sicurezza primario: ARTVA, sonda, pala, farmacia, bibita calda, cartina topografica, provviste sufficienti e un mezzo per comunicare.
  • Non speculare sull’attrezzatura e l’abbigliamento.
  • In caso di poca esperienza rivolgersi alle società alpinistiche o affidarsi alle guide alpine.

In collaborazione con la Cancelleria dello Stato, sarà ulteriormente distribuito il flyer rivolto in particolare ad escursionisti, contenente questi e altri fondamentali consigli di sicurezza. Fra le diverse raccomandazioni, si richiama l’attenzione all’importanza dei preparativi (attrezzatura adatta e provviste sufficienti), della scelta di un itinerario idoneo alle proprie capacità fisiche, dell’importanza di consultare il bollettino delle valanghe e di informarsi sulle condizioni della neve. 
Con lo scopo di mantenere una linea di continuità del progetto sono inoltre stati prodotti cinque nuovi videomessaggi registrati da specialisti del settore alpino, contenenti consigli per gli escursionisti. Questi filmati saranno diffusi anche sui social dai profili ufficiali della Polizia cantonale e sul canale Youtube della Repubblica e Cantone Ticino.
Quest’anno, in relazione all’emergenza sanitaria, per la quale l’invito è di continuare a seguire le fondamentali regole di igiene accresciuta e di distanza sociale, sono stati creati dei banner con le icone della campagna cantonale di prevenzione sanitaria, i quali saranno posizionati nelle tredici stazioni sciistiche ticinesi.
Da inizio gennaio e fino al mese di marzo sarà inoltre attivo il concorso “Quizneve”. Si tratta di un concorso a premi con domande settimanali che indurrà i partecipanti a navigare sul sito www.montagnesicure.ch per poter rispondere a quesiti di carattere generale su aspetti legati alla sicurezza in montagna.  

Siate prudenti e rispettate le regole, affinché la montagna sia sempre un piacere.  

I comprensori sciistici in Ticino restano aperti. “Siamo soddisfatti di quanto deciso da Berna”

I comprensori sciistici in Ticino restano aperti. “Siamo soddisfatti di quanto deciso da Berna”

Da www.liberatv.ch

In alcune giornate sarà possibile ritrovarsi in dieci, ma si invita alla prudenza.
Gobbi: “Il Governo ha tenuto il passo per tutto il periodo”.
Il Cantone era pronto a intervenire se non fosse stato d’accordo con quanto scelto da Berna

Gobbi: “Misure più strette rispetto a Berna”

“Dopo le comunicazioni del Consiglio Federale sulle misure decretate oggi e da applicare dal 22 ringrazio i colleghi che sono con me. La situazione è sempre critica, anche se al venerdì abbiamo avuto il minor dato di contagi, quando di solito era il più alto. Ma la notizia non può lasciarci tranquilli, anche se potrebbe essere un preludio degli effetti delle misure, prima cantonale con la riduzione degli orari di chiusura di bar e ristoranti e poi con l’allineamento di Berna. Purtroppo non è sufficiente e la stagnazione delle ultime settimane, con un aumento settimana scorsa, ci preoccupa e ha bisogno altre misure”.

“Siamo pronti a prendere misure. Ne abbiamo discusso mercoledì, nell’ottica di decidere oggi. Stamattina abbiamo ipotizzati alcuni scenari in attesa delle scelte federali, per non avere cacofonia, decidendo magari mercoledì per dover cambiare. Abbiamo visto un disallineamento tra le comunicazioni, che non ha aiutato la comprensione delle misure: bisogna essere chiari nella comunicazione e allineati, per affrontare questo periodo decisivo, con la frenesia di chi non ha ancora finito gli acquisti di Natale e la tranquillità con un periodo che ci richiama a essere fermi e prudenti, oltre che a ricercare gli affetti”.

“Abbiamo preso atto delle decisioni di Berna, anche se alcuni punti saranno da chiarire, penso agli aiuti, per la ristorazione e l’albergheria che saranno colpiti e anche per le attività sportive e del tempo libero”.

“Ci allineiamo quanto deciso dalla Confederazione e confermiamo le misure più restrittive con delle eccezioni per i giorni delle festività natalizie”.

“Assembramenti vietati per più di 5 persone, nei luoghi pubblici, più restrittiva di quella federale, ma confermata. Le riunioni a casa possono essere di 5 persone, ancora come adesso. Ma il 24, il 25, il 26, il 31 e il 1o gennaio potranno esserci al massimo 10 persone, ci allineiamo a Berna aumentando la capacità e riconoscendo il bisogno delle famiglie di riunirsi”.

“Restano possibili le riunioni e le assemblee politiche. Le celebrazioni religiose possono avvenire con al massimo 30 persone, misura più restrittiva di Berna. Ma per le celebrazioni del 24 e 25 dicembre è consentita una partecipazione fino a 50 persone con il rispetto delle misure”.

“Anche i locali erotici e notturni devono restare chiusi, è vietato l’esercizio della prostituizione”.

“Il 6 gennaio i negozi e le strutture pubbliche devono restare chiusi”.

“Ai gestori dei negozi e centri commerciali è ribadito l’obbligo di rispettare i piani di protezione che saranno più stringenti, soprattutto a livello di numero di persone che potranno essere all’interno, come deciso da Berna”.

“Raccomandazione e obbligo di mantenere la mascherina se non ci sono le distanze”.

“Sconsigliato a chi ha patologie pregresse di frequentare luoghi con tanta gente, pensiamo per esempio ai centri commerciali. Chiediamo a chi è a rischio di andare nei negozi e anche negli alimentari nella fascia mattutina, fino alle 10, semmai di far uso degli aiuti di chi garantisce le consegne a domicilio, come comuni e associazioni. Chi vuole o deve viaggiare resta attiva l’hotline cantonale”.

“Le disposizioni entrano in vigore martedì 22 dicembre sino al 22 gennaio”.

“Chiediamo a tutti di essere prudenti su più fronti. Nell’ambito degli acquisti natalizi, pianificandoli per tempo, evitando l’ultimo momento. Anche nelle attività all’aperto, che è ammessa, ma non esente da rischi”.

“Pensando alla protezione della popolazione, con regimi di apertura e chiusura attorno a noi, come l’Italia, abbiamo deciso di chiedere all’autorità federali la chiusura dei valichi secondari per poter meglio controllare i principali. In Italia ci saranno delle limitazioni che da noi sono impensabili, numerosi cittadini italiani sono venuti da noi a godere delle nostre libertà: d’altro canto, devono garantire anche il rispetto del paese dove arrivano”.

“Sottolineo l’impegno di tutti noi Consiglieri di Stato, con le riunioni straordinarie oltre agli impegni dei dipartimenti. Lo abbiamo fatto rispettando tutte le sensibilità. Ringraziamo i nostri collaboratori e il Dottor Merlani per ringraziare tutti gli operativi al fronte. Il Governo è riuscito a tenere il passo e il gioco di squadra, è il nostro compito, ringrazio dunque i miei colleghi, abbiamo lavorato insieme e per voi per proteggere la popolazione e mantenere un equilibrio fra le varie necessità”.

“Per i comprensori sciistici avevamo chiesto criteri oggettivi per evitare mobilità. Abbiamo chiesto ai nostri comprensori di privilegiare i clienti locali e di ridurre la capacità. Vorremmo anche maggior presenza sulle piste di pattugliatori, perchè se qualcuno si fa male ha bisogno di un ricovero, per cui serve sensibilizzazione. Stanno camminando sulle uove, che rischiano di rompersi”. 

Coronavirus – Disposizioni cantonali per le festività

Coronavirus – Disposizioni cantonali per le festività

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato saluta positivamente le misure annunciate oggi dal Consiglio federale per fronteggiare la diffusione del coronavirus in Svizzera, e ha adattato le disposizioni cantonali. Il Governo ticinese condivide la decisione di inasprire il quadro normativo per il periodo delle festività, con l’obiettivo di ridurre sensibilmente il numero di nuovi contagi e di ospedalizzazioni. La decisione odierna crea un quadro normativo uniforme, chiaro e con una prospettiva temporale adeguata. Il Governo manterrà in ogni caso misure cantonali più restrittive rispetto al quadro federale. Accanto a queste disposizioni, il Consiglio di Stato auspica che a livello federale si faccia chiarezza sugli aiuti economici a sostegno dei settori colpiti. Da parte sua il Governo ticinese presenterà settimana prossima il messaggio governativo sui casi di rigore con aiuti previsti nell’ordine di 75 milioni di franchi.

Il Consiglio di Stato prende atto con favore dell’inasprimento deciso dalla Confederazione: la soluzione presentata dal Consiglio federale ha il pregio della chiarezza fornendo alla popolazione regole univoche sul territorio nazionale per tutto il periodo delle festività.

Le disposizioni a livello federale per il periodo fra il 22 dicembre e il 22 gennaio, annunciate oggi pomeriggio, comprendono in particolare:

  • Chiusura di bar e ristoranti (inclusi quelli nei comprensori sciistici), ad eccezione di mense aziendali, mense scolastiche della scuola dell’obbligo e ristoranti degli alberghi (riservati agli ospiti).
  • Chiusura degli impianti sportivi e per il benessere, mentre la pratica dello sport all’aperto è consentita in gruppi di non più di cinque persone nonché a bambini e giovani fino ai 16 anni.
  • Chiusura delle strutture per la cultura e il tempo libero, con la possibilità di svolgere attività culturali in piccoli gruppi.
  • Ulteriore riduzione della capienza nei negozi, oltre alla conferma delle chiusure obbligatorie tra le 19 e le 6, la domenica e nei giorni festivi.
  • Queste regole sono inoltre accompagnate dall’invito alla popolazione a restare a casa, riducendo il più possibile i contatti sociali e rinunciando a viaggi e spostamenti non strettamente necessari.

In Ticino rimarranno inoltre in vigore le seguenti misure più restrittive rispetto al quadro normativo federale:

  • Assembramenti fino a un massimo di 5 persone negli spazi pubblici.
  • Incontri privati fino a un massimo di 5 persone con eccezioni per il 24, 25, 26, 31 dicembre e il 1° gennaio dove il limite sarà di 10 persone.
  • Servizi d’asporto e consegna a domicilio permessi fino alle 22.00.
  • Celebrazioni religiose, ammesse fino a 30 persone con eccezione il 24 e 25 dicembre dove saranno autorizzate fino a 50 persone se garantiti adeguati piani di protezione.
  • Le domeniche, gli altri festivi e il 6 gennaio 2021 i negozi e le strutture accessibili al pubblico rimarranno chiusi come previsto dalle disposizioni federali

Accanto a queste disposizioni, il Consiglio di Stato auspica che a livello federale si faccia chiarezza sugli aiuti economici a sostegno dei settori colpiti. Da parte sua il Governo ticinese presenterà settimana prossima il messaggio governativo sui casi di rigore con aiuti previsti nell’ordine di 75 milioni di franchi.
In vista delle imminenti festività, il Consiglio di Stato rivolge alla popolazione un pensiero di gratitudine per gli sforzi dimostrati in questi mesi nell’applicare le raccomandazioni sanitarie e nel rispettare le regole emanate dalle autorità. Nell’auspicio che si tratti dell’ultima grande festività che dovremo vivere sotto restrizioni così severe, il Governo invita quindi tutti a un ultimo sforzo a favore del bene comune e dei nostri operatori sanitari.
Il Consiglio di Stato rinnova inoltre l’invito restare a casa il più possibile e a limitare i contatti sociali nel corso di tutto il periodo natalizio. Invita anche la popolazione a pianificare per tempo gli acquisti e di evitare gli orari di forte concentrazione di persone. In questo senso saluta positivamente anche le nuove limitazioni di capienza per negozi e commerci.

Dal Ticino a Berna tre richieste sul Covid

Dal Ticino a Berna tre richieste sul Covid

Da www.ticinonews.ch

Il Consiglio di Stato si è espresso sugli scenari proposti dal Consiglio federale. Gobbi: “Sì al meccanismo, ma non basta”
È partita oggi la risposta del Consiglio di Stato ticinese agli scenari proposti da Berna per contenere i contagi. Il meccanismo proposto, ovvero un sistema graduale di pacchetti da introdurre a seconda della gravità della situazione, convince il Governo, ma alcuni aspetti vanno chiariti. Inoltre, i cinque ministri hanno formulato tre rivendicazioni: dichiarare lo stato di situazione straordinaria, porre delle limitazioni sul trasporto pubblico e introdurre un sistema di controllo alle frontiere. Rivendicazioni che sono state spiegate nel dettaglio dal presidente del Governo Norman Gobbi ai colleghi di Teleticino.

Le misure cantonali: proroga o inasprimento?
In attesa delle decisioni del Consiglio federale, restano in vigore le misure cantonali fino al 23 dicembre. Misure che potrebbero essere rinnovate o inasprite. “Il Consiglio di Stato si riserva di decidere nei prossimi giorni sulle misure da introdurre gradualmente, come fatto finora” precisa Gobbi. “In questi giorni vedremo l’effetto delle misure decise la scorsa settimana”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/dal-ticino-a-berna-tre-richieste-sul-covid-FB3571052