«Troppo tempo tra una tappa e l’altra Il Governo ticinese lo farà presente»

«Troppo tempo tra una tappa e l’altra Il Governo ticinese lo farà presente»

Norman Gobbi e Raffaele De Rosa commentano le decisioni di Berna

Un allentamento graduale, a tappe e senza deroghe ai Cantoni. La via scelta da Berna per uscire dal confinamento passa, o meglio, inizia il 1. marzo con una serie di riaperture alla quale seguirà una seconda tappa il 1. aprile. Una scelta che il Ticino, cantone che proprio la scorsa settimana aveva inviato una lettera a Berna chiedendo di tener conto delle necessità e delle peculiarità regionali – ha accolto non senza qualche criticità. «Da un lato è un approccio molto prudente ma dall’altro non tiene conto di quanto avviene oltreconfine, in particolare nella vicina Penisola», osserva il presidente del Governo Norman Gobbi. «È evidente che se in Lombardia vigono più libertà per la popolazione ticinese diventa più difficile accettare delle misure così restrittive». Per il presidente dell’Esecutivo è «positivo che ci saranno più libertà in ambito commerciale e di tempo libero», mentre per quanto riguarda il settore della ristorazione c’è appunto «una grossa dicotomia con la realtà lombarda». Questo settore dovrà in ogni caso tirare la cinghia almeno fino al 1. aprile, data a patire dalla quale verranno valutati eventuali altri allentamenti. Delle eccezioni – leggasi aperture di bar e ristoranti – non verranno concesse sulla base della situazione epidemiologica dei singoli cantoni. Una decisione – ha specificato Berset – che è stata presa per non creare situazioni di disparità di trattamento tra cantoni. «Dal punto di vista della condotta è ammissibile, ma da quella epidemiologica bisogna tenere presente che il Ticino viaggia a una velocità diversa, con un’evoluzione molto positiva negli ultimi tre giorni. Ciò significa che le varianti non sembrano incidere sulla casistica. In fase di consultazione – spiega Gobbi – , esprimeremo il nostro punto di vista». Un altro aspetto che il Governo affronterà nella sua risposta al Consiglio federale è quello della tempistica. Come detto, si parla di quasi cinque settimane tra la prima e la seconda valutazione sugli allentamenti. Un lasso di tempo che il Consiglio di Stato rivedrebbe anche al ribasso: «Lo faremo presente a Berna», conferma Gobbi. «Va tenuto presente che a marzo la Germania valuterà delle riaperture e per la Svizzera diventerebbe ancora più difficile mantenere delle regole più ferree». Tornando in Ticino, aprile è sinonimo di ripresa della stagione turistica e a questo proposito il presidente del Governo conferma che l’obiettivo «è dare il via a una serie di test per il personale delle strutture ricettive in modo da poter tornare in sicurezza in alberghi e ristoranti almeno per Pasqua».

Dal canto suo, anche il direttore del DSS Raffaele De Rosa sottolinea che gli allentamenti «seguono l’orientamento voluto dal Consiglio di Stato, ossia quello di un’uscita a tappe che tenga conto dell’evoluzione epidemiologica». Nonostante ciò, «possiamo anche dire che la prospettiva tra la prima e la seconda tappa è piuttosto timida e lunga nei tempi perché già dopo 14 giorni si possono vedere gli effetti delle misure». In questo senso, spiega De Rosa, «lasciare un mese di tempo tra una tappa e l’altra appare un po’ eccessivo». Inoltre, anche sui «contenuti degli allentamenti nella seconda tappa c’è stata molta cautela, in particolare per il settore della ristorazione». Ad ogni modo «questa cautela da parte di Berna può essere compresa a fronte dei rischi presenti in questo momento, in particolare riguardo alla diffusione delle nuove varianti, che in Ticino oggi rappresentano il 40% dei nuovi casi, con picchi del 60%. È necessario evitare una terza ondata che potrebbe avere conseguenze nefaste». Riguardo agli allentamenti per le fasce più giovani della popolazione, De Rosa afferma che si «tratta di un passo nella giusta direzione. Questa sensibilità verso i giovani è benvenuta e assolutamente necessaria».

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 18 febbraio 2021 del Corriere del Ticino

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Da Berna una strategia che non scalda il TicinoGobbi: “Non si risponde alle criticità  emerse”.

Le novità  giunte ieri da Berna non scaldano particolarmente il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. Raggiunto dalla “Regione” per un commento, afferma infatti che «da un lato é stata data un’indicazione, ma dall’altro non si risponde alle criticità emerse durante la riunione recente dei governi cantonali. Il Ticino e altri Cantoni si sono espressi criticamente su questa politica molto prudente vista l’evoluzione epidemiologica. Se é vero che questa non é uguale su tutto il territorio, é però vero che c’è una generale volontà  di tornare alla normalità  ritenuto come, anche tenendo conto dei cantoni che hanno un’evoluzione negativa, dal punto di vista sanitario e delle ospedalizzazioni non ci sono ricadute negative. Grazie anche alle vaccinazioni che tutelano le persone maggiormente a rischio». L’aspetto positivo, riprende Gobbi, «é un allentamento nei commerci, per lo sport all’aperto soprattutto a beneficio dei giovani, ma per il cittadino comune e per chi ha un’attività economica gli aiuti di Stato aumentati non andranno mai a sostituire la mancata attività». Resta aperta, ad ogni modo, la questione dei controlli alle frontiere più volte chiesti dal Ticino alla Confederazione ma che per ora restano fermi al palo. «La Svizzera é l’unico Paese che con Italia e Germania non chiede determinati controlli – risponde il direttore del Dipartimento istituzioni -. Chiederemo presto, e ancora, alla Confederazione di essere parte attiva perché é sua competenza tutelarci anche da un eventuale spostamento di traffico dal Brennero al Gottardo, cosa che, non solo dal punto di vista sanitario ma anche ambientale, ci preoccupa».

De Rosa: ‘Tempistica di un mese eccessiva’
Per il direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa «le proposte che vengono messe in consultazione vanno nella direzione di quanto auspicava il Consiglio di Stato, cioè avere una strategia di graduale ritorno alla normalità con un piano di azione a tappe, ponendo un accento particolare verso chi è toccato particolarmente da questa situazione come i giovani». Per De Rosa gli allentamenti proposti «danno una prospettiva», ma a titolo personale afferma che «quella del Consiglio federale è una prospettiva lunga nei tempi, perché la seconda tappa è prevista un mese dopo la prima annunciata per il 1° marzo. Sappiamo che l’efficacia di una misura può già essere valutata dopo due settimane e in questo senso – prosegue il direttore del Dss – la tempistica di un mese mi sembra eccessivamente lunga, oltre che timida nelle proposte».
Nel senso che, specifica, «tenuto conto della situazione epidemiologica attuale, si poteva sperare in qualcosa in più a livello di allentamenti». Detto questo, per De Rosa quanto deciso a Berna «si può però comprendere. È usare prudenza dopo che il Consiglio federale stesso aveva dichiarato apertamente di aver sottovalutato, la scorsa estate, il rischio di una seconda ondata. Fare tutto il possibile per evitare una terza ondata, soprattutto davanti al pericolo delle varianti, è importante». Anche perché la preoccupazione per queste varianti del virus è sempre più marcata. «È una situazione molto difficile e fluida – rileva De Rosa –. Non bisogna né eccedere con la cautela né con l’apertura, c’è il rischio di compromettere quanto di buono abbiamo fatto e i risultati ottenuti a prezzo di notevoli sacrifici da parte della popolazione e dell’economia». Sulle nuove varianti e il loro pericolo De Rosa snocciola i numeri: «A oggi in Ticino abbiamo avuto, in totale, 370 casi di varianti. Mediamente, rappresentano il 40% del totale con picchi che hanno raggiunto anche il 60%. Si diffondono rapidamente, e dobbiamo ricordarci che ciò sta avvenendo con le misure restrittive in vigore. Bisognerà tenere conto di questo rischio, e bisognerà essere pronti a reagire rapidamente».

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Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 18 febbraio 2021 de La Regione

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«Se le misure devono essere supportabili e sopportabili, abbiamo un problema»
Il presidente del Governo si esprime sulle decisioni del Consiglio federale e i “timidi” allentamenti previsti in marzo
«La Lombardia ha un’evoluzione simile alla nostra, eppure lì si può andare a bere il caffè e a pranzare al ristorante. Così è meno comprensibile».

«Se pensiamo alle richieste della società e di alcuni settori, ci sono andati leggeri sugli allentamenti». È questo il commento a caldo del consigliere di Stato Norman Gobbi, a margine della conferenza stampa del consiglio federale. Se le decisioni sono positive per i commerci e per i giovani, «per la vita sociale e gli esercenti diventa più difficile sostenere una situazione di questo tipo, a fronte di un’evoluzione positiva a livello di contagi e ospedalizzazioni». 
Le proposte di Berna per gli allentamenti di marzo resteranno in consultazione fino al 24 febbraio. Ma stando al presidente del Consiglio di Stato, i cantoni sono allineati nella loro visione della situazione. «Venerdì scorso abbiamo avuto la riunione del Comitato direttivo della Conferenza dei governi cantonali, da cui sono emerse voci critiche nei confronti di questo approccio molto prudente, considerata l’evoluzione epidemiologica e la campagna di vaccinazione che ha consentito di mettere al sicuro i più fragili». E se il Governo si fa portavoce della voce della sua popolazione, «dal punto di vista del cittadino è meno comprensibile un prolungamento delle limitazioni alla libertà».
Ma Alain Berset ha già indicato oggi che non è previsto un approccio differenziato per cantoni, perché le varianti del Covid-19 interessano l’intero territorio e anche per «evitare che poi ci si sposti nelle regioni in cui c’è più liberta». Cosa rispondere, allora, alla consultazione di Berna? «Chiederemo di considerare questa evoluzione favorevole della situazione epidemiologica e una differenza di realtà lungo il confine – aggiunge Gobbi -. La Lombardia ha un’evoluzione simile alla nostra, eppure lì si può andare a bere il caffè e a pranzare al ristorante». Stessa situazione, eppure maggiore libertà a pochi chilometri da noi. «Se le misure devono essere supportabili e sopportabili da parte del cittadino, in Ticino in questo momento abbiamo un problema».
Il Governo ticinese a inizio febbraio aveva chiesto a Berna di introdurre limitazioni alla frontiera per contenere la mobilità non essenziale da e per l’Italia, in particolare per fare la spesa o per andare al ristorante. «La nostra lettera è ancora senza risposta – conclude il presidente del Consiglio di Stato -. Ed è evidente che andare dall’altra parte del confine non può essere fatto senza le premunizioni necessarie. Inoltre, tenendo conto di quanto fanno i nostri vicini sui controlli del traffico di transito, segnaleremo all’autorità federale una necessità di intervento per allinearsi con i nostri colleghi austriaci».
 
Da www.tio.ch
 
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“Ci aspettavamo qualcosa in più”
Così il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi a margine delle decisioni del Consiglio federale. “Riapertura immediata ma graduale anche per i ristoranti”
Il Consiglio federale ha svelato le sue carte. Ora i Cantoni sono chiamati a dire la loro. Il Governo ticinese aveva già scritto negli scorsi giorni a Berna per chiedere di attuare degli allentamenti a causa della troppa stanchezza da parte della popolazione. Ad oggi, però, come ha spiegato il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ai colleghi di Teleticino il Ticino non ha ricevuto delle risposte completamente soddisfacenti. “È una risposta parziale, da un lato ai giovani viene dato un feedback positivo ma in generale ci aspettavamo di più soprattutto per la ristorazione”.
Per il presidente Norman Gobbi, bar e ristoranti andavano riaperti “in maniera graduale”. “Non avremmo mai salutato un’apertura senza condizioni. Già prima di Natale avevamo previsto una regolamentazione differenziata”, aggiunge. “Percepiamo la volontà della popolazione di avere un approccio differenziato, capiamo la voglia di tornare a lavorare degli esercenti così come la voglia della popolazione di tornare al ristorante a mangiare. La Pasqua sembra il nuovo termine temporale per la Confederazione, ma ci aspettavamo sicuramente che si facesse qualcosa di più prima”, ha sottolineato.Ora quindi, si attende la consultazione coi Cantoni e la prossima conferenza stampa in programma per mercoledì. “La maggioranza dei cantoni mi sembra di aver percepito che siano critici nei confronti di questo approccio sulle riaperture. Se i grandi cantoni esprimono un parere critico, si potrà avrà avere un’apertura più accelerata ma sempre graduale come prevedeva anche l’approccio ticinese”.
Da www.ticinonews.ch
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Riapriranno negozi, musei e zoo

Il Consiglio federale propone le prime riaperture dal 1° marzo, ristorazione esclusa – Decisione definitiva fra una settimana dopo consultazione

Negozi, musei e zoo potranno aprire i battenti a partire dal 1° marzo, ma non bar e ristoranti: è quanto discusso oggi, mercoledì, dal Consiglio federale, che in conferenza stampa ha esposto le riaperture messe in consultazione fra i cantoni. Una decisione definitiva su questa prima tappa degli allentamenti sarà presa la prossima settimana.
Contagi, ospedalizzazioni e decessi sono in calo, ma, ha avvertito Alain Berset, potrebbero tornare a crescere per effetto delle mutazioni diffuse sul territorio elvetico e “si è vuole evitare un effetto yo-yo, con riaperture seguite da nuove chiusure”. Si è deciso di autorizzare attività dove il rischio di infezione è minore, un “rischio calcolato” ha precisato il ministro dell’interno: nei commerci, nei musei, nelle sale di lettura delle biblioteche e nei giardini zoologici e botanici sarà dunque obbligatoria la mascherina e il numero di persone ammesse sarà limitato per garantire il rispetto delle distanze.
All’esterno sarà nuovamente possibile incontrarsi in gruppi fino a 15 persone. Le istallazioni sportive all’esterno, come campi da calcio, piste del ghiaccio e campi da tennis, saranno pure riaperte, ma per gruppi di cinque persone al massimo alla volta e anche in questo caso con la mascherina. Le competizioni fra adulti restano vietate, tranne quelle professionistiche come finora. E come finora, i giovani potranno approfittare di facilitazioni in ambito culturale e sportivo: l’età massima per usufruirne sarà portata da 16 a 18 anni.
“So che in molti si aspettavano di più e capiamo l’impazienza di commercianti, operatori culturali, sportivi e ristoratori”, ha detto il presidente della Confederazione Guy Parmelin, ma si è optato per un allentamento graduale per non “rendere vani i progressi fatti finora”. Togliere tutte le misure sin da subito “sarebbe stato irrealistico”.
Quello che non cambia: rimane in vigore l’obbligo di lavorare da casa dove possibile e soprattutto resteranno chiusi ristoranti e bar, dove i contatti sono più prolungati. Un ulteriore allentamento sarà poi possibile da aprile se la situazione epidemiologica lo permetterà e se la campagna di vaccinazione che – ha ammesso Berset – avanza più lentamente di quanto si vorrebbe. Si potrebbe allora pensare anche di permettere eventi sportivi o culturali con pubblico limitato e alle terrazze dei ristoranti. Il Consiglio federale non ha voluto stabilire automatismi, ma ha dato alcune indicazioni: ulteriori aperture dipenderanno da un tasso di positività al di sotto del 5%, meno del 25% dei posti in cure intense occupati da pazienti COVID-19 e un tasso di riproduzione inferiore a 1 sull’arco di una settimana. Inoltre, l’incidenza dei contagi su 14 giorni in base alla popolazione dovrà essere, il 24 marzo, inferiore a quella del 1° marzo.

https://www.rsi.ch/news/svizzera/Riapriranno-negozi-musei-e-zoo-13836991.html

Da www.rsi.ch/news

Il Ticino scrive di nuovo a Berna: “C’è stanchezza”

Il Ticino scrive di nuovo a Berna: “C’è stanchezza”

Da www.ticinonews.ch

Il presidente del Governo Norman Gobbi: “È importante la prudenza, ma anche evitare situazioni di stop & go”

Il Consiglio di Stato ticinese ha scritto nuovamente a Berna, segnalando che la popolazione ticinese comincia a essere stanca delle restrizioni e ha chiesto una strategia di uscita dalla crisi. “Questa stanchezza si percepisce su più fronti”, spiega il presidente del Governo Norman Gobbi, intervenuto al Tg di Teleticino. “Nell’ambito del programma che metteranno in consultazione settimana prossima presso i Cantoni abbiamo chiesto all’autorità federale di considerare questa stanchezza. Il pensiero vai ai giovani, che hanno bisogno di valvole di sfogo (sport, tempo libero, cultura), ma anche a quelle attività che potranno essere riammesse visto che in Svizzera c’è un’evoluzione favorevole, anche se non in tutti i Cantoni. Per questo abbiamo chiesto di considerare anche l’aspetto regionale”.

Il paragone con l’Italia
Gobbi ha poi paragonato la situazione ticinese con quella della vicina Italia: “Lombardia e Piemonte hanno una situazione epidemiologica simile a quella del Ticino, ma godono di maggiore libertà, con bar, ristoranti e negozi aperti”, ha rimarcato Gobbi. “È la prima volta che si riscontra questa differenza a favore delle province italiane”.

Berna risponde o no?
Non è la prima volta che il Consiglio di Stato scrive a Berna. Ma l’autorità federale risponde agli appelli ticinesi o restano lettera morta? “Spesso si fa orecchie da mercante. Uno degli elementi evidenti è che ci sono barriere linguistiche e geografiche. Purtroppo abbiamo più relazioni a sud che a nord. Questo impone comunque di guardare una relazione e una situazione che deve essere confortata. Se i ticinesi hanno fatto bene dal punto di vista dei contagi, alla fine gli sforzi devono essere premiati”.

La preoccupazione delle varianti
Gli esperti della Confederazione sono prudenti e hanno messo in guardia sugli allentamenti. C’è infatti preoccupazione per le varianti. La scelta è politica di fronte a queste previsioni? Bisogna dare retta ai medici o rischiare? “È importante la prudenza” risponde il consigliere di Stato. “Non possiamo permetterci di richiudere dopo eventuali allentamenti. Quello che abbiamo segnalato anche alla Confederazione è che dobbiamo evitare una situazione di “stop & go”, che sono logoranti. Se le misure non sono più supportate e sopportate dalla popolazione diventa difficile applicarle”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/il-ticino-scrive-di-nuovo-a-berna-c-e-stanchezza-DY3809306 

“I Cantoni non sono stati consultati da Berna. Siamo pronti a scrivere una presa di posizione”

“I Cantoni non sono stati consultati da Berna. Siamo pronti a scrivere una presa di posizione”

Da www.liberatv.ch

Per il leghista ormai le misure sono “mal sopportate dalla popolazione” che non “capisce più perché a fronte di una diminuzione costante di casi e ospedalizzazioni si debba essere ancora fortemente limitati nelle proprie libertà. Noi penalizzati”

 Il Consiglio Federale non ha consultato i Cantoni prima di dire in conferenza stampa che probabilmente non ci saranno allentamenti nemmeno ai primi di marzo rispetto alle misure anti Covid. E questo fa sentire quelli che vivono una situazione migliore, come il Ticino, un po’ dimenticati (come a marzo, quando il nostro Cantone chiedeva misure più severe trovandosi con molti più contagi rispetto al resto del Paese).
Norman Gobbi ha espresso il suo malcontento e le sue perplessità ai microfoni di RadioTicino. La migliore delle ipotesi è a suo dire una consultazione coi Cantoni sulle riaperture, altrimenti “scriveremo ancora al Consiglio federale una presa di posizione per far capire dalla base come le misure per essere attuate e rispettate debbano essere supportate e sopportate dalla popolazione”.

Che cosa pensi il Ticino è evidente. “Da un lato il supporto comincia a mancare perché non si capisce più perché a fronte di una diminuzione costante di casi e ospedalizzazioni si debba essere ancora fortemente limitati nelle proprie libertà”, spiega il Consigliere di Stato, che fa notare come “le misure cominciano a essere anche meno sopportate dalla popolazione” e che “se non c’è il supporto e non c’è più la sopportazione diventa difficile fare rispettare queste regole”.
“C’è una volontà, e lo si percepisce soprattutto da parte di chi lavora al fronte, albergatori, ristoratori, esercenti, commercianti, di voler tornare a una normalità che però potrà essere data in maniera graduale, sappiamo che non ci possono essere allentamenti totali da zero a mille perché porterebbero a dei dérapage dal punto di vista della curva epidemiologica”, ha aggiunto come in questo momento da Berna “non viene dimenticato tutto il Ticino, ma tutti i territori che hanno andamenti positivi e hanno la necessità di tornare a un centro livello di normalità”.
A proposito di allentamenti, ipotizza che ci possa essere qualcosa in relazione alle attività all’aperto, come lo sci, in vista delle vacanze di Carnevale. 

Allentare la presa è prematuro. La stretta potrebbe continuare

Allentare la presa è prematuro. La stretta potrebbe continuare

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 4 febbraio 2021 del Corriere del Ticino

Il Consiglio federale frena su una possibile riapertura alla fine di febbraio
Le varianti preoccupano Alain Berset: «Siamo in una pandemia dentro la pandemia»
Berna non risponde al Ticino sui controlli ai confini – Norman Gobbi: «Torneremo alla carica»

Allentare le misure prima della fine di febbraio è «irrealistico». Anzi, non è escluso che alcuni provvedimenti vengano prorogati. Il Consiglio federale si è riunito ieri per fare il punto della situazione e, per dirla con le parole di Alain Berset, «ci troviamo di fronte a un dilemma». Da un lato, il tasso di positività e il numero di nuove infezioni giornaliere sono in calo. Dall’altro, «siamo confrontati con una pandemia nella pandemia», ha spiegato Berset riferendosi alle nuove varianti del coronavirus. «Attualmente – ha detto – siamo in una situazione simile a quella di inizio ottobre, con la differenza che le mutazioni inglese e sudafricana sono del 40-50% più contagiose». Il tasso di riproduzione ha in effetti già superato l’1 in una decina di cantoni, e questo malgrado il lockdown.

In questo contesto, ha spiegato il consigliere federale, «non è realistico» pensare a un allentamento delle misure restrittive prima del 28 febbraio, ma l’Esecutivo tornerà a discuterne tra due settimane. «Vogliamo scongiurare una terza ondata. Dobbiamo osservare quanto sta avvenendo ed essere cauti», ha sottolineato il capo del Dipartimento dell’interno. Ma se un alleggerimento delle misure è per il momento da escludere, dal 1. marzo non bisogna attendersi un’apertura totale. «C’è una luce alla fine del tunnel, ma ci vuole tempo».

Fra accelerazioni e prudenza
D’accordo con la posizione di Berset si dice il dottor Franco Denti, presidente dell’Ordine dei medici: «I casi stanno scendendo, sì, ma le nuove varianti avanzano rapidamente. Il Consiglio federale è stato lungimirante. Anche perché ci troviamo nelle condizioni ottimali per vaccinare “a manetta”: meno virus c’è in circolazione, minore è la possibilità di avere varianti nuove sul territorio». Per Marco Chiesa, presidente dell’UDC, è giunta invece l’ora di riaprire le attività economiche. «A mio parere si sta pesantemente sottovalutando l’impatto che il lockdown sta avendo sulla popolazione» spiega. «Al di là del grave danno economico che impatta direttamente sui posti di lavoro, gli apprendistati e le vite professionali di ognuno di noi, il Consiglio federale sta perdendo di vista, in particolare, l’aspetto sociale e psichico che questo confinamento produce su adulti e bambini. La gente, alla luce dei positivi dati epidemiologici che si registrano oramai da settimane, non ne può più di rimanere chiusa in casa. C’è tanto bisogno di tornare a una normalità ‘‘sicura’’, grazie alle misure che più di tutte si sono rivelate efficaci: mascherine, igiene delle mani, distanziamento. Non possiamo più aspettare: la popolazione ha bisogno di certezze, di una strategia chiara, di risposte. Ha bisogno di tornare a vivere».

«Non mi sorprende che il Consiglio federale voglia andarci con i piedi di piombo e, complici anche le varianti in circolazione, non riaprire prima del previsto. Ce lo attendevamo ed eravamo pronti», commenta invece Luca Albertoni, direttore della Camera di commercio. «Mi stupisce invece – prosegue – che si dica già adesso che a marzo cambierà poco. Trovo esagerato mettere già le mani avanti. In generale, credo ci sia un po’ di confusione e non vorrei fosse il preludio di una nuova chiusura che, senza aver fatto analisi particolari, possa colpire indistintamente le diverse attività».

Ticino «penalizzato»
«Se prima di Natale il Ticino era uno dei cantoni messi peggio, oggi l’evoluzione epidemiologica da noi è positiva. Paghiamo quindi un po’ il fatto che negli altri cantoni la situazione dei contagi sia peggiore» dice da parte sua il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. «Gli esperti ci esortano alla prudenza, legata alla presenza delle varianti del virus anche in Ticino. Ma i dati di queste ultime settimane sono positivi. E le attività economiche oggi costrette alla chiusura vorrebbero poter tornare al più presto a lavorare», ha aggiunto. «C’è poi un’altra “aggravante”: l’alleggerimento delle misure in Italia e in Austria stride ancora di più con il regime di restrizioni in vigore in Ticino, cantone che sta conoscendo, come detto, un’evoluzione positiva rispetto al resto della Svizzera. Dovremo tornare ad affrontare la questione, visto che il mese di febbraio è appena iniziato e la stanchezza della popolazione si fa sentire».

Nessuna risposta sui confini
Da Berna, per il momento, non è infatti arrivata alcuna risposta alle richieste presentate dal Governo ticinese per un maggiore controllo ai confini. L’Esecutivo, annuncia Gobbi, tornerà quindi alla carica. «Solleciteremo ancora il Consiglio federale per avere una risposta. Le misure messe in atto hanno permesso al Ticino di far calare i contagi, ma le persone iniziano a far fatica a rispettare le norme».

Anche i frontalieri della sanità
Ieri il Consiglio federale ha anche annunciato alcune misure per estendere la cerchia delle persone che possono farsi vaccinare gratuitamente. Berna assumerà i costi anche per chi vive in Svizzera ma non è soggetto all’assicurazione malattie obbligatoria, come il personale diplomatico e i dipendenti di organizzazioni internazionali. Potranno farsi vaccinare gratuitamente nella Confederazione anche i frontalieri che lavorano nelle strutture sanitarie elvetiche. Secondo le stime, il nuovo disciplinamento interessa circa 150.000 persone. Le spese sono stimate in 3,5 milioni di franchi.

Pizolli: Chi sgarra verrà multato «Il tempo del dialogo è finito»

Pizolli: Chi sgarra verrà multato «Il tempo del dialogo è finito»

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 2 febbraio 2021 del Corriere del Ticino

Da ieri chi non rispetta le disposizioni sull’obbligo della mascherina e sul limite degli assembramenti potrà essere sanzionato con una multa da 50 fino a 200 franchi
Renato Pizolli avverte: «Per un anno abbiamo puntato sulla sensibilizzazione, ora si cambia»

O la maschera o la multa. Dal primo febbraio la Polizia cantonale e quella comunale potranno sanzionare con una multa disciplinare chi non rispetta le nuove prescrizioni federali in materia di COVID-19.

A livello federale ieri è entrata in vigore la nuova ordinanza COVID-19. Cosa cambia concretamente?
Con questa modifica di legge il Consiglio federale ha voluto assicurarsi un maggiore rispetto dei nuovi provvedimenti contro il coronavirus. Da lunedì primo febbraio, quindi, chi non rispetta le nuove prescrizioni potrà essere sanzionato con una multa disciplinare da 50 fino a 200 franchi.

Prima di questa modifica non era possibile comminare delle multe per violazioni di misure anti-COVID?
Anche prima era possibile comminare multe, ma bisognava seguire la procedura ordinaria. Un iter molto più complesso e oneroso in termini di tempo che si concludeva davanti al Ministero pubblico. «Con questa modifica di legge invece», spiega il portavoce della Polizia cantonale Renato Pizolli, «viene introdotta la possibilità di sanzionare chi non rispetta i provvedimenti contro il coronavirus attraverso una multa disciplinare. Riscontrare un’infrazione e punirla diventerà quindi molto più semplice. La multa disciplinare infatti non prevede nessun interrogatorio o verbale ma viene comminata dall’agente di polizia. È come una multa di parcheggio, va pagata».

Quali sono le nuove situazioni punibili con una multa disciplinare?
L’ordinanza individua due grandi casistiche. Riguardano l’obbligo della mascherina e il superamento del limite massimo degli assembramenti fissato a cinque. Chi sgarra viene multato. E deve pagare.

Cosa rischiano i refrattari alla mascherina?
Chi non indossa la mascherina rischia una multa di 100 franchi. Può essere multato chi omette di portare la mascherina sui veicoli di trasporto pubblico, nelle stazioni ferroviarie, nelle fermate di linea di tram, autobus, oltre che negli aeroporti, nei mercati o nei negozi.

Chi non rispetta il limite degli assembramenti cosa rischia?
Chi organizza una manifestazione privata, violando il limite di 5 persone, rischia una multa di 200 franchi. Per chi invece vi partecipa la multa è di 100 franchi. Anche chi non rispetta l’obbligo di stare seduti nelle strutture della ristorazione o nei bar riservati agli ospiti di un albergo rischia di pagare 100 franchi di multa. Una sanzione minore – 50 franchi – è invece prevista per chi non rispetta il limite delle 5 persone per gli assembramenti negli spazi pubblici. Il classico esempio è il capannello di persone che si fermano davanti al take-away per consumare il pasto o la bibita. «Situazioni simili ci vengono segnalate spesso», ammette Pizolli. «Ora avremo una base legale per intervenire comminando, laddove serve, delle sanzioni».

Posso organizzare la festa di compleanno, l’aperitivo o la cena con amici?
Solamente se il numero dei partecipanti non supera le cinque persone. Con un numero maggiore si rientra nel caso degli eventi privati con multe da 200 franchi per chi organizza e di 100 franchi per chi vi partecipa.

Ma la polizia potrebbe fare un controllo in un’abitazione?
«Non vogliamo arrivare a tanto, commenta Pizolli. Ma in caso di segnalazione le forze dell’ordine potrebbero anche intervenire. Confidiamo tuttavia nel buon senso e nella responsabilità individuale della popolazione».

In ufficio l’eventuale violazione dell’obbligo dell’uso della mascherina potrebbe venir sanzionato con una multa disciplinare?
No. La sanzione disciplinare di 100 franchi per il mancato uso della mascherina riguarda i mezzi pubblici, così come i mercati e i negozi. Ma non tocca il posto di lavoro. «In questo caso», ci spiega ancora il portavoce della Polizia cantonale, «a fare stato sono i piani di protezione. Un’eventuale sanzione dovrebbe quindi passare attraverso questa procedura. Che è la procedura ordinaria».

Qual è lo scopo di queste multe?
Lo scopo di una sanzione disciplinare immediata per chi non si attiene alle nuove disposizioni è promuovere un maggiore rispetto dei provvedimenti contro il coronavirus nella società e nello stesso tempo sgravare le autorità di perseguimento penale. In questi termini si è espresso il consigliere federale Alain Berset nella conferenza stampa della settimana scorsa, in cui ha presentato la nuova ordinanza COVID-19: «Finora le multe disciplinari erano previste solo durante la situazione straordinaria». Diversi Cantoni, tra cui anche il Ticino, in autunno avevano chiesto il ripristino della situazione straordinaria proprio per snellire le pratiche.

Il Governo scrive a Berna «Disparità con la Lombardia»

Il Governo scrive a Berna «Disparità con la Lombardia»

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 2 febbraio 2021 del Corriere del Ticino

Il Consiglio di Stato chiede l’introduzione di test per i viaggiatori che rientrano in Ticino da oltreconfine e il divieto di recarsi all’estero per fare la spesa o andare al ristorante
Norman Gobbi: «Vogliamo evitare che quello che da noi è vietato venga fatto altrove»

La Lombardia, come quasi tutta l’Italia, è tornata a colorarsi di giallo. Dopo un mese di restrizioni, quindi, i nostri vicini di casa possono tornare a riassaporare un po’ di libertà. Una normalità che ha il sapore di un pranzo al ristorante o di un aperitivo al bar. Gli allentamenti decisi dal Governo italiano hanno però delle conseguenze anche sulla Svizzera, o perlomeno sul Ticino. Da ieri sono infatti cadute le restrizioni per chi intende attraversare il confine. Se prima si poteva sconfinare solo per «comprovate necessità» o per ragioni lavorative, ora chi vuole andare in Lombardia per turismo (compreso quello degli acquisti) o per riabbracciare un familiare può farlo liberamente, a patto di essersi sottoposto, nelle 48 ore antecedenti all’ingresso nella Penisola, a tampone (PCR o rapido) risultato negativo. Così, pagando gli 80 franchi necessari per effettuare un test rapido, niente potrà vietare a un cittadino ticinese di recarsi sabato a Como e fare due passi in centro, pranzare al ristorante e, magari, sulla strada di ritorno fermarsi al supermercato per fare la spesa. Un sabato normale, si direbbe. Perlomeno in epoca pre-COVID.

Lì si apre, qui è chiuso
Oggi, invece, le possibilità offerte dalla vicina Penisola cozzano con le misure decretate in Svizzera dal Consiglio federale. Da noi, come sappiamo, fino a fine mese non sarà possibile andare al ristorante, né al bar, e molti negozi resteranno chiusi. Proprio il disequilibrio venutosi a creare dopo le nuove regole entrate in vigore in Italia ha spinto il Consiglio di Stato ticinese a scrivere a Berna per chiedere l’introduzione di contromisure puntuali per scoraggiare il turismo degli acquisti e, più in generale, ridurre gli spostamenti dei ticinesi. Il Governo teme infatti che una maggiore circolazione delle persone lungo la frontiera possa vanificare tutti gli sforzi messi in campo finora per contenere i contagi.

Le richieste
Da Palazzo delle Orsoline è quindi partita ieri una missiva indirizzata al Consiglio federale per chiedere l’introduzione urgente di nuove misure per «limitare la mobilità non essenziale da e per l’Italia». Provvedimenti che – viene sottolineato nella lettera – sono peraltro in linea con le misure già in vigore in alcuni degli Stati limitrofi, come ad esempio l’Italia. L’Esecutivo ticinese avanza una duplice richiesta. Da un lato, il Governo sostiene che bisognerebbe prevedere l’introduzione di test rapidi alla frontiera per i viaggiatori che rientrano in Svizzera o, in alternativa, l’obbligo di presentare un tampone negativo effettuato nelle 48 ore precedenti. Una misura, questa, che varrebbe solo per chi si sposta oltreconfine per motivi non professionali. In aggiunta, il Consiglio di Stato chiede a Berna il ripristino del divieto di recarsi all’estero per fare la spesa o per andare al ristorante, con relativa sanzione per chi trasgredisce la regola. Il provvedimento ricalcherebbe in sostanza quanto avvenuto la scorsa primavera, durante la prima ondata della pandemia, quando il Consiglio federale aveva imposto temporaneamente delle restrizioni alle condizioni di entrata in Svizzera e vietato il turismo degli acquisti. Per chi veniva pizzicato al rientro in Svizzera con la spesa o con compere fatte all’estero la multa era di 100 franchi.

Parità di trattamento
«In sostanza, chiediamo che venga applicato un coordinamento necessario per i territori di confine. Per noi, come cantone di frontiera e con relazioni intense con la Lombardia, è fondamentale tenere d’occhio quanto accade dall’altra parte del confine e, soprattutto, evitare che ciò che da noi non è consentito venga fatto altrove», spiega il presidente del Governo Norman Gobbi. Una questione di equità, secondo Gobbi, così come «di controllo preventivo». «Per noi è essenziale tenere monitorata la situazione ed evitare una disparità di trattamento. Per fare solo un esempio, in Italia i ristoranti sono aperti, benché solo fino alle 18, mentre qui rimangono chiusi del tutto. Ai nostri concittadini chiediamo quindi prudenza e attenzione, anche per evitare il rischio di gettare alle ortiche quanto di buono fatto finora».
Uno dei rischi, evidenzia il presidente del Consiglio di Stato, è che una maggiore circolazione delle persone porti a un aumento dei contagi. «Fortunatamente – prosegue – al momento in Lombardia il numero delle infezioni è relativamente basso, ma già in passato abbiamo visto che se i contagi salgono, le conseguenze sono visibili anche sul nostro territorio». L’obbligo del tampone che l’Italia ha imposto a chi entra, secondo il consigliere di Stato, può sì essere un freno, ma d’altro canto «non ho prove di effettivi controlli da parte delle autorità italiane. Né in frontiera, né sul territorio. Questa misura, quindi, rischia di essere puramente declamatoria».
Quella inviata ieri dal Governo ticinese è la quarta lettera in pochi mesi all’indirizzo delle autorità federali, che finora non hanno mai dato seguito alle richieste. Potrebbe essere diverso questa volta? «So che sono in corso delle riflessioni a livello federale su questo fronte – sottolinea Gobbi – e bisognerà capire se e come Berna deciderà di intervenire. Da parte nostra chiediamo un segnale. Soprattutto perché sappiamo che oltreconfine i controlli sono pressoché assenti. Le multe per il turismo degli acquisti sarebbero quindi un’estrema ratio. Come autorità cantonale ci rivolgiamo alla popolazione chiedendo di essere prudenti, in attesa di capire se la Confederazione potrà trovare soluzioni puntuali, pensate per la nostra realtà».

“Aiuti doverosi, però occhio ai conti pubblici”

“Aiuti doverosi, però occhio ai conti pubblici”

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 28 gennaio 2021 de La Regione

Ieri a Berna si è parlato anche di economia, soprattutto di aiuti alle aziende. «È senz’altro positivo – afferma il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi – l’aumento della dotazione di risorse finanziarie per i casi di rigore, segno che anche in Consiglio federale vi è la consapevolezza delle difficoltà in cui si trovano non poche attività economiche, soprattutto quelle che sono state chiuse o che hanno subìto una forte contrazione della cifra d’affari a seguito delle chiusure. Da considerare positivamente è anche la possibilità data alle autorità cantonali di infliggere multe disciplinari, sanzioni che avranno un effetto deterrente potendo essere decise e applicate subito, una volta constatata la violazione delle disposizioni anti-Covid. Quanto ai controlli per chi entra ed esce dal nostro territorio il Consiglio federale ha invece compiuto un timido passo, che non risponde completamente alle richieste che come governo cantonale avevamo formulato a più riprese, ritenuto che un’elevata mobilità transfrontaliera è comunque uno degli elementi che contribuiscono alla diffusione del virus. Evidentemente la preoccupazione rimane». Prosegue Gobbi: «Come mi ha riferito nel pomeriggio (di ieri, ndr) il segretario di Stato della migrazione Mario Gattiker, l’autorità federale guarda anche come si muovono le cose a livello europeo e in particolare all’interno dello spazio Schengen: se la situazione dovesse peggiorare, potrebbero essere predisposti controlli alle frontiere come quelli attuati la scorsa primavera».

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Frontiere, Norman Gobbi deluso

Frontiere, Norman Gobbi deluso

Da www.rsi.ch/news

Il presidente del Governo ticinese commenta la decisione della Confederazione di non testare i frontalieri: “Non si propongono soluzioni”

I frontalieri non possono essere testati e di controlli non se ne è parlato. Lo ha fatto sapere il Consiglio federale nella conferenza di oggi, mercoledì. Una via non percorribile che ha un po’ lasciato l’amaro in bocca a Norman Gobbi: “Sono deluso: da un lato si riconosce il problema, ma dall’altro non si propongono soluzioni. Martedì è stata riscontrata la variante brasiliana nella provincia di Varese e sappiamo che la mobilità transfrontaliera è un elemento che contribuisce alla diffusione del virus. La preoccupazione resta”.

Il presidente del Governo cantonale ha poi commentato le nuove misure in vigore dall’8 febbraio, sottolineando di nuovo l’importanza di rilevare i focolai: “È importante poter raccogliere i dati e notificare l’arrivo da zone a rischio per poi fare il tracciamento. I casi stanno diminuendo sia a livello nazionale, sia ticinese, quindi individuare subito i focolai è fondamentale per circoscriverli”.

Il consigliere di Stato leghista appare infine scettico sui test di massa all’interno dell’amministrazione cantonale: “Valuteremo se sarà opportuno farli, abbiamo molti lavoratori in telelavoro. Sarebbe forse poco opportuno movimentarli per test di massa. Da un lato serve a depistare situazioni di asintomatici, ma una criticità è l’affidabilità dei risultati con le varianti, che è del 50%. Quindi è un po’ come fare testa o croce”.

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Frontiere-Norman-Gobbi-deluso-13783537.html

 

Coronavirus: il Governo incontra una delegazione della Cellula sanitaria cantonale

Coronavirus: il Governo incontra una delegazione della Cellula sanitaria cantonale

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha incontrato oggi una delegazione della Cellula sanitaria cantonale, nell’ambito dello scambio continuo di informazioni sulla situazione epidemiologica in Ticino e sull’efficacia delle misure che puntano a contenere la diffusione del coronavirus in Ticino.

Il Governo ha preso atto con piacere del calo del numero di nuovi contagi e della riduzione della pressione sul sistema ospedaliero. Queste tendenze positive sono il risultato delle misure adottate prima del periodo festivo, ma soprattutto del comportamento esemplare della popolazione ticinese, che ha dimostrato un elevato rispetto delle regole e delle raccomandazioni di comportamento emanate dalle autorità.

Il Consiglio di Stato e la Cellula sanitaria hanno inoltre definito una serie di incontri regolari con l’obiettivo di prevedere l’evoluzione della pandemia nei prossimi mesi. L’attuale contesto è contrassegnato dalle incertezze legate alla diffusione sul nostro territorio della cosiddetta «variante inglese», che suscita preoccupazione a causa della sua accresciuta contagiosità. Occorrerà inoltre monitorare attentamente gli effetti della campagna di vaccinazione, che – nonostante il numero molto limitato di dosi a disposizione – ha già coinvolto quasi 17 mila persone nelle fasce più a rischio della popolazione ticinese.

Il Governo informa, inoltre, che il divieto delle attività sportive con contatto fisico e quelle svolte in spazi chiusi di bambini e giovani fino al compimento dei 16 anni nel distretto di Mendrisio (RG nr. 191 del 17 gennaio 2021) scadrà il 31 gennaio 2021 e non verrà prolungato. L’indagine ambientale sulla scuola media di Morbio Inferiore è ora conclusa. Non si rendono quindi più necessarie misure precauzionali specifiche.

“Se continua così chiederemo allentamenti”

“Se continua così chiederemo allentamenti”

Da www.ticinonews.ch
Lo ha dichiarato il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi: “Il passo del montanaro sta funzionando”
 
Il Canton Ticino, si parla di quasi un anno fa, fu tra i primi a chiudere. Perché a sud delle Alpi il virus aveva colpito più duro, molto più duro. Oggi, invece, i bollettini quotidiani del Covid-19 sembrano premiare il nostro Cantone, che sta registrando meno casi, meno ricoveri e meno decessi. Numeri che anche in Consiglio di Stato sono presi in considerazione pensando alle prossime mosse. A confermarlo è il presidente del Consiglio di Stato ai microfoni di Teleticino. Norman Gobbi, ricordando che “bisogna guardare in avanti facendo attenzione”, ha spiegato come in governo si sia già messo sul tavolo il discorso: “Abbiamo discusso per capire, se questi dati rimarranno bassi anche nelle prossime settimane, se non chiedere alla Confederazione comunque degli allentamenti”.
 
“C’è un’evoluzione regionale che è differenziata”, spiega Gobbi. “Il Canton Ticino è sempre stato tra i cantoni, nella prima fase, maggiormente colpiti. In questa fase ci stiamo comportando meglio. Chi veniva premiato come Ginevra, oggi ha un tasso di riproduzione di 1,07, noi abbiamo 0,7. Significa che si sta lavorando bene e il passo del montanaro sta funzionando”. Per questo il Ticino continuerà a leggere con attenzione i bollettini: “Se l’evoluzione dovesse essere positiva e le mutazioni non dovessero avere quell’impatto che ci si poteva attendere, evidentemente degli alleggerimenti sulle misure possono essere pensabili”.