Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 3 dicembre 2020 del Telegiornale RSI
Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 3 dicembre 2020 del Telegiornale RSI
Procedura preavvisi, l’Esecutivo scrive al parlamento: propone ‘un’ampia riflessione’ sul Consiglio della magistratura. E chiede di essere coinvolto nella riforma della Procura.
“Quanto all’auspicio della Commissione giustizia e diritti circa la procedura di allestimento dei preavvisi del Consiglio della magistratura indicato nel rapporto 30 novembre 2020, il governo intende promuovere nel corso del mese di gennaio 2021 con il potere legislativo e il potere giudiziario una più ampia riflessione che tenga conto delle problematicità emerse in questi mesi sulle modalità operative del Consiglio della magistratura. Una riflessione che dovrà tra l’altro ritenere quale solido spunto di raffronto la specifica raccomandazione del Consiglio d’Europa sui giudici concernente l’indipendenza, l’efficacia e la responsabilità”. Si conclude così, con parole cariche di significato, la lettera del Consiglio di Stato all’indirizzo del Gran Consiglio dopo che la commissione parlamentare ‘Giustizia e diritti’ ha parzialmente sconfessato l’agire del Cdm, il Consiglio della magistratura, nella tormentatissima procedura di rinnovo delle cariche in seno al Ministero pubblico.
La lettera è stata discussa e approvata ieri in governo alla luce dei due documenti usciti lunedì dalla riunione della ‘Giustizia e diritti’. Il primo è il rapporto con il quale la maggioranza della commissione propone al plenum del Gran Consiglio, in vista della sessione del 14, la nomina dei diciannove procuratori pubblici uscenti, inclusi quindi (ed è il motivo per cui il Plr non ha firmato) i cinque ‘bocciati’ dal Consiglio della magistratura, che sollecitano un ulteriore mandato decennale e degli otto aspiranti pp giudicati idonei dal gruppo di esperti, nonché la rielezione del procuratore generale in carica. Rapporto nel quale la ‘Giustizia e diritti’, presieduta dal popolare democratico Luca Pagani, spiega pure le ragioni del ripescaggio dei procuratori la cui rielezione è stata preavvisata negativamente dal Cdm con valutazioni, anche sul piano personale, dai toni insolitamente duri (la commissione parlamentare scrive di “non” aver riscontrato “elementi sufficientemente solidi a sostegno di una non rielezione, vista in particolare l’assenza di precedenti avvertimenti formali o sanzioni disciplinari, ritenuto altresì che i dati statistici forniti non appaiono particolarmente dirimenti”) e nel quale auspica che la procedura per l’allestimento dei preavvisi da parte del Consiglio della magistratura “sia regolamentata in modo più dettagliato”. Del resto le polemiche non sono mancate, come quelle innescate dalla decisione del Cdm di rifiutare ai cinque pp l’accesso agli atti su cui si sarebbero basati i preavvisi negativi (li ha trasmessi solo in seguito al parere giuridico dell’ex presidente del Tribunale federale Claude Rouiller, interpellato dalla ‘Giustizia e diritti’) o dalla non verbalizzazione delle audizioni davanti al Consiglio della magistratura. C’è di più. Nel medesimo rapporto la ‘Giustizia e diritti’ considera necessaria “l’introduzione di riforme a livello di Ministero pubblico, in particolare per un più efficace controllo interno”.
Da qui, e siamo al secondo documento varato l’altro ieri, la risoluzione elaborata dalla commissione e sottoposta all’approvazione del Gran Consiglio, nella quale la ‘Giustizia e diritti’ chiede di poter approfondire, con l’eventuale consulenza di uno o più periti ‘indipendenti’, la situazione e suggerire correttivi organizzativi e normativi.
‘Riorganizzazione del Ministero pubblico, ma con il coinvolgimento dei tre poteri’
Nella missiva al parlamento il Consiglio di Stato afferma di condividere la necessità di riorganizzare il Ministero pubblico. Ricorda così il messaggio che ha licenziato lo scorso settembre in cui propone fra l’altro di attribuire all’autorità giudiziaria un procuratore ordinario in più e competenze decisionali ai segretari giudiziari nei procedimenti contravvenzionali. Il messaggio è tuttora pendente in commissione ‘Giustizia e diritti’, dove a un certo punto i liberali radicali hanno suggerito, con un’iniziativa, l’assegnazione al Ministero pubblico di quattro sostituti pp.
Il governo esprime dunque “piena condivisione dell’obiettivo della proposta di risoluzione commissionale”: chiede tuttavia che “all’auspicata riforma del Ministero pubblico partecipino i tre poteri dello Stato”. Aggiunge: “Ritenendo la genesi del processo riorganizzativo, l’Esecutivo cantonale, per il tramite del preposto Dipartimento (quello delle Istituzioni, ndr.), è a disposizione per coordinare la riorganizzazione, che potrà certo essere avvalorata anche dalla consulenza di esperti”. Peraltro nel 2015 il gruppo di lavoro designato dal Consiglio di Stato per la riforma dell’intero sistema giudiziario ‘Giustizia 2018’, coordinato dall’allora procuratore generale John Noseda e composto fra gli altri dall’attuale direttrice della Divisione giustizia (Dipartimento istituzioni) Frida Andreotti e dall’avvocato Renzo Galfetti, aveva prospettato alcune modifiche legislative per rafforzare la vigilanza del pg sull’attività dei procuratori.
Riguardo poi alla richiesta della commissione di una chiara regolamentazione della procedura di redazione dei preavvisi del Cdm, il governo, come scritto, intende promuovere con il coinvolgimento del Gran Consiglio e del potere giudiziario “una più ampia riflessione che tenga conto delle problematicità emerse in questi mesi sulle modalità operative del Consiglio della magistratura”.
Gobbi: necessario un lavoro di squadra per uscire dalle difficoltà
Il governo, insomma, non intende restare alla finestra. «Solo con un lavoro di squadra nell’interesse delle istituzioni, si può uscire dalle difficoltà, individuando gli opportuni rimedi sia in ambito organizzativo sia in quello normativo – dice alla ‘Regione’ il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, capo del Dipartimento istituzioni –. Il potere giudiziario deve godere della massima credibilità e autorevolezza. Solo così può avere l’indispensabile fiducia delle cittadine e dei cittadini».
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Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 3 dicembre 2020 de Il Quotidiano
Magistrati, la lettera del Governo
https://rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13650715
Intervista pubblicata nell’edizione di giovedì 26 novembre 2020 del Corriere del Ticino
Era così imprevedibile quanto successo? No, dice l’esperto di terrorismo ed ex capo del Servizio delle attività informative della Confederazione Peter Regli
L’intelligence mette da anni in guardia
È sorpreso da quanto successo a Lugano?
«Prima di tutto sono triste che sia capitato nel mio cantone d’origine. Sono triste anche per il fatto che devo constatare che due signore erano al momento sbagliato al posto sbagliato. Questo fa un po’ parte di questa minaccia terroristica di matrice islamista. L’attentato stesso in fondo non mi ha sorpreso, perché in base alla situazione europea, dove abbiamo avuto attacchi in Francia, in Germania, in Austria… con le reti jihadiste che in parte conosciamo, era una conseguenza diretta. E il nostro Servizio d’informazione con il direttore Gaudin ha sempre reso attenti negli ultimi anni, per tanti anni, che questa minaccia fosse latente e che presto o tardi avrebbe colpito anche la Svizzera».
L’autrice dell’attacco era già nota alle autorità. Cosa è andato storto e cosa bisogna migliorare, concretamente, in futuro?
«Bisogna migliorare molto. Ho sentito Norman Gobbi dieci minuti fa (le 13:50 circa di mercoledì, ndr) su «Blick TV». E siamo pienamente d’accordo: prima di tutto la politica adesso deve rendersi conto che è un problema molto serio, accanto alla problematica COVID. Nell’ambito della COVID-19 Si tratta sempre di decidere fra le nostre libertà e la sicurezza. E nell’ambito terroristico, soprattutto per il terrorismo di matrice islamista, dobbiamo avere più sicurezza e rinunciare un poco alle libertà cambiando certe leggi, ma soprattutto fornendo molto più personale ai nostri corpi di polizia e ai Servizi di informazione della Confederazione se vogliamo che questi attentatori potenziali possano essere osservati ventiquattro ore su ventiquattro».
Non è possibile ora monitorare tutte le persone potenzialmente pericolose?
«No, perché il nostro Servizio di informazioni parla di circa 57 persone che potrebbero subito mettersi in moto e lanciare un attacco. Vorrei ricordare che per osservare una persona sospetta ci vogliono tra 20 e 25 agenti in permanenza. Conoscendo gli effettivi die nostri corpi di polizia, che sono veramente muniti per il bel tempo e qualora ci fosse il brutto tempo i mezzi non bastano, l’ha ripetuto l’onorevole Gobbi. E posso solamente sostenerlo in questa richiesta».
La procuratrice federale Juliette Noto alla «Neue Zürcher Zeitung» recentemente ha detto che gli ambienti radicalizzati in Romandia hanno più contatti con l’estero rispetto a quelli della Svizzera tedesca. Lei cosa osserva nella Svizzera italiana?
«Non posso esprimermi perché non sono più operativo. Sarà però molto importante poter interrogare l’attentatrice per sapere se fosse stata una attentatrice sola, un cosiddetto lupo solitario, o se lei facesse parte di una rete. E come sappiamo queste reti islamiste si basano soprattutto sul cyber: utilizzano le reti sociali. Avendo conoscenze dei suoi contatti forse si potrebbe anche rispondere alla domanda».
Se verranno raccolte le firme necessarie voteremo sulla legge antiterrorismo. Lei cosa pensa della nuova legge? Presenta delle misure sproporzionate o necessarie?
«Sono misure assolutamente proporzionate. Siamo uno Stato di diritto: anche per combattere l’islamismo abbiamo bisogno di leggi molto chiare. Questo aggiornamento della legge è molto necessario».
Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 26 novembre 2020 de La Regione
Mentre i contorni del grave fatto di sangue avvenuto ieri a Lugano sono tutti ancora da definire, l’Unione democratica di centro (Udc) si porta avanti. Il partito infatti ha già chiesto di indire una sessione straordinaria del Consiglio nazionale incentrata sul terrorismo islamico a margine della sessione invernale di dicembre. Fra i temi che si vorrebbero affrontare, ha fatto sapere il capo del gruppo parlamentare democentrista Thomas Aeschi, vi è la revoca del passaporto ai cittadini con doppia nazionalità sospettati di jihadismo e il divieto per gli svizzeri radicalizzati di tornare in Patria.
La richiesta dovrà essere ora discussa e, eventualmente, approvata dall’Ufficio del Nazionale. In genere le sessioni straordinarie sono programmate il mercoledì dell’ultima settimana di sessione ordinaria, che a dicembre cadrebbe il 16, quando però è già prevista un’altra sessione straordinaria sul tema dell’accordo quadro con l’Unione europea. Anche questa chiesta dall’Udc.
Gobbi: ‘Più strumenti preventivi’
Dal canto suo, il presidente del governo ticinese Norman Gobbi si è rammaricato ieri al radiogiornale della Rts del fatto che il sistema legislativo non permetta di mettere determinati soggetti sotto controllo o in stato di fermo a titolo precauzionale. Secondo Gobbi, i direttori cantonali della Giustizia hanno già chiesto di rafforzare le leggi federali in questo senso, “in quanto si devono avere anche gli strumenti per intervenire nella prevenzione”.
Consiglio federale costernato
Intanto sull’accaduto si è espresso anche il Consiglio federale, che si è dichiarato costernato e ha espresso il proprio sostegno al Ticino. Lo ha dichiarato ieri il portavoce dell’esecutivo. André Simonazzi ha aggiunto che il governo si augura un pronto ristabilimento delle persone ferite. Già martedì in serata la presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga ha contattato Gobbi per esprimergli solidarietà e sostegno. E proprio ieri si è tenuta online la seconda edizione del convegno organizzato dalla Rete integrata Svizzera per la sicurezza nel quadro dell’attuazione del Piano d’azione nazionale per prevenire e combattere la radicalizzazione e l’estremismo violento.
Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 26 novembre 2020 de La Regione
Misure prolungate e più posti acuti negli ospedali
Le restrizioni in atto in Ticino per contrastare la diffusione dell’epidemia da coronavirus sono state prolungate fino al prossimo 18 dicembre. Manifestazioni pubbliche e private continueranno ad avere limiti riguardo agli assembramenti: non più di 5 persone nello spazio pubblico. Numero di persone che sale a 30 per matrimoni, celebrazioni religiose, eventi culturali (cinema e teatri) e sport professionistico. Nulla di nuovo, quindi, rispetto a quanto viviamo quotidianamente da settimane. Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato, durante un breve incontro con la stampa, ha ribadito che l’obiettivo del governo è quello di evitare un lockdown. «Si tratta di conciliare l’esigenza di preservare il sistema sanitario con quella dell’economia», ha affermato Gobbi invitando i centri commerciali, in vista del periodo natalizio, a rispettare i protocolli di sicurezza (distanza e disinfettante, ndr). In occasione degli acquisti natalizi, in particolare il Black Friday, verrà potenziato «il dispositivo di controllo di polizia riguardo il rispetto dei piani di protezione all’interno delle attività commerciali». Al riguardo Gobbi ha dichiarato che «in caso di mancato rispetto dei protocolli, verranno prese decisioni anche gravi».
Per rimanere alle conseguenze economiche negative del coronavirus, la prossima settimana il Consiglio di Stato approverà il messaggio per recepire nell’ordinamento ticinese la legislazione federale sui cosiddetti casi di rigore. Si tratta di misure di sostegno a favore di imprese e persone che hanno subito gravi perdite a seguito della situazione sanitaria. «Il messaggio verrà allestito dal Dipartimento delle finanze e dell’economia e darà una risposta a settori come quello congressuale o delle agenzie di viaggio», ha affermato Gobbi che ha comunque ricordato che gli aiuti (un terzo da parte del Cantone e due terzi della Confederazione) non saranno immediati. Si parla di marzo aprile del prossimo anno. Il limite inferiore di reddito per avere accesso agli aiuti, inoltre, è stato portato da 50mila a 100mila franchi. Un’asticella più severa che di fatto esclude piccoli imprenditori e lavoratori indipendenti.
Dispositivo sanitario, più letti e prestito di personale
Riguardo all’indice di riproduzione del virus comunicato dalla task-force federale, e che si attesta a 0,78, il Ticino, ha dichiarato il direttore del Dss Raffaele De Rosa, «avrà bisogno di più tempo per ridurre il numero dei contagi, tempo da concedere riguardo la strategia della responsabilità individuale e l’adesione a tale strategia da parte dei cittadini».
Potenziato, intanto, il dispositivo ospedaliero, con il numero di letti che passa da 600 a 630, e viene rimodellato il meccanismo di prestito di personale fra strutture sanitarie in caso di necessità. Perché la clinica Moncucco possa aumentare i letti in reparto acute e cure intense, è stato definito un supporto da parte delle cliniche Ars Medica e Sant’Anna e dalla clinica Santa Chiara di Locarno integrata anche nel dispositivo di accoglienza fino a una trentina di pazienti. Il colore della campagna di prevenzione rimane ‘rosso’. L’invito di De Rosa è quello di continuare nelle prossime settimane a limitare i contatti personali, mantenere le distanze, lavarsi frequentemente le mani e portare la mascherina. Infine un pensiero sulle imminenti festività natalizie (manca un mese esatto). Il prossimo 16 dicembre il Consiglio federale emanerà le disposizioni per le feste di fine anno. Non si sa se saranno più leggere rispetto alle attuali. Ad ogni modo «sarà un Natale particolare che inviterà a farci riflettere maggiormente sui valori della vita», ha commentato De Rosa che ha invitato i ticinesi, per le strenne di fine anno, a privilegiare prodotti della filiera corta. Un modo per sostenere l’economia locale.
Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 26 novembre 2020 del Corriere del Ticino
Nessun cambio di rotta Ma si pensa già al Natale
Misure cantonali prolungate fino al 18 dicembre, potenziati i posti letto e personale sanitario in prestito
Norman Gobbi: «Stiamo evitando un secondo lockdown» – Raffaele De Rosa: «Rafforzato il dispositivo ospedaliero»
Misure cantonali prolungate fino al 18 dicembre e un ulteriore adeguamento del dispositivo ospedaliero. Sono queste le principali novità comunicate ieri durante la conferenza stampa indetta dal Consiglio di Stato per fare il punto sulla situazione epidemiologica in Ticino, e a cui hanno presenziato il presidente del Governo Norman Gobbi e il direttore del Dipartimento della sanità e della socialità Raffaele De Rosa. Ma vediamole nel dettaglio.
Tendenze contrastanti
A esattamente nove mesi di distanza dal primo caso di COVID-19 registrato nel nostro cantone, Norman Gobbi ha rilevato che la situazione attuale è contraddistinta da un leggero rallentamento dei contagi. Questa tendenza, però, non si riflette sul numero delle ospedalizzazioni e dei decessi, motivo per cui il Consiglio di Stato ha deciso di prolungare fino al 18 dicembre le misure attualmente in vigore. «Rimaniamo vigili – ha rimarcato – la situazione rimane seria e non è il momento di abbassare la guardia, ma grazie alla collaborazione di tutti stiamo evitando un secondo lockdown».
Toccato anche il tema caldo della sperimentazione dei vari vaccini che continua a tenere banco. Un argomento «da accogliere con il dovuto equilibrio» secondo Gobbi, dando eco alle parole pronunciate dal consigliere federale Alain Berset in visita a Lugano settimana scorsa, il quale aveva rilevato «l’impossibilità di mettere in campo una distribuzione di massa non prima della fine dell’inverno». Volgendo lo sguardo alle prossime settimane, è stato inevitabile per Gobbi non riservare un pensiero alla vicinanza con le festività natalizie (il Consiglio federale prenderà decisioni in merito il prossimo 16 dicembre), invitando la popolazione a organizzarsi per tempo nell’acquisto dei regali per evitare assembramenti nei negozi e di tendere la mano ai commerci locali e ai piccoli esercenti.
Cliniche private in soccorso
Dal canto suo, Raffaele De Rosa ha illustrato il nuovo adeguamento del dispositivo ospedaliero. Nel dettaglio, la modifica riguarda in particolare il prestito di personale dalle altre cliniche private – come la clinica Santa Chiara di Locarno, l’Ars Medica e la clinica Sant’Anna – alla Clinica Luganese Moncucco nel caso in cui questa struttura avesse la necessità di aumentare ulteriormente i posti letto disponibili, sia nel reparto acuto che in quello di cure intense. Questo potenziamento «ha permesso di passare da 600 a 630 posti letto», ha spiegato De Rosa.
Comunicato stampa
Alla luce dell’attuale evoluzione epidemiologica nel nostro Cantone, il Consiglio di Stato ha deciso oggi di prolungare fino al 18 dicembre 2020 le misure attualmente in vigore nel nostro Cantone. Rimarranno quindi invariati i limiti previsti per assembramenti, manifestazioni pubbliche e private e attività sportive di gruppo. Il Governo ribadisce che la situazione rimane seria, soprattutto dal profilo del numero di ospedalizzazioni e rinnova quindi l’invito a tutta la società a mantenere alta la guardia, rispettando tutte le regole di comportamento per limitare la diffusione del virus.
La situazione nel Cantone Ticino rimane seria. Anche se il numero dei contagi ha subito un rallentamento del corso delle ultime settimane, il numero attuale di ospedalizzazioni rimane su livelli d’allerta. Come finora, sarà importante continuare a monitorare la situazione e valutarne l’evoluzione.
Il Consiglio di Stato ha quindi ritenuto opportuno prolungare fino al 18 dicembre 2020 le misure attualmente in vigore che prevedono maggiori restrizioni rispetto al quadro federale per quanto riguarda gli assembramenti nello spazio pubblico, le manifestazioni pubbliche e private e le attività sportive di gruppo. I dettagli sull’applicazione delle misure sono descritte in una nota esplicativa aggiornata consultabile sulla pagina www.ti.ch/coronavirus.
Nella sua seduta odierna il governo ha pure approvato un ulteriore adeguamento del dispositivo ospedaliero, che regola in particolare il prestito di personale dalle altre cliniche private del cantone alla Clinica Luganese di Moncucco nel caso questa struttura avesse la necessità di aumentare ulteriormente i letti disponibili. Il colore della campagna di prevenzione rimane «rosso». Sarà importante continuare anche nelle prossime settimane a limitare i contatti personali, mantenere le distanze, lavarsi frequentemente le mani e portare la mascherina. In caso di sintomi – quali tosse, febbre, affanno, mal di gola, perdita di olfatto e gusto e dolori al petto – è importante restare a casa e chiamare il proprio medico, la guardia medica (091 800 18 28) o la hotline cantonale (0800 144 144). In questi casi, il test è gratuito.
Il Consiglio di Stato coglie l’occasione per lanciare un invito in vista del Black Friday e, più in generale, del periodo di avvicinamento al Natale. Momenti che notoriamente portano un grande numero di persone nei commerci. L’invito è di sostenere l’economia e i commerci ticinesi nel rispetto delle raccomandazioni di igiene personale e dei piani di protezione predisposti. Anche in questo ambito è importante che ognuno di noi faccia la propria parte. Il Governo invita a organizzarsi in anticipo per gli acquisti in modo da evitare concentrazioni nel corso delle ultime settimane prima di Natale.
Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 25 novembre de La Regione
L’autrice dell’aggressione alla Manor era nota alla polizia. Gli inquirenti indagano su eventuali legami con l’estremismo islamico.
L’autrice del doppio accoltellamento di ieri, che ha seminato il panico al quinto piano della Manor in piazza Dante a Lugano, era nota ai Servizi della FedPol. Il suo nome appare in un’indagine di polizia relativa al terrorismo risalente al 2017. È quanto ha reso noto in serata in un tweet la stessa Polizia federale. Nel grande magazzino, verso le 14 di ieri, la giovane ha aggredito due donne, la prima afferrandola per il collo con le mani, e ferendo la seconda sempre al collo con un’arma da taglio. Dopodiché l’autrice è stata fermata da una coppia di clienti e infine arrestata dalle forze dell’ordine. In una nota diffusa intorno alle 17, la Polizia cantonale afferma di non escludere: “Motivazioni terroristiche” e di lavorare “in stretta collaborazione con l’Ufficio federale di polizia FedPol, la polizia Città di Lugano e altre autorità competenti”. In base a una prima valutazione medica, una delle vittime ha riportato ferite, non tali da metterne in pericolo la vita; sarebbe stata sfregiata in volto e colpita alle mani. L’altra vittima ha riportato ferite lievi. Secondo nostre informazioni, la donna di 28 anni fermata, è figlia di genitori svizzeri naturalizzati (il padre è di origini italiane) ed è nata e cresciuta in Ticino. Risiede nello stesso comune, del Luganese, in cui vivono i genitori. La donna, nata nell’ottobre del 1992, risulta ancora sposata con un cittadino, a quanto pare di origini mediorientali. Vive tuttavia da sola, pur avendo conservato il nome del marito, in un appartamento di una palazzina. È ricomparsa in paese un paio di anni fa dopo essersi trasferita a Lugano e dopo un periodo in cui avrebbe fatto perdere le proprie tracce. Alle autorità comunali la giovane non avrebbe mai creato problemi. La donna sembra che non abbia un’occupazione. Ieri dopo il suo arresto sono scattati perquisizioni e interrogatori. Nell’appartamento della 28enne gli inquirenti avrebbero rinvenuto soldi e copie del Corano.
Il fatto di sangue con i presunti legami terroristici hanno indotto le autorità a convocare una conferenza stampa verso le 19 di ieri alla presenza della direttrice dell’Ufficio federale di polizia svizzera FedPol Nicoletta Della Valle (in diretta streaming), del presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi e del comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi.
Norman Gobbi: ‘Il dispositivo è stato attivato per la prima volta in Ticino’
«Non è la prima volta che capita un fatto di sangue in Ticino ma è la prima volta che a seguito di un tale atto venga attivato questo tipo di dispositivo – ha esordito Gobbi –. I fatti accaduti oggi a Lugano sono della massima gravità. Il dispositivo di sicurezza si è messo in moto immediatamente con il coinvolgimento della Polizia cantonale e federale. Ringrazio le vittime, le loro famiglie e i cittadini presenti intervenuti a fermare l’assalitrice. La Svizzera è un Paese di pace ma essere pacifici non significa essere inermi». L’aggressione non ha colto di sorpresa la direttrice dell’Ufficio federale di polizia svizzera: «Questa aggressione non mi sorprende – ha affermato della Valle -. Lavoriamo mano a mano con la Polizia ticinese e questa collaborazione sta funzionando bene. Come annunciato, è stata aperta un’inchiesta federale perché si sospetta una matrice terroristica». In Svizzera, per il momento, «si sta indagando su possibili legami con il terroristico su solo un altro caso che riguarda l’accoltellamento di un 29enne portoghese avvenuto a metà settembre a Morges» ha ancora spiegato la direttrice. All’infopoint, è inoltre emerso che la donna fermata era un volto conosciuto dalle autorità per fatti che sono di competenza della Polizia giudiziaria, hanno annunciato sia Della Valle sia Cocchi, senza peraltro fornire informazioni supplementari per evitare interferenze con l’inchiesta penale condotta dal Ministero pubblico della Confederazione. Se la matrice terroristica sarà confermata, la Svizzera può dirsi non al riparo da questi generi di atti? «Questo è chiaro. Abbiamo ora la possibilità di mettere in campo, con l’approvazione del disegno di legge in parlamento, delle misure preventive. Tutta una serie di strumenti supplementari per la lotta al terrorismo. Negli ultimi anni in Svizzera abbiamo investito molto nella lotta al terrorismo. Questo progetto di legge è l’ultimo di una lunga serie, dal piano di azione contro la radicalizzazione e l’estremismo violento all’adattamento del Codice di procedura penale, fino a queste ultime importanti misure di polizia. Ma, purtroppo, non possiamo mai dirci pronti!» ha spiegato a laRegione la portavoce della Polizia federale Catherine Maret. «Le forze dell’ordine sono sempre attive e presenti e, già dopo i gravi fatti di Vienna, la guardia è tornata alta. In vista delle festività la presenza verrà potenziata in particolare vicino ai negozi e nei luoghi affollati», ha rassicurato Cocchi rispondendo a una domanda di un collega giornalista. Avvicinato da laRegione, il comandante della polizia cantonale Cocchi ha inoltre dichiarato: “In eventi del genere è fondamentale intervenire rapidamente e ‘congelare’ subito la situazione. Ed è quello che si è fatto”. La donna ha colpito all’interno di un grande magazzino. A breve scatterà l’operazione ‘Prevena’, operazione gestita dalla Polizia cantonale, in collaborazione con altre forze dell’ordine attive sul territorio, per la prevenzione dei furti nei centri commerciali affollati più del normale in occasione delle festività, anche se quest’anno bisognerà attenersi alle misure anti-Covid. E comunque dopo quanto capitato ieri, gli agenti che prenderanno parte a ‘Prevena’, fa sapere il comandante della Cantonale, “riceveranno ulteriori direttive e sarà caratterizzata da una maggior presenza di polizia”.
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Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 25 novembre 2020 del Corriere del Ticino
L’accoltellatrice era sotto controllo per jihadismo
La Polizia federale rompe gli indugi e parla di «presumibile terrorismo». La ventottenne che ha aggredito due donne a Lugano era già nei radar dell’intelligence elvetica e di altre agenzie europee – Resta da capire se è un lupo solitario o se ha dei complici.
«In un grande magazzino di Lugano si è verificato un attacco presumibilmente terroristico». Ieri sera alle 19.06, mentre un po’ tutti ancora predicavano prudenza e usavano le parole con il contagocce, è stata la Polizia federale, su Twitter, a lasciar da parte il condizionale e a indicare che la pista dell’estremismo islamico è la più battuta dagli inquirenti per spiegare quanto accaduto al quinto piano della Manor. Un tweet scritto mentre era in corso, a Bellinzona, una conferenza stampa con il presidente del Governo Norman Gobbi, il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi e la direttrice dell’Ufficio federale di polizia Nicoletta della Valle. Conferenza stampa in cui non sono stati forniti, per ragioni d’inchiesta, dettagli o indicazioni particolari sull’accaduto e sui legami che l’autrice dell’accoltellamento – una cittadina svizzera di 28 anni – avrebbe con l’estremismo islamico.
Sotto controllo all’estero
Pochi i dettagli forniti, dicevamo. Stando ad una nostra fonte la donna, ticinese, di Vezia, sarebbe sposata con un cittadino iracheno. Il suo nome sarebbe finito nel radar di diverse agenzie d’intelligence europee, tra cui quella francese. E anche la Polizia cantonale e la Fedpol – questo è stato confermato tra le righe durante la conferenza stampa – avevano sottoposto la donna a dei controlli in passato. Non è chiaro – ma sarà di sicuro materia d’indagine – se avesse rapporti con le cellule che nel 2016 (vedasi la scheda a lato) erano state smantellate tra la Lombardia (Lecco e Varese in particolare) e il Ticino e che ruotavano attorno alla figura di Ümit Y, il reclutatore che lavorò per Argo 1.
Sotto indagine nel 2017
In serata la Fedpol ha confermato ufficialmente che la donna era finita sotto inchiesta nel 2017 durante un’indagine relativa al terrorismo jihadista.
L’ipotesi: si è convertita
Se le informazioni in nostro possesso sono corrette, dunque, la ventottenne si sarebbe prima convertita all’Islam e poi radicalizzata. Come detto però, al momento, di certezze non ce ne sono. Non siamo in grado di dirvi se a casa della donna, che ieri è stata perquisita, sia stato trovato materiale compromettente. Stando alla testimonianza di più di una persona, in ogni caso, la donna, durante l’accoltellamento alla Manor, avrebbe pronunciato frasi con chiari riferimenti al terrorismo.
Da chiarire
Gli inquirenti prediligono dunque la matrice terroristica. Restano comunque da chiarire alcuni aspetti dell’accaduto. Uno riguarda la premeditazione. Stando a quanto trapelato la donna avrebbe preso il coltello utilizzato per il presunto attentato direttamente al grande magazzino (non lo avrebbe cioè portato da casa sua) e poi sarebbe salita di uno o due piani – al reparto degli – dove avrebbe cominciato a colpire al collo i passanti (una donna è rimasta ferita gravemente, un’altra ha riportato ferite più leggere) prima di venir immobilizzata da due clienti.
Gobbi: «Massima gravità»
«A nome del Consiglio di Stato – ha sottolineato Norman Gobbi – esprimo la vicinanza alle vittime, alle loro famiglie e a chi era presente. E ringrazio i cittadini che hanno immobilizzato la donna». Il presidente del Governo ha ricordato che, se confermato, questo sarà il primo attentato compiuto su suolo ticinese. Un attentato – ha fatto notare Nicoletta della Valle – che per certi versi ricorda quello avvenuto in settembre a Morges, quando un ventinovenne portoghese perse la vita dopo essere stato accoltellato.
Cocchi: «Minaccia presente»
Il comandante Cocchi ha ricordato che in Svizzera e in Ticino non si è mai abbassata la guardia. «E quanto accaduto ultimamente in nazioni a noi vicine (in Francia e in Austria, ndr) dimostra che il terrorismo è sempre una minaccia presente». Basti pensare che dopo l’attentato di Vienna sono emersi legami con cellule presenti in Svizzera tedesca, soprattutto nell’area di Zurigo. Il comandante ha poi voluto rassicurare la popolazione sulla capacità di reazione delle nostre forze dell’ordine. «Importante è anche la collaborazione tra polizie, che funziona sempre molto bene». Collaborazione a livello nazionale, ma anche internazionale.
«Non mi sorprende»
Secondo la direttrice della Fedpol è presto per collegare il caso di Lugano ad altri. «Posso però dire – ha sottolineato Della Valle – che quanto accaduto non mi sorprende».
Lupo solitario?
Norman Gobbi ha parlato di «lupo solitario». Per tutta la giornata di ieri gli inquirenti cantonali e federali hanno comunque lavorato per tentare di capire se effettivamente la donna abbia agito da sola oppure se sul territorio ci siano dei complici. Aggiornamenti in questo senso potrebbero arrivare già oggi.
Il rischio
Ieri potrebbe dunque essere successo ciò che gli esperti d’intelligence temevano da tempo. La Svizzera, è sempre stato detto, non rappresenta per gli estremisti islamici un obiettivo principale. Ma singole cellule o lupi solitari, anche semplicemente per spirito di emulazione, potrebbero colpire sul nostro territorio. Anche perché il reclutamento avviene spesso in modo «casuale» (sovente attraverso i social network, o in moschea) e in modo altrettanto casuale, poi, può venir scelto l’obiettivo da colpire.
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Da www.liberatv.ch
Accoltellamento alla Manor, il cancelliere austriaco: “Attacco di matrice islamica. Siamo vicini alla Svizzera”
Il portavoce di Manor: “Colpiti dalla violenta aggressione. Siamo al fianco delle famiglie e persone coinvolte”
Il presidente del Governo Norman Gobbi ha parlato di “fatti di massima gravità” parlando in conferenza stampa dell’accoltellamento avvenuto oggi alla Manor di Lugano. La polizia non ha escluso che dietro al grave fatto di sangue ci siano moventi terroristici. Dubbi che la conferenza non ha spazzato via, anche se tra le righe il messaggio lanciato dalle autorità è piuttosto chiaro: il Ticino potrebbe trovarsi di fronte al primo attacco terroristico.
“È la prima volta che il Ticino attiva un dispositivo simile coinvolgendo il Ministero pubblico della Confederazione e la Fedpol”, ha detto Gobbi. Parole che lasciano poco spazio all’interpretazione, anche se “è troppo presto per dire che questo caso sia collegato ad altri”.
Il portavoce di Manor Fabian Hildbrand si è detto scioccato: “Siamo colpiti dalla violenta aggressione e ci rammarichiamo per l’incidente. Siamo vicini alle famiglie e alle persone coinvolte”.
Anche dall’estero arrivano le prime reazioni al grave fatto di sangue di Lugano. Il cancelliere austriaco Sebastian Kurz ha scritto su Twitter che “condanno fermamente l’attacco terroristico di matrice islamica di oggi a Lugano. I miei pensieri vanno alle vittime. Siamo vicini alla Svizzera in queste difficili ore”.
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Da www.ticinonews.ch
https://www.ticinonews.ch/ticino/autrice-gia-conosciuta-per-terrorismo-AL3481233
“Autrice già conosciuta per terrorismo”
Le autorità hanno aperto un’inchiesta per far luce su quanto accaduto alla Manor di Lugano. La FedPol ha appena precisato che l’autrice appare in un’indagine di polizia del 2017 per terrorismo jihadista. Kurz in Austria twitta: “Condanno pienamente l’attacco terroristico”
La stessa Fedpol pochi minuti fa ha precisato via Twitter che l’autrice risulta essere già conosciuta dalle autorità perché appare in un’indagine di polizia del 2017 relativa al terrorismo jihadista. Il comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha sottolineato l’importante legame che si è subito attivato dal momento dell’atto a Lugano con le autorità federali. E proprio il fatto che la Confederazione si sia attivata da subito fa supporre che effettivamente possa esserci la matrice terroristica: “Non è un evento normale di violenza urbana ma un atto violento radicato. L’attivazione della Fedpol è fondamentale proprio in tal senso”. Ma, come sottolineato più volte, “i dettagli verranno confermati dall’inchiesta aperta”. Norman Gobbi, presidente del Consiglio di Stato ha detto: “I fatti sono della massima gravità”.
Le interviste a Cocchi e Gobbi
“La situazione non è quotidiana, ecco perché la Confederazione è entrata in atto. È per questo che è stato corretto dare informazioni in tal senso”. La donna è stata detto in conferenza stampa era conosciuta: “Il fatto di aver allertato in breve tempo le autorità competenti della Confederazione portano al fatto che le attenzioni sono in direzione del terrorismo”, ha spiegato il Comandante Cocchi. “I dettagli di quanto capitato sono adesso l’elemento fondamentale dell’inchiesta, il coraggio civico dei cittadini ha permesso di congelare la situazione fino all’arrivo delle forze dell’ordine e questo è importante”.
“Il fatto che abbia colpito da sola, però non vuol dire che non possa far parte di un branco”, ha sottolineato Gobbi. “È la prima volta che vengono attivate le autorità della Confederazione sottolinea che sia un atto di violenza motivata, il fatto che ci siano delle motivazioni è un reale segnale”, spiega. “Il problema di chi compie questi atti violenti motivati da determinati estremismi lo fa in maniera individuale ed è difficile anticipare l’atto, soprattutto quando è fatto con un coltello come a Morges”.
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Da www.rsi.ch/news
“Una scena atroce”
Una testimone racconta quanto accaduto alla Manor di Lugano; Fedpol: “l’autrice dell’aggressione già coinvolta in un’indagine del 2017”
https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Una-scena-atroce-13628914.html
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Servizio all’interno dell’edizione di martedì 24 novembre 2020 de Il Quotidiano
http://www.rsi.ch/play/tv/programma/il-quotidiano?id=2009705
(Dal minuto 32.15)
Intervista pubblicata nell’edizione di lunedì 9 novembre 2020 de La Regione
Norman Gobbi su Covid e proteste, stanchezza della gente e misure ‘necessarie’
In Italia e nei Paesi a noi vicini si stanno moltiplicando le proteste in strada contro le misure sanitarie prese dalla politica per fronteggiare il coronavirus. Anche in Ticino, storia di dieci giorni fa, è stata organizzata la prima manifestazione dal centro sociale ‘Il Molino’, finita con una testata subita da una nostra collega che era lì semplicemente per svolgere il proprio lavoro: fare cronaca. C’è il pericolo che con i contagi in crescita e le paure per ulteriori misure in aumento la protesta si allarghi a macchia d’olio? E soprattutto, la situazione è preoccupante per il governo? «In Ticino, per il momento, non si sono palesati movimenti anti-Covid simili per portata e conseguenze a quanto visto in altri Paesi», risponde il presidente del Consiglio di Stato e direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi a colloquio con ‘laRegione’.
Eppure la manifestazione di venerdì 30 ottobre potrebbe essere una ‘prima’.
L’evento che lei cita è stato organizzato da un gruppo già noto per la sua indole anti-sistema, che come in passato aveva già fatto usando dei pretesti, ha preso spunto dall’attuale situazione sanitaria per sfogare la sua violenza. Al di là di questo episodio, credo che le dimensioni demografiche ridotte del Ticino non favoriscano l’emergere di veri e propri gruppi organizzati. L’abbiamo visto con i movimenti estremisti di destra o sinistra, che difficilmente sopravvivono al salto generazionale.
Però in Italia, ad esempio, si sono verificate infiltrazioni di persone che avevano l’unico scopo di scatenare il caos, indipendentemente dalle ragioni dei manifestanti.
Esatto, diverso è invece il rischio che soggetti isotuna lati si aggreghino attraverso internet per fomentare messaggi estremisti nei confronti di autorità o persone, oppure agiscano in piccoli numeri in nome di ideologie estremiste. Per questo motivo stiamo monitorando il fenomeno dell’estremismo attraverso la Piattaforma di prevenzione della radicalizzazione e in collaborazione con la Polizia cantonale, non tanto o non solo con il Gruppo prevenzione e negoziazione, quanto con il Servizio d’informazione della Confederazione e in particolare con la sua antenna cantonale.
Ciò detto, nella popolazione comincia a emergere una certa stanchezza, sebbene le misure decise vengano seguite. Il Consiglio di Stato come si rapporta al binomio tra importanza della salute pubblica, quindi qualcosa di collettivo, e il timore per il proprio reddito, per la situazione economica o per il posto di lavoro che è qualcosa di personale?
Preoccupazione e stanchezza nei confronti di un fenomeno di cui ancora oggi non conosciamo tutti i contorni e conseguenze mi paiono sentimenti del tutto umani e comprensibili. Ho piena consapevolezza e comprensione dei disagi che la popolazione sta affrontando. So anche che stiamo chiedendo molti sacrifici alla popolazione. Anche per questo abbiamo sempre proposto misure necessarie per contenere il virus che siano sopportabili per la popolazione e pure supportabili, ossia nella massima parte condivisibili, stante l’attuale momento. Alla cittadinanza tutta va il mio e nostro plauso per l’ampio rispetto delle misure e nel contempo chiedo di rinnovarci la fiducia. Come governo stiamo lavorando sette giorni su sette per cercare in tutti i modi di offrire aiuti, sostegno, cure.
Può fare qualche esempio?
Se consideriamo il profilo economico il Consiglio di Stato ha da subito adottato, già in marzo, delle misure urgenti volte a sostenere l’economia cantonale. Inoltre, per portare un esempio concreto, il Dipartimento delle finanze e dell’economia, tramite la Sezione del lavoro, si è impegnato per ottimizzare lo strumento del lavoro ridotto, che permette di rispondere alle esigenze delle aziende in questo periodo di emergenza e di preservare occupazione e competenze al loro interno. Dal profilo sanitario, il Dss mette in campo giornalmente tutti gli sforzi necessari sia per l’adeguamento delle strutture ospedaliere alle reali necessità d’impiego legate alle persone contagiate, sia a sostegno delle persone in difficoltà. Abbiamo la fordi avere un elevato sistema sociale che sinora si è dimostrato in grado di assorbire molti tra i bisogni della nostra popolazione.
Un suo predecessore, Alex Pedrazzini, intervenendo a un’assemblea di giovani Ppd definì il Consiglio di Stato in quel momento ‘una cacofonia di tenori stonati’. Questa definizione per lei potrebbe essere estesa a un mondo medico spesso in contraddizione al suo interno?
Innanzitutto mi conceda una premessa indipendente dalla sua domanda ma penso utile per i lettori: se guardo alle decisioni del Consiglio di Stato degli ultimi otto mesi non mi sembra di ravvisare né una cacofonia, né tenori stonati. Dico questo per ribadire un concetto che per me, per tutti noi consiglieri di Stato, è di assoluta importanza: il governo si sta muovendo unito anche di fronte a questa imprevista situazione. Una coesione che non significa avere tutti la stessa idea. Ci confrontiamo giornalmente su determinate posizioni. Ci possono essere divergenze di vedute, di interpretazione. Dal confronto nascono le decisioni, che poi vengono sostenute in modo compatto, unanime. Per quanto riguarda invece la cacofonia, come dice lei, tra i medici la considero un elemento che permette al politico di farsi un’opinione. Non credo che i professionisti del settore vogliano “confondere le acque” o “giocare sporco” di fronte a questa emergenza che li tocca in prima persona. Senza dimenticare poi che il confronto tra medici ed esperti rientra nel “dibattito scientifico”. È proprio una caratteristica del funzionamento delle “scienze”.
Il governo però poi deve trovare una sintesi di tutto questo. È difficile?
All’autorità politica spetta il compito di prendere decisioni, sostenute anche dai servizi e dalle persone che l’organizzazione statale ha previsto per queste situazioni. Sappiamo inoltre perfettamente che siamo inseriti in un mondo in cui l’informazione, di qualità ma anche farlocca, gira velocemente ed è nelle mani di tutte le persone. Ne teniamo conto. Per questo cerchiamo di fare una comunicazione chiara, trasparente e il più possibile univoca. Mi rendo conto che non è sempre facile riuscirvi.
La comunicazione è fondamentale, ma poi occorre anche un’azione mirata. Il problema in questo momento è che le esigenze della popolazione sono varie: si passa da chi ha visto calare il proprio reddito a chi ha perso il lavoro, da chi si è trovato isolato a chi per motivi personali ha vissuto peggio di altri questi mesi. Tutti con diverse ragioni chiedono sostegno, ma anche ascolto da parte del governo. Come fate a concertare il tutto?
Mettendo a disposizione prima di tutto i propri servizi. Faccio un esempio che tocca il mio Dipartimento, assieme al Dss. Parlo della violenza domestica, in particolare contro le donne. Già durante il lockdown avevamo avvertito che la situazione avrebbe potuto aggravare questo fenomeno. E per questo avevamo incrementato l’attività di informazione verso le cerchie più a rischio. Come detto in precedenza, abbiamo una socialità che offre molte risposte, anche concrete, ai bisogni in particolare delle cittadine e dei cittadini più deboli. È evidente che occorre avere le antenne ben alzate. I servizi statali, le collaboratrici e i collaboratori che vi lavorano, sono chiamati a uno sforzo supplementare. Una consapevolezza e una responsabilità che deve riguardare ogni funzionario dello Stato, a partire dai consiglieri di Stato, anche e soprattutto in questa situazione che a tutti richiede sacrifici. Li ringrazio già sin d’ora per il loro prezioso lavoro a favore della collettività ticinese.
Volgendo uno sguardo al futuro, a che punto è il Gruppo di lavoro per il rilancio economico del Paese?
Questo Gruppo strategico, costituito in aprile su impulso del Dfe, si è riunito diverse volte negli scorsi mesi e ha messo a confronto, all’interno di tavoli tematici e trasversali, imprenditori, sindacati, politica e specialisti. Gli approfondimenti sono tuttora in corso e la discussione dei risultati emersi dai tavoli tematici e trasversali all’interno del Gruppo strategico è prevista prossimamente, anche in funzione dell’evolversi della situazione epidemiologica.
Da www.rsi.ch/news
Le nuove misure anti-Covid in vigore in Ticino da lunedì: non più di 5 persone insieme – Allerta diventa rosso
A partire da domani (lunedì) e fino al 30 novembre in Ticino saranno vietati gli assembramenti con più di 5 persone negli spazi pubblici, nelle manifestazioni pubbliche e private. Stop (con alcune eccezioni) anche alle attività sportive di gruppo, salvo quelle per i giovani fino ai 16 anni. Sono queste alcune delle nuove misure decise dal Consiglio di Stato per contenere la pandemia, misure rese note domenica nel corso di una conferenza stampa tenuta a Bellinzona.
“Ultima chiamata”
Questa è l’ultima chiamata (“Last call”), se la situazione non cambia, rischiamo davvero di dover prendere misure ancora più incisive. Dobbiamo riuscire insieme a contenere i contagi. È quanto affermato dal presidente del Consiglio di Stato, Norman Gobbi.
Livello di attenzione sale a “colore rosso”
Il Consiglio di Stato ha inoltre deciso di alzare il livello di attenzione al “colore rosso”, e di lanciare un nuovo messaggio: “Insieme facciamo la differenza”. “Limitiamo i contatti personali e rispettiamo scrupolosamente le regole (distanziamento, igiene delle mani e uso della mascherina), solo in questo modo potremo rallentare la diffusione del virus”.
“Situazione straordinaria”
Il Governo ha scritto al Consiglio federale “affinché venga decretata la situazione straordinaria, provvedimento che permetterebbe di dare uniformità sul territorio nazionale alle misure per frenare i contagi e di creare ancora maggiore efficienza e chiarezza sul fronte della gestione e il coordinamento tra Cantoni”. Inoltre, lo Stato maggiore di condotta è stato messo in prontezza: ogni settimana ci sarà una riunione per capire come affrontare l’evolversi della situazione.
Vietate le manifestazioni
Saranno vietate tutte le manifestazioni, pubbliche e private, con più di 5 persone. Le uniche eccezioni riguardano assemblee di organi legislativi cantonali e comunali, assemblee inderogabili di diritto pubblico e le raccolte di firme. Saranno ammesse anche le celebrazioni religiose, funerali e matrimoni, con un massimo di 30 partecipanti.
Stop allo sport di gruppo
Sono vietate tutte le attività sportive di gruppo con alcune eccezioni come per le attività con giovani fino a 16 anni e per attività professionistiche e legate a quadri nazionali (per i dettagli consultare la risoluzione governativa 5692 dell’8 novembre 2020, pubblicata sul sito web del Cantone (www.ti.ch/coronavirus).
Pressione sugli ospedali a livello di guardia
il Governo ha dato il via libera a un ulteriore potenziamento del dispositivo ospedaliero che ora sale a un totale di 600 letti disponibili, così suddivisi: fino a 82 letti di cure intense e 340 posti nel settore acuto (ripartiti fra Ospedale La Carità di Locarno, Clinica Luganese di Moncucco e Cardiocentro), 150 per il trattamento di pazienti stabili per i quali non si prevede un passaggio in cure intense (Ospedale Faido, Ospedale Italiano e Ospedale Malcantonese di Castelrotto) e 28 posti in riabilitazione (Clinica di riabilitazione di Novaggio e Clinica Hildebrand). Qualora fosse necessario, per ulteriori ampliamenti del dispositivo Covid, il Consiglio di Stato potrà imporre il blocco degli esami e dei trattamenti procrastinabili senza pregiudizio per il paziente, e questo per reindirizzare le risorse di cura nella presa a carico di malati Covid.
Il medico cantonale, Giorgio Merlani, lo ricordiamo, sabato ha avvertito che, se i numeri della pandemia proseguono con l’andamento attuale, il picco dell’epidemia potrebbe arrivare tra 4-5 settimane. Merlani ha ribadito che “al di là dei decessi ci sono anche persone giovani che finiscono all’ospedale, anche sotto i 40 anni, in terapia intensiva”. Persone che possono impiegare mesi a riprendere uno stato di salute adeguato.
Case per anziani: 170 positivi
Nelle case per anziani ticinesi sono stati censiti 170 casi. Raffaele De Rosa, direttore del Dipartimento della sanità e della socialità, ha affermato che saranno le singole strutture a comunicare direttamente e pubblicamente i contagi interni.
“Nessuno si può considerare immune”
Raffaele De Rosa ha affermato che l’adeguamento del dispositivo per far fronte ai malati di coronavirus ha un impatto particolare su ospedali e pazienti. “Non possiamo continuare a lungo chiedendo il potenziamento, senza chiedere alla società intera che faccia la sua parte. Ci appelliamo alla responsabilità dei singoli. Se il virus continuerà la sua corsa, saremo costretti a intervenire più drasticamente. Circa il 25% dei pazienti ricoverati nei nostri ospedali ha meno di 60 anni e circa la metà dei pazienti ha meno di 70 anni. In cure intense anche un giovane di 33 anni. Nessuno si può considerare immune”.
Sostegni economici
Christian Vitta, direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia, ha affermato che il Governo continuerà a sostenere l’economia del Cantone. Continuano a essere in vigore le misure nel campo del lavoro ridotto e dell’indennità di perdita di guadagno (IPG Corona). Quest’ultima misura è stata prorogata fino a giugno 2021. Inoltre, a seguito di questa seconda ondata, il Cantone sta partecipando alla consultazione della Confederazione che riguarda un nuovo strumento di sostegno finanziario per le aziende in difficoltà che operano in settori particolarmente in crisi. Questo strumento andrà ad aggiungersi ai crediti COVID-19 e agli interventi cantonali già messi in atto. In Ticino, attraverso lo strumento del lavoro ridotto, sono già stati erogati oltre 610 milioni di franchi, attraverso lo strumento dell’indennità di perdita di guadagno circa 150 milioni, a cui si aggiungono circa 1.3 miliari di crediti COVID-19 e misure specifiche cantonali per circa 120 milioni, sotto forma di sostegni o rinunce di incasso.
https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Stop-a-sport-e-ad-assembramenti-13586308.html
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Da www.ticinonews.ch
Non più di cinque nello spazio pubblico.
Coronavirus, le nuove misure decise dal governo. Altri contagi nelle case anziani
‘The last call’, come il titolo di un film apocalittico. A coniarlo è il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi nel descrivere, ieri in conferenza stampa a Bellinzona, la situazione – «seria», addirittura «fatale» per le strutture sanitarie e che «urge quindi correggere» – e nel presentare le ulteriori misure decise dal governo – soprattutto nuove restrizioni alle libertà individuali – per cercare di appiattire la curva dei contagi in Ticino da Covid-19. Per contrastare l’impennata dei casi, che sta drammaticamente caratterizzando qui come altrove questa seconda ondata. Fra sabato e domenica 186 le persone risultate positive, 27 i ricoveri (otto pazienti dimessi) e 6 i decessi. «Questa – dice Gobbi – è l’ultima chiamata». Prima di? La parola lockdown ancora non la pronuncia: parla solo di «altri provvedimenti» se le cose non dovessero migliorare. Una nuova chiusura totale, aveva del resto dichiarato qualche mese fa, “sarebbe psicologicamente, socialmente ed economicamente insostenibile”. Proprio per questo l’obiettivo è di scongiurare assolutamente un lockdown bis. Da qui il giro di vite che scatta stamane e che durerà almeno sino al 30 novembre.
Le disposizioni da subito in vigore
Secondo la nuova risoluzione governativa, sono vietati gli assembramenti di più di 5 persone nello spazio pubblico, “segnatamente in piazze pubbliche, luoghi di passeggio e parchi, salvo per persone che vivono nella stessa economia domestica”. È vietato lo svolgimento di manifestazioni, pubbliche e private, con più di 5 partecipanti. Fanno eccezione: le assemblee degli organi legislativi cantonali (Gran Consiglio) e comunali (Consiglio o assemblea comunali), quelle “inderogabili” di enti di diritto pubblico e le raccolta di firme. Matrimoni, funerali e cerimonie religiose: massimo 30 persone. Il limite massimo delle cinque persone «vale anche per teatri e cinema», conferma alla ‘Regione’ il direttore del Dipartimento sanità e socialità Raffaele De Rosa. Per musei e sale di esposizione si veda l’Ordinanza federale Covid, all’articolo 6f capoverso 1 che rimanda ai piani di protezione.
Sono inoltre vietate, tornando alla risoluzione del Consiglio di Stato, tutte le attività sportive di gruppo “salvo: quelle di bambini e giovani fino al compimento dei 16 anni, ad eccezione delle competizioni; dal compimento del 16esimo anno di età gli allenamenti organizzati da società sportive affiliate a federazioni riconosciute, svolti alla presenza di 15 persone al massimo, senza contatto tra gli atleti, e per i quali sono predisposti specifici piani di protezione (“anche in questa categoria le competizioni sono vietate”); gli allenamenti e le competizioni di atleti di punta membri dei quadri nazionali di una federazione sportiva nazionale svolti alla presenza di 15 persone al massimo o in squadre di competizione a composizione stabile per i quali sono predisposti specifici piani di protezione; gli allenamenti e le competizioni di membri delle squadre “che fanno parte di una lega prevalentemente professionistica per i quali sono predisposti specifici piani di protezione”.
Per la ristorazione, valgono le misure già in vigore: 4 persone per tavolo, chiusura dalle 23 fino alle 6, obbligo di restare seduti e di fornire i dati di contatto per permanenze superiori ai 15 minuti.
In una nota diffusa in serata il presidente dell’Ordine dei medici Franco Denti e l’esperto in malattie infettive Christian Garzoni si appellano alla popolazione per scongiurare “una catastrofe sanitaria”. Invitano pertanto i cittadini a “evitare contatti sociali al di fuori del nucleo famigliare”.
Allarme rosso
È quindi ‘allarme rosso’ in Ticino, colore che si riflette nella nuova tonalità della campagna di sensibilizzazione contro il coronavirus (“Insieme facciamo la differenza. Limitiamo i contatti e applichiamo sempre le regole. Così blocchiamo la trasmissione del virus”). E con il nuovo grado d’allerta arrivano anche le nuove misure per contenere la pandemia. «È l’ultima chiamata: se il numero di contagi non diminuirà, se il numero di ospedalizzazioni rimarrà alto, dovremo prendere altri provvedimenti», insiste Gobbi. «Se non ci saranno cambiamenti, la situazione diventerebbe insostenibile sia per il sistema sanitario, sia per chi lavora al contact-tracing – avverte il presidente del governo –. Il virus continua a diffondersi e, a differenza della primavera, non stiamo andando verso un periodo dove si può stare molto all’aperto». Ci vuole pertanto «equilibrio tra sicurezza sanitaria e libertà: abbiamo fatto sempre passi ragionati, che consentissero ai cittadini di capire la gravità della situazione per permettere di combattere assieme il coronavirus». Le nuove disposizioni «vogliono diminuire le possibilità di contatto. Sono limitazioni delle libertà emanate dallo Stato, tuttavia non sono e non saranno i divieti a sconfiggere il virus, ma le azioni dei cittadini. Serve il senso di responsabilità di ognuno».
Intanto lo Stato Maggiore cantonale di condotta, che ha gestito la prima ondata, è stato posto «in stato di prontezza»: terrà per ora «una riunione alla settimana». All’ospedale La Carità di Locarno sono intanto già impiegati 12 militi dell’esercito. Inoltre una quarantina di uomini della Protezione civile stanno dando supporto al sistema di gestione della pandemia.
Pressione sugli ospedali già alta
«Ognuno deve fare la sua parte per preservare l’attività del sistema sanitario» perché «la seconda ondata sarà ancora più lunga» di quella di questa primavera «durata sei settimane e contenuta grazie al lockdown», osserva il ministro della Sanità e socialità De Rosa, ringraziando chi sta lavorando in ambito sociosanitario in questo periodo. «La pressione sugli ospedali ticinesi è già a livello di guardia e aumenterà ancora nei prossimi giorni. Giorni, non settimane». Attualmente «i posti letto occupati aumentano tra 15 e 20 pazienti ogni giorno, al netto delle dimissioni».
Per questo il Consiglio di Stato ha deciso di incrementare la disponibilità di posti in cure intense dagli attuali 60 a «82». Altri 20 letti sono stati aggiunti in cure intermedie. Inoltre sono previsti «320» letti nei reparti acuti delle due strutture Covid (Carità e Clinica luganese Moncucco) e altri 150 letti per il trattamento dei pazienti stabili sono stati ricavati a Faido, all’ospedale Italiano e all’Ospedale di Castelrotto. Per la riabilitazione sono previsti una trentina di posti letto tra la clinica di Novaggio e la Clinica Hildebrand. «In totale circa seicento posti letto sono disponibili per la gestione della crisi», precisa De Rosa, facendo notare che è stato possibile raggiungere questo obiettivo «con la diminuzione dell’attività elettiva». Un dispositivo sanitario cantonale potenziato che deve contare sulla collaborazione anche delle cliniche private. Ad ogni modo, fa sapere De Rosa, il governo ha delegato al Dss «la competenza di precettare il personale necessario». Se le nuove restrizioni non diminuiranno la circolazione del virus «dovremo imporre il blocco degli interventi non urgenti».
‘Nessuno può escludere di finire in ospedale’
La casistica dei pazienti ospedalizzati è molto simile a quella della prima ondata, rileva De Rosa: «Un ricoverato su quattro ha meno di 60 anni e poco meno della metà ha meno di 70 anni. Alla Carità però troviamo malati di 31, 38 e 45 anni, così come persone senza patologie pregresse. In cure intense il più giovane ha 33 anni. È doveroso quindi rendersi conto che tutti potremmo essere esposti a un decorso grave della malattia e nessuno, a priori, può saperlo».
Case anziani: 170 residenti già colpiti
Nelle case anziani si registrano già 170 residenti malati «e il conteggio è in aumento», commenta il capo del Dss: «La situazione è seguita da vicino dall’Ufficio del medico cantonale e dalle autorità sul territorio. I singoli istituti comunicheranno, d’ora in poi, direttamente i contagi interni alla struttura».
Sostegno alle aziende ‘di rigore’
Il perdurare della pandemia rischia di impattare pesantemente sull’economia cantonale. Economia che «il governo vuole sostenere», sottolinea il direttore del Dipartimento finanze ed economia Christian Vitta. E ricorda che in Ticino tramite lo strumento delle indennità per lavoro ridotto sono stati erogati finora «circa 610 milioni di franchi» e «circa 150 milioni» di indennità di perdita di guadagno («L’Ipg Corona è stata prorogata sino al prossimo giugno»). Senza dimenticare i «circa 1,3 miliardi di franchi» di crediti Covid, i «120 milioni fra sostegni puntuali e rinunce di incasso» e altre misure decise a livello comunale.
Non solo. «Stiamo partecipando attivamente alla consultazione avviata dalla Confederazione per sostenere, assieme a Berna, le attività più in difficoltà, i cosiddetti casi di rigore». Ovvero le aziende «particolarmente colpite dalla pandemia». La Confederazione, settimana prossima, stabilità, «assieme ai Cantoni, i criteri di accesso». Nell’ordinanza in consultazione il Consiglio federale, come indica l’Ats, propone di stanziare 200 milioni di franchi, contribuendo per il 50 per cento alle misure adottate dai Cantoni: il totale degli aiuti ammonterebbe così al massimo a 400 milioni. Il presidente della Conferenza dei direttori cantonali dell’economia pubblica, Christoph Brutschin, ritiene che i fondi debbano essere portati ad almeno un miliardo di franchi. I 200/400 milioni «erano quanto valutato prima di questa seconda ondata pandemica», afferma Vitta, che della Conferenza fa parte: «Si tratta di importi insufficienti, al Ticino spetterebbero infatti tra gli otto e i nove milioni di franchi. Sarebbe dunque meglio puntare a 800 milioni o a un miliardo di franchi»
Chiesta la situazione straordinaria
C’è di più. Il governo ticinese ha chiesto al Consiglio federale di prendere il timone e introdurre la situazione straordinaria. Ciò permetterebbe a Berna, come in primavera, di prendere in mano le redini delle misure di contenimento: «Ci sono approcci troppo difformi tra i vari cantoni», puntualizza Gobbi.
Da www.liberatv.ch
Coronavirus in Ticino, Gobbi: “Spesa vietata in Italia”. Bertoli: “Mascherina obbligatoria alle Medie”
Il presidente del Governo: “Stringiamo i denti”. Bertoli: “Mascherina obbligatoria alle Medie fino a Natale”. Merlani: “Di questo passo…”
La cronaca della conferenza
“Niente più spesa in Italia”
Gobbi: “Verranno annunciati alcuni adeguamenti che riguardano il mondo della scuola. Comprendiamo la stanchezza della popolazione, ma dobbiamo restare uniti. Il Governo ha mantenuto un approccio equilibrato e coerente. Continueremo ad agire con misure tempestive e graduali tenendo conto di tutti gli aspetti. È uno sforzo per tutti. La situazione in Ticino rimane seria ma sotto controllo. Tra qualche giorno potremo farci un’idea dei risultati dopo le ultime misure. Il Ticino è pronto a fare la sua parte per sostenere gli altri Cantoni. Il Governo ha preso atto del Decreto italiano. Come sapete, la penisola sarà divisa in zone. Sapete anche che, da domani, Lombardia e Piemonte sono considerate zone rosse. Un fatto che avrà conseguenze anche per il nostro Cantone. Non sarà possibile recarsi lì per fare la spesa e incontrare familiari. Chi trasgredirà le regole sono previste pesanti sanzioni. È nostra intenzione introdurre un sistema di controllo coordinato con l’italia. Il Consiglio di Stato ha segnalato alla Confederazione la delicata situazione delle persone che intrattengono contatti stretti al di là del confine. Stringiamo i denti. Vi chiediamo di fare il possibile per sostenere le persone vulnerabili attorno a voi. Seguire le raccomandazioni è fondamentale per noi e per il prossimo”.
Obbligo di mascherina alle Medie fino a Natale
Bertoli: “I piani di protezione sono andati bene. Nelle ultime settimane abbiamo assistito a un aumento di quarantene di classe. È in questo senso che il Governo ha deciso di introdurre l’obbligo di mascherina alle scuole Medie fino alle vacanze natalizie. Una misura in più per cercare di evitare un blocco del sistema. Le mascherine verranno fornite dalla scuola. L’obbligo vale sia all’esterno del sedime sia all’interno. Il nostro obiettivo è quello di continuare con la scuola in presenza. È l’unica scuola che può funzionare. Il periodo prima di Natale è fondamentale per l’anno scolastico. Dobbiamo andare avanti pezzo per pezzo e fare in modo che le cose funzionino. Faccio appello alla responsabilità individuale di tutti”.
Decessi ‘fotocopia’ della prima ondata
Merlani: “Abbiamo toccato i limiti di capacità dei laboratori federali. I decessi sono in aumento e sono quasi una fotocopia della prima ondata. Il concact tracing è sotto controllo dopo un periodo difficile. La Svizzera è uno dei Paesi più colpiti duramente in Europa. Il numero di isolamenti è importante. Ogni caso di isolamento equivale a un caso di quarantena. Alcuni Cantoni informano il caso indice di informare i contatti stretti”.
Nuovo record di contagi Ticino
Merlani: “In Ticino abbiamo un nuovo record con 452 nuovi casi. Parliamo di persone già infettate e che potrebbero presentare complicazioni. Circa il 5% degli infettati possono avere bisogno di un ricovero. Su 450 casi, in media, 25 persone avranno bisogno di assistenza medica. I nuovi ricoveri sono 29 e 9 i dimessi. In terapia intensiva ci sono 18 persone. A marzo, durante il picco, abbiamo raggiunto 350 ospedalizzazioni. Se la crescita è questa rischiamo di arrivare vicini alla soglia del dolore del sistema ospedaliero. Non dobbiamo aspettare di trasferire il problema sul sistema sanitario. Dobbiamo abbassare la curva”.
Bambini non a rischio
Merlani: “I bambini non sono a rischio, però hanno molti contatti e la nostra attenzione è quindi rivolta anche sulla scuola. È opportuno anche a livello di Scuole Media introdurre misure igieniche maggiori, come l’obbligo di mascherina. Come singoli cittadini abbiamo l’occasione di influenzare l’andamento della curva”.
Il Consiglio di Stato ha indetto una nuova conferenza stampa per aggiornare sulla situazione epidemiologica in Ticino. Nessuna misure restrittiva in più, come aveva preannunciato Norman Gobbi. Il Governo ha però deciso di introdurre l’obbligo della mascherina anche alle scuole medie. La misura che entrerà in vigore al rientro dalle vacanze (il 9 novembre) “è tesa a contenere il numero dei contagi generati dalla pandemia, aumentando la sicurezza degli allievi per garantire a quest’ultimi la scuola in presenza”, spiegano in una nota.