“Un traforo con due canne per scongiurare nuove tragedie”

“Un traforo con due canne per scongiurare nuove tragedie”

Norman Gobbi da Consigliere di Stato airolose saluta l’avvio del cantiere

“È stato un momento storico e simbolico quello che abbiamo vissuto mercoledì con l’apertura ufficiale del cantiere per la realizzazione della seconda canna del tunnel autostradale del San Gottardo”. Con queste parole il Consigliere di Stato Norman Gobbi saluta l’avvio dei lavori, che per un airolese come lui riveste un significato ancora maggiore. “Quello che si è aperto è un cantiere che… arriva da lontano. Il prossimo 24 ottobre saranno 20 anni dal gravissimo incidente all’interno del tunnel autostradale, quando morirono 11 persone per uno spaventoso rogo innescato dallo scontro tra due camion, uno dei quali guidato da un autista ubriaco. Da quel giorno ci si rese conto ancora di più della pericolosità di un tunnel con una canna sola. E da quel giorno il dibattito sulla sicurezza sotto il San Gottardo non si è mai interrotto. Per fortuna, dico io, perché ciò ci ha permesso di trovare la soluzione adeguata, con l’unico intervento possibile: realizzare un secondo tunnel”.

Il nuovo traforo ha superato lo scoglio di una votazione popolare nel febbraio del 2016. “Ero presidente del Consiglio di Stato in quell’anno. E nei mesi prima del voto mi sono battuto affinché si comprendesse, anche a livello svizzero, che la sicurezza sotto il tunnel era basilare e che l’unica soluzione era la costruzione di una seconda galleria. La seconda canna infatti non porterà a raddoppiare la capacità del traforo sotto il San Gottardo, perché vi sarà una sola corsia unidirezionale per canna e l’accesso degli automezzi pesanti avverrà come attualmente, ossia con un dosaggio sia prima dell’accesso a nord, sia prima dell’accesso a sud. Il popolo svizzero ha ben compreso la posta in giuoco. In Ticino vi era pure la preoccupazione per quanto poteva avvenire a sud del Cantone, soprattutto a sud del Ponte diga di Melide, con un traffico aumentato su un’arteria già fortemente congestionata. Non aumentando la capacità sotto il San Gottardo grazie a un’unica corsia per canna si scongiura questo rischio. Ha prevalso nella scelta del cittadino l’importanza di garantire la sicurezza su un tratto di strada decisivo per i collegamenti nord-sud in Svizzera”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Per un cittadino di Airolo questo cantiere significa però anche altro, se pensiamo che una grande parte del materiale di scavo sarà utilizzata per una copertura dell’area dello svincolo attuale. “Verrà tolta l’attuale cesura che divide il territorio comunale, ridando terreni a un villaggio oggi molto sacrificato dagli interventi viari. Airolo potrà così garantire una migliore qualità di vita residenziale ai suoi cittadini e ai turisti che in Alta Leventina già oggi trovano un contesto ideale per le escursioni e per la pratica di diversi sport”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

 

10 anni alla testa della Polizia cantonale

10 anni alla testa della Polizia cantonale

Matteo Cocchi traccia un bilancio della sua attività in qualità di comandante, ricordando i momenti più salienti della sua carriera: “Il Ticino è diventato più sicuro”

 

10 anni. Tanto è passato da quando, il 1° ottobre 2011, Matteo Cocchi ha assunto la carica di comandante della Polizia cantonale. Cinque i papabili candidati che allora erano in corsa per rimpiazzare Romano Piazzini: oltre a Cocchi, l’ex comandante delle Guardie di Confine Mauro Antonini, il comandante della Polizia di Lugano Roberto Torrente, l’ex comandante della comunale di Locarno Andrea Ronchetti e l’avvocato e divisionario dell’esercito Stefano Mossi. La scelta è ricaduta sull’allora 37enne malcantonese, che vanta una formazione come giurista e che fino ad allora aveva svolto una carriera da militare professionista.

In questi 10 anni sono parecchi gli eventi e le operazioni che sono avvenute sotto la sua supervisione. Tra queste, ne citiamo alcune, l’operazione Duomo, che nell’ottobre 2015 ha portato all’arresto di 6 rapinatori che volevano assaltare un portavalori a Castelrotto; l’inaugurazione della galleria di base del San Gottardo il 1° giugno 2016; la crisi dei migranti a Como nell’estate del 2016; l’arresto, nel 2018, a Pregassona di alcuni membri dei Pink Panthers; la visita del Segretario di Stato americano Mike Pompeo a Bellinzona nel giugno 2019 e la costituzione dello Stato Maggiore Cantonale di Condotta a inizio 2020 per far fronte alla crisi di coronavirus. Tante, insomma, le esperienze vissute in questi 10 anni di servizio. In un’intervista a 360 gradi a Ticinonews, Cocchi racconta i suoi principali ricordi e alcuni aneddoti della sua carriera.

Come è stato il momento di entrare in servizio?
“È stato particolare. Iniziavo una nuova fase professionale. Dopo 10 anni, devo dire che sono motivato come quel giorno. Son successe tante cose, ma sembra ieri”.

Gli articoli dell’epoca rievocano il ruolo di Norman Gobbi nella sua nomina. All’epoca in che rapporti eravate e in che rapporti siete ora?“Prima della mia nomina non lo conoscevo molto bene. In 10 anni ci siamo avvicinati da un punto di vista professionale, ma anche in termini di amicizia. È un rapporto molto importante, che permette anche di essere molto franchi e di discutere in maniera positiva e costruttiva le problematiche. Avere un superiore politico che ascolta e dà seguito alle proposte fatte è molto importante”.

Cybercrimine e criminalità organizzata. La polizia cantonale è pronta a rispondere a queste sfide o servono maggiori risorse? 
“La Polizia si è evoluta negli anni e deve essere al passo con i tempi. L’evoluzione della criminalità o nuovi fenomeni devono spingerci ad anticipare, basandoci sempre su delle analisi. Abbiamo sicuramente ricevuto un ottimo adeguamento del personale, oggi bisogna concretizzare quello che abbiamo fatto e adattare la struttura e attività a queste situazioni. Una delle ultime decisioni che sono state prese è stata proprio quella di creare un nuovo reparto giudiziario, che fungerà da canale di captazione di informazioni e analisi. Sarà poi importante seguire il trend della tecnologia per migliorare e continuare essere efficaci”.

A seguito dei fatti dell’ex Macello, sembra che la fiducia della popolazione nelle istituzioni sia un po’ calata. Condivide questa riflessione?
“Credo che la popolazione ticinese abbia una grande fiducia nell’operato della Polizia. La maggioranza dei cittadini sa come lavoriamo e che operiamo a favore della sicurezza dei cittadini”.

Sappiamo che era mosso da buone intenzioni, ma pronuncerebbe ancora quella frase “andate in letargo” alle persone sopra i 65 anni, espressa durante la prima ondata pandemica?
“L’ho ribadito più volte, quella frase è uscita così in un momento difficile e di crisi. Eravamo molto preoccupati e la situazione era poco chiara. Era una frase forte diretta a chi in quel momento era in pericolo e che abbiamo cercato di proteggere con tutte le misure del caso”.

A suo avviso in questi 10 anni il Ticino è diventato un Cantone più sicuro?
“Il Cantone è sempre stato sicuro, oggi sicuramente lo è di più perché ci sono fenomeni che sono un po’ “spariti”, come per esempio i furti, che all’inizio della mia attività erano molto presenti e destavano preoccupazione tra la popolazione. Ci sono poi una serie di fenomeni che restano sotto traccia ed è compito della Polizia analizzarli, in collaborazione con altri enti, per poter procedere con questo trend positivo e di benessere nel Cantone”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/10-anni-alla-testa-della-polizia-cantonale-HH4696292

Da www.ticinonews.ch

«Un modello unico in Svizzera»

«Un modello unico in Svizzera»

Per il consigliere di Stato la «Cellula operativa nomadi» è sempre stata un atout importante.
Il Governo offre aree di sosta agli jenisch ma non ai gruppi stranieri di passaggio – «Vorremmo averne una permanente»

Nel Canton Ticino nell’allora 2006 è stata costituita una « Cellula operativa nomadi » composta dal segretario generale del Dipartimento delle istituzioni, un referente della Polizia cantonale e un mediatore, come modello di gestione unico in Svizzera. 
La stretta collaborazione tra i referenti della «Cellula operativa nomadi » è da sempre stato un atout nella gestione delle situazioni puntuali, soprattutto durante la presenza negli anni passati dei nomadi stranieri, ovvero i rom. L’introduzione della figura di mediazione ha anche permesso alle autorità locali di venir a conoscenza dei diversi aspetti storico-culturali dei gruppi solitamente chiamati senza distinzione «zingari». Il lavoro sul terreno quale mediatrice e lo studio antropologico di Nadia Bizzini ci ha dato gli elementi per affermare che tra nomadi svizzeri (jenisch) e nomadi stranieri ( rom) le somiglianze sono unicamente legate alla scelta di vita itinerante, mentre non vi è alcuna affinità culturale, linguistica, storico-geografica e soprattutto nella maniera di interagire con le popolazioni locali.
È oltremodo importante sottolineare che dal 2002 i nomadi svizzeri sono riconosciuti come minoranza nazionale (cfr. perizia del 27 marzo 2002 dell’Ufficio federale di giustizia). Le autorità cantonali sono obbligate a fornire aree di stazionamento ai nomadi svizzeri anche in conformità con la sentenza del 28 marzo 2003 del Tribunale federale, che riconosce i diritti di praticare il nomadismo ai nomadi elvetici e promuove « la messa a disposizione di luoghi di sosta in numero sufficiente nei Cantoni, affinché i nomadi svizzeri possano condurre una vita conforme alle loro tradizioni» (Sentenza Tribunale Federale 2003). Per i nomadi stranieri, invece, la Costituzione elvetica non prevede il diritto di sosta in aree di transito in Svizzera come ribadito nella sentenza del 2019 del Tribunale federale in cui invita anche a differenziare i rom dagli jenisch appunto per evitare una discriminazione del tutto a sfavore degli jenisch.
Tale approccio abbraccia la politica del Governo ticinese, adottata già nel 2011 con la decisione di impegnarsi a garantire il soggiorno ai nomadi svizzeri in aree di sosta, ma non ai nomadi stranieri. Da qualche anno i nomadi 
svizzeri usufruiscono di una parte del terreno Seghezzone (quartiere di Giubiasco) come area provvisoria. L’obiettivo dei prossimi anni sarà di allestire un’area permanente, grazie alla preziosa collaborazione del Comune di Bellinzona.
Le difficoltà incontrate finora nel trovare un terreno da adibire ad area permanente per i nomadi svizzeri sono dovute alla reticenza della popolazione locale essenzialmente legata alla confusione tra gli jenisch e i rom, da cui l’importanza di informare la popolazione sulla indiscutibile differenza tra i due gruppi itineranti.

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Dal campeggio sul Ceneri al Seghezzone a Giubiasco
Le tappe: parla il segretario generale del Dipartimento istituzioni Luca Filippini.

li jenisch per diversi anni avevano a disposizione un campeggio sul Monte Ceneri, di loro gestione, finanziato dalla Fondazione Radgenossenschaft der Landstrasse e in parte sovvenzionato anche dalle autorità cantonali. Nell’ottobre del 2010 i proprietari del terreno hanno deciso di cambiarne la destinazione annullando il contratto di locazione.

Le soluzioni alternative
Da allora si sono cercate soluzioni alternative, senza esiti, fino al 2014 quando l’allora Comune di Giubiasco accolse la richiesta del Cantone di mettere a disposizione una parte del terreno Seghezzone, da anni già a disposizione della Missione evangelica zigana svizzera per un paio di settimane l’anno.
L’area è dedicata unicamente ai nomadi svizzeri ed è aperta da marzo a ottobre, come soluzione temporanea.

Nessun disagio
Nel corso di questi anni non si sono riscontrati disagi tanto che con la nascita della Grande Bellinzona, il nuovo Comune ha voluto adottare la lunga tradizione ad accogliere i nomadi svizzeri, collaborando con le autorità cantonali per trovare un terreno sul quale adibire un’area jenisch permanente.

Articoli pubblicati nell’edizione di sabato 2 ottobre 2021 del Corriere del Ticino

Stop ai test gratuiti, per Gobbi una decisione «strana»

Stop ai test gratuiti, per Gobbi una decisione «strana»

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi commenta la revoca della gratuità dei test confermata oggi dal Consiglio Federale. 
E, riguardo ai costi per la società: «C’è chi dice che i test li paghiamo tutti, ma questo vale anche per i vaccini».

Tra dieci giorni addio test gratis per tutti. L’ha confermato oggi in conferenza stampa il ministro della sanità Alain Berset.
Questo, nonostante il disaccordo, almeno parziale, di diversi Cantoni, tra cui il Ticino. E il consigliere di stato Norman Gobbi non nasconde, ai microfoni di Radio Ticino, disappunto e preoccupazione.

Sbagliato obbligare – «Mi sembra un po’ una politica strana», esordisce Gobbi, «perché la cosa più importante non è obbligare tutti a vaccinarsi, ma continuare a depistare il virus. In questo periodo, la sua diffusione è contenuta grazie anche all’attuale politica di test». Il consigliere di stato discute poi le conseguenze della decisione di Berna sul piano sociale: «Quando i test diventeranno a pagamento si creerà una frattura, ed è quello che il Consiglio di Stato ticinese non vuole. Proprio per evitare divisioni tra chi è vaccinato e chi non lo è».

Spese per tutti, ma anche nel caso del vaccino – E, riguardo alla questione dei costi, Gobbi non si trova d’accordo con la visione del Consiglio federale e di molti cittadini: «C’è chi dice che insomma i test li paghiamo tutti noi, ma è lo stesso anche per i vaccini e tutto ciò che sta intorno all’organizzazione della campagna vaccinale». «L’obiettivo», conclude, «non è dire chi è più bravo dell’altro, ma piuttosto tenere unita questa comunità che, lo vediamo anche in alcuni risvolti emersi in ambito sportivo (riferito alle recenti risse nel calcio regionale ndr.), fa fatica a tornare alla normalità». 

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1538998/test-gobbi-stato-decisione-consiglio

Stabilite le date delle elezioni cantonali 2023 e delle comunali 2024

Stabilite le date delle elezioni cantonali 2023 e delle comunali 2024

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha fissato le date delle elezioni cantonali del 2023 e delle elezioni comunali del 2024:

  • Domenica 2 aprile 2023 avranno luogo le elezioni del Consiglio di Stato e del Gran Consiglio per il periodo 2023-2027;
  • Domenica 14 aprile 2024 avranno luogo le elezioni dei Municipi e dei Consigli comunali per il periodo 2024-2028.  

Le elezioni del Consiglio nazionale e del Consiglio degli Stati sono invece fissate per domenica 22 ottobre 2023.

Segnaliamo inoltre che sul foglio ufficiale sono stati pubblicati i risultati definitivi delle votazioni dello scorso 26 settembre 2021.

Conferenza sulla nuova Legge federale sulla protezione dei dati

Conferenza sulla nuova Legge federale sulla protezione dei dati

Il Gruppo di lavoro strategico del Consiglio di Stato Cyber sicuro vi invita alla conferenza sul tema

La nuova Legge federale sulla protezione dei dati (LPD): genesi, sfide e opportunità

che si terrà giovedì 14 ottobre 2021 dalle ore 09:00 alle 12:00 al Cinestar di Lugano

Interverranno:
On. Norman Gobbi
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni (DI)

On. Christian Vitta
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE)

Dr. Daniel Dzamko
Responsabile dell’Ambito direzionale Protezione dei dati presso l’Incaricato federale della protezione dei dati e per la trasparenza

Dr. Giorgio Rastrelli
Co-Direttore, Centro di Calcolo Elettronico SA

 Avv. Rocco Talleri
Avvocato e titolare dello studio legale Talleri Law

Programma

Iscrizioni

Istituita la Commissione di studio dell’aggregazione tra Aranno, Bioggio, Neggio e Vernate

Istituita la Commissione di studio dell’aggregazione tra Aranno, Bioggio, Neggio e Vernate

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha approvato l’avvio di uno studio di aggregazione tra i comuni di Aranno, Bioggio, Neggio e Vernate, istituendo la Commissione di studio incaricata di elaborare il progetto aggregativo.

Dando seguito alle istanze di aggregazione dei municipi di Aranno, Bioggio, Neggio e Vernate, il Consiglio di Stato ha nominato una Commissione di studio che allestirà la proposta di aggregazione tra i quattro comuni ai sensi della Legge sulle aggregazioni e separazioni dei Comuni. Il Governo valuta con favore questa iniziativa, che si inserisce con coerenza nell’approccio indicato dal Piano cantonale delle aggregazioni (PCA). Il PCA è infatti impostato quale strumento di indirizzo a supporto delle iniziative promosse dal basso, orientate al consolidamento istituzionale e al rafforzamento dell’organizzazione comunale e dei servizi alla cittadinanza, in linea con l’ipotesi aggregativa formulata da Aranno, Bioggio, Neggio e Vernate. Questi comuni appartengono al medesimo comprensorio definito nel PCA, denominato “Malcantone Est”, ed è previsto che gli scenari possano essere realizzati in tappe successive.

Il progetto risponde pertanto pienamente agli orientamenti cantonali in tema di aggregazioni. Come da indicazione dei rispettivi municipi, la Commissione di studio è composta da:

per il Comune di Aranno: Stefano Magini, sindaco – Paolo Felix, vice sindaco

per il Comune di Bioggio: Eolo Alberti, sindaco – Daniele Bianchi, vice sindaco

per il Comune di Neggio: Antonella Notari, sindaco – Gracco Moreno Barberis, vice sindaco

per il Comune di Vernate: Andrea Russi, municipale – Angelo Vegezzi, municipale

e dai quattro segretari comunali, questi ultimi con ruolo tecnico.

Il contatto con il Dipartimento delle istituzioni verrà assicurato dalla Sezione degli enti locali.

(Immagine: www.bioggio.ch)

«La professione e il contesto sono in continua evoluzione»

«La professione e il contesto sono in continua evoluzione»

Matteo Cocchi festeggia oggi i suoi primi dieci anni nel ruolo di comandante della Polizia cantonale. È quindi il momento ideale per tracciare un bilancio e provare a guardare alle sfide che verranno.

Comandante, come si è evoluta la Polizia cantonale in questi dieci anni sotto la sua guida?
«Guardando con occhio retrospettivo a tutto quanto accaduto dall’ottobre del 2011, posso dire di aver portato un’ottima squadra a coordinare molti progetti, su più livelli e che hanno toccato l’insieme della struttura della Polizia cantonale. Pensiamo all’adeguamento degli effettivi o al superamento di alcune problematiche legate anche ai servizi di supporto (che hanno comunque un ruolo importante per il buon funzionamento dell’attività), passando poi per determinati fenomeni legati ai furti e ai flussi migratori, alle questioni legate alla prostituzione (operazione Domino), sino ad arrivare alla sicurezza dei grandi eventi (l’inaugurazione della galleria di base del San Gottardo nel 2016 così come la visita dell’allora Segretario di Stato USA Mike Pompeo), alla gestione della crisi pandemica e alle minacce legate alla recrudescenza del terrorismo che anche da noi non sono mancate. E tra le tante tappe di questi dieci anni non posso non citare quello che è un autentico fiore all’occhiello».

A cosa si riferisce?
«Mi riferisco alla Centrale comune di allarme (CECAL) che oggi riunisce sotto lo stesso tetto parte della struttura dell’Amministrazione federale delle dogane (AFD), il 118 dei Pompieri ticinesi e, da aprile, la sede ufficiale a livello cantonale di ricezione e trasmissione degli allarmi 144 su rete fissa e mobile. Si tratta di un unicum a livello svizzero del quale dobbiamo andare fieri».

E alla luce di questo percorso, come viene percepito il Corpo?
«Oggi la Polizia cantonale è riconosciuta a livello svizzero come un’ottima polizia. Lo abbiamo dimostrato in più occasioni sul piano operativo e ci siamo impegnati andando oltre quelli che sono i confini territoriali da Airolo a Chiasso: io per esempio sono delegato, nell’ambito della Conferenza svizzera dei comandanti di polizia, quale rappresentante della Confederazione, nel gruppo di lavoro europeo ATLAS che riunisce i comandanti dei vari corpi speciali di polizia europei oltre che Direttore dei corsi specifici dedicati ai Gruppi di intervento sotto il “cappello” dell’Istituto Svizzero di Polizia. Due funzioni che mi permettono di avere molti contatti in Svizzera e all’estero. Allo stesso modo, diversi ufficiali sono attivi in gruppi di lavoro a livello nazionale e questo ci permette di “far sentire la nostra voce” e di farci apprezzare per la professionalità che mettiamo nel nostro agire».

Come è cambiato il ruolo del Comandante? E quello dell’agente sul territorio?
«Quello di Comandante della Polizia cantonale è un compito affascinante e pieno di responsabilità, soprattutto in anni di grandi mutamenti come i nostri. La Polizia cantonale, in tutte le sue componenti, si evolve, fa un lavoro encomiabile e ha come missione di rispondere in maniera celere ed efficace ai bisogni dei cittadini. Questo in un contesto “liquido” in cui le nuove tecnologie vanno assumendo un ruolo sempre più di spicco, anche in termini di visibilità degli interventi ».

E quindi?
«Spesso ci troviamo confrontati con situazioni impreviste e le sfide per le Forze dell’Ordine si fanno più articolate in termini di prevenzione, specializzazione e collaborazione. Il nostro obiettivo è quello di reagire a un’urgenza cercando, dove possibile, di anticipare gli eventi con l’analisi e la ricerca di informazioni. Non mi stancherò mai di ribadire che la parte avversa è sempre “due caselle” più avanti per cui non è scontato anticipare le sue mosse e di conseguenza le possibili soluzioni. Da qui l’importanza della collaborazione, di essere più connessi e quindi più celeri».

In passato si parlava spesso di malumori in seno al Corpo, oggi di questo non si parla praticamente più: segno che la situazione «ambientale» è migliorata?
«Come Comandante, nel rispetto delle gerarchie, cerco, nel limite del possibile, di relazionarmi con tutti. Più volte sono al fronte, partecipo alle operazioni, frequento i posti di polizia e mi piace effettuare qualche turno in pattuglia assieme ai nostri agenti. Quando poi il Comandante è con chi è sul campo per interventi complicati, capita che qualcuno cerchi il suo sguardo, chiamato a reagire a seconda del momento con una parola o una pacca sulle spalle. Tutto ciò è fondamentale per rendersi conto del lavoro. Un capo deve farsi vedere, non può starsene chiuso in ufficio. Siamo una macchina complessa, ma anche una “grande famiglia” – e parlo senza retorica – che possiede le risorse e le capacità di affrontare le difficoltà».

Si è parlato invece in alcune circostanze di interventi un po’ troppo “robusti” di agenti, sfociati anche in denunce. Qual è il suo punto di vista sul “modus operandi” degli agenti in Ticino?
«L’agente deve avere la predisposizione a svolgere una professione che lo mette fortemente sotto pressione, che a volte impone di prendere delle decisioni in una frazione di secondo. In determinate circostanze, la polizia può, anzi deve, usare mezzi coercitivi nei limiti del principio di proporzionalità. È lo Stato stesso a conferirci questa facoltà attribuendoci un’importante responsabilità. Il modo di operare degli agenti nei diversi contesti è drasticamente cambiato e le dinamiche si sono evolute. Insistiamo molto in questo senso sia nel corso della formazione di base degli aspiranti (oggi articolata su due anni) sia nei tanti momenti di formazione continua. Un polso di come viene percepito il nostro lavoro è dato anche dall’importante numero di lettere di ringraziamento che giunge alla mia attenzione al Comando. Senza dimenticare l’ultima giornata di porte aperte svoltasi a Lodrino nell’autunno 2019 con oltre 6.000 persone accorse. Tante famiglie con bambini hanno lanciato un chiaro messaggio: la gente ci vuole bene».

La collaborazione con le Polizie Comunali è sempre d’attualità, e sullo sfondo vi è l’annoso progetto della Polizia unica: a che punto siamo su questo fronte?
«C’è un gruppo di lavoro che si sta chinando sulla tematica e le idee che ne usciranno potranno servire alla politica e alle istituzioni per decidere quale strada intraprendere. Ma sono adattamenti strutturali che dovranno essere decisi dalla politica. A noi toccherà metterli in pratica con professionalità e spirito collaborativo. In tema di collaborazione (e tornando alla CECAL), va aggiunto che, dalla fine dell’estate 2020, tutte le polizie comunali sono entrate a far parte del sistema di coordinamento immediato tra la Centrale stessa e le pattuglie. A fronte di un evento urgente e grazie alla geolocalizzazione, è possibile visualizzare in tempo reale la posizione di ogni pattuglia, consentendo alla Centrale di ingaggiare l’unità operativa più vicina. Questo ci permette di rispondere con più celerità alle esigenze dei cittadini che chiedono il nostro intervento ».

Uno dei suoi obiettivi è quello di incrementare le quote rosa all’interno del Corpo e dei Quadri: cosa ci può dire a tal proposito?
«Sin da subito ho espresso la volontà di accrescere la presenza femminile nel Corpo a tutti i livelli. Si tratta di una presenza importante e da valorizzare come dimostrato anche dalle ultime campagne di reclutamento e dal fatto che la quota di donne che hanno frequentato la scuola è in aumento. Spero che nei prossimi anni si possa far crescere anche la percentuale di quadri femminili in quanto possediamo un potenziale da non sottovalutare».

Dopo la demolizione dell’ex Macello, la realtà dell’autogestione è tornata di stretta attualità: il Comandante come si pone davanti alla tematica di chi chiede a gran voce spazi e infrastrutture dove potersi muovere in autonomia, e dove il compito di controllo e sicurezza delle Polizie diventa più arduo?
«Sulla questione dell’autogestione e degli spazi a disposizione, in termini generali, non posso che ribadire l’importanza di trovare una finestra di dialogo. Occorre sedersi a un tavolo e guardarsi negli occhi, così da individuare delle possibili soluzioni concordate e nel rispetto di chiare regole che dovranno poi essere rispettate».

Recentemente in Ticino è stato creato un nuovo Reparto giudiziario con l’intento finale di costituire un unico centro di competenza informatico e di intelligence: qual è lo scopo di questo progetto?
«Nel nuovo Reparto giudiziario 4 confluiranno i servizi già attivi nella raccolta, nell’elaborazione, nell’analisi e nella divulgazione di informazioni distribuiti in diverse Aree della Polizia cantonale. L’intero processo mira a garantire una migliore visione d’insieme e un migliore coordinamento di queste attività a beneficio dell’operatività del Corpo e della sicurezza della collettività».

Veniamo alla pandemia: la sensazione diffusa è che lei inizialmente era molto esposto mediaticamente, mentre nella seconda fase è rimasto più dietro le quinte. Ci spiega il motivo?
«Il mio ruolo durante la fase acuta tra marzo e giugno 2020 era quello di Capo dello Stato Maggiore Cantonale di Condotta. Il contesto, con la fine dello stato di necessità, è andato modificandosi. Fatta questa precisazione, va detto che ogni momento di una crisi, a seconda della situazione, ha le sue particolarità e necessità a livello di conduzione, di presenza (anche mediatica) o di puro lavoro di analisi e di pianificazione ».

Come guarda al futuro il Comandante Cocchi?
«È giunto il momento di consolidare e ottimizzare quanto fatto finora. Con la VISIONE 2025, la Polizia cantonale si prefigge di dare continuità all’evoluzione organizzativa attraverso la definizione di nuovi obiettivi, aggiornando ulteriormente la struttura. Questi i punti cardine: innalzare il livello di contrasto a una criminalità in grado di adattarsi facilmente all’evoluzione dei tempi e della tecnica; promuovere gli investimenti e gli aggiornamenti necessari al fine di mantenere, e se possibile migliorare, il livello qualitativo della tecnica; introdurre diverse figure specialistiche garantendo nel contempo il focus sui compiti generalisti; favorire gli scambi interni di personale nell’ottica del miglioramento formativo professionale. Detto questo, guardo al domani con entusiasmo rinnovato e voglia di fare. Tutto ciò con il medesimo slancio che mi motiva dal 1. ottobre 2011».

Intervista pubblicata nell’edizione di venerdì 1 ottobre 2021 del Corriere del Ticino

Avviati ufficialmente i lavori di realizzazione del secondo tunnel autostradale del San Gottardo

Avviati ufficialmente i lavori di realizzazione del secondo tunnel autostradale del San Gottardo

La costruzione del secondo tunnel autostradale del San Gottardo è ufficialmente cominciata con la cerimonia tenutasi questo mercoledì mattina prima a Göschenen e poi ad Airolo.

Presenti circa 150 invitati dotati di certificato Covid, con l’Ufficio federale delle strade e i sindaci a fare gli onori di casa e il Consiglio di Stato ticinese in corpore, così come era rappresentato quello urano. Il primo brillamento simbolico è avvenuto alle 11.01 al portale urano, ripetuto alle 12.40 all’ingresso meridionale.

L’asse stradale del San Gottardo “è un’arteria della Svizzera” e “un elemento essenziale della coesione nazionale”, ha detto il direttore dell’USTRA Jürg Röthlisberger. Il presidente Urban Camenzind ha ricordato che il Governo urano era inizialmente contrario alla realizzazione, ma ora la vede come un’opportunità per Göschenen per ripopolarsi e anche per tutto il cantone. Il materiale di scavo sarà in parte utilizzato per la rinaturazione del lago a Flüelen e una parte degli alloggi degli operai sarà poi riconvertita in appartamenti.

“L’apertura di questo tunnel dovrà combinare due esigenze volute dalla politica e dal popolo: la protezione delle Alpi e la sicurezza dei transiti. Due gallerie con una singola direzione di marcia permetteranno di raggiungere questo obiettivo”, ha dal canto suo affermato il presidente dell’Esecutivo ticinese Manuele Bertoli.

L’opera, la cui realizzazione costerà 2,14 miliardi di franchi, sarà inaugurata fra otto anni. Sarà lunga 16,9 chilometri, quasi esattamente come il primo tubo datato 1980, di cui permetterà il risanamento. L’avvio ufficiale dello scavo cade praticamente a 20 anni esatti dal rogo mortale del 2001.

La costruzione della galleria era stata accolta dal popolo il 28 febbraio 2016. I lavori preliminari sono in corso già nei primi mesi del 2020 e l’evento era previsto già in primavera, prima di essere rinviato a causa della pandemia.

Da www.rsi.ch/news

Nuovo permesso di soggiorno per cittadini UE/AELS  

Nuovo permesso di soggiorno per cittadini UE/AELS  

Comunicato stampa

A partire dal 1° ottobre 2021 anche nel Cantone Ticino sarà introdotta la nuova carta di soggiorno AA19 in formato carta di credito per cittadini UE/AELS nonché per i permessi per frontalieri G e i permessi C. Per i cittadini di Stati terzi titolari di permessi L, B e C la situazione rimarrà invariata poiché essi sono già ora in possesso di una carta biometrica.

La conversione al nuovo formato concretizza un progetto del Dipartimento federale di giustizia e polizia denominato PA19, per il quale è stata prevista un’introduzione scaglionata nei diversi Cantoni.
Il nuovo formato, nel quale saranno integrate la fotografia e la firma – ma non i dati biometrici – è stato previsto per garantire una maggior sicurezza e per rispondere meglio alle esigenze di una società moderna.
Per far fronte all’aumento di rilevamenti di dati personali conseguente a questo cambiamento, che arriverà a contare circa 250 registrazioni aggiuntive giornaliere, l’organizzazione della Sezione della popolazione è stata adeguatamente ridefinita e potenziata. Dal 1° ottobre 2021, i rilevamenti saranno effettuati dal Servizio documenti d’identità con sede a Bellinzona che già si occupa della registrazione dei dati relativi a cittadini di Stati terzi oltre all’elaborazione dei documenti d’identità svizzeri.  
Grazie a un’agenda online la persona straniera potrà spostare l’appuntamento in modo semplice e rapido in base alle proprie esigenze.  
Il nuovo formato è previsto al momento della prima richiesta, in caso di rinnovo, come pure in occasione di modifiche che rendono necessario un aggiornamento del permesso. I permessi di soggiorno rilasciati in forma cartacea rimangono dunque validi fino alla data della loro scadenza e saranno sostituiti unicamente in caso di modifiche.