Dalla Gottardo Arena al PSE, con entusiasmo

Dalla Gottardo Arena al PSE, con entusiasmo

Da leventinese mi è piaciuta molto la chiusura fatta dal direttore di questo giornale, Paride Pelli, nel suo editoriale di ieri dedicato alla realizzazione del nuovo Polo sportivo e degli eventi. «E chissà che non venga in suo soccorso un altro grande progetto sportivo, la Gottardo Arena, che ha avuto il potere di rilanciare in men che non si dica l’Ambrì Piotta a livello di immagine e di entusiasmo. Perché, alla fine, è proprio d’entusiasmo che vivono lo sport e le città». Da consigliere di Stato – e dopo che il Municipio in corpore si è esposto per sostenere il progetto contro il referendum – ritengo che davvero la Città di Lugano abbia bisogno di questo progetto.
La qualità di vita residenziale dei luganesi ne trarrà grande beneficio, tanto quanto ne ha avuto dall’apertura del polo culturale, con la realizzazione del LAC. Questi grandi progetti attraggono, aggregano e influenzano positivamente il vivere quotidiano.
Accanto al FC Lugano, che a questa realizzazione affida il suo futuro sportivo immediato, tante altre società potranno continuare a proporsi ai loro affiliati. Molti giovani, ma non solo, confidano in una scelta di prospettiva domenica 28 novembre. Come ha scritto Paride Pelli: una scelta nel segno dell’entusiasmo. E sappiamo quanto l’entusiasmo sia il motore che ci permette di percorrere le strade della nostra esistenza.
Combattere il Polo sportivo sotto questo aspetto diventa arduo. E così gli oppositori – coalizzatisi tra chi godrebbe nel veder cadere il Municipio di Lugano per una mera speculazione politica e chi godrebbe nel mantenere i propri interessi di bottega – giocano la carta dell’inaffidabilità del connubio pubblico-privato per finanziare tutta l’operazione. Il «privato» infatti viene dipinto come il nemico del bene, che farà i suoi sporchi interessi, a danno del «pubblico», cioè di tutti noi.
Sappiamo invece come la collaborazione pubblico-privato nella realizzazione e nel finanziamento delle grandi opere spesso sia la soluzione ottimale, che permette al «pubblico» di concretizzare progetti altrimenti non fattibili (per le difficoltà delle sue finanze) e al «privato» di investire (tanti soldi) in progetti che possono avere un positivo ritorno finanziario. Con beneficio reciproco. Senza dimenticare che se il «privato» sta bene, anche il «pubblico» si strofina le mani.

Opinione pubblicata nell’edizione di venerdì 22 ottobre del Corriere del Ticino

Fiduciari, sì alla revisione e… alla legge

Fiduciari, sì alla revisione e… alla legge

Netto sostegno a revisione e normativa. ‘Un filtro contro la criminalità finanziaria’.

«Il parlamento ha dato la priorità alla tutela dei clienti e della professionalità degli operatori della piazza finanziaria che lavorano correttamente, e sono la maggioranza. Certo, si può affinare la legge o il regolamento di applicazione. In ogni caso il voto odierno, piuttosto chiaro, conferma l’importanza di avere una normativa e quindi anche dei controlli». A Palazzo delle Orsoline il deputato del Plr Marco Bertoli, avvocato e già procuratore pubblico, ha atteso l’esito della votazione del Gran Consiglio sulla revisione della LFid, la legge che dal 1985 disciplina l’esercizio delle professioni di fiduciario in Ticino (l’unico cantone a possedere una normativa ad hoc), fuori dall’aula del legislativo. Non ha partecipato né alla discussione né al voto per evitare un conflitto di interessi, essendo presidente dell’Autorità di vigilanza sui fiduciari, organo introdotto dalla LFid e indipendente dall’Amministrazione cantonale. Settantaquattro granconsiglieri favorevoli, due astensioni, nessun deputato contrario: un verdetto netto. E Bertoli non nasconde la propria soddisfazione. Perché ieri pomeriggio il parlamento, aderendo al rapporto commissionale della popolare democratica Sabrina Gendotti e quindi alla mini-riforma della legge proposta dal Consiglio di Stato, non solo ha detto sì all’adeguamento della LFid alle normative federali entrate in vigore nel gennaio 2020, quella sugli istituti finanziari (LIsfi) e quella sui servizi finanziari (LSerfi), in seguito alle quali i fiduciari finanziari svizzeri, ticinesi inclusi, sono (ora) assoggettati alla vigilanza dall’autorità federale di sorveglianza sui mercati finanziari, cioè la Finma, che autorizza l’attività della citata categoria di operatori. Il Gran Consiglio non solo ha detto sì a un adeguamento imposto dal diritto superiore. Con quel verdetto ha detto anche e soprattutto sì al mantenimento della LFid e di riflesso del regime autorizzativo cantonale per le altre due categorie di fiduciari. In altre parole, commercialisti e immobiliaristi per poter esercitare in Ticino dovranno essere, come oggi, autorizzati. I requisiti sono elencati nella stessa LFid.
Una sentenza appunto assai chiara quella emessa dal legislativo. Settantaquattro sì: un numero tutt’altro che scontato visto che questa revisione della LFid aveva rilanciato il dibattito sulla necessità di conservare o meno la legge cantonale, tant’è che in seno alla commissione parlamentare ‘Costituzione e leggi’, sotto la cui lente era finito il messaggio governativo, c’era chi ne auspicava l’abrogazione. Nella discussione in parlamento si è schierata apertamente per il mantenimento della LFid Roberta Passardi. «È una legge di polizia – ha ricordato la deputata del Plr – che mira a prevenire il diffondersi di reati come l’amministrazione infedele, la cattiva gestione e l’omissione della contabilità». Il Ministero pubblico «considera la LFid uno strumento giuridico prezioso, irrinunciabile nella lotta alla criminalità finanziaria». Qualche dato: «Dal 2017 alla fine di giugno del 2021 sono stati emanati sessantadue decreti d’accusa per esercizio abusivo della professione di fiduciario, di questi solo a dodici è stata fatta opposizione, poi però confermati dalla Pretura penale». L’Autorità di vigilanza, che oltre a essere un organo indipendente dall’Amministrazione cantonale «è autonoma dal punto di vista finanziario», ha inoltre «intensificato negli ultimi anni la collaborazione con la magistratura penale inquirente, il Fisco, l’Ispettorato del lavoro e l’Ufficio del registro di commercio per una proficua sinergia». Di più: «Coloro che si rendono colpevoli di esercizio abusivo delle professioni di commercialista e immobiliarista, spesso sono coinvolti anche in altri illeciti, questi contenuti nel codice penale, oppure in procedimenti di natura civilistica, fiscale o concernenti le assicurazioni sociali», ha avvertito Passardi, rammentando che la legge ticinese alcuni anni fa ha superato anche lo scoglio del Tribunale federale davanti al quale era stata impugnata. Convinto della necessità di conservare la LFid anche il leghista Andrea Censi: «Una legge perfettibile, ma importante: quella di fiduciario è un’attività sensibile, che se svolta con scarsa professionalità può causare danni tangibili e pure rilevanti al patrimonio dei clienti. Per questo la LFid permette un controllo della qualità dei servizi erogati da operatori ai quali delle persone affidano dati e relazioni».
Una legge perfettibile, ha affermato tra l’altro Censi. E se il socialista Nicola Corti ha confidato in un ritorno del Gran Consiglio «a lavorare seriamente in questo importante cantiere», quello della LFid, il democentrista Paolo Pamini ha già indicato la strada che intende percorrere, non senza premettere che la vigente legge bloccherebbe, secondo lui, «la libertà d’impresa e che questa revisione poteva essere l’occasione per liberarsi della LFId, ma i numeri in commissione per questo passo non c’erano». E allora? E allora il granconsigliere dell’Udc ha preannunciato l’inoltro di un’iniziativa parlamentare elaborata per «riformare» la legge, «per esempio dando la preminenza, per l’iscrizione all’albo dei fiduciari, al titolo di studio e abolendo il vincolo dell’esperienza biennale, ma anche riducendo la tassa annuale». Se ne saprà di più quando l’atto parlamentare, ancora in gestazione, verrà depositato.
Per il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi la legge sui fiduciari va mantenuta. Ciò «per scongiurare abusi e dunque per tutelare l’economia legale», ha aggiunto il consigliere di Stato. Che non ha comunque escluso una nuova revisione della LFid, conferendo, come governo, «un mandato esterno a un esperto per vedere cosa migliorare della LFid».

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 19 ottobre 2021 de La Regione

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Legge fiduciari, sì alla revisione
Il plenum ha dato luce verde all’adeguamento del testo cantonale alla normativa federale – Il Consiglio di Stato è impegnato per rivederlo totalmente

Il Gran Consiglio ha approvato con 74 sì e 2 astensioni l’adeguamento della Legge cantonale sull’esercizio delle professioni di fiduciario alla normativa federale. La revisione, la seconda dal 2012, si era resa necessaria poiché dal 1. gennaio 2020 erano entrate in vigore due leggi federali – quella sugli istituti finanziari e quella sui servizi finanziari – le quali, in estrema sintesi, assoggettano i fiduciari finanziari all’autorizzazione e alla vigilanza della FINMA, l’Autorità federale che sorveglia i mercati finanziari. Di qui, dunque, la necessità di adattare la legislazione cantonale. Il Consiglio di Stato aveva prospettato l’abolizione dell’autorizzazione cantonale per i finanziari e ha proposto di confermarlo per le altre due categorie di fiduciari, ossia i commercialisti e gli immobiliari. Come detto, nel Parlamento non c’è stato alcun ribaltone e il plenum ha fatto sue le conclusioni del rapporto della Commissione Costituzione e leggi della relatrice Sabrina Gendotti (PLR). Pertanto, i fiduciari commercialisti e immobiliari continueranno ad essere preliminarmente autorizzati dall’Autorità di vigilanza ticinese, mentre i fiduciari finanziari sottostanno alla FINMA. I lavori commissionali e il dibattito in Gran Consiglio hanno evidenziato il confronto tra i favorevoli al mantenimento della legge cantonale, un unicum in tutta la Svizzera, e chi invece la vorrebbe abolire. Nel suo intervento, la deputata Roberta Passardi (PLR) ha difeso la legge, sottolineando come la maggioranza degli attori economici e finanziari consultati si fosse pronunciata a favore del testo, considerato «uno strumento legislativo prezioso» dal Ministero pubblico. «La legge cantonale è migliorabile ma necessaria », ha dal canto suo riconosciuto Andrea Censi (Lega). Più critico Nicola Corti (PS), che ha parlato di «puro maquillage di adattamento al diritto federale ». Di «pulitura della legge cantonale» ha parlato Paolo Pamini (UDC), secondo cui si dovrebbe assoggettare all’albo dei fiduciari tutti coloro che hanno diritto di firma. Intervenendo a nome del Governo, il direttore del DI Norman Gobbi ha confermato che il Consiglio di Stato è impegnato per una revisione totale ed è pronto ad assegnare un mandato esterno a specialisti per  verificare cosa può essere migliorato.

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 20 ottobre 2021 del Corriere del Ticino

Svizzera, “un paradiso per la mafia”

Svizzera, “un paradiso per la mafia”

Lo afferma la magistrata dell’antimafia milanese Alessandra Cerreti – Norman Gobbi: “Oltre San Gottardo non c’è questa consapevolezza”

“La Svizzera, essendo un paese notoriamente benestante, è per gli ‘ndranghetisti un paradiso dove investire denaro”. Lo afferma Alessandra Cerreti, pubblico ministero direzione distrettuale antimafia Milano, intervenuta lunedì sera durante la trasmissione “60 Minuti”. La magistrata ha sottolineato ancora una volta l’importanza di superare l’immagine stereotipata dei mafiosi e la necessità di comprendere la capacità di adattamento alla realtà sociale della criminalità organizzata.

“La mafia è un reticolo di relazioni sociali, non solo di relazioni criminali. L’’Ndrangheta, in particolare, ha avuto la capacità di strutturarsi in maniera organizzata, che prevede anche articolazioni all’estero. Gli affiliati sono attaccati alle loro tradizioni, ma contemporaneamente sono versatili e proiettati verso la modernità. Si hanno quindi infiltrazioni e collusioni con il mondo della finanza, della politica e dell’imprenditoria. Investono in qualsiasi settore dell’economia, anche con i bitcoin”, continua Cerreti mettendo in guardia sulla sottovalutazione del pericolo di fronte al fenomeno mafioso.

Gobbi: “Ticino più consapevole rispetto al resto della Svizzera”

Una consapevolezza presente in Ticino – come ribatte in studio Norman Gobbi – ma non altrettanto radicata oltre San Gottardo, “sia dal punto di vista politico che anche della collettività”. “Il Ticino è l’unico cantone veramente coinvolto nella lotta alle organizzazioni criminali. Gli altri cantoni sembrano non avere questo problema, benché poi ci si renda conto che non è così”, ha continuato il capo del Dipartimento delle istituzioni ticinese, riferendosi alle “locali” di ‘Ndrangheta accertate soprattutto in Svizzera interna.

Indagini ostacolate da legislazioni differenti

La vicinanza geografica e culturale con l’Italia favorisce la creazione di cosche sul territorio nazionale, nonostante la Confederazione, rispetto ad altri Paesi europei, abbia iscritto il reato di organizzazione criminale nel codice penale.“ A volte le nostre indagini si bloccano alla frontiera. I criminali circolano tranquillamente in tutta Europa e anche nel mondo. Invece, i poliziotti e la magistratura continuando ad avere tutti i limiti invalicabili delle proprie legislazioni”, aggiunge Cerreti che deplora il ritardo nell’adeguare gli strumenti giudiziari per contrastare la criminalità organizzata.

https://www.rsi.ch/news/svizzera/Svizzera-un-paradiso-per-la-mafia-14806137.html

Da www.rsi.ch/news

Grande successo per la quinta edizione di “Uomo Unità di Misura” al Ristorante Montalbano di Stabio

Grande successo per la quinta edizione di “Uomo Unità di Misura” al Ristorante Montalbano di Stabio

Straordinario successo per la serata di beneficenza in cui cuochi, sportivi, politici e imprenditori si sono uniti accettando la sfida proposta da Mirko Rainer, patron del Ristorante Montalbano di Stabio

Riaffermando con entusiasmo il concetto di “Uomo Unità di Misura” tratto da un’opera del poeta e scrittore Angelo Maugeri, si è svolta lo scorso 13 ottobre, nella cornice del Ristorante Montalbano by Mirko Rainer di Stabio, la quinta edizione di questo appuntamento benefico nato nel 2016. Una serata di beneficenza in cui cuochi, sportivi, politici e imprenditori si sono uniti accettando la sfida proposta da Mirko Rainer, patron del Ristorante Montalbano di Stabio.
Professionisti e amici, tra i quali il Consigliere di Stato Norman Gobbi, il Campione mondiale di sci Giorgio Rocca, il Campione paraolimpico di ciclismo e responsabile di Physio TechLab Fabrizio Macchi, lo Chef Lorenzo Albrici del Ristorante Locanda Orico di Bellinzona, lo Chef Alessandro Manfré della Locanda Orelli di Bedretto e Andrea Bertarini Executive Chef del Ristorante Montalbano, hanno collaborato con entusiasmo – coadiuvati da Mirko Rainer e dal sindaco di Vico Morcote Giona Pifferi – alla realizzazione e al raggiungimento di un obiettivo comune, ovvero quello di raccogliere fondi da devolvere all’Associazione Autismo Svizzera italiana.
Un ricavato di ben CHF 18’450.- interamente devoluto a sostegno delle attività dell’Associazione e delle famiglie che si trovano ogni giorno a dover affrontare le difficoltà che questa malattia impone. “È proprio l’uomo con tutte le sue abilità e disabilità che viene posto al centro di tutte le nostre attività, perché è l’uomo l’unità di misura di tutte le cose”, ha affermato Mirko Rainer che insieme con la moglie Arianna da anni si impegna a dare seguito a questo progetto di beneficenza.
Gli specialissimi collaboratori della cucina del Montalbano hanno dato vita a un menu molto apprezzato dai circa cento partecipanti presenti in sala. In un’atmosfera allegramente conviviale, i commensali hanno goduto di specialità di altissima qualità, accompagnate da una selezione di vini generosamente messi a disposizione da vari viticoltori locali. “È stato grazie alla disponibilità di chi si è messo in gioco facendo del bene, al generoso supporto di sponsor locali (tra i quali, Sandro Vanini SA, i viticoltori Matteo Huber, Sacha Pelossi, la cantina Castello di Morcote e Vinattieri Ticino, Premium Wine Trading Sagl commercianti in vino, Naretto panetteria, Hugo Dubno AG, Rapelli SA e Bianchi AG) e, naturalmente, dei presenti alla serata, che si è potuta raccogliere la bella somma di CHF 18’450.- che sarà al più presto consegnata all’Associazione, ha
spiegato Mirko Rainer.

Elezione dei magistrati: “Rispettiamo la volontà popolare”

Elezione dei magistrati: “Rispettiamo la volontà popolare”

Norman Gobbi ripropone il sistema di nomina adottato dalla Confederazione e da altri Cantoni

Torna d’attualità, puntale come le tasse, il tema dell’elezione dei nuovi magistrati. Ogni volta che un procuratore pubblico o un giudice va in pensione o decide di cambiare lavoro la tematica riemerge e ci si chiede sempre se il sistema attuale di nomina sia quello giusto. “In queste settimane – afferma il Consigliere di Stato Norman – lo è ancora di più, perché il Ministero pubblico è stato potenziato con due nuovi procuratori, per cui i posti aumentano. È utile precisare che la nomina dei magistrati – tranne che per i giudici di pace e i loro supplenti che vengono eletti dal popolo – compete al Gran Consiglio, attraverso la pubblicazione di un concorso a cura della commissione giustizia e diritti del Gran Consiglio. Una commissione d’esperti indipendenti composta da 5 persone valuta le candidature e trasmette alla commissione parlamentare una valutazione su ogni singola candidatura, esprimendosi unicamente sull’eleggibilità e l’idoneità del candidato a ricoprire la carica. Si tratta solo di un preavviso. Sarà poi il Gran Consiglio a eleggere il o i magistrati”.

Ogni volta però ci sono polemiche prima e dopo l’elezione in Gran Consiglio. “Questo è dovuto al fatto che le forze in Parlamento devono trovare un accordo su un determinato nome. E ogni candidato, si sa, appartiene a questa o a quella corrente politica. La scelta quindi pone sempre questioni se i partiti non trovano una convergenza. Per superare questo scoglio avevo proposto alla commissione parlamentare di codificare le elezioni attraverso l’esatto rapporto di forze esistenti in Gran Consiglio. Non inventavo niente: è il modello che viene applicato a livello svizzero quando si eleggono i giudici del Tribunale federale. A dipendenza della forza di ogni partito nell’Assemblea federale questo partito ha a disposizione tot magistrati. E in questo modo vengono eletti, con una ripartizione ben precisa. Certo: accanto all’area politica d’appartenenza fa stato in primo luogo la competenza della persona che assumerà la carica. Anche altri Cantoni seguono questa modalità. È un sistema più chiaro, alla luce del sole, che permette poi di concentrare l’attenzione sulla competenza della persona designata. La magistratura viene così composta da persone che effettivamente rappresentano le sensibilità presenti nella società e il voto popolare”, sottolinea il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

E l’indipendenza di giudizio? “L’indipendenza di giudizio deve appartenere alla persona scelta, ma soprattutto è nella natura del lavoro che viene svolto: i magistrati sono tenuti a far rispettare le leggi. Leggi che disciplinano tutto il quadro all’interno del quale si sviluppa il lavoro della magistratura, a garanzia della Giustizia, che deve essere uguale per tutti. Oggi, a mio giudizio, ciò che manca nell’attuale sistema è la chiarezza a monte di tutta la procedura. Il sistema che vige a Palazzo federale rispetta in modo indiretto la volontà popolare. Per esempio la Lega, che vince le elezioni e ottiene sempre una buona percentuale di voti, si ritrova decisamente sottorappresentata all’interno della Magistratura”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Protezione dei dati, gli esperti ne discutono

Protezione dei dati, gli esperti ne discutono

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/14795766

Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 14 ottobre 2021 de Il Quotidiano

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«Sicurezza da adeguare»

L’anno prossimo entra in vigore la nuova legge federale sulla protezione dei dati che rafforzerà i diritti dei cittadini Le aziende e le amministrazioni pubbliche, però, dovranno adattarsi e meglio proteggersi in caso di attacchi informatici

Entro la fine del 2022 in Svizzera entrerà in vigore la revisione totale della Legge federale sulla protezione dei dati (LPD). Una legge complessa, che avrà un impatto su tutti noi. Il suo obiettivo principale, in sintesi, è proteggere al meglio i dati personali e sensibili dei cittadini. Di conseguenza, anche tutti coloro che trattano i nostri dati (le aziende e le pubbliche amministrazioni in primis) dovranno adattarsi alla nuova normativa. Un processo non semplice e che, dal punto di vista informatico richiederà un vero e proprio cambio di passo nel nostro Paese.
Per preparare al meglio gli adetti ai lavori al cambiamento, nel corso dell’anno il Gruppo di lavoro strategico ‘‘Cyber sicuro’’ si è adoperato per informare specifici settori riguardo alle novità che questa nuova legge porta con sé. E ieri, è stata organizzata a Lugano una conferenza aperta a tutti dedicata proprio alla nuova legge. Ma, concretamente, cosa cambierà nel momento in cui il testo e la relativa ordinanza entreranno in vigore? «Una delle principali novità riguarda il fatto che le aziende, così come le pubbliche amministrazioni, dovranno fare tutto ciò che è plausibile fare per prepararsi a un eventuale incidente informatico », ci spiega Alessandro Trivilini, membro di ‘‘Cyber Sicuro’’ e responsabile del Servizio informatica forense della SUPSI. In buona sostanza, nel caso di un attacco informatico, le imprese e le pubbliche amministrazioni dovranno poter dimostrare di aver fatto tutto il possibile per evitarlo o per mitigarne le conseguenze. Ciò comporta rispettare gli standard minimi di sicurezza chiesti dalla Confederazione e avere delle procedure precise. «Non dovranno
tutti diventare delle enormi centrali informatiche », precisa Trivilini, «tuttavia sarà necessario adottare quei comportamenti di responsabilità e consapevolezza che permettano di dimostrare a chi avrà il compito di capire cosa è successo durante l’attacco informatico quali erano le responsabilità e come si è agito per affrontarlo». Tutti, dunque, «dovranno avere un piano di risposta in caso di un attacco ». E da questo punto di vista, ci spiega Trivilini, «oggi in Ticino andiamo a due velocità: le aziende che trattano dati personali con Paesi dell’Unione europea sono già sensibili sul tema, perché il relativo regolamento europea (il ‘‘famoso’’ GDPR) già lo prevede sin dal 2018. Le altre aziende, invece, sono rimaste un po’ più indietro e dovranno adeguarsi».
Anche sul fronte delle pubbliche amministrazioni resta ancora diverso lavoro da fare. Come ci spiega il co-direttore del Centro di Calcolo Elettronico SA Giorgio Rastrelli, che da anni lavora fianco a fianco agli Enti locali, «non siamo messi benissimo». Anche se, va detto, «non si tratta di un problema ticinese o dei Comuni. È un problema generalizzato di mancanza di consapevolezza, sia nel pubblico sia nel privato ». Tuttavia, aggiunge, «qualcosa sta pian piano cambiando e dal nostro osservatorio pos-siamo dire che circa il 20% del Comuni si è mosso per adattarsi ». E oltre alla mancanza di consapevolezza, la criticità più grossa, spiega Rastrelli, «è legata al fatto che i Comuni più piccoli non hanno, per ovvi motivi, la capacità tecnologica per poter dare una risposta alle problematiche che stanno sorgendo. L’informatica è diventata un mondo molto complesso e difficilmente un Comune di 3 mila abitanti può stare al passo da
solo, diventando però vulnerabile agli attacchi». E quindi, il consiglio ai Comuni è quello di «prendere consapevolezza del problema e rivolgersi a fornitori esterni e affidabili ».
Ma pure sul fronte delle aziende private, spiega l’avvocato Rocco Talleri, «c’è ancora molto da fare». E la parola chiave, anche in questo contesto, è consapevolezza: «Le aziende sanno che il problema c’è, ma non tutte hanno già riconosciuto la portata di questo cambiamento. Si cerca quindi di sensibilizzarle». Anche perché, «come in tutti i processi, se si anticipa il problema lo si può affrontare in maniera efficiente ed efficace, se invece non si anticipa e si rincorre, si va incontro a diverse difficoltà ». E non va dimenticato, aggiunge infine Talleri, «che la Svizzera e il Ticino non sono un’isola felice. Come tutti siamo esposti a potenziali attacchi informatici: in Ticino per esperienza diretta conosco aziende attaccate e danneggiate pesantemente da questo tipo di attacchi». Insomma, «già succede e succederà sempre di più in futuro».

Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 15 ottobre 2021 del Corriere del Ticino

L’Usi ad Airolo? Sostenibile eccome!

L’Usi ad Airolo? Sostenibile eccome!

Una scelta, un valore, una consapevolezza.

Tre sostantivi che inquadrano la realizzazione da parte dell’Università della Svizzera italiana (USI) della «Casa della sostenibilità » ad Airolo. A torto si considera periferico il territorio di Airolo e più in generale dell’Alta Leventina. Qui siamo al centro delle Alpi. Il San Gottardo è il massiccio-simbolo per la Svizzera e per la stessa Europa. Scegliere di vivere, di lavorare e di promuovere ricerca e cultura ad Airolo significa poter guardare al resto della nostra nazione da una posizione di assoluta centralità. Un cambiamento di paradigma – sicuramente di prospettiva – che personalmente ho condiviso e ho fatto mio al momento di rimanere in Valle per costruire la mia famiglia. Una scelta consapevole, che mi ha permesso di rimanere nel luogo in cui sento forte la mia identità.
La «Casa della sostenibilità» si inserisce in un contesto di ricerca scientifica che ebbe inizio già prima del Novecento. Da allora sono state pubblicate oltre 400 monografie ed articoli apparsi su riviste specializzate.
I lavori considerano la flora, la fauna, l’idrobiologia,
la geologia ed i problemi tecnici legati allo sfruttamento idroelettrico ed alla gestione della pesca nei laghi alpini. Esiste così un vero patrimonio conoscitivo difficilmente riscontrabile in altre regioni naturalisticamente pregiate.
Il Centro Biologia Alpina di Piora, voluto dal Canton Ticino, rappresenta un importante luogo di ricerca, che ha sviluppato, come detto, molte pubblicazioni e collaborazioni con le università di Ginevra e di Zurigo in primo luogo. Di recente, proprio in ottica di sostenibilità, anche il Politecnico federale di Zurigo ha aperto un centro di ricerca sulla geotermia e la fisica dei terremoti con il «BedrettoLab», nascosto nelle viscere delle nostre montagne. Oggi l’aggancio con l’Università della Svizzera italiana si propone in maniera naturale, con l’USI che dimostra con i fatti il suo inserimento su tutto il tessuto cantonale. Non solo Lugano, non solo Mendrisio, ma con la Casa della sostenibilità pure nelle Alpi: Airolo viene quindi accolta nel «campus » allargato dell’USI che festeggia i suoi 25 anni di esistenza. Un valore in più per la nostra Università. Un valore in più per la Leventina e per tutto il Ticino.
La scelta dell’Università della Svizzera italiana è un atto consapevole sul valore del nostro territorio e sulla necessità di considerare il Ticino nel suo insieme anche per fare ricerca. Airolo per l’USI, soprattutto dopo l’apertura della seconda canna autostradale sotto il San Gottardo, sarà un anello di congiunzione con il resto della Svizzera. In particolare con Zurigo e con le altre Città elvetiche in cui si sviluppano i discorsi più interessanti per il nostro progresso, sempre più incentrati sul concetto di «sostenibilità» quale valore per il benessere di tutti i cittadini.

Opinione pubblicata nell’edizione di giovedì 14 ottobre 2021 del Corriere del Ticino

Visita di cortesia dell’Ambasciatrice svizzera in Italia

Visita di cortesia dell’Ambasciatrice svizzera in Italia

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha ricevuto oggi a Palazzo delle Orsoline – per la prima volta – la nuova Ambasciatrice svizzera in Italia, Monika Schmutz Kirgöz.
L’incontro ha permesso di discutere alcuni argomenti di particolare rilevanza per il Canton Ticino, nel quadro delle relazioni transfrontaliere.

Attiva da 25 anni nella carriera diplomatica, Monika Schmutz Kirgöz ha iniziato lo scorso 21 luglio il suo lavoro presso la rappresentanza elvetica a Roma, nella veste di Ambasciatrice di Svizzera in Italia, Malta e San Marino. In questa veste è un importante referente per il Ticino, il Cantone che – per la sua posizione di frontiera e per le sue caratteristiche socioeconomiche – è più da vicino interessato dalle relazioni con l’Italia.
Il Presidente del Consiglio di Stato Manuele Bertoli ha condiviso alcune informazioni sull’attuale contesto culturale, politico e socio-economico ticinese, e fornito all’Ambasciatrice – che è stata accompagnata  dal consigliere d’Ambasciata Gregorio Bernasconi, capo della sezione economia e politiche settoriali – un breve quadro delle tematiche di carattere transfrontaliero considerate prioritarie dal Governo e dal Parlamento del Cantone. I temi introdotti sono poi stati sviluppati nel corso di un proficuo scambio di opinioni.

Il Tiro storico del San Gottardo ha per la prima volta una regina

Il Tiro storico del San Gottardo ha per la prima volta una regina

Un’altra donna in vetta pure tra i giovani
Nella gara al fucile 300m ad aggiudicarsi il secondo rango e il premio di miglior attivo è stato Gabriele Tela de La Mendrisiense con 75 punti e colpi centrali 89-94. Miglior veterano è risultato invece Alberto Hachen de La Balernitana con 74 punti. Si è tinto di rosa pure il premio per il miglior giovane, conquistato dalla diciannovenne Giada Macchi della Società di tiro Aurora di Stabio. Nel concorso di sezione, tra le società ticinesi ha vinto La Mendrisiense con 572 punti cui è pure andato il premio di sezione. Secondo rango alla Civici carabinieri di Lugano con 565 punti, seguiti dall’Unione Tiratori di Locarno con 560 punti. Tra gli ospiti la vittoria è andata nuovamente alla Schützengesellschaft der Stadt Luzern con 555 punti, seguiti dalla Schützengesellschaft der Stadt Zürich con 540 punti e dalla Schützengesellschaft Aeugst am Albis con 527 punti. Nella speciale classifica che premia la partecipazione dei Giovani, il primo rango è stato conquistato da La Balernitana, seguita dalla Civici carabinieri di Lugano e dall’Unione tiratori del Gottardo.