«Potete essere orgogliosi e puntare ancora più in alto»

«Potete essere orgogliosi e puntare ancora più in alto»

Il Ticino visto da Gratian Anda, uno dei proprietari del cinque stelle Castello del Sole di Ascona designato per la seconda volta miglior hotel svizzero dalla guida GaultMillau – Finora solo il Grand Resort di Bad Ragaz aveva fatto il bis

Un parterre da cinque stelle per rendere omaggio a un cinque stelle. È quello che si è dispiegato ieri nel parco del Castello del Sole di Ascona, per celebrare un riconoscimento che ha confermato l’albergo come una delle punte di diamante del turismo non solo ticinese, ma anche nazionale. Per la seconda volta dal 2008, infatti, la struttura si è aggiudicata il riconoscimento di miglior albergo svizzero da parte della prestigiosa guida GaultMillau. Finora ad essere riuscito a fare il bis era stato solamente il Grand Resort di Bad Ragaz. Un evento che andava insomma celebrato con tutti i crismi e che ha attirato sulle rive del Verbano un gran numero di ospiti, dai rappresentanti del settore turistico a quelli della politica (locale, regionale e cantonale). Un’occasione anche per incontrare Gratian Anda, rappresentante della famiglia proprietaria dell’hotel e della vicina tenuta dei Terreni alla Maggia, oltre che del gruppo The Living Circle, che riunisce alberghi e ristoranti di prestigio in tutta la Svizzera. Anda è spesso ad Ascona e nelle qualità e potenzialità del Ticino crede molto.

Pensare al dopo pandemia
«Il cantone – afferma – ha tutte le caratteristiche per essere una regione vincente dal punto di vista turistico. E sicuramente lo è già, come dimostrano peraltro gli ultimi risultati del settore, che rispecchiano quelli ottenuti anche dal nostro hotel. Insomma, potete sicuramente essere orgogliosi». Ma, secondo il noto imprenditore svizzero , il Ticino potrebbe puntare ancora più in alto. «Dal confronto con altre mete, internazionalmente più note – spiega Anda al CdT, affiancato dal CEO del gruppo Jürg Schmid – il Ticino esce sicuramente vincente. Al di là delle bellezze paesaggistiche, potete vantare molte infrastrutture di altissimo livello e una qualità del servizio eccezionale. Eppure c’è un ampio bacino di mercato che ancora non conosce queste potenzialità». Anda e Schmid fanno l’esempio del comparto del Lago di Como, «del quale non dobbiamo invidiare nulla, anzi. E che, fra l’altro, pratica una politica dei prezzi più alta della nostra. Eppure loro hanno una clientela, anche di prestigio (proveniente, ad esempio, dagli Stati Uniti), che non conosce la bellezza dei nostri laghi e il livello di qualità del settore ricettivo che li circonda. Sono segmenti di mercato da considerare, considerando che – fortunatamente – la pandemia prima o poi passerà e la clientela svizzera tornerà a puntare maggiormente sulle mete esotiche ».

Una promozione più mirata
Un messaggio chiaro indirizzato anche a chi di promozione turistica si occupa, come Angelo Trotta, direttore di Ticino Turismo, e Fabio Bonetti, suo omologo dell’Organizzazione turistica Lago Maggiore e Valli. Mentre entrambi si sono ovviamente detti soddisfatti e orgogliosi per l’exploit del Castello del Sole, Bonetti, riflettendo sulla sollecitazione di Anda, si è chiesto se per «agganciare » meglio la clientela di oltre Oceano non sia auspicabile una promozione più mirata su città o zone specifiche, invece di rivolgersi ad un generico mercato statunitense.
Intanto, però, a prendere letteralmente d’assalto le 79 camere del cinque stelle asconese (vedi anche box a sinistra) è stata soprattutto la clientela svizzera, che lo ha riempito nelle ultime due stagioni. «Un’evoluzione positiva – sottolinea Gratian Anda –, che non deve però portarci a dormire sugli allori. Anche nel nostro settore è fondamentale mantenerci al passo con i tempi: l’albergo ha cinquant’anni e deve essere costantemente adeguato alle esigenze della clientela. Pensiamo alla valorizzazione della zona a lago, alla politica dell’utilizzo di prodotti a chilometro zero, all’adattamento degli spazi esterni. Abbiamo nuovi progetti e per poterli concretizzare è fondamentale il sostegno degli enti locali a livello pianificatorio ».

Una variante fondamentale
Il riferimento è alla variante grazie alla quale sarà possibile ampliare la zona edificabile del comparto. «Noi ci siamo già mossi in tal senso e il Consiglio comunale l’ha approvata – sottolinea il sindaco di Ascona, Luca Pissoglio –. Ora spetta a Locarno, visto che il Cantone ci ha chiesto una pianificazione coordinata, considerato che il complesso sorge sui territori di entrambi. V’è da sperare che le cose vadano avanti e che si eviti di bloccare tutto». Per il resto Pissoglio si è ovviamente rallegrato (assieme, peraltro, al sindaco di Locarno Alain Scherrer) per il riconoscimento, «che rende omaggio ad una struttura alberghiera fondamentale, la cui attività – così come quella degli altri cinque stelle presenti sul nostro territorio – genera importanti ricadute per tutta la regione». E non solo. A ricordare – così come quella degli altri cinque stelle presenti sul nostro territorio – genera importanti ricadute per tutta la regione». E non solo. A ricordare che a trarre beneficio dall’eccellenza rappresentata dal Castello del Sole è l’intero cantone è stato il consigliere di Stato Norman Gobbi (in rappresentanza del Governo assieme a Raffaele De Rosa). Dopo aver scherzato sul fatto che il sostegno al cinque stelle «è l’unico punto d’incontro che riesce a mettere d’accordo Ascona e Locarno», Gobbi ha sottolineato come la famiglia Anda abbia saputo «innovare nella tradizione» e come «in successi come questo sono le persone a fare la differenza ». Persone che sono state al centro anche dell’intervento di Urs Heller, direttore di GaultMillau, il quale ha voluto ricordare (e ringraziare) tutti coloro (dai proprietari alla direzione a tutti i dipendenti) che sono stati alla base della scelta di assegnare nuovamente il prestigioso riconoscimento al Castello del Sole.

CECAL: il centro di competenze per gli enti di primo intervento

CECAL: il centro di competenze per gli enti di primo intervento

Comunicato stampa

Oggi è stato inaugurato il tassello conclusivo che riguarda la Centrale Comune d’Allarme (CECAL). Dallo scorso 1° aprile è infatti attiva nello stabile anche la sede ufficiale a livello cantonale di ricezione e trasmissione degli allarmi 144 su rete fissa e mobile. Si completa in questo modo il progetto che raggruppa ora sotto lo stesso tetto gli enti di primo intervento a livello cantonale.
Nel 2020 due importanti novità avevano coinvolto in primo piano la CECAL: lo spostamento di parte della struttura dell’Amministrazione federale delle dogane (AFD) e l’arrivo del numero 118 dei Pompieri ticinesi, gestito dal personale della Polizia cantonale presente in centrale. La prima aveva poi permesso di recuperare degli spazi, un’opportunità immediatamente colta dalle Autorità politiche ticinesi e dal Comando della Polizia cantonale, che hanno infatti mantenuto l’intento di proseguire sulla via della condivisione della struttura con gli enti di primo intervento presenti sul nostro territorio. In meno di un anno quindi, è nata e si è sviluppata l’idea di integrare anche la Centrale di allarme e coordinamento sanitario Ticino Soccorso 144 nel nuovo polo delle urgenze. Una proposta accettata con entusiasmo e con grande slancio da parte della Federazione Cantonale Ticinese Servizi Autoambulanze (FCTSA), che ha così sposato la visione e la missione di questo centro di competenza, il più moderno a livello svizzero. Dalla primavera 2021 nella CECAL prendono dunque posto anche gli operatori e le operatrici della centrale Ticino Soccorso, nonché gli uffici amministrativi della FCTSA.
Nel corso dell’odierna conferenza stampa di inaugurazione, il Direttore del Dipartimento delle istituzioni (DI) Norman Gobbi ha ribadito l’unicità della Centrale a livello svizzero, che pone il Ticino quale Cantone faro nell’ambito del soccorso alla popolazione. Inoltre ha sottolineato l’importanza della funzione ricoperta dalla CECAL l’anno scorso nel contesto della gestione della pandemia, in particolare ospitando lo Stato Maggiore Cantonale di Condotta (SMCC).
Dal canto suo Raffaele De Rosa, Direttore del Dipartimento della sanità e della socialità (DSS), ha ricordato gli elementi essenziali del simbolo della ‘Stella della vita’, che si traducono anche nel lavoro del 144. Un numero semplice da memorizzare e da comporre, capace di garantire dall’altro capo del filo una risposta qualificata e competente, in grado di tranquillizzare chi si trova nel bisogno dei soccorsi, di suggerire come comportarsi e di agire affinché i soccorritori possano celermente raggiungere il luogo dell’emergenza. Questo è possibile grazie alla rete capillare dei servizi ambulanze, che coprono tutto il territorio cantonale. Un sistema di pronto intervento e di cura che rappresenta un vero e proprio fiore all’occhiello del nostro sistema sanitario.
Il Comandante della Polizia cantonale Matteo Cocchi ha espresso la sua soddisfazione per il completamento del progetto di integrazione di tutti gli enti di primo intervento, sottolineando in particolare l’eccezionalità nelle tempistiche di realizzazione. Il Comandante Cocchi ha inoltre evidenziato come oggi la CECAL rappresenti un vero e proprio centro di competenze per quanto riguarda lo sgancio delle misure d’urgenza sul territorio cantonale e il coordinamento tra i diversi partner della sicurezza.
Il Presidente della Federazione Cantonale Ticinese Servizi Autoambulanze (FCTSA), Dr. Luciano Anselmi ritiene che l’utenza non potrà che beneficiare di questa nuova situazione logistica; il coordinamento delle risorse sarà infatti sempre più mirato ed efficiente, permettendo di prestare soccorso ai pazienti in tempi rapidi e in un contesto altamente professionale. Una volta ancora il Ticino si distingue per l’adozione di soluzioni pratiche, pragmatiche e anche economiche.

Filmato di presentazione attività CECAL 2021 (canale youtube Repubblica e Cantone Ticino): https://youtu.be/yjFnCnIf_mI

Covid e frontiere, “Perplessità in Ticino”

Covid e frontiere, “Perplessità in Ticino”

Il consigliere di Stato Norman Gobbi commenta le nuove misure del CF: “Vedo difficile potere effettuare i controlli alle dogane stabiliti da Berna”

Le opzioni sul tavolo del Consiglio federale erano due: o chiedere un tampone all’ingresso in Svizzera, con un secondo test fra i 4 e i 7 giorni dopo, oppure una quarantena obbligatoria di dieci giorni dopo un primo test negativo, sempre all’ingresso. Le misure si sarebbero applicate a tutti coloro che non dispongono di un certificato Covid.

Il Consiglio di Stato ticinese aveva espresso la sua preferenza nei confronti della prima opzione. Variante che ieri è stata ufficialmente adottata dal Consiglio federale. Su un aspetto però c’è stata divergenza tra Berna e Bellinzona: il Governo cantonale preferiva l’obbligo di presentazione del certificato Covid (o dei test) all’entrata in Svizzera da parte di chiunque, anche di chi aveva espatriato solo per poche ore. La Confederazione ha invece annunciato che nelle zone di frontiera, all’interno delle quali “esiste uno stretto scambio economico, sociale e culturale”, non si richiederà la presentazione della certificazione.

“Nessuna eccezione per più facilità”
“Avevamo chiesto di non avere eccezioni di questo tipo per avere più facilità nei controlli”, ha spiegato il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi, intervenuto a Ticinonews ieri sera. “Lo sappiamo: i movimenti lungo il confine sono tanti, non solo per andare a fare la spesa (che è una banalizzazione dei movimenti transfrontalieri), ma anche per andare a fare visita ai propri cari”.

Si attendono precisazioni
Nella sua seduta di venerdì, il Consiglio federale non ha però stabilito cosa intenda con “regione di frontiera”. Il Governo ticinese ora attende chiarimenti in merito: “Se consideriamo la definizione di ‘regione di frontiera’ citata dal Consiglio federale quale ‘zona dai forti scambi economici, sociali e culturali’, beh, la nostra regione di frontiera potrebbe benissimo corrispondere all’intero Nord Italia. Questa formulazione dovrà essere precisata”.

Perplessità dei Cantoni sul secondo tampone condivise
Ieri alcuni Cantoni avevano fatto sapere di essere perplessi sul secondo tampone per chi entra in Svizzera senza certificato. Ciò pone interrogativi sul profilo sanitario e della capacità di controllo da parte delle autorità dell’effettivo rispetto della misura. Gobbi condivide questo punto di vista: “Il virus potrebbe svilupparsi nei giorni successivi al primo tampone. Inoltre, vedo difficile potere effettuare i controlli, di cui i Cantoni, come stabilito da Berna, sono responsabili. Si tratta di un impegno estremamente oneroso. A volte occorre soppesare efficacia ed efficienza”, conclude il consigliere di Stato.

Da www.ticinonews.ch

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https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/14728491

Servizio all’interno dell’edizione di venerdì 17 settembre 2021 de Il Quotidiano

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“Alla frontiera un filtro per la sicurezza, non solo per incassare i (dovuti) dazi”

“Alla frontiera un filtro per la sicurezza, non solo per incassare i (dovuti) dazi”

Preoccupazione per la revisione della legge federale sulle dogane

Alla frontiera un filtro per la sicurezza, non solo per incassare i (dovuti) dazi”

In questi tempi di pandemia, dove i controlli alle frontiere dovrebbero essere un must per garantire la maggior protezione possibile da “incursioni indesiderate” del virus e delle relative nuove varianti, ci si dimentica che a livello federale è sul tavolo il progetto di nuova legge sulla riscossione dei tributi e sul controllo del traffico transfrontaliero di merci e persone. “Una nuova impostazione voluta dal Consiglio federale con intenti positivi – afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi -, ma che al lato pratico potrebbe rivelarsi addirittura controproducente per la tutela della sicurezza delle persone e delle merci. Un punto debole che il Consiglio di Stato ha espresso già nel dicembre del 2020. Criticità che potrebbero portare a una confusione nelle competenze tra la stessa amministrazione federale e le Polizie cantonali, che sono e rimangono per mandato costituzionale competenti nel garantire la sicurezza interna e nel controllo di persone sospette di aver commesso un reato”.

Storicamente il ruolo del doganiere e quello della guardia di confine hanno sempre avuto una netta differenziazione. Il primo con compiti di riscossione dei vari dazi doganali, IVA in primis; il secondo di controllo sul confine legato alla sicurezza. Oggi questi ruoli non sono più così definiti e l’evoluzione a cui porteranno i cambiamenti legislativi in atto cancelleranno completamente queste caratteristiche importanti. “Il rischio che vedo è quello di indebolire la rete di sicurezza che le guardie garantiscono al confine. Una piccola testimonianza diretta raccontatami da un mio conoscente illustra meglio di molte parole qual è il rischio che già oggi stiamo correndo. Questa persona stava rientrando in Ticino dal valico di Chiasso strada. Davanti a lui un furgone targato Polonia. Un modello per il trasporto di passeggeri, non di merci. Questo mio amico si attendeva che la vettura venisse perlomeno fermata, per permettere alle guardie almeno di dare un’occhiata all’interno. Niente. Il furgone è stato lasciato passare con il classico gesto della mano “avanti”. Il mio conoscente, invece, con la sua auto targata Ticino è stato bloccato e gli sono state rivolte domande, quali “merce da dichiarare” e addirittura “da dove viene”. Le classiche domande per capire se aveva fatto la spesa e se stesse importando qualcosa senza pagare i dazi e l’IVA”.

Ciò dimostra – continua il direttore del Dipartimento delle istituzioni – che l’accento non è stato posto al controllo delle persone (in questo caso a bordo di un furgone polacco, senza nulla togliere a tutti i bravi cittadini polacchi) e quindi a tutela della sicurezza, ma bensì l’accento è posto sulle merci e i dazi. Quel che non vorrei con la futura nuova legge è una confusione di ruoli a scapito della sicurezza della Svizzera. Oggi ci sono due culture aziendali ben definite all’interno di quella che veniva chiamata Amministrazione federale delle Dogane. Il tentativo di inglobare il tutto in un unico concetto potrebbe rivelarsi dannoso, soprattutto, come ho detto, sotto l’aspetto della sicurezza e di una buona condivisione dei ruoli”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

 

Cyber sicuro: webinar concernente l’impatto della nuova Legge federale sulla protezione dei dati nel settore formativo

Cyber sicuro: webinar concernente l’impatto della nuova Legge federale sulla protezione dei dati nel settore formativo

Comunicato stampa

In vista della futura entrata in vigore della nuova Legge federale sulla protezione dei dati (LPD), approvata il 25 settembre 2020 dal Parlamento svizzero, il Gruppo di lavoro strategico Cyber sicuro ha organizzato quattro seminari in rete (webinar) per approfondire l’impatto che questa nuova legge avrà in quattro specifici settori: sanitario, economico, formazione ed amministrazioni pubbliche.  

Il terzo dei quattro webinar, dedicato al settore formativo, ha avuto luogo giovedì 2 settembre con l’obiettivo di creare un momento di confronto e condivisione di esperienze didattiche che riguardano la trattazione dei dati sensibili e la sicurezza delle informazioni. I partecipanti hanno quindi avuto la possibilità di conoscere gli aspetti principali in materia di gestione dei dati personali e della relativa sicurezza informatica.

La registrazione del citato webinar è visibile sul canale Youtube del Cantone (https://youtu.be/4n3pmq627hc) oppure sul sito www.cybersicuro.ch.

Il quarto e ultimo webinar, dedicato alle amministrazioni pubbliche, si terrà giovedì 23 settembre dalle ore 17:00 alle ore 18:30.

Per iscriversi o per maggiori informazioni si può consultare il sito www.cybersicuro.ch.     

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi alla guida della Comunità di lavoro

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi alla guida della Comunità di lavoro

Comunicato stampa della Comunità di lavoro Regio Insubrica 

Il Consigliere di Stato del Canton Ticino Norman Gobbi ha assunto oggi la carica di Presidente della Regio Insubrica, durante l’assemblea generale tenutasi a Locarno. Per l’occasione, è stato anticipato che durante l’anno di presidenza ticinese saranno organizzati per la prima volta gli Stati generali del turismo e della cultura: un’occasione per promuovere la ripresa in un settore chiave per l’economia della regione dei tre laghi.

Si è svolta oggi al Palacinema di Locarno l’Assemblea generale della Regio Insubrica, la Comunità di lavoro – nata per promuovere la cooperazione nell’area italo-svizzera dei laghi prealpini – che riunisce il Canton Ticino, le Regioni Piemonte e Lombardia, le Province del VCO, di Novara, di Como, di Lecco e di Varese. La seduta ha sancito il passaggio della Presidenza dalla Regione Piemonte al Canton Ticino.

Dopo i saluti iniziali del sindaco di Locarno Alain Scherrer e del presidente del Locarno Film Festival Marco Solari, il Presidente uscente Matteo Marnati – membro della Giunta della Regione Piemonte – ha introdotto i lavori dell’assemblea. È stato sottolineato che, nonostante la crisi pandemica, non è mai venuta meno la fiducia nei principi fondanti della Regio, e in particolare nell’utilità di alimentare un clima di costante e costruttivo confronto, al di là dei confini provinciali, regionali e nazionali. In quest’ottica, è stata annunciata l’organizzazione degli Stati generali del turismo e della cultura, che saranno convocati per la prima volta nei prossimi mesi. Si tratterà di un’occasione per promuovere un turismo più vicino al territorio e finalmente sostenibile, assicurando il rilancio di un settore chiave per lo sviluppo economico della regione dei tre laghi.

Norman Gobbi, Consigliere di Stato del Cantone Ticino, ha poi assunto la carica di Presidente della Comunità di lavoro per l’anno entrante. Nel suo intervento, anch’egli ha ricordato il profondo impatto della pandemia, nella quale la Lombardia è stato il primo epicentro in Europa e il Ticino in Svizzera. Gli ultimi mesi hanno confermato i solidi vincoli storici, economici e culturali della nostra regione transfrontaliera: in questi periodi di grande incertezza e tensione, la collaborazione tra le varie Autorità locali – anche grazie alla rete di contatti della Regio Insubrica – è stata sempre ottima e ha facilitato la mutua comprensione delle numerose misure restrittive che i Governi centrali emanavano, talvolta con poca coordinazione e dimenticandosi spesso delle peculiarità delle aree di frontiera.

L’Assessore della Regione Lombardia con delega ai rapporti con la Confederazione elvetica Massimo Sertori ha poi proposto alcune riflessioni sul valore dei contatti informali favoriti dall’appartenenza alla Comunità di lavoro transfrontaliera: durante le fasi acute della crisi COVID, queste modalità di interazione rapide e flessibili hanno permesso di risolvere svariati problemi di piccola e grande entità. Sempre a proposito delle opportunità istituzionali che sorgono a margine dei lavori della Regio Insubrica, è stata ricordata anche la firma dell’atteso accordo sulla fiscalità dei frontalieri, giunta anche grazie al concorso di Regione Lombardia e Cantone Ticino e al loro intervento presso i rispettivi Ministeri delle finanze. 

Il Rapporto sulle attività svolte dalla Regio Insubrica nel 2020 – il 25. anno dalla costituzione della Comunità di lavoro – è stato infine presentato dal Segretario Francesco Quattrini e approvato all’unanimità dall’assemblea. Nonostante la brusca riduzione delle attività legate ai progetti, è stato ricordato che durante la pandemia il dialogo transfrontaliero ha nuovamente dimostrato la propria centralità, favorendo l’ottenimento di risultati significativi. Fra gli eventi positivi è stata ricordata l’apertura del tunnel di base del Monte Ceneri, inaugurato il 4 settembre 2020, a completamento della rete di tunnel di base del progetto Alptransit: un’opera che potrà incidere positivamente anche nella gestione del traffico regionale transfrontaliero.

In conclusione, i membri della Comunità di lavoro hanno approvato i conti preventivo 2021 e consuntivo 2020.

 

Agente di custodia: “Occasione per un lavoro polivalente”

Agente di custodia: “Occasione per un lavoro polivalente”

Aperto sino al 26 settembre il bando di concorso per la scuola aspiranti
È stato pubblicato la scorsa settimana il bando di concorso per candidate e candidati Agenti di custodia. Gli aspiranti selezionati, donne e uomini, parteciperanno alla speciale scuola che verrà organizzata nel corso del 2022. Ne abbiamo parlato con il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi. “La professione di Agente di custodia ha conosciuto negli anni un costante adattamento, per rispondere al meglio alle sfide legate alla sicurezza, ma non solo, che un istituto di pena deve saper affrontare. L’agente di custodia, per usare le parole del direttore delle Strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini, è oggi un professionista polivalente, preparatissimo sia fisicamente, che mentalmente, dovendo possedere l’acume necessario per fare un costante apprezzamento della situazione, per prevedere quali siano i pericoli potenziali e per gestire la tecnologia sempre più complessa di cui un carcere è dotato. A questo si aggiungono competenze relazionali fuori dal comune, perché deve essere in grado di mantenere sempre il giusto rapporto con il detenuto, in qualunque condizione di stress e ambientale. Senza mai perdere il controllo di sé e della situazione. Insomma, un lavoro sempre più complesso, ma nello stesso tempo sempre più gratificante”, afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi.
Per fare tutto questo occorrono persone preparate. “Da qui la necessità di una scuola ad hoc. Il bando pubblicato sul sito dell’amministrazione cantonale – sottolinea Norman Gobbi – serve proprio per selezionare le donne e gli uomini che potranno partecipare a questa scuola e in seguito essere nominati in qualità di Agenti di custodia. La scuola dura 8 mesi. Al termine di primi cinque mesi che sono in massima parte corsi scolastici in senso stretto si terranno gli esami intermedi. Seguiranno 3 mesi più di ingaggio pratico presso le strutture carcerarie, che si concluderanno con l’esame finale. Senza tema di smentita possiamo tranquillamente affermare che il sistema di formazione ticinese per agenti di custodia sia il migliore in Svizzera. Per la Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni ciò rappresenta un orgoglio. Per me è una soddisfazione constatare il buon livello di formazione, che si traduce poi in un ottimo lavoro al servizio delle strutture carcerarie e di quella parte della nostra società che ha bisogno di un intervento più attento per permettere una effettiva possibilità di reinserimento. Ciò porta poi a diminuire il rischio di recidiva, obiettivo primario in questo tipo di sostegno”.
Per chi è interessato a questa scuola martedì 14 settembre alle 20.00 è prevista nell’aula magna della SUPSI di Trevano una sera informativa. “Gli aspiranti Agenti di custodia devono essere nati non prima del 1976 e non dopo il 1997. Vengono richiesti diversi requisiti che gli interessati potranno ritrovare sul bando di concorso (www.ti.ch/concorsi ) oppure conoscere nel corso della serata di martedì. Lo diciamo apertamente: il nostro obiettivo è di avere numerose candidature così da poter scegliere aspiranti con i migliori requisiti. Ciò aumenterà il livello dei futuri professionisti attivi presso le strutture carcerarie cantonali”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.
Giro di vite all’entrata in Svizzera Gobbi: «Controlli problematici»

Giro di vite all’entrata in Svizzera Gobbi: «Controlli problematici»

Berna ha aperto la consultazione: doppio test negativo o tampone e quarantena

Si prospetta un giro di vite per i non vaccinati che arrivano (o fanno rientro) dall’estero. Per evitare la diffusione del virus e delle sue varianti, il Consiglio federale ha avanzato due proposte, sulle quali i Cantoni dovranno esprimersi entro martedì prossimo. La prima opzione prevede che le persone non vaccinate e non guarite che entrano in Svizzera – indipendentemente dalla loro provenienza – debbano presentare un test negativo all’ingresso. In seguito, dai quattro ai sette giorni dopo l’arrivo nella Confederazione, dovranno effettuare un altro test (a loro spese). La seconda proposta, oltre alla presentazione di un test negativo all’ingresso nel Paese, prevede anche un periodo di quarantena di dieci giorni per i viaggiatori. L’isolamento preventivo potrà essere ridotto dopo sette giorni sottoponendosi a un nuovo tampone. Chi arriva in Svizzera, inoltre, dovrà compilare il modulo di iscrizione elettronico ( Passenger Locator Form) e varrà per chi entra nel Paese con qualsiasi mezzo: a piedi, in bicicletta, in aereo, in treno, in nave, in autobus e in auto. « I controlli saranno intensificati e, se necessario, saranno inflitte multe», specifica il Governo. Esclusi dalle misure i frontalieri, i bambini sotto i 16 anni, i passeggeri in transito e gli autotrasportatori che attraversano la Svizzera.

Niente più lista dell’UFSP
La lista dei Paesi a rischio diramata dall’UFSP viene invece a cadere. «La variante Delta, altamente contagiosa, ha portato a un notevole aumento del numero di casi in molti Paesi nel giro di pochi giorni », precisa l’Esecutivo. Rimane in vigore la lista dei Paesi ad alto rischio della Segreteria di Stato della migrazione (SEM), che stabilisce da quale Paese si può entrare in Svizzera. Una decisione del Consiglio federale è attesa il 17 settembre.

«La vedo dura»
«Da quanto si riesce a capire dalle comunicazioni del Consiglio federale, osservo da un lato una preoccupazione legittima nel volerci tutelare, dall’altro, però, vedo anche la difficoltà nel rendere effettivo quanto si vuole implementare », commenta al Corriere del Ticino il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Il fatto che la misura dovrebbe essere dal mezzo con cui le persone entrano in Svizzera, è problematico, secondo il consigliere di Stato: « Pensiamo banalmente alle decine e decine di ciclisti che nel fine settimana usano le nostre strade, in particolare nel Sottoceneri e nel Locarnese, per i loro giri in bicicletta entrando soprattutto da valichi non presidiati. Anche costoro dovranno essere sottoposti ai controlli». Verificare che la misura sia effettivamente applicata «è condizione indispensabile per la credibilità stessa della misura adottata», prosegue. E lo stesso principio vale «per tutte le restrizioni che il Consiglio federale ha deciso di introdurre da lunedì prossimo e che toccano pesantemente il settore della ristorazione. Ma non solo, se pensiamo anche a tutti gli ambiti sportivi e culturali toccati».

Dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi del neo eletto Giudice del Tribunale di appello Nicola Respini

Dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi del neo eletto Giudice del Tribunale di appello Nicola Respini

Comunicato stampa

Si è svolta oggi, nell’Aula del Gran Consiglio a Bellinzona, la cerimonia per la dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi dell’avv. Nicola Respini, eletto il 21 giugno scorso dal Parlamento cantonale alla carica di Giudice del Tribunale di appello, attribuito alla Corte dei reclami penali.
Alla cerimonia, condotta dal Presidente del Gran Consiglio Nicola Pini accompagnato dal Segretario generale del Gran Consiglio Tiziano Veronelli, hanno partecipato anche il Presidente del Tribunale di appello Andrea Pedroli, il Procuratore generale Andrea Pagani, il Consigliere di Stato Norman Gobbi e la direttrice della Divisione giustizia Frida Andreotti.  

L’avv. Respini, attuale Procuratore pubblico in carica dal 2001 e Procuratore generale sostituto dal 2018, sostituirà, a partire dal 13 settembre prossimo, il Giudice dimissionario Mauro Mini.  

«Serve la volontà dal basso per la fusione in alta valle»

«Serve la volontà dal basso per la fusione in alta valle»

Non è tempo di aggregazione per l’alta Leventina. Così ci hanno risposto i sindaci di Airolo, Bedretto, Dalpe, Prato e Quinto. C’è chi lo ritiene un passo prematuro, altri restano scettici, mentre per Prato non sarebbe male una mini-fusione tanto per iniziare. Cosa ne pensa il leventinese DOC Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni?
I sindaci, dalle nostre colonne, ritengono che attualmente la fusione non sia una priorità, considerando l’impegno profuso in altri dossier. L’aggregazione nell’alta Leventina è per contro ancora una priorità del suo dipartimento? Se sì, oggi come oggi è tuttora ipotizzabile un’unione di tutti e cinque i Comuni?
«L’orientamento della politica aggregativa in Ticino è definito nel Piano cantonale delle aggregazioni (PCA), che il Consiglio di Stato ha presentato nell’ottobre 2018. Quel documento propone una visione per il futuro dell’organizzazione comunale e un’impostazione dei principi e delle modalità per conseguirla. Uno dei fondamenti consiste nella volontà delle comunità locali e quindi dall’iniziativa “dal basso” che, salvo laddove si riscontrano situazioni di dissesto finanziario o amministrativo, guida la riorganizzazione. L’aggregazione è infatti prima di tutto nell’interesse dei Comuni e della loro cittadinanza. I cinque Comuni dell’Alta Leventina sono indicati nel PCA come uno scenario aggregativo e tutti riconoscono quanto siano forti le interdipendenze e quanto sia necessario lavorare insieme. L’unione dei cinque enti locali dell’alta valle è certamente ipotizzabile, senz’altro logica e un possibile strumento per rafforzare questo comprensorio nel contesto cantonale. Ma, come ribadito poc’anzi, la volontà deve arrivare dal basso e le autorità locali devono essere protagoniste di un’eventuale aggregazione ».

Il sindaco di Prato Leventina Davide Gendotti si dice favorevole – per iniziare – ad una fusione a due o a tre che comprenderebbe il suo Comune, Quinto e Dalpe. Come valuta questa soluzione intermedia: è fattibile? L’aggregazione a tappe potrebbe essere una via percorribile?
«La possibilità di aggregazioni a tappe è esplicitamente prevista dal PCA e peraltro è già stata attuata più volte; pensiamo ad esempio ai casi di Capriasca e Faido, che sono cresciuti in fasi successive, tenuto conto anche delle diverse sensibilità e situazioni delle comunità locali ».

Sta per partire il masterplan Leventina, con orizzonte 2030. Alla luce degli importanti progetti in fase di elaborazione (si veda la scheda a lato) non sarebbe auspicabile unire al più presto le forze per gestire poi al meglio queste iniziative che cambieranno il volto della valle? Oppure è preferibile attendere le prime risultanze del masterplan per poi sedersi allo stesso tavolo e discutere di un’eventuale fusione?
«Affrontare sfide di tali dimensione e complessità come enti pubblici frastagliati implica un importante investimento di concertazione per affermare le aspettative della regione verso gli interlocutori che portano avanti progetti determinanti per il futuro della valle. Da parte del Dipartimento c’è sempre disponibilità alla discussione, come del resto già è stato il caso in passato».

Spostiamoci verso sud. Il progetto aggregativo della bassa Leventina interessa Bodio, Giornico, Personico e Pollegio. La votazione consultiva si terrà il 13 febbraio 2022; serate informative dal 28 settembre prossimo. I Consigli comunali degli ultimi due paesi, in febbraio, hanno preavvisato negativamente il matrimonio. Se dalle urne dovesse uscire lo stesso risultato la fusione sarebbe destinata a naufragare? O potrebbe entrare in linea di conto un’aggregazione solo a due o a tre?
«In primo luogo è importante che la popolazione possa infine esprimersi su questo progetto di aggregazione di cui si parla ormai da tempo. La cittadinanza sarà chiamata ad esprimersi su quanto proposto dalla Commissione di studio, cioè l’unione dei quattro Comuni della bassa valle. Alla luce del risultato della votazione consultiva, il Governo farà la sua proposta al Gran Consiglio; la legge determina dei paletti che dipendono anche dall’esito della votazione consultiva».

 

Intervista pubblicata nell’edizione di martedì 7 settembre 2021 del Corriere del Ticino

(Foto: www.airolo.ch)