Per non finire in prigione

Per non finire in prigione

In Ticino, le persone che optano per il lavoro di utilità pubblica dopo una condanna a una multa (o detenzione breve) sono in crescita netta.
Ecco perché e come funziona

Dopo la condanna del Tribunale a una multa, c’è chi opta per pagarla, chi preferisce la prigione (e in Svizzera sono sempre di più) e chi opta – invece – per il lavoro di utilità pubblica (Lup). Anche quest’ultimo, lo confermano i dati, è in crescita netta nell’ultimo decennio. Come confermano i dati ufficiali del Cantone, dal 2013 a oggi le ore di impegno per la pubblica utilità sono più che raddoppiate. Si va dalle 1348 proprio del 2013 alle 2861 del 2024, anche se quest’ultimo è un anno anomalo che arriva giusto a ridosso di un biennio da “picco” con i 7464 (2021) e 6133 (2022). «Nel 2024 ne sono stati realizzati 125, di lavori di pubblica utilità, più che negli anni precedenti, ma sono state anche ritenute alcune esecuzioni che erano state rimandate, in particolare durante il periodo pandemico», ci spiega Siva Steiner, Capo dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa del Cantone, «in generale non è così semplice indicare un trend sul medio-lungo termine».

Secondo la vostra esperienza quali sono i motivi che portano a questa scelta?
«Chi sceglie per il lavoro di utilità pubblica lo fa prevalentemente per motivi di ristrettezza economica, perché non può pagare la multa e vuole evitare una detenzione».

Quindi si può stilare un identikit del “luppista“ tipo…
«Quel che spesso accomuna le persone che svolgono un Lup è una situazione di fragilità economica, ma anche psicosociale, se penso in particolare alle dipendenze e alle malattie psichiche.
Vi è una prevalenza, come per le altre forme di esecuzione delle sanzioni, di uomini».

Sfogliando i dati del Cantone, saltano senz’altro all’occhio le età massime: 70enni, 80enni non sono una rarità, nel 2024 addirittura un 90enne… Come succede e, in questi casi, che tipologia di mansioni vengono scelte per i “senior”?
«Anche per le persone più anziane le motivazioni a chiedere un Lup sono analoghe a quelle delle altre fasce d’età. Per queste persone si cercano naturalmente soluzioni lavorative adatte alle capacità fisiche e psichiche, con attività che vengono svolte prevalentemente presso entispecializzati, Pro Senectute in primis»

Da 20Minuti.ch

“Un doppio sì che modernizza la giustizia ticinese e rafforza la fiducia dei cittadini”

“Un doppio sì che modernizza la giustizia ticinese e rafforza la fiducia dei cittadini”

La doppia approvazione del Gran Consiglio ticinese, che ha dato luce verde sia alla digitalizzazione della giustizia sia alla reintroduzione della figura del sostituto procuratore pubblico, rappresenta per Norman Gobbi un segnale di maturità istituzionale e di visione strategica. In un momento di forte pressione sulla credibilità del sistema giudiziario, il direttore del Dipartimento delle istituzioni ha definito questo doppio voto “una tappa decisiva per modernizzare la macchina della giustizia, restituendole efficienza e fiducia pubblica”.
Gobbi ha sottolineato come la digitalizzazione non sia solo un aggiornamento tecnologico, ma una riforma culturale dell’intero apparato. L’approvazione del credito di 3,6 milioni di franchi per l’infrastruttura digitale dei tribunali e del Ministero pubblico permetterà di aderire pienamente al progetto nazionale Justitia 4.0, con dossier elettronici e scambio digitale di atti tra autorità. “Ridurre tempi, costi e burocrazia significherà rendere la giustizia più accessibile e trasparente, una giustizia che dialoga con il cittadino”, ha dichiarato.
La trasformazione tecnologica dovrà procedere insieme al rafforzamento delle competenze del personale: “La sfida è duplice, aggiornare strumenti e menti affinché l’innovazione non diventi complicazione”. Il processo sarà graduale e coordinato con la Confederazione, per armonizzare le piattaforme cantonali e federali.
Non meno importante, secondo Gobbi, è la reintroduzione del sostituto procuratore pubblico, approvata a larga maggioranza. “È una risposta concreta al sovraccarico dei procuratori, chiamati a gestire centinaia di incarti. Dare loro sostegno significa restituire efficacia all’azione penale e tempi di giustizia più umani.” I quattro nuovi sostituti, nominati dal Gran Consiglio, si occuperanno dei casi minori, liberando risorse per le indagini più complesse.
Gobbi ha definito questa scelta “un ritorno all’equilibrio”: dopo anni di ridimensionamenti, la giustizia ticinese ritrova strumenti adeguati per affrontare l’aumento dei casi e le nuove forme di criminalità, anche informatica. “Il sostituto procuratore garantisce quella flessibilità operativa necessaria in una società dove i confini tra reato tradizionale e crimine digitale sono sempre più labili.”
Sul piano politico, Gobbi ha ringraziato le forze parlamentari per aver superato le divisioni ideologiche in nome dell’interesse pubblico: “Questo doppio voto dimostra che, quando l’obiettivo è rafforzare lo Stato di diritto, la politica ticinese sa trovare convergenza”.
Guardando avanti, il direttore ha invitato a mantenere il ritmo delle riforme: “Abbiamo imboccato la strada giusta, ma serve continuità. Digitalizzazione e potenziamento della giustizia devono procedere insieme, con visione e pragmatismo. Solo traducendo queste decisioni in risultati concreti per cittadini e professionisti potremo dire di aver davvero modernizzato la giustizia ticinese.”

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 12 ottobre 2025 de Il Mattino della domenica

Avviata anche in Ticino la campagna Insieme senza violenza sessuale

Avviata anche in Ticino la campagna Insieme senza violenza sessuale

Comunicato stampa 

La campagna nazionale “Insieme senza violenza sessuale” – sviluppata da Prevenzione Svizzera della Criminalità (PSC) – mira a sensibilizzare sul tema della violenza sessuale non solo in ambito domestico, ma anche professionale e nello spazio pubblico attraverso la promozione di relazioni sane basate sul rispetto reciproco. 
L’iniziativa s’iscrive nella strategia nazionale volta alla prevenzione e alla lotta contro la violenza in ossequio alla Convenzione di Istanbul entrata in vigore in Svizzera nel 2018.
In Ticino la campagna è promossa dalla Polizia cantonale, dalle Polizie comunali e dal Coordinamento istituzionale in ambito di violenza domestica del Dipartimento delle istituzioni per il tramite della Divisione della giustizia e pure attraverso puntali collaborazioni con altri Dipartimenti e con i Comuni.
Il materiale diffuso – tra cui poster, cartoline, adesivi e spille – offre spiegazioni sul tema della violenza sessuale e informazioni sui servizi a cui è possibile rivolgersi per chiedere informazioni e aiuto: quali la Polizia per situazioni d’emergenza e il Servizio per l’aiuto alle vittime di reati del Dipartimento della sanità e della socialità per far fronte a dubbi, ma anche per ottenere un accompagnamento concreto.  
Seguirà a partire dal mese di novembre una nuova campagna nazionale focalizzata sul riconoscimento e la lotta contro la violenza di genere, la violenza domestica e la violenza sessuale.
Per contribuire alla diffusione del materiale informativo, è possibile rivolgersi al Coordinamento istituzionale in ambito violenza domestica (violenzadomestica@ti.ch / 091 814 32 32).

Il braccialetto elettronico è sempre più usato: in Ticino 142 in cinque anni

Il braccialetto elettronico è sempre più usato: in Ticino 142 in cinque anni

È quanto risulta da un rapporto approvato oggi dal Consiglio federale, secondo cui tale misura di espiazione della pena – nel 2023 il 2,5% dei giorni totali di esecuzione della pena – ha dei vantaggi: facilita il reinserimento del condannato e contribuisce a mitigare la situazione a volte tesa a causa del sovraffollamento carcerario.

In Svizzera si ricorre sempre più spesso alla sorveglianza elettronica dei condannati (+25% dal 2018 al 2023 in 25 Cantoni), anche se sussistono grandi differenze fra i Cantoni nell’ordinare questo tipo di misura. È quanto risulta da un rapporto approvato oggi dal Consiglio federale, secondo cui tale misura di espiazione della pena – nel 2023 il 2,5% dei giorni totali di esecuzione della pena – ha dei vantaggi: facilita il reinserimento del condannato e contribuisce a mitigare la situazione a volte tesa a causa del sovraffollamento carcerario. Da inizio gennaio 2018, in determinati casi è possibile ricorrere al braccialetto elettronico, a condizione che non sussista alcun rischio di fuga o recidiva. Il Codice penale fissa la durata minima e massima in cui tale strumento può essere impiegato. Su mandato del Parlamento, il Consiglio federale ha valutato le esperienze pratiche maturate nei primi cinque anni dall’entrata in vigore della legge da cui emerge che il ricorso al braccialetto è sempre più frequente, ma con differenze importanti.

In alcuni Cantoni la misura non si applica
La sorveglianza elettronica è applicata particolarmente spesso nei Cantoni urbani e in quelli che avevano partecipato al progetto pilota prima dell’introduzione a livello nazionale, come il Ticino. Per esempio, fra il 2018 e il 2023, come indica il rapporto, questa misura è stata concessa 617 volte nel Canton Vaud, 405 a Ginevra, 383 a Berna, 160 a Zurigo, 142 in Ticino e 8 nei Grigioni. Una misura del genere è stata presa in Appenzello Esterno e Uri, e nessuna in Appenzello Interno, Glarona e Nidvaldo. Nel quadro dei lavori in adempimento del postulato è stata pure esaminata l’opportunità di estendere la durata minima e massima d’impiego di questo strumento. La maggioranza dei Cantoni pensa che la normativa in vigore sia sufficiente in considerazione della più recente giurisprudenza del Tribunale federale, opinione condivisa anche dal Consiglio federale.

https://www.ticinonews.ch/svizzera/il-braccialetto-elettronico-e-sempre-piu-usato-in-ticino-142-in-cinque-anni-416667

 

Pianificazione del comparto della Giustizia del Luganese: i lavori proseguono

Pianificazione del comparto della Giustizia del Luganese: i lavori proseguono

Comunicato stampa

Nella seduta dello scorso 2 luglio, il Consiglio di Stato ha approvato i contenuti del Rapporto di valutazione del preposto Comitato guida in merito alla pianificazione logistica del comparto della Giustizia del Luganese. Gli scenari identificati sul territorio della Città di Lugano a seguito della grida pubblica saranno approfonditi e valutati nel dettaglio, unitamente a ulteriori scenari frattanto identificati a livello cantonale. Il Rapporto finale è atteso nell’autunno 2025.

Il Consiglio di Stato ha approvato i contenuti del Rapporto di valutazione allestito dal preposto Comitato guida – presieduto dalla Direttrice della Divisione della giustizia e che vede la partecipazione di rappresentanti del Dipartimento delle istituzioni, del Dipartimento delle finanze e dell’economia e del Consiglio della magistratura –, concernente la pianificazione logistica del comparto della Giustizia del Luganese, prontamente attivato dopo l’esito della votazione del 9 giugno 2024 sul nuovo Palazzo di giustizia di Lugano.

Le valutazioni, svolte dal Comitato guida d’intesa con la Sezione della logistica, si sono basate sugli indirizzi strategici approvati dal Governo nell’autunno 2024 per il comparto della Giustizia del Luganese, con in particolare la definizione di 4 blocchi di Autorità e Uffici interessati dalla pianificazione, nonché sulle risultanze della pubblica raccolta di offerte di spazi in locazione o di acquisto di spazi o terreni indetta il 29 novembre 2024.  

Il Governo ha approvato gli scenari identificati dal Comitato guida sul territorio della Città di Lugano, unitamente a ulteriori scenari frattanto identificati a livello cantonale, demandando gli approfondimenti e le valutazioni di dettaglio degli stessi. Il Consiglio di Stato ha quindi autorizzato la Sezione della logistica a informare i partecipanti alla grida pubblica, sia in relazione alle proposte d’offerta che non saranno tenute in considerazione, sia con riferimento alle proposte oggetto delle ulteriori valutazioni.  

Viste le valutazioni promosse nei prossimi mesi e il coinvolgimento dei partecipanti alla grida pubblica, non verranno rilasciate altre informazioni, rimandando alla comunicazione ufficiale del Governo a fronte del Rapporto finale atteso entro il 31 ottobre 2025.  

Bellinzona diventa centro di competenze per la medicina legale

Bellinzona diventa centro di competenze per la medicina legale

Da settembre la sala autopsie sarà trasferita da Locarno all’ospedale San Giovanni – L’Istituto di medicina legale del Canton Ticino registra un incremento delle attività, in particolare degli accertamenti dell’età dei giovani migranti

Da settembre, la sala autopsie sarà trasferita da Locarno all’ospedale San Giovanni di Bellinzona. Un cambiamento che centralizzerà le attività dell’Istituto di medicina legale del Canton Ticino, ormai diventato un punto di riferimento intercantonale.
“Avremo nuovi spazi adibiti alla medicina legale e una sala per accogliere i familiari,” afferma Frida Andreotti, direttrice della Divisione giustizia. “Donerà dignità a un momento delicato come il riconoscimento delle salme.”
Tra i settori in maggiore sviluppo c’è quello legato alla stima forense dell’età dei giovani migranti, con un numero di casi quasi raddoppiato in un anno. “Facciamo un esame clinico, radiografie della mano e dei denti, e a volte anche una TAC della clavicola,” spiega Rosa Maria Martinez, direttrice dell’Istituto. “Poi inviamo la perizia medico-legale alla SEM, che decide come procedere.”
Le autopsie, circa un centinaio l’anno, verranno effettuate tutte a Bellinzona, insieme alle TAC post mortem. Cresce anche il riconoscimento dell’istituto, che ha chiesto l’accreditamento FMH per formare studenti e medici. “Finora non era possibile farlo in Ticino, né in lingua italiana,” aggiunge Martinez ai microfoni del Quotidiano.
Nel prossimo futuro è prevista anche l’apertura, su richiesta della Confederazione, di un centro per vittime di violenza, con l’obiettivo di documentare meglio lesioni e abusi. “Siamo già avanti su questo fronte grazie all’istituto,” conclude Andreotti.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Bellinzona-diventa-centro-di-competenze-per-la-medicina-legale–2844044.html

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Centodue autopsie e nuova sala settoria
Il primo bilancio di attività (2024) dell’Istituto di medicina legale del Canton Ticino. Gobbi: ‘Un servizio di alta qualità’. E un centro di formazione

Una nuova sala settoria, all’ospedale San Giovanni di Bellinzona, dove da settembre eseguirà le autopsie che ora effettua all’Istituto cantonale di patologia, e il riconoscimento, che ha chiesto in questi giorni alla Federazione dei medici svizzeri, quale centro di formazione per il conseguimento del titolo di specialista in medicina legale Fmh. Questo e altro nel futuro dell’Istituto di medicina legale del Canton Ticino. Sede a Bellinzona, dipendente sul piano amministrativo dal Dipartimento istituzioni, ma del tutto autonomo nella propria attività, è operativo dal gennaio dello scorso anno. Lo dirige la dottoressa Rosa Maria Martinez (in organico altri tre medici legali e una segretaria), già alla guida dell’Ufficio delle scienze forensi entrato in funzione nell’ottobre del 2022, passo preliminare verso la realizzazione dell’Istituto di medicina legale. Istituto che ieri ha presentato ai media il rendiconto del lavoro svolto nel 2024, principalmente dietro mandato della magistratura, ovvero del Ministero pubblico. Tra le sue prestazioni figurano sopralluoghi per l’esame di cadaveri, autopsie e identificazioni. Non solo decessi sospetti, non solo medicina legale “post-mortem”. Sì, perché gli specialisti dell’istituto si occupano anche di “persone viventi” e quindi di casi per esempio di violenza sessuale, fisica e domestica. È questa la medicina legale “clinica”.

‘Accertare o escludere l’intervento di terzi’
«Il nostro compito è di accertare o escludere l’intervento di terzi», ha ricordato Martinez, illustrando i dati riguardanti l’attività 2024 dell’istituto. Numeri riportati anche in una nota del Dipartimento istituzioni: “Per la parte post-mortem l’Istituto di medicina legale ha effettuato 102 autopsie, 83 valutazioni di radiologia forense, 11 esami esterni e 23 ispezioni medico-legali, queste ultime di norma assicurate dalla figura del cosiddetto medico specializzato in ispezioni legali, grazie alla collaborazione con la Federazione cantonale ticinese servizi ambulanza”. Passando ai casi di medicina legale clinica, si parla di “101 visite cliniche, 71 violenze fisiche e 12 violenze sessuali (adulti), 12 violenze fisiche e 6 violenze sessuali (minorenni), 2 valutazioni di radiologia forense e 24 pareri sugli atti”. A queste prestazioni, prosegue la nota, “si aggiungono le 159 visite nell’ambito dell’attività di stima forense dell’età dei richiedenti l’asilo presunti minorenni, svolta dall’Istituto di medicina legale su mandato della Segreteria di Stato della migrazione”, la Sem.

L’Istituto, ha sottolineato il titolare del Dipartimento Norman Gobbi, «non è un lusso, ma una necessità, come ha già avuto modo di evidenziare il procuratore generale Andrea Pagani». La struttura, ha continuato il presidente del Consiglio di Stato, «è stata fortemente voluta dal Cantone e dal suo governo». L’apertura in Ticino di un istituto di medicina legale ha infatti «colmato nel nostro territorio una lacuna per quel che concerne il sostegno specialistico all’attività di perseguimento penale». Insomma, non si deve più, tra l’altro, far capo a centri e figure professionali presenti fuori cantone. L’istituto ticinese «assicura un servizio di alta qualità, allineandosi agli standard svizzeri previsti nel settore: un obiettivo che è stato raggiunto velocemente e con risultati positivi». La struttura «garantisce le sue prestazioni ventiquattro ore su ventiquattro, tutti i giorni». L’Istituto di medicina legale del Canton Ticino, ha ancora sottolineato il direttore del Dipartimento istituzioni, «è un punto di riferimento per enti pubblici e parapubblici, ma anche per privati legati al mondo accademico». Ed è diventato un punto di riferimento «anche per le autorità federali, penso in particolare alla Segreteria di Stato della migrazione, al Sisi, cioè il Servizio d’inchiesta svizzero sulla sicurezza per quel che concerne gli incidenti aeronautici, e alla giustizia militare».

‘Nuovo tassello della collaborazione con l’Eoc’
Dal presente al futuro. «Dal prossimo settembre – ha fatto sapere la responsabile, in seno al Dipartimento, della Divisione giustizia Frida Andreotti – l’istituto disporrà di una nuova sala settoria. Sarà all’Ospedale regionale di Bellinzona. Si tratta di un ulteriore importante tassello della collaborazione fra l’Istituto di medicina legale del Canton Ticino e l’Ente ospedaliero cantonale». Di più. L’istituto ha chiesto il riconoscimento come «centro formativo Fmh» per l’ottenimento del titolo di specialista in medicina legale. Se così sarà, l’istituto, ha spiegato Martinez alla ‘Regione’, avrà la possibilità «di formare studenti di medicina e medici assistenti che vogliono conseguire la specializzazione in medicina legale».

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 21 maggio 2025 de La Regione

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Medicina legale, bilancio positivo
Oltre 100 autopsie, 83 valutazioni di radiologia forense e una parte rilevante di attività clinica

Bilancio molto positivo per l’istituto di medicina legale del Canton Ticino. «L’obiettivo di Governo e Dipartimento delle istituzioni di strutturare e rafforzare la medicina legale è stato pienamente raggiunto», è stato spiegato ieri in una conferenza stampa a Bellinzona per sottolineare il primo anno di attività dell’istituto. Oggi, il Ticino può contare su un servizio d’eccellenza 24 ore su 24, 365 giorni all’anno, in favore della Giustizia, in particolare del Ministero pubblico, ha spiegato il direttore del DI Norman Gobbi. La direttrice dell’istituto di medicina legale, Rosa Maria Martinez, illustrando gli ambiti e i compiti della medicina legale, ha indicato come la stessa verta su due ambiti principali: la medicina legale clinica, svolta su persone viventi nel campo di violenze interpersonali, e la medicina legale postmortem. Rispetto ai dati di attività del 2024, per la parte postmortem il centro ha effettuato 102 autopsie, 83 valutazioni di radiologia forense, 11 esami esterni e 23 ispezioni medicolegali, di norma assicurate dalla figura del medico specializzato in ispezioni legali, grazie alla collaborazione con la Federazione Cantonale Ticinese Servizi Ambulanza. Per la parte di medicina legale clinica, si segnalano poi 101 visite cliniche, 71 violenze fisiche e 12 violenze sessuali (adulti), 12 violenze fisiche e 6 violenze sessuali (minorenni), 2 valutazioni di radiologia forense e 24 pareri sugli atti. Prestazioni a cui si aggiungono le 159 visite nell’ambito dell’attività di stima forense dell’età dei richiedenti l’asilo presunti minorenni, svolta dall’Istituto di medicina legale su mandato della Segreteria di Stato della migrazione. «I numeri di attività sono importanti e rispecchiano il ruolo centrale garantito dall’Istituto di medicina legale a beneficio della Giustizia, grazie alla proficua collaborazione con i tanti partner ». Un rafforzamento che prosegue, come confermato dalla direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti, ad iniziare dall’inaugurazione della nuova sala settoria prevista nel 2025, realizzata, grazie alla collaborazione con l’EOC, presso l’Ospedale Regionale di Bellinzona e Valli. Un ulteriore importante tassello è rappresentato dal riconoscimento in corso dell’Istituto di medicina legale quale organo formativo ai sensi dell’FMH.

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 21 maggio 2025 del Corriere del Ticino

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In Ticino un’autopsia ogni tre giorni
Per il Governo l’obiettivo del nuovo Istituto di medicina legale «è pienamente raggiunto». Nella prima annata d’attività 102 autopsie e 101 visite cliniche.
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obbi: «Non un vezzo ma una necessità».In funzione dal 1° gennaio 2024, l’Istituto di medicina legale (IML) del Canton Ticino può vantare un bilancio di attività «molto positivo».

A confermarlo è il Governo, che oggi in conferenza stampa a Bellinzona ha voluto ribadire l’importanza della sua fondazione: «In tempi rapidi e grazie alla proficua collaborazione con gli enti e i partner presenti sul territorio, il primo Istituto cantonale ticinese di medicina legale garantisce un servizio d’eccellenza in favore della Giustizia».
Oggi a Bellinzona, in conferenza stampa è stato evidenziato il bilancio di attività dell’Istituto di medicina legale, organo autonomo e indipendente dello Stato, entrato in funzione il 1° gennaio 2024 e attribuito per la parte amministrativa al Dipartimento delle istituzioni (DI), Divisione della giustizia.
«Non si tratta di un vezzo, come lo ha definito qualcuno», ha chiosato in apertura il Presidente del Consiglio di Stato e Capodipartimento Norman Gobbi, «ma una vera e propria necessità».
A dimostrarlo un’annata in cui il neonato Istituto è stato particolarmente sollecitato, per numerosi crimini violenti ma anche a viso di emergenze epocali come l’alluvione in Valle Maggia.
L’obiettivo del Governo e del DI, ha sottolineato lo stesso Gobbi «è stato pienamente raggiunto» in quanto «il Canton Ticino dispone infatti del primo Istituto cantonale ticinese di medicina legale, che assicura un servizio d’eccellenza 24 ore su 24, 365 giorni all’anno, in favore della Giustizia, in particolare del Ministero pubblico».

La Direttrice dell’Istituto di medicina legale Dr. med. Rosa Maria Martinez, illustrando gli ambiti e i compiti della medicina legale, ha indicato come la stessa verta su due ambiti principali: la medicina legale clinica, svolta su persone viventi nel campo di violenze interpersonali, e la medicina legale post-mortem.
«Lo scopo primario della medicina legale», spiega la Dr. Martinez, «è quello di escludere, o accertare, l’intervento di terzi. Questo sia in caso che la persona sia vivente, oppure deceduta. In questo caso è anche chiamata a dirimere i dubbi legati a una morte insolita».
Rispetto ai dati di attività del 2024, per la parte post-mortem l’Istituto di medicina legale ha effettuato 102 autopsie, 83 valutazioni di radiologia forense, 11 esami esterni e 23 ispezioni medico-legali, «queste ultime di norma assicurate dalla figura del cosiddetto Medico specializzato in ispezioni legali, grazie alla collaborazione con la Federazione Cantonale Ticinese Servizi Ambulanza».
Per la parte di medicina legale clinica, si segnalano 101 visite cliniche, 71 violenze fisiche e 12 violenze sessuali (adulti), 12 violenze fisiche e 6 violenze sessuali (minorenni), 2 valutazioni di radiologia forense e 24 pareri sugli atti.
Prestazioni a cui si aggiungono le 159 visite nell’ambito dell’attività di stima forense dell’età dei richiedenti l’asilo presunti minorenni, svolta dall’Istituto di medicina legale su mandato della Segreteria di Stato della migrazione (SEM)
Segnalata anche le iniziative di formazione continua destinate agli infermieri del mondo ospedaliero, così come il percorso di formazione – in collaborazione con SUPSI – per un percorso che porta all’ottenimento del Certificate of Advanced Studies (CAS) in Infermieristica forense.

Un rafforzamento che prosegue, come confermato dalla Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti, a iniziare dall’inaugurazione della nuova sala settoria prevista per settembre 2025, realizzata, «grazie all’ottimale collaborazione in essere da anni con l’Ente ospedaliero cantonale», presso l’Ospedale Regionale di Bellinzona e Valli.
Un ulteriore «importante tassello» è rappresentato dal riconoscimento in corso dell’Istituto di medicina legale quale organo formativo ai sensi dell’FMH, che permetterà in futuro di garantire anche in Ticino la formazione specialistica in medicina legale.

https://www.tio.ch/ticino/attualita/1839205/legale-medicina-istituto-attivita-stato-necessita-vezzo

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Medicina legale, il Ticino fa scuola. Bilancio positivo per il nuovo Istituto cantonale

A pochi mesi dalla sua attivazione, l’Istituto di medicina legale del Canton Ticino registra risultati concreti e un servizio operativo 365 giorni l’anno. Oltre cento autopsie, numerosi casi di violenza e una funzione chiave per la giustizia: “Obiettivo pienamente raggiunto”, afferma il Consiglio di Stato.
A nemmeno sei mesi dalla sua entrata in funzione, il primo Istituto cantonale ticinese di medicina legale ha già dato prova di efficienza, qualità e rilevanza per il sistema giudiziario. È quanto è emerso oggi a Bellinzona nel corso della conferenza stampa di bilancio, durante la quale le autorità cantonali hanno sottolineato il successo dell’operazione avviata il 1° gennaio 2024. Voluto dal Governo e attribuito amministrativamente al Dipartimento delle istituzioni, l’Istituto opera in piena autonomia e garantisce un servizio medico-legale attivo 24 ore su 24, 365 giorni all’anno, a stretto supporto del Ministero pubblico. “L’obiettivo di strutturare e rafforzare in modo stabile la medicina legale in Ticino è stato pienamente raggiunto”, ha dichiarato il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi.
 
“Molto interesse da parte dei professionisti”
“Questo bilancio estremamente positivo che stupisce anche noi, proprio per l’interesse che l’Istituto ha generato verso i professionisti presenti sul territorio e verso la cittadinanza”, ci ha spiegato Frida Andreotti, direttrice della Divisione della giustizia. Ma quanto sono importanti le collaborazioni sul territorio? “C’è una collaborazione importantissima proprio per l’operatività. Da quando viene rinvenuta una salma c’è un’ottima collaborazione con le pompe funebri. Alla fine è una collaborazione per la giustizia, per dare e ridare le persone ai propri cari nell’ottica di capire cosa è successo. Questo per quanto riguarda sia le persone decedute sua quelle viventi, nell’ottica appunto di cercare di capire cosa è capitato. I fatti che riguardano, insomma, la giustizia”. Una novità è la creazione di una nuova sala settori. Attualmente le autopsie vengono fatte a tutte Locarno. Cosa verrà creato? E a partire da quando? “Da ormai 30 anni le autopsie vengono effettuate all’Istituto patologico di Locarno. Nel 2019 si è poi pensato di creare un Istituto di medicina legale e si è pertanto condotta una riflessione su un uso maggiormente efficiente ed efficace delle risorse, anche sul lungo termine. Da qui l’ubicazione a Bellinzona e tutta una serie di servizi si medicina legale, la nuova sala settoria in collaborazione con l’Ospedale Regionale di Bellinzona e con la Polizia scientifica (prevista nel corso di quest’anno). Quindi un unico centro di competenza nella Città, scelta per via della presenza di spazi amministrativi e, come detto, dell’Ospedale”. Ma concretamente dove verrà ubicata? “Si troverà in un piano inferiore, anche discreto, dell’Ospedale. Ci sarà la nuova sala settoria, adibita però a tutti gli spazi che rispondono alle esigenze di medicina legale. Non da ultimo ci sarà una sala adeguata anche per accogliere i familiari per riconoscere ecco le persone decedute”. Ma si parla anche di una nuova formazione per i medici futura, un modo per attirare anche questi professionisti della tutta la Svizzera. “Siamo fieri che, proprio oggi, abbiamo mandato la richiesta di riconoscimento dell’Istituto di medicina legale quale organo formativo del FMH. Questo ci permetterà di formare dei medici che fanno studi in Svizzera, anche provenienti dal Ticino. È quindi un’ottima opportunità di crescita in un settore molto particolare, che raccoglie anche il pieno interesse della popolazione. Inoltre, è un settore del quale ne beneficia la giustizia”, ha concluso Andreotti.
 
Due ambiti, una missione
La direttrice dell’Istituto, la dottoressa Rosa Maria Martinez, ha ricordato che l’attività si suddivide in due settori principali: la medicina legale clinica (su persone viventi, spesso in casi di violenza interpersonale) e quella post-mortem (autopsie, valutazioni e ispezioni). I numeri raccolti nel primo semestre confermano l’ampiezza e la centralità del lavoro svolto. In ambito post-mortem, l’Istituto ha effettuato 102 autopsie, 83 valutazioni radiologiche, 11 esami esterni e 23 ispezioni medico-legali, queste ultime in collaborazione con la Federazione Cantonale Ticinese Servizi Ambulanza. Sul fronte clinico, si contano 101 visite, con 71 casi di violenza fisica e 12 di violenza sessuale su adulti, oltre a 18 casi su minorenni. Non mancano infine attività specifiche come le 159 visite per la stima dell’età di richiedenti l’asilo, su incarico della Segreteria di Stato della migrazione.
 
Un valore aggiunto per tutto il Cantone
Il Presidente del Consiglio di Stato ha infine evidenziato il valore strategico dell’Istituto, che rappresenta un esempio concreto di valorizzazione delle competenze e delle eccellenze presenti nel Cantone. Un servizio che non solo rafforza il sistema giudiziario, ma contribuisce alla qualità complessiva della risposta istituzionale in ambiti delicati e complessi come quelli legati alla medicina forense.
 
Istituto di medicina legale del Canton Ticino: bilancio di attività molto positivo

Istituto di medicina legale del Canton Ticino: bilancio di attività molto positivo

Comunicato stampa

In funzione dal 1° gennaio 2024, l’Istituto di medicina legale del Canton Ticino può vantare un bilancio di attività molto positivo. In tempi rapidi e grazie alla proficua collaborazione con gli enti e i partner presenti sul territorio, il primo Istituto cantonale ticinese di medicina legale garantisce un servizio d’eccellenza in favore della Giustizia. L’obiettivo di Governo e Dipartimento delle istituzioni di strutturare e rafforzare la medicina legale del Canton Ticino è stato pienamente raggiunto.

Oggi a Bellinzona, in conferenza stampa è stato evidenziato il bilancio di attività molto positivo dell’Istituto di medicina legale, organo autonomo e indipendente dello Stato, entrato in funzione il 1° gennaio 2024 e attribuito per la parte amministrativa al Dipartimento delle istituzioni/Divisione della giustizia.
L’obiettivo del Governo e del Dipartimento delle istituzioni, come sottolineato dal Presidente del Consiglio di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi è stato pienamente raggiunto. Il Canton Ticino dispone infatti del primo Istituto cantonale ticinese di medicina legale, che assicura un servizio d’eccellenza 24 ore su 24, 365 giorni all’anno, in favore della Giustizia, in particolare del Ministero pubblico.

La Direttrice dell’Istituto di medicina legale Dr. med. Rosa Maria Martinez, illustrando gli ambiti e i compiti della medicina legale, ha indicato come la stessa verta su due ambiti principali: la medicina legale clinica, svolta su persone viventi nel campo di violenze interpersonali, e la medicina legale post-mortem.
Rispetto ai dati di attività del 2024, per la parte post-mortem l’Istituto di medicina legale ha effettuato 102 autopsie, 83 valutazioni di radiologia forense, 11 esami esterni e 23 ispezioni medico-legali, queste ultime di norma assicurate dalla figura del cosiddetto Medico specializzato in ispezioni legali, grazie alla collaborazione con la Federazione Cantonale Ticinese Servizi Ambulanza.
Per la parte di medicina legale clinica, si segnalano 101 visite cliniche, 71 violenze fisiche e 12 violenze sessuali (adulti), 12 violenze fisiche e 6 violenze sessuali (minorenni), 2 valutazioni di radiologia forense e 24 pareri sugli atti.
Prestazioni a cui si aggiungono le 159 visite nell’ambito dell’attività di stima forense dell’età dei richiedenti l’asilo presunti minorenni, svolta dall’Istituto di medicina legale su mandato della Segreteria di Stato della migrazione.

I numeri di attività sono importanti e rispecchiano il ruolo centrale garantito dall’Istituto di medicina legale – anche a livello delle molte formazioni tenute – a beneficio della Giustizia, grazie alla proficua collaborazione con i tanti partner pubblici, para-pubblici e privati che operano quotidianamente nel settore.
Un rafforzamento che prosegue, come confermato dalla Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti, ad iniziare dall’inaugurazione della nuova sala settoria prevista nel 2025, realizzata, grazie all’ottimale collaborazione in essere da anni con l’Ente ospedaliero cantonale, presso l’Ospedale Regionale di Bellinzona e Valli. Un ulteriore importante tassello è rappresentato dal riconoscimento in corso dell’Istituto di medicina legale quale organo formativo ai sensi dell’FMH, che permetterà in futuro di garantire anche in Ticino la formazione specialistica in medicina legale.

Un bilancio quindi molto positivo, come evidenziato dal Presidente del Governo, nell’ottica di valorizzare le realtà qualificate e di alta eccellenza presenti nel nostro Cantone, che dispone di molte competenze e potenzialità, che hanno contribuito a creare un importante valore aggiunto, anche nell’ambito della medicina legale.  

Tempi parziali per le toghe, le proposte legislative

Tempi parziali per le toghe, le proposte legislative

Ecco le principali modifiche normative prospettate dal Dipartimento istituzioni. La bozza di messaggio governativo in consultazione presso la magistratura

L’introduzione in magistratura della possibilità dell’impiego a tempo parziale “costituisce un’importante modifica dello statuto dei magistrati ticinesi che permetterà a gran parte di loro di adottare un modello di lavoro vieppiù diffuso sia nel campo pubblico come in quello privato, che offre flessibilità e consente di conciliare meglio vita professionale e privata, favorendo un accesso alla professione giudiziaria a un maggior numero possibile di professionisti del settore”. E ancora: “Una prima riforma dello statuto dei magistrati ticinesi che si configura dunque di portata storica, visto il superamento dell’impostazione peculiare del nostro cantone che ha sinora prevalso, ossia quella del magistrato ordinario ‘a tempo pieno’, impostazione oggi decisamente superata dall’evoluzione della società civile”. Non solo: “Questa riforma ben si concilia inoltre con l’importante processo in atto a livello di trasformazione digitale della giustizia ticinese, pure essa tesa a introdurre nuove possibilità di lavoro (anche in remoto) nelle cariche giudiziarie”. Stanno in queste parole del Dipartimento istituzioni le ragioni e gli obiettivi delle modifiche legislative che prospetta per dar seguito all’ok del Gran Consiglio, nella seduta dello scorso 19 giugno, anche ai tempi parziali a Palazzo di giustizia, come chiesto da una mozione della centrista Maddalena Ermotti-Lepori. Un sì al principio, che il Dipartimento ha tradotto in proposte di revisione della Log, la Legge sull’organizzazione giudiziaria. Sono contenute in una bozza di messaggio governativo, che, come aveva anticipato a ‘laRegione’ la responsabile, in seno al Dipartimento, della Divisione giustizia Frida Andreotti, è stata sottoposta in questi giorni per consultazione, fino al 26 maggio, agli organi della magistratura.

Full time per procuratori, gpc e magistrato dei minorenni
Le modifiche normative suggerite – per consentire “un’occupazione a tempo parziale per le magistrate e i magistrati dell’ordine giudiziario del Cantone Ticino” – considerano anche le “riserve circostanziate” espresse in particolare “dal Consiglio della magistratura, dal Ministero pubblico, dall’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitive e dal Tribunale di appello” in occasione di una precedente consultazione. Quella avviata dal Consiglio di Stato nel 2023 prima di prendere posizione sulla mozione di Ermotti-Lepori, atto parlamentare che ha poi condiviso. Tenuto conto delle “riserve circostanziate”, il progetto di messaggio esclude la possibilità del tempo parziale per alcune cariche e alcuni uffici giudiziari, come ad esempio il Ministero pubblico. Tempi pieni dunque per i procuratori. Stesso discorso per i giudici dei provvedimenti coercitivi e per il magistrato dei minorenni (sostituto incluso). La bozza di messaggio governativo attribuisce poi al Consiglio della magistratura la competenza per autorizzare il tempo parziale. Nonché, come vedremo dopo, le attività accessorie, “ritenuto il suo compito di controllo e sorveglianza dei diritti e dei doveri dei magistrati, a garanzia dell’indipendenza del magistrato e dei tribunali sotto il profilo istituzionale”.
Tornando ai tempi parziali e per andare sul concreto, il Dipartimento diretto da Norman Gobbi propone di inserire nella Legge sull’organizzazione giudiziaria un articolo sul grado di occupazione: il nuovo 19a. Primo capoverso: “La nomina dei magistrati avviene a tempo pieno o parziale, laddove non escluso, ritenuto che il grado di occupazione non può essere inferiore alla metà dell’orario completo”. Secondo: “La nomina a tempo parziale, se richiesta, può essere concessa, se le esigenze di servizio dell’autorità interessata lo permettono”. Terzo: “Il lavoro ripartito (job sharing) quale speciale contratto di lavoro mediante il quale due magistrati assumono l’adempimento di un’unica ed identica carica può essere ammesso unicamente se le esigenze di servizio dell’autorità interessata lo permettono”. Quarto: “Le seguenti funzioni devono essere esercitate a tempo pieno: a) presidente del Tribunale di appello e presidenti delle Camere e Corti del Tribunale di appello; b) procuratore generale, procuratori generali sostituti e procuratori pubblici; c) presidente e giudici dei provvedimenti coercitivi; d) presidente della Pretura penale; e) magistrato dei minorenni e sostituto magistrato dei minorenni”. Quinto: “Nei limiti prescritti ai capoversi 1 e 2, il Consiglio della magistratura, con il preavviso del presidente dell’autorità giudiziaria interessata, può autorizzare i magistrati già in servizio esercitanti la loro carica a tempo pieno a ridurre il loro tasso di attività”. Sesto e ultimo capoverso: “In caso di vacanze in una giurisdizione, il Consiglio della magistratura, con il preavviso del presidente dell’autorità giudiziaria interessata, può autorizzare i magistrati esercitanti la carica a tempo parziale a esercitare la carica a tempo pieno”.

Così per le attività accessorie
Non solo ha confezionato la base legale per consentire “la nomina o l’occupazione” a tempo parziale per i magistrati ordinari, con le eccezioni di cui sopra. Il Dipartimento ha pure regolamentato le attività accessorie “di questi magistrati nel tempo non dedicato alla loro funzione principale”. Il tema è delicato. Nella bozza di messaggio si propone di ancorare alla Legge sull’organizzazione giudiziaria un articolo riguardante le attività accessorie soggette ad autorizzazione: è il nuovo 19b. Primo capoverso: “Le occupazioni accessorie e le cariche pubbliche non devono pregiudicare l’esercizio della funzione, l’indipendenza, l’imparzialità o la dignità del magistrato o dell’autorità nella quale esercita”. Secondo: “Per quanto le esigenze di servizio dell’autorità interessata lo permettono, i magistrati a tempo parziale possono: a) assumere incarichi conferiti da autorità federali, cantonali o comunali o da enti parastatali cantonali e federali, nonché fungere da arbitro o da perito; b) esercitare l’avvocatura e il notariato; è fatto loro divieto di esercitare l’attività legale nel medesimo campo di attività di quella giusdicente, il divieto si estende agli avvocati del medesimo studio legale, laddove essi avessero ripreso la libera professione; c) esercitare una professione, un commercio o un’industria a titolo remunerativo; d) occupare il posto di direttore, gerente, amministratore e membro dell’ufficio di vigilanza o di quello di revisore di società, istituti, imprese o uffici che si propongono uno scopo di lucro”. Terzo capoverso: “L’autorizzazione è concessa dal Consiglio della magistratura, che informa parlamento e Consiglio di Stato”.
Si propone anche un altro articolo. È il 19c, quello sulle attività accessorie non soggette ad autorizzazione: “Per quanto le esigenze di servizio dell’autorità interessata lo permettono, i magistrati a tempo parziale possono, senza autorizzazione: a) redigere opere o articoli specializzati; b) partecipare all’edizione di riviste specializzate; c) partecipare a congressi e fungere da relatori a conferenze; d) dedicarsi ad attività artistiche”. Il Dipartimento istituzioni attende entro lunedì 26 le osservazioni della magistratura, prima di portare e condividere in Consiglio di Stato il messaggio definitivo all’indirizzo del parlamento.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 8 maggio 2025 de La Regione

Passi avanti per la trasformazione digitale

Passi avanti per la trasformazione digitale

Durante l’annuale incontro con le Magistrature permanenti, la Divisione della giustizia ha aggiornato i presenti sui prossimi passi verso Justitia 4.0 – Dal prossimo anno il nuovo software in tutte le Preture del Cantone

Le autorità giudiziarie ticinesi, per usare le parole di Frida Andreotti, direttrice della Divisione della giustizia, hanno davanti a loro «una grande sfida, quella della trasformazione digitale».
Nei prossimi anni, infatti, entrerà nel vivo il progetto
 Justitia 4.0 che, appunto, mira a digitalizzare il terzo potere dello Stato in tutta la Svizzera. E, come noto, il Ticino è tra i «pionieri» di questo cambiamento. Ieri, a tal proposito, durante l’annuale incontro tra la Divisione e le Magistrature permanenti si è infatti discusso soprattutto di trasformazione digitale. «Il primo cambiamento, di natura tecnica ma imprescindibile per poter attuare Justitia 4.0, riguarda l’adozione del nuovo software gestionale (dall’attuale Juris/Agiti risalente agli anni Novanta al più moderno myAbi/Juris) che in futuro, molto concretamente, permetterà con un solo clic di interagire con la piattaforma nazionale justitia.swiss », spiega Andreotti.
Si tratta, dunque, dell’adattamento tecnico necessario per poi implementare la già citata
 Justitia 4.0, ossia la digitalizzazione del settore. Una svolta dal cartaceo al digitale, aggiunge la direttrice, non da poco: «Se pensiamo che in Ticino vengono trattati circa 50 mila incarti all’anno, questo cambiamento permetterà di rendere più efficiente tutto il settore, con risvolti positivi anche per il cittadino; più efficienza significa minori tempi di evasione e, si auspica, anche minori costi per tutti». E le tempistiche? «In questa fase la Pretura di Riviera sta fungendo da apripista, quale progetto pilota in Ticino per Justitia 4.0, e sta già configurando il programma informatico in base alle sue esigenze. Ma dall’anno prossimo inizieremo a implementare il nuovo software in tutte e dieci le Preture. Per poi passare al Ministero pubblico e, man mano, a tutte le altre autorità giudiziarie del Cantone».
Insomma, rileva Andreotti, «i cambiamenti stanno arrivando ». Non a caso, proprio sul fronte di
 Justitia 4.0, «il prossimo 28 maggio a Bellinzona avremo una riunione con i rappresentanti del progetto nazionale per lanciare il sesto progetto pilota della Svizzera».
L’incontro di ieri è stato anche l’occasione per aggiornare
 le Magistrature sul tema della logistica. Come spiega Cristoforo Piattini della Divisione, «è stata fatta una panoramica della situazione nelle varie regioni, con un accento sul Luganese. In questa fase sono in corso i lavori della Sezione della Logistica e verso fine giugno/inizio luglio dovremmo avere le prime indicazioni sul futuro del comparto» rispetto alla grida pubblica fatta per cercare soluzioni dopo la bocciatura dell’acquisto del nuovo Palazzo di Giustizia a Lugano.
Sul fronte dei potenziamenti, spiega infine Andreotti, è al momento previsto quello per la pretura penale, che giungerà nelle prossime settimane con il messaggio per la trasformazione digitale della Giustizia. E, infine, sempre nelle prossime settimane sarà messo in consultazione pure il messaggio per permettere anche ai magistrati di lavorare a tempo parziale. 

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 29 aprile 2025 del Corriere del Ticino

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Nuovo applicativo, si parte con le preture civili

Si comincerà dalle preture civili (tranne quindi, per il momento, quella penale). Dal prossimo anno useranno ‘myAbi/Juris’, il programma informatico che nelle varie autorità giudiziarie ticinesi rimpiazzerà l’attuale sistema ‘Juris/Agiti’, introdotto oltre trent’anni fa. Si tratta del primo, imprescindibile, tassello della trasformazione digitale della giustizia elvetica, decisa in tempi recenti da governo e parlamento federali. Sullo sfondo c’è il progetto nazionale ‘Justitia 4.0’, che prevede lo scambio degli incartamenti per via elettronica fra le parti – magistrati e avvocati – di un procedimento civile, penale o amministrativo federale. Questo attraverso la piattaforma ‘justitia.swiss’, che entrerà in funzione quando «almeno diciotto cantoni avranno aderito alla relativa convenzione», ricorda alla ‘Regione’ la responsabile della Divisione giustizia Frida Andreotti. E la digitalizzazione è stato «il piatto forte» dell’annuale incontro, ieri a Bellinzona, fra la direzione del Dipartimento istituzioni e i vertici delle magistrature permanenti cantonali. Presente anche il Consiglio della magistratura.
Acquistato lo scorso dicembre dal Consiglio di Stato, il programma ‘myAbi/Juris’ è in fase di implementazione alla Pretura di Riviera, la cui sede a Biasca dispone già della necessaria infrastruttura, ovvero rete e cablaggi. Lo stato dei lavori, riprende Andreotti, è stato illustrato durante l’incontro dallo stesso pretore di Riviera, Elisa Bianchi Roth. «A implementazione avvenuta e dopo un test, il nuovo applicativo informatico verrà introdotto anche in tutte le altre preture civili ticinesi, cosa che dovrebbe avvenire il prossimo anno», spiega la direttrice della Divisione giustizia. Dopo le preture civili «sarà la volta del Ministero pubblico, in seguito sarà il turno degli altri organi della magistratura».
Senza il nuovo programma informatico, sottolinea Andreotti, «sarà di fatto impossibile utilizzare la piattaforma ‘justitia.swiss’, che costituirà l’elemento centrale della giustizia digitalizzata, in quanto consentirà la comunicazione elettronica tra procuratori, giudici e avvocati». Gli atti giudiziari «saranno trasmessi unicamente per via appunto elettronica». Quando? «A Berna si ipotizza il 2032, ma sarebbe il termine massimo: in ogni caso magistrati e avvocati devono farsi trovare pronti, peraltro la comunicazione elettronica di dati riguardanti procedimenti giudiziari sarà obbligatoria», avverte la responsabile della Divisione, segnalando che il 28 maggio saranno in Ticino i responsabili nazionali del progetto Justitia 4.0.
Altro tema dell’incontro, la logistica. Cristoforo Piattini, collaboratore scientifico della Divisione giustizia, ha fatto il punto della situazione, aggiornando anche sulle ristrutturazioni in atto di edifici destinati ad accogliere una parte degli uffici giudiziari. Il grosso dovrebbe però confluire a Lugano e qui, dopo la bocciatura in votazione popolare dell’acquisto dello stabile Efg, si è alla ricerca di adeguate sistemazioni. «La Sezione della logistica – dice Piattini – sta approfondendo le offerte rientrate dopo la grida pubblica riguardante i quattro blocchi pianificati da destinare alle autorità giudiziarie. Si sta procedendo celermente».

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 29 aprile 2025 de La Regione

Il dinamico mondo dell’esecuzione delle pene

Il dinamico mondo dell’esecuzione delle pene

Norman Gobbi sottolinea la complessità della presa a carico dei detenuti

Nell’immaginario comune il carcere è luogo in cui le giornate si susseguono l’una uguale all’altra, scandite dal rumore delle chiavi e connotate da una sorveglianza statica e passiva. Nulla di più falso! 
Secondo il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, infatti “a fronte delle nuove sfide poste da sovraoccupazione e fragilizzazione crescente della popolazione carceraria, solo il dinamismo e la progettualità delle persone attive nell’ambito dell’esecuzione della pena riesce a garantire che il processo di risocializzazione si svolga in modo efficiente e nel pieno rispetto della dignità della persona.
Per quanto attiene all’occupazione, il Ticino, continua Gobbi, “come Cantone di frontiera e di transito, è direttamente e sempre più interessato da reati legati al traffico, anche internazionale, di stupefacenti e da reati contro il patrimonio. Soprattutto nel primo caso, le inchieste condotte dal Ministero pubblico e dalla Polizia cantonale si dipanano in filoni e sotto-filoni, con un conseguente numero importante di persone tratte in arresto anche simultaneamente che comporta, ad intervalli regolari, un’alta occupazione del carcere giudiziario”.
Ma più che dalla quantità, la vera sfida posta al personale che opera nell’ambito dell’esecuzione della pena è data dalla crescente complessità della presa a carico delle persone detenute.
Secondo il Direttore, “negli ultimi decenni si è assistito a un progressivo aumento dell’incarcerazione di persone socialmente vulnerabili (persone con dipendenze, persone senza dimora o con problematiche socio-economiche e persone con disturbi psichiatrici pregressi), fenomeno indipendente dal genere o dall’età, che ha causato un incremento di detenzioni anche femminili, di minori e di persone anziane. Questo comporta per collaboratori non solo un incremento della quantità delle persone da seguire tout court, ma anche una crescente complessità gestionale e relazionale.”
Per poter far fronte a queste dinamiche, si sono rese necessarie risposte progettuali e operative, che hanno presupposto iniziativa e dinamismo: accanto a misure a lungo termine, quali lo studio di un nuovo carcere che tenesse conto delle nuove peculiarità della popolazione carceraria, sono stati creati spazi per le persone più vulnerabili o problematiche, si sta edificando una sezione femminile, è stata intensificata la collaborazione tra agenti di custodia, personale medico, operatori sociali e polizia.
E in questo contesto, conclude Gobbi, “una volta di più, la differenza l’hanno fatta, la fanno e la faranno le persone, pronte a mettersi in discussione, a tenersi aggiornate, a reiventare il proprio ruolo pur di agire nel rigore insito nella professione e nell’Umanità imprescindibile richiesta dalla presa a carico delle persone detenute.”

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 23 febbraio 2025 de Il Mattino della domenica