Gobbi: ‘Comunque vada, andrà a finire male’

Gobbi: ‘Comunque vada, andrà a finire male’

Il Consigliere di Stato sulla situazione al Tribunale penale: al di là dall’esito della vertenza, ci saranno conseguenze negative per le istituzioni

«Comunque vada, andrà a finire male». È un Norman Gobbi amareggiato quello che risponde al telefono. Amareggiato e preoccupato per gli ultimi clamorosi sviluppi della già pesante situazione venutasi a creare al Tribunale penale cantonale. Dove dopo le segnalazioni e controsegnalazioni al Consiglio della magistratura, derivanti da un presunto caso di mobbing, mobbing che una segretaria avrebbe subito da una collega di cancelleria del Tpc, i giudici Siro Quadri e Francesca Verda Chiocchetti hanno querelato, per reati contro l’onore, gli altri tre magistrati del Tribunale, e cioè il presidente Mauro Ermani, il vice Marco Villa e Amos Pagnamenta. Una denuncia in relazione ai contenuti di una precedente segnalazione a loro carico da parte dei tre al Cdm.

‘Denunce e magari controdenunce?’
La vicenda che sta interessando il Tribunale penale cantonale «avrà in ogni caso, indipendentemente dall’esito della vertenza in atto, delle conseguenze negative sull’immagine complessiva di questa autorità giudiziaria e in generale delle istituzioni», riprende il consigliere di Stato. «Mi dispiace che le parti non siano riuscite a dialogare per risolvere, in maniera condivisa, situazioni interne ed evitare così denunce penali ed eventuali controdenunce», osserva il capo del Dipartimento istituzioni.

‘La foto? Non l’avrei mai condivisa con una collaboratrice’
Allegata alla querela di Quadri e Verda Chiocchetti c’è anche una foto, attinta a Internet, che il presidente del Tpc Ermani ha spedito nel febbraio 2023 alla segretaria presunta vittima del mobbing: nell’immagine due peni giganti di plastica e seduta in mezzo una donna. Sopra, la scritta ‘Ufficio Penale’. Che pensa il consigliere di Stato del gesto di Ermani? «Che non avrei mai e poi mai condiviso un’immagine del genere con un collaboratore, a maggior ragione con una collaboratrice», risponde Gobbi.

Da www.laregione.ch 

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Veleni nel Tribunale: “Vicenda destinata a finire male”
Le valutazioni del direttore delle Istituzioni, Norman Gobbi, sullo scontro tra giudici per il quale è stato nominato un procuratore pubblico straordinario

“Questa vicenda non andrà a finire bene. Comunque vada a finire”. È stato questo, racconta lo stesso Norman Gobbi alla RSI, il primo pensiero del direttore del Dipartimento delle istituzioni di fronte allo scontro in atto nel Tribunale penale cantonale.
Una querela penale, come noto, è stata inoltrata dai giudici Siro Quadri e Francesca Verda Chiocchetti contro il presidente dello stesso tribunale Mauro Ermani, il vicepresidente Marco Villa e il giudice Amos Pagnamenta. Una denuncia che fa sfociare nel penale la bufera già in essere da qualche tempo.
“Non andrà a finire bene – spiega ulteriormente Gobbi – per il funzionamento stesso del Tribunale penale cantonale, perché questi cinque giudici lavorano sì in maniera indipendente, però devono anche comunque lavorare assieme, visto che fanno tutti parte della stessa Corte. Dall’altra parte va fatta anche una riflessione sulle istituzioni giudiziarie che da questa vicenda non ne usciranno bene”.
I perché della scelta fuori cantone
A trattare l’incarto penale sarà il procuratore pubblico straordinario in arrivo dai Grigioni. “Prima di tutto – evidenzia il consigliere di Stato – non poteva essere un procuratore pubblico ticinese, proprio perché lavorano regolarmente con i giudici del tribunale penale cantonale. L’altra valutazione è stata quella di evitare, visto che il Canton Ticino comunque è piccolo e tutti si conoscono, di attivare un avvocato, un ex magistrato ticinese e quindi abbiamo optato per una scelta fuori Cantone. Fortunatamente il ministero pubblico del Canton Grigioni ha messo a disposizione il capo procuratore e supplente del primo procuratore del Canton Grigioni, Franco Passini”.
La foto allegata alla querela
Passini si dovrà occupare anche di una foto quanto meno imbarazzante inviata dal giudice Mauro Ermani ad una segretaria e contenuta nella querela. Intanto sono arrivate le prime reazioni politiche. Tra cui quella di Fiorenzo Dadò, il presidente della commissione Giustizia e diritti del parlamento. “Un giudice che si occupa anche di giudicare reati sull’integrità delle persone e di pedofilia, che si permette di mandare a segretarie foto oscene di questo genere. Evidentemente una riflessione seria la deve fare. Se lo stesso fatto avvenisse per un politico, la sera stessa sarebbero già giunte probabilmente le richiesta di dimissioni”.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Veleni-nel-Tribunale-%E2%80%9CVicenda-destinata-a-finire-male%E2%80%9D–2233193.html
Giustizia, Gobbi: “Riforma delle nomine”

Giustizia, Gobbi: “Riforma delle nomine”

L’anno giudiziario si è aperto lunedì a Lugano tra sfide e nuovi progetti per un sistema più efficiente – Il focus è sulla digitalizzazione e le risorse umane

L’inaugurazione dell’anno giudiziario lunedì a Lugano ha messo in luce le sfide persistenti del sistema giudiziario ticinese. Giovan Maria Tattarletti, neopresidente del Tribunale d’Appello, ha sottolineato che i nuovi casi sono aumentati nel 2023, sfiorando i 50’000, mentre quelli risolti sono diminuiti e le giacenze sono aumentate. “I problemi sono quelli di sempre: risorse insufficienti e un sistema di nomina che scricchiola”, ha dichiarato ai nostri microfoni.

Secondo Norman Gobbi, responsabile del Dipartimento delle Istituzioni, servono più risorse e un nuovo approccio nella gestione del personale. “La gestione del personale diventa sempre più complessa e ha bisogno di competenze e formazione”, ha detto, annunciando un corso di formazione per il prossimo anno.

Gobbi ha inoltre proposto una riforma del sistema di nomina per i procuratori, suggerendo una direzione eletta dal parlamento che scelga i membri del Ministero pubblico. “Credo che una soluzione potrebbe essere quella di avere una direzione nominata dal parlamento, che poi sceglie gli altri 20 membri”, ha spiegato. Tattarletti ha espresso scetticismo sulla proposta, sostenendo che tutti i magistrati debbano avere la stessa legittimazione.

Il tema verrà discusso in parlamento, ha detto Fiorenzo Dadò, presidente della Commissione giustizia e diritti. “Bisogna puntare su competenza, esperienza e idoneità per evitare polemiche che danneggiano le istituzioni”, ha dichiarato. Per la prima volta, la commissione parlamentare era presente all’inaugurazione: “Ci tenevo a dare un segnale chiaro di vicinanza della politica alla giustizia per risolvere i problemi della giustizia”, ha concluso Dadò.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Giustizia-Gobbi-%E2%80%9CRiforma-delle-nomine%E2%80%9D–2167825.html

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«La Giustizia non cade a pezzi, ma certi problemi vanno risolti»

Durante l’inaugurazione dell’anno giudiziario, il presidente uscente del Tribunale d’appello Damiano Bozzini esprime la necessità di scelte coraggiose ed evoca criticità riguardo alla separazione dei poteri – Gian Maria Tattarletti: «Gli effettivi insufficienti mettono a rischio la qualità»

La fiducia nelle istituzioni, gli effettivi insufficienti, il problema delle nomine politiche, la separazione dei poteri. O, per dirla con le parole del neopresidente del Tribunale d’appello, Gian Maria Tattarletti, «le problematiche ( n.d.r. in seno alla Giustizia ticinese) sono varie, complesse, interconnesse. E per affrontarle e risolverle con serietà occorre un approccio sistemico».
Il tradizionale appuntamento con l’inaugurazione dell’anno giudiziario – svoltosi ieri al Palazzo dei congressi di Lugano – è stato nuovamente l’occasione per fare il punto della situazione in un settore che, anche in quest’ultimo periodo, non ha mancato di far parlare di sé. E non sempre per buoni motivi. Tra segnalazioni fra giudici del Tribunale penale cantonale, nomine politiche per il Ministero pubblico (con relative polemiche) e accesi dibattiti in vista del voto popolare del 9 giugno (ossia sull’acquisto dello stabile EFG), gli «spunti» critici non sono infatti mancati nemmeno questa volta. Anche se, va detto, gli oratori hanno essenzialmente tutti voluto respingere la narrazione secondo cui «la Giustizia ticinese cade a pezzi». Come dire: i problemi ci sono, sì, ma il sistema regge bene.

Non solo numeri
Il primo a prendere la parola, il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, ha voluto in primis mettere l’accento sull’importanza delle persone, dai magistrati fino agli ausiliari amministrativi, che compongono il settore. «Uomini e donne che costituiscono la prima risorsa della Giustizia» e «dalle cui conoscenze, abilità, motivazione, entusiasmo e armonia nelle relazioni, dipende la forza che sanno esprimere nei confronti della cittadinanza allorquando amministrano la Giustizia». E siccome «la Giustizia è un bene prezioso», ha aggiunto, «occorre che le istituzioni politiche mettano nelle condizioni adeguate le autorità giudiziarie affinché possano assolvere i propri compiti in modo efficiente ed efficace». Ma, ha precisato Gobbi ponendosi una domanda, «che cosa significa mettere nelle condizioni adeguate le autorità giudiziarie?». «Per il sottoscritto non significa solo il semplicistico aumento delle risorse umane. Dare le risorse necessarie va compreso non solo in termini di aumento del numero di collaboratori, ma anche nel fornire risorse adeguate a livello formativo, organizzativo, logistico e tecnologico». E quando si parla di persone, ha evidenziato, «occorre selezionarle con cura, formarle adeguatamente, inserirle bene nel contesto lavorativo e quindi farle crescere, motivandole costantemente. Tutte premesse per il buon funzionamento della Giustizia». È in questo senso che Gobbi ha voluto lanciare «un appello all’autorità di nomina », la Commissione Giustizia e diritti del Gran Consiglio che era presente all’appuntamento, poiché «la scelta dei magistrati è fondamentale per il buon funzionamento dell’autorità giudiziaria e quindi per la fiducia che la cittadinanza ripone nella Giustizia». Qualche parola, poi, Gobbi l’ha spesa anche in vista del voto del 9 giugno sull’acquisto dello stabile EFG, rimarcando che «mettere nelle condizioni adeguate le autorità giudiziarie significa anche dotarle di stabili adeguati».

Una polemica smorzata
Il bilancio del presidente uscente del Tribunale d’appello, Damiano Bozzini, è invece partito da una premessa fondamentale. Citando il rendiconto 2023, Bozzini ha infatti ricordato «la buona situazione generale del Tribunale», pur riconoscendo che sussistono «puntuali aspetti che richiedono attenzione». Ma, ha sottolineato, malgrado ciò «posso tranquillizzarvi: la Giustizia ticinese non cade a pezzi».
Fatta questa premessa, il dicorso di Bozzini ha poi preso una direzione ben diversa. E il presidente uscente non ha mancato di tornare su quegli «aspetti che meritano attenzione ». Uno dei quali, ha precisato, è «scottante» e «mi sta particolarmente a cuore»: «L’esigenza di difendere l’indipendenza della Magistratura e di concretizzare il dettame costituzionale che impone la separazione dei poteri dello Stato». E ciò, ha spiegato senza entrare nei dettagli, «con particolare riferimento ai rapporti tra Magistratura e amministrazione cantonale», poiché «credo profondamente nella collaborazione, possibile solo se vi è il rispetto reciproco dei rispettivi ruoli istituzionali». Anche perché, ha aggiunto, «la mia esperienza di questi due anni (n.d.r. alla presidenza del Tribunale) ha rafforzato il convincimento che il tema necessiti urgentemente una discussione approfondita e conseguenti scelte da parte di Governo e Legislativo ».
Insomma, in questi ultimi anni qualcosa non ha funzionato, perlomeno nei rapporti tra la Magistratura e una parte della politica. Ma, come vedremo, su questo fronte, almeno per il momento Bozzini ha voluto evitare «inutili polemiche». Il presidente uscente ha quindi poi voluto rilevare «con piacere» la presenza della Commissione Giustizia e diritti, «che so essere particolarmente attenta ai bisogni della Giustizia e cosciente del difficile momento, che esige decisioni coraggiose e lungimiranti». Anche qui, nell’esigenza di «decisioni coraggiose» espressa dal presidente uscente, traspare in qualche modo la necessità di fare qualcosa. In questo senso Bozzini ha auspicato, «nel rispetto dei rispettivi ruoli», «un dialogo costante, frequente e aperto tra Commissione da un lato e Consiglio della Magistratura e autorità giudiziarie dall’altro, affinché determinate questioni possano essere individuate, affrontate e risolte per tempo».
Fatte queste considerazioni, che come detto hanno lasciato trasparire tutta la tensione presente nel settore in questi mesi, Bozzini ha però voluto tirare il freno a mano, evitando polemiche, perlomeno in questo momento. «Oggi avrei parecchio altro da dire, cogliendo l’opportunità della vostra presenza e dei media, che probabilmente alle mie parole potrebbero conferire qualche eco». Ma, ha aggiunto, «dopo attenta riflessione, ho però raggiunto la convinzione che la circostanza dell’apertura dell’anno giudiziario non si presti a sviluppare adeguatamente temi di questa portata. A maggior ragione in un momento molto delicato per varie circostanze contingenti». Insomma, «sono questioni che vanno affrontate con il necessario spirito critico, con libertà di parola e franchezza, con serenità d’animo e sobrietà di toni». E se da una parte «è mia responsabilità istituzionale parlare in modo franco», dall’altra «è altresì mio dovere evitare inutili e dannose polemiche ». Ad ogni modo, guardando al futuro, il presidente uscente si è ripromesso «di esporre i fatti e le mie considerazioni e relative proposte nelle sedi istituzionali preposte e nei modi opportuni, nella convinzione che la discussione sul tema sia urgente e necessaria».

Rivedere le priorità
L’ultimo intervento è spettato al presidente entrante del Tribunale d’appello, Gian Maria Tattarletti. E anch’esso, in entrata, ha voluto rispedire al mittente le critiche secondo cui «la Giustizia cade a pezzi». In questi ultimi mesi, ha affermato, «complice l’avvicinarsi delle votazioni, si sono lette e sentite locuzioni relative alla Giustizia ticinese; chi la ritiene in crisi o persino in pieno caos. Ma qual è lo stato di salute reale? Stiamo ai fatti, a ciò che emerge dal rapporto del Consiglio della Magistratura, nel quale si può leggere che “la Magistratura cantonale, nonostante il contesto disagevole, ha saputo operare in maniera adeguata alle aspettative” », garantendo una buona qualità. Di questo risultato, ha affermato, «devono essere fieri tutti coloro che, a tutti i livelli, operano nel settore ». Certo, ha aggiunto, «dire questo non significa crogiolarsi nell’autoconvincimento che tutto vada bene e tutto sia perfetto», anche perché «c’è un margine di miglioramento che va sfruttato». E «le problematiche e le difficoltà esistenti, che sono più o meno sempre le stesse», non vanno sottaciute. In questo senso il presidente entrante ha in particolare messo l’accento, nuovamente, sul numero degli effettivi, giudicato «insufficiente ». Per Tattarletti occorre «essere consapevoli che l’inadeguatezza degli effettivi, oltre a non essere salutare, rischia di porre anche un problema di qualità».

Tornando invece «sull’annoso tema delle nomine dei magistrati », il presidente ha affermato che «lo spettacolo a cui abbiamo assistito due mesi fa in occasione della sostituzione di due procuratori pubblici ci dice che non abbiamo fatto progressi». Anzi. Il messaggio lanciato in quell’occasione «è stato particolarmente negativo per la credibilità dell’autorità giudiziaria». Perciò, ha evidenziato, «occorre quantomeno rivedere le priorità del sistema », per evitare che nel contesto delle singole elezioni possano «prevalere criteri di mera spartizione politica rispetto a criteri di competenza ed esperienza. Spetta a chi è chiamato a decidere – ha chiosato – assumere fino in fondo la responsabilità di operare una scelta che sia basata in primis su questi ultimi criteri e che, anche formalmente, non presti il fianco a dubbi».

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 4 giugno 2024 del Corriere del Ticino

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Apre l’anno giudiziario, si torna a parlare di risorse per la magistratura

Si è aperto oggi l’anno giudiziario 2024-2025. Il neopresidente del Tribunale d’appello chiede risorse adeguate per la giustizia ticinese.

“Il giudizio non è mio, ma del Consiglio della magistratura: la giustizia ticinese funziona, nonostante i disagi dal punto di vista logistico e delle risorse umane”. Per il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, la giustizia ticinese sta tutto sommato bene. I margini di miglioramento certo non mancano. Sul piano “logistico”, il riferimento va evidentemente al voto del 9 giugno sul nuovo palazzo di giustizia, ma anche alla trasformazione digitale. Sul piano delle risorse umane, il riferimento va anche alla questione della nomina dei magistrati, tornata prepotentemente d’attualità negli scorsi mesi.

Mezzi adeguati
Il tema delle risorse è stato sottolineato anche nel discorso del nuovo presidente del Tribunale d’appelloGiovan Maria Tattarletti, entrato oggi in carica, nel giorno dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2024-2025. Ai nostri microfoni, Tattarletti ha voluto sottolineare l’importanza per la giustizia di disporre di mezzi adeguati. “È giusto fare un discorso di efficienza”, premette il nuovo numero uno del Tribunale d’appello, che però precisa: “Scorporarlo da una riflessione sull’adeguatezza della risorse diventa un po’ fine a sé stesso”.

Separazione dei poteri e funzionalità
Più risorse, più efficienza, ma anche più indipendenza. “È un tema che mi sta particolarmente a cuore”, commenta Damiano Bozzini, presidente uscente del Tribunale d’appello, che auspica “l’apertura di un dibattito franco sull’esigenza di garantire la separazione dei poteri”. Difficile non cogliere un riferimento alla questione della nomina dei magistrati. “Una volta i procuratori pubblici erano sei, oggi sono oltre 20”, osserva Norman Gobbi. “Il sistema di nomina è però rimasto lo stesso. Vale la pena rivedere questo approccio”. Il direttore delle Istituzioni suggerisce di prendere esempio dal Ministero pubblico della Confederazione, “dove il Parlamento nomina unicamente la direzione, che ha il compito di scegliere i procuratori. Così si garantiscono democraticità e funzionalità. Credo che questo sia un elemento su cui il Parlamento deve riflettere”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/apre-lanno-giudiziario-si-torna-a-parlare-di-risorse-per-la-magistratura-395795

 

Carceri al limite della capacità, Laffranchini: “personale sollecitato oltremisura”

Carceri al limite della capacità, Laffranchini: “personale sollecitato oltremisura”

I dati pubblicati dall’Ufficio di Statistica mostrano un aumento delle persone incarcerate in Svizzera rispetto al 2023, con un’occupazione che – a livello svizzero – sfiora il 95%. Cifre preoccupanti, per cui si si sta muovendo su più fronti – anche in Ticino. Laffranchini: “Ci stiamo adoperando per aumentare parzialmente i posti presso il carcere penale mediante la posa di quattro container”.

A fine gennaio 2024 erano 6’881 le persone detenute in Svizzera. Un dato in aumento del 7% rispetto a un anno fa, in linea con i numeri del 2019 e 2020 ma con un tasso di occupazione del 94,9%, mai così alto dal 2014. Per capire se lo scenario – dipinto dall’Ufficio federale di statistica – sia preoccupante, ne abbiamo parlato con il Direttore delle Strutture carcerarie ticinesi Stefano Laffranchini. “Certamente ci preoccupa e non ha mancato di preoccuparci soprattutto nell’ultimo anno, dove abbiamo vissuto una situazione al limite delle capacità delle strutture carcerarie non solo per qualche mese, ma praticamente per 12  mesi consecutivi”, ha spiegato a Ticinonews. “Questa situazione, oltre a preoccuparci, ha anche sollecitato oltremisura il personale, la cui missione è quella di dedicare energia e sforzi in favore del percorso di risocializzazione delle persone detenute”.

Occupazione che ha toccato il 102.4%
Nel cosiddetto concordato latino, che include il Canton Ticino, l’occupazione era già alta, e ha superato anche il 100%, assestandosi al 102,4%. “Fino a un mese fa”, ha continuato i direttore, “eravamo sopra il 100% e per far fronte a questa situazione abbiamo dovuto pensare a delle soluzioni per riuscire a collocare in modo dignitoso le persone che ci venivano affidate. Bisogna dire che grazie a uno sforzo congiunto con la Polizia cantonale siamo sempre riusciti a trovare una sistemazione. Da un mese a questa parte, fortunatamente, si sta assistendo a un lieve calo dei detenuti e questo ci fa ben sperare per il futuro, anche in ottica della ristrutturazione di parte del carcere penale da dedicare alla carcerazione femminile”.

L’arrivo dei container
Oggi ci sono 70 detenuti alla Farera, che ne può ospitare 88 e che qualche mese fa ne aveva addirittura 93. Presso La Stampa sono invece 146 su 151. Insomma, il limite resta vicino, e per questo arriveranno a breve nuovi spazi. “Nell’ultimo mese, come detto, va meglio, ed è proprio in questi momenti che ci si deve dedicare alla ricercare di nuove misure a medio-lungo termine. In questo senso ci stiamo adoperando per aumentare parzialmente i posti presso il carcere penale mediante la posa di quattro container che ci permettono di estendere la capienza. Naturalmente sono container certificati che non faranno mancare nulla in termine di sicurezza e comfort alle persone detenute”. Un progetto definito prioritario, con le quattro celle che il direttore auspica possano ospitare i primi detenuti a inizio 2025. Un’idea valutata anche da altri Cantoni e che – insieme alla nuova sezione femminile, ai nuovi agenti, e a nuove celle presso l’Organizzazione sociopsichiatrica cantonale per chi manifesta problemi psichici – potranno traghettare la vetusta Stampa nei suoi compiti, almeno finché non potrà cedere il testimone a una nuova struttura.

https://www.ticinonews.ch/ticino/carceri-al-limite-della-capacita-laffranchini-personale-sollecitato-oltremisura-394056

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Strutture carcerarie, cala la pressione

I DATI / Nell’ultimo mese il numero di detenuti in Ticino è sceso – Cifre in controtendenza nel resto del Paese

Buone notizie dalle strutture carcerarie ticinesi. Dopo un anno da tutto esaurito, nell’ultimo mese il tasso di occupazione è sceso. «Non sappiamo quanto durerà», premette il direttore delle strutture carcerarie Stefano Laffranchini, «ma perlomeno possiamo tirare un po’ il fiato dopo un periodo molto intenso». Attualmente, infatti, nel carcere giudiziario della Farera i posti occupati sono 70 su 88, mentre in quello penale della Stampa risultano piene 146 celle su 151. Nella sezione aperta dello Stampino, invece, i detenuti sono 32 su 45 posti. Numeri, questi, che non si vedevano da parecchi mesi. «La situazione di sovraffollamento si è protratta a lungo», dice Laffranchini. E questo, spiega, a causa di serie di fattori: «Le inchieste per droga hanno portato a un numero crescente di incarcerazioni, insieme a una grossa inchiesta per truffa che ha fatto finire in manette 15-20 persone contemporaneamente. A ciò si sono aggiunti poi tutti i problemi che derivano dalla migrazione e che hanno portato a un incremento del numero di detenuti ». Ora, dicevamo, sembra andare meglio, anche grazie alle misure messe in campo. Correttivi che hanno permesso di alleggerire il carico di lavoro degli agenti di custodia. «In primis – ricorda Laffranchini – è stata affidato a una società esterna il controllo degli accessi al Palazzo di Giustizia a Lugano, in modo da poter recuperare più personale da destinare alle carceri. In seconda battuta, si è deciso di esternalizzare anche la ronda esterna al carcere, permettendoci di recuperare tre unità».

In arrivo quattro container
Per guadagnare spazio, inoltre, presto arriveranno in Ticino quattro container che ospiteranno altrettanti detenuti. «Verranno posati alla Stampa e saranno in grado di garantire tutti gli standard di sicurezza e di comfort. A corto termine serviranno come valvola di sfogo in caso di sovraffollamento, ma soprattutto saranno utili in vista della creazione della sezione femminile, per realizzare la quale dovremo liberare un intero piano della Stampa». Idealmente, i lavori dovrebbero iniziare a settembre. «Ma per riuscire a partire dobbiamo anche sperare che i numeri dei detenuti continuino a scendere». Oltre allo spazio, tuttavia, servirà anche più personale. «Al concorso per reclutare nuovi agenti di custodia si sono presentati in cento, dopo una prima scrematura possiamo contare su 65 profili. Confidiamo di poter arrivare alle 15 unità che ci servono».

La situazione in Svizzera
Detto del Ticino, allargando invece lo sguardo al resto della Svizzera la situazione non appare migliore. Stando ai dati dell’Ufficio federale di statistica, il 31 gennaio si contavano 6.881 persone detenute, pari al 7% in più rispetto all’anno precedente. Il tasso di occupazione degli istituti penitenziari era del 94,9% e rappresenta il livello più alto dal 2014. Rispetto al 2023, osserva ancora l’UST, l’aumento del tasso di occupazione è stato maggiore nei due Concordati di lingua tedesca rispetto al Concordato latino. 

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 30 aprile 2024 del Corriere del Ticino

Nuova linfa per le strutture carcerarie del Cantone

Nuova linfa per le strutture carcerarie del Cantone

Nove nuovi agenti di custodia – Gobbi: “Esteso l’uso del “braccialetto”

La sorveglianza elettronica può essere considerata una forma di esecuzione della pena, se la parte da eseguire di una pena detentiva con la condizionale parziale (ossia quella da scontare effettivamente) non supera i 12 mesi. Sino a oggi la sorveglianza elettronica era ammessa solo se la pena detentiva complessiva non superava un anno. “Si tratta di un’estensione della possibilità di far eseguire una pena attraverso l’uso del cosiddetto “braccialetto elettronico”. In questo senso – afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbiil Tribunale federale ha voluto allineare la prassi sulla sorveglianza elettronica a quella relativa alla semiprigionia. Perché è importante questa decisione della nostra massima Corte che va a modificare la giurisprudenza in materia? Perché le nostre autorità preposte all’esecuzione delle pene potranno intervenire con una misura supplementare, per le pene brevi da scontare, senza ricorrere al carcere. In un momento in cui il tema del sovraffollamento dei penitenziari tocca tutti i Cantoni della Svizzera tale facoltà permetterà in futuro almeno un minimo alleggerimento. Occorre comunque tener conto che per poter concedere l’applicazione di una misura come l’electronic monitoring o la semiprigionia ci sono diversi requisiti che l’autorità deve verificare, tra cui l’assenza del rischio di fuga o di recidiva”, sottolinea il Consigliere di Stato, Norman Gobbi.

Il tema del sovraffollamento delle Strutture carcerarie cantonali (SCC) ha occupato e preoccupato il Dipartimento delle istituzioni e per esso la Divisione della giustizia e la Direzione della SCC negli ultimi mesi. “Abbiamo potuto introdurre alcune puntuali misure anche nell’ottica di sgravare leggermente il grosso carico di lavoro richiesto alle collaboratrici e ai collaboratori del penitenziario. Nel frattempo, sabato scorso, si è svolta a Manno la cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla costituzione e alle leggi di tre nuove agenti di custodia donne e sei nuovi agenti di custodia. Potranno portare nuova linfa all’interno dell’organizzazione. E saluto con molto piacere il loro inizio lavorativo. In quell’occasione ho potuto constatare sia dalle e dai nuovi agenti, sia dai loro colleghi già attivi e presenti a Manno uno spirito positivo e un forte senso di unità e solidarietà sul lavoro. E questo, come detto, nonostante i ritmi siano particolarmente intensi. Questo atteggiamento collaborativo è premessa indispensabile per un lavoro improntato alla sorveglianza, ma pure al reinserimento delle detenute e dei detenuti”, conclude il Consigliere di Stato, Norman Gobbi.

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 28 aprile 2024 de Il Mattino della domenica

Poche risorse, l’allarme della magistratura ticinese

Poche risorse, l’allarme della magistratura ticinese

Manca personale e le infrastrutture sono inadeguate, mentre le cause e gli incarti aumentano. La magistratura ticinese è efficiente, ma non mancano campanelli d’allarme nel rendiconto annuale 2023 del Consiglio della magistratura.

Carenze di personale, problematiche logistiche e una grande mole di cause: sono questi in estrema sintesi i principali problemi che affliggono la giustizia ticinese. È quanto emerge dal rendiconto annuale per il 2023 realizzato dal Consiglio della magistratura, presieduto da Damiano Stefani che Ticinonews ha incontrato: “Quello che preoccupa a livello generalizzato è il fatto che ci si trova a lavorare con degli organici di personale sempre al limite e in certi casi insufficienti. Oramai è inevitabile nella situazione economica del Cantone e difficile anche reclamare oltre al minimo indispensabile”.

“La giustizia lavora bene”
Il giudice ha comunque sottolineato nel rendiconto i punti positivi, ribadendo come i 121 magistrati ordinari insieme a cancellieri, segretari e giuristi, abbiano operato con efficacia, concludendo quasi 48’000 incarti, un numero definito considerevole. “Dalle analisi che abbiamo fatto emerge che la giustizia lavora bene e non ci sono particolari critiche per la contingenza con la quale ci troviamo ad operare”, afferma Stefani.

In difficoltà la pretura penale e la CARP
Per il futuro c’è però qualche preoccupazione, perché i problemi si riverberano su più livelli, oltre a quelli già noti del Ministero pubblico, la Pretura penale si trova in una situazione critica e anche l’equilibrio della Corte penale dei reclami viene definito “precario”. “Ci sono due strutture che hanno assolutamente bisogno di essere supportate con del personale, e sono la Pretura penale e la Corte d’appello penale (CARP) – conferma Stefani -. Perché sono stati rafforzati tutti i gradi inferiori e gli incarti rischiano di intasarsi a quei livelli. Si tratta di due strutture che sono ancora nella stessa formazione iniziale quando gli incarti che arrivavano erano quasi la metà di quelli attuali”.

Gli incarti e la logistica
L’organico insufficiente è uno dei problemi principale, ma anche la nomina dei procuratori pubblici che con le regole di ripartizione dei posti in base all’appartenenza partitica complica le cose, vicenda su cui comunque si sta chinando la politica e che si auspica possa sbloccarsi a breve. Gli incarti sono anche sempre più complicati e per i noti problemi logistici non c’è ancora una soluzione. “Le questioni logistiche, che non sono ideali, non aiutano, ma oramai ci si abitua a lavorare in qualsiasi struttura”, dichiara Stefani. “È chiaro che prima o poi bisognerà intervenire. Ad esempio il Palazzo di giustizia di Lugano oggettivamente non è più adeguato, sia per questioni di spazi per tutto il personale, sia per questioni edilizie”.

“La velocità della giustizia non sarà più idilliaca”
I fronti aperti sono tanti e bisogna muoversi al più presto per evitare conseguenze su efficienza e qualità: “Se non sarà possibile risolvere le contingenze bisogna accettare che la velocità della giustizia non sarà più quella idilliaca di una volta, ma un po’ più lenta”, afferma il giudice. “Comunque è sempre giustizia e i magistrati lavorano bene e forniscono delle decisioni all’altezza del loro ruolo e di quello che ci si aspetta, anche perché pochissime decisioni vengono ribaltate in un secondo grado di giudizio o al Tribunale federale”, conclude Stefani.

“I problemi ci sono, ma la giustizia è in salute”
Per capire quali possano essere i prossimi passi a livello politico per migliorare la situazione dei prossimi anni della giustizia ticinese Ticinonews ha raggiunto il Direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi. “Non sono preoccupato proprio perché non è il Dipartimento delle istituzioni o il Consiglio di Stato a prenderne atto, ma è il Consiglio della magistratura che dice che la giustizia ticinese è comunque in salute”, dichiara ai microfoni di Ticinonews il consigliere di Stato. “Anche se ci sono puntualmente dei problemi di carattere organizzativo e di funzionamento questi non incidono sul grosso lavoro che i magistrati garantiscono a favore dei cittadini e delle aziende del nostro territorio”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/poche-risorse-lallarme-della-magistratura-ticinese-393766

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La Divisione non ci sta: «Non siamo rimasti fermi»

Dopo le critiche e i problemi esposti nel rapporto del Consiglio della Magistratura, la direttrice Frida Andreotti prende posizione – «Dobbiamo parlarci di più, spesso veniamo a conoscenza solo tardivamente delle situazioni di difficoltà» – Un mandato di prestazione? «Meglio i modelli di altri Cantoni»

Il rapporto del Consiglio della Magistratura ha fatto discutere non poco. Da un lato, la Giustizia ticinese ha sollevato problemi che si trascinano da anni, come quelli legati alla logistica, all’organico e al sistema di nomina dei procuratori pubblici. Inoltre, più in generale, il Consiglio della Magistratura ha lamentato il fatto di non essere ascoltato dalla controparte politica. Dall’altro, e questo è un tema recente, l’organo di vigilanza ha messo sul tavolo una maggiore autonomia finanziaria. La soluzione ipotizzata? Un mandato di prestazione quadriennale, sul modello di quello adottato per l’Università della Svizzera italiana. Il documento, dicevamo, non è passato inosservato. Anche a livello di Dipartimento delle istituzioni. Abbiamo dunque chiesto il parere di Frida Andreotti, a capo della Divisione della giustizia.

«Quando veniamo interpellati in particolare sulle questioni legate al personale le soluzioni riusciamo a trovarle», commenta. Ma il punto è proprio questo: «Spesso e volentieri non veniamo messi a conoscenza dei problemi, oppure ci vengono segnalati tardivamente. In questo senso, spetta anche al Consiglio della Magistratura fare un passo nella nostra direzione a livello di comunicazione ». Insomma, secondo Andreotti bisogna parlarsi di più. Solo così, infatti, si può intervenire. Per quanto riguarda gli appelli inascoltati, Andreotti non ci sta e rimanda le critiche al mittente: «Il Consiglio di Stato ha appena nominato quattro pretori supplenti per garantire il buon funzionamento di quattro autorità giudiziarie ». Secondo la dirigente non si può quindi parlare di immobilismo o inazione. Tuttavia, nel documento, nel capitolo dedicato agli eccessivi carichi di lavoro, venivano citati espressamente «affaticamento, lavoro a qualsiasi ora e pensieri notturni che impediscono il sonno». Di troppo lavoro, insomma, ci si può anche ammalare. «Non ci sono stati segnalati casi di burnout», risponde a questo proposito Andreotti. «Siamo venuti a conoscenza per via indiretta di un magistrato in difficoltà e ci siamo attivati immediatamente per sostenerlo e organizzare una sostituzione ».

Logistica, i tempi sono lunghi
Pure sull’aspetto logistico, fortemente criticato nel rapporto della Magistratura, i pareri sono divergenti. Ancora Andreotti: «Il 9 giugno andremo a votare sulla cittadella della giustizia con l’acquisto dello stabile EFG. Inoltre, sono stati avviati i lavori per il Pretorio di Bellinzona, mentre il Pretorio di Locarno è in fase di progettazione. È stata poi realizzata un’aula penale per la CARP a Giubiasco e sono in corso valutazioni per altre opzioni». Progetti che, come sottolinea ancora Andreotti, «richiedono tempi lunghi ». Perché non dipendono soltanto dalla volontà della Divisione della giustizia e del Dipartimento delle istituzioni.

Anche per quanto riguarda la riorganizzazione della Magistratura la politica sta cercando delle soluzioni. In particolare sul sistema di nomina dei pp. In questo senso, sul tavolo del Governo è arrivata una proposta di riforma che prevederebbe l’elezione da parte del Parlamento della direzione del Ministero pubblico, la quale poi avrebbe il compito di nominare gli altri magistrati. «I problemi sono stati recepiti e le proposte sono state fatte», sottolinea Andreotti. Più complesso invece il potenziamento della Giustizia. «Dobbiamo fare i conti con i limiti dell’attuale situazione finanziaria del Cantone. Limiti che toccano anche il settore della magistratura».

Importanti differenze
L’ultimo argomento è quello relativo all’autonomia finanziaria. Un tema definito dalla stessa Andreotti «attuale, benché di difficile attuazione sul corto termine». Questo perché, spiega ancora la dirigente, «il nostro sistema giudiziario è composto da Autorità giudiziarie di un centinaio di persone e altre di dimensione molto contenute, con esigenze molto diverse». L’ipotesi poi di un mandato di prestazione quadriennale non convince la Divisione: «Piuttosto, sarebbe meglio guardare al modello attuato da altri Cantoni e dalla Confederazione, con un coordinamento generale da parte della Magistratura stessa. Questo implica tuttavia una maggior responsabilizzazione del potere giudiziario in ambito logistico, informatico, finanziario, amministrativo, oggi coordinato in modo equilibrato e adeguato, d’intesa con i servizi cantonali», conclude Andreotti.

Il Dipartimento delle istituzioni incontra gli Uffici di conciliazione in materia di locazione

Il Dipartimento delle istituzioni incontra gli Uffici di conciliazione in materia di locazione

Comunicato stampa

La scorsa settimana a Bellinzona il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, ha incontrato con la Divisione della giustizia, autorità di vigilanza sul settore, gli undici Uffici di conciliazione in materia di locazione che contano all’incirca un centinaio di professionisti coinvolti. Un importante momento istituzionale che avviene all’inizio del nuovo periodo di nomina da parte del Governo al 1° gennaio 2024 e che si protrarrà per tutta la legislatura, sino al 31 dicembre 2027.

Sono 11 gli Uffici di conciliazione in materia di locazione, suddivisi su base regionale in tutto il territorio cantonale, in ottica di prossimità alla cittadinanza (Chiasso, Mendrisio, Lugano est e ovest, Agno, Massagno, Locarno, Minusio, Bellinzona, quartieri Bellinzona e Giubiasco e Biasca). L’Ufficio paritetico è composto da un presidente neutro, da un rappresentante dei locatori e un rappresentante dei conduttori, ossia coloro che ricevono dal locatore il diritto di utilizzare un immobile. Il segretariato è assicurato da una/un funzionario del Comune in cui ha sede.

L’incontro è stato l’occasione per il Dipartimento delle istituzioni di ringraziare tutti i presenti per il lavoro svolto con impegno, serietà, dedizione e spirito di servizio nei confronti della Giustizia del Canton Ticino, visto l’apporto fondamentale garantito dagli Uffici di locazione, che costituiscono a tutti gli effetti un’autorità para-giudiziaria, che adempie un compito previsto dal diritto federale. Tutti possiamo essere confrontati con problematiche in ambito di locazione: riduzioni o aumenti di pigioni connessi anche all’andamento del tasso ipotecario di riferimento, contestazioni di spese accessorie, difetti della cosa locata. Gli Uffici di locazione svolgono un ruolo significativo e prossimo al cittadino, sia in termini di tempi di risposta, sia di prossimità fisica sul territorio, grazie alla collaborazione fattiva dei Comuni.

Frida Andreotti, Direttrice della Divisione della giustizia, che funge per legge da Autorità di vigilanza a livello amministrativo degli Uffici di conciliazione in materia di locazione, ha evidenziato l’attività che ha caratterizzato gli Uffici, richiamando i compiti e il supporto forniti dalla Divisione della giustizia in relazione all’attività e al funzionamento degli Uffici. È stato sottolineato come – per rimanere solo al 2023 – sono state introdotte complessivamente 1’221 procedure e ne sono state evase 1’184; ben 505 procedure si sono concluse con un’intesa tra le parti, a testimonianza dell’importanza del lavoro degli Uffici di conciliazione in materia di locazione; 314 quelle per le quali non si è riusciti a trovare un accordo, mentre altre 324 sono state evase in altro modo (stralci, ritiri, ecc.). Dati importanti anche per rapporto allo sgravio dell’attività in favore delle Preture.

Al termine è intervenuta l’avv. Claudia Canonica, Pretore del Distretto di Lugano, Sezione 5, che ha esposto le ultime novità giurisprudenziali in materia.

Carceri piene: “Sforzi mirati per sostenere il personale”

Carceri piene: “Sforzi mirati per sostenere il personale”

Norman Gobbi segue da vicino la situazione, tra misure concrete e proposte

È un momento difficile per le carceri cantonali. Infatti la Stampa e la Farera sono confrontate con il “tutto esaurito”, 0 posti liberi. “Non è solo un momento, perché con questa situazione ci confrontiamo ormai da un anno. Un’emergenza che oggi conoscono tutte le strutture penitenziarie in Svizzera. Non possiamo dire “mal comune mezzo gaudio”, perché in altri momenti se in Ticino non vi erano più posti in carcere almeno si potevano trovare soluzioni trasferendo in altri Cantoni i detenuti. Oggi questo non è più possibile”, afferma il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.

Perché siamo giunti a questa situazione? “Le cause dell’aumento di detenuti sono da ricercare in più fattori. I flussi migratori: sono aumentati i crimini commessi da falsi richiedenti l’asilo presenti sul nostro territorio. Inoltre Polizia e Magistratura devono bloccare traffici internazionali di droga, i cui corrieri usano sempre di più il Ticino quale via di transito tra il nord e l’Italia. A ciò si aggiunge un costante aumento della criminalità di importazione dall’Italia, con delinquenti che scelgono il nostro Cantone per commettere furti e truffe. I mezzi di contrasto alla criminalità a disposizione della nostra Polizia e della Magistratura sono sempre più performanti, per cui è difficile farla franca sul nostro territorio. Questo è ottimo, però ciò comporta anche un aumento delle persone che finiscono in carcere”, sottolinea il Consigliere di Stato, Norman Gobbi.

E a essere messo sotto pressione è in particolare il personale che lavora per le Strutture carcerarie cantonali. “Esatto. Oggi gli agenti di custodia e tutti coloro che sono attivi nel sistema carcerario sono chiamati agli straordinari, perché la popolazione carceraria è giunta al livello massimo. Vorrei anche da queste colonne ringraziare tutte e tutti i nostri collaboratori, dal direttore in giù, per l’impegno che ci stanno mettendo. Da parte del Dipartimento delle istituzioni, e per esso dalla Divisione della giustizia, e del Consiglio di Stato stiamo cercando soluzioni, anche discutendo con i rappresentanti dei dipendenti e con i sindacati. Uno sforzo congiunto. Cercheremo di liberare risorse a favore dell’impegno primario di controllo e gestione dei detenuti all’interno delle strutture, In questo senso si inseriscono le propose di affidare a ditte private di sicurezza la sorveglianza esterna del penitenziario, con le ronde fuori dalle strutture, così come il controllo della sicurezza al Palazzo di Giustizia di Lugano, oggi garantito anche da agenti di custodia in collaborazione con la Polizia. Abbiamo prolungato sino all’11 marzo il termine del concorso per partecipare alla nuova scuola agenti di custodia. Assumeremo 15 nuovi agenti, donne e uomini, per svolgere un lavoro importante per la Giustizia: invito tutti gli interessati a volersi candidare.

Tra le altre cose, ho inoltre proposto alla Conferenza delle direttrici e dei direttori cantonali di giustizia e polizia l’introduzione del cosiddetto “processo per direttissima” sulla scorta di quanto avviene in altri Stati. Una misura che sarebbe davvero efficace, ma che comporterà tempi lunghi per essere introdotta. Intanto la situazione è monitorata giorno dopo giorno”, conclude il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. 

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 3 marzo 2024 de Il Mattino della domenica

Guardie di custodia: “privilegiare i cittadini svizzeri”

Guardie di custodia: “privilegiare i cittadini svizzeri”

Norman Gobbi boccia la proposta avanzata dai sindacati, che per colmare le lacune volevano allargare il bando anche ai residenti con permesso C

La posizione del responsabile del dipartimento delle Istituzioni è chiara: è preferibile selezionare gli agenti di custodia tra la popolazione svizzera; è bene “privilegiare l’assunzione di cittadini svizzeri, proprio perché il dipartimento delle Istituzioni è quello più legato all’ambito di giustizia e polizia, che ha comunque un monopolio per la cittadinanza svizzera”.

Così Norman Gobbi risponde alla proposta ventilata negli ultimi giorni dai sindacati per colmare l’attuale lacune che grava sulle carceri ticinesi, sempre più sotto pressione e alla ricerca di nuovo personale. Per Lorenzo Jelmini dell’OCST, una soluzione valida è di allargare il bando anche ai residenti con permesso C. “Bisogna trovare altre misure per rendere più attrattiva questa attività”, dichiara il sindacalista a difesa del progetto. “Bisogna anche essere coraggiosi e aprire a chi vive in Ticino da parecchi anni, a chi ha il permesso C”.

Non sarebbe una prima in Svizzera: ci sono anche altri cantoni che hanno aperto agli stranieri per quanto riguarda le guardie carcerarie. “Credo che per gli agenti di custodia la cittadinanza svizzera sia un elemento”, risponde il consigliere di Stato. “Ricordo che la cittadinanza svizzera può essere acquisita secondo delle leggi, che sono sempre state più allentate: in questo senso non vedo un problema”.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Guardie-di-custodia-%E2%80%9Cprivilegiare-i-cittadini-svizzeri%E2%80%9D–2082428.html

Istituto cantonale di medicina legale: una necessità tra opportunità e futuri sviluppi

Istituto cantonale di medicina legale: una necessità tra opportunità e futuri sviluppi

Comunicato stampa

L’Istituto cantonale di medicina legale si è presentato lunedì 19 febbraio 2024 nel tardo pomeriggio a tutti i portatori di interesse, dopo aver avviato la sua attività all’inizio del nuovo anno. Teatro della presentazione la sala del Gran Consiglio che ha pure ospitato la consegna dei diplomi a nove medici che hanno completato la formazione di Medici specializzati in ispezioni legali (MSIL).

L’Istituto cantonale di medicina legale, diretto dalla Dr. med. Rosa Maria Martinez, ha ripreso e ampliato l’attività dell’Ufficio delle scienze forensi, creato nell’ottobre del 2022, per rispondere in maniera adeguata ai bisogni della Giustizia del Canton Ticino. Il Consiglio di Stato con uno specifico decreto esecutivo ha sancito la nascita dell’Istituto di medicina legale, che opera dal 1. gennaio 2024. Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, intervenendo all’evento ha in primo luogo sottolineato l’indipendenza e l’autonomia di cui gode l’istituto, assoggettato solo amministrativamente, come peraltro tutta la Giustizia, al Dipartimento delle istituzioni e per esso alla Divisione della giustizia.

I passi che hanno portato alla nascita dell’Istituto
Il Consigliere di Stato ha quindi ripercorso la lunga storia che ha portato al risultato odierno, ricordando le tappe principali: da quando per la medicina legale si faceva capo ai maggiori centri della Svizzera interna (prima del 1976), a quando il compito della medicina legale venne assunto dal direttore dell’Istituto cantonale di patologia del Dipartimento della sanità e della socialità (allora DOS). La forte evoluzione della specialità e gli accresciuti bisogni della Magistratura portarono nel 2005 il Governo a decidere il passaggio di competenza dal DSS al DI, in quanto la medicina forense era collegata direttamente all’operato della Magistratura. È in quel periodo che si diede inizio alla collaborazione con l’Istituto di medicina legale di Varese e il referente principale per la decina di medici operanti in Ticino era il compianto dr. Antonio Osculati. Il nuovo Codice di procedura penale entrato in vigore nel 2011 e altri fattori portarono poi a sottoscrivere nel 2012 una Convenzione di collaborazione con il CHUV e il CURLM di Losanna e ad assegnare un mandato peritale permanente a quattro medici sempre dell’Istituto di medicina legale di Varese, coordinati dal dr. Osculati. Nel 2019 il Dipartimento delle istituzioni riavvia le discussioni per creare in Ticino un Istituto di medicina legale. L’improvvisa scomparsa nel 2020 del dr. Osculati accelerò il processo, che portò il 1. ottobre del 2022 alla nascita dell’Ufficio di scienze forensi, ufficio poi confluito nel neo nato Istituto cantonale di medicina legale.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi ha poi insistito sulle opportunità che offre l’Istituto e sulla necessità per la Magistratura di far capo a questi medici specialisti indipendenti per migliorare le indagini. Un aspetto che è stato messo in risalto anche dal Procuratore generale del Ministero pubblico, Andrea Pagani, il quale ha sottolineato l’ottima collaborazione e la preparazione dei medici dell’Istituto, grazie alle quali si possono condurre indagini in maniera sempre più mirata alla luce della complessità dei casi. Dal canto suo la dottoressa e direttrice dell’Istituto, Rosa Maria Martinez, ha presentato – anche attraverso una conversazione/intervista con il giornalista Peter Jankovski – l’attività che viene svolta in Ticino per garantire un’assistenza sempre più profilata alle indagini dei magistrati e delle autorità in generale, in ambito di medicina legale clinica e di medicina legale post-mortem. Inoltre ha ricordato alcuni sviluppi che l’Istituto ha già potuto concretizzare. Ne è un esempio il mandato attribuito dalla Segreteria di Stato della migrazione (SEM) per la definizione dell’età di giovani adulti richiedenti l’asilo, oppure la formazione specialistica di medici italofoni, in collaborazione con l’Università di Pavia, ma pure la collaborazione con il Servizio d’inchiesta sulla sicurezza (SISI) e la Giustizia militare.

Le competenze di oggi e gli sviluppi futuri
L’Istituto cantonale di medicina legale ha sede in via Carlo Salvioni 14 a Bellinzona; occupa quattro medici e una segretaria. La direttrice della Divisione della giustizia, Frida Andreotti, ha indicato i campi di sviluppo dell’Istituto. Per esempio il rafforzamento dei legami con la Fondazione Alpina per le scienze della vita per la chimica e la tossicologia forense, come pure per la genetica forense con il Laboratorio di diagnostica molecolare. Un ulteriore obiettivo, ha affermato Andreotti, è legato al riconoscimento dell’Istituto cantonale di medicina legale quale centro di formazione FMH. Con tale riconoscimento sarà possibile formare in Ticino futuri medici legali FMH, dando una grande opportunità ai giovani medici. La collaborazione con la SUPSI farà partire nel corso dell’autunno prossimo un CAS in infermieristica forense.

Nuovi medici specialisti in ispezioni legali
Il dr. med Franco Denti, presidente dell’Ordine dei medici e il dr. med. Beppe Savary hanno poi introdotto la parte che ha portato alla consegna del diploma ai neo diplomati medici specializzati in ispezioni legali (MSIL). Si tratta di una proficua collaborazione – ha sottolineato Denti – tra il Dipartimento delle istituzioni, il Ministero pubblico, la Polizia cantonale, l’Ordine dei medici e la Federazione cantonale ticinese servizi ambulanze (FCTSA).
Hanno ottenuto il diploma i medici: Elena Caporali, Davide Consolascio, Renato Bene Delli Carpini, Corneliu Fratila, Simone Ghisla, Ilenia Mascherona, Filippo Scacchi, Leander Sciolli e Adolfo Zeballos.

All’incontro nella sala del Gran Consiglio hanno partecipato il presidente del Consiglio di Stato Raffaele De Rosa, membri del Parlamento, responsabili e rappresentanti delle varie autorità cantonali e federali, del settore giudiziario e di polizia, sanitario, del mondo accademico e del ramo della medicina legale di altri Cantoni

‘La medicina legale ticinese è finalmente indipendente’

‘La medicina legale ticinese è finalmente indipendente’

Il pg Pagani: ‘Non un vezzo o un lusso, ma una necessità’

Anche il Ticino, da inizio gennaio, ha il suo Istituto di medicina legale. «Si tratta di una grande opportunità per il nostro cantone e di un servizio d’eccellenza al quale si potranno rivolgere le nostre autorità di giustizia», spiega il direttore del Dipartimento istituzioni (Di) Norman Gobbi.
«Per anni il Ticino non ha potuto disporre di un proprio Istituto, dovendosi rivolgere oltre Gottardo o alla vicina Italia per avere servizi di questo settore. Ora, finalmente, anche noi avremo un Istituto indipendente con standard svizzeri». Durante l’incontro con autorità pubbliche e private nella sala del Gran Consiglio a Bellinzona sono stati illustrati i motivi che hanno reso necessaria la creazione di un centro di medicina legale a sud delle Alpi. Uno su tutti, molto pragmatico: la distanza del nostro cantone rispetto a dove sono situati gli altri otto centri di medicina legale in Svizzera con la conseguenza, come detto, di doversi rivolgere a Istituti lombardi che però hanno altri standard rispetto a quelli elvetici. «La creazione di questo Istituto non è un vezzo di qualcuno, non è un lusso, ma una vera e propria necessità», afferma il procuratore generale  Andrea Pagani «Di principio il Ticino non può appoggiarsi a centri della Svizzera interna o francese. Questo perché i medici legali devono potersi recare con velocità sul luogo dove è richiesta la loro presenza. Un trasporto oltre Gottardo è quindi contrario al principio di prossimità». E gli effetti sulla giustizia ticinese non mancheranno: «Se il lavoro del medico legale è di qualità ne risente positivamente tutta l’inchiesta – dice Pagani –. Questo rappresenta infatti la sottostruttura di tutto il procedimento e a trarne beneficio è il giudizio finale espresso dalle autorità competenti». Il procuratore generale però avverte: «Con la creazione dell’istituto di medicina legale a Bellinzona non bisogna sentirsi arrivati. Il lavoro comincia ora e necessita di aggiornamenti e perfezionamenti costanti».

Perizie per stabilire l’età dei richiedenti asilo presunti minorenni
A occuparsene sarà Rosa Maria Martinez, direttrice dell’Istituto, e la squadra che da ottobre 2022 componeva l’Ufficio cantonale di scienze forensi. «L’obiettivo principale della medicina legale è l’esclusione dell’intervento di persone terze. Sia per casi che riguardano persone ancora vive che soggetti deceduti», spiega Martinez. «Nel 2023 il numero di visite medico legali è aumentato di circa cento unità. Questo non vuol dire che in Ticino è cresciuta la criminalità, ma la consapevolezza dell’importanza del nostro lavoro». I numeri mostrano anche come la medicina legale evolva nel tempo. Lo scorso anno sono aumentate le radiologie forensi, di conseguenza sono diminuite le autopsie. Non ci sono però soltanto le autorità ticinesi tra chi utilizzerà le competenze dell’Istituto. La Segreteria di Stato della migrazione (Sem) ha infatti dato mandato al centro diretto da Martinez per l’allestimento di perizie che riguardano l’accertamento dell’età per i richiedenti l’asilo presunti minorenni. «Stimiamo di avere tra i duecento e i trecento casi l’anno di questo tipo» afferma la direttrice. Durante la presentazione sono anche stati consegnati i diplomi ai nove neomedici specializzati in ispezioni legali. «Questo istituto rappresenta un passo importante – dichiara Franco Denti, presidente dell’Ordine dei medici – chissà che un giorno non potremo anche avere una cattedra di medicina legale in Ticino». Frida Andreotti, direttrice della Divisione della giustizia, ha invece parlato degli obiettivi futuri. «Vogliamo consolidare questa realtà e renderla anche un centro dove i giovani ticinesi si possano formare».

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Il Ticino ha il suo Istituto di medicina legale
https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:2074426

Il nuovo Istituto ticinese di medicina legale
https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:2074418

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Istituto di medicina legale cantonale
Ufficialmente presentato dalle autorità l’Istituto di medicina legale del Canton Ticino. La direttrice: “Ora l’obiettivo è di ottenere il riconoscimento quale centro di formazione”.
Da gennaio anche il Ticino ha il suo istituto di medicina legale. La sua sede, ufficialmente presentata ieri sera, è a Bellinzona e al suo interno, “su mandato del Ministero Pubblico e della Polizia si effettuano accertamenti sia nell’ambito della medicina legale clinica, sia nel settore di quella post-mortem”, ha spiegato a Ticinonews la direttrice Rosa Maria Martinez. La struttura -che opera su mandato delle preposte Autorità giudiziarie e non può dunque effettuare consulenze in favore di entità private- assicura inoltre un servizio di reperibilità continua 24 ore su 24, 7 giorni su 7 durante tutto l’anno per consulti telefonici e interventi sui luoghi, laddove sia necessaria una valutazione in ambito di medicina legale. E per il futuro l’obiettivo è quello di “ottenere il riconoscimento quale centro di formazione”, ha aggiunto Martinez.

Pagani: “La medicina legale è un partner essenziale”
“Quando occorre creare un’inchiesta di natura panale, è un po’ come costruire un edificio. Questo deve essere costruito con fondamenta solide, perché in questo modo, anche davanti a un piccolo terremoto, lo stabile rimane eretto”. Ha deciso di usare questo esempio il Procuratore generale Andrea Pagani per far comprendere il ruolo che svolge la medicina legale in ambito giudiziario, ovvero quello di “un partner essenziale che permette di costruire le inchieste su basi di qualità”.

https://www.ticinonews.ch/ticino/istituto-di-medicina-legale-cantonale-pagani-un-partner-essenziale-per-le-inchieste-390289