I tre poteri dello Stato in coro «Un’occasione per ripartire»

I tre poteri dello Stato in coro «Un’occasione per ripartire»

Alla cerimonia di giuramento dei tre giudici supplenti sono intervenuti Esecutivo, Legislativo e Giudiziario per segnare una svolta rispetto alle polemiche degli ultimi mesi – Damiano Stefani (CdM): «La Magistratura è forte e continuerà a esserlo»

Un momento simbolico, certo, ma molto rilevante dal punto di vista istituzionale considerato il complesso momento che sta attraversando la magistratura ticinese. Non capita spesso – a dire il vero mai – che i media vengano invitati alle cerimonie di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione da parte dei nuovi membri del terzo potere dello Stato. A questo giro, il Consiglio di Stato ha però voluto fare le cose in grande. E questo anche perché i giudici supplenti straordinari che hanno prestato giuramento ieri – Monica Sartori-Lombardi e Paolo Bordoli al Tribunale penale cantonale, Krizia Kono-Genini all’Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi – lo hanno fatto in un contesto eccezionale: la destituzione di due giudici ordinari del Tribunale penale cantonale avvenuta lo scorso dicembre. La cerimonia avvenuta a Palazzo delle Orsoline, dunque, negli auspici del Governo è stata voluta anche per segnare un momento di svolta rispetto alle polemiche che hanno segnato questi ultimi mesi e anni.

Dal Governo al Parlamento
«La cerimonia di oggi, come dimostra il numero di partecipanti e la presenza in aula dei rappresentanti dei tre poteri dello Stato e dei media voluta dal Governo, non costituisce un evento ordinario, bensì denota l’importanza di questo momento per le nostre istituzioni, per la Giustizia del Canton Ticino e infine per la collettività, che nella Giustizia deve riporre fiducia», ha affermato nel suo discorso il direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi. La parola «fiducia », effettivamente, è stata il Leitmotiv di tutti i discorsi ufficiali. Ancora Gobbi: «Il messaggio che il Consiglio di Stato tiene oggi a rimarcare è quello che le nostre istituzioni, la Giustizia ticinese, vanno e guardano avanti, nel segno della fiducia, potendo contare su valide competenze». Un messaggio, dunque, di «resilienza», a dimostrazione «che le istituzioni devono venire sempre prima delle persone che le rappresentano ». Gobbi, nel parlare delle nomine straordinarie, ha infine voluto evidenziare l’importanza dello «spirito costruttivo che ha contraddistinto il dialogo tra i tre poteri dello Stato» nella buona riuscita dell’operazione, auspicando che la collaborazione possa «fungere da base per le prossime discussioni in materia di Giustizia».
Dopo l’Esecutivo, è stato il turno del Legislativo, rappresentato dal presidente del Gran Consiglio, Michele Guerra. «È con profondo senso di responsabilità che ci troviamo qui oggi per un momento di alta rilevanza istituzionale: la dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi, da parte di tre magistrati, chiamati temporaneamente a ricoprire ruoli chiave nel nostro sistema giudiziario », ha esordito Guerra. «Lo facciamo – ha aggiunto –, in una congiuntura unica negli ultimi vent’anni: un periodo di crisi che ha messo alla prova le nostre istituzioni e la fiducia che i cittadini ripongono nella giustizia». Ecco perché, «mai come oggi necessitiamo di solide fondamenta per garantire una ripartenza credibile e autorevole alla nostra Giustizia». Anche per Guerra, dunque, in questo contesto emerge con forza «un valore imprescindibile »: «La fiducia dei cittadini nelle istituzioni», poiché «il magistrato non è soltanto un interprete e applicatore delle leggi, ma un custode della fiducia pubblica». E in questo senso, l’altra parola chiave, secondo Guerra, è «autorevolezza»: poiché in «un momento in cui il nostro Cantone si confronta con sfide delicate, l’autorevolezza è più che mai determinante per preservare la fiducia ». E quindi «l’impegno di chi assume un incarico giudiziario oggi non è solo un atto di servizio, ma un gesto di responsabilità verso la collettività: un contributo concreto, alla stabilità e alla credibilità dello Stato di diritto».

Etica, ma non di facciata
È quindi stato il turno del potere giudiziario, per l’occasione rappresentato dal presidente del Consiglio della Magistratura, Damiano Stefani. Anch’esso ha voluto lanciare un messaggio di resilienza. «Ho deciso di accettare l’invito poiché, in un momento in cui si parla molto di Magistratura, giustamente la Magistratura ha deciso di non esprimersi (ndr. sulle recenti polemiche) poiché le procedure sono ancora pendenti ». E quindi «ho trovato giusto dare un segnale che esistiamo ancora e riusciamo a essere compatti. Quello che è avvenuto è stato drammatico per tutti, soprattutto per chi lavora nelle istituzioni. È stato un momento veramente difficile per chi lavora nella Magistratura ». Ma, nonostante tutto ciò, «e anche se la tempesta non è ancora finita, la barca è riuscita a stare a galla». Stefani ha poi voluto parlare di etica e della richiesta, fatta dalla politica, di introdurre un codice etico per la Magistratura. E lo ha fatto per sottolineare che «tutti i magistrati sanno benissimo quali sono i principi di base da rispettare » e «quanto accaduto in un Tribunale composto da cinque giudici non deve rovinare l’immagine di tutta la Giustizia, che è composta da altri 116 giudici». Ad ogni modo, ha aggiunto, «riteniamo sia opportuno in questo momento creare questo codice etico». Ma, ha evidenziato, non deve essere un codice «alibi», di facciata. E, «anche se di fatto il codice etico è già applicato, lo faremo per dare un segnale». Non a caso, Stefani in chiusura ha voluto lanciare un messaggio importante: «Facciamo in modo di rimarginare il danno d’immagine per la Magistratura, subito non solo per propria colpa, ma per una situazione che è sfuggita di mano a tutti. Questa è un’occasione per ripartire: i presupposti ci sono; la Magistratura è forte e continuerà a esserlo».

Da straordinari a ordinari? Anche per il posto di Ermani
I neo-nominati giudici supplenti straordinari Monica Sartori-Lombardi e Paolo Bordoli, come hanno confermato ieri al termine della cerimonia, oltre a essersi messi a disposizione temporaneamente quali «supplenti straordinari» al TPC hanno pure concorso per il posto di giudice ordinario al Tribunale penale cantonale, ossia per il posto dell’ex giudice Mauro Ermani, dimessosi a gennaio. Le loro candidature (il concorso si è chiuso proprio un paio di giorni fa) sono quindi ora al vaglio della Commissione di esperti indipendenti, che effettuerà una prima «scrematura». La nomina spetterà poi ovviamente al Gran Consiglio.

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 13 febbraio 2025 del Corriere del Ticino

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Bordoli e Sartori-Lombardi candidati per il dopo Ermani
Tribunale penale: Bordoli e Sartori-Lombardi si sono candidati per il dopo Ermani. Gpc: dichiara fedeltà alle leggi anche Kono-Genini

I due giudici supplenti straordinari designati dal governo (ieri la cerimonia per la dichiarazione di fedeltà alle leggi) aspirano alla carica di magistrati ordinari del Tribunale penale cantonale.

Giudici straordinari, ma anche aspiranti giudici ordinari. Paolo Bordoli e Monica Sartori-Lombardi si sono candidati alla successione di Mauro Ermani al Tribunale penale cantonale (Tpc), dopo le sue dimissioni dalla magistratura. La conferma arriva dai diretti interessati, avvicinati dalla ‘Regione’ al termine della cerimonia, svoltasi ieri a Palazzo delle Orsoline a Bellinzona, che li ha visti dichiarare fedeltà alla Costituzione e alle leggi in seguito alla loro designazione da parte del Consiglio di Stato quali rinforzi provvisori al Tpc: rimpiazzeranno i per ora destituiti Siro Quadri e Francesca Verda Chiocchetti. Per quanto tempo? Impossibile fare previsioni, molto dipenderà dalla durata e soprattutto dall’esito delle procedure ricorsuali avviate da Quadri e Verda Chiocchetti contro la decisione con cui il Consiglio della magistratura li ha licenziati in tronco in relazione al cosiddetto caos Tpc. Fatto sta che la squadra dei togati del Tribunale penale è tornata quasi al completo, a beneficio della sua operatività. Bordoli, sinora giudice dei provvedimenti coercitivi, e Sartori-Lombardi, sinora avvocata e giudice a latere al Tpc nelle corti con tre magistrati, affiancheranno in veste di giudici supplenti straordinari il vicepresidente Marco Villa e Amos Pagnamenta.

Per legge il Tribunale penale cantonale si compone di cinque magistrati. Adesso ci sono due giudici ordinari (Villa e Pagnamenta) e altrettanti giudici supplenti straordinari. Il quinto togato sarà il o la subentrante di Ermani, alla testa del Tpc prima di lasciare il Palazzo di giustizia. Trattandosi di un giudice ordinario, la nomina spetterà al Gran Consiglio. Lui di area Ps, lei in quota Plr, Bordoli e SartoriLombardi si sono dunque annunciati anche per il dopo Ermani. Il concorso è scaduto lunedì. Al momento non è dato sapere se vi siano altre candidature. «Da vent’anni lavoro nella magistratura penale, dapprima come segretario giudiziario, poi come procuratore pubblico e successivamente quale giudice dei provvedimenti coercitivi: ho voluto cogliere anche questa nuova opportunità», afferma Bordoli. «Il penale è un settore del diritto che mi ha sempre appassionata, tant’è che da quasi cinque anni sono giudice a latere al Tribunale penale e in questa funzione ho sempre apprezzato competenze e impegno dei suoi magistrati», sostiene Sartori-Lombardi. Le loro candidature, come quelle di eventuali altri aspiranti giudici ordinari, verranno prossimamente vagliate dalla Commissione di esperti per il preavviso sull’idoneità a ricoprire la carica. Dopodiché la parola passerà alla commissione parlamentare ‘Giustizia e diritti’, che formulerà all’indirizzo del plenum del Gran Consiglio la proposta di elezione. Per sapere chi prenderà il posto di Ermani bisognerà pertanto attendere qualche mese.

Clausole e possibili scenari
Bordoli e Sartori-Lombardi: uno dei due, insomma, potrebbe diventare giudice ordinario. Nel bando di concorso pubblicato il 22 gennaio sul ‘Foglio ufficiale’ era stata inserita dalla ‘Giustizia e diritti’ la clausola secondo la quale “l’aver eventualmente ricoperto la carica di giudice supplente straordinario presso il Tribunale penale cantonale non costituirà per il candidato titolo preferenziale o pregiudizievole”. Si vedrà. Tuttavia se uno dei due candidati oggi noti dovesse essere eletto e i ricorsi di Quadri e Verda Chiocchetti contro la loro destituzione decretata dal Consiglio della magistratura dovessero essere ancora pendenti, potrebbe rendersi nuovamente necessaria (il condizionale è d’obbligo) la designazione governativa di un giudice supplente straordinario per il Tpc. Musica del futuro. Intanto è stato formalizzato un passo a favore dell’operatività della magistratura. Anzi, due passi. Perché oltre a Sartori-Lombardi e Bordoli, ha dichiarato fedeltà a Costituzione e leggi Krizia Kono-Genini (avvocata e sinora segretaria giudiziaria in Procura), anche lei in veste di giudice supplente straordinaria. Sostituisce Bordoli all’Ufficio del giudice dei provvedimenti coercitivi. Ufficio del quale Kono-Genini, area Plr, è stata peraltro già giudice straordinaria: tra il gennaio e il settembre del 2022.

Gobbi: dialogo costruttivo fra i tre poteri
La cerimonia al Palazzo delle Orsoline è anche il risultato «del dialogo costruttivo fra i tre poteri dello Stato e dello sforzo congiunto, in ossequio alle rispettive competenze, nel far fronte a una situazione straordinaria che richiedeva misure straordinarie», sottolinea il direttore del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi, ringraziando inoltre Bordoli, Sartori-Lombardi e Kono-Genini per la disponibilità data a svolgere la funzione di magistrati supplenti straordinari. «In un contesto – osserva a sua volta il presidente del Gran Consiglio, il leghista Michele Guerra – in cui l’eccezionalità diventa temporaneamente la norma, è essenziale riflettere sul ruolo e la missione della giustizia nella società. Accanto alla legalità esiste un altro valore imprescindibile e che oggi emerge con forza: la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Il magistrato non è solo un interprete e un applicatore delle leggi, è anche un custode della fiducia pubblica». Interviene pure il presidente del Consiglio della magistratura, il giudice d’Appello Damiano Stefani.
Accenna al ‘caos Tpc’: «Quello che è avvenuto è stato drammatico per tutti, specie per chi opera nella giustizia. La barca è riuscita a stare a galla grazie alla collaborazione dei tre poteri dello Stato. Le acque si sono un po’ calmate, la tempesta però non è finita». Sono pendenti infatti i ricorsi dei due giudici per il momento destituiti. Poi si esprime sui tre neo giudici supplenti straordinari: «Hanno avuto coraggio». Infine si sofferma sul codice etico in magistratura, la cui introduzione è auspicata dal parlamento: «Lo allestiremo, con il coinvolgimento di tutti i magistrati. Anche se i principi etici sono già ancorati a varie leggi vigenti».

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 13 febbraio 2025 de La Regione

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I due giudici supplenti dichiarano fedeltà

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:2588778

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I Giudici straordinari hanno giurato. “Una boccata d’ossigeno”
Una boccata d’ossigeno dopo un periodo drammatico. Così le autorità hanno descritto la nomina di due giudici straordinari al Tribunale penale. In attesa di una decisione sulla destituzione di Quadri e Verda-Chiocchetti, oggi Monica Sartori Lombardi e Paolo Bordoli hanno dichiarato fedeltà alla Costituzione e alle leggi. Entrambi hanno anche concorso per il posto di giudice ordinario.
Oggi a Bellinzona, nell’Aula del Gran Consiglio, si è tenuta la cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle Leggi da parte dei Giudici supplenti straordinari designati dal Consiglio di Stato al Tribunale penale cantonale e all’Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi. Un momento importante per le Istituzioni e la Giustizia del Canton Ticino, il cui buon funzionamento è stato al centro della proficua collaborazione intervenuta tra i Tre Poteri dello Stato dinnanzi a tale situazione straordinaria. A seguito della dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle Leggi avvenuta oggi a Bellinzona, l’avv. Monica Sartori-Lombardi e l’avv. Paolo Bordoli assumeranno la funzione di Giudici supplenti straordinari al Tribunale penale cantonale, mentre l’avv. Krizia Kono-Genini assumerà la funzione di Giudice supplente straordinario all’Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi, in sostituzione dell’avv. Paolo Bordoli. A prendere parola c’è stato dapprima il consigliere di Stato e direttore del DI Norman Gobbi, che ha subito voluto sottolineare come  “la cerimonia di oggi non costituisce un evento ordinario. Si è infatti resa necessaria a fronte dei noti accadimenti che hanno toccato il TPC”. Un periodo, quello citato da Gobbi, definito “drammatico per tutti” dal presidente del Consiglio della Magistratura Damiano Stefani, il quale ha sottolineato che ad aver sofferto maggiormente è però stata la stessa Magistratura.

Gobbi: “L’importante è andare avanti per il bene della giustizia”
E dopo questo periodo drammatico evocato da Stefani, che ha visto, nell’ordine, la destituzione di Siro Quadri e Francesca Verda Chiocchetti e le dimissioni di Mauro Ermani dal Tribunale penale cantonale, la prima a dichiarare fedeltà alla Costituzione e alle leggi è stata Monica Sartori-Lombardi. Avvocata, d’area PLR, è stata nominata giudice supplente al TPC insieme a Paolo Bordoli, d’area socialista e già procuratore pubblico, sostituito a sua volta quale giudice dei provvedimenti coercitivi da Krizia Kono-Genini. Una cerimonia introdotta dalle autorità che segna un nuovo capitolo, ha sottolineato il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi, che dell’ultimo anno ha commentato dicendo che si è trattato di una questione “limitata a poche persone interne al TPC, che ha tuttavia avuto un impatto molto più ampio sull’opinione pubblica. Ma oggi l’importante è poter dire che stiamo andando avanti per il bene della giustizia ticinese”.
Guerra: “Nomine temporanee per un’esigenza immediata”
A prendere poi parola dopo il giuramento ci ha pensato il presidente del Gran Consiglio Michele Guerra. “Sono nomine temporanee che rispondono a un’esigenza immediata, senza in alcun modo modificare le prerogative del Parlamento. Spetta infatti a quest’ultimo la facoltà di eleggere i magistrati”. Temporanee, sì ha ricordato Guerra, parlando di “atto di responsabilità”. E che, dopo non poche discussioni politiche, non ha precluso ai due nuovi giudici del TPC di concorrere anche per il posto lasciato vacante da Ermani, il cui concorso scadeva l’altro ieri.Kono-Genini:“Mi ha spinto il rispetto che ho per le istituzioni e la giustizia”
Ma cosa ha spinto Kono-Genini a farsi avanti per ricoprire un ruolo decisamente poco ambito? “Mi hanno spinto il rispetto per le istituzioni e per la giustizia, così come la passione che nutro per il ruolo di giudice”. C’è quindi una possibilità di vederla correre per la nomina di giudice ordinario? “Certo. Perché è stata una scelta meditata e ponderata, ma ora che sono in viaggio vorrei arrivare fino in fondo”. Ma questo sarà affare del Gran Consiglio nei prossimi mesi. Nel frattempo, conta che il TPC tornerà a disporre di quattro giudici operativi su cinque. “Queste nomine sono una boccata d’ossigeno per il Tribunale”, conferma Stefani. “Questo perché l’assenza di tre giudici su cinque non è da poco. Ora i due supplenti permetteranno di riprendere una velocità di marcia adeguata alla struttura e preparare la successione nel caso dovessero venir confermate le decisioni attuali, rispettivamente il rientro dei due giudici nel caso le decisioni della Magistratura venissero ribaltate”. Decisioni, le due destituzioni proclamate in seguito alla denuncia del collega Ermani, su cui chiaramente Stefani non si esprime. Lo fa invece sulla possibilità di adottare un codice etico, discussa anche a livello politico. “In questo momento storico potrebbe essere una buona soluzione codificarli, ma secondo noi è un’idea che deve arrivare dal basso. Quindi deve essere condivisa da tutti i magistrati, che saranno poi chiamati ad applicarla. Indipendentemente da quello che deciderà il Gran Consiglio noi lo faremo, ma dobbiamo aspettare che si calmino le acque”, ha concluso Stefani.

https://www.ticinonews.ch/ticino/i-giudici-straordinari-hanno-giurato-una-boccata-dossigeno-407710

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“Se avessimo iniziato a farci la guerra sarebbe finita peggio”
Alla cerimonia per i giudici supplenti straordinari, il presidente del CdM Damiano Stefani ha detto che “la barca è stata a galla grazie all’unità tra magistratura, esecutivo e legislativo”

Mercoledì si è tenuta a Bellinzona la cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle Leggi da parte dei giudici supplenti straordinari, designati dal Consiglio di Stato. La folta presenza nella sala del Gran Consiglio dei rappresentanti del potere giudiziario è sembrata tesa a lanciare ai cittadini il messaggio di una magistratura forte.
L’avvocata Monica Sartori-Lombardi e l’avvocato Paolo Bordoli hanno così assunto la funzione di giudici supplenti straordinari al Tribunale penale cantonale, mentre l’avvocata Krizia Kono-Genini assumerà la funzione di giudice supplente straordinario all’Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi, in sostituzione dello stesso Bordoli.
Le designazioni si sono rese necessarie per riempire i vuoti al Tribunale penale cantonale (TPC), dopo la destituzione di due giudici decisa dal Consiglio della magistratura (CdM) e la successiva decisione della Commissione di ricorso sulla magistratura, che ha respinto le relative domande di effetto sospensivo chiesto dai destituiti. Tutto è però ancora sotto ricorso.
Con i due nuovi giudici supplenti, il TPC conta di ripartire nel segno dell’efficienza e della fiducia, ha detto in aula il direttore del Dipartimento delle Istituzioni Norman Gobbi: “Nel segno della fiducia potendo contare su valide e comprovate competenze che in questo caso provengono dalla Giustizia stessa. Le Istituzioni vengono e devono venire sempre prima delle persone che le rappresentano”. Da parte sua, il presidente del Gran Consiglio Michele Guerra ha ricordato come “mai come oggi necessitiamo di solide fondamenta per garantire una ripartenza credibile e autorevole”.
Dal pulpito del Legislativo oggi ha parlato anche la magistratura, che a differenza della politica, spesso percorre la via del silenzio. “Quello che è avvenuto – ha detto il presidente del Consiglio della magistratura Damiano Stefani – è stato drammatico per tutti. La tempesta non è ancora finita, le acque si sono leggermente calmate e la barca è riuscita a stare a galla grazie all’unità tra la magistratura, l’esecutivo e il legislativo. Se avessimo cominciato a farci la guerra tra di noi sarebbe finita ancora peggio”.
Quanto ai due nuovi giudici supplenti straordinari, Bordoli non ha rilasciato dichiarazioni ma conferma, come la collega Sartori Lombardi, il suo interesse a tramutare la supplenza in un incarico definitivo. Insomma, entrambi hanno partecipato al concorso per la sostituzione del presidente dimissionario del TPC Mauro Ermani. Ma per questo i tempi non sono ancora maturi.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/%E2%80%9CSe-avessimo-iniziato-a-farci-la-guerra-sarebbe-finita-peggio%E2%80%9D–2588334.html

Dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle Leggi dei Giudici supplenti straordinari

Dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle Leggi dei Giudici supplenti straordinari

Comunicato stampa

Oggi a Bellinzona, nell’Aula del Gran Consiglio, si è tenuta la cerimonia di dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle Leggi da parte dei Giudici supplenti straordinari designati dal Consiglio di Stato al Tribunale penale cantonale e all’Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi. Un momento importante per le Istituzioni e la Giustizia del Canton Ticino, il cui buon funzionamento è stato al centro della proficua collaborazione intervenuta tra i Tre Poteri dello Stato dinnanzi a tale situazione straordinaria.

A seguito della dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle Leggi avvenuta oggi a Bellinzona, l’avv. Monica Sartori-Lombardi e l’avv. Paolo Bordoli assumeranno la funzione di Giudici supplenti straordinari al Tribunale penale cantonale, mentre l’avv. Krizia Kono-Genini assumerà la funzione di Giudice supplente straordinario all’Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi, in sostituzione dell’avv. Paolo Bordoli.
Le designazioni decise del Consiglio di Stato ai sensi dell’art. 24 della Legge sull’organizzazione giudiziaria si è resa necessaria a fronte dei noti accadimenti che hanno toccato il Tribunale penale cantonale, con la destituzione di due Giudici decisa dal Consiglio della magistratura e la successiva decisione della Commissione di ricorso sulla magistratura che ha respinto le relative domande di effetto sospensivo.
Alla cerimonia tenuta dal Vicepresidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, il Governo ha voluto la presenza dei rappresentanti dei Tre Poteri dello Stato e dei media, a significare l’importanza di questo momento: per le Istituzioni e la Giustizia del Canton Ticino nonché per la collettività, che nella Giustizia deve riporre fiducia. Un momento istituzionale fondato su uno spirito costruttivo che ha contraddistinto il dialogo intervenuto tra i Tre Poteri dello Stato, dinnanzi a una situazione del tutto straordinaria che ha richiesto giocoforza delle misure straordinarie in favore del buon funzionamento della Giustizia.  

‘Controllo autori di reati, il nostro sistema molto performante’

‘Controllo autori di reati, il nostro sistema molto performante’

In ventidue cantoni adottati nuovi braccialetti elettronici, in Ticino non è stato ritenuto necessario. Sorveglianza attiva? ‘Avanti con le riflessioni’

«È da parecchi anni che in Ticino utilizziamo un tipo di braccialetto – o meglio di cavigliera – di monitoraggio elettronico dei detenuti che riteniamo molto performante, anche rispetto a quello appena introdotto nei 22 cantoni che fanno parte dell’associazione Electronic Monitoring (EM). Associazione a cui, una valutazione d’insieme, ci porta a non avere la necessità di aderire, a meno che in futuro sviluppi, oltre alla sorveglianza passiva, anche quella attiva. In tal caso potremmo considerare un cambiamento di fornitore». Il riferimento di Frida Andreotti, direttrice della Divisione della giustizia del Dipartimento istituzioni (Di), è a “Swiss-Eagle”, un nuovo sistema di monitoraggio elettronico introdotto a fine dicembre nella maggior parte dei cantoni. La notizia è stata annunciata alcuni giorni fa dalla Conferenza delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti cantonali di giustizia e polizia (Cddgp) e dall’associazione EM.

«Il Ticino – ripercorre Andreotti – ha una storia ultra-ventennale di utilizzo della cavigliera elettronica. Nel 1999 siamo stati tra i primi cantoni all’interno della Confederazione a condurre un esperimento pilota in questo senso. Nel frattempo, nel 2016-’17, ci siamo dotati di un nuovo dispositivo con Gps, all’avanguardia rispetto ad altre regioni». Geosatis, così si chiama il sistema adottato a Sud delle Alpi, «è fornito da una ditta giurassiana – rende noto la capadivisione –. Come altri tre Cantoni, abbiamo deciso di continuare a impiegarlo, anche dopo un confronto con i nuovi apparecchi Swiss-Eagle, forniti da una ditta con sede principale all’estero. È vero che il nostro è forse più ingombrante, ma al contempo, con un unico apparecchio, è garantita un’elevata precisione per la localizzazione, la ricezione WiFi, una maggior ergonomia, una maggior durata della batteria, un’applicazione correlata per smartphone, si può aprire a distanza e ha costi concorrenziali, se non inferiori».

Uso in ambito civile per stalking o violenza domestica: solo due volte
A gestire le cavigliere è l’Ufficio dell’assistenza riabilitativa che fa capo alla Divisione della giustizia. «Ne abbiamo 25 in dotazione e li utilizziamo principalmente nella fase di esecuzione della pena» evidenzia Andreotti. Invece di farla scontare in una struttura carceraria, il giudice dei provvedimenti coercitivi ha la possibilità di optare per questo sistema. La persona è controllata e ha un piano giornaliero da rispettare, che stabilisce quando deve trovarsi a casa e quando può recarsi al lavoro. Il braccialetto è concesso a determinate condizioni, tra le quali quella che la persona non deve presentare una pericolosità accresciuta, e ha una funzione riabilitativa, in quanto permette di seguire un percorso di espiazione della pena senza l’allontanamento dalla società. Di recente è stato ad esempio concesso a una signora con due bambini a casa, la quale ha potuto garantire il suo ruolo genitoriale». I braccialetti elettronici, aggiunge la direttrice della Divisione, «vengono impiegati anche dai procuratori pubblici quali misure sostitutive dell’arresto, e durante i congedi dei detenuti». Benché in modo molto limitato, «come nel resto della Svizzera – precisa –, da tre anni a questa parte sono usati anche nell’ambito civile, quando il pretore, su richiesta della vittima di violenza domestica o stalking, può ordinarne l’applicazione agli autori che devono rispettare il divieto di accedere a una determinata area». In Ticino, rileva Andreotti, è stato usato in questo contesto solo in due occasioni.

Attualmente l’unica sorveglianza elettronica possibile è quella passiva, ovvero con la registrazione dei movimenti e una loro verifica a posteriori. Da più fronti, però – quali i granconsiglieri Sabrina Aldi (Lega) e Fiorenzo Dadò (Centro) con una mozione, la Commissione parlamentare giustizia e diritti, i collettivi e coordinamenti femministi – si chiede l’introduzione della sorveglianza attiva per i casi di violenza domestica, dotando anche le vittime che ne fanno richiesta di un dispositivo che avvisi in caso di pericolo e di un pulsante per allertare la polizia, e questo sul modello impiegato in Spagna, dove il tasso di femminicidi è tra i più bassi in Europa. E proprio in Spagna, a gennaio 2023, Andreotti si è recata con una delegazione della Cddgp per comprendere meglio il sistema d’intervento messo in atto nel Paese. Come si legge nel messaggio del Consiglio di Stato del 22 novembre 2023 relativo alla citata mozione Dadò-Aldi, per il governo il sistema spagnolo “appare attualmente difficilmente trasponibile nel suo insieme alla realtà svizzera come pure a quella ticinese”.

‘Problema di conformazione del territorio’
La strategia spagnola di sorveglianza elettronica, volta a combattere la violenza di genere – spiega il messaggio – “è sfociata nel ‘Patto nazionale contro la violenza di genere’ del 2017. Esso comprende una specifica legislazione di diritto penale e civile gestita da tribunali specializzati in ambito di violenza domestica. La realizzazione di tale strategia è costata un miliardo di euro sull’arco dei primi 5 anni di progettazione e implementazione, comportando al contempo l’assunzione di un considerevole numero di collaboratori specializzati”.
Commenta Andreotti: «Un sistema del genere non si crea dall’oggi al domani. E deve trovare una condivisione anche tra i cantoni». Inoltre, tiene a precisare la capadivisione della Giustizia, «si tratterebbe di un mezzo in più, ma che non garantirebbe la completa protezione della vittima. In Ticino abbiamo tra l’altro un problema di conformazione del territorio, in quanto c’è il rischio che autore e vittima risiedano a pochi chilometri di distanza, rendendo vano un intervento tempestivo, oltre al fatto di illudere la persona vittima di violenza sull’efficacia della protezione».
L’intenzione del Dipartimento istituzioni è però di andare avanti nelle riflessioni sul tema, assicura Andreotti, considerando anche il bilancio dell’esperienza in corso nel Canton Zurigo.

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 10 febbraio 2025 de La Regione

 
 
 
Aste pubbliche della settimana

Aste pubbliche della settimana

Comunicato stampa

Il Dipartimento delle istituzioni, tramite la Divisione della giustizia, informa che nel 2025 sarà adottata una nuova modalità di comunicazione riguardante le aste pubbliche organizzate dall’Ufficio di esecuzione e dall’Ufficio dei fallimenti.
A partire da gennaio, un avviso con l’elenco delle aste previste per la settimana successiva verrà trasmesso agli organi di stampa ogni venerdì pomeriggio.
Questa iniziativa, che si affianca ai canali tradizionali – come la pubblicazione sul Foglio ufficiale e sulla pagina web dell’Amministrazione cantonale – mira a raggiungere un pubblico più ampio di potenziali interessati in modo capillare ed efficace. 
Nel documento allegato è possibile consultare l’elenco degli oggetti che saranno messi all’asta nella settimana dal 6 al 10 gennaio 2025.
Per ulteriori dettagli, si invita a visitare la pagina web dedicata

IMPORTANTE: si ricorda che, conformemente alla legislazione vigente, le aste possono essere annullate anche all’ultimo momento.

Il 2024 della giustizia ticinese

Il 2024 della giustizia ticinese

Intervista all’interno dell’edizione di venerdì 20 dicembre 2024 de Il Quotidiano

https://www.rsi.ch/play/tv/-/video/-?urn=urn:rsi:video:2449198

 

Gobbi sul caos giudici: “Le Istituzioni prima dell’ego”
Intervista a tutto campo al consigliere di Stato, al termine di un anno difficile, anche dal punto di vista personale: “Sono stato due volte vittima”

“Ho chiesto (ai magistrati, ndr) calma, rispetto, che è anche la parola scelta da Treccani per il 2024, e soprattutto di mettere al centro le istituzioni e non il proprio ego”. La Giustizia ticinese, uscita fortemente ammaccata dal caos al Tribunale penale cantonale, deve riconquistare la fiducia dei cittadini, ma anche rifarsi un’immagine. E allora, come spiega al Quotidiano il direttore del Dipartimento Istituzioni Norman Gobbi, bisognerà “lavorare soprattutto dal punto di vista della comunicazione”.
Nell’intervista alla RSI il consigliere di Stato torna sulla destituzione di due giudici del TPC da parte del Consiglio della Magistratura. Quanto sarà dura riconquistare la fiducia dei cittadini? “L’immagine della Giustizia, sicuramente, ne è danneggiata tutta, anche se parliamo solamente di cinque giudici su un centinaio di magistrati eletti e nominati dal Gran Consiglio. È una minima parte, ma sicuramente la loro visibilità e il loro ruolo istituzionale ha intaccato l’immagine e per ricostruire o riallacciare questo rapporto di fiducia necessaria tra la magistratura e la popolazione si dovrà lavorare”.

Cosa prova nel vedere dei magistrati che litigano senza sembrare consapevoli del loro ruolo istituzionale?
“Mi sono chiesto se questa situazione si fosse presentata all’interno del collegio del Consiglio di Stato. Qualcuno avrebbe chiamato l’attenzione a tenere il pallone basso, ad abbassare i toni e cercare altre soluzioni che non fosse una denuncia penale, tra colleghi, giudici penali”.

Nel 2020 la vicenda dei cinque procuratori pubblici bocciati dal CdM, poi i problemi logistici e adesso il caos al TPC. Per la magistratura ticinese sembra davvero non esserci pace. C’è in tutto questo anche una responsabilità della politica?
“Da un lato c’è la nostra dimensione territoriale. Non abbiamo la possibilità di andare a pescare fuori cantone dei magistrati, come fanno in Svizzera tedesca o in Romandia. Per la politica e il Parlamento dovrebbe essere tema di riflessione l’accesso a questa funzione pubblica rilevante e il modo in cui i magistrati vengono nominati. Spesso dei potenziali bravi candidati rinunciano perché pensano che quel ruolo sia già riservato a un determinato colore o a una determinata persona”.

Un altro momento importante e complicato la votazione sull’acquisto dello stabile EFG. Quanto hanno influito sul voto del 9 giugno i conflitti nati all’interno del tribunale?
“Secondo me, molto meno rispetto a quello che è l’atteggiamento prudente della popolazione ticinese. Il popolo è molto attento quando non vede la necessità. La necessità di trovare una soluzione logistica è invece reale. Non ci sarà una sola Casa della Giustizia, ma ci saranno più Case proprio nell’ottica, speriamo, di poter ottimizzare l’investimento”.

Questa soluzione costerà di più o di meno?
“A parer mio, potenzialmente costerà qualcosina in più. Farà magari contente più strutture. Una sola Casa sarebbe stata magari ideale dal punto di vista funzionale. Saranno magari immobili più anonimi, ma comunque funzionali”.

Parliamo del progetto Polizia ticinese, che ha già sollevato dei dubbi da parte di chi lo ha definito ‘centralizzato e dirigista’. Una critica che però lei respinge.
“Soprattutto perché il gruppo di lavoro è paritetico. Vi è una metà in rappresentanza del Cantone e una metà di Comuni. È poco corretto parlare di un progetto ‘centralizzante e cantonalizzante’. D’altra parte sarà importante suddividere bene i compiti per chiarire le competenze. Ma soprattutto migliorare il servizio alla cittadinanza che deve essere posta al centro quando si parla di sicurezza”.

Per Norman Gobbi è stato un anno difficile anche sul fronte personale. Mi riferisco al caso dell’incidente stradale occorsole in Leventina. Come ha vissuto i mesi dell’inchiesta penale?
“Qualcuno ha detto che la verità non ha paura delle domande. Alle domande non potevo rispondere pubblicamente, se non a quelle del procuratore generale quando mi ha interrogato. L’inchiesta penale ha permesso anche e soprattutto di chiarire il fatto che il sottoscritto non ha influenzato nulla in questa vicenda. Semmai sono stato due volte vittima. Vittima di un incidente che non ho causato io, come riconosciuto dalle assicurazioni, e vittima poi dell’attacco politico anche per il mio doppio ruolo. Quello di consigliere di Stato, ma anche di coordinatore pro tempore della Lega. Questa situazione l’ho vissuta personalmente in maniera molto pesante. Non solo io, ma anche chi mi è vicino”.

Quanto ha dovuto subire, non è anche motivo di riflessione sui toni che il suo movimento usa ogni domenica nei confronti degli altri?
“Diciamo che negli ultimi anni non mi sembra che il Mattino abbia fatto degli attacchi gratuiti su cose non vere. I toni lo sappiamo sono quelli, è nato così e continuerà così fintanto che Lorenzo Quadri è il redattore responsabile. Anche qui penso che si debba parlare di rispetto. L’importante è rispettare le persone soprattutto nell’ambito, mi permetto di dirlo, della sfera privata. Se si può essere attaccati per quello che si fa, per il ruolo istituzionale, si è pronti anche alla critica e anche alla menzogna. Per questioni privati lo si è molto meno, perché si danneggia quello che c’è dietro la corazza”.

https://www.rsi.ch/info/ticino-grigioni-e-insubria/Gobbi-sul-caos-giudici-%E2%80%9CLe-Istituzioni-prima-dell%E2%80%99ego%E2%80%9D–2448967.html

Pianificazione del comparto della Giustizia del Luganese

Pianificazione del comparto della Giustizia del Luganese

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha deciso gli indirizzi strategici del comparto della Giustizia del Luganese, a seguito della ridefinizione dei contenuti promossa dopo la votazione popolare del 9 giugno 2024. Confermando la necessità di ristrutturare totalmente l’attuale Palazzo di giustizia di Lugano, il Governo ha determinato 4 blocchi di Autorità e Uffici interessati dalla pianificazione, nell’ambito dei quali si procederà con le verifiche dei relativi spazi anche tramite una grida pubblica. Il Consiglio di Stato ha pure deciso gli indirizzi strategici della pianificazione penitenziaria cantonale, che prevedono l’edificazione del futuro complesso carcerario cantonale sull’attuale sedime dello Stato sul piano de La Stampa.

A seguito della votazione popolare dello scorso 9 giugno in merito al nuovo Palazzo di giustizia di Lugano, il Governo ha da subito promosso la ridefinizione dei contenuti della pianificazione logistica per il comparto della Giustizia del Luganese, confermando la necessità di ristrutturare totalmente l’attuale Palazzo di giustizia. Viste le risultanze dell’analisi svolta dall’apposito Comitato guida istituito a tale scopo – presieduto dalla Direttrice della Divisione della giustizia e che vede la partecipazione di rappresentanti del Dipartimento delle istituzioni, del Dipartimento delle finanze e dell’economia e del Consiglio della magistratura –, il Consiglio di Stato ha determinato i seguenti 4 blocchi di Autorità e Uffici interessati dalla pianificazione:

  • blocco 1 “Filiera penale”: Ministero pubblico (sede Lugano), Ministero pubblico (attuale sede distaccata di Bellinzona), Magistratura dei minorenni, Ufficio del Giudice dei provvedimenti coercitivi e Polizia cantonale (Gendarmeria e Polizia giudiziaria);
  • blocco 2 “Tribunale di appello”: Tribunale di appello (Sezioni di diritto civile e di diritto pubblico), Tribunale di appello (rientro della Corte di appello e di revisione penale attualmente con sede transitoria a Locarno), Sede Ordine degli avvocati (per statuto presso il Tribunale di appello);
  • blocco 3 “Preture e Preture di protezione”: Pretura civile e futura Pretura di protezione di Lugano;
  • blocco 4 “Servizi amministrativi”: Ufficio di esecuzione, Ufficio dei fallimenti e Ufficio del registro fondiario (sedi di Lugano).

A questi blocchi si aggiungono le Autorità e gli Uffici potenzialmente collocabili – anche in maniera separata e indipendente – al di fuori degli stessi, tra cui il Consiglio della magistratura, il Tribunale penale cantonale e l’Ufficio dell’incasso e delle pene alternative.
Il Governo ha disposto le verifiche di dettaglio circa le necessità di spazio dei blocchi identificati, in modo da stabilirne la futura ubicazione, anche a livello delle sedi transitorie che possano ospitare provvisoriamente le Autorità. Per ampliare il ventaglio delle potenziali superfici a disposizione (locazione o acquisto di spazi/terreni), verrà indetta una grida pubblica che sarà pubblicata sul Foglio ufficiale il 29 novembre 2024. L’obiettivo del Governo è quello di procedere in tempi rapidi alla ridefinizione della pianificazione, per sottoporre al Parlamento le decisioni del caso tese a rispondere alle esigenze logistiche della Magistratura quale Terzo Potere dello Stato nel Luganese.
Nel contempo, il Consiglio di Stato ha pure deciso gli indirizzi strategici della pianificazione penitenziaria cantonale, visto lo stretto legame tra le Autorità giudiziarie e il settore dell’esecuzione pene e misure nonché la conclamata necessità di ristrutturare totalmente l’attuale Carcere penale La Stampa, giunto al termine del ciclo di vita infrastrutturale. Il Governo ha quindi confermato la realizzazione del nuovo complesso carcerario cantonale sull’attuale sedime di proprietà dello Stato sul piano de La Stampa a Lugano, emersa quale variante ottimale a seguito delle ulteriori verifiche su tutto il Cantone che hanno coinvolto il Dipartimento delle istituzioni, il Dipartimento delle finanze e dell’economia e il Dipartimento del territorio. Una variante concretizzabile per molti fattori tra cui gli aspetti pianificatori, l’idoneità territoriale, la disponibilità del fondo, l’identità del luogo, l’accessibilità per il personale operante e gli addetti ai lavori del settore, compresi gli avvocati. Non da ultimo, si evidenzia anche l’efficienza e l’efficacia gestionale data dalla presenza ravvicinata del Carcere penale, del Carcere giudiziario e del Carcere aperto.
A fronte della decisione del Consiglio di Stato sul futuro complesso carcerario cantonale, verrà attivato il consueto iter-progettuale a sé stante che ha già conosciuto un primo atto formale con l’annuncio del progetto all’Ufficio federale di giustizia da parte del Dipartimento delle istituzioni, ai fini della richiesta di sussidio per le costruzioni in ambito penitenziario previsto dalla legge federale.

Detenuti sempre più difficili affollano il carcere ticinese

Detenuti sempre più difficili affollano il carcere ticinese

Dopo il sovraffollamento dei mesi scorsi, oggi si discute del crescente numero di persone con disturbi psichiatrici o con comportamenti aggressivi
Manca una struttura ad hoc che possa ospitarli – La politica intende affrontare il tema

Se prima nelle strutture carcerarie ticinesi il problema era il sovraffollamento, che lo scorso anno aveva raggiunto livelli allarmanti, ora a impensierire è il comportamento dei detenuti. A confermarlo è lo stesso direttore Stefano Laffranchini, il quale spiega: «Stiamo assistendo a una recrudescenza di casi molto difficili da gestire. Casi di detenuti con spiccate problematiche caratteriali o psichiatriche che finiscono per sollecitare oltre misura anche il servizio medico-psichiatrico del carcere, oltre agli agenti di custodia ». In pratica, nella stragrande maggioranza dei casi, «si tratta di persone che affiancano alle problematiche psichiatriche l’abuso di sostanze stupefacenti». Le cui ripercussioni si fanno sentire soprattutto sul personale, accrescendone il livello di stress e di pressione. Il tutto aggravato dal fatto che in Ticino attualmente manca un centro chiuso per il trattamento terapeutico dei detenuti sottoposti a misure. «I cantoni romandi – spiega Laffranchini hanno a disposizione la struttura Curabilis. Noi disponiamo di cinque posti lì ma, come sappiamo, scontare una misura stazionaria fuori cantone non è la soluzione ottimale per via della lingua e per la distanza dai familiari».

In arrivo i container
La situazione, racconta il direttore, al momento è gestibile: «Soprattutto perché, per fortuna, un anno fa abbiamo aperto il comparto di sicurezza, che ci permette di gestire questi casi. Altrimenti, ora ci troveremmo in seria difficoltà ». All’interno del comparto di sicurezza, una sorta di carcere nel carcere creato nel 2023, sono disponibili nove posti. «Troppo pochi rispetto alle nostre esigenze. Anche perché oltre ai detenuti considerati più pericolosi trovano posto lì anche persone che necessitano di una presa a carico continuativa, che può essere garantita solo in quella sezione». Per alleviare la pressione, il prossimo anno dovrebbero arrivare in Ticino quattro o cinque container che troveranno posto proprio nel comparto di sicurezza. «Al suo interno – spiega Laffranchini – troveranno posto altrettante persone: sia prevenuti, sia detenuti con accresciuti bisogni di tipo psichiatrico ».

Servono altri agenti
Per alleviare il carico di lavoro delle guardie carcerarie e, soprattutto, per cercare di reperire più personale, la Divisione della giustizia nei mesi scorsi ha messo in campo una serie di misure. Da un lato, sgravando gli agenti di custodia dai compiti di sicurezza all’esterno del carcere, affidando il mandato a società di sicurezza esterne. D’altro canto, nel tentativo di reperire nuovi agenti, negli scorsi mesi è stato aperto un concorso per reclutare personale. «Siamo riusciti a trovare sette nuovi agenti, ma non sono abbastanza. Ne servirebbero almeno altri sette, quindi riapriremo a breve un altro concorso », dice Laffranchini. Soprattutto perché almeno sei agenti saranno necessari in vista dell’apertura della nuova sezione femminile, i cui lavori dovrebbero partire a gennaio. «La nostra intenzione è rendere operativa la nuova sezione dedicata alle donne entro la fine del 2025, ma tutto dipenderà dalla possibilità di riuscire a trovare il personale necessario. Confidiamo quindi nel nuovo concorso».

Lettera alla Giustizia e diritti
I problemi di organico, ma anche il tema dei detenuti con problemi psichiatrici, sono stati affrontati venerdì scorso, in occasione di una riunione con la Commissione parlamentare di sorveglianza delle condizioni di detenzione. «Un incontro – spiega il presidente commissionale Patrick Rusconi (PLR) – voluto per capire quale sia il clima di lavoro all’interno delle strutture carcerarie ticinesi e dal quale è emersa la grande stanchezza da parte degli agenti di custodia, alle prese con detenuti che talvolta si comportano in modo molto violento, con insulti e persino sputi». Nella riunione, prosegue Rusconi, è anche emersa la problematica della gestione di detenuti con problemi psichiatrici. «Attualmente alla Stampa c’è solo una figura specifica, impiegata all’80%. A nostro avviso andrebbe fatto qualcosa di più». Per tentare di smuovere le acque, la Commissione di sorveglianza delle condizioni di detenzione scriverà a breve ai colleghi della Commissione Giustizia e diritti. «In primis chiederemo di riflettere sul potenziamento dell’organico, cercando anche di capire come rendere più attrattiva la professione degli agenti di custodia. Inoltre, intendiamo sottolineare l’esigenza di capire che cosa fare con i detenuti psichiatrici, che ormai rappresentano quasi il 20% della popolazione carceraria, magari creando una sezione ad hoc».

Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 12 novembre 2024 del Corriere del Ticino

“I problemi ci sono, ma la magistratura ticinese funziona”

“I problemi ci sono, ma la magistratura ticinese funziona”

Confronto a 60 minuti tra il direttore del Dipartimento delle Istituzioni e il presidente della Commissione giustizia e diritti, Fiorenzo Dadò: “Le criticità sono note da tempo. Non sono novità”

“Non bisogna mai dimenticare che la magistratura ticinese funziona, lavora bene, evade oltre 50’000 incarti all’anno”, esordisce così il Consigliere di Stato e capo del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, ospite a 60minuti lunedì sera. “Questo è l’aspetto principale da mettere in luce”, sottolinea, di fronte alle critiche che negli ultimi tempi montano attorno alla magistratura ticinese.
La giustizia in Ticino, fra veleni e riforme da fare, soffre di un disagio reale. La magistratura ticinese si è fatta notare soprattutto per le battaglie, a colpi di querela, all’interno del tribunale penale. A scuotere gli animi della cittadinanza è stato soprattutto lo scontro fra magistrati, che ha visto due giudici querelare gli altri tre, tra cui il presidente Mauro Ermani.
Una situazione definita “indecente” dal presidente della Commissione giustizia e diritti, Fiorenzo Dadò, che ha ricordato: “I malesseri all’interno, soprattutto del Tribunale penale cantonale (ma non solo), sono noti da tempo. Non sono novità”. “Già in un rapporto del 2018 – insiste il presidente della Commissione – venivano segnalate criticità nella gestione delle risorse umane”.
Norman Gobbi, tuttavia chiarisce: “È importante rispettare i ruoli istituzionali: non è il Dipartimento né la Commissione giustizia e diritti che deve vigilare il buon funzionamento interno” della magistratura. Tuttavia, ammette, “ci sono dei problemi nell’ambito nella gestione delle risorse umane e problemi relazionali”. Un problema che sicuramente incide “sull’ambiente di lavoro, ma non sulla capacità di lavorare”.
Ora è importante lasciare che le procedure in essere facciano il loro corso, argomenta Ivo Durisch, granconsigliere del Partito Socialista, pure membro della Commissione giustizia e diritti. “Il Consiglio della magistratura è preposto alla vigilanza interna: saranno loro a trarre le conclusioni”.
A preoccupare maggiormente il deputato socialista – che fa eco alle considerazioni del direttore de la Regione Daniel Ritzer – è tuttavia la perdita reputazionale. Una perdita alimentata dalle “continue prese di posizione sui media”, espresse da chi non segue le indagini. Infine è stata lacunosa la comunicazione della Commissione amministrativa, che forse “avrebbe dovuto comunicare meglio quello che stava facendo”.

https://rsi.ch/s/2259800

Dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle Leggi

Dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle Leggi

Comunicato stampa

Oggi, 28 agosto 2024, il Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha celebrato la dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi della Pretore aggiunta supplente presso la Pretura di Locarno Città, avv. Alisha Soldati.

Il Consiglio di Stato ha approvato, nel corso della scorsa settimana, una supplenza giusta l’articolo 24 della Legge sull’organizzazione giudiziaria presso la Pretura di Locarno Città, dopo aver informato il Parlamento e il Consiglio della magistratura. La supplenza mira a garantire il buon funzionamento dell’Autorità giudiziaria interessata ed è stata organizzata per il tramite della Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni, d’intesa con il Pretore di Locarno Città.
A contare dal 1° settembre 2024 l’avv. Alisha Soldati assumerà nella misura del 100% la carica di Pretore aggiunta supplente presso la Pretura di Locarno Città e sostituirà, a titolo temporaneo, il Pretore aggiunto Manuel Bergamelli, nel frattempo eletto alla carica di Pretore  della Pretura di Leventina, fino all’entrata in carica del/la nuovo/a Pretore aggiunto della Pretura di Locarno Città, la cui elezione è prevista, dal Gran Consiglio, nei prossimi mesi.
L’avv. Soldati, classe 1991, attualmente attiva presso uno Studio legale di Locarno, ha conseguito nel 2018 il Master in legge all’Università di Lucerna, ottenendo il Certificato di capacità di avvocato del Canton Ticino nel 2021. Dopo il periodo di alunnato giudiziario svolto anche presso la Pretura di Locarno-Città è stata impiegata per alcuni mesi quale Segretaria assessore presso la Pretura di Locarno-Campagna, in occasione di una sostituzione.
Alla cerimonia di giuramento celebrata dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, svoltasi a Bellinzona presso il Palazzo delle Orsoline, hanno preso parte la Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti e il Pretore di Locarno Città, Marco Agustoni.