Il Governo incontra il Procuratore generale della Confederazione

Il Governo incontra il Procuratore generale della Confederazione

Comunicato stampa del Consiglio di Stato | Il Consiglio di Stato ha incontrato oggi a Palazzo delle Orsoline il Procuratore generale della Confederazione Michael Lauber, accompagnato dalla Procuratrice federale Dounia Rezzonico, responsabile dell’antenna distaccata di Lugano e dal portavoce André Marty. Questo terzo incontro ha permesso un nuovo aggiornamento reciproco su temi legati alla sicurezza, e ha confermato l’unità di intenti fra le autorità cantonali e il Ministero pubblico della Confederazione.

Il Procuratore generale Michael Lauber ha anzitutto espresso apprezzamento per l’interesse dimostrato con regolarità dal Governo ticinese verso le attività del Ministero pubblico della Confederazione e per l’ottima collaborazione con la Polizia cantonale e la Magistratura. Ha quindi ricordato i risultati ottenuti grazie alla riorganizzazione completata nel 2015, in particolare con le nuove modalità di lavoro e la suddivisione delle responsabilità fra la sede centrale di Berna e l’antenna distaccata di Lugano.
Per quanto riguarda la lotta alla criminalità organizzata, la vigilanza va mantenuta a un alto livello in Ticino, per contrastare le infiltrazioni dei gruppi mafiosi italiani nell’economia e combattere il riciclaggio di denaro. A questo scopo, la collaborazione con le autorità italiane prosegue in modo regolare, in particolare con i contatti fra il Ministero pubblico della Confederazione e la Procura di Milano. Il Procuratore generale ha inoltre informato in merito all’attuale richiesta – rivolta ufficialmente al Dipartimento federale di giustizia e polizia – di inasprire le sanzioni previste dal Codice penale svizzero per questo genere di reati.

In materia di contrasto alle attività terroristiche sul suolo elvetico, l’attenzione del Ministero pubblico della Confederazione si sta al momento concentrando sulla propaganda fondamentalista. È stato sottolineato come i Cantoni siano chiamati ad assicurare il controllo del territorio e a vigilare in particolare sul proprio sistema penitenziario, evitando che diventi luogo d’elezione per la diffusione del radicalismo.
Il Consiglio di Stato ha espresso la propria gratitudine per l’occasione di incontro e confronto, e riaffermato la volontà di collaborare strettamente con il Ministero pubblico della Confederazione, a tutela della sicurezza sul territorio svizzero e ticinese.

Bracciale elettronico anche agli Hooligans

Bracciale elettronico anche agli Hooligans

Da RSI.ch | Dal 2017 scatta la fase pilota in cui si potrà applicare il braccialetto geolocalizzabile pure agli hooligan

Dall’anno prossimo il braccialetto elettronico, nella nuova versione con geolocalizzazione, potrà venir applicato anche a chi ha il divieto di frequentare stadi o piste di ghiaccio. Il Ticino diventerà così pilota anche in materia di lotta all’hooliganismo.

Sul territorio ticinese si fa dunque un passo in più in materia di braccialetto elettronico e dal 2017 lo potrà applicare anche a quei facinorosi frequentatori di impianti sportivi che oltre a una condanna penale hanno ricevuto delle misure di condotta, come l’obbligo di presentarsi al posto di polizia durante le partite.

Finora in Ticino sono tre le persone state condannate penalmente a seguito di episodi violenti in ambito sportivo. Una deve sottostare anche a misure di condotta e potrebbe quindi essere una potenziale candidata all’utilizzo del braccialetto elettronico. Sarà comunque un test inserito in una fase pilota; al termine del primo anno si tirerà un bilancio e si valuterà il da farsi.

Il mio intervento in radio: http://www.rsi.ch/g/8261419

Pretura di Leventina: designazione della Pretore supplente

Pretura di Leventina: designazione della Pretore supplente

Stamattina l’avv. Elettra Orsetta Bernasconi Matti ha dichiarato fedeltà alla Costituzione e alle leggi, assumendo la carica di Pretore supplente del Distretto di Leventina a metà tempo in condivisione con l’avv. Elisa Bianchi Roth, Pretore supplente del Distretto di Leventina a partire dallo scorso 1° ottobre 2016. Tale impostazione rappresenta una prima per un’autorità giudiziaria del nostro Cantone.
L’avv. Elettra Orsetta Bernasconi Matti ha conseguito la licenza in diritto nel 1995 all’Università di Ginevra e la patente di avvocato in Ticino nel 1999. Dopo aver svolto alcuni anni d’esperienza all’interno di studi legali privati, dapprima a Buenos Aires, in Argentina, dal 2005 è attiva quale vicecancelliera redattrice del Tribunale penale cantonale. Madre di tre figli, l’avv. Bernasconi Matti ha saputo in questi anni coniugare in maniera eccellente la vita personale con quella professionale, apportando con impegno e competenza un prezioso contributo alla giustizia ticinese.
Le due nuove Pretori supplenti del Distretto di Leventina condivideranno dunque la carica in assenza dell’attuale Pretore avv. Sonia Giamboni che beneficerà di un congedo maternità, suddividendosi le mansioni; all’avv. Bianchi Roth spetteranno le incombenze legate al diritto civile, mentre all’avv. Bernasconi Matti quelle relative al diritto penale. Il Governo è particolarmente orgoglioso del fatto che le Pretori supplenti si aggiungano ai numerosi esempi di donne dell’Amministrazione cantonale che riescono a coniugare posizioni di responsabilità e vita familiare.
Alla cerimonia di giuramento hanno partecipato il Presidente del Governo Paolo Beltraminelli, il Cancelliere dello Stato Arnoldo Coduri, la Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti, la Pretore del Distretto di Leventina Sonia Giamboni nonché la Pretore supplente del Distretto di Leventina Elisa Bianchi Roth. Erano pure presenti il Presidente del Consiglio della magistratura Werner Walser, il Vicepresidente del Tribunale penale cantonale Marco Villa e il Presidente della Pretura penale Marco Kraushaar.

Una Pretore supplente per la Leventina

Una Pretore supplente per la Leventina

Nel pomeriggio di venerdì scorso, l’avv. Elisa Bianchi Roth ha assunto la carica di Pretore supplente del Distretto di Leventina a metà tempo rilasciando la dichiarazione di fedeltà alla Costituzione e alle leggi.

La Pretore supplente, attualmente attiva quale segretario assessore nella Pretura del Distretto di Bellinzona, inizierà a svolgere la sua nuova attività a metà tempo a partire da domani, lunedì 3 ottobre 2016. Alla cerimonia di venerdì hanno partecipato il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, il Cancelliere dello Stato Arnoldo Coduri, la Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti e la Pretore del Distretto di Leventina, Sonia Giamboni, che beneficerà di un congedo maternità.

L’avv. Bianchi Roth ha conseguito la licenza bilingue in diritto nel 1999 all’Università di Friborgo e il diploma di avvocato in Ticino nel 2001. Dal 2002 al 2003 è stata segretario assessore proprio presso la Pretura del Distretto di Leventina, svolgendo nel contempo la funzione di Supplente Ufficiale dell’Ufficio esecuzione e fallimenti e dell’Ufficio dei registri della Leventina. Successivamente, e fino ad oggi, è stata attiva all’interno della Pretura del Distretto di Bellinzona sempre quale segretario assessore. Nel 2005, a seguito della dipartita del compianto Pretore Roberto Pedrazzoli, ha ricoperto per circa otto mesi la funzione di Pretore supplente del Distretto di Bellinzona.

Madre di due figli, l’avv. Bianchi Roth negli anni ha saputo coniugare in maniera eccellente la vita personale con quella professionale, apportando con impegno e competenza un prezioso contributo alla giustizia ticinese, che continuerà a fornire nei prossimi mesi quale Pretore supplente del Distretto di Leventina.

Ufficio di esecuzione: apertura a Faido di un nuovo contact center

Ufficio di esecuzione: apertura a Faido di un nuovo contact center

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Sono circa 1’200 le telefonate che quotidianamente giungono nei vari Uffici di esecuzione di Acquarossa, Bellinzona, Biasca, Cevio, Faido, Mendrisio, Locarno, Lugano. In generale negli ultimi anni si è registrato un aumento di contatti con l’utenza in tutti gli ambiti (sportello, telefono, posta elettronica e posta cartacea). L’incessante crescita delle sollecitazioni su tutti i fronti ha reso difficoltosi la reperibilità dei servizi, l’attività di sportello e l’evasione delle pratiche.

Per garantire un servizio più celere ed efficace ai cittadini ticinesi, il Dipartimento delle istituzioni metterà in funzione a partire da lunedì 3 ottobre 2016 un nuovo contact center che permetterà di gestire il traffico telefonico e la posta elettronica in entrata in modo ottimale e fluido.

Di cosa si tratta? Il contact center altro non è che l’evoluzione del più noto call center. Il contact center, infatti, integra funzionalità di comunicazione telefonica con sistemi informativi, aggiungendo all’utilizzo del mezzo telefonico anche altri canali di comunicazione come, tra gli altri, la posta elettronica, il sito internet e la posta cartacea.

Sulla base delle esperienze positive riscontrate alla Sezione della popolazione e alla Sezione della circolazione, che da quasi due anni hanno adottato questo sistema per la gestione delle telefonate e delle richieste in entrata presso i propri servizi, il Dipartimento delle istituzioni ha pertanto deciso di estendere il progetto a un altro suo settore particolarmente sollecitato.

L’utente, dopo un filtro iniziale garantito da un operatore in grado di rispondere a informazioni di carattere generale e fornire di principio risposte esaustive alle sue domande, sarà collegato, in caso di necessità, direttamente con un funzionario che potrà evadere le richieste più specifiche consultando la sua pratica.

Dal 3 ottobre 2016 il nuovo contact center dell’Ufficio di esecuzione ubicato negli spazi del Pretorio di Faido sarà raggiungibile nei giorni feriali (08.00 – 12.00 e 13.30 – 17.00) ai seguenti recapiti:
• Numero generale Ufficio di esecuzione: 091 816 63 00
• Numero fax: 091 814 81 29
• Indirizzo email: di-ue@ti.ch

Questo nuovo progetto del Dipartimento delle istituzioni si inserisce nella strategia di rafforzamento delle regioni periferiche voluta dal Consigliere di Stato Norman Gobbi. Presso il medesimo saranno attivi sette collaboratori ai quali, nel corso del prossimo anno, se ne aggiungeranno di ulteriori che opereranno nel futuro Centro cantonale per i precetti esecutivi, ubicato anch’esso a Faido.

Il Dipartimento delle istituzioni informa infine che prossimamente sarà organizzato un
incontro con gli organi d’informazione per visitare la nuova struttura.

Cinque nuovi secondini ticinesi

Cinque nuovi secondini ticinesi

Da CdT.ch | Il 23 settembre 2016 ha avuto luogo a Friborgo l’annuale cerimonia di consegna dei diplomi di Agente di custodia con attestato professionale federale

Il 23 settembre 2016 ha avuto luogo a Friborgo l’annuale cerimonia di consegna dei diplomi di Agente di custodia con attestato professionale federale, organizzata dal Centro svizzero di formazione per il personale dei penitenziari.

Sono cinque i ticinesi che si sono distinti ottenendo questo importante traguardo: Thea Buletti, Massimiliano Busacca, Diego Giambonini, Dejan Jevremovic, Kemal Güven Yilmaz.

Il Dipartimento delle istituzioni comunica “con particolare soddisfazione che l’agente Thea Buletti è stata premiata per aver conseguito la miglior media d’esame tra gli agenti provenienti dai cantoni aderenti al concordato latino”.

Alla cerimonia, oltre ai neo diplomati, hanno presenziato: per le Strutture carcerarie cantonali il Direttore Stefano Laffranchini, il responsabile delle risorse umane Enrico Ghilardi, il collaboratore dello staff e della formazione Jean-Claude Corazzini e il collaboratore alla formazione Valentino Luccini.

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi – come precisato nella nota – “si unisce alla Divisione della giustizia e alla Direzione delle Strutture carcerarie, nell’augurare ai neo diplomati una carriera ricca di soddisfazioni e successi professionali”.

Giudicature di pace ridotte a diciassette

Giudicature di pace ridotte a diciassette

Da laRegione | Riorganizzazione in arrivo: Giudicature di pace ridotte da 38 a 17 – Al Dipartimento istituzioni ultimato il progetto di messaggio.

La riforma dell’apparato giudiziario ticinese ‘Giustizia 2018’ passa anche dalle giudicature di pace. In questi giorni la Divisione della giustizia del Dipartimento istituzioni ha terminato l’allestimento del progetto di messaggio sulla riorganizzazione del settore. Si propone fra l’altro una riduzione del numero sia delle giudicature che dei giudici di pace. «L’obiettivo principale è di uniformare il carico di lavoro, definendo comprensori di dimensioni per quanto possibile omogenee e mantenendo almeno una giudicatura di pace in ciascun distretto», spiega alla ‘Regione’ la responsabile della Divisione Frida Andreotti. «Oggi – ricorda – ci sono giudicature molto sollecitate con più di 30mila abitanti e oltre mille incarti all’anno, altre invece con meno di mille abitanti e una decina di pratiche all’anno». Di qui la necessità «di un maggiore equilibrio lavorativo, affinché il singolo giudice possa svolgere l’attività a titolo accessorio».

Si prospetta allora una diminuzione dei comprensori, che permetterebbe di passare dalle attuali 38 giudicature di pace a «17». «Alla luce anche delle statistiche del Consiglio della magistratura e della popolazione attribuita ai circondari, il tutto con riferimento al periodo 2011-2015, abbiamo ipotizzato – riprende Andreotti – un carico di lavoro pari a circa 400/450 incarti all’anno, che si traduce in uno o due giorni di lavoro alla settimana». Il numero complessivo dei giudici di pace scenderebbe a ventisei. «Per mantenere all’interno dei comprensori una ripartizione equilibrata, prevediamo la presenza di due giudici di pace nei circondari di Mendrisio, Balerna e Ceresio, cinque nel circondario di Lugano, tre in quello di Bellinzona e un giudice per ognuna delle restanti dodici giudicature di pace», indica ancora la direttrice della Divisione. Per quanto attiene al Bellinzonese si è già tenuto conto dell’aggregazione. «Nel corso dell’estate – aggiunge Andreotti — abbiamo esaminato diversi scenari. Per finire suggeriamo quello a tre giudici, proponendo un comprensorio unico con tutti i Comuni del Distretto di Bellinzona e il Comune di Claro del Distretto di Riviera, che partecipa alla Nuova Bellinzona».

La riorganizzazione concepita dal Dipartimento istituzioni contempla inoltre un «rafforzamento» della formazione, un «nuovo» sistema retributivo e l’«abolizione» della figura del giudice supplente. I giudici di pace continuerebbero a essere eletti «dal popolo» e ad essere competenti «per le cause patrimoniali sino a un valore di 5mila franchi». Il progetto di messaggio, prosegue la titolare della Divisione giustizia, «verrà sottoposto in particolare all’Associazione dei giudici di pace e al Consiglio della magistratura, dopodiché lo trasmetteremo al direttore del Dipartimento Norman Gobbi per l’approvazione del testo da parte del governo».

Posti cantonali in Leventina, ma…

Posti cantonali in Leventina, ma…

Dal Giornale del Popolo del 23 agosto 2016 | Sono in arrivo venti posti di lavoro del Cantone a Faido: il Dipartimento istituzioni intende creare due nuovi centri di competenza – Preoccupa comunque il futuro delle Preture.

In arrivo venti posti di lavoro a Faido dell’amministrazione cantonale, in particolare del Dipartimento istituzioni, che nel capoluogo della Media Leventina intende creare due nuovi centri di competenza. Già dal prossimo ottobre – sono in corso le ultime selezioni del personale – saranno quasi una decina gli impiegati nel Contact center, il centralino di smistamento delle richieste provenienti da tutti gli uffici cantonali di esecuzione e fallimenti. Sempre negli uffici del Pretorio in Piazza Franscini, nel corso del 2017 sarà operativo il Centro cantonale dei precetti esecutivi, anch’esso con il compito di gestire l’emissione di tutti i precetti sull’intero territorio cantonale. Ma seppur accolte con una certa soddisfazione dai sindaci e dai rappresentanti delle valli, in un incontro, a metà luglio, con il direttore del Dipartimento istituzioni, Norman Gobbi e la neo responsabile della Divisione giustizia, Frida Andreotti, queste “iniezioni” di personale cantonale in periferia lasciano qualche perplessità. «Innanzitutto non si tratta di una ventina di nuovi posti di lavoro, perché alcuni sono stati o saranno persi. Comunque una ventina di impieghi cantonali a Faido sono meglio di niente, anche perché i due centri di competenze sono qualificati», sottolinea il sindaco Roland David. «In realtà – spiega la direttrice della Divisione della giustizia – nessun posto di lavoro andrà perso. A dipendenza delle decisioni del Parlamento, occorrerà procedere ad alcuni trasferimenti di sede per i collaboratori degli Uffici esecuzioni di Acquarossa e Biasca. L’obiettivo è quello di continuare a garantire un servizio di qualità ai cittadini, organizzando in maniera più efficiente l’attività dei collaboratori».

Ciò che preoccupa il sindaco di Faido e in genere le autorità comunali delle Tre Valli è l’incertezza sul futuro delle Preture, aspetto che durante l’incontro con il Dipartimento istituzioni è stato solo marginalmente affrontato. «Non s’è ancora capito cosa comporterà per le regioni periferiche la riforma “Giustizia 2018”», dice David. Pronta la replica del Dipartimento istituzioni: «Il sindaco di Faido non deve  preoccuparsi, per le Preture non cambierà nulla – spiega Frida Andreotti –. Saranno gli Uffici esecuzioni di Biasca e Acquarossa che verranno appunto centralizzati a Faido. Ma si tratta di un provvedimento che non riguarda la riforma Giustizia 2018, bensì le misure di risparmio che saranno discusse in autunno in Parlamento», precisa la direttrice della Divisione giustizia.

Spazi adeguati, non cattedrali

Spazi adeguati, non cattedrali

Da LaRegione del 7 giugno 2016, un articolo a cura di Andrea Manna

All’apertura dell’anno giudiziario il neopresidente del Tribunale d’appello affronta il problema logistica

La giustizia ticinese «non ha bisogno di fastose cattedrali dove celebrare i propri riti processuali». E «non è per forza nei tribunali più belli e lussuosi che vengono pronunciate le migliori sentenze, anzi». La nostra magistratura chiede solo «che la macchina della giustizia possa operare nelle migliori condizioni possibili, fruendo degli spazi che le sono necessari per poter offrire ai cittadini il servizio che legittimamente si attendono da questo importante apparato dello Stato». Alla cerimonia di apertura dell’anno giudiziario 2016-2017, ieri a Lugano, il nuovo presidente del Tribunale d’appello (TdA) Matteo Cassina affronta un problema che si trascina irrisolto da (troppo) tempo: quello della logistica. Un problema, sottolinea il giudice, «reale e serio» dell’organizzazione giudiziaria cantonale, come rilevato «anche dal Consiglio della magistratura nel suo rendiconto 2015». In alcuni edifici pubblici in cui operano le toghe, ricorda Cassina, occorrono grossi interventi «di rinnovamento». È che la manovra di rientro da 185 milioni confezionata di recente dal Consiglio di Stato per risanare le casse cantonali non consente ampi margini di manovra. Il responsabile del TdA ne è consapevole e allora «mi chiedo se non sia meglio porsi degli obiettivi magari meno ambiziosi dal profilo finanziario, ma realizzabili in tempi rapidi». Ciò per uscire, sul fronte della logistica, da una lunga «situazione di stallo che tende inevitabilmente a peggiorare sempre di più». Sull’argomento interviene anche il capo del Dipartimento istituzioni: i risparmi prospettati interessano pure la magistratura (basti pensare alla misura che prevede la riduzione, da quattro a tre, del numero dei giudici dei provvedimenti coercitivi), tuttavia, assicura Norman Gobbi , «gli investimenti logistici nel settore della giustizia sono stati mantenuti». Pertanto «continuano la progettazione per la sistemazione a Bellinzona del Pretorio, quella del Palazzo di giustizia a Lugano e le discussioni per concretizzare l’acquisto di un immobile, sempre a Lugano, da destinare al Tribunale d’appello, oltre alla ristrutturazione, contenuta, del carcere penale della Stampa». Parole, quelle del ministro, che lasciano ben sperare, dice Cassina. Dalle parole si tratta ora di passare ai fatti.

Procedura d’elezione, chiarezza
Nella sua relazione il neopresidente del TdA e giudice del Tribunale amministrativo si sofferma anche su ‘Giustizia 2018’, la riforma voluta da Gobbi per rendere l’organizzazione giudiziaria ticinese “più efficace ed efficiente”. E al riguardo Cassina teme un allungamento dei tempi. In particolare quando ci si dovrà occupare di argomenti «di peso» contemplati dal progetto: per esempio «l’eventuale scorporo del Tribunale penale cantonale dal Tribunale d’appello» o «la riorganizzazione dell’intero Tribunale d’appello». Questi e altri gli argomenti di peso della riforma nei quali «entrano in gioco fattori non soltanto tecnico-giuridici, ma pure di carattere politico e finanziario, che non rendono certo agevoli e immediate le scelte che il legislatore è chiamato a fare». Cassina ha accennato anche a un’altra questione annosa (non c’è solo la logistica): la procedura di elezione dei magistrati. Un anno fa il Gran Consiglio ha dato vita a una commissione interna perché esamini una serie di atti parlamentari e se del caso modifichi in parte oppure radicalmente il vigente sistema di nomina di giudici e procuratori pubblici. «Colgo l’occasione – afferma Cassina – per chiedere alla politica di fare chiarezza per tempo, definendo con il dovuto anticipo la procedura che dovrà essere seguita in occasione del prossimo rinnovo generale (nel 2018, ndr) dei mandati di nomina dei giudici d’Appello, sempre ammesso, naturalmente, che si voglia veramente cambiare qualche cosa».

IL CONSIGLIERE DI STATO
La riforma, il tavolo di discussione e la valutazione dei magistrati

«Rendere la giustizia efficace attraverso un reale recupero di efficienza deve costituire un obiettivo ambizioso di lunga durata». Un obiettivo «che deve caratterizzare le istituzioni in generale, anche in funzione di una politica di crescita e di sviluppo in un periodo, come quello attuale, di cambiamenti»: questo «per garantire al cittadino la qualità del servizio a costi adeguati». Ecco il senso, secondo Norman Gobbi , della riforma Giustizia 2018. Il cantiere procede. Ancora questo mese il governo dovrebbe varare il messaggio sulla riorganizzazione delle giudicature di pace. Nel corso dell’estate, fa inoltre sapere il capo del Dipartimento istituzioni parlando alla cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario 2016-2017, «il gruppo di lavoro (di Giustizia 2018, ndr) che si è occupato della revisione della Legge sugli onorari dei magistrati dovrebbe consegnare il proprio rapporto». Non solo. Sempre «nel corso dell’estate» la Divisione giustizia «affronterà i progetti di riorganizzazione del Ministero pubblico e del Tribunale d’appello, traendo spunto dai relativi rapporti elaborati dai gruppi di lavoro». C’è di più. «Seguendo l’esempio di altri Cantoni, intendo istituire ad autunno – continua il ministro – un tavolo di discussione tra il Dipartimento e i rappresentanti della magistratura». Un tavolo di discussione sui temi della giustizia all’insegna del «dialogo» e della «collaborazione», sia pur «nella fisiologica dialettica delle rispettive posizioni».

Centodiciotto magistrati e poco più di 46mila incarti evasi nel 2015. «La valutazione dell’efficienza non può però fondarsi unicamente su schematiche cifre lusinghiere», ritiene Gobbi. Per il consigliere di Stato, vanno approfonditi «ulteriori indicatori per analizzare l’operato delle autorità giudiziarie: mi riferisco in particolare alla durata delle procedure e alla ‘stabilità’ delle decisioni, con riguardo sia alla percentuale delle sentenze impugnate rispetto a quelle emesse, sia alla percentuale dei casi di conferma della decisione nel successivo grado di giudizio». Quest’ultimo «è, secondo me, un criterio di valutazione rilevante, poiché atto a esprimere la capacità di incidere in modo rapido e definitivo sul ripristino della situazione violata per cui il cittadino ha chiesto l’intervento del magistrato». Da qui l’invito di Gobbi al «Consiglio della magistratura» perché «ponga particolare attenzione a questo mio auspicio, così da poter avere una visione più accurata dello stato di salute della giustizia ticinese».

MAURO ERMANI
Pratiche in costante aumento, tuttavia si decide in tempi ancora accettabili

Ultimo discorso, ieri al Palacongressi di Lugano, per il giudice Mauro Ermani in veste di presidente del Tribunale d’appello. Tribunale, dice, «che in generale sta bene, nel senso che pur con i noti problemi dovuti al costante aumento del numero delle pratiche, riesce nella sua attuale struttura a rendere giustizia in tempi ancora accettabili e soprattutto con qualità: gli annuali rapporti del Consiglio della magistratura ne sono un tangibile segnale di conforto».

Il Tribunale d’appello «sta tutto sommato bene, cosa che però non mi esime dal segnalare le perenni difficoltà in particolare a livello di organico: alcune Camere appaiono a tutt’oggi sottodotate», tiene a evidenziare Emani. Il quale considera «sicuramente interessante l’idea» del direttore del Dipartimento istituzioni, quella cioè dei “trasferimenti interni temporanei per ridurre le pendenze” (Gobbi: “È il cosiddetto sistema del pool dei cancellieri o dei giudici”). Il che, osserva Ermani, «presuppone evidentemente che questi collaboratori facciano parte di un’unica autorità giudiziaria».

Nella sua relazione Ermani ricorda fra l’altro l’avvenuta entrata in vigore «dei nuovi regolamenti sull’avvocatura e sul notariato e sugli esami per il conferimento del relativo attestato». Al riguardo sottolinea il «sempre più esiguo numero di avvocati che intendono accedere al notariato: basti pensare che all’ultima sessione di esami scritti si è annunciato un solo candidato». Le ragioni? «L’unica che mi sembra plausibile è legata ai profondi cambiamenti che hanno interessato la professione di notaio, diventata fra l’altro estremamente complicata». Il ruolo di vigilanza del Tribunale d’appello «è rimasto tale e assume un maggior rilievo proprio per la sempre maggiore complessità della funzione di notaio».

Presidente del Tribunale penale cantonale e negli ultimi due anni anche del Tribunale di appello: un biennio, quello di Ermani, caratterizzato pure dai lavori concernenti il dossier Giustizia 2018, volto, negli intendimenti della direzione del Dipartimento istituzioni, ad ammodernare l’organizzazione giudiziaria ticinese. «In questi due anni la collaborazione con il Dipartimento è stata certamente buona – sostiene il giudice Ermani –. Auspico solo che eventuali riforme siano il frutto di un’analisi finalizzata a individuare i problemi e di obiettivi tesi – unicamente – al miglioramento della giustizia».

Giustizia «Vanno fissati obiettivi realizzabili»

Giustizia «Vanno fissati obiettivi realizzabili»

Dal Corriere del Ticino del 7 giugno 2016, un articolo a cura di Michelle Cappelletti

Gli auspici e le preoccupazioni del nuovo presidente del Tribunale d’appello, giudice Matteo Cassina Norman Gobbi rassicura sui tempi della riforma del sistema giudiziario: «Nessuna perdita di slancio»

Le difficoltà logistiche, tra cui il rinnovo del Palazzo di giustizia a Lugano, e la riforma Giustizia 2018, che mira a riorganizzare l’apparato giudiziario cantonale, sono stati i temi al centro dell’inaugurazione dell’anno giudiziario 2016-2017. Il fulcro della cerimonia, tenutasi al Palazzo dei congressi di Lugano, è stato però l’avvicendamento alla presidenza del Tribunale di appello: Matteo Cassina è infatti subentrato a Mauro Ermani . Quest’ultimo nel suo intervento ha sottolineato che «lo stato di salute del Tribunale d’appello è abbastanza buono. Pur con un aumento delle pratiche riesce a rendere giustizia in tempi accettabili e con qualità». Ma non sono mancati gli strali alla politica, rappresentata dal direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi .
A lanciarli il neopresidente Cassina: «I tempi della politica sono lunghi e riguardo a Giustizia 2018 temo una perdita di slancio, senza il quale ogni riforma è destinata a sgonfiarsi». Sul Palazzo di giustizia, Cassina ha poi aggiunto: «Urgono lavori di rinnovamento. Esiste un progetto da 60 milioni di franchi, ma la giustizia non ha bisogno di fastose cattedrali. Non sarebbe meglio porsi obiettivi più contenuti ma realizzabili in tempi rapidi?» Non è tardata la risposta del consigliere di Stato che al Corriere del Ticino ha precisato: «Gli obiettivi non sono quelli di stravolgere il sistema ma di migliorarlo. Quando Cassina ha presentato la sua analisi si è dimenticato di quanto è stato fatto. Nel 2011 è stato lanciato il progetto Giustizia 2018 con l’obiettivo di costituire una sorta di gremio di idee. C’è stato un confronto sul documento con tutte le autorità giudiziarie, le quali hanno dato nel 2012 le loro risposte, a seguito delle quali nel 2013 è stato dato avvio a gruppi di lavoro che nei due anni successivi hanno consegnato i loro rapporti. Gli ultimi sono arrivati durante l’autunno 2015, penso in particolar modo al Ministero pubblico e al Tribunale d’appello».
Per Gobbi i tempi sono forzatamente lunghi, perché «se si vuole coinvolgere tutti ci vuole tempo». Ma non per questo si deve temere una perdita di slancio di Giustizia 2018: «Lo slancio non manca, così come la mia energia. Evidentemente andremo avanti in base alle priorità, che vanno al Tribunale d’appello». Ed è anche in questo senso che Gobbi ha annunciato una novità: «In autunno verrà istituito un tavolo di lavoro sulla giustizia, in cui verranno discusse le problematiche del settore insieme ai magistrati. Sarà un luogo di condivisione sui temi che deve tradursi in collaborazione e dialogo».

Sicurezza e informatica

Ma nel cantiere della giustizia ci sono altre sfide da affrontare: Cassina si è infatti chinato sul tema della sicurezza nei Tribunali, per la quale «non è stato adottato nessun provvedimento», e sul programma informatico del Tribunale d’appello: «Le Camere non possiedono una piattaforma unificata. Una lacuna che fa sì che tutto il know-how sia legato alla memoria storica dei giudici, che quando terminano il proprio mandato viene persa». Infine, il presidente ha ricordato la riforma della procedura d’elezione dei magistrati: «In giugno del 2015 è stata istituita dal Gran Consiglio la speciale Commissione. Occorre capire che tra i vari sistemi al vaglio nessuno è perfetto, tutti presentano dei limiti. Quello attuale non mi pare da buttar via, forse basterebbero maggiori accorgimenti per fare in modo che funzioni meglio».

Le prossime tappe
All’inaugurazione Gobbi ha colto l’occasione per fare il punto sulla riforma Giustizia 2018 e sui cambiamenti che attendono il settore nei prossimi anni. «In ogni cambiamento va vista un’opportunità», ha sottolineato Gobbi. Dopo aver ricordato le sfide derivanti dall’apertura del tunnel di base del San Gottardo, quelle relative alla piazza finanziaria ticinese a seguito della bufera che ha travolto la BSI e il pacchetto di riequilibrio delle finanze cantonali, Gobbi si è concentrato sul sistema giudiziario, facendo appello alla solidarietà interna, sollecitando la creazione di un pool dei cancellieri o dei giudici per risolvere le situazioni critiche, con lo scopo di «rendere la giustizia efficace attraverso un reale recupero di efficienza», ha precisato. Obiettivo, questo, a cui mira Giustizia 2018, di cui Gobbi ha presentato un aggiornamento: «Nel mese di giugno verrà presentato il messaggio di riorganizzazione delle Giudicature di pace ed entro la fine del mese terminerà la consultazione sul progetto di creazione di un’autorità penale delle contravvenzioni».
Ma anche l’estate si profila calda sul cantiere della riforma: «Il gruppo di lavoro sulla Legge sugli onorari dei magistrati dovrebbe consegnare il proprio rapporto e la Divisione della giustizia affronterà il progetto di riorganizzazione del Ministero pubblico e del Tribunale d’appello. Inoltre, il Governo attende anche che il Parlamento si esprima in merito alla proposta di accorpare alle Preture le competenze in materia di protezione del minore e dell’adulto, oppure di continuare con le Autorità regionali di protezione, rafforzandole».
Si prospetta quindi un autunno intenso, che prevede anche altri lavori in relazione alla digitalizzazione degli archivi e all’erogazione di servizi tramite sportelli virtuali. Ma non è tutto: «Occorrerà implementare la comunicazione elettronica tra cittadini e autorità giudiziarie e nei prossimi mesi verrà allestito un primo progetto per il notariato elettronico».

qualche cifra
il tribunale d’appello
Il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha rivelato qualche cifra riguardante il funzionamento della giustizia. Per ciò che concerne il Tribunale d’appello, questo conta oltre 130 collaboratori e ha una spesa totale di 37 milioni di franchi ed entrate pari a 4 milioni di franchi.
il potere giudiziario
Il potere giudiziario oggi conta su oltre 340 persone. Nel 2015 le uscite (del potere giudiziario e della magistratura) sono state di 75 milioni di franchi, di cui 45 milioni sono derivati da spese del personale, 15 da spese per il collocamento di giovani e invalidi e 6 milioni per l’assistenza giudiziaria. Per ciò che riguarda le entrate, queste hanno raggiunto quota 20 milioni.
gli incarti
Secondo il Rendiconto 2015, i 118 magistrati attivi in Ticino, supplenti esclusi, hanno evaso l’anno scorso 46.000 incarti.