Bilancio 2016 del Settore esecuzione pene e misure: il Dipartimento delle istituzioni pronto a intervenire

Bilancio 2016 del Settore esecuzione pene e misure: il Dipartimento delle istituzioni pronto a intervenire

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni |

Il Dipartimento delle istituzioni ha presentato oggi il bilancio di attività 2016 del Settore esecuzione pene e misure, comprendente l’attività delle Strutture carcerarie cantonali e dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa. Un momento di particolare pressione per questo settore: nel 2016 infatti, la popolazione carceraria ha registrato un ulteriore aumento, con un totale di 80’633 giornate d’incarcerazione. Un sovraffollamento strutturale che influenza l’attività dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa, che nel 2016 si è occupato di 787 persone in stato di carcerazione (733 uomini e 54 donne), di 153 in stato di libertà e di 81 casi di violenza domestica.

La pressione sul Settore esecuzione pene e misure è ulteriormente incrementata nel 2016, come dimostra la crescita della popolazione carceraria, che nel 2016 ha impegnato gli agenti di custodia con una media di 80 detenuti in più al giorno rispetto al 2011. Una tendenza preoccupante che ha un impatto anche sulle attività dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa (UAR), che negli ultimi anni ha conosciuto un importante aumento dei compiti ad esso attribuiti, come quelli inerenti alla gestione del braccialetto elettronico, del lavoro di utilità pubblica e dei casi di violenza domestica. Compiti che aumenteranno con l’entrata del nuovo diritto sanzionatorio il 1. gennaio 2018.

Come sottolineato durante la conferenza stampa dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi, è necessario intervenire su due ambiti prioritari: il personale dell’intero settore la logistica delle infrastrutture. Dal punto di vista delle risorse umane, è intenzione del Dipartimento delle istituzioni presentare un aumento graduale del personale delle SCC sul prossimo triennio, mentre per quanto concerne l’UAR la questione verrà trattata nell’ambito del messaggio di adeguamento della legislazione cantonale al nuovo diritto sanzionatorio. A livello logistico, il Consiglio di Stato ha approvato a fine 2016 il Masterplan logistico delle SCC che permetterà di far fronte alle necessità delle strutture a medio termine, Masterplan ora al vaglio dei servizi centrali dell’Amministrazione cantonale per i dovuti approfondimenti.

Alla conferenza stampa odierna sono intervenuti Frida Andreotti, Direttrice della Divisione della giustizia, Stefano Laffranchini-Deltorchio, Direttore delle SCC, e Luisella Demartini-Foglia, Capo dell’UAR, che hanno presentato nel dettaglio il bilancio 2016 relativo alle attività del settore nonché gli obiettivi dell’anno corrente, che vertono sui due ambiti di intervento prioritari definiti dal Dipartimento delle istituzioni. Un intervento concreto oggi necessario per continuare a garantire l’importante servizio assicurato dalle collaboratrici e dai collaboratori di questo settore delicato e sensibile, servizio che va infine a beneficio della sicurezza dell’intera collettività.

Conferenza latina dei direttori di giustizia e polizia

Conferenza latina dei direttori di giustizia e polizia

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Il Ticino ha ospitato giovedì 30 e venerdì 31 marzo la seduta plenaria della Conferenza latina delle direttrici e dei direttori dei dipartimenti di giustizia e polizia. Nel corso della due giorni a sud delle Alpi, i Consiglieri di Stato dei Cantoni Friborgo, Ginevra, Giura, Neuchâtel, Ticino, Vaud e Vallese si sono confrontati su temi legati alla sicurezza, agli affari militari e alla protezione della popolazione, alla giustizia, ai fenomeni migratori.

L’incontro primaverile della Conferenza, sotto la presidenza del Consigliere di Stato ginevrino Pierre Maudet, vede riuniti i responsabili dei settori della giustizia e della polizia dei Cantoni latini ed è stato organizzato in Ticino su iniziativa del Consigliere di Stato Norman Gobbi. All’incontro hanno pure partecipato i rispettivi comandanti delle Polizie cantonali e i responsabili delle esecuzioni delle pene, che hanno contribuito alla proficua discussione svolta nel Comune di Collina d’Oro.

L’incontro ha inoltre offerto l’occasione per un confronto politico ad alto livello, contribuendo a definire alcune priorità condivise da tutti i Cantoni latini, nonché far comprendere le peculiarità del Ticino inserito nella necessaria collaborazione intercantonale. Tra i vari temi è stato pure affrontato quello relativo ai flussi migratori e alle entrate illegali, che hanno visto coinvolti in maniera preponderante il Cantone Ticino e il Canton Vallese nel 2016; ad ora le previsioni per il 2017 confermano il trend e indicano un ulteriore aumento di questa tipologia di migrazione.

Il Consigliere di Stato Norman Gobbi è stato accompagnato per l’occasione dal Segretario generale del Dipartimento delle istituzioni Luca Filippini, dalla Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti, dal Vice Comandante della Polizia cantonale Lorenzo Hutter, dal Direttore delle Strutture carcerarie cantonali Stefano Laffranchini e dalla Capufficio dell’assistenza riabilitativa Luisella Demartini.

Nella foto i Consiglieri di Stato Alain Ribaux (Neuchâtel), Nathalie Barthoulot (Giura), Pierre Maudet (Ginevra), Béatrice Métraux (Vaud), Norman Gobbi (Ticino) e Maurice Ropraz (Friborgo).

Servizi cantonali in Vallemaggia: il Dipartimento delle istituzioni rassicura le autorità locali

Servizi cantonali in Vallemaggia: il Dipartimento delle istituzioni rassicura le autorità locali

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Nelle scorse settimane si è tenuto a Bellinzona un incontro tra il Dipartimento delle istituzioni e alcuni rappresentanti istituzionali della Vallemaggia. Oggetto della discussione la presenza di servizi cantonali del Dipartimento delle istituzioni nella regione, sul cui mantenimento il Direttore Norman Gobbi ha rassicurato le autorità locali, invitandole nel contempo anche a formulare altre proposte al Consiglio di Stato relative alla possibile decentralizzazione di servizi cantonali.

All’incontro hanno preso parte, per il Dipartimento delle istituzioni, il Consigliere di Stato Norman Gobbi, la Direttrice della Divisione della giustizia Frida Andreotti, l’Ufficiale dei registri dei Distretti di Locarno e Vallemaggia Claudia Adami come pure quello di Bellinzona e Tre Valli Simone Albisetti. In rappresentanza della Vallemaggia erano presenti il Sindaco del Comune di Cevio, Pierluigi Martini, il Presidente dell’Associazione dei Comuni di Vallemaggia Marcello Tonini, il deputato in Gran Consiglio Fiorenzo Dadò, nonché il Pretore di Vallemaggia Siro Quadri.

L’incontro ha permesso di discutere le riorganizzazioni in atto all’interno del Dipartimento delle istituzioni, che toccano alcuni settori presenti nella Valle. È stata altresì l’occasione per spiegare nel dettaglio le difficoltà operative del settore dei registri che impongono un’apertura parziale degli stessi in tutte le regioni periferiche. Il Dipartimento ha quindi rassicurato le autorità locali sul mantenimento dei servizi attuali siti a Cevio concernenti il settore dei registri e delle esecuzioni nonché i fallimenti e lo stato civile. Il servizio alla cittadinanza, mediante un’apertura parziale degli sportelli rispettivamente mediante servizio su appuntamento, continuerà ad essere garantito. Inoltre, sono in corso altri approfondimenti per centralizzare a Cevio nei prossimi anni alcune specifiche attività inerenti a questi settori.

Le autorità della Vallemaggia presenti all’incontro hanno preso atto delle difficoltà gestionali di alcuni uffici, ma soprattutto della disponibilità del Dipartimento delle istituzioni e della flessibilità del medesimo nell’adattare i progetti di riorganizzazione in atto anche alle esigenze delle diversi regioni, in particolari quelle periferiche. Un aspetto che si è riscontrato anche nella Valle di Blenio, vista l’intenzione del Dipartimento di istituire ad Acquarossa la sede circondariale di riferimento per le Tre Valli dell’Ufficio dello stato civile.

Le autorità della Vallemaggia continueranno quindi ad adoperarsi alfine di rafforzare la presenza di servizi cantonali di tutti i Dipartimenti nella regione, presentando al Consiglio di Stato altre possibile proposte di decentralizzazioni di servizi pubblici.

Giustizia: la sfida del futuro

Giustizia: la sfida del futuro

Dal MDD l Il voto delle e dei Ticinesi di domenica scorsa, favorevole alla riduzione da 4 a 3 dei giudici dei provvedimenti coercitivi, è stato un segnale chiaro a sostegno delle scelte del Governo e del Parlamento nel programma di risanamento delle finanze cantonali. Quella dei giudici è stata la sola che toccava una riduzione nell’ambito della Giustizia ticinese, la quale dovrà affrontare la stessa sfida che attende tutta la pubblica amministrazione: fare di più con le stesse risorse.

Il fronte sindacale e della sinistra asseriva, durante la campagna sul referendum per la riduzione da tre a quattro dei giudici dei provvedimenti coercitivi, che si trattava di un risparmio minimo e che si sarebbe incrinata la garanzia dei diritti fondamentali a coloro colpiti da misure di privazione di libertà o interessati da procedimenti penali. Questo punto di vista è quello di un vecchio modo di pensare il funzionamento in generale della Pubblica amministrazione, che non mette in discussione il modus operandi e continua con la mortale affermazione “abbiamo sempre fatto così”.

La sfida che attende l’amministrazione pubblica, e quindi anche l’amministrazione della Giustizia, è saper affrontare l’evoluzione dei bisogni e del lavoro, rispondendo “presente!” e facendo fronte al lavoro con meno risorse o al maggior lavoro con le stesse risorse disponibili. Sono sforzi che dobbiamo compiere per non dilatare all’insostenibile – finanziariamente parlando – i costi dello Stato e delle sue prestazioni.

La Giustizia deve però operare secondo leggi, codici e codici di procedura, si potrebbe obiettare. Vero, ma in taluni casi le prassi instaurate potrebbero essere semplificate, grazie anche ai progetti che a livello intercantonale si stanno promuovendo per una sempre maggiore digitalizzazione del funzionamento della giustizia, sia civile che penale. A monte ci vuole una parziale riorganizzazione, che stiamo portando avanti con il progetto “Giustizia 2018”, che vuol rivedere organizzazione e funzionamento interno dei vari settori della magistratura. Inoltre, è auspicabile una collaborazione tra i vari settori della giustizia ticinese nel condividere risorse non utilizzate appieno.

Una sfida non facile da cogliere, ma che – di questi tempi – deve essere presa di petto da tutti gli attori in campo, con coscienza e responsabilità. Le spese dello Stato nei settori sensibili della socialità cresceranno in futuro, dovute in particolare a invecchiamento della popolazione, crisi economica e dumping salariale; di conseguenza, il “sistema Stato” deve saper far meglio con minori risorse in tutti i suoi settori di attività, Giustizia inclusa. 

In conclusione, ringrazio le cittadine e i cittadini Ticinesi per il loro voto favorevole alla riduzione da 4 a 3 giudici dei provvedimenti coercitivi, per aver dimostrato un atto di fiducia nei confronti di Governo e Parlamento, lanciando così la sfida all’apparato statale del “saper far di più con meno”.

Norman Gobbi, Consigliere di Stato e Direttore DI

Giustizia «I ticinesi hanno capito che così funziona»

Giustizia «I ticinesi hanno capito che così funziona»

Dal Corriere del Ticino | Norman Gobbi soddisfatto per la riduzione dei giudici dei provvedimenti coercitivi – Raoul Ghisletta: «Vedremo in futuro»

Alla prova delle urne non c’erano solo i due temi legati alla socialità, ma pure la giustizia. Ed è rarissimo che in Ticino vi siano referendum che interessano l’apparato giudiziario. Alla prima prova, con un distacco piuttosto netto, si è imposto il Governo che ha visto il popolo avallare la misura di risparmio inserita nella manovra di risanamento delle finanze cantonali. Con il 53,7% di sì (51.156 voti) contro il 46,3% di no (44.146) i ticinesi hanno deciso che i giudici dei provvedimenti coercitivi non saranno più quattro, bensì tre. In ogni caso, come misura compensativa, verrà attribuito all’ufficio un’unità giuridica proveniente dall’Amministrazione cantonale che non intaccherà in alcun modo il risparmio previsto. Il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi esprime «soddisfazione, perché questa votazione era complicata e insidiosa. In sostanza nessuno aveva capito il senso di questo referendum». Intende dire che neppure i promotori sapevano il perché? «Esatto, neppure loro sapevano bene cosa stavano facendo. La mia impressione è che quando si sono trovati di fronte le misure previste nella manovra hanno voluto trovare un pretesto per inserire nei referendum anche un tema che toccasse il sottoscritto, senza considerare quale era la reale posta in gioco. L’ho sempre detto: se abbiamo deciso di restare con tre giudici anziché quattro è perché ormai da mesi si procedeva già così e l’esperienza ci ha dimostrato che le cose funzionavano. Altri hanno voluto mettere in atto una battaglia ideologica e ora sono stati serviti dal verdetto popolare». Dopo questa decisione si può dire che la giustizia non verrà più toccata da misure di risparmio? «L’ho sempre detto, quello di cui stiamo parlando l’ho sempre considerato il contributo della giustizia al risanamento, una decisione che ci permetterà di risparmiare 256.000 franchi». Sul tavolo ci sono molte riforme che interessano il settore, alcune proposte puntuali arriveranno nei prossimi mesi, il lavoro per andare nella direzione di richieste puntuali anche del Ministero pubblico: «Io resto fiducioso e sono pronto ad impegnarmi, come sempre, per questo delicato settore». Si attende anche da parte del Parlamento un chiaro indirizzo per la questione della nomina dei magistrati? «Quello che noi proponiamo è chiaro, si tratta del sistema che funziona sul piano federale e che mantiene una sensibilità politica. Mi attendo che si decida e non si lasci trascorrere altro tempo infruttuso». E veniamo a chi la battaglia sul giudice dei provvedimenti coercitivi l’ha persa. Raoul Ghisletta, parlamentare del PS e sindacalista VPOD, esprime «rammarico, sono certo che, a lungo termine, la qualità della giustizia ne subirà delle conseguenze. Oggi c’è chi si dice soddisfatto, ma lo attendo nei prossimi anni. Allora gli ricorderemo questo momento di giubilo. Lo ripeto, ad uscire perdente oggi è la giustizia. Che vi sia chi esulta mi dà da pensare. Non dimentichiamo che il 46,3% dei votanti, ci ha dato ragione. Snobbare questo dato non mi pare molto responsabile. Dalle urne è giunto un chiaro segnale al Consiglio di Stato che, a nostro avviso, ha dimostrato di non considerare con sufficiente senso di responsabilità i problemi che concernono il nostro sistema giudiziario». Cosa intende dire? «Che non si entra come elefanti in una cristalleria, altrimenti i danni, prima o poi, sono garantiti». A suo avviso nella giustizia non c’è nulla da toccare, come d’altronde nella socialità? «La giustizia merita di più. La questione del quarto giudice è quanto di peggio si possa fare in un settore delicato: agire all’insegna dell’improvvisazione. Un pensionamento o una vacanza di un giudice non può essere il pretesto per tagliare un ramo essenziale di una pianta. Oggi è scontato, in Ticino avremo meno giustizia». Il presidente del PS Igor Righini reagisce così: «La votazione sul giudice a mio avviso era una questione marginale legata a una posizione in organico che noi abbiamo deciso di referendare, ma non era comunque un argomento legato a una battaglia di società come gli altri due referendum».

«Es war ein Fehler, einen Italiener anzustellen»

«Es war ein Fehler, einen Italiener anzustellen»

Da Tages Anzeiger | Im Tessin schlägt ein mutmasslicher Korruptionsfall um das Migrationsamt hohe Wellen. Sicherheitsdirektor Norman Gobbi über die Probleme des Südkantons.

Am Mittwochabend wurde bekannt, dass ein Bauunternehmer illegale Arbeiter aus Drittstaaten ins Tessin geholt und sie weitervermittelt hat. Dabei halfen ihm Angestellte des Tessiner Migrationsamtes. Was ist der Stand der Dinge?
Zum Glück war nur noch einer der Kantonsangestellten aktuell bei uns tätig. Er ist momentan suspendiert, und gegen ihn läuft ein Verfahren. Eine andere Angestellte wurde bereits früher wegen disziplinarischer Massnahmen entlassen. Dies hatte aber nichts mit dem am Mittwoch kommunizierten Fall von Menschenhandel zu tun. Bei der dritten Person handelte sich um eine Praktikantin, die nur ein Jahr auf dem Migrationsamt arbeitete.

Wie konnte das nur passieren?
Die Situation ist natürlich nicht erfreulich, weil das Vertrauen der Behörden und der Bevölkerung missbraucht wurde. Zudem ist es besonders ärgerlich, weil es im für das Tessin sehr sensiblen Bereich der Migration geschah.

Praktikantin, disziplinarische Massnahmen das spricht aber nicht für ein professionelles Verhalten der Tessiner Behörden.
Wir können nur ab und zu Stichproben machen. Das Migrationsamt behandelt jährlich 77’000 Fälle und hat nur 70 Mitarbeiter. Sie arbeiten also unter enormem Druck.

Offenbar handelte es sich bei dem Kantonsangestellten um einen erst kürzlich eingebürgerten Italiener. Ist es nicht etwas billig, die Schuld auf einen Ausländer abzuschieben?
Nein, es war ein Fehler, einen Italiener anzustellen – und vor allem nicht in einem Migrationsamt. Das ist für mich nicht tragbar. Ich habe noch nie gehört, dass bei den italienischen Behörden Schweizer arbeiten dürfen. Deshalb stellen wir in unserem Departement nur noch hier geborene oder eingebürgerte Schweizer an.

Abgesehen von diesem Vorfall erreichen uns immer wieder irritierende Nachrichten aus Ihrem Kanton: Das Burkaverbot, die Registrierpflicht für ausserkantonale Handwerker oder der obligatorische Strafregisterauszug für Ausländer. Haben Sie keine Angst, dass das Image des Tessins darunter leidet?
Solange das Tessin die Last alleine tragen muss, wird sich nichts ändern. Nur ein paar Beispiele: Über welchen Kanton kommen zwei Drittel aller illegal eingereisten Personen in die Schweiz? Das sind immerhin 30’000 Menschen. Wer hat die meisten Grenzgänger der Schweiz? Wir haben gleich viele Grenzgänger wie die ganze Deutschschweiz zusammen. Der Tessiner Arbeitsmarkt besteht zur Hälfte aus einheimischen und zur anderen Hälfte aus ausländischen Arbeitnehmern. Wir waren immer ein Sonderfall, und die heutigen Herausforderungen bestätigen das.

Müssen wir uns ums Tessin sorgen? Ist es ein Pulverfass?
Sagen wir es so: Wir sind ein Labor, wo die politischen, sozialen und wirtschaftlichen Problematiken früher auftreten als in der übrigen Schweiz. Das haben die Leute satt. Wir müssen viele Probleme allein lösen, ohne Rückendeckung von Bern und der Deutschschweiz. Deshalb kommen aus dem Tessin immer wieder solche «beunruhigenden» Neuigkeiten.

Die kantonale SVP-Initiative «Zuerst die Unsrigen» wurde im September mit 58 Prozent gutgeheissen. So soll bei gleicher Qualifikation einem Tessiner Bewohner der Vorzug vor einem Ausländer gegeben werden. Das erinnert an Trumps America First.
Zumindest lässt sich sagen, dass die Probleme oft zuerst im Tessin auftreten. Deshalb wurde das Tessin kürzlich als Laboratorium für soziale Probleme und den Rechtspopulismus bezeichnet

Ist Trump ein Vorbild für Sie?
Wenn ich sehe, was im Tessin, teilweise in der Schweiz und auch weltweit passiert, dann ich stelle ich diplomatisch fest, dass die Globalisierung nicht ganz geglückt ist. Es gibt ähnlich wie in den USA auch hierzulande eine zunehmende Spaltung zwischen Stadt und Land. Randregionen wie das Tessin haben das Nachsehen.

Sind sind also ein Trump-Fan?
(schmunzelt) Mir gefällt Trump, obwohl ich natürlich nicht alles gutheisse, was er tut.

(Intervista di Michael Soukup: http://www.tagesanzeiger.ch/schweiz/herr-gobbi-ist-das-tessin-ein-pulverfass/story/19294958)

Arrestato un collaboratore dell’Ufficio della migrazione

Arrestato un collaboratore dell’Ufficio della migrazione

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni | Il Dipartimento delle istituzioni ha preso atto dell’arresto di un collaboratore e di un’ex collaboratrice dell’Ufficio della migrazione. Le ipotesi di reato nei loro confronti sono di furto, corruzione passiva e infrazione alla Legge federale sugli stranieri.

L’inchiesta ticinese è stata aperta lo scorso anno a seguito della denuncia da parte della Capo Sezione della popolazione a.i. Morena Antonini alla Magistratura. Il Dipartimento delle istituzioni informa che la collaborazione con gli inquirenti è stata, è e continuerà ad essere completa, come avvenuto in questi mesi.

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, il Consigliere di Stato Norman Gobbi, condanna l’accaduto e deplora che funzionari abusino della fiducia posta nei loro confronti da parte dell’Amministrazione cantonale e della cittadinanza.

La segnalazione da parte della direzione della Sezione della popolazione agli organi di polizia è sinonimo di funzionamento dei controlli interni e dell’attenzione posta su questo fronte. Si sottolinea come i nuovi controlli interni e le nuove procedure che saranno introdotte con la riorganizzazione dell’Ufficio migrazione, decisa la scorsa settimana, sono state elaborate anche sull’esperienza maturata nella collaborazione con la Polizia cantonale nell’ambito di questa specifica inchiesta. Per ogni situazione dubbia saranno ordinati approfondimenti amministrativi e saranno adattati gli eventuali provvedimenti necessari, allo scopo di impedire la possibilità del ripetersi di illeciti.

Per i dettagli sulle accuse a carico degli arrestati si rimanda al comunicato della Magistratura.

Verstoss gegen Burkaverbot: Lugano büsst IZRS-Frau Nora Illi mit 250 Franken

Verstoss gegen Burkaverbot: Lugano büsst IZRS-Frau Nora Illi mit 250 Franken

Da LuzernerZeitung.ch | Nora Illi muss wegen eines Verstosses gegen das Tessiner Burkaverbot eine Busse von 250 Franken bezahlen. Sie war im Sommer voll verschleiert erwischt worden. Illi will die Busse anfechten – notfalls bis vor den Gerichtshof für Menschenrechte.

Den Bussenentscheid habe ihr die Stadt Lugano im Januar mitgeteilt, sagte Nora Illi auf Anfrage unserer Zeitung. Illi ist beim Islamischen Zentralrat der Schweiz (IZRS) für Frauenangelegenheiten zuständig. Sie war im letzten Sommer in der Stadt Lugano mit einem Nikab ertappt worden. Dieses Kleidungsstück verhüllt bis auf einen Sehschlitz den ganzen Körper.

Illi wird die Busse jedoch anfechten – notfalls bis vor dem Europäischen Gerichtshof für Menschenrechte in Strassburg. «Das Tessiner Verhüllungsverbot schränkt mich in einer islamischen Kultushandlung und in meinem Recht auf Selbstbestimmung ein», sagt Illi.

Seit letztem Juli gilt im Kanton Tessin ein Burkaverbot. Verstösse dagegen können mit 100 bis 10’000 Franken sanktioniert werden. Bis jetzt wurden sechs Verfahren im Zusammenhang mit dem Burkavebot eröffnet, wie das Tessiner Sicherheitsdepartement am Montag mitteilte. Ob davon auch Touristinnen aus dem arabischen Raum betroffen sind, ist nicht bekannt.

Neben der Busse aus Lugano droht Illi eine weitere der Stadt Locarno. Am Tag des Inkrafttretens des Verhüllungsverbots schritt die Konvertitin in ihrem Nikab über die Piazza Grande und wurde dabei von der Polizei angehalten. Bis jetzt hat die Stadt Locarno Illi noch keine Busse zugestellt.

In Locarno wurde Illi von Rachid Nekkaz begleitet. Der algerische Unternehmer hat angekündigt, die Kosten für alle erwischten Burkaträgerinnen zu übernehmen. Nekkaz begleicht auch die Bussen, die sich vollverschleierte Frauen in Frankreich, Belgien und einhandeln. Nach Inkrafttreten des französischen Burkaverbots im Jahr 2010 gründete Nekkaz einen Fonds zur Verteidigung der «Freiheit und der religiösen Neutralität des Staates». Mit den Mitteln daraus finanziert er die Verstösse gegen die Burkaverbote.

(Articolo di Kari Kälin: http://www.luzernerzeitung.ch/nachrichten/schweiz/Verstoss-gegen-Burkaverbot-Lugano-buesst-IZRS-Frau-Nora-Illi-mit-250-Franken;art66368,960979)

Giustizia: Nomine, tante idee poche certezze

Giustizia: Nomine, tante idee poche certezze

Dal Corriere del Ticino | Elezione dei procuratori con meno competenze per il Parlamento: dubbi e perplessità in Commissione Norman Gobbi: «Una revisione del sistema è necessaria, ma non mancherà di suscitare forti resistenze»

Il funzionamento del Ministero pubblico e il rapporto tra giustizia e politica si trovano a un bivio: mantenere l’attuale sistema di nomina dei magistrati o cambiare rotta? Una domanda che dovrà trovare risposta in tempi brevi e che ieri è stata al centro dei lavori della Commissione procedura elezione magistrati che ha incontrato il direttore delle Istituzioni Norman Gobbi , chiamato a presentare il suo piano. Come anticipato a Piazza del Corriere martedì scorso, tra le ipotesi scaturite dal gruppo di lavoro Giustizia 2018 vi è infatti la possibilità che il Parlamento elegga unicamente il procuratore generale e i procuratori capi che poi, a loro volta, nominerebbero i procuratori pubblici. Una revisione che necessiterebbe però una modifica di legge poiché si toglierebbero competenze al Legislativo. «Occorre valutare come modificare il sistema. Oggi l’elezione di tutti i pubblici ministeri è affidata al Gran Consiglio – ci spiega Gobbi – ma questo comporta un appiattimento della scala dell’organizzazione gerarchica». Una procedura che per il consigliere di Stato pone «qualche problema dal punto di vista organizzativo e funzionale», ma che d’altra parte è ancorata nella tradizione del nostro cantone. «In Ticino la nomina dei procuratori è sempre avvenuta secondo questo iter e un eventuale cambio di rotta, a detta di alcuni, lederebbe la funzione del Ministero pubblico e degli inquirenti – evidenzia Gobbi – evidentemente un cambiamento così forte non mancherà di sollevare delle forti resistenze».

E proprio in tal senso, come hanno reagito i membri della Commissione di fronte alle proposte esposte dal Dipartimento delle istituzioni? «Sul tema ci sono ancora vari punti da chiarire – sostiene Andrea Giudici (PLR) – bisogna ad esempio capire quanti procuratori verrebbero eletti dal Gran Consiglio e anche se la rappresentanza politica resta solo un auspicio, se verrebbe introdotta nella legge o se addirittura verrebbe pubblicata nel bando di concorso. Insomma ci sono più varianti che vanno approfondite. Da parte nostra è assodato che l’aspetto politico non va inserito nel bando ma che, qualora i candidati presentassero delle capacità equivalenti, si abbia un’attenzione in tal senso». Ma non solo. Tra le ipotesi al vaglio della Commissione vi è altresì la possibilità che i magistrati, invece che dal Parlamento, vengano eletti dal popolo. Un’opzione che potrebbe figurare in un rapporto targato La Destra e la cui relatrice sarebbe Lara Filippini. «Sul tema dobbiamo ancora discuterne nei gruppi, ma in linea generale propendiamo per mantenere lo stato attuale, con l’elezione da parte del Gran Consiglio», afferma Fiorenzo Dadò (PPD). Discussioni in corso anche in casa leghista. Come precisa la deputata Sabrina Aldi se da una parte «la posizione della Lega è chiara perché molti esponenti si sono espressi più volte a favore di una nomina popolare», dall’altra il gruppo «non ha ancora sciolto le riserve».

Sul tavolo della commissione vi è poi il rapporto elaborato da Maurizio Agustoni (PPD) che prevede sì di mantenere la situazione attuale, ma apportando alcune piccole modifiche. Tra queste, la possibilità di introdurre una Commissione giudiziaria incaricata di preavvisare l’elezione dei magistrati e che potrebbe avvalersi di esperti per valutare l’idoneità dei candidati sotto un profilo di competenze giuridiche e organizzative. «Su quest’ipotesi stiamo cercando di capire se vi sia un consenso – aggiunge Agustoni – e quali compiti si vuole effettivamente dare a questa commissione». Infine, il capogruppo socialista Ivo Durisch rileva che «sulle competenze della nomina mi sembra ci sia una certa concordanza. Ora attendiamo di vedere in che direzione si vuole andare per quanto concerne la riorganizzazione giudiziaria. E lì probabilmente ci saranno degli aspetti più problematici».

(Articolo di Viola Martinelli)

Votazione cantonale: tre sì per il bene del nostro Cantone!

Votazione cantonale: tre sì per il bene del nostro Cantone!

Dal Mattino della domenica | Una scelta responsabile per tutti i ticinesi
Mancano due settimane a domenica 12 febbraio. Ognuno di noi – dal vivo o con il voto per corrispondenza – si recherà alle urne per esprimersi su quattro oggetti a livello Cantonale: oltre alla protezione giuridica degli animali, voteremo su due modifiche di legge nell’ambito della socialità e sulla riduzione da quattro a tre giudici dei provvedimenti coercitivi. Quest’ultime sono tre misure che abbiamo proposto come Governo nell’ottica di risanare le finanze cantonali, misure poi approvate dal Parlamento.

Il pareggio dei conti del Cantone è l’ambizioso obiettivo che ci siamo posti come Consiglio di Stato nel corso della legislatura. Quello del Governo è un atto di responsabilità: vogliamo essere certi di poter consegnare alle generazioni future un Ticino finanziariamente sano, che dia la possibilità ai ticinesi di porsi davanti alle sfide future sapendo di poterle affrontare con le giuste capacità. L’obiettivo è quindi questo: migliorare l’utilizzo delle risorse pubbliche, senza tuttavia intaccare l’efficacia dei servizi, nel rispetto dello stato di diritto e soprattutto a favore di chi ne ha più bisogno.

Assistenza e cura a domicilio
Il risanamento finanziario chiesto dal Parlamento tocca tutti gli ambiti e i servizi dello Stato, ai quali è richiesto un uso parsimonioso delle risorse. I Servizi di assistenza e cura a domicilio (SACD) hanno accettato di fare la loro parte, di rivedere i propri processi operativi e risparmiare 2,5 milioni di franchi. Ogni servizio, tramite la modifica della legge in votazione, dovrà proporre e attuare entro due anni (quindi entro il 2019) le misure organizzative necessarie per ottimizzare i propri mezzi senza avere un impatto sulle prestazioni fornite agli utenti e senza chiedere un contributo finanziario agli utenti.

Soglie di accesso alle prestazioni sociali
La votazione del 12 febbraio interesserà anche il settore delle prestazioni sociali. La modifica di alcune soglie di accesso permetterà di disciplinare più equamente l’erogazione di contributi, in funzione del numero di membri della famiglia e con particolare attenzione ai nuclei più fragili. La modifica permetterà inoltre di ottenere nuove risorse, che saranno in parte reinvestite a favore della conciliabilità tra lavoro e famiglia, confermando quindi il Ticino ai primi posti tra i cantoni più generosi.

Riduzione dei giudici dei provvedimenti coercitivi
Non da ultimo, fra due settimane andremo alle urne per votare sulla diminuzione da quattro a tre giudici dei provvedimenti coercitivi, e l’attribuzione di un giurista già impiegato all’interno all’Amministrazione cantonale. Questa misura porterà a un risparmio annuale di 256’000 franchi, ossia un milione sul quadriennio. Con questa formula garantiamo la qualità delle decisioni prese dai giudici; infatti, negli ultimi sei mesi del 2016 tale ufficio ha funzionato e funziona tuttora con soli tre giudici, senza evidenziare grossi problemi di operatività. Una misura sostenibile e garante della legalità.

Queste tre misure, se viste singolarmente, possono sembrare poca cosa; stiamo invece parlando di 20 milioni di franchi. Invito quindi ognuno di noi ad agire responsabilmente, accompagnando la propria scelta di voto con uno sguardo ampio su tutta la manovra finanziaria proposta. Votiamo 3 volte sì, per un unico obiettivo: il bene del nostro Cantone!

Norman Gobbi, Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni