Il Nano, il Mattino e la sfida che ci attende

Il Nano, il Mattino e la sfida che ci attende

25 anni del Mattino: per continuare sulla strada segnata abbiamo bisogno di tutti i Ticinesi!

Quanto manca il Nano al nostro Cantone, al Ticino che lui tanto aveva a cuore? Molto, moltissimo. Manca la sua genialità nell’affrontare i diversi temi e soprattutto la sua capacità di comprendere i bisogni dei cittadini Ticinesi. Una capacità innata ma frutto anche del fatto che il Nano, con la gente, ci stava veramente. Come amava ricordare, lui il sabato non andava a giocare a golf in un qualche club esclusivo, ma al contrario accoglieva nel suo ufficio tutte le persone che ogni giorno si rivolgevano a lui per chiedere una mano, un aiuto. E il Nano era sempre lì, pronto ad ascoltarli e a cercare di trovare una soluzione alle loro preoccupazioni. Era da qui che probabilmente nasceva la sua naturale propensione a capire il Popolo ticinese.

25 anni per il Ticino e i Ticinesi

Proprio per il Popolo ticinese, 25 anni fa il Nano si è lanciato, insieme a Flavio Maspoli, in quella fantastica avventura dal nome “Il Mattino della Domenica”. Un giornale per la gente; un giornale contro la partitocrazia e volto a dare voce a chi, di voce, prima di quel fatidico 18 marzo 1990 non ne aveva. Ricordo ancora quando, durante la mia adolescenza, la domenica mattina mi recavo trepidante a prendere il Mattino. Furono proprio gli ideali difesi dal giornale a conquistarmi e a spingermi ad abbracciare il nostro Movimento! Negli anni il Mattino, insieme a tutta la Lega, ha combattuto diverse battaglie in favore del Canton Ticino. Dai Bilaterali alla manodopera frontaliera, siamo sempre stati lì, in prima linea e prima di tutti, per tutelare gli interessi dei Ticinesi. C’era chi, nel 1990, dava sei mesi di vita al Mattino; c’era chi, nelle cantonali del 2007, pregustava la fine della Lega; c’era chi, due anni fa, dava sei mesi di vita al giornale dopo la scomparsa del nostro Nano. Noi invece non abbiamo mai mollato e, dopo 25 anni, il Mattino e la Lega sono ancora qui, per il Ticino e i Ticinesi!

Ticinesi: abbiamo bisogno di voi!

Ora siamo chiamati a proseguire sulla strada segnata dal Mattino e dal nostro presidente a vita. Il Nano guida sempre il nostro operato e i suoi insegnamenti sono vivi dentro tutti noi. Personalmente, anche assumendo importanti cariche istituzionali non ho mai perso lo spirito leghista, quello spirito che si traduce nella volontà di lavorare a favore del Canton Ticino. Se il Nano oggi fosse qui metterebbe tutti in guardia. La sfida che ci attende il 19 aprile è di quelle difficili: siamo l’avversario da battere e tutti gli altri partiti sognano di scalzarci dalla nostra posizione. Ancora una volta, non dobbiamo mollare! Dobbiamo continuare ad impegnarci, ogni giorno, a favore dei nostri cittadini, ascoltando le loro preoccupazioni e adoperandoci per trovare delle soluzioni concrete ai loro problemi. Questo è uno degli insegnamenti più grandi che ci ha lasciato il Nano, questo è il motivo per cui 25 anni fa nasceva il Mattino e per cui nel 1991 è stata fondata la Lega. Un giornale per la gente, un Movimento per i Ticinesi!

GRAZIE!

Norman

Più poliziotti in Svizzera

Più poliziotti in Svizzera

Aumento globale degli effettivi delle forze dell’ordine del 2%. In Ticino l’incremento in due anni è stato del 7%. Il numero degli agenti di polizia attivi in Svizzera è aumentato di 400 unità a livello nazionale durante il 2014, di cui 59 solo in Ticino. A segnare la maggior progressione in termini numerici il Ticino che ha visto gli agenti delle polizie comunali e di quella cantonale crescere dalle 871 unità di fine 2013 a 930 di inizio 2015, ossia un incremento del 7%.

Globalmente, progredendo del 2%,il numero di poliziotti è di 17.700. Ne danno notizia i domenicali svizzero-tedeschi sulla base di una pubblicazione della Conferenza svizzera di comandanti delle polizie cantonali. In tutti i cantoni e comuni svizzeri si è assistito ad una crescita degli effettivi. Solo i cantoni di Lucerna, Svitto e Uri sono in controtendenza.

Pure in netto aumento gli agenti attivi nei cantoni Argovia (da 886 a 925), Ginevra (da 1.374 a 1.431) e Vaud (da 1.840 a 1.916). Meno pronunciate gli aumenti negli altri cantoni romandi. Malgrado questa lievitazione numerica, la Federazione svizzera dei funzionari di polizia ritiene che sul territorio nazionale manchino 7.000 effettivi.

http://www.rsi.ch/news/svizzera/Pi%C3%B9-poliziotti-in-Svizzera-4059854.html

Aree di sosta per i nomadi: chi si lamenta oggi?

Aree di sosta per i nomadi: chi si lamenta oggi?

Dal Mattino delle domenica.

Norman Gobbi ha detto basta alle situazioni di degrado vissute a Galbisio e altrove

Il Caffè della Peppina – proprio loro, quelli che pontificano e danno dei piangina a tutti i cittadini di questo sfigatissimo Cantone – aveva gridato allo scandalo, quando Norman Gobbi, a pochi mesi dalla sua entrata in Governo, aveva deciso di dire basta alle aree di sosta per i nomadi stranieri. Non contento, il Caffè della Peppina – sempre loro, quelli della morale a due velocità, per cui è sem­pre tutta colpa della Lega – aveva pure paventato l’apocalittico scena­rio: intere carovane di zingari che at­traversano il Cantone e si fermano ovunque sul nostro territorio, senza nessun controllo. Uella! Verrebbe da dire oggi. Un uella accompagnato da una semplice domanda: chi si la­menta oggi per la chiusura delle aree di sosta per i nomadi stranieri? Rispo­sta: nessuno!

Un’azione chiara e decisa

Nonostante il sinistreggiante can can mediatico iniziale, la decisione presa dal ministro Gobbi e portata avanti dal Dipartimento delle istituzioni da lui diretto non ha posto nessun problema; anzi, è stata una decisione che ha fi­nalmente dato, dopo molto anni, una risposta concreta ai Ticinesi.

Un’azione chiara e inequivocabile, anche a livello di comunicazione, che ha permesso di evitare che situazioni di degrado come quelle vissute a Gal­bisio o altrove si ripetessero ancora.

Oggi, grazie all’intervento di Norman Gobbi, in Ticino non vi sono più aree di sosta per i nomadi stranieri, che in passato avevano creato non poche problematiche alla Popolazione tici­nese. Un intervento, quello del nostro Norman, che ha pure permesso di eli­minare la Commissione cantonale no­madi, una delle tante commissioni inutili create negli anni dai partiti sto­rici solamente per fare posto a nuove cadreghe (sempre quelle!).

Gobbi guarda alla concretezza

L’azione di Norman Gobbi nell’am­bito dei nomadi stranieri è una delle tante misure portate avanti in questi quattro anni dal nostro ministro. Nel suo lavoro, Norman Gobbi non si è mai lasciato influenzare dai finti mo­ralisti, ma ha sempre cercato – senza scorciatoie – vie percorribili che por­tassero a delle soluzioni concrete a beneficio del Ticino e dei Ticinesi.

Il fatto che nessuno si lamenti oggi per la mancanza delle aree di sosta per i nomadi stranieri è la prova di come il lavoro del nostro Norman sia sempre stato incentrato sulla concre­tezza e non su facili consensi. Alla faccia dei moralisti da quattro soldi del Caffè della Peppina, sempre pronti a decretare la fine del Ticino per colpa della Lega.

MDD

Visita al Gruppo di artiglieria 49: un Esercito moderno ed efficace

Visita al Gruppo di artiglieria 49: un Esercito moderno ed efficace

Interessantissima visita quella svoltasi ieri presso la Piazza d’armi di Bière al Gruppo di artiglieria 49 (gr art 49), alla quale ho partecipato insieme alle Autorità civili, militari ed ecclesiastiche del nostro Cantone. Una visita che ha permesso di osservare da vicino il lavoro svolto dall’artiglieria e la formazione dei militari durante i corsi di ripetizione.

Il mitico “Quarantanöv”, che riporta indietro la mia memoria a quando ero anch’io – con altri mezzi – un artigliere, è un orgoglio per il nostro Cantone; un gruppo che incarna lo spirito ticinese e che svolge un importante servizio a favore della nostra sicurezza. Per questo motivo è stato un vero piacere incontrare personalmente i quadri e i soldati in servizio!

Il brigadiere Maurizio Dattrino, comandante della brigata fanteria di montagna 9, ha introdotto la visita indicando come la Svizzera sia attualmente in una “zona comfort”, e cioè in una situazione relativamente tranquilla, in cui l’intervento dell’Esercito non è ancora necessario. Tuttavia, i corpi di truppa devono essere comunque pronti ad intervenire qualora il nostro Paese dovesse uscire da questa “zona comfort”. Ed è proprio per garantire questa prontezza che l’Esercito lavora, ogni anno, alfine di mantenere i militari istruiti e in grado di assolvere efficacemente i loro compiti!

Il ruolo dell’Esercito è evoluto nel tempo, come ha ricordato il ten col SMG Manuel Rigozzi, comandante del gr art 49. Il servizio militare non è più quello di trent’anni fa: oggi siamo di fronte ad un esercito moderno ed efficace, che mira a gestire in maniera efficiente le risorse a sua disposizione. Un esercito che oggi è anche maggiormente vicino ai bisogni della popolazione e pronto ad intervenire in caso di necessità a favore delle Autorità civili.

Ringrazio nuovamente il gr art 49 per la visita stimolante che ha consentito di toccare con mano la prontezza della formazione d’artiglieria. In qualità di Direttore del Dipartimento delle istituzioni ho sempre sostenuto la causa grigioverde e in particolare il mantenimento dell’Esercito sul territorio ticinese. Una presenza essenziale, sia in termini di sicurezza che a livello economico, come testimoniamo gli investimenti futuri – si parla di 200 milioni! – della Confederazione in Ticino. Una presenza che garantirà pure quel rapporto diretto tra Esercito e cittadinanza, fondamentale alfine di mostrare alla popolazione il servizio che i militari svolgono a favore di tutti.

L’esercito e l’economia ticinese

L’esercito e l’economia ticinese

di Marco Lucchini, presidente STU

L’assemblea nazionale della Società svizzera degli ufficiali a Locarno, dopo anni di assenza di tale importante consesso dal Ticino, suggerisce alcune riflessioni sulle relazioni che intercorrono tra il nostro esercito di milizia e le sue possibili ricadute sull’economia locale.

A tale proposito va innanzitutto detti che lo scorso 18 febbraio il Consiglio federale ha approvato il messaggio relativo agli investimenti immobiliari del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport per l’anno 2015. Il messaggio in questione prevede importanti commesse della Confederazione nel canton Ticino, tra le quali vanno menzionati sicuramente i 55 milioni di franchi per il risanamento totale della caserma di Isone e i 12,5 milioni di franchi per la terza tappa del nuovo centro logistico dell’esercito al Monte Ceneri (per le prime due tappe sono già stati stanziati 60 milioni di franchi). Nei prossimi anni sono inoltre previsti altri 80 milioni di franchi per le caserme di Airolo e del Monte Ceneri.

Questi investimenti testimoniano come la presenza dell’esercito in Ticino sia ritenuta importante dalla Confederazione. Il fatto che nel nostro cantone siano presenti molte specializzazioni dell’esercito ci consente di disporre sul nostro territorio di truppe a prontezza elevata e in grado d’intervenire in caso di necessità in aiuto della popolazione.

Non va d’altra parte dimenticato che il mantenimento sul suolo cantonale della maggior parte delle infrastrutture militari oggi presenti, nel contesto del progetto relativo all’ulteriore sviluppo dell’esercito, costituisce, unitamente agli investimenti della Confederazione sopra citati, un importante risultato anche per l’economia locale, chiamata a fronteggiare un difficile periodo di crisi, dovuto alle vicende legate all’abbandono della soglia minima di cambio con l’euro. La presenza di tali infrastrutture genera posti di lavoro, come pure un indotto di investimenti indiretti, legati alla gestione e alla manutenzione.
Il comitato della Società ticinese degli ufficiali ringrazia il Dipartimento delle istituzioni e la sua direzione per il sostegno alla presenza dell’esercito in Ticino e per l’impegno a difesa degli interessi cantonali nell’ambito dei diversi progetti federali. Grazie al sostegno delle autorità cantonali si è salvaguardata e ampliata la presenza grigioverde in Ticino.

Corriere del Ticino, 11.03.2015

 

No burqa, pronta la legge

Il governo vara la nuova Lop per l’applicazione del divieto di dissimulare il volto in pubblico. La riformata normativa sull’ordine pubblico al vaglio del prossimo Gran Consiglio. Multe da 100 a 10mila franchi.

Nello stesso giorno in cui a Berna anche il Nazionale, dopo la Camera alta, certifica la conformità al diritto federale della norma costituzionale ticinese anti-burqa e anti-niqab, a Bellinzona il Consiglio di Stato vara il progetto di nuova Legge sull’ordine pubblico (Lop) per l’applicazione della citata disposizione. Ovvero del divieto di dissimulare il volto in luoghi pubblici, chiesto da un’iniziativa promossa dal losonese Giorgio Ghiringhelli e approvato – nonché ancorato alla Carta fondamentale del Cantone – dal 65,4 per cento dei votanti nella consultazione popolare del 22 settembre 2013. Il dossier passa ora all’esame del Gran Consiglio, a quello che uscirà dalle urne il prossimo 19 aprile: il divieto in questione scatterà solo quando, parlamento permettendo, entrerà in vigore la riformata Legge sull’ordine pubblico.

Legge che rappresenta sì, come ha spiegato ieri ai giornalisti il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi , «la norma di applicazione» dell’articolo costituzionale che proibisce di nascondere il viso «sul suolo pubblico, nei luoghi aperti al pubblico e in quelli destinati a offrire un servizio pubblico». Ma non solo. Con la revisione totale della Lop, normativa risalente al 1941, il governo propone, in materia di contravvenzioni, di assegnare ai municipi la competenza – al momento dell’autorità giudiziaria (Procura e/o Magistratura dei minorenni) – di perseguire tutta una serie di infrazioni. Fra queste l’accattonaggio, il disturbo della “tranquillità pubblica” e l’adescamento “su suolo pubblico o privato visibile al pubblico” (prostituzione). Tra le nuove infrazioni punibili dai Comuni figura appunto la dissimulazione del volto in luoghi pubblici. E il ‘littering’. Dalla lista è stato invece cancellato il vagabondaggio, giuridicamente arduo da definire con la libera circolazione. Le sanzioni? Da 100 a 10’000 franchi: «L’importo massimo della multa per le contravvenzioni», ha ricordato il sostituto procuratore generale Antonio Perugini . Ai contravventori residenti all’estero la polizia «potrà chiedere un anticipo a copertura delle spese procedurali e dell’ammontare prevedibile della multa». Se i comportamenti sanzionabili dai municipi dovessero sfociare in reati gravi, interverrebbe allora la magistratura.

È però chiaro che la novità di peso sono gli articoli d’applicazione della norma costituzionale che vieta di celare il viso. Riduttivo chiamarla norma anti-burqa, ha rilevato Perugini: «Il divieto vale per tutti coloro che su suolo pubblico non possono essere immediatamente identificati essendo il loro volto nascosto». Peraltro la Svizzera «è uno dei pochi Paesi dove non vige l’obbligo di andare in giro con documenti di legittimazione».

Sarà punito anche il littering

Secondo la proposta di nuova Legge sull’ordine pubblico, “sono puniti con la multa di competenza municipale coloro che intenzionalmente: a) praticano l’accattonaggio; b) lasciano vagare su suolo pubblico animali potenzialmente pericolosi che sono in loro custodia, omettono di adottare le misure necessarie per evitarne la fuga oppure di avvertire senza indugio l’autorità quando è avvenuta; c) omettono, malgrado l’ingiunzione fatta loro dalla competente autorità, di riparare o di demolire gli edifici pericolanti, di effettuare lavori urgenti o ripari per evitare un pericolo imminente, persistono, malgrado il divieto, a continuare in lavori o opere considerati pericolosi; d) sporcano, imbrattano o in altro modo insudiciano il suolo o beni pubblici (si tratta del littering, graffitismo incluso, ndr), riservate le eventuali norme comunali in materia; e) disturbano, a causa del loro stato psico-fisico alterato, la tranquillità pubblica con atti, clamori o altre molestie; f) effettuano schiamazzi notturni nei luoghi abitati in violazione delle norme locali di quiete; g) esercitano la prostituzione nei luoghi pubblici o privati, turbando l’ordine, la tranquillità, la moralità, la salute o la sicurezza pubblici, siano essi all’aperto o al chiuso ma visibili al pubblico, riservato l’articolo 199 del Codice penale svizzero; h) praticano l’adescamento su suolo pubblico o privato visibile al pubblico allo scopo di esercitare la prostituzione; i) dissimulano o coprono il viso su area pubblica o in luoghi, pubblici o privati, che offrono servizi al pubblico; l) obbligano, costringono o inducono in altro modo altri a dissimulare o coprire il viso su area pubblica o in luoghi, pubblici o privati, che offrono servizi al pubblico”. Il divieto sancito dalle lettere i) e l) “non si applica nel caso di uso di copricapi e di mezzi protettivi o difensivi consoni all’esercizio di una funzione pubblica o prescritti dalla legge o da altre norme particolari per motivi di salute, di sicurezza o di pratica sportiva, oppure in caso di usi e costumi locali in occasione di feste (per esempio il Carnevale, ndr) e manifestazioni religiose, culturali, artistiche, ricreative o commemorative”.

‘Nessuna eccezione per i turisti, anche loro a viso scoperto’

Ieri Gobbi è stato chiaro: per quel che riguarda il divieto di nascondere il viso in pubblico «non è stata prevista alcuna eccezione per i turisti: il divieto vale per tutti e sull’intero territorio cantonale». Dunque anche a Lugano. Il cui municipio aveva invitato il governo a valutare la possibilità di contemplare un’eccezione per i turisti “provenienti da zone in cui vige l’obbligo di dissimulare il viso”. Niente da fare. «Come Consiglio di Stato – ha detto il capo del Dipartimento istituzioni – abbiamo ritenuto, nel rispetto dell’articolo costituzionale votato dal popolo, che non si possano introdurre delle deroghe. Niente divieto per la turista che qui spende centomila franchi in gioielli e divieto invece per i residenti? No, nessuna eccezione. È una questione di parità di trattamento». La proposta di nuova legge contempla sì delle eccezioni, ma se la copertura del volto, ha spiegato Gobbi, «si fonda su norme legali» (come quella che impone ai motociclisti il casco) o «su doveri di funzione pubblica (per esempio per certi reparti speciali della Polizia cantonale)» oppure su motivi di sicurezza: il casco di protezione sul lavoro o per l’esercizio di alcune discipline sportive (per le altre deroghe vedi articolo a lato). Le norme d’applicazione del divieto di celare il volto in pubblico «si ispirano alla legge francese», ritenuta dalla Corte europea dei diritti dell’uomo compatibile con la Cedu. Sempre sul modello della normativa francese, il Consiglio di Stato «si riserva l’elaborazione di un secondo messaggio per l’adozione di una legge speciale sulla dissimulazione del viso che preveda misure di integrazione». Il progetto di nuova Legge sull’ordine pubblico contempla altre infrazioni punibili dai municipi, le cui multe «potranno essere impugnate dapprima davanti al Consiglio di Stato, poi al Tram e infine al Tribunale federale», ha spiegato il sostituto pg Perugini, che con il segretario generale del Dipartimento istituzioni Guido Santini , il capostaff della Divisione giustizia Francesco Catenazzi e il consulente giuridico del governo Guido Corti , ha fatto parte del gruppo di lavoro che ha redatto il testo legislativo.

LaRegione Ticino, 12.03.2015, di Andrea Manna e Chiara Scapozza

I treni che il Ticino non dovrà perdere

I treni che il Ticino non dovrà perdere

Dall’AlpTransit alla riforma III delle imprese passando per gli anziani: ecco le sfide che ci attendono

Quale sarà lo stato di salute del Ticino nel 2020? Una risposta, ieri sera a Lugano, hanno provato a fornirla i consiglieri di Stato Norman Gobbi e Paolo Beltraminelli, insieme ai deputati Christian Vitta (PLR) e Gianrico Corti (PS), protagonisti del dibattito pubblico organizzato dalla sezione ticinese dell’Associazione Svizzera e Israele. Incalzati dalle domande del moderatore Marcello Foa, amministratore delegato del Corriere del Ticino e del gruppo MediaTI SA, i relatori si sono dunque chinati su più punti. A partire dalle sfide capitali che attendono il nostro cantone. «Servirà un cambio di mentalità» ha sottolineato Gobbi, ricordando come «AlpTransit stravolgerà la mobilità interna: il Ticino in questo quadro dovrà porsi come città policentrica, abbandonando quei preconcetti sulla prossimità sempre e ovunque. Lo Stato procederà infatti alla riorganizzazione territoriale dei suoi servizi». E lo sguardo, secondo Beltraminelli, dovrà essere alzato per guardare alla Svizzera e all’Europa. «Inutile pensare di sviluppare le nostre regioni in modo sovrapposto: la competizione non dovrà essere interna al Ticino ma con chi ci sta attorno. Penso alla sanità e alla necessità di razionalizzare, e non razionare, per mirare all’eccellenza nei settori di punta e rendere i nostri ospedali attrattivi». Confrontato a scadenze con la litigiosità parlamentare, Vitta ha invece rimarcato un altro aspetto: «Nei prossimi anni sarà fondamentale recuperare la capacità progettuale, alimentando il dialogo e il rispetto tra forze politiche. E viste le attuali tensioni, centrale sarà la normalizzazione dei rapporti con l’Italia, poiché il conflitto nuoce sia a noi che a loro». Per Corti il Ticino dovrà recuperare l’unità che serve per collaborare con Berna: «Stiamo per chiudere una legislatura caratterizzata dal brontolio: guardiamo ai Grigioni, capaci di porsi verso il Consiglio federale in modo compatto e non maldestro come noi».

Appoggiandosi al recente studio dell’Istituto ricerche economiche dell’USI (cfr. l’edizione del 6 marzo, alle pp. 2-3), si è poi discusso dei settori economici e delle condizioni quadro futuri. «Il Ticino dovrà fare suo il concetto di diversificazione» ha evidenziato Vitta, aggiungendo che «fondamentale sarà inoltre anticipare le ricadute legate alla riforma III dell’imposizione delle imprese». Gobbi ha da parte sua puntato sul Piano cantonale delle aggregazioni. «Saranno gli agglomerati urbani i motori dello sviluppo. E un crocevia essenziale in questo senso sarà il progetto aggregativo di Bellinzona. Se dovesse fallire, tutto sarà più difficile». Beltraminelli ha voluto focalizzarsi sui punti fermi del cantone: «Il turismo dovrà adattarsi a un numero sempre crescente di anziani, ticinesi ma non solo: se sapremo essere accoglienti ne beneficeremo in termini di gettito fiscale». Corti ha per contro voluto concludere con un auspicio: «Quando il Governo è stato trasparente e chiaro nei suoi messaggi ci sono voluti anche solo 3-4 mesi per portare in porto alcuni importanti progetti a livello parlamentare. Che si limiti dunque la campagna elettorale e si favoriscano piuttoso gli accordi condivisi».

di Massimo Solari, Corriere del Ticino

Dove son finiti gli zingari?

Dove son finiti gli zingari?

di Mauro Damiani. Quando sento affermazioni che tendono a sminuire il lavoro, riducendolo al nulla, che ha fatto negli anni il Dipartimento diretto da Norman Gobbi (ma anche nei confronti di altri), un po’ me la prendo. Ciò non tanto perché conosco Norman da diversi anni e quindi il mio giudizio potrebbe essere falsato da motivi d’amicizia, ma soprattutto perché è semmai vero il contrario, e in svariati ambiti. Casualmente poi, certe affermazioni provengono di solito da persone che non hanno evidentemente mai operato in seno a un Esecutivo e quindi non possono comprendere né i tempi, né i modi con i quali è necessario portare avanti ogni singolo progetto politico. Ricordiamo per esempio quando, nel 2004, con il IV Forum cantonale dei giovani, sul tema “Integrazione – gli altri siamo noi!” si voleva promuovere la conoscenza e l’informazione della cultura zingara, attraverso un’apposita Commissione cantonale nomadi (CN) e mediante l’apertura di un sito gestito dall’Amministrazione cantonale dedicato agli Zingari.

Nel corso degli anni queste presenze sul territorio cantonale avevano generato paura e preoccupazione tra la popolazione perché, a dispetto di quanto veniva pubblicato sul sito a loro dedicato, tutti sapevano che le attività dei nomadi non erano propriamente tutte legali e con la libera circolazione delle persone, c’era poco da stare allegri.

Il Dipartimento delle Istituzioni diretto da Norman Gobbi ha deciso per prima cosa d’intervenire a livello di comunicazione per evitare che, come in passato, fossero veicolate informazioni equivoche che aprivano le porte alle carovane di nomadi stranieri. Di conseguenza ha dato in tempi brevi una risposta concreta alla popolazione e oggi, quasi increduli, ci domandiamo: “Ma dove sono gli zingari che fino a pochi anni fa occupavano regolarmente il nostro territorio?”. Se i risultati del non fare nulla sono questi, caro Norman, continua così e grazie!

Mauro Damiani, Candidato al Gran Consiglio per la Lega dei Ticinesi

Riforma della giustizia, il punto e le decisioni

Riforma della giustizia, il punto e le decisioni

Si è tenuta oggi la presentazione dei nuovi piani del Governo in merito alla riforma della giustizia in Ticino. Nel giugno del 2011, la Direzione del Dipartimento delle istituzioni ha promosso “Giustizia 2018”, il progetto con l’obiettivo di dotare il nostro Cantone di un apparato giudiziario moderno, efficace ed efficiente. A un gruppo di studio interno all’Amministrazione cantonale è stato quindi assegnato il compito di presentare un documento contenente le possibili riorganizzazioni.

Il documento finale è stato condiviso con un’ottantina di autorità giudiziarie. Il Consiglio di Stato ha tenuto conto delle richieste emerse nella procedura di consultazione e nel luglio del 2013, coinvolgendo gli addetti ai lavori, ha creato quattro gruppi di lavoro per approfondire i temi prioritari: Preture e Autorità regionali di protezione, Giudicature di pace, Tribunale di appello e Competenze in materia di contravvenzioni tra Ministero pubblico e autorità amministrative.

Per quel che concerne, il progetto Preture, l’Esecutivo cantonale ha licenziato il 23 dicembre 2014 il messaggio sul Rapporto in materia di protezione del minore e dell’adulto e proposte legislative per la riorganizzazione del settore richiesto dal Gran Consiglio. Ora sarà il Parlamento esprimersi.

Di recente, il Governo ha formalmente preso atto del lavoro degli altri tre gruppi di lavoro, le cui conclusioni non si discostano molto da quanto inizialmente proposto dal gruppo di studio che ha elaborato il rapporto preliminare. Il Consiglio di Stato ha quindi dato il via libera per la redazione dei messaggi governativi che tengano conto degli indirizzi strategici esposti dai gruppi Tribunale d’appello e Giudicature di pace e ha pure autorizzato gli approfondimenti logistici, finanziari e di risorse umane per il progetto Competenze in materia di contravvenzioni.

Nel frattempo il Governo ha anche deciso la costituzione di tre ulteriori gruppi di lavoro per analizzare e approfondire altre importanti tematiche riguardanti il potere giudiziario:l’organizzazione del Ministero pubblico sarà affrontata dal gruppo coordinato dal procuratore generale John Noseda, l’unificazione delle Autorità penali di prima istanza sarà invece trattata dal gruppo coordinato dal giudice d’appello Mauro Mini e infine la Legge sugli onorari dei magistrati sarà oggetto di revisione totale da parte del gruppo coordinato dal giudice d’appello Andrea Pedroli.

Il Consiglio di Stato ha inoltre ritenuto opportuno condividere con le magistrature permanenti la proposta del gruppo di studio, che ha trovato adesione dal gruppo di lavoro del Tribunale d’appello, di dotare la magistratura dell’autonomia gestionale e amministrativa. In questi giorni, il Dipartimento delle istituzioni si farà quindi promotore di una procedura di consultazione su questo tema.

Cantone Ticino 2020 – prospettive e strategie

Cantone Ticino 2020 – prospettive e strategie

Lunedì 9 marzo alle ore 19.30 al Palazzo dei congressi di Lugano (Sala B), si svolgerà un dibattito pubblico al quale parteciperanno quattro candidati alle elezioni cantonali del 19 aprile, organizzato dall’Associazione Svizzera Israele sezione Ticino.

Sono Paolo Beltraminelli (Ppd, Consigliere di Stato, direttore del Dipartimento della Sanità e della Società), Gianrico Corti (Ps, Gran consigliere, presidente del Gran Consiglio), Norman Gobbi (Lega, Consigliere di Stato, direttore del Dipartimento delle Istituzioni) e Christian Vitta (Plr, capogruppo Plr in Gran Consiglio, candidato al Consiglio di Stato). Condurrà la serata il professor Marcello Foa, docente universitario e amministratore delegato del Corriere del Ticino e del gruppo Media-Ti.

Sotto il “fuoco” delle domande del professor Foa, i quattro candidati esporranno il loro programma in vista delle prossime elezioni. Saranno affrontati i temi scottanti del momento: dall’economia al lavoro, dalla questione dei frontalieri alla sicurezza, senza trascurare i problemi del traffico, la lotta all’inquinamento e i temi della scuola e della sanità. Il dibattito è aperto al pubblico. E ci sarà spazio anche per le domande da parte dei presenti.

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