Sicurezza – Catastrofe finta ma utilità reale

Sicurezza – Catastrofe finta ma utilità reale

Dal Corriere del Ticino del 20 giugno 2016

Iniziata nel distretto l’esercitazione Odescalchi che simula una serie di eventi tragici a distanza ravvicinata L’obiettivo è di allenare la gestione delle emergenze – Firmato un accordo tra Ticino e Prefettura di Como

È iniziata ieri mattina alle 5 con la simulazione del deragliamento di un treno passeggeri a Monte Olimpino l’esercitazione Odescalchi, la prima di questa portata realizzata in Ticino. Un deragliamento a cui sono seguiti eventi a catena che hanno ampliato la dimensione della catastrofe rendendo necessario l’impiego di circa 3.000 uomini per farvi fronte. Tra gli eventi collaterali simulati ci sono l’incidente a un treno merci con carico combustibile, esplosioni, incendi sia in territorio svizzero che italiano e la propagazione di una nube tossica. A dover gestire la situazione sono stati esercito, polizia, guardie di confine, protezione civile, uomini delle ferrovie, pompieri, ecc. Gli obiettivi dell’operazione sono sia quello di allenare la gestione dell’emergenza, sia quello di ottimizzare la collaborazione tra Svizzera e Italia in caso di eventi catastrofici.

Ieri mattina all’ex Celoria di Balerna, davanti a rappresentanti dei media e del mondo politico, pompieri e società svizzera per cani da ricerca e da salvataggio (REDOG) hanno ad esempio dato vita a un’operazione di salvataggio dopo la simulazione del crollo di un edificio residenziale. Dopo aver assicurato la sicurezza della zona per garantire l’incolumità dei soccorritori, sono stati i cani della REDOG a cercare i feriti, e gli uomini dell’Unità d’intervento tecnica dei pompieri di Mendrisio e Lugano a trarli in salvo, con l’aiuto pure di un drone e di un superpuma dell’esercito che riprendevano dall’alto l’area sinistrata.

Un’altra zona fondamentale per la gestione dell’emergenza simulata dall’esercitazione Odescalchi è il Mercato coperto di Mendrisio dove è stato allestito un posto collettore gestito da Protezione civile (PCi) e Federazione cantonale ticinese servizi autoambulanze. Lì sono state convogliate le persone evacuate dalle zone pericolose e i feriti, che dopo i primi trattamenti, sebbene le finte lesioni, sono stati realmente trasportati ai pronti soccorsi dell’OBV e del Civico. In serata al Mercato coperto si è poi tenuto il passaggio di consegne dalla PCi all’esercito, che domani in zona allestirà un ospedale da campo.

Ieri mattina, sempre nell’ambito dell’esercitazione Odescalchi, il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi e il prefetto di Como Bruno Corda hanno sottoscritto un accordo tra Ticino e Prefettura di Como il cui obiettivo è di definire le modalità di intervento a livello transfrontaliero in caso di emergenza. L’accordo consentirà alle due regioni di attivarsi in maniera autonoma e più rapida nelle situazioni di bisogno.

Non riesci a mantenerti? La legge ti manda via

Non riesci a mantenerti? La legge ti manda via

Dal Giornale del Popolo del 20 giungno 2016, un articolo di Martina Salvini

Accade anche se sei sposato con uno svizzero. Nel 2015 in Ticino sono stati 36 i casi. Secondo Gobbi non si applica un pugno di ferro, ma “dura lex, sed lex”.

Il sasso nello stagno lo aveva lanciato il consigliere di Stato Manuele Bertoli con un articolo pubblicato quasi 2 mesi fa sul Corriere del Ticino: in Ticino, argomentava Bertoli, si sta applicando una politica restrittiva di rimpatrio di cittadini stranieri sposati con una persona svizzera. Una misura che va a disgregare la famiglia, in quanto spesso queste coppie hanno figli. Nel suo articolo Bertoli aveva voluto attirare l’attenzione su un tema che periodicamente torna di attualità, ma che a suo dire in questi ultimi anni si manifesta con maggiore insistenza.

Abbiamo voluto sentire a questo proposito il consigliere di Stato Norman Gobbi, titolare dei dossier che vengono trattati dalla sezione della popolazione. Quanti sono i casi di decisioni di allontanamento in Ticino? Perché si interviene con questi provvedimenti? Ecco che cosa ci ha risposto Gobbi.

In un contesto economico in cui trovare un lavoro per molti residenti (stranieri domiciliati compresi) diventa più difficile, è giustificato l’intervento con il “pugno di ferro” contro il coniuge straniero disoccupato (o solo parzialmente occupato) che non riesce a garantire una solidità finanziaria alla sua famiglia senza il sostegno statale?

Parlare di «pugno di ferro» significa formulare una valutazione che mi pare impropria. “Dura lex, sed lex” recita un detto latino. Per quanto dura la legge – in questo caso quella federale – va rispettata. Ed è proprio questo il modus operandi adottato dal mio Dipartimento nel pieno rispetto del nostro sistema federalista. Nei confronti dei coniugi di cittadini svizzeri rimasti senza lavoro e che ricorrono agli aiuti pubblici, come in tutti gli altri casi che affronta, la Sezione della popolazione basa il proprio esame sulla legislazione federale e internazionale e sulla giurisprudenza del Tribunale federale. Si tratta di persone che normalmente non hanno partecipato e contribuito al nostro sistema economico in modo attivo e durevole. Anche un cittadino comunitario, per esempio, che perde il lavoro e ha esaurito le indennità di disoccupazione, se non dispone di mezzi propri per mantenersi, perde il diritto a soggiornare in Svizzera.
Occorre comunque chiarire che, per i coniugi di cittadini svizzeri, il fatto di percepire aiuti sociali non comporta automaticamente la revoca del permesso di dimora. Chi ha ottenuto un permesso di dimora nell’ambito del ricongiungimento con un cittadino svizzero, se l’unione coniugale è effettiva ovvero se il matrimonio è realmente avvenuto, non può vederselo revocare o non rinnovare solo perché inizia a percepire prestazioni assistenziali. Sui nostri media leggiamo spesso le storie di persone che vengono allontanate dalla Svizzera e devono separarsi dalla famiglia, che agli occhi dei lettori appaiono come una grande ingiustizia. Ricordiamoci però che ci sono sempre motivazioni valide dietro ogni decisione e nell’iter che porta alla scelta si approfondisce ogni situazione. Posso infatti assicurare che ogni caso è sempre esaminato con la massima attenzione, e che prima di giungere alla revoca del permesso di soggiorno – che tengo a sottolineare rimane per noi l’ultima ratio – procediamo sempre a un ammonimento. Sui giornali spesso leggiamo solamente una parte della storia, quella che evidentemente alcuni hanno interesse a far emergere. In realtà dietro a queste situazioni frequentemente si celano degli abusi, per esempio matrimoni combinati o forzati, celebrati al solo scopo di ottenere un permesso di soggiorno nel nostro Paese. E lo Stato non può farsi carico di problematiche che scaturiscono da unioni coniugali fondate sulla volontà di raggirare la legge. I suoi compiti sono altri.

Nei casi in cui si decide che il coniuge straniero deve lasciare la Svizzera sono stati riscontrati degli abusi del nostro sistema sociale? Se sì, quali sono questi abusi?

Non è corretto parlare di abusi veri e propri ai danni del sistema sociale. La legge stabilisce che se vengono meno le condizioni per mantenere l’autorizzazione di soggiorno, per esempio la persona non dispone di un lavoro né di mezzi propri per continuare a vivere nel nostro Paese, deve lasciare la Svizzera.

Quante sono annualmente le decisioni di allontanamento dalla Svizzera che toccano un coniuge straniero di una cittadina svizzera?

Nel 2015 abbiamo registrato 36 casi su un totale di 189 revoche emesse dalla Sezione della popolazione. 28 hanno toccato cittadini di Stati terzi mentre 8 cittadini dell’Unione europea.

Nel suo Dipartimento in che maniera viene considerata un’azione più globale a favore del sostegno della famiglia e del reinserimento nel mondo del lavoro da parte del coniuge straniero disoccupato? I casi a rischio vengono segnalati e seguiti dalle autorità preposte (magari di altri dipartimenti, come gli uffici del lavoro, per esempio) prima di adottare il provvedimento dell’espulsione?

Il mio Dipartimento, per il tramite della Sezione della popolazione ha in questi casi il compito di regolamentare le condizioni di soggiorno dei cittadini stranieri nel nostro Paese; nella sua sfera di competenza non ci sono attività sociali come il sostegno alle famiglie in difficoltà o il reintegro nel mondo del lavoro di cittadini stranieri rimasti senza attività. Questi compiti spettano a servizi come gli Uffici regionali di collocamento del Dipartimento delle finanze e dell’economia e alla Divisione dell’azione sociale e delle famiglie, del Dipartimento della sanità e della socialità.
Prima di ordinare l’allontanamento di un coniuge di un cittadino svizzero procediamo comunque a un ammonimento formale, dopo il quale l’interessato dispone pur sempre di un certo lasso di tempo per cercare aiuto – qualora non lo abbia ancora fatto – e migliorare la propria situazione economica e professionale, così da evitare la revoca dell’autorizzazione di soggiorno. Dopo la nostra decisione ha poi il diritto di ricorrere alle istanze superiori che valutata la situazione deliberano in merito. Quando deve lasciare il nostro Paese il cittadino straniero spesso quindi lo fa sulla base di una decisione confermata anche dalle altre autorità (Consiglio di Stato, Tribunale cantonale amministrativo, Tribunale federale).

Ticino e Como, regole di aiuto in caso di catastrofe

Ticino e Como, regole di aiuto in caso di catastrofe

Il Canton Ticino e la Prefettura di Como hanno firmato oggi un accordo operativo che definisce le modalità di intervento in caso di emergenze, per garantire assistenza reciproca a livello transfrontaliero. La convenzione consentirà a entrambi i territori di attivarsi in maniera autonoma e più rapida di fronte a situazioni di bisogno.
In occasione dell’esercitazione internazionale ODESCALCHI, il Consigliere di Stato Norman Gobbi e il Prefetto di Como Bruno Corda si sono incontrati questa mattina al Centro di Cooperazione di Polizia e Doganale di Chiasso, accompagnati rispettivamente dal Capo della Sezione del militare e della protezione della popolazione Fabio Conti e dal Capo Dipartimento della protezione civile italiana Fabrizio Curcio, il quale nel suo ambito ricopre il più alto grado in Italia.

Le due delegazioni hanno sottoscritto un accordo operativo che regola e ridefinisce le procedure da attivare nel caso di una catastrofe – naturale o legata all’attività umana – che interessi il nostro territorio e quello della Provincia di Como. Il nuovo testo rende operativo a livello cantonale quanto già stipulato nella convenzione del 1995, nella quale è stabilito il principio che in caso di evento maggiore le due Nazioni si offrano cooperazione nel prevenire e preparare la gestione di situazioni di emergenza assicurando assistenza reciproca. A livello operativo, tuttavia, per poter coinvolgere la parte italiana il Canton Ticino doveva finora inoltrare una richiesta al Consiglio federale, al quale era assegnato il compito di contattare il Governo italiano di Roma.

Grazie alla ratifica del nuovo accordo operativo, la procedura di mutuo soccorso sarà snellita dal profilo burocratico e consentirà al Canton Ticino di attivarsi immediatamente e in maniera più rapida direttamente con la Provincia di Como. Il nuovo sistema di gestione delle emergenze – per il quale il Canton Ticino svolgerà il ruolo di apripista – potrà in futuro servire da base per migliorare la collaborazione anche con altre Province confinanti, e potrà essere applicato anche da altri Cantoni di frontiera. La sottoscrizione dell’accordo costituisce un importante risultato collaterale dell’esercizio ODESCALCHI, organizzato grazie all’iniziativa della Regione territoriale 3 dell’Esercito svizzero e all’adesione del Dipartimento delle istituzioni, organizzato proprio con l’obiettivo di rafforzare la collaborazione tra le forze dell’ordine e quelle di primo intervento che operano a ridosso del confine.

ODESCALCHI: allenarsi per essere pronti in caso di catastrofe

ODESCALCHI: allenarsi per essere pronti in caso di catastrofe

Dal Mattino della domenica del 19 giugno 2016

Oggi prende il via l’esercizio internazionale che vede coinvolte autorità civili e militari

Ci siamo: dopo un lungo periodo di preparazione siamo nel vivo dell’esercizio ODESCALCHI, che prende il via questa mattina a Chiasso. Un esercizio internazionale nel quale sono coinvolti tutti i partner civili e militari chiamati in causa in caso di catastrofe. Lo scenario che verrà simulato nel Mendrisiotto a cavallo della frontiera è decisamente impressionante: un locomotore di manovra e un convoglio che trasporta materiale chimico si scontrano all’interno di una galleria. I territori interessati saranno quello ticinese e quello italiano: l’incidente sarà, infatti, provocato all’interno della galleria ferroviaria di Monte Olimpino, tra Chiasso e Como. Un incidente ferroviario che innescherà una reazione a catena: esplosioni, crolli dovuti all’onda d’urto, incendi nella zona boschiva adiacente alla stazione ferroviaria, blocco dell’autostrada e una nube tossica che imporrà l’evacuazione di una parte della cittadinanza.
Non si tratta di uno scenario scelto casualmente. E non è nemmeno così lontano dalla realtà. Basti pensare all’incidente ferroviario avvenuto nel 2009 a Viareggio, al quale l’esercizio ODESCALCHI s’ispira, dove un treno merci carico di gas butano deragliò nei pressi della stazione. La fuoriuscita del gas provocò violenti esplosioni che distrussero l’infrastruttura ferroviaria e diversi edifici nei dintorni. Il triste bilancio della tragedia fu di circa 1000 persone evacuate, 100 senzatetto e 22 vittime. Uno scenario che purtroppo potrebbe rivelarsi reale anche alle nostre latitudini. Proprio a Chiasso nel 2011 si è già verificato un incidente con cinque vagoni cisterna che, staccatisi da un treno merci in fase di manovra, hanno pericolosamente urtato – fortunatamente senza gravi conseguenze – un treno in sosta. Tutti episodi che fanno comprendere l’importanza di allenarsi per essere pronti a gestire una situazione straordinaria di tale portata.
In ODESCALCHI sono coinvolti per la prima volta, a fianco dell’Esercito svizzero, tutti gli enti civili di primo intervento. Polizia, pompieri, servizi ambulanza, protezione civile ed esercito nonché i partner italiani avranno la possibilità di migliorare la conoscenza reciproca, che in eventi come quello simulato diviene essenziale alfine di accrescere il benessere di tutti i cittadini. Un esercizio internazionale senza precedenti, che permetterà a tutti i partecipanti di testare l’efficacia della collaborazione con gli altri partner civili e militari svizzeri e italiani. Un esercizio che ha già portato a risultati concreti. Questa mattina sarà infatti firmato a Chiasso un accordo tra il Canton Ticino e la Prefettura di Como che ridefinisce le modalità d’intervento transfrontaliere in caso di emergenza. Un accordo fortemente voluto dal sottoscritto e in cui la novità è data dal fatto che il Ticino, in caso di necessità, potrà attivarsi immediamente e direttamente con la Prefettura di Como, senza che entrambi debbano passare dai rispettivi Stati centrali, perdendo tempo prezioso. Una semplificazione delle procedure che ha l’obiettivo di rendere più rapidi ed efficaci gli interventi a protezione della popolazione. Un altro passo concreto verso la maggior sicurezza del Ticino e dei Ticinesi!

«Keine Ausnahmen für Touristinnen»

«Keine Ausnahmen für Touristinnen»

Da tagesanzeiger.ch l Ab 1. Juli gilt im Tessin das Burkaverbot. Lega-Politiker und Justizdirektor Norman Gobbi sagt, wie man künftig mit verhüllten Gästen aus dem Arabischen Raum umgeht.

Norman Gobbi, wann haben Sie das letzte Mal eine vollverschleierte Frau gesehen?Letzten Sommer in Lugano.

Was hat Sie daran gestört?
Eigentlich nichts.

Frauen mit Burka oder Niqab sind in der Schweiz ein Randphänomen. Weshalb braucht es das Verhüllungsverbot, das ab 1. Juli im Tessin gilt?

Die Verschleierung gehört nicht zu unserer Kultur. Das Gesetz schützt unsere Werte, die Gleichberechtigung von Frau und Mann. Ausserdem ist das Gesicht ein wichtiges Erkennungsmerkmal. In der Schweiz besteht im Unterschied zu vielen anderen europäischen Ländern keine Ausweispflicht.

Zu den Schweizer Werten gehört auch die Religionsfreiheit.

Wir zwingen niemanden, zum Christentum zu konvertieren. Zudem geht es nicht nur um die Religion, es ist auch eine Frage der öffentlichen Sicherheit. Das Gesetz gilt nicht nur für Niqab- und Burka-Trägerinnen, sondern auch für Demonstranten oder Fussballfans, die sich vermummen.

Am Mittwoch sind Polizisten und andere Gemeindeangestellte darüber informiert worden, wie sie das Verhüllungsverbot umsetzen sollen. Werden sie eine strenge Linie fahren?

Wir haben den Gemeindepolizisten empfohlen, vorsichtig und mit guter Gesinnung zu handeln. Sie werden nicht gleich Bussen verteilen, sondern den Leuten erst nahelegen, die Verhüllung freiwillig abzulegen.

Was, wenn das nichts bringt?

Dann können Bussen ausgesprochen werden. Wie hoch diese ausfallen, können die Gemeinden selber entscheiden. Die Verordnung der Regierung sieht in ordentlichen Fällen eine Busse von 100 bis maximal 1000 Franken vor.

Aus Frankreich, wo seit einigen Jahren ein Burkaverbot gilt, sind Fälle bekannt, in denen verschleierte Frauen alle paar Wochen angehalten und gebüsst werden. Das ist wenig nachhaltig.

Damit dies nicht passiert, werden bei uns alle kontrollierten Personen in das kantonale Polizeiregister eingetragen. So erkennen wir, ob eine verschleierte Person bereits einmal kontrolliert wurde. In schwerwiegenden Fällen oder im Wiederholungsfall gibt es die Möglichkeit, höhere Bussen bis 10’000 Franken festzulegen. Grundsätzlich ist auch ein Einschreiten der Staatsanwaltschaft denkbar.

In Frankreich kommt es auch immer wieder vor, dass verschleierte Frauen sich heftig wehren, wenn sie kontrolliert werden.

Ich war letztes Jahr in Frankreich. Viele arabische Frauen waren nicht verschleiert. Das zeigt mir, dass nur diejenigen, die provozieren wollen, sich nicht an die Regeln halten. Und solche Provokationen werden wir bestrafen. Nora Illi (die Frauenbeauftragte des Islamischen Zentralrats, Anm. d. R.) etwa hat bereits angekündigt, dass sie am 1. Juli vollverschleiert nach Bellinzona kommen werde, um gegen das Verbot zu protestieren.

Die französische Polizei legt das Verbot grosszügig aus gegenüber vollverschleierten Touristinnen, die sich nur ein paar Tage im Land aufhalten. Wird es auch im Tessin Ausnahmen geben – etwa für saudische Familien, die nach Lugano zum Shoppen kommen?

Nein, bei uns gibt es keine Ausnahmen für Touristinnen. Das Gesetz gilt für alle.

Sie könnten damit zahlungskräftige Gäste verärgern.

Touristen, die sich verschleiern, werden vielleicht künftig nach Como gehen. Das tut mir leid, aber deswegen dürfen wir dem Druck von aussen nicht nachgeben. Bei uns zählt der Souverän, und dieser hat an der Urne entschieden, dass die Vollverschleierung nicht toleriert werden darf. Die Leute sind klug genug, sich anzupassen. Wenn wir nach Saudiarabien oder in den Iran fliegen, halten wir uns auch an die lokalen Kleiderregeln.

Werden nun im Tessin Tafeln aufgestellt, die darauf hinweisen, dass keine Burkas und Niqabs getragen werden dürfen?

Nein, informieren werden vor allem die Tourismusbüros. Zudem haben wir gemeinsam mit dem Aussendepartement des Bundes eine Sprachregelung formuliert. Die saudische Botschaft hat ihre Staatsangehörigen bekanntlich bereits über die neue Kleiderregelung im Tessin informiert. Andere Reaktionen gab es bisher nicht.

Vollverschleierte Frauen sind für die meisten Schweizer etwas Unvertrautes. Haben Sie einmal mit einer Frau gesprochen, die Burka trägt?

Nein.

(Tagesanzeiger.ch/Newsnet)

Il Governo ratifica i conti consuntivi 2014 di Rovio

Il Governo ratifica i conti consuntivi 2014 di Rovio

Il Consiglio di Stato ha ratificato d’ufficio – con risoluzione governativa dell’8 giugno 2016 – i conti consuntivi del Comune di Rovio e della sua Azienda acqua potabile per l’anno 2014, che erano stati respinti dal Consiglio comunale nello scorso mese di marzo. Alla crescita in giudicato della decisione governativa, il processo di recupero dei noti ritardi contabili sarà in buona parte completato.

Anche per quanto concerne la funzionalità amministrativa, il Comune di Rovio si é nel frattempo dotato delle risorse necessarie per assicurare il corretto svolgimento delle mansioni affidate all’Amministrazione comunale; una condizione irrinunciabile per assicurare alla popolazione servizi efficienti. Possono dunque esser ritenuti sostanzialmente raggiunti gli obiettivi della risoluzione governativa del 4 maggio scorso con la quale il Consiglio di Stato, quale Autorità di vigilanza sui Comuni, aveva designato su proposta del Dipartimento delle istituzioni un Coordinatore dell’attività del Municipio.
Il Coordinatore Loris Zanni era stato designato dal Governo per il periodo maggio/dicembre 2015, e in seguito il Municipio di Rovio – in attesa del definitivo consolidamento dell’Amministrazione – aveva deciso di prolungare la collaborazione sino allo scadere della Legislatura, nello scorso mese di aprile, così da consolidare la situazione contabile e amministrativa del Comune.
La Sezione degli enti locali ha recentemente incontrato il nuovo Municipio di Rovio – eletto in occasione delle elezioni comunale del 10 aprile scorso – per condividere gli obiettivi del quadriennio appena iniziato. L’auspicio è che la vita politica del Comune, grazie al recupero delle procedure arretrate, al completamento dei ranghi dell’Amministrazione e all’impegno dei rappresentanti politici eletti, possa ritrovare i propri equilibri e guardare al futuro con fiducia e ottimismo, a vantaggio della popolazione.

Sicurezza La catastrofe è servita

Sicurezza La catastrofe è servita

Dal Corriere del Ticino del 16 giugno 2016, a cura di Lidia Travaini

Presentati a Rivera i dettagli dell’esercitazione Odescalchi che si terrà dal 19 al 21 giugno Saranno simulati un incidente ferroviario, una fuga di sostanze chimiche e un incendio

Polizia cantonale, Guardie di confine, pompieri di Chiasso, Mendrisio e Como, Ferrovie Federali Svizzere, Protezione Civile, Federazione Cantonale Ticinese Servizi Autoambulanze, Ente Ospedaliero Cantonale e RSI. È davvero lungo l’elenco degli enti che parteciperanno all’esercitazione Odescalchi tra domenica 19 e martedì 21 giugno, la prima di questo genere messa in atto in Ticino, che si terrà tra il Mendrisiotto e il Comasco. In totale le persone presenti sul campo saranno oltre 3.000, a cui si aggiungeranno 2 mila uomini nelle retrovie. Gli ultimi dettagli dell’esercitazione sono stati presentati ieri dai rappresentanti del Dipartimento delle istituzioni e della Regione territoriale 3 dell’esercito durante una conferenza stampa che si è tenuta al Centro istruzione della protezione civile di Rivera.
Quello che sarà provocato per collaudare la reazione degli enti di primo intervento e dei partner internazionali è un incidente ferroviario con fuga di sostanze chimiche nella galleria di Monte Olimpino. Un evento che provocherà anche un incendio sulla collina del Penz. Per la prima volta dalla sua sottoscrizione nel 1998 sarà testata la convenzione tra Italia e Svizzera riguardante le misure da attuare in caso di catastrofe di portata internazionale. In questo contesto domenica è anche prevista la firma di una nuova convenzione tra il Ticino e la Provincia di Como riguardante le modalità di intervento transfrontaliere, un documento che consentirà di attivarsi in maniera autonoma in caso di necessità.
L’esercitazione coinvolgerà tutto il distretto, delle strutture saranno infatti presenti in svariate località: al Parco delle Gole della Breggia ci sarà il Centro logistico dell’esercito, al Mercato coperto di Mendrisio il Posto collettore per i senza tetto, a Capolago il Centro ritenzione per reati minori, a Balerna il Villaggio Macerie Esercizio ferroviario e alla Casa Giardino di Chiasso e in piazza Municipio a Vacallo due Centri di raccolta per i senza tetto. La frazione di Pizzamiglio sarà infine coinvolta perché lì sarà realizzato in tempo record (circa 4 ore) un ponte sulla Breggia che unirà la sponda svizzera e quella italiana, un collegamento che sarà il simbolo dell’esercitazione.

Burqa Scoperte le ultime carte

Burqa Scoperte le ultime carte

Dal Corriere del Ticino del 16 giugno 2016, un articolo a cura di Michelle Cappelletti

Municipi e polizie istruiti sulle norme contro la dissimulazione del volto in vigore da luglio Perugini: «Usate il buon senso» – Gobbi: «Media arabi e ambasciate si sono già attivati»

«Mi raccomando, tenete sempre presente il principio di proporzionalità e ricordate che esiste il buon senso, che non è ancora fuori legge». Questo l’appello che il sostituto procuratore generale Antonio Perugini ha rivolto ai municipali e ai rappresentanti delle polizie, accorsi alla serata informativa sull’applicazione delle leggi sull’ordine pubblico e sulla dissimulazione del volto nei luoghi pubblici – la cosiddetta legge anti-burqa –, che entreranno in vigore il 1. luglio. A partecipare all’evento circa una cinquantina tra politici e tecnici e ad illustrare il regolamento oltre a Perugini anche il consigliere di Stato Norman Gobbi , il consulente giuridico del Consiglio di Stato Francesco Catenazzi , il capo della Sezione polizia amministrativa Elia Arrigoni e Marco Capoferri della Polizia cantonale. Lo scopo della serata era «soprattutto spiegare come ci si comporta nell’ambito del diritto sanzionatorio», ci ha spiegato Gobbi, «spesso si sente parlare del burqa, ma vorrei ricordare che la legge sull’Ordine pubblico contempla diversi altri aspetti che influenzano la percezione della sicurezza. Pensiamo ad esempio all’accattonaggio e al littering». L’obiettivo è anche quello di ottenere un’uniformità nelle decisioni delle sanzioni «per evitare ad esempio che sul lungolago di Lugano, dove ci sono i Comuni di Paradiso e Lugano, ci siano differenti modi di applicare la legge».
Ma come dovranno comportarsi gli agenti sul territorio? La segnalazione ai Municipi spetterà soprattutto alle polizie comunali, ma anche la Cantonale o altri enti come le Guardie di confine e la Polizia dei trasporti potranno intervenire. Per i casi più gravi, ad esempio se la violazione si accompagna ad altri reati, la segnalazione verrà trasmessa alla polizia cantonale e la decisione passerà così nelle mani del Ministero pubblico. Questa prassi a partire dal 1. luglio sarà valida sia per le contravvenzioni inerenti la Legge sull’ordine pubblico sia per la Legge sulla dissimulazione del volto: le sanzioni potranno andare da un minimo di 100 a un massimo di 10.000 franchi. Importante inoltre precisare che tutti i reati commessi da minori saranno invece di competenza della Magistratura dei minorenni. Molte le domande e le perplessità dei presenti, ma anche i consigli di Perugini: «Oltre a segnalare la violazione occorrerà ripristinare l’ordine pubblico, quindi nel caso della dissimulazione del volto bisognerà far togliere la copertura dal viso. Se la persona non collabora, non conducete trattative estenuanti: esiste infatti il reato di impedimento di atti d’autorità e la competenza a quel punto passerà al Ministero pubblico». E nel caso di residenti all’estero? «Se non è possibile operare il prelevamento anticipato della multa occorrerà far eleggere all’imputato un domicilio legale in Svizzera». Per i turisti ad esempio potrà essere l’hotel presso il quale sono alloggiati.

Informazione a Berna
Importante tassello, soprattutto nel caso della legge anti-burqa, è l’informazione all’estero. «Proprio oggi (ieri per chi legge, ndr.) abbiamo nuovamente informato sulla nuova legge il Dipartimento federale degli affari esteri, che trasmetterà l’informazione alle rappresentanze diplomatiche a Berna. L’obiettivo è evitare confronti o situazioni spiacevoli. L’ambasciata dell’Arabia Saudita a Berna ha già invitato i propri cittadini a rispettare le leggi e i media locali arabi hanno in parte già ripreso l’informazione sulle novità in Ticino», ci ha detto Gobbi.
Nel frattempo il Tribunale federale ha respinto l’istanza di conferimento dell’effetto sospensivo ai due ricorsi presentati contro la legge sull’ordine pubblico e contro la legge sulla dissimulazione del volto negli spazi pubblici, adottate dal Gran Consiglio il 23 novembre 2015. Decisione che per Gobbi «arriva fortunatamente in tempo utile e che ci fa anche ben sperare sul risultato finale dei ricorsi».

Un altro ponte con l’Italia

Un altro ponte con l’Italia

Da LaRegione del 16 giugno 2016, un articolo di Paolo Ascierto

Esercizio Odescalchi: con soccorritori ed esercito, per la prima volta impiegate forze d’oltreconfine. In seguito a un incidente ferroviario (simulato) a Chiasso, entreranno in azione da domenica i soccorritori civili e militari. Il divisionario Cantieni: ‘Servirà anche per conoscere i nostri vicini.

«Quel ponte sarà il simbolo dell’esercizio». Ore 9.45. O, per dirla in grigioverde, zeronovecentoquarantacinque. Il bunker in cui si tiene la conferenza stampa è verniciato di fresco e, quindi, più che di piedi e di muffa odora di pittura. È il luogo in cui, in caso di emergenza, si riunirebbe il Consiglio di Stato. Fass90 in spalla, fuori i militi della Territoriale 3 impegnati nel corso di ripetizione controllano l’accesso all’area. Penne e fogli in mano, dentro si affinano i dettagli in vista dell’esercizio ‘Odescalchi’. Prenderà il via domenica e durerà fino a martedì, simulerà un grave incidente con tanto di nube tossica alla stazione di Chiasso, coinvolgerà tremila uomini di Protezione civile, Polizia cantonale, pompieri, esercito, Pronto soccorsi e via dicendo. Si svolgerà soprattutto nel Mendrisiotto e per il divisionario Marco Cantieni , Comandante della Regione territoriale 3, sarà simboleggiato da un ponte sul fiume Breggia «che verrà costruito in tre o quattro ore» dai militi. Perché quel ponte collegherà Svizzera e Italia. Geograficamente e metaforicamente: per la prima volta in occasione dell’esercizio Odescalchi lavoreranno spalla a spalla gli enti d’intervento locali e partner provenienti da oltreconfine, nello specifico i vigili del fuoco di Como e il Genio zappatori ferrovia. E non solo. A margine dell’esercizio sarà firmata una convenzione fra Ticino e Provincia di Como che in futuro permetterà di snellire le procedure per collaborare in casi di urgenza, simili a quelli simulati nel corso del weekend.

Verso altre convenzioni

«La collaborazione tra autorità civili e militari – ha sottolineato nella conferenza stampa di ieri Cantieni – non è qualcosa di strano». I contatti sono quotidiani, così come le esercitazioni congiunte. «Era dal 2011 – ha confidato l’alto ufficiale – che volevo farne una transfrontaliera». Prenderà il via domenica. «Un’occasione per tutti quelli che verranno impiegati», un’occasione per conoscersi e per comprendere come funzionano «le teste della parte oltreconfine» in un simile contesto. Anche perché se un giorno davvero dovesse verificarsi un’emergenza senza frontiere, ha concluso Cantieni, «non ci sarà tempo per conoscersi». «Anche nell’ambito della protezione della popolazione – ha rilevato pure il capo del Dipartimento istituzioni Norman Gobbi – è importante comprendere come funziona di là». Così come è importante disporre di chiare ‘regole del gioco’. Da qui la sottoscrizione della Convenzione tra Ticino e Provincia di Como. Anche in questo campo, ha ricordato Gobbi, gli accordi sono presi tra Roma e Berna. Ma simili convenzioni tra ‘vicini di casa’ «permetteranno di snellire le procedure» e di attivare più velocemente il soccorso transfrontaliero. Sulla falsa riga, per intendersi, di quanto avviene grazie al Centro di cooperazione polizia e doganale di Chiasso. E quanto verrà sottoscritto fra tre giorni «farà da apripista» per trovare forme di collaborazione con le altre province confinanti. Si vedrà. Per intanto sotto con l’esercizio Odescalchi che nonostante l’esodo dei primi vacanzieri e l’impiego di migliaia di uomini «non influenzerà» eccessivamente, ha assicurato il portavoce della Polizia cantonale Renato Pizolli , la mobilità sulle strade del Mendrisiotto. Anche perché, ha detto Pizolli, è «prevista la gestione del traffico in modo funzionale alle esigenze della popolazione».

Burqa, istruzioni ai Comuni

Burqa, istruzioni ai Comuni

Da LaRegione del 16 giugno 2016. Un articolo di Andrea Manna

Perugini: agire anche con buon senso. I privati? Non sono tenuti a segnalare le infrazioni.

Il Tribunale federale non accorda l’effetto sospensivo ai ricorsi inoltrati da Filippo Contarini, assistente universitario in storia e teoria del diritto, e da Martino Colombo, studente di giurisprudenza, contro la riformata legge sull’ordine pubblico e contro la nuova normativa sulla dissimulazione del viso in pubblico, varate lo scorso novembre dal Gran Consiglio. Entreranno pertanto in vigore, unitamente al relativo regolamento, il prossimo 1° luglio, come stabilito dal governo. Fra un paio di settimane scatterà quindi anche la messa al bando di burqa e niqab. La decisione dei giudici di Mon Repos – che devono ancora pronunciarsi nel merito delle contestazioni di Contarini e Colombo, vertenti in particolare sulle disposizioni delle due leggi che proibiscono di celare il volto negli spazi pubblici – è pervenuta ieri alle parti. Decisione resa nota, tramite comunicato, nel primo pomeriggio dal Dipartimento istituzioni. E ricordata qualche ora dopo dal consigliere di Stato Norman Gobbi aprendo l’incontro «informativo e formativo» con i Municipi e le polizie comunali, cioè con le principali autorità che saranno chiamate a far rispettare entrambe le leggi. Le quali, ha tenuto a puntualizzare il capo del Dipartimento, non contemplano solo il divieto di coprirsi la faccia.

Vero. Il grosso delle domande fatte dalla sala riguardava però l’applicazione delle disposizioni che proibiscono di indossare il burqa negli spazi pubblici. Ovvero «in tutte quelle aree pubbliche come strade, piazze eccetera e nei luoghi pubblici o privati aperti al pubblico» o che offrono servizi al pubblico, ha ricordato il giurista del governo Francesco Catenazzi alla cinquantina di presenti alla riunione indetta dal Dipartimento istituzioni. Il divieto di dissimulare il viso (con burqa, passamontagna, casco…) vale dunque anche nei luoghi privati aperti al pubblico, per esempio i centri commerciali. Questi ultimi come qualsiasi altro privato, ha rilevato il sostituto procuratore generale Antonio Perugini, «non sono tenuti a segnalare l’infrazione: possono farlo, ma per loro non vi è alcun obbligo di legge». Che invece vige per la polizia, la quale denuncerà l’avvenuta violazione con un rapporto all’organo – il Municipio – preposto a sanzionare l’infrazione con una multa. Le regole sulla dissimulazione del volto (sono previste eccezioni al divieto) puniscono altresì chi costringe terzi a celare il viso. «L’agente di polizia che ferma in uno spazio pubblico una persona col volto coperto non deve limitarsi a constatare l’infrazione, deve evitare il persistere della violazione della legge – ha sottolineato il magistrato –. Se la persona non ne vuole sapere e continua a tener nascosto il viso, c’è allora un reato da Codice penale: quello di impedimento di atti dell’autorità». In questi casi, ha aggiunto il sostituto pg, «la competenza istruttoria è della Polizia cantonale e del Ministero pubblico». L’agente della Comunale «fa così intervenire, possibilmente subito, la Cantonale cui trasmette un rapporto di segnalazione dell’accaduto». Perugini ha invitato ad agire comunque con «buon senso», anche «per evitare eventuali incidenti diplomatici», nel far osservare il divieto di indossare burqa o niqab in pubblico. Oltre all’attività repressiva, «bisogna far passare, soprattutto nei primi mesi di applicazione delle disposizioni, il messaggio che in Ticino ci sono delle norme che proibiscono di dissimulare il volto nei luoghi pubblici». Questo «per motivi di sicurezza e per motivi di interazione sociale», ha indicato Catenazzi richiamando gli obiettivi delle due leggi votate dal parlamento. Di qui un consiglio di Perugini alle polizie comunali, quello «di procurarsi copia del recente comunicato in arabo dell’ambasciata saudita a Berna, che informa delle novità legislative ticinesi, e di esibirlo ai potenziali contravventori».

Dal 1° luglio polcomunali e Municipi non dovranno solo far rispettare il divieto di celare il viso in pubblico: dovranno occuparsi di perseguire anche le altre contravvenzioni alla rivista Legge sull’ordine pubblico. La ‘formularistica’ è pronta e ieri il responsabile della sezione Polizia amministrativa, il tenente Elia Arrigoni , ha spiegato come allestire i rapporti. Il conto alla rovescia è cominciato.