Giornata cantonale dell’integrazione: incontro informativo sul tema della migrazione

Giornata cantonale dell’integrazione: incontro informativo sul tema della migrazione

Comunicato stampa del Dipartimento delle istituzioni |

Migrazione e integrazione nel contesto ticinese saranno i temi al centro dell’evento annuale organizzato dal Delegato per l’integrazione degli stranieri del Dipartimento delle istituzioni.

L’appuntamento – aperto al pubblico tramite iscrizione con il modulo online – è fissato per

Venerdì, 22 settembre 2017
dalle ore 13.00 alle 17.15
a Biasca
nella sala Polivalente del Centro scolastico SPAI

Dopo un’introduzione dedicata ai saluti da parte delle Autorità cantonali e comunali, tra le quali il Consigliere di Stato Norman Gobbi, e successivamente alla presentazione della rivista FORUM “Migrazione e integrazione: focus sul Ticino” seguiranno nel corso del pomeriggio due tavole rotonde.

La prima, dedicata al tema della Politica d’integrazione, sarà moderata dalla giornalista e Direttrice del Giornale del Popolo Alessandra Zumthor. Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi sarà uno degli ospiti che prenderanno la parola durante la discussione.

La seconda tavola rotonda, moderata dalla giornalista Christelle Campana, sarà invece
focalizzata sul tema del lavoro e dell’integrazione.

Un’anima per la roccia

Un’anima per la roccia

Discorso pronunciato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi in occasione della cerimonia d’inaugurazione delle Cave di Arzo |

Egregi signori,
Gentili signore,

Vi saluto a nome del Consiglio di Stato e ringrazio il Patriziato di Arzo per avermi invitato a questa cerimonia d’inaugurazione per i lavori di riqualifica e valorizzazione delle vostre cave.

Lo scrittore francese François-René de Chateaubriand una volta disse « La scultura dona un’anima al marmo ». Se ci pensiamo, in effetti, il marmo è semplicemente una roccia. Di ovvia e innegabile bellezza, ma rimane solo una roccia, finché l’uomo non gli dona un’anima. Oggi festeggiamo la nuova vita delle Cave di Arzo che, grazie al lavoro del Patriziato, potremmo dire che hanno acquisito, con questo progetto, la loro personale “anima”.

L’attività alle Cave di Arzo ha una lunga storia che, come ben sapete, risale a un periodo attorno al 1300. Da allora il marmo di Arzo ha preso vita in numerose opere sparse per l’Europa, dal più vicino Duomo di Milano o di Como, fino a monumenti nella lontana Varsavia. In tutte queste località – riprendendo il concetto dello scrittore francese – il marmo di Arzo ha trovato più volte la sua anima, ma lo ha fatto spesso al di fuori del suo luogo d’origine. Il lavoro del Patriziato di Arzo ha invece un aspetto particolare, poiché dona un significato unico alla cava, proprio laddove tutto il processo nasce, richiamando l’attenzione verso la fase originale della lavorazione e sull’elemento dal quale nasce questo prezioso materiale, ovvero la terra, le nostre montagne, e in particolare il Poncione d’Arzo, che è anche l’elemento principale del nuovo stemma del Patriziato.

Proprio dai movimenti geologici che hanno interessato il nostro territorio nasce la bellezza naturale del marmo, che racconta la storia delle nostre terre e la porta all’interno dei prodotti della sua lavorazione. Come nel progetto del Patriziato, grazie al marmo la storia si incontra con la natura creando in questo modo un valore aggiunto per entrambe. La cava, che un tempo richiamava gli scalpellini per il lavoro di estrazione, con questo progetto si trasforma in un luogo per attività culturali che richiama invece tutta la popolazione verso la propria storia, poiché il lavoro alla cava era una parte essenziale dell’economia locale e quindi della vita quotidiana dei nostri avi. Grazie al progetto quindi, oltre a conoscere il processo che ha portato questa nostra peculiare eccellenza a essere riconosciuta a livello internazionale, possiamo finalmente riscoprire una parte del nostro passato, e quindi una parte di noi stessi.

Questa è la missione più importante, a mio avviso, che hanno i patriziati: mantenerci saldi a quei valori di tradizione e cultura locale che hanno costruito negli anni la nostra identità, l’identità ticinese, che ci rende unici e che ci caratterizza. Un ruolo fondamentale che ci tengo sempre a evidenziare, e che diventa sempre più una responsabilità inderogabile. Proprio per questo, nei miei incontri con i patriziati cerco di ricordare quanto sia importante che ognuno di questi enti diventi una realtà sempre più presente all’interno delle comunità locali e che diventi un partner sempre più affidabile per i Comuni e per il Cantone.

Il Patriziato di Arzo, grazie anche a progetti di valorizzazione del territorio come questo che oggi inauguriamo, dimostra una dinamicità e una volontà di innovazione esemplari, che ci fanno ben sperare. L’auspicio è che anche in futuro la nostra identità venga sempre tramandata con la stessa passione e la stessa buona volontà di ora. Una passione e una volontà che sono il tratto distintivo di ogni persona che ha messo il proprio cuore e le proprie braccia in questo progetto e in ogni altro realizzato in passato, donando a ogni opera una sua personale anima.

Norman Gobbi
Consigliere di Stato e
Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Il pragmatismo Svizzero: ecco come il Ticino ha gestito i flussi migratori!

Il pragmatismo Svizzero: ecco come il Ticino ha gestito i flussi migratori!

Dal Mattino della domenica | Il Consigliere di Stato Norman Gobbi stila un primo bilancio dell’estate 2017 sul fronte delle entrate illegali nel nostro Paese

Davanti all’incertezza e all’imprevedibilità dell’evolversi della pressione migratoria ai nostri confini, il Ticino non si è fatto cogliere impreparato; nello stile che caratterizza l’essenza della Confederazione elvetica, con pragmatismo e concretezza abbiamo trovato la soluzione ottimale e funzionale per far fronte a quella che – di fatto lo è – un’emergenza che varca i nostri confini e che colpisce tutto il continente europeo. Con questo spirito, per far fronte all’importante afflusso che ha colpito le nostre frontiere nella calda estate del 2016, ci siamo organizzati per gestire una situazione di emergenza. Facciamo quindi un passo indietro, e torniamo all’estate dello scorso anno quando, grazie al nostro lavoro e alla nostra intraprendenza, abbiamo offerto un servizio non solo a tutta la popolazione ticinese ma anche al resto della Svizzera! Un anno fa, infatti, abbiamo dovuto gestire un cambio di tendenza: i migranti non bussavano più alla nostra porta per richiedere l’asilo nel nostro Paese ma volevano semplicemente usare la Svizzera come via di transito per raggiungere il nord Europa e quei Paesi con un approccio differente in materia di rifugiati. Secondo gli accordi di Dublino però, questo non era – e non lo è tuttora – possibile e queste persone devono far rientro nello Stato nel quale sono stati registrati, ovvero l’Italia. Per questo motivo abbiamo dovuto ideare un dispositivo che consentisse di velocizzare le pratiche con un gran numero di persone da riammettere in Italia e al contempo offrire una struttura sicura, in una località adatta a questo genere di finalità. Le strutture della protezione civile, situate perlopiù nei centri abitati dei Comuni del Mendrisiotto, non si prestavano a questa necessità, pertanto abbiamo realizzato il Centro di Rancate. Una struttura che si adatta perfettamente alle esigenze di accoglienza e flessibilità necessarie in un contesto mutevole come quello dei flussi migratori.

Ma dallo scorso anno qualcosa in effetti è cambiato. Le stime della Confederazione sugli arrivi sono state smentite nel corso dell’estate che – complice anche il calo delle temperature – si sta concludendo. È presto per tirare un bilancio definitivo. Ma sicuramente possiamo fare una serie di valutazioni. Un fenomeno nuovo ha caratterizzato i mesi estivi: nonostante il numero di sbarchi sulle coste italiane sia rimasto immutato rispetto al 2016, la pressione migratoria a Chiasso è calata notevolmente rispetto allo steso periodo dello scorso anno. Ma allora, dove sono finite queste persone? È proprio questo il punto centrale: non abbiamo segnali che ci possano confermare che il grande numero di persone giunte in Italia e presenti tutt’ora sul territorio italiano non siano intenzionate a seguire le rotte che sono state utilizzate negli scorsi anni. Evidentemente il grande e minuzioso controllo che è stato attivato dalla Confederazione e dal Cantone alla frontiera sud della Svizzera ha giocato un ruolo deterrente, scoraggiando coloro che volevano attraversare l’Europa utilizzando il nostro Paese come corridoio. Questa è sicuramente un’ipotesi valida. Ma oltretutto non va dimenticato che i nostri vicini italiani hanno finalmente iniziato a giocare la propria parte – complici anche gli aiuti stanziati dall’Unione europea ai singoli Stati – per gestire la crisi migratoria. Di conseguenza hanno iniziato a registrare in maniera sistematica le persone in arrivo sul loro territorio e si sono anche adoperati per migliorare la gestione dei centri di affluenza. Sono due letture che possono spiegare i motivi che hanno portato un minor numero di persone a presentarsi alla nostra frontiera sud. Calate le cifre, qualcuno ha quindi ben pensato di domandarsi se avesse senso mantenere una struttura come quella di Rancate. E la mia risposta è ovviamente sì. Un sì convinto, perché quella del mendrisiotto è la struttura di cui si necessitava per far fronte ai repentini cambiamenti che caratterizzano i flussi migratori. Un centro per il quale, va rammentato, la Confederazione finanzia i costi legati alla sicurezza. Un centro che resterà operativo fino alla fine del 2018. Così infatti ha deciso il Governo. E non dimentichiamo che se non ci fosse stato Rancate, queste persone avrebbero dovuto pernottare per una sola notte nel centro di nuclei abitati. E non da ultimo anche grazie a questa struttura nella zona vi è stato un accrescimento del dispositivo di sicurezza, grazie alle numerose forze dell’ordine in servizio nel territorio mo’mo’.

La soluzione ticinese quindi ancora una volta si è rivelata efficace e utile. Ma questo è appunto il frutto del pragmatismo che ci contraddistingue. Da una parte il rispetto del sacrosanto principio del federalismo, che regge il nostro sistema politico. Il nostro Cantone – spesso officina di quei fenomeni che interesseranno solo in un secondo tempo il resto del Paese – ha trovato la soluzione ideale e concreta per tutta la Svizzera. Una soluzione di cui beneficiano tutte le istituzioni dei vari livelli del federalismo: i Comun, tutti gli altri Cantoni e anche la Confederazione. Ci tengo una volta ancora a ribadire e a sottolineare i punti di forza del Centro di Rancate. Perché si sa che da noi, soprattutto per la sinistra casalinga, è più facile puntare il dito contro quando le cose non funzionano piuttosto che riconoscere quando invece funzionano, a beneficio di sicurezza e legalità! Un plauso al Ticino e quindi a tutti noi, che siamo riusciti a concretizzare l’essenza del federalismo svizzero con una soluzione concreta e funzionale!

Norman Gobbi
Consigliere di Stato
e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Visita aziendale alla Fondazione alpina per le scienze della vita

Visita aziendale alla Fondazione alpina per le scienze della vita

Comunicato stampa del Diparitmento delle finanze e del Dipartimento delle istituzioni |

Il Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE) e il Dipartimento delle
istituzioni (DI) comunicano che negli scorsi giorni il Consigliere di Stato Christian
Vitta e il Consigliere di Stato Norman Gobbi hanno visitato la Fondazione Alpina
per le Scienze della Vita (FASV) di Olivone.

Nell’ambito del programma di visite aziendali che il Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle finanze e dell’economia (DFE), Christian Vitta, sta portando avanti sul territorio ticinese, è stata inserita anche la Fondazione Alpina per le Scienze della Vita (FASV) di Olivone. Ciò dimostra l’elevata attenzione nei confronti delle regioni periferiche, che contribuiscono alla creazione di valore aggiunto e di posti di lavoro interessanti, a favore dello sviluppo economico di tutto il Cantone.
Alla visita ha preso parte, in veste di Vice Presidente del Consiglio di Fondazione della FASV, anche il Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

I due Consiglieri di Stato, accompagnati da Marino Truaisch, Presidente della FASV,
Maria Teresa Pinorini e Elia Grata, Direttori della FASV e responsabili dell’Istituto Alpino di Chimica e di Tossicologia (IACT), e Michela Pedrioli, Responsabile della Scuola Alpina, hanno potuto visitare la nuova aula didattica e i laboratori di chimica e tossicologia.

È stata inoltre colta l’occasione per rendere visita, alla presenza di Marco Bignasca,
Capoufficio dell’Ufficio dello sport, anche al Centro Gioventù e Sport di Olivone, che
organizza stage professionali e corsi per le scuole sulla natura, la cultura e la storia delle regioni alpine. Il pomeriggio si è concluso con un incontro conviviale con il personale della FASV e del Centro Gioventù e Sport.

Fondazione Alpina per le Scienze della Vita (FASV)
La FASV è situata ad Olivone, in Valle di Blenio, e ad oggi conta 15 collaboratori. Il suo scopo è quello di offrire, tramite l’Istituto Alpino di Chimica e di Tossicologia (IACT) un servizio di analisi negli ambiti della chimica forense, della tossicologia, della farmaceutica e del biomonitoraggio, nonché quello di promuovere progetti di ricerca in questi ambiti.

Grazie alla sua Scuola Alpina, inoltre, la FASV sostiene anche la formazione di giovani e adulti nell’ambito delle scienze della vita, della conoscenza delle piante medicinali e aromatiche e delle molecole e/o dei principi attivi in esse contenute.

Si ricorda che, nell’ambito del Prix Montagne 2016, la FASV si è classificata al terzo
posto assoluto: ciò dimostra che, con un concetto valido e spirito imprenditoriale, anche nelle regioni di montagna è possibile raggiungere il successo.

Centro Gioventù e Sport di Olivone
La struttura di Olivone è la location perfetta per chi desidera praticare sport tipici di montagna ed essere a contatto con la natura. Conta 120 posti letto, suddivisi in tre
blocchi separati tra di loro con camere da 6/8 posti e servizi indipendenti; un servizio di ristorazione organizzato da G+S che propone pasti variati; 2 sale teoria; 1 sala muscolazione e numerosi spazi per attività sportive all’esterno della struttura.

In caso di brutto tempo gli ospiti del Centro G+S hanno a disposizione la struttura del Polisport equipaggiata per la pratica di diverse attività sportive tra cui una parte di arrampicata indoor di grandi dimensioni con tutti i gradi di difficoltà.

UDC «Noi non cambiamo idea sulla civica»

UDC «Noi non cambiamo idea sulla civica»

Dal Corriere del Ticino | Sostegno unanime alla modifica della legge in votazione il 24 settembre – Le frecciatine a PS, PPD e PLR Marchesi: «Su Prima i nostri ci vuole la volontà di tutti» – Gobbi: «Le scelte partono da chi comanda»

È tortuosa la strada che porta al ristorante Castagno di Mugena, luogo eletto dall’UDC per il proprio Comitato cantonale. Chissà, forse è proprio per non affrontare le numerose curve che a partecipare è stata una ventina di persone. «Non tantissime considerando i 60 membri», ha rimarcato il presidente dell’UDC Piero Marchesi . A rispondere all’invito c’era anche un «outsider»: il consigliere di Stato leghista Norman Gobbi , che possiede ancora la tessera del partito. «Con Gobbi abbiamo un buon rapporto, è il consigliere di Stato più vicino all’UDC. Porta avanti i nostri valori», ci ha risposto Marchesi quando l’abbiamo sollecitato sulla presenza del politico di via Monte Boglia. Valori che passano anche attraverso i temi all’ordine del giorno: la modifica della legge sulla civica in votazione il 24 settembre e l’applicazione dell’iniziativa popolare Prima i nostri. Sul primo punto Marchesi ha lanciato un appello: «Vorrei che il nostro partito dimostri che non cambia idea rispetto a quanto portato avanti in Parlamento, votando in modo chiaro e compatto il sostegno alla legge sull’insegnamento della civica, contrariamente a quanto hanno fatto gli altri partiti: il PS, il PPD e il PLR che si sono rimangiati la parola. Trovo non sia stato rispettoso nei confronti del lavoro dei loro rappresentanti in Gran Consiglio».

A prendere la parola è stato anche Gobbi: «In tante persone mi hanno chiesto perché un consigliere di Stato si è schierato. È importante che Lega e UDC confermino le proprie posizioni a difesa dei valori tradizionali. La democrazia diretta è uno strumento fondamentale, ma bisogna conoscerlo. Per formare cittadini liberi è importante che siano consapevoli dei loro diritti e dei loro doveri». Per dovere di cronaca, occorre ricordare che il Governo non ha preso posizione lasciando libertà di voto ai suoi membri. Alla fine, con 23 sì, il sostegno all’iniziativa è stato unanime. Il partito ha anche deciso di sostenere l’altro oggetto cantonale in votazione, il controprogetto all’iniziativa popolare della VPOD «Uno per tutti, tutti per uno».

Sul banco c’era però anche un altro tema al centro del dibattito politico ticinese, l’applicazione dell’iniziativa popolare Prima i nostri. Marchesi ha ribadito che «i margini per applicare l’iniziativa ci sono, come c’erano per il 9 febbraio. Prima i nostri può essere applicato attraverso la soluzione proposta dall’UDC». E Marchesi ha colto anche l’occasione per «tirare le orecchie alla maggioranza del Consiglio di Stato quando dice che Prima i nostri non può essere applicata al settore privato. I presenti sono esclusi perché so che Gobbi la pensa in modo diverso». Ora la palla è in mano al Gran Consiglio: «Spero che i parlamentari si mettano una mano sulla coscienza, resto fiducioso ma manca un anno e mezzo alle votazioni cantonali e questo inciderà in modo negativo sull’applicazione dell’iniziativa». Chiamato in causa, il direttore del Dipartimento delle istituzioni ha fatto qualche precisazione: «Le scelte partono da chi comanda e nel caso del mio Dipartimento Prima i nostri viene applicata. L’ambito di manovra c’è nelle assunzioni e nell’ambito dell’attribuzione dei mandati». «Ci vuole la volontà di tutti», ha voluto sottolineare Marchesi, «ma finora in Governo non c’è stata».

Anche i Giovani UDC, in una nota stampa, hanno dato le proprie indicazioni di voto. Sugli oggetti cantonali, hanno deciso di sostenere legge sulla civica, mentre lasciano libertà di voto sul controprogetto «Uno per tutti, tutti per uno» a causa della «poca chiarezza del testo costituzionale in votazione e delle lacunose spiegazioni sull’opuscolo informativo». I giovani dell’UDC invitano poi ad approvare il decreto federale sulla sicurezza alimentare e a respingere i due oggetti concernenti la revisione del sistema pensionistico.

(Articolo di Michelle Cappelletti)

Votazione – Per una civica più robusta

Votazione – Per una civica più robusta

Dal Corriere del Ticino | I favorevoli al compromesso chiedono di rafforzare l’attuale insegnamento trasversale Siccardi: «Il rischio è di farla sparire» – Pelli: «Perplesso dall’opposizione della scuola»

Per motivare le ragioni del sì, il fronte a sostegno della soluzione di compromesso sull’insegnamento della civica – in votazione il 24 settembre – ha scelto l’immagine della marmellata pronta per essere distribuita sul pane. «Più la si spalma, più diventa sottile, tanto da rischiare di sparire» ha affermato ieri a Bellinzona Alberto Siccardi, primo firmatario dell’iniziativa popolare «Educhiamo i giovani alla cittadinanza (diritti e doveri)» a partire dalla quale il Gran Consiglio ha elaborato la modifica di legge sulla quale saranno chiamati a esprimersi i cittadini. L’obiettivo è dunque quello di rafforzare un insegnamento che attualmente è sì affrontato, ma trasversalmente all’interno di più materie. «Non ci pentiamo di aver portato il tema al voto» ha chiarito Siccardi, facendo riferimento alla decisione di non ritirare l’iniziativa nonostante la condivisione del compromesso accolto in Parlamento e pronto a essere attuato da DECS e Governo. Il motivo? «Temevo che ritirandola potesse fare la fine dell’iniziativa popolare lanciata nel 2000 e poi ritirata dai Giovani liberali, a cui era stato promesso un’insegnamento della civica in più materie. Cosa di fatto non riuscita» ha proseguito il promotore. Sui potenziali rischi di un no popolare Siccardi ha quindi ammesso: «Abbiamo corso il rischio, ma è vero: non mi aspettavo una resistenza così marcata da parte degli insegnanti. La speranza e la pretesa è che aver discusso talmente della civica porti in ogni caso la scuola a iniziare a insegnarla».

Sulla battaglia condotta dal mondo magistrale si è soffermato anche il già consigliere nazionale liberale radicale Fulvio Pelli. «Questa pesante opposizione di una sorta di establishment scolastico mi lascia perplesso e mi infastidisce. Sembra quasi proibito proporre un metodo d’insegnamento diverso. E forse una parte dell’opposizione va ricondotta proprio alla difficoltà nell’insegnare la civica. Anche per questa ragione ritengo necessari degli specifici corsi per i docenti». Pelli ha quindi parlato di «una scossa che ci vuole e che l’iniziativa ha fornito», salutando positivamente la modifica della legge sulla scuola: «Bisogna fare qualcosa di fronte alla scarsezza delle conoscenze civiche della cittadinanza». E se le dinamiche del dibattito pubblico sono state definite da Pelli «un po’ strane: tutti per la civica ma tutti contro l’iniziativa», i recenti ripensamenti in casa PS, PPD e PLR sono stati analizzati così: «Forse perché non sempre le decisioni prese vengono approfondite a sufficienza».

A elaborare il compromesso poi accolto in aula era stato il deputato della Lega e membro della Commissione scolastica Michele Guerra: «Una via terza, pragmatica a ragionevole che porta a un miglioramento dell’insegnamento della civica». Un insegnamento che, stando a un’indagine realizzata dal professore dell’Università di Friburgo Nicolas Schmitt, zoppica in tutta la Svizzera. «In tutti i Cantoni i poteri pubblici – ha indicato l’esperto – deplorano la mediocrità degli allievi in termini di conoscenze della civica, ma allo stesso tempo non si danno gli strumenti necessari alla scuola dove assistiamo a un insegnamento completamente trasversale che porta la materia a dissolversi. Ne consegue una visione pedagogica che non risponde alle esigenze politiche». Un quadro «in chiaroscuro» l’ha quindi definito il già direttore del Corriere del Ticino Giancarlo Dillena, che sul compromesso in votazione ha tenuto a ricordare «l’appoggio del Consiglio cantonale dei giovani, che per primi possono capire lo stato della situazione attuale». Facendo eco a Siccardi, Dillena ha quindi dichiarato: «La soluzione della marmellata è sbagliata».

Da parte sua il già consigliere nazionale PLR ed ex procuratore pubblico Luciano Giudici ha ricordato: «Non votiamo su una legge Siccardi ma su una modifica legislativa approvata dal Gran Consiglio che non stravolge l’insegnamento della civica. Anzi, questa potrà portare i giovani a interessarsi di più della politica, delle decisioni che interessano la società e soprattutto alla necessaria conoscenza dei meccanismi istituzionali del nostro Paese».

Bertoli e Gobbi – Il Consiglio di Stato e l’insolita scelta della libertà di voto

«Governo e Parlamento invitano a votare…». È la classica formula che si può leggere all’interno dell’opuscolo informativo. Non è però il caso per gli oggetti in votazione il 24 settembre, per i quali compare la sola indicazione del Gran Consiglio. «È stata fatta una discussione in Governo e si è optato per lasciare libertà di voto ai singoli membri» spiega il presidente del Consiglio di Stato Manuele Bertoli. Una scelta rara negli ultimi anni. Perché? «Nel caso della civica – precisa – c’è stato un atto del tutto imprevisto e inusuale, ovvero la richiesta degli iniziativisti di voler andare al voto su un testo che senza la chiamata alle urne sarebbe entrato in vigore. In questo caso le cose cambiano e non si tratta più di confermare una posizione su un compromesso, perché per decisione degli stessi iniziativisti la questione è stata riportata a un livello più di principio. E allora a questo punto se i promotori vogliono andare al voto quando non è necessario, io da un lato posso dire in modo conseguente a quanto espresso in Gran Consiglio che siamo pronti a dar seguito al compromesso come “minore dei mali” e nonostante la direzione sia sbagliata. Ma dall’altro se ora ci si chiede di dire sì o no di principio io propendo per il restiamo dove siamo, naturalmente migliorando le cose come a suo tempo indicato dalla SUPSI». Si voterà però sul compromesso. «Ma lo si farà secondo una modalità non richiesta e non opportuna» ribadisce Bertoli: «La democrazia – sottolinea – si dà delle forme affinché vengano anche rispettate. E questa votazione non può essere tradotta in una sorta di plebiscito su qualcosa di già deciso. Questo aspetto ha avuto sicuramente un peso nella discussione in Governo».

Sulla scelta del Governo abbiamo contattato anche il consigliere di Stato Norman Gobbi: «C’è una bella differenza – spiega – tra il prendere posizione individualmente ed essere membro di un comitato. Nel pieno rispetto del principio di collegialità, insieme ai miei colleghi, abbiamo deciso di lasciare libertà d’espressione a ognuno. È raro, ma può accadere. Per quel che mi concerne sono a favore dell’inserimento della civica nel piano orario della scuola obbligatoria e in quella postobbligatoria, pertanto ho deciso di dire la mia in articoli di opinione e interviste nonché – come capitato anche per altre votazioni – ho dato la mia disponibilità come “testimonial” a essere presente sul materiale informativo dei favorevoli».

(Articolo di Massimo Solari)

‘L’importanza dei pompieri’

‘L’importanza dei pompieri’

Da laRegione | Fondato nel 1892, il Corpo di Chiasso ha festeggiato con la popolazione i suoi primi 125 anni Sicurezza e tranquillità delle persone erano e restano gli obiettivi dell’attività. Sonia Colombo-Regazzoni: ‘Una boa raggiunta oltre la quale siamo pronti a salpare.

Pompieri e solidarietà. Un binomio inscindibile che ha caratterizzato i primi 125 anni di attività del Corpo civici pompieri di Chiasso. L’anniversario è stato festeggiato sabato con dimostrazioni pratiche – grazie alla tecnologia i presenti hanno potuto vedere come si muovono i militi tra le fiamme o durante un intervento chimico – e una sfilata che ha (ri)portato sulle strade cittadine i mezzi d’epoca e di intervento. L’attività, come ha ricordato l’ex furiere Carlo Cappelletti, è iniziata il 29 febbraio 1892 con la risoluzione municipale 541 «per l’organizzazione di un corpo pompieri composto da 29 uomini. Una decisione presa dopo il grave incendio che distrusse il magazzino della Gotthardbahn il 22 febbraio 1892». Da allora nel corpo hanno ruotato 361 militi (oggi sono 87). «Centoventicinque è una parola che si pronuncia in una frazione di secondo ma che rappresenta l’insieme di cinque generazioni – ha commentato Sonia Colombo-Regazzoni, capodicastero Sicurezza pubblica di Chiasso –. Non sono un punto di arrivo, né sono la conclusione di questa straordinaria storia. Sono solamente una boa, che è stata brillantemente raggiunta e oltre la quale siamo pronti a salpare». La prossima sfida è la nascita del centro cantonale di soccorso pompieri del Mendrisiotto, che si concretizzerà all’inizio del prossimo anno. «I due corpi pompieri di Chiasso e Mendrisio stanno già collaborando da mesi per trovare le giuste sinergie e arrivare pronti all’inaugurazione – ha assicurato Colombo-Regazzoni –. Indipendentemente dalle forme giuridiche, la Città di Chiasso non intende rinunciare ai suoi pompieri».

La presenza sul territorio

I festeggiamenti di sabato – che hanno visto anche la presenza del consigliere di Stato e direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi (mentre Christian Vitta ha portato il suo saluto con un videomessaggio) e di rappresentanti dei Vigili del fuoco di Milano – sono stati l’occasione per «riconfermare che le autorità comunali continueranno a sostenere l’assoluta importanza della loro presenza sul nostro territorio. E non certo per mero campanilismo – ha precisato la capodicastero –, bensì perché lo esige la ragione, lo esigono la storia, e soprattutto le peculiarità e le contingenze sempre più critiche della nostra città e della nostra regione». Tutto questo «nella consapevolezza e nell’ottica della riorganizzazione dei corpi pompieri ticinesi intrapresa dal cantone ormai parecchi anni fa. Il Mendrisiotto è un tassello importante di questo progetto e noi siamo tra i promotori e sostenitori della realizzazione del consorzio regionale, struttura che rappresenta lo strumento più democratico di gestione delle risorse, perché permette a tutti i comuni consorziati di divenire parte attiva del meccanismo decisionale e non solo di finanziamento a consuntivo – ha concluso Sonia Colombo-Regazzoni –. La riorganizzazione guarda al futuro pensando a un incremento finanziariamente sostenibile della professionalizzazione del servizio che il cantone intende realizzare, ma che attualmente non possiamo permetterci».

‘Sicurezza e senso di tranquillità’

Nel corso della sua storia, i militi chiassesi hanno avuto due ‘case’. La caserma di via Soave è stata costruita nel 1979. «Qui hanno avuto la possibilità di abitare con le rispettive famiglie ben 10 pompieri e l’utilità di questa funzione ha integrato la velocizzazione dei tempi in caso di allarme diurno e specialmente notturno – sono state le parole del comandante Davide Chiesa –. L’importanza del decentramento cittadino e delle possibilità di velocizzare le vie di raggiungimento dei particolari eventi di intervento hanno però portato a una nuova soluzione logistica». È così nato «un centro pompieristico all’avanguardia» in via Cattaneo. «L’anno fatidico – ha concluso Chiesa – è stato il 2008. Da quell’anno ogni momento è stato vissuto con la consapevolezza che ogni esercitazione, ogni attimo impegnato nello e allo spirito del vero pompiere, serve e servirà per amalgamare forze e sentimenti, confermati da un senso di volontà rivolti a un traguardo unico e inderogabile: la sicurezza della popolazione e il suo senso di tranquillità nei momenti di necessità impellente».

Il prossimo 24 settembre diciamo sì all’insegnamento obbligatorio della civica!

Il prossimo 24 settembre diciamo sì all’insegnamento obbligatorio della civica!

Dal Mattino della domenica | Il Ministro della sicurezza Norman Gobbi invita ad accettare la modifica della legge della scuola sulla quale il Popolo dovrà esprimersi nelle prossime settimane

Non ho dubbi: il 24 settembre 2017, quando saremo chiamati ad esprimerci a favore dell’introduzione delle ore dedicate civica alle scuole medie e alle scuole post obbligatorie, io voterò convinto di sì.

Ricordo con piacere e lasciatemelo dire – anche con gratitudine – il tempo dedicato allo studio della civica, quando ancora sedevo sui banchi di scuola. Ero infatti alle scuole medie quando, proprio durante le lezioni di civica, mi avvicinai e mi appassionai al mondo della politica. Qualche tempo fa mi hanno chiesto quando nacque la mia passione per la politca. Per me la risposa è sempre stata chiara: da adolescente proprio durante quelle ore dedicate all’educazione alla cittadinanza. Un momento privilegiato durante il quale presi conoscenza dei diritti e dei doveri dei cittadini e quando rimasi colpito dal fascino del nostro sistema politico e della democrazia diretta che caratterizza il nostro Paese. Non solo nozioni teoriche, ma visite alle nostre istituzioni – ricordo ancora con emozione quando varcai per la prima volta la porta della Bundeshaus, il nostro Palazzo federale – e anche momenti di dibattitto e di confronto sui temi di attualità. Un passaggio fondamentale nella mia formazione e nel mio percorso di vita, che mi ha condotto vent’anni dopo a sedere attorno al tavolo del Governo.

Non posso quindi che sostenere la votazione del prossimo 24 settembre invitando tutte le cittadine e tutti i cittadini ticinesi a sostenere il progetto in votazione, dicendo a gran voce sì.

Al di là della mia esperienza personale, i dati parlano chiaro. Uno studio commissionato alla SUPSI qualche anno fa mostra infatti che l’insegnamento della civica negli ultimi anni è stato trascurato perdendo qualità. Il risultato? Giovani che conoscono sempre meno il funzionamento dello Stato in cui vivono. Giovani che, lo sottolineo, hanno nelle loro mani le matite per tracciare il loro futuro, il futuro di tutto il nostro il Paese, ma che non sanno come utilizzarle. Possedere le nozioni base sul meccanismo che regge uno Stato moderno è fondamentale per poter esercitare i nostri diritti e i nostri doveri. D’altra parte già Luigi Einaudi lo diceva “conoscere per deliberare”. Solo grazie a una conoscenza approfondita delle nostre istituzioni e della nostra democrazia possiamo essere davvero artefici del nostro futuro. Sapendo quali strumenti abbiamo a disposizione, possiamo partecipare e dare il nostro contributo alla cosa pubblica. Ed è proprio il nostro ordinamento – con la sua democrazia diretta – a rendere la Svizzera uno Stato moderno e unico. È un privilegio quello che abbiamo noi cittadini svizzeri, di poter partecipare in prima persona alla nostra vita politica, e dobbiamo coltivarlo.

E non da ultimo, tengo a metterlo in evidenza, la conoscenza dello Stato in cui si vive, delle regole e dei meccanisimi che ne garantiscono il funzionamento è fondamentale quando si parla di integrazione. L’ho ricordato di recente, quando l’Europa è stata scossa da tragici atti di terrorismo. L’integrazione gioca un ruolo fondamentale nella prevenzione di azioni terroristiche perpetrate da individui radicalizzati, per nulla integrati nella società nella quale vivevano. Dare l’opportunità a tutte le persone residenti sul nostro territorio, in età scolastica, di approfondire il proprio sapere sul Paese in cui vivono, aiuta senz’altro a favorire la loro integrazione.

L’insegnamento della civica è davvero un tassello fondamentale dei nostri valori e dell’essenza della Svizzera. I nostri giovani devono avere la possibilità di studiare a fondo le nostre istituzioni e il nostro sistema politico per poter contribuire a costruire il nostro futuro. Per la nostra libertà e per il nostro futuro, diciamo Sì alla modifica della legge della scuola il prossimo 24 settembre!

Norman Gobbi,
Consigliere di Stato e Direttore del Dipartimento delle istituzioni

Permessi B e G: negato lo 0,3%

Permessi B e G: negato lo 0,3%

Da RSI.ch | Sono 162 dall’entrata in vigore della misura del casellario giudiziale, del 2015. Aumento di decisioni negative tra maggio e luglio

La mia intervista al Quotidiano e alle Cronache della Svizzera italiana: http://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Permessi-B-e-G-negato-lo-03-9521119.html

I permessi B e G negati dall’entrata in vigore della misura sul casellario giudiziale, fino a fine luglio, sono 162, ovvero lo 0,3 per cento del totale delle richieste. Una percentuale che negli ultimi tre mesi analizzati, a partire da maggio, è leggermente più alta. Nello stesso periodo, inoltre, sono incrementate notevolmente, rispetto ai casi approfonditi per problemi di natura penale, le decisioni negative.

Circa lo 0,8 per cento del totale delle richieste per un permesso di dimora o per frontalieri, dall’entrata in vigore della misura del casellario giudiziale del 2 aprile del 2015, presentavano elementi di rilevanza penale. Di questi, un caso su tre sfociava in una decisione negativa.

“Il fatto che in questi mesi ci sia stato un aumento può essere ricondotto anche al fatto che la gente possa pensare come la decisione del Governo di sollevare la richiesta del casellario dello scorso giugno sia stata attuata subito. Magari si sono sentiti un po’ più leggeri, mentre in passato uno ci pensava più di una volta prima di presentare tutta la documentazione sapendo che aveva dei reati gravi iscritti al casellario”, ha dichiarato ai nostri microfoni il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.