Sezione dei registri della Divisione della giustizia: entrata in funzione e nomine di funzionari dirigenti

Sezione dei registri della Divisione della giustizia: entrata in funzione e nomine di funzionari dirigenti

Comunicato stampa

Il 1° dicembre 2018 è stata fissata l’entrata in funzione della nuova Sezione dei registri della Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni. A seguito dell’approvazione, decisa nel mese di maggio scorso da parte del Parlamento, della riorganizzazione di questo importante settore, il Dipartimento delle istituzioni e la Divisione della giustizia stanno concretizzando la nuova struttura e gli ambiti che la compongono. In tale ottica, il Consiglio di Stato, nella seduta odierna, ha proceduto alla nomina del capo della Sezione dei registri e del responsabile della nuova Autorità cantonale unica di I. istanza in materia della Legge federale sull’acquisto di fondi da parte di persone all’estero (LAFE). Nomine che vanno a completare i tasselli a livello dei funzionari dirigenti del settore.

La Sezione dei registri, come riportato nello schema seguente, sarà gerarchicamente subordinata alla Divisione della giustizia del Dipartimento delle istituzioni, che conta, oltre al settore dei registri, il settore esecutivo e fallimentare e il settore esecuzione pene e misure, anch’essi in fase di riorganizzazione, senza dimenticare il ruolo essenziale svolto dalla Divisione quale trait d’union tra Potere esecutivo e Magistratura.

Alla Sezione dei registri competerà la direzione del settore, composto dagli Uffici del registro fondiario distrettuali – condotti da due Ufficiali, uno responsabile per il Sottoceneri (Uffici del registro fondiario di Lugano e Mendrisio) e uno per il Sopraceneri (Uffici di Bellinzona e Locarno con le relative agenzie periferiche) –, l’Ufficio del registro di commercio, l’Ufficio del registro fondiario federale e la nuova Autorità cantonale unica di I. istanza in materia della Legge federale sull’acquisto di fondi da parte di persone all’estero (LAFE).

La Sezione dei registri sarà diretta dall’avv. Simone Albisetti, già Ufficiale del registro fondiario di Bellinzona e delle Tre Valli, nominato oggi dal Consiglio di Stato a questa importante funzione, nella quale dovrà occuparsi, oltre che della conduzione e del coordinamento del settore che conta al proprio interno circa 50 collaboratori, anche dei progetti strategici che interessano lo stesso. La conduzione degli Uffici del registro fondiario distrettuali sarà affidata all’avv. Elisa Quadri Parravicini per quanto attiene al Sottoceneri e dall’avv. Claudia Adami per il Sopraceneri, già Ufficiali del registro fondiario di Mendrisio rispettivamente di Locarno. L’Ufficio del registro di commercio continuerà ad essere diretto dall’avv. Andrea Porrini, così come l’Ufficio del registro fondiario federale dal Signor Valerio Salvi. Infine, il Governo, sempre nella seduta odierna, ha nominato il responsabile della nuova Autorità unica cantonale di I. istanza in materia LAFE nella persona dell’avv. Andrea Carri, attuale capo dell’Ufficio di esecuzione del Sottoceneri, comprendente l’Ufficio di esecuzione di Lugano e quello di Mendrisio, il quale vanta, oltre a un’esperienza in campo notarile nel settore privato, una decennale attività quale funzionario dirigente dell’Amministrazione cantonale.

Le nomine decise oggi dal Consiglio di Stato completano i tasselli dal punto di vista dei funzionari dirigenti del settore, permettendo dunque di fissare l’entrata in funzione della Sezione dei registri al 1° dicembre 2018, data che coincide con il pensionamento dell’attuale Ufficiale del registro fondiario di Lugano Signor Arnaldo Caccia, al quale il Governo porge sin d’ora un sentito ringraziamento per l’impegno e la dedizione profusi sull’arco della sua lunga esperienza all’interno dell’Amministrazione cantonale.

Quale ultimo passo in vista dell’entrata in funzione della nuova struttura, nelle prossime settimane il Consiglio di Stato formalizzerà l’istituzione delle Commissioni regionali in materia LAFE, allestite d’intesa con le Associazioni, Corporazioni e Federazioni di categoria interessate dalla costituenda Autorità, coinvolte dalla Divisione della giustizia sin dalle fondamenta del progetto di riorganizzazione del settore dei registri. Una riorganizzazione che permetterà di migliorare l’assetto organizzativo del medesimo, accrescendo l’efficienza e l’efficacia dell’attività svolta a beneficio della qualità del servizio fornito agli addetti ai lavori e alla cittadinanza.

Il Consiglio Stato e per esso il Dipartimento delle istituzioni, formulano i migliori auguri ai neo nominati avv. Simone Albisetti e avv. Andrea Carri per le nuove sfide professionali che li attendono all’interno dell’Amministrazione cantonale e alle Ufficiali del registro fondiario avv. Claudia Adami e avv. Elisa Quadri Parravicini per l’estensione della loro attività. Parimenti ringrazia la Divisione della giustizia e tutti i funzionari del settore dei registri per la disponibilità e il supporto nel contesto della riorganizzazione.

Ticino sotto la lente

Ticino sotto la lente

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 10 ottobre 2018 de La Regione

Infiltrazioni mafiose, Nando Dalla Chiesa: “La vicinanza con la Lombardia espone maggiormente”. Dopo l’interpellanza di Romano sulle inchieste coordinate da Berna, parla lo specialista italiano.

Non è certo passata inosservata la recente interpellanza al Consiglio federale del deputato al Nazionale del Ppd Marco Romano. Le critiche ticinesi alla decisione, nel 2016, della Polizia federale di centralizzare a Berna il coordinamento delle inchieste sulle mafie, oltre che sul terrorismo, trovano infatti appoggio anche da parte di un noto specialista italiano: Fernando (Nando) Dalla Chiesa, figlio del generale dei carabinieri Carlo Alberto, ucciso da Cosa nostra nel 1982. “Se fossi responsabile in Svizzera metterei innanzitutto il Ticino sotto la lente”, afferma in un’intervista, pubblicata ieri dal quotidiano romando “Le Temps”, il fondatore e direttore dell’Osservatorio sulla criminalità organizzata dell’Università degli Studi di Milano. Lo farebbe, spiega Nando Dalla Chiesa, perché “il Ticino è chiaramente più esposto degli altri cantoni alle mafie italiane e straniere basate nel Nord dell’Italia, a causa della sua frontiera con la Lombardia, la lingua e i contatti sul posto”. Dalla Chiesa mette in guardia: dalla Lombardia premono non soltanto le mafie italiane, ’ndrangheta in primis, ma anche quelle estere: albanese (“dominante sul mercato degli stupefacenti”), rumena (specializzata nei furti con scasso), cinese (concentrata sui giochi d’azzardo e le contraffazioni) e ancora russa, nigeriana, nordafricana, sudamericana, che hanno scelto la regione di confine come centro nevralgico delle loro attività. “Per il momento – dice Dalla Chiesa – le inchieste condotte in Italia sul crimine organizzato straniero non risalgono alla Svizzera, contrariamente a quelle concernenti la ’ndrangheta o Cosa nostra. Ma la globalizzazione delle mafie è un processo in corso”. Difficile prevedere se queste mafie possano presto emergere anche in Ticino, aggiunge Dalla Chiesa, il cui Osservatorio ha da poco pubblicato il suo “Quarto rapporto sulle aree settentrionali” destinato alla Commissione parlamentare antimafia italiana. Dipende anche da “come il problema sarà impugnato in Italia dal nuovo governo, e con quali effetti”. Quel che è certo è che la Svizzera è “interessante”: “Possiede grandi quantità di liquidità e membri delle comunità interessate vi si sono già stabiliti. Lo è pure per il riciclaggio del denaro sporco”. Secondo il professore, attualmente “il pericolo del terrorismo è esagerato”, mentre “quello delle mafie è minimizzato”. Nando Dalla Chiesa lancia anche una critica alle autorità svizzere. Esse “collaborano con i loro omologhi italiani. Soltanto, i nostri investigatori sono estremamente ben preparati per affrontare il problema, il che non è sempre il caso da voi in Svizzera. Questo può essere frustrante per i nostri esperti”.

Per Gobbi bilancio in chiaroscuro. Pasi: le inchieste vanno coordinate dove sono commessi i reati spia.

A un paio d’anni dalla centralizzazione a Berna, decisa dalla Polizia federale, del coordinamento delle inchieste sulla criminalità organizzata, il bilancio per quanto concerne il Ticino è in chiaroscuro, stando alle parole del consigliere di Stato Norman Gobbi. “Da un lato è positivo, perché si sono visti miglioramenti sulla capacità di lavorare insieme e dialogare – dice alla ‘Regione’ il direttore del Dipartimento istituzioni –. Dal punto di vista dei risultati, però, non siamo pienamente soddisfatti”. Il motivo è che “mancano quella struttura, quel modus operandi necessari per combattere le organizzazioni criminali. Vale a dire andare fino in fondo su determinate segnalazioni, che anche noi facciamo alle autorità federali”. Detta altrimenti: “Talvolta segnaliamo operazioni un po’ strane, ma poi non vediamo molta voglia di andare fino in fondo”. Secondo Gobbi, la causa però sta nel manico. Cioè nella “mancanza di strumenti legislativi. Per questo abbiamo sempre sostenuto le rivendicazioni del procuratore generale della Confederazione Michael Lauber sul rafforzare determinati punti del Codice penale svizzero”. Soprattutto il “poter classificare, definire meglio le organizzazioni criminali, e dimostrare l’affiliazione dei loro membri, anche in forma passiva”. Di concerto con la possibilità di “eseguire importanti sequestri di beni, finanziari e immobiliari. Finché non gli si tolgono le risorse, per noi diventa difficile contrastarli”, chiosa Gobbi.
La centralizzazione a Berna del coordinamento delle inchieste ha interessato qualche anno fa anche il Ministero pubblico della Confederazione (Mpc). “Sulla base della mia esperienza di magistrato – afferma, da noi interpellato, Pierluigi Pasi, procuratore federale dal 2003 al 2015 (dal 2004 capo dell’antenna luganese dell’Mpc) –, ho sempre sostenuto che le indagini devono essere condotte e coordinate laddove si manifestano i reati cosiddetti spia, illeciti che possono indicare la presenza su quel territorio dell’attività di un’organizzazione criminale, per esempio piccole estorsioni o incendi dolosi”. Ragion per cui “non posso che condividere le perplessità di Marco Romano e di altri deputati federali”. Per Pasi “bisognerebbe fare un’analisi approfondita – basata su dati oggettivi, anche statistici, e che comprenda tutti gli attori in campo, federali e cantonali – per verificare i livelli di collaborazione e per individuare punti problematici ed eventuali difetti sistemici dell’attuale organizzazione dell’apparato di contrasto, che sembrerebbe non dare i frutti sperati in termini di efficacia. Un’analisi che dovrebbe riguardare pure i risultati di quello che si definisce il contrasto patrimoniale alle organizzazioni criminali”.