«Ottenere la cittadinanza è un privilegio, occorre meritarlo»

«Ottenere la cittadinanza è un privilegio, occorre meritarlo»

Intervista all’interno dell’edizione di sabato 13 ottobre 2018 del Corriere del Ticino

La nuova legge sulla cittadinanza ha introdotto paletti più stretti per ottenere il passaporto. Al leghista chiediamo se ritiene per caso che in precedenza diventare rossocrociati era fin troppo facile?
«Vediamola sotto un’altra prospettiva: ottenere la cittadinanza svizzera è un privilegio, non si tratta di un diritto acquisito e deve essere concesso solo alle persone davvero motivate e idonee. Per questo motivo quando il Ticino si è adeguato alla normativa federale abbiamo deciso di fare chiarezza sui criteri che portavano all’ottenimento del passaporto rossocrociato. Ovviamente da leghista ho accolto positivamente alcune proposte. Ad esempio il fatto che ora il richiedente deve fare suoi alcuni principi culturali imprescindibili come il rispetto dell’uguaglianza tra donna e uomo; d’altra parte coloro che non sono disposti ad abbracciare le basi della nostra cultura difficilmente riusciranno a integrarsi veramente».

I dati lo dimostrano: dal 1. gennaio si assiste a una frenata delle richieste. Questo è l’obiettivo o si puntava ad altri scopi?
«Non è tra i compiti dello Stato incentivare le persone a ottenere la cittadinanza svizzera. I Cantoni e i Comuni nei gruppi di lavoro federali hanno sempre avuto le idee in chiaro al riguardo, per questo motivo nella fase di definizione delle nuove norme legislative è stato deciso di comune accordo di non promuovere un’informazione a tappeto spingendo a una corsa per ottenere la cittadinanza elvetica sotto l’egida delle precedenti disposizioni. Sicuramente la definizione di criteri più delineati esclude molti più candidati che invece in passato erano ritenuti idonei. Tra questi figura una delle questioni che mi stava particolarmente a cuore e che abbiamo voluto inserire nel progetto ovvero l’indipendenza economica; in quest’ottica sono evidentemente escluse dalle naturalizzazioni le persone che intendono vivere in assistenza, a carico dello Stato e quindi di tutti i ticinesi».

Come risponde invece alle voci critiche che, soprattutto dalla sinistra, lamentano procedure troppo restrittive?
«Rispondo ricordando i principi del processo democratico che hanno portato all’approvazione del progetto di legge così come in vigore attualmente: a livello federale è stata votata dal Parlamento la modifica legislativa. In seguito è stato il Cantone a dover far propri i principi federali nella propria legge sulla cittadinanza. In Ticino la proposta è stata anche oggetto di una consultazione alle cerchie interessate. È stata quindi data la possibilità a tutti gli attori di dire la propria prima della decisione finale. Probabilmente il clima da campagna elettorale che si respira già in alcuni partiti spinge i diretti interessati a una momentanea perdita della memoria (ndr. ride)».

Il caso di un inglese che a Svitto si è visto rifiutare la richiesta di naturalizzazione perché non conosceva l’origine della raclette aveva fatto discutere. Ma è stata una fattispecie eccezionale o agli stranieri si chiedono conoscenze su temi che, alla fine, anche molti svizzeri ignorano?
«La questione ha tenuto banco a lungo in effetti a livello mediatico e la considererai davvero un caso eccezionale. Ovviamente mi riferisco a quello che avviene in Ticino, dove è prevista una certa attenzione alla preparazione che è proprio una tappa della procedura. In questo senso sono previsti dei momenti formativi grazie a una collaborazione tra i servizi del mio Dipartimento e quello dell’Educazione, la cultura e lo sport. E comunque le naturalizzazioni bisogna meritarsele».

 

Naturalizzazioni: il passaporto ora non tira più

Naturalizzazioni: il passaporto ora non tira più

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 13 ottobre 2018 del Corriere del Ticino

Netto calo delle domande da parte degli aspiranti rossocrociati in seguito all’introduzione della nuova legge.
Locarno segna il calo maggiore, segue Lugano – La padronanza dell’italiano è diventata un criterio essenziale.

I dati delle cancellerie comunali dei principali centri del Cantone parlano chiaro: con l’entrata in vigore il 1. gennaio della nuova Legge sulla cittadinanza ticinese e l’attinenza comunale, le richieste di naturalizzazione hanno subito una brusca frenata. Varata nel febbraio del 2017 dal Consiglio di Stato e approvata a settembre dal Gran Consiglio, la modifica di legge non solo ha introdotto paletti più stretti per gli aspiranti svizzeri, ma ha altresì stabilito un nuovo percorso formativo obbligatorio e uniformato in tutto il Ticino. Un iter, questo, nel quale la padronanza della lingua italiana rappresenta una conditio sine qua non per poter poi accedere all’esame di civica, storia e geografia svizzera e ticinese. Ma torniamo ai dati. Stando alle cifre forniteci dalle cancellerie, nei primi 9 mesi dell’anno le richieste di naturalizzazione hanno subito un decisivo rallentamento, passando ad esempio dalle 103 registrate a Locarno nel 2017, alle 12 ricevute fino a fine settembre. Un calo, questo, che ha interessato tutto il territorio cantonale: se a Mendrisio le domande sono scese da 60 dell’anno scorso alle 15 di settimana scorsa, a Chiasso le statistiche registrano 10 richieste inoltrate da inizio anno a fronte delle 51 ricevute nel 2017. Non fa eccezione neppure Lugano che, se nel 2017 aveva conosciuto un’esplosione di richieste che avevano toccato le 402 unità, a fine settembre contava 350 domande di naturalizzazione. Domande in calo anche a Bellinzona dove – a seguito dell’aggregazione – è tuttavia più difficile fare un paragone con gli anni precedenti. Qui, ci confermano dalla cancelleria, da inizio anno sono giunte 90 richieste a fronte delle 157 registrate nel 2017. Un dato quest’ultimo che comprendeva però unicamente la capitale mentre le 90 richieste pervenute fino ad oggi interessano anche i comuni aggregati. Se per la Turrita è quindi difficile fare un vero e proprio confronto con gli anni scorsi, gli addetti ai lavori non hanno dubbi: al di là delle cifre, la tendenza in atto dall’inizio dell’anno è quella di un netto calo delle richieste di naturalizzazione in tutti i comuni. Comuni che, con l’entrata in vigore della nuova legge, sono stati «sgravati» dal compito di effettuare la verifica delle conoscenze linguistiche e culturali mentre la concessione dell’attinenza comunale e il controllo dell’integrazione del candidato rimangono prerogativa dei legislativi.

Burqa: interverremo con i correttivi

Burqa: interverremo con i correttivi

Articolo pubblicato nell’edizione di sabato 13 ottobre 2018 de La Regione

Tutto da rifare? Assolutamente no. «Prendiamo atto di quanto deciso dal Tribunale federale – risponde Norman Gobbi, direttore del Dipartimento delle istituzioni – e interverremo con un messaggio puntuale per apporre alla Legge i correttivi richiesti dalla sentenza». Correttivi, appunto. Niente di più. Perché «l’impianto non è stato minimamente messo in discussione».
Quindi la Legge contro la dissimulazione del volto c’è, «e resta assolutamente in vigore – continua Gobbi –. Si tratta di intervenire con delle modifiche alle eccezioni».
Questo perché «sostanzialmente il Tribunale federale sostiene che ci debbano essere maggiori tutele, ad esempio, per chi sfila a una manifestazione sindacale, o chi, magari per la sua attività lavorativa, deve vestirsi con un costume integrale per pubblicizzare un marchio pubblicitario. A questo – rileva il direttore delle Istituzioni – si riduce la sentenza». Sì, ma resta in piedi la questione della gestione dell’ordine pubblico. Ed è lo stesso Gobbi a confermare come «saremo sicuramente attenti a questo aspetto». Fa sentire la sua voce, con un comunicato, anche l’iniziativista Giorgio Ghiringhelli, il quale rivendica come ‘‘il comitato dell’iniziativa non ha nulla da rimproverarsi, e penso di interpretare il pensiero di tutti gli altri membri del comitato dicendo che siamo favorevoli a questo ampliamento delle eccezioni’’. Ma lo sguardo è già volto all’iniziativa federale sullo stesso tema in votazione tra circa un anno: ‘‘Fra le eccezioni che prevede, non ci sono quelle rilevate dal Tf. Penso che dovrebbero entrare nella Legge d’applicazione federale’’.