«Effetto nonna» 58 racconti in un volume

«Effetto nonna» 58 racconti in un volume

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 21 novembre 2018 del Corriere del Ticino

Di memorie oggi si parla molto. In ambiti diversi sorgono iniziative con lo scopo di sottrarre all’oblio il patrimonio che ogni vicenda umana conserva. E se alle volte pensiamo di non avere molto da dire, andando a rovistare nei cassetti della memoria i ricordi emergono e la penna inizia a muoversi. È successo con 58 personalità «di casa nostra», appartenenti al mondo della politica, dello sport, dello spettacolo e dell’economia, a cui l’Associazione ABBA ha chiesto di scrivere i ricordi della propria nonna. Ricordi o frammenti anche annebbiati dal tempo trascorso, ma sempre accompagnati dalle emozioni vissute. Le testimonianze sono raccolte nel nuovo libro intitolato «Effetto nonna. 58 volti, 58 ricordi, 58 storie», che sarà presentato oggi (mercoledì 21 novembre) alle 18 nell’auditorio di BancaStato a Bellinzona. La serata sarà presentata da Carla Norghauer, mentre il dottor Graziano Martignoni introdurrà il tema della «nonnità». Per motivi organizzativi è necessario annunciarsi all’indirizzo info@abba-ch.org. Il ricavato della vendita del volume (al prezzo di 24 franchi più spese postali) andrà integralmente a favore di progetti per donne e ragazze in situazioni difficili e a rischio.

Asilo: integrare per prevenire le minacce

Asilo: integrare per prevenire le minacce

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 21 novembre 2018 del Corriere del Ticino

Il Cantone scende in campo per favorire l’inserimento degli stranieri. Sabato a Mendrisio un evento sul tema.
Norman Gobbi: «Lavoro indispensabile per garantire la sicurezza in Ticino ed evitare che si formino dei ghetti»

“L’integrazione rappresenta un mattone indispensabile per costruire un cantone sicuro e disinnescare così il rischio di minacce. Non vogliamo che in Ticino si creino dei ghetti come succede in altri paesi”. È quanto ribadito dal direttore delle Istituzioni Norman Gobbi in occasione della presentazione della giornata cantonale sull’integrazione, in programma sabato al mercato coperto di Mendrisio.
“Non sono certo un politico da “open arms e open borders’’ – ha ribadito il consigliere di Stato leghista – e in termini di immigrazione ho delle posizioni piuttosto ferme. Questo non significa però essere in contraddizione con la politica d’integrazione. Perché se è vero che uno straniero che arriva in Ticino va controllato, è altresì importante che una volta ottenuto un permesso il richiedente venga integrato al meglio nella società. Evitando così l’emergere di fratture interne”. Ed è proprio in quest’ottica che il Cantone ha deciso di scendere in campo promuovendo una serie di interventi che spaziano da una collaborazione più stretta con i Comuni alla valorizzazione dell’attività dei volontari, passando poi per la formazione professionale dei richiedenti l’asilo.

“Senza la conoscenza dei nostri usi e costumi come pure l’inserimento nella vita lavorativa non c’è integrazione”, ha affermato Attilio Cometta, delegato cantonale per l’integrazione. «In questo senso, compito delle autorità è quello di dare delle opportunità ai richiedenti l’asilo. Spetta però a loro saperle cogliere”.

Pilastro fondamentale del Piano cantonale dell’integrazione 2018-2021 è dunque «la volontà di migliorare l’insegnamento dell’italiano», ha aggiunto Cometta, «un requisito basilare per potersi integrare nella società. Non dimentichiamo infatti che la conoscenza della lingua è uno dei criteri principali che caratterizzano la nuova legge sulle naturalizzazioni (entrata in vigore dal 1. gennaio ndr). Inoltre, in un’ottica futura per capire come possiamo migliorare abbiamo incaricato la SUPSI di svolgere una radiografia delle prestazioni cantonali e della loro efficacia». Ma non solo. «Obiettivo del Piano cantonale è poi quello di formare al meglio gli operatori che sono a contatto con i migranti come pure sviluppare l’informazione sui diritti fondamentali e sostenere azioni come la giornata cantonale».
Evento questo che, per la prima volta come ricordato dal municipale di Mendrisio Giorgio Comi, «sarà aperto a tutti e non solo agli addetti ai lavori. Sarà quindi l’occasione per interagire con chi opera giornalmente a sostegno dell’inclusione e conoscere storie di vita che vanno al di là dei soliti clichés».

 

Da www.rsi.ch/news

Integrazione secondo le regole.
La giornata cantonale dedicata al tema si svolgerà sabato a Mendrisio con un nuovo approccio per sensibilizzare la popolazione.

La politica d’integrazione, in Ticino, è stata adattata alle misure attuate dalle autorità cantonali e federali: i cittadini stranieri sono pertanto seguiti con regole e procedimenti ben definiti nel loro percorso d’inserimento nella collettività.

L’aspetto è stato sottolineato martedì dal consigliere di Stato Norman Gobbi, dal delegato cantonale per l’integrazione Attilio Cometta e dal municipale Giorgio Comi nel corso di un incontro con i media per presentate le novità che concernono l’integrazione in Ticino e la giornata cantonale di sabato 24 novembre a Mendrisio. Non sarà più un appuntamento per addetti ai lavori, ma aperto alla popolazione per avvicinare, sensibilizzare e valorizzare il lavoro promosso e attuato dagli enti locali nel settore.
Dando seguito all’impostazione federale, nel 2019 alcuni nuovi progetti saranno avviati nell’ambito della scuola e della formazione mettendo anche l’accento sull’insegnamento dell’italiano: “Il primo requisito per attivare il processo d’integrazione”, è stato sottolineato.

https://www.rsi.ch/play/tv/redirect/detail/11121639

Opere, la firma prima di Natale

Opere, la firma prima di Natale

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 21 novembre 2018 de La Regione

Ticino e Lombardia sottoscriveranno l’intesa a Milano.
Gobbi: “Col sud dinamiche nuove e fattuali”.
Condivisa dal parlamento la bontà della strategia messa in atto con il Delegato per le relazioni esterne. A cui si potenzia lo staff a Berna.

Per un accordo che naufraga ce n’è uno che nasce. Di portata diversa, fosse solo perché le parti contraenti sono un Cantone e una Regione, non certo due Stati.
Ma la ‘roadmap’ che Ticino e Lombardia si apprestano a sottoscrivere dimostra che qualche margine in materia di “politica estera” può essere sfruttato anche da Bellinzona.
La firma dell’intesa sulle opere di interesse transfrontaliero è imminente, dichiara Norman Gobbi in Gran Consiglio, intervenendo in materia di relazioni bilaterali coltivate dal Delegato per le relazioni esterne Francesco Quattrini. L’incontro a Milano è previsto la settimana prima di Natale. “I rapporti con il sud oggi sono rinvigoriti – commenta il direttore del Dipartimento delle istituzioni, che presiede anche la Comunità di lavoro Regio Insubrica –. Il Consiglio di Stato porta avanti dinamiche nuove e fattuali”, alludendo ai risultati che con la Lega al governo in Italia il Ticino sta ottenendo con Lombardia e Piemonte. Regioni disposte appunto a sottoscrivere impegni sulle infrastrutture, includendo pure le tempistiche per la loro realizzazione, e vincolando così l’utilizzo dei ristorni delle imposte pagate in Svizzera dai frontalieri. “Il ruolo di Quattrini rappresenta per noi un valore aggiunto nell’intrattenere queste relazioni verso sud”, aggiunge ancora Gobbi, confermando pure al parlamento un parziale potenziamento dello staff dell’area delle relazioni esterne (è stato aperto un concorso per l’antenna a Berna). Gran Consiglio che dal canto suo ha confermato la bontà della strategia cantonale di puntare sul lavoro di “lobbying”, sia a sud che a nord, direzione capitale federale. Fino al 2016 i delegati erano due, uno per fronte. Con la nomina di Jörg De Bernardi a vicecancelliere della Confederazione, il governo ha optato per razionalizzare, estendendo i compiti di Quattrini anche al nord. “La decisione di optare per una sola figura è stata presa per ottimizzare la gestione dei dossier”, ha ribadito Gobbi. Per Lega e Ppd la scelta giusta, per Plr e Ps da tenere sott’occhio e potenziare appena le risorse lo permettono o i compiti lo richiedono, per l’Udc da ampliare a prescindere.
Quanto al congelamento a Roma del nuovo accordo sui frontalieri parafato da Svizzera e Italia nel 2015 non sono mancate le reazioni. Quella della Lega dei ticinesi, in primis, che con un comunicato stampa ha stigmatizzato la scelta della maggioranza del governo di non bloccare il versamento dei ristorni, come avevano proposto ancora quest’anno i ministri leghisti. Dal canto suo Marco Chiesa (Udc) sollecita con un’interrogazione urgente il Consiglio federale. “In buona sostanza – scrive il consigliere nazionale – dopo anni di negoziazione tra le parti, fiumi di parole, accuse e controaccuse, avanzate e retromarce, tutto rimarrebbe come è allo stato attuale”. Chiede quindi qual è lo stato del processo di sottoscrizione dell’accordo sui frontalieri e, in merito alla negoziazione che ha portato alla ‘firma tecnica’ del nuovo testo, domanda al governo federale una “valutazione complessiva”. “Vi sono forse ingenuità da attribuire alla nostra delegazione? Quali vantaggi ha ottenuto il nostro Paese dall’Italia e quali contropartite ha effettivamente concesso la Svizzera nell’ambito della Roadmap? Il Consiglio federale intende prendere delle iniziative nei confronti dell’Italia o si accontenta di subire le conseguenze delle scelte di Roma?”. Chiesa ricorda infine che a suo tempo il Consiglio federale aveva rifiutato di immaginare una compensazione per il Cantone in caso di una mancata sottoscrizione dell’accordo. “Il Ticino rimarrà dunque con un pugno di mosche in mano? Nella Roadmap si configurava anche l’accesso al mercato finanziario italiano. A che punto siamo? Gli operatori ticinesi possono sperare che a breve tale accesso sia sbloccato? Sono previste pressioni da parte svizzera nei prossimi tempi affinché l’accesso sia garantito?”.