Per il PLR il raddoppio si allontana

Per il PLR il raddoppio si allontana

Da www.cdt.ch

Nel secondo rilevamento della società Ad Hoc Informatica, emerge il dominio della Lega che conferma i due uscenti – I liberali sembrano perdere terreno, il PPD mantiene il seggio così come il PS, ora un po’ più tranquillo

C’è un’indicazione di fondo che emerge dal secondo sondaggio realizzato dalla società Ad Hoc Informatica di Pietro Pisani per conto del Corriere del Ticino, di TeleTicino e del sito Il Federalista. Ed è quella che il seggio del Partito socialista sembra meno a rischio rispetto a quanto aveva indicato il primo sondaggio.
La lista unica Lega-UDC invece domina con gli uscenti Zali e Gobbi, il PLR è tenuto a debita distanza e vede la possibilità di raddoppio allontanarsi, con Vitta comunque tranquillo, il PPD soffre ma resiste con Beltraminelli. E il PS, con Manuele Bertoli in “pole position”, è un po’ più sicuro di confermarsi nel quintetto di governo.

Il sondaggio presenta anche in questa seconda puntata una forchetta per ciascun partito: il risultato minimo e quello più ottimistico, rilevabile dalle risposte date dai cittadini interpellati e poi utilizzate dal sondaggista per effettuare le «proiezioni». Il valore medio è il punto di riferimento per i confronti e per stimare la ripartizione dei seggi in Consiglio di Stato (per la quale sono determinanti non le schede, ma i voti di partito).

Lega dei Ticinesi e UDC volano
Due settimane di campagna elettorale nonché, probabilmente, le più recenti mosse politiche hanno giovato molto alla lista unica della Lega dei ticinesi e dell’Unione democratica di centro, che vola al 33,7% dei voti, in crescita rispetto al risultato ottenuto quattro anni fa dai due partiti separati (32,2%) e al primo sondaggio (30,8%). Il consenso è stimato dal sondaggio tra il 32,7% e addirittura il 34,6%. Nelle elezioni del 19 aprile 2015 la Lega aveva raggiunto il 27,66%, la Destra (formata da UDC, Area Liberale e Unione democratica federale) il 4,51%. Se si votasse oggi, Claudio Zali e Norman Gobbi sarebbero brillantemente confermati al loro posto con 301 punti (indice di forza) rispettivamente 273. Staccatissimi gli altri tre candidati.
PLR, un passo indietro
Doccia fredda invece per il Partito liberale radicale, che si ferma al 25,4% dei consensi (con una forchetta tra il 24,1% e il 26,7%). Nel 2015 il PLR aveva ottenuto il 26,25% dei voti, quasi un punto e mezzo meno della Lega, e non era pertanto riuscito a riconquistare il seggio in Governo perso nel 2011. Questo secondo sondaggio dà i liberali al 25,4%: un passo indietro, dunque. Il distacco da Lega-UDC è abissale (più di otto punti percentuali). La competizione interna è praticamente senza storia: il consigliere di Stato Christian Vitta è nettamente davanti agli altri candidati con 198 punti contro i 163 del capogruppo in Gran Consiglio Alex Farinelli.

Il PPD soffre ma resiste
Per gli altri due partiti governativi la tendenza è al ribasso. Soprattutto il Partito popolare democratico è in sofferenza, anche se conferma il terzo posto e naturalmente il seggio in Consiglio di Stato. Il secondo sondaggio lo dà al 15,7%, in calo di quasi due punti rispetto alle elezioni del 2015 (quando il PPD ottenne il 17,54% dei voti di partito). La forchetta attuale è compresa fra il 15,1% e il 16,3%. Non ci sono quindi segnali di inversione della tendenza, nonostante la competizione interna fra il consigliere di Stato Paolo Beltraminelli, che se si votasse oggi verrebbe rieletto, e il principale antagonista Raffaele De Rosa.
Il PS tira un sospiro di sollievo
C’era una certa attesa per quanto concerne il quarto partito di governo, considerato che il primo sondaggio lasciava emergere un certo rischio per il seggio oggi occupato da Manuele Bertoli. Ebbene, il secondo rilevamento toglie gran parte delle preoccupazioni al Partito socialista, che perde terreno rispetto ai risultati delle elezioni di quattro anni fa, ma che non indietreggia in misura tale da rendere possibile il raddoppio dei liberali radicali. Il PS ottiene infatti, in questo secondo sondaggio, il 14,2% dei voti come valore medio (forchetta: 13,4%-15,1%), in calo rispetto alle elezioni del 2015 (14,81%) e anche sul primo sondaggio (14,5%). Tuttavia, nemmeno se il PS si attestasse sul valore minimo (13,4%) e il PLR su quello massimo (26,7%) il seggio di Bertoli passerebbe ai liberali radicali. In testa, all’interno della lista socialista, c’è il consigliere di Stato uscente con 113 punti; l’economista Amalia Mirante segue con 90 punti.

I Verdi rimangono stabili
Il secondo sondaggio evidenzia un calo dei Verdi del Ticino rispetto al primo (dal 7,4% al 6,1%) e anche rispetto alle elezioni dell’aprile 2015, quando gli ecologisti ottennero il 6,56%. Data la forchetta attuale (minimo 4,8%, massimo 7,3%) per i Verdi si può parlare di stabilità. Tra i candidati svetta Marco Noi con 42 punti.

Restano i piccoli partiti, per i quali il sondaggio indica un consenso complessivo del 5%.

Più over 60 dietro le sbarre

Più over 60 dietro le sbarre

Articolo pubblicato nell’edizione di giovedì 14 marzo 2019 de La Regione

Il 2018 delle strutture carcerarie ticinesi nei dati illustrati dal Dipartimento istituzioni. Il crimine non conosce età e sesso: in aumento i reclusi ultrasessantenni e le detenute.
Persiste il sovraffollamento. Allo studio fra l’altro la realizzazione alla Stampa di un comparto interno per la gestione dei casi psichiatrici non gravi.

Luisella Demartini-FogliaSezione esecuzione pene e misure: alcuni dati relativi allo scorso anno Norman Gobbi

Anziani in aumento dietro le sbarre. Del resto il crimine non ha età. Anche in Svizzera. Dove cresce il numero dei detenuti ultrasessantenni. «Una tendenza che notiamo anche nelle carceri ticinesi», afferma Luisella Demartini-Foglia, responsabile al Dipartimento istituzioni dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa cui compete la presa a carico di reclusi ed ex in vista del loro reinserimento nella società. «Durante lo scorso anno – fa sapere Demartini-Foglia, intervenendo alla presentazione da parte del Dipartimento, ieri a Bellinzona, dell’attività 2018 del settore esecuzione pene e misure (vedi anche sotto) – ci siamo occupati di sessantasette persone over 60: ventotto avevano addirittura un’età superiore ai 70, delle quali diciannove erano in detenzione al 31 dicembre». Una situazione che «preoccupa». Soprattutto in prospettiva: «Secondo recenti studi, gli ultrasessantenni nelle strutture detentive svizzere potrebbero passare dai 125 del 2010 a 500 nel 2030, per raggiungere quota mille dieci anni dopo». Il progressivo invecchiamento (anche) della popolazione carceraria, rileva Demartini-Foglia, complica inevitabilmente la ‘gestione’ dei singoli casi all’interno della prigione: non di rado si tratta di persone che finiscono in detenzione avendo già problemi di salute, che accusano per esempio un «decadimento cognitivo». Problemi che una struttura carceraria, in mancanza di spazi adeguati, rischia di acutizzare. Non solo: ci si potrebbe chiedere se lo scopo riabilitativo della pena sia realizzabile considerata l’età avanzata di questi detenuti, che rende assai difficile, per non dire impossibile, il loro inserimento o reinserimento nel mondo del lavoro.

Aumentano anche le detenute
Lo Stato, l’autorità politica, saranno chiamati quanto prima ad affrontare non solo la questione degli over 60 dietro le sbarre. Un’altra tendenza evidenziata da Demartini-Foglia riguarda le detenute. Anch’esse in aumento. Nel corso del 2018 l’Ufficio dell’assistenza riabilitativa ha seguito in totale «ottantanove» donne in carcere: «trentuno» quelle in esecuzione pena o di una misura al 31 dicembre. Numeri che non sono certo quelli «del 2006», quando il Cantone alla luce dell’esigua casistica decise di chiudere la sezione femminile all’interno del Penitenziario della Stampa.
La situazione «da due, tre anni» è però cambiata. E così oggi le donne condannate scontano la pena detentiva o alla Farera, cioè nel carcere giudiziario che dovrebbe essere però riservato unicamente alla preventiva e quindi a chi è in attesa di giudizio, oppure in prigioni d’oltre Gottardo: «Nel canton Berna o nel canton Vaud». Una soluzione non proprio ideale per quelle detenute con marito, figli o genitori che vivono in Ticino: il reinserimento nella società passa infatti anche dal mantenimento dei rapporti con la famiglia.

Possibile soluzione
Il Dipartimento istituzioni sta comunque lavorando a una soluzione, sottolinea il suo direttore Norman Gobbi durante l’incontro con i media. L’obiettivo è infatti di adattare, ricorda il consigliere di Stato, il carcere aperto di TorricellaTaverne in modo che possa ospitare le detenute. Si tratta tuttavia di ragionare pure sui costi. Anche per questo «si è deciso di chiedere alla Sezione della logistica uno studio di fattibilità».

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Carceri ancora sovraffollate. Aumenterà la videosorveglianza

Carceri ticinesi ancora sotto pressione a causa del sovraffollamento di detenuti. Lo scorso anno, segnala il Dipartimento istituzioni, “l’occupazione media ha superato il 91 per cento”. Popolazione carceraria in crescita non solo nel nostro cantone. «Negli ultimi trent’anni vi è stato in Svizzera un incremento del 50 per cento del numero di detenuti: da 4’621 a 6’907», osserva il capo del Dipartimento Norman Gobbi. In Ticino nel 2018 il tasso di occupazione – circa 234 presenze giornaliere – «ricalca quello del 2017, già elevato (238, ndr)», commenta il direttore delle strutture carcerarie Stefano Laffranchini. Al Penitenziario della Stampa a Cadro la maggior parte dei reclusi («il 40 per cento») sta scontando condanne «per traffici di droga o per furti per procurarsi lo stupefacente». Nazionalità: «Il 70 per cento» in esecuzione pena è costituito da stranieri. La percentuale sale «al 90» per quel che riguarda le presenze alla Farera, il carcere giudiziario destinato alle persone in attesa di giudizio. Va detto che nel caso dei non residenti il rischio di fuga, data il piu delle volte l’assenza qui di legami, è uno degli elementi che porta spesso l’autorità giudiziaria a disporre la detenzione preventiva. Sempre alla Farera si è registrata «una presenza media di oltre 73 prevenuti, con picchi sopra gli 80». Numeri consistenti. Eppure nonostante il sovraffollamento, le carceri ticinesi «sono strutture sicure». E per rafforzare la sicurezza, alla Stampa «verrà aumentata la videosorveglianza», preannuncia Gobbi, accennando anche al futuro Penitenziario («Stampa 2030»), che «non sarà sul Piano della Stampa». Musica del futuro. Cure mediche ai detenuti: lo scorso anno, ricorda la direttrice della Divisione giustizia Frida Andreotti, è stata avviata la collaborazione con l’Ente ospedaliero e l’Organizzazione sociopsichiatrica cantonali, «con risultati positivi». Allo studio la realizzazione in carcere di un comparto per la gestione dei casi psichiatrici non gravi. Il settore esecuzione pene e misure coinvolge pure l’Ufficio dei giudici dei provvedimenti coercitivi, sempre più sollecitato, sottolinea il suo presidente Maurizio Albisetti: nel 2018 sono state emanate ben «1’400» decisioni di esecuzione della sanzione penale.

 

Da www.rsi.ch/news

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Quando Gobbi e Zali ridono di gusto

Quando Gobbi e Zali ridono di gusto

Da www.cdt.ch

Tocca a Norman Gobbi sfogliare l’album dei ricordi. Consigliere di Stato dal 2011, l’anno del raddoppio leghista in Governo, brillantemente riconfermato nel 2015, è a caccia del suo terzo quadriennio nell’Esecutivo.

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Consiglio federale bye bye
È il 9 dicembre del 2015, il giorno che ha decretato il fallimento alla corsa al Consiglio federale. Ma quanto ci credeva realmente? «Quando si inizia una gara lo si fa per una squadra e l’UDC aveva proposto un ticket a tre proponendo profili differenti. Nei giorni precedenti avevo capito che non era ipotizzabile la mia elezione, il PS aveva detto che non mi avrebbe sostenuto». E cosa le ha lasciato questa esperienza? «Un bel bagaglio di conoscenze, non capita a tutti di mettersi in gioco a 38 anni. Ho fatto una buona figura e il Ticino non ha certamente fatto una brutta figura».

La sana risata in stereofonia
Ma come, lei e Zali che sorridete assieme? «Certo e ridiamo anche di più, direi regolarmente e di gusto». E chi aveva fatto la battuta? «Di solito sono io. Ma Claudio è spesso pungente. Le sane risate le facciamo anche tra tutti in Governo. Fa bene». Quindi al bando le formalità? «Le punzecchiature ci stanno, ma siamo capaci anche a non prenderci eccessivamente sul serio». In realtà si dice che i vostri rapporti non siano idilliaci. Caratteri incompatibili? «Direi che siamo diversi, non incompatibili. Questa è la forza del binomio Zali-Gobbi. Il mio percorso è diverso dal suo: lui è stato catapultato dopo anni in Magistratura, io ho fatto un percorso lungo 20 anni. Questa è la forza della Lega». Teme la popolarità di Zali? «Abbiamo due Dipartimenti diversi, già Marco Borradori faceva il record di voti personali. Se vogliamo dirla così il Dipartimento del territorio è più simpatico, inaugura parchi e sentieri. Alle Istituzioni invece è giustizia e polizia. Siamo il perno dello Stato».

La Lega e la gente
E se un giorno la cosiddetta «gente» vi voltasse le spalle? Le capita mai di svegliarsi da un sogno di questo tipo? «Girando tra la gente mi rendo conto che ad essere apprezzato è sempre il contatto tra cittadini e autorità. Quel contatto che ci permette di restare sani mentalmente. Mi spiego, a volte vediamo come la distanza tra politici e cittadini sia tanto grande, sia una frattura insanabile. Qui possiamo ancora confrontarci come chi perde il lavoro. Ne sono a volte testimone diretto con chi mi avvicina o passa in ufficio a raccontarmi la sua storia».

Dimezzato, ma nel peso
Dal 2015 ad oggi Norman Gobbi si è quasi dimezzato, ha perso 40 chilogrammi: «Dimezzato, speriamo non in voti». Battute a parte è stata forza di volontà oppure altro? «È stato uno sforzo personale non indifferente, un cambiamento di testa. Un po’ come tutti i cambiamenti devono iniziare dentro di noi. Sono forse un po’ espressione di quella Lega che è cambiata. Oggi dobbiamo essere più moderni, ma non dobbiamo cambiare la voglia di arrabbiarsi, il nostro modo di essere. Io sono sempre Norman Gobbi, faccio più sport, ma ho la stessa energia e tenacia di prima».

(Foto: www.cdt.ch)

Le istituzioni unite contro la discriminazione

Le istituzioni unite contro la discriminazione

Comunicato stampa

In occasione della Settimana internazionale di azione contro il razzismo, dal 21 al 28 marzo 2019 le istituzioni ticinesi uniranno le loro voci per promuovere la diversità e combattere la tentazione del rifiuto e della discriminazione, per lanciare una campagna di sensibilizzazione secondo il motto “La diversità, un valore svizzero?”.
La collaborazione fra Confederazione, Cantoni e Comuni è essenziale per garantire delle efficienti politiche contro la discriminazione. Il razzismo rimane da sempre il maggior ostacolo all’integrazione.
L’edizione 2019 della Settimana internazionale di azione contro il razzismo e la discriminazione, vedrà Comuni e spazi pubblici del nostro cantone ospitare nuovamente conferenze, esposizioni, momenti di sensibilizzazione nelle scuole, serate-film, accompagnati da trasmissioni radiofoniche e televisive. Gli appuntamenti, coordinati dal Servizio cantonale per l’integrazione degli stranieri, saranno organizzati in collaborazione con Comuni, enti, associazioni e comunità di stranieri residenti in Ticino.
Sono previsti 30 eventi, di cui 10 rappresentazioni teatrali, 2 esposizioni, 11 incontri con la popolazione, 4 serate film, 3 conferenze.
Il programma dettagliato è scaricabile dal sito del Servizio per l’integrazione degli stranieri.

Accordo quadro: Il Consiglio di Stato dice NO

Accordo quadro: Il Consiglio di Stato dice NO

Da www.ticinonews.ch

Il Governo si oppone alla proposta di accordo quadro istituzionale tra Svizzera e Unione Europea

Il Consiglio di Stato ha preso posizione sulla consultazione indetta dalla Conferenza dei Governi cantonali (CdC) sulla proposta di accordo quadro istituzionale tra Svizzera e Unione Europea.
Il Governo ticinese, allo stadio attuale, è contrario al progetto a causa di lacune soprattutto rispetto alla posizione dei Cantoni, e in particolare a quella del Ticino, per quanto concerne le misure di accompagnamento alla libera circolazione, la direttiva sulla libera circolazione dei cittadini dell’UE e gli aiuti di Stato.

Il Governo segnala che il progetto di accordo quadro istituzionale posto in consultazione dal Consiglio federale è gravato da diverse lacune e di conseguenza vi si oppone.
Da una prospettiva ticinese, risulta inaccettabile l’indebolimento delle attuali misure di accompagnamento all’Accordo sulla libera circolazione delle persone, in particolare la norma degli otto giorni.

In tema di aiuti statali, il Consiglio di Stato considera inoltre particolarmente problematico il «quadro regolamentare orizzontale» previsto a tutela del buon funzionamento del mercato interno.
Questa soluzione intacca i fondamenti stessi del federalismo e le competenze dei Cantoni in diversi ambiti cruciali come fiscalità, aiuti regionali, aiuti all’insediamento di aziende e garanzie per le banche cantonali.

Il Governo ticinese esprime infine preoccupazione in merito all’approvazione – attualmente in corso all’interno dell’UE – del regolamento che coordina i sistemi di sicurezza sociale.
La ripresa della direttiva da parte della Svizzera avrebbe conseguenze estremamente pesanti per la Confederazione e per il Cantone Ticino, istituendo l’obbligo di versare indennità ai lavoratori frontalieri disoccupati. Il tema ha un’importanza capitale per la Svizzera e il Ticino, poiché – oltre a provocare svariate centinaia di milioni di franchi di costi supplementari per le casse della Confederazione – la misura aumenterebbe ulteriormente la pressione sul nostro mercato del lavoro, rendendolo ancora più attrattivo per la manodopera italiana.

“Un progetto inaccettabile, ci sono dei limiti oltre ai quali non si può andare – ha commentato il presidente del Governo Claudio Zali – Una decisione storica.
È la prima volta che il Consiglio di Stato bocca un tema europeo in consultazione”.