Il Consiglio di Stato incontra i rappresentanti dell’Esercito svizzero e della realtà accademica ticinese

Il Consiglio di Stato incontra i rappresentanti dell’Esercito svizzero e della realtà accademica ticinese

Palazzo delle Orsoline ospiterà domani un incontro strategico tra Consiglio di Stato, Esercito svizzero e rappresentanti di USI e SUPSI, per gettare le basi di una futura collaborazione in ambito formativo. Al termine dell’incontro è prevista la firma di un Concordato.
Il Governo – rappresentato dal Consigliere di Stato Norman Gobbi (Direttore del Dipartimento delle istituzioni) e dal Consigliere di Stato Manuele Bertoli (Direttore del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport) – incontrerà nella mattinata di domani, martedì 12 marzo 2019, le delegazioni del Dipartimento federale della difesa, della protezione della popolazione e dello sport (DDPS), dell’Università delle Svizzera italiana (USI) e della Scuola universitaria professionale della Svizzera italiana (SUPSI).
L’incontro, voluto dal Comandante di Corpo Daniel Baumgartner, Capo Comando Istruzione dell’esercito, mira a creare un contatto tra Esercito svizzero, autorità e realtà universitaria ticinese, gettando le basi per instaurare relazioni proficue in ambito formativo. Per questo, al termine dell’incontro sarà firmato un Concordato («Memorandum of Understanding») che conterrà i principi generali per una futura collaborazione.
L’Esercito svizzero sarà rappresentato dal Divisionario e Capo dello Stato maggiore dell’esercito Claude Meier e dal Signor Mauro Rossi (progetti Comando Istruzione). Gli istituti universitari ticinesi saranno invece rappresentati dalla signora Dr. Monica Duca Widmer, Presidente del Consiglio USI, da Boas Erez, Rettore dell’USI, dal Presidente del Consiglio SUPSI Alberto Petruzzella e dal Direttore generale SUPSI Franco Gervasoni.

“Il via vai di procuratori rallenta le inchieste”

“Il via vai di procuratori rallenta le inchieste”

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 10 marzo 2019 de Il caffé

Il Ministero pubblico sotto stress tra addii e nuovi ingressi

C’è chi va e c’è chi arriva. Il Ministero pubblico sta progressivamente mutando pelle. E l’elevato turnover di magistrati preoccupa anche il ministro Norman Gobbi (vedi intervista a pagina 13). Nel giro di due anni, la squadra è cambiata. È arrivata Anna Fumagalli che nel maggio 2017 è stata scelta per sostituire Nicola Corti, poi Claudio Luraschi che ha preso il posto di Andrea Pagani eletto procuratore generale e Roberto Davide Ruggeri che ha sostituito Roberta Arnold. Da ricordare anche l’uscita di Antonio Perugini, il magistrato con più anzianità, e quella di Paolo Bordoli, diventato giudice dei provvedimenti coercitivi, sostituiti da Petra Canonica Alexakis e Pablo Fäh. Ora, nella procura che assomiglia a un tram del desiderio dove molti salgono e altri dicono addio perché evidentemente hanno capito di non essere nel posto giusto, altri per anzianità e altri ancora per legittime aspirazioni, da Berna arriva la conferma che il procuratore capo Fiorenza Bergomi a fine marzo verrà probabilmente nominata giudice del Tribunale federale. E lascerà dunque il suo incarico al Ministero pubblico dove è arrivata nel 2001 e dove negli ultimi anni si è occupata soprattutto di reati finanziari.
“Ma il turnover – spiega il procuratore generale Andrea Pagani – è presente da sempre. Anche quando c’erano i miei predecessori tanti sono andati via. E questo, inutile nasconderlo, per noi è deleterio. L’ho scritto, quando c’è stata la relazione annuale, al Consiglio della magistratura. Basta un solo dato: negli ultimi otto anni i reati finanziari in Ticino sono aumentati del 66 per cento”. E ognuno di questi procedimenti, fa notare Pagani, è fatto di migliaia di pagine. Quando i dossier passano a un nuovo procuratore ci mette giorni e giorni solo per leggere le carte. “Poi, lo scorso anno abbiamo dovuto rispondere a 295 rogatorie, quasi una al giorno. In media – spiega il procuratore generale – abbiamo calcolato che dal 2010 al 2016 ogni magistrato – senza far distinzione tra reati di polizia e finanziari – ha dovuto far fronte a 559 incarti. Per fare un esempio, a Zurigo, dove al Ministero pubblico sono 195, ognuno ne ha 159. La media di 13 cantoni è di 368”.
Concetti, questi spiegati da Pagani, che compaiono appunto nella relazione della magistratura, quando si dice che l’attività già nel 2017 è “stata condizionata dagli avvicendamenti intervenuti”. E si aggiunge che al Ministero pubblico esiste un “costante aumento degli incarti” e una preoccupante “situazione di sovraccarico” di lavoro. Insomma, l’attività si regge su un equilibrio precario. Basta un soffio, come nel caso (nel 2017) dell’assenza per maternità della procuratrice Francesca Lanz, per registrare scompensi. Figurarsi dunque quando va via un procuratore, soprattutto con una grande esperienza, come nel caso di Perugini (che chiudeva in media circa 3.000 procedimenti all’anno, compresi quelli legati a reati della circolazione) e – se avrà il via libera da Berna – di Bergomi. Anche per compensare in parte questi problemi Pagani ha da tempo chiesto un potenziamento del personale (segretari giudiziari, personale amministrativo, analisti finanziari).
“Ma non si cerchi chissà che cosa. Non c’è – spiega il procuratore generale – un malumore al ministero pubblico, ci sono difficoltà oggettive. E non da oggi. Però faccio un parallelo: perché nelle preture e nel Tribunale d’appello i giudici restano per tanto tempo? Evidentemente sono ruoli dove si è meno sotto i riflettori, è un lavoro che logora meno. Se chiedo rinforzi lo faccio perché vedo quanto lavoro devono svolgere i miei colleghi. Siamo 21, a Ginevra, città di confine sono 44, nel canton Vaud per fare un altro esempio 57, a Lucerna 33”.
Anche se poi, dicono alcuni a microfono spento, tutti sono ancora in attesa della riorganizzazione annunciata da Pagani (“credo che punti di più su un lavoro di squadra”, ha detto Gobbi). Una riorganizzazione che vada ad incidere sui ritmi e sulla ridistribuzione dei carichi di lavoro. Anche per questo, per capire come muoversi meglio, dove rinforzare la magistratura e con quali strumenti, Gobbi ha chiesto da tempo la statistica dei carichi di lavoro. Cioè “gli indicatori di prestazione” per i magistrati. “Un elemento che introdurremo – ha detto Gobbi al Caffè – discutendone con i magistrati e la Commissione giustizia del parlamento”.

“Dopo la sicurezza pensiamo alle libertà”

“Dopo la sicurezza pensiamo alle libertà”

Articolo pubblicato nell’edizione di domenica 10 marzo 2019 de Il Caffé

Parola di ministro, bilanci e impegni di Norman Gobbi

La promessa è impegnativa: “Sino adesso abbiamo lavorato per garantire più sicurezza in Ticino e ci siamo riusciti, ora bisogna dare più libertà”. Parola di Norman Gobbi. Dare più libertà per il direttore del dipartimento Istituzioni, significa innanzitutto alleggerire il peso di una burocrazia invasiva e snellire quelle procedure amministrative che troppo spesso impastoiano cittadini e imprese.
Il ministro leghista in questi ultimi anni non è cambiato solo fisicamente: “Oggi – dice – guardo le cose con meno impeto, perché vedo che i tempi reali della politica non sono quelli che vorrei. La macchina dello Stato si muove più lentamente”. Un cambiamento in sintonia con un leghismo meno irruente e più istituzionale. Da consigliere di Stato la cosa di cui va più fiero, oltre ad aver ridato sicurezza ad un Paese impaurito dallo stillicidio di furti e rapine, è la riorganizzazione del suo dipartimento: “C’era bisogno di nuovi impulsi, di un assetto operativo più efficiente per rispondere meglio alle esigenze del Paese. Ma non è solo merito mio. La scelta del personale e il lavoro di squadra sono stati decisivi”. Un’ora e passa di faccia a faccia col direttore delle Istituzioni che non schiva nessuna domanda, neanche quelle che lo pungono nel vivo.
Chi dice Gobbi, dice polizia. Più agenti e più controlli al punto che qualcuno lo accusa di volere uno Stato di polizia. “Più che i controlli è aumentata la presenza della polizia sul territorio – replica -. Non dimentichiamo che nel 2011 avevamo toccato un picco di reati che avevano creato un forte allarme nella popolazione. Siamo riusciti a stabilizzare un buon livello di sicurezza, sono diminuiti nettamente furti e rapine. Di conseguenza è migliorata nei cittadini la percezione della sicurezza”. All’obiezione che la criminalità economica, quella che oggi più preoccupa il ministero pubblico, meriterebbe altrettanto impegno, risponde: “La legge sui fiduciari ci permette di monitorare l’attività della piazza finanziaria, ma si tratta di reati solitamente assai complessi che richiedono un lungo lavoro investigativo. Contro questo tipo di criminalità, è importante coordinare meglio le informazioni, migliorare la comunicazione tra i vari settori dell’amministrazione cantonale e rafforzare la sezione dei reati economico-finanziari della Procura. Perciò, abbiamo deciso di potenziarla con un procuratore pubblico in più”. Una decisione criticata però dal Mattino: “Il che evidenzia la mia autonomia politica, la mia libertà operativa” ribatte.
Secondo il ministro, uno dei principali problemi del ministero pubblico è l’elevato turnover dei magistrati. Si augura che sotto la guida del procuratore generale Andrea Pagani, le cose migliorino, ma non risparmia una critica al predecessore John Noseda. “La sua era una conduzione molto mediatizzata, ma non altrettanto efficace. Noseda, gran lavoratore, era anche un accentratore, gestiva personalmente persino i casi meno importanti, il che può aver creato qualche squilibrio nella procura. Credo che Pagani punti di più su un lavoro di squadra”. Sui ritardi della riforma “Giustizia 2018”, assicura che con la magistratura si è avviato un dialogo costruttivo per trovare le giuste soluzioni, analizzando organizzazione interna, carichi di lavoro, distribuzione delle risorse e bisogni reali. Tra le novità della riforma ci saranno “gli indicatori di prestazione” per i magistrati: “Un elemento che introdurremo – precisa – discutendone con i magistrati e la Commissione giustizia del parlamento”
Sarà per la sua laurea in scienze della comunicazione, sarà che Gobbi sin da ragazzo sognava di fare il consigliere di Stato, e si è addestrato alla funzione con una lunga militanza nell’associazionismo e nella politica, fatto è che tra i cinque ministri è quello che comunica meglio. Chiaro, conciso, diretto. Non s’inalbera davanti alle critiche sulla nuova legge che ha attribuito più poteri alla polizia al di fuori del controllo dei magistrati. “C’è una grande attenzione a non abusare di questa legge sottolinea – perché s’incrinerebbe anche il rapporto di fiducia tra cittadini e polizia. Sulla base dell’esperienza concreta e delle direttive che verranno elaborate con il Ministero pubblico, vedremo se saranno necessari dei correttivi. Il giusto equilibrio tra libertà e sicurezza va sempre garantito”.
Chi dice Gobbi, dice linea dura con le espulsioni degli stranieri, molte poi bocciate dal Tribunale amministrativo. “Soprattutto per la ponderazione dei reati commessi dagli stranieri – precisa – su cui il governo chiede rigore, in particolare per gli abusi negli aiuti sociali. Molte di quelle espulsioni erano il risultato di considerare gli assegni familiari e di prima infanzia come aiuti sociali, ma una volta che il Tribunale federale ha stabilito che non sono tali, bensì un sostegno alle famiglie, la prassi è cambiata”.
Ma chi dice Gobbi dice anche lungaggini per i permessi di lavoro e di dimora che hanno sollevato le critiche dell’economia. Con la riorganizzazione dell’Ufficio migrazione le cose andranno meglio, afferma il ministro. “Rispetto al volume di pratiche da evadere, complessivamente circa 179mila all’anno, noi dovremmo avere indicativamente il doppio di personale per essere al pari con gli altri cantoni. Ma non vogliamo aumentare l’organico più di quanto concessoci da Governo e Commissione della gestione, perciò abbiamo riorganizzato il servizio, per velocizzarlo e recuperare i ritardi. Come dicevo prima, dopo una fase in cui abbiamo privilegiato i controlli ora vogliamo puntare sulla libertà, che significa anche dare risposte immediate ai cittadini e alle imprese per la richiesta dei permessi”.
Altro nervo scoperto del dipartimento le contestate imposte di circolazione: “Faremo il punto sulle critiche che sono molto differenziate – spiega -, anche se nessuno sembra avere le idee chiare. Il nostro obiettivo è rispondere alle iniziative popolari e ridurre le imposte di circolazione. Avevo proposto 30 milioni in meno. Ci si è fermati a una decina”. Sul caso Argo1 non accetta invece le accuse di chi sostiene che il dipartimento Sanità e socialità sia stato lasciato solo nel gestire l’emergenza profughi, né di non aver informato il ministro Beltraminelli che nell’agenzia di sicurezza era impiegato un agente controllato dalla polizia perché sospettato di essere un fiancheggiatore dell’Isis. “Il Dss non è stato lasciato solo, noi lo abbiamo aiutato a cercare le strutture della protezione civile per ospitare i richiedenti d’asilo. Di quell’agente io, come tutto il governo, abbiamo saputo soltanto la mattina del suo arresto”.
Se gli si chiede di indicare una sua qualità per cui gli elettori dovrebbero votarlo, sceglie “la determinazione” nel difendere l’identità e gli interessi del Ticino: “Chi vota Gobbi sa per cosa vota”. Se non ci fossero la Lega e l’Udc, si dice pronto a fondare un nuovo partito: “Perché credo in alcuni valori che vanno sempre difesi”.

Collaborazione per la sicurezza sulle strade

Collaborazione per la sicurezza sulle strade

Comunicato stampa

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha presentato questa mattina a Rivera una nuova forma di collaborazione con l’Associazione Nez Rouge.
Allo stesso tempo Nez Rouge ha illustrato il bilancio d’attività 2018 e i dati degli interventi effettuati dai volontari nel corso dei carnevali 2019.

Il Dipartimento delle istituzioni sin dalla prima ora ha sostenuto il progetto Nez Rouge. Infatti nel dicembre del 1995 la Sezione della circolazione stradale, il Servizio di cura dell’alcolismo e Rete 3 avevano unito le forze, organizzando un servizio di autisti per riaccompagnare chi non se la sentiva di guidare. Negli anni successivi il legame tra Nez Rouge e la Sezione della circolazione si è consolidato e dal 2002 i progetti e le iniziative dell’associazione di volontari vengono sostenuti dal progetto dipartimentale “Strade Sicure”. Ora è giunto il momento di rafforzare ulteriormente questo legame. Per questo il Dipartimento delle istituzioni proporrà la candidatura dell’associazione a nuovo membro della commissione “Strade Sicure”.
La commissione è presieduta dal capo della Sezione della circolazione, avv. Cristiano Canova, ed è composta da rappresentanti delle seguenti istituzioni o associazioni: Dipartimento delle istituzioni; Dipartimento del territorio; Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport; Associazione delle Polizie comunali; Ufficio della prevenzione degli infortuni (UPI); SUVA; Pro Velo Ticino; Touring Club Svizzero Sezione Ticino; Automobile Club Svizzero Sezione Ticino; Associazione Traffico e Ambiente (ATA); Associazione Svizzera Maestri conducenti; Associazione Svizzera Maestri moto; Mobilità pedonale Svizzera; Ufficio federale delle strade (USTRA).
Nez Rouge, costituitosi ufficialmente in Ticino nel 1996, continua oggi la sua attività di sensibilizzazione, oltre che di azione, per rendere attenta la popolazione sui rischi che si corrono guidando il proprio veicolo quando, per motivi diversi, non si è più in grado di farlo. In questo senso – e sulla scorta delle esperienze sin qui fatte – è da considerare a tutti gli effetti un partner in linea con gli scopi e le finalità che persegue la commissione “Strade Sicure”. Lo slancio volontaristico dell’associazione – sempre alla ricerca di persone che si mettano a disposizione per una o più notti al servizio degli altri – la rende ancora più meritevole.
Nelle differenti occasioni in cui nel 2018 Nez Rouge è stato attivo ha effettuato in totale 626 interventi, accompagnando in sicurezza al proprio domicilio 1’322 persone, percorrendo oltre 31’000 chilometri. Nei principali carnevali 2019 , in particolare a Bellinzona e a Tesserete, ma anche a Gordola, Malvaglia e Locarno, l’associazione ha effettuato 330 interventi, portando a casa 748 persone, per un totale di 13’612 chilometri percorsi.
“Strade sicure” è un programma di promozione per la sicurezza stradale avviato dal Dipartimento delle istituzioni nel 2002. Si occupa di sensibilizzare e sostenere progetti legati alla sicurezza stradale, come pure della formazione e della promozione di una guida più sicura e prudente. Inoltre collabora con gli Enti attivi in questo settore, coordinando la loro azione con quella dello Stato. Sostiene numerose campagne di prevenzione indirizzate a tutti i cittadini, allo scopo di rendere più sicura la circolazione stradale e promuove l’educazione stradale per tutti i vettori di trasporto.