Importanti nomine nell’Amministrazione cantonale

Importanti nomine nell’Amministrazione cantonale

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha proceduto ad alcune importanti nomine nell’Amministrazione cantonale. L’attuale capo della Sezione della popolazione (SP) del Dipartimento delle istituzioni, Thomas Ferrari, diventerà dal 1. luglio capo Area della Polizia giudiziaria. Il Governo ha quindi scelto Silvia Gada quale nuovo capo della SP, nominando Dunja Valsesia nel ruolo di aggiunto. In sostuzione di Silvia Gada, Roberto Valaperta è stato nominato capo della Sezione della formazione industriale, agraria, artigianale e artistica della Divisione della formazione professionale del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport.
Il nuovo capo della Polizia giudiziaria Thomas Ferrari, classe 1977, si è laureato in giurisprudenza all’Università di Zurigo, ottenendo sempre a Zurigo il brevetto di avvocato nel 2004. Tra il 2005 ed il 2016 ha poi maturato un’importante esperienza nel settore bancario. Negli ultimi 3 anni ha coordinato la riorganizzazione dell’Ufficio della migrazione. Esperienze che costituiranno un valore aggiunto nel suo nuovo ruolo, in particolare nell’ambito della lotta alla media e grande criminalità anche nei reati economico-finanziari, sfida sulla quale Dipartimento delle istituzioni, Polizia e Magistratura intendono sempre più concentrare le proprie forze.
Per sostituire Thomas Ferrari alla testa della Sezione della Popolazione, a partire dal 1. luglio, il Consiglio di Stato ha scelto Silvia Gada. La nuova responsabile ha ottenuto il Master professionale in gestione della formazione per dirigente di istituzioni formative dell’Università della Svizzera italiana. Dal 2005 è capo della Sezione della formazione industriale, agraria, artigianale e artistica sotto la Divisione della Formazione professionale del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport, e fa parte di numerose Commissioni federali nell’ambito della formazione. Grazie a questa sua esperienza e alla profonda conoscenza del mondo economico, professionale e dei Comuni la Sezione della popolazione potrà ancor meglio interagire con le aziende e gli enti locali. Per sostituire Silvia Gada, il Consiglio di Stato ha scelto Roberto Valaperta, attuale direttore del Centro professionale tecnico di Lugano-Trevano.
Il Consiglio di Stato ha inoltre recentemente riconosciuto la necessità di dotare la Sezione della popolazione – che comprende l’Ufficio dello stato civile e l’Ufficio della migrazione ed occupa oltre 140 collaboratori – di un aggiunto al caposezione. Per svolgere questa funzione è stata scelta l’avv. Dunja Valsesia, attualmente collaboratrice scientifica presso il Settore giuridico dell’Ufficio della migrazione. Diplomata in giurisprudenza all’Università di Zurigo, ha ottenuto il brevetto di avvocato nel 2010 e ha lavorato per l’ufficio giuridico della Polizia cantonale dal 2014 al 2018, prima di passare all’Ufficio della migrazione.
Il Consiglio di Stato formula i migliori auguri ai neo nominati ed esprime i ringraziamenti più sentiti al tenente colonnello Flavio Varini, che passerà al beneficio della pensione il prossimo 1. luglio. Assunto in Polizia cantonale il 1. marzo 1987, ha ricoperto per alcuni anni la funzione di ingegnere capo Servizio prima di essere nominato ufficiale, con la funzione di responsabile dei Servizi tecnici e logistici del corpo. Dal maggio 1993 ha poi assunto la funzione di Delegato di Polizia a Locarno e successivamente anche a Bellinzona, e dall’ottobre 2001 ha diretto la Polizia giudiziaria, ottenendo nel 2012 la promozione al grado di Tenente colonnello.

Un libro per i 50 anni del Carcere della Stampa

Un libro per i 50 anni del Carcere della Stampa

Un libro di 100 pagine per ricordare un giubileo importante, ovvero i 50 anni del carcere della Stampa, che venne inaugurato l’8 agosto 1968. È quanto ha prodotto il Dipartimento delle istituzioni, attraverso il lavoro di Gabriele Botti, membro dello staff del Servizio di comunicazione del Consigliere di Stato Norman Gobbi. Un volume snello, di facile lettura e ricco di riferimenti storici, statistici e giornalistici, che racconta non solo le vicende legate al carcere della Stampa, ma anche il percorso compiuto dalle prigioni ticinesi a partire dall’epoca prebalivale fino a giorni nostri.

Il libro intitolato “#50, il mezzo secolo del Carcere della Stampa” – e stampato proprio dalla tipografia del penitenziario cantonale – è suddiviso in tre parti: la prima è prettamente storica (prende spunto dal volume “Carcere, carcerieri e carcerati” di Sergio Jacomella), la seconda fotografica e la terza di taglio giornalistico, con cinque interviste a cinque personalità che, ricoprendo ognuna uno specifico ruolo, ruotano attorno all’universo carcerario: il Direttore delle Strutture carcerarie cantonali, Stefano Laffranchini (“La Stampa oggi”); la Direttrice della Divisione giustizia, Frida Andreotti (“La Stampa domani”); la Responsabile dell’Ufficio dell’assistenza riabilitativa, Luisella Demartini (“Lavorare in carcere”); il Presidente dell’Ufficio del giudici dei provvedimenti coercitivi, Maurizio Albisetti Bernasconi (“Un carcere più aperto?”); il capo d’arte François Orchide (“La mia esperienza”). Il libro è introdotto dal Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi.

Cenni storici
Il carcere della Stampa fu inaugurato l’8 agosto 1968 e tutto – si evince dai resoconti di allora – si svolse “nell’ordine e nella disciplina”. Il penitenziario, in ossequio ai dettami del Codice penale, fu suddiviso in quattro padiglioni indipendenti: la prima sezione (carcere giudiziario) disponeva di 48 posti; la seconda (primari) di 30; la terza (recidivi) di 51; la quarta (carcere femminile) di 18. Il primo direttore fu Annibale Rabaglio, che subentrò al dimissionario Piero Poretti. Nel suo mezzo secolo di storia, il penitenziario della Stampa ha avuto sei direttori: Annibale Rabaglio (1968-1983), Giacomo Morellini (1983-1984), Alex Pedrazzini (1984-1987), Armando Ardia (1987-2008), Fabrizio Comandini (2008-2014), Marco Zambetti (2014, ad interim) e Stefano Laffranchini (2014-?). Il credito votato dal Gran Consiglio con Decreti legislativi del 10 settembre 1963 e del 14 aprile 1964 fu di 7 milioni (6,65 per la costruzione, il resto per il terreno); l’opera fu sussidiata dalla Confederazione nella misura di oltre 3 milioni. Pur andando a colmare una evidente lacuna, il carcere non dipanò le nebbie del passato: emersero infatti quasi subito quelli che sarebbero stati i problemi che lo avrebbero accompagnato anche successivamente: l’aumento della popolazione carceraria e la conseguente inadeguatezza degli spazi. Problemi che si devono affrontare ancora oggi, così come è emerso giusto una settimana fa durante la conferenza stampa dedicata al bilancio 2018 delle Strutture carcerarie cantonali. Non è quindi un caso se di nuove strutture carcerarie si parlò già una trentina d’anni fa, quando la Stampa era poco più che maggiorenne. Anzi, a ben guardare è appunto un tema di cui si discute praticamente da sempre e sul quale si dibatte tuttora. Il futuro? Una “nuova Stampa” appare ormai una logica soluzione. Sul dove e sul quando si sta discutendo.

Problemi e contromisure
Scrive il Direttore del DI, Norman Gobbi, nell’introduzione: “In un’assolata giornata di agosto di cinquant’anni fa, così raccontano le cronache giornalistiche di allora, veniva inaugurato il Penitenziario cantonale della Stampa a Cadro. Il primo direttore, Annibale Rabaglio, si trovò a gestire una struttura moderna, attesa da tempo immemore e per molti versi all’avanguardia. Un carcere che nulla aveva a che fare con quanto esisteva prima: il nostro Cantone compì quel giorno un passo avanti nella civiltà. I suoi punti deboli emersero però ben presto e negli ultimi anni le riflessioni sul suo futuro si sono intensificate: da un lato, si intende correggerne i limiti imputabili all’età, dall’altro si cercherà di fornire una risposta almeno parziale al cronico problema della mancanza di spazi e della conseguente sovraoccupazione. Preoccupazioni che il Dipartimento delle istituzioni ha affrontato e affronta attraverso concrete proposte e puntuali soluzioni. Oltre alla sovraoccupazione, altri temi si sono presentati regolarmente nel corso dell’articolata storia delle carceri ticinesi: alludo, ad esempio, all’urgenza di mantenere il giusto equilibrio tra sicurezza, espiazione della pena e reinserimento sociale, così come alle restrizioni derivate da un contesto economico che spesso ha condizionato, se non addirittura compromesso, il cambiamento. Anche la prospettata ristrutturazione del Penitenziario della Stampa non sfugge all’obbligo di ponderare con la massima attenzione ogni investimento. L’ipotesi di un nuovo carcere è stata congelata, ma non accantonata: l’idea resta d’attualità, anche se non sarà per domani. La Stampa ha quindi tagliato un significativo traguardo e lo ha fatto potendo contare sull’apporto di un personale motivato, preparato e competente, che dimostra ogni giorno uno spiccato e costruttivo spirito di appartenenza. A tutti i collaboratori vada il mio sincero ringraziamento”.

Segnalare che chi fosse interessato ad avere un copia del libro può contattare lo 091/814.44.90.