I Ticinesi sono più sicuri e migliora la qualità di vita

I Ticinesi sono più sicuri e migliora la qualità di vita

Obiettivi raggiunti. Ma c’è ancora molto da fare
Diciamolo: oggi i ticinesi, dopo due legislature in cui in Governo lavora il Consigliere di Stato Norman Gobbi, si sentono più sicuri! È un fatto, avvalorato da cifre e dati statistici incontrovertibili, presentati proprio nel corso di questa settimana dalla Polizia cantonale. Meno incidenti sulle nostre strade, meno reati, maggior prevenzione e nello stesso tempo maggior repressione contro chi si comporta in modo non conforme alle regole del nostro Cantone. “È un impegno quotidiano portato avanti in primis dalla Polizia cantonale, in collaborazione però con gli agenti delle Polizie comunali e con le guardie di confine”, sottolinea il capo del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. “Sappiamo che non possiamo abbassare la guardia, ma le cifre sono confortanti. Anche perché il Ticino, pur essendo Cantone di frontiera con tutti i rischi e pericoli connessi a questa condizione geografica, si situa nel confronto intercantonale sotto la media nazionale praticamente per ogni tipo di reato”.

Una nuova legge per una Polizia più efficace

La sicurezza è una delle principali esigenze avvertite dai cittadini. “Garantire la sicurezza nel nostro Cantone significa creare condizioni di vita migliori per i ticinesi” e per la crescita della nostra economia, dunque del benessere in senso lato – prosegue Norman Gobbi –. Un paese sicuro non rappresenta sola una valida opportunità per imprenditori stranieri di investire o vivere da noi, ma permette anche a noi ticinesi di lavorare con più certezze. Ogni fattore è decisivo per garantire sempre più sicurezza a persone e cose. Da qui la necessità di operare in modo proattivo, anticipando le tendenze che potrebbero verificarsi. In questo senso rientrano tutta una serie di misure adottate dal mio Dipartimento, tra le quali vorrei citare la nuova legge sulla Polizia. Prendendo esempio da modelli già operativi in altri Cantoni, la nuova legge dà al Corpo della Polizia cantonale strumenti più adeguati per contrastare il crimine. Come è noto, tale legge è oggetto di un ricorso: confido che il Tribunale federale possa sbloccare quanto prima la situazione e fare entrare così in vigore quegli elementi di contrasto alla criminalità di cui abbiamo bisogno”, specifica il Consigliere di Stato Gobbi.

Minacce globali, risposte locali
Occorre però guardare al futuro, perché i pericoli – dalla criminalità internazionale, al rischio di infiltrazioni mafiose, sino ad arrivare ai reati più comuni – richiedono un’adeguata risposta. “Dovremo essere in grado – precisa Gobbi – di affrontare le nuove minacce globali declinate a livello locale. Per questo le capacità di analisi e di strategia dalla nostra Polizia devono essere sempre più profilate e adattate. In tal senso la collaborazione con le forze dell’ordine italiane è andata sempre più migliorando e porterà a ottenere risultati sempre migliori. Perché sappiamo che il crimine non conosce confini, anzi approfitta di tale situazione”.
Quali saranno i settori su cui si intende maggiormente lavorare nell’immediato futuro? “La criminalità finanziaria ci preoccupa. Vogliamo che il nostro tessuto economico fatto non solo di banche possa mantenersi “sano”. Vogliamo quindi combattere il pericolo delle infiltrazioni mafiose; vogliamo arginare i rischi legati alla cyber-criminalità a cui un mondo sempre più digitalizzato può andare in contro. Si continuerà ad agire per snidare eventuali personaggi attratti dalla radicalizzazione islamista e dall’estremismo violento. Tutto questo senza dimenticare che uno dei principali strumenti che abbiamo tra le mani è quello della prevenzione, della sensibilizzazione. E qui non mi riferisco solo ai temi appena citati, ma anche a tutto il lavoro che portiamo avanti per limitare il più possibile gli incidenti sulle nostre strade, oppure quelli che possono capitare quando i ticinesi passano il tempo libero frequentando le nostre montagne o i nostri fiumi e laghi”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Polizia 2018: alcune cifre (box bene in evidenza)
13’558 reati contro il codice penale (-4% rispetto al 2017)
3’439 reati contro la legge sugli stupefacenti (-9%)
857 reati contro la legge sugli stranieri (-17%)
3’752 incidenti (-3%)
857 arresti (-7,7%)
1’681 interventi per furto (+1.6%)

L’importanza del lavoro in carcere

L’importanza del lavoro in carcere

I positivi risultati della collaborazione con la Swissminiatur

In concomitanza con il lancio della 60. stagione di Swissminiatur, qualche giorno fa sono stati presentati i contenuti di una particolare collaborazione tra il Parco in miniatura e il carcere della Stampa. La stessa si è sviluppata su più canali: dall’assemblaggio dei binari dei modellini fino al restauro dei natanti e delle statuine rappresentanti la popolazione. Presenti all’evento il Direttore del Dipartimento delle istituzioni, Norman Gobbi, il Direttore di Swissminiatur, Joël Vuigner, il Direttore delle Strutture carcerarie ticinesi (SCC), Stefano Laffranchini, e la Responsabile capi-arte e laboratori SCC, Consuelo Stranieri. La collaborazione ha preso avvio dopo un primo incontro, avvenuto nel febbraio 2018, quando sono state poste le basi per instaurare una sinergia tra le SCC e il Parco: la lavorazione richiesta alle SCC verteva sull’assemblaggio di 3 km di binari (in scala) e dopo un test iniziale su 3 metri l’accordo è stato confermato, proseguendo nel migliore dei modi. A novembre dello stesso anno il secondo passo e l’ampliamento dei compiti assegnati alle SCC: accanto all’assemblaggio dei binari, anche il restauro dei natanti e delle statuine rappresentanti la popolazione. Due i laboratori coinvolti: la falegnameria e il laboratorio D. L’importanza del lavoro in carcere, al netto del fatto che al primo posto rimane l’espiazione della pena, è un dato ormai oggettivo: in vista del futuro reinserimento sociale, esso assume un ruolo centrale. Ciò che del resto è sancito anche dal Codice penale svizzero. Per l’occasione, il Consigliere di Stato Norman Gobbi ne ha evidenziato la portata sociale e l’indubbia rilevanza in un ideale cammino che dovrebbe riconsegnare alla società un individuo migliore rispetto a quello entrato mesi o anni prima in carcere. “Il lavoro è fondamentale per varie ragioni: occupa il detenuto in modo costruttivo, lo responsabilizza e lo inserisce in un contesto fatto di regole, scadenze e compiti che non può esimersi dal rispettare e svolgere. Al carcerato viene concessa una possibilità che ben difficilmente avrebbe fuori, una possibilità di crescita e di miglioramento personale: ovviamente, sta a lui saperla cogliere. Collaborazioni come questa non possono che essere lette in chiave positiva”.