Imposta di circolazione: “Aumento contenuto per le auto più vecchie”

Imposta di circolazione: “Aumento contenuto per le auto più vecchie”

Da www.ticinonews.ch

Il direttore del DI ha spiegato la nuova formula. “Pensata per favorire le automobili a basso impatto ambientale”

Come noto, lo scorso mese di giugno il Consiglio di Stato ha approvato il nuovo sistema di calcolo per l’imposta di circolazione. L’intenzione del Governo, tenendo conto delle tempistiche legate all’iter parlamentare e all’evasione delle iniziative popolari penenti (l’invito dell’Esecutivo è quello di considerare il nuovo testo di legge come controprogetto all’iniziativa “Per un’imposta di circolazione più giusta” e di respingere invece l’iniziativa “Gli automobilisti non sono bancomat”, ndr), è di potere applicare il nuovo sistema di calcolo a partire dal 1. gennaio 2020. 
La formula di calcolo, lo ricordiamo, prevede la somma della massa a vuoto del veicolo moltiplicata per un coefficiente fisso pari a 0.11 e delle emissioni di CO2 moltiplicate per un coefficiente variabile.
Nel frattempo è però montata la polemica su un’imposta che andrebbe a colpire nel portafogli i proprietari di auto vecchie e poco potenti. Polemica che ha spinto il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi a prendere posizione sul tema.
“Il nuovo calcolo per l’imposta di circolazione delle automobili nasce con molteplici obiettivi, tra cui figura quello della semplificazione della formula, la volontà di creare una base di calcolo più solida e prevedibile, favorire le automobili a basso impatto ambientale e soprattutto eliminare quelle grandi differenze di importo che, in alcuni casi, penalizzavano fortemente determinate tipologie di vetture nel confronto con gli importi pagati in altri Cantoni”, ha ribadito in un post su Facebook.
Gobbi ha in seguito spiegato che le automobili più datate sono, “come prevedibile in virtù del progresso tecnologico”, maggiormente inquinanti rispetto agli stessi modelli sviluppati e commercializzati in tempi più recenti.
“La crescente sensibilità ecologica ha visto tutti gli attori concordi nel considerare le emissioni (il CO2) quali criterio principale per il calcolo della nuova imposta di circolazione. Alcune automobili, in particolare le più recenti e meno inquinanti, vedranno quindi ridursi l’imposta di circolazione rispetto al metodo di calcolo attuale, il tutto per favorire – nella scelta di un’automobile – l’acquisto di un modello o di una motorizzazione maggiormente rispettosa dell’ambiente”.
“Ovviamente nell’elaborazione della nuova formula abbiamo rilevato che alcune automobili più datate sarebbero state confrontate con un incremento dell’imposta di circolazione – ha proseguito – Tuttavia un rapido confronto tra modelli equivalenti ma distanti tra loro anche oltre una decina d’anni ha messo in evidenza che la differenza d’importo annuale tra gli stessi si assesta di regola a non più di qualche centinaio di franchi”.
“L’aumento delle vetture più anziane, che in alcuni casi arriva appunto a qualche decina di franchi al mese (ma sono anche molti i casi in cui l’importo resta pressoché invariato o, addirittura, diminuisce), non è tale da “costringere” i proprietari di vetture più datate a cambiarle con una vettura più nuova (e del resto la differenza di valore tra una vettura con oltre dieci anni a una “nuova” non giustificherebbe tale scelta e da un punto di vista economico). La nuova formula è invece stata pensata affinché, qualora un conducente si trovi confrontato nella scelta di acquisto per una vettura, indipendentemente dal valore e dall’età dell’auto, venga incentivato nell’acquisto di quella più rispetto dell’ambiente”, ha concluso il Consigliere di Stato.

Contro i facili “pufat” e l’economia malata

Contro i facili “pufat” e l’economia malata

Il Consigliere di Stato Gobbi e la strategia per arginare un fenomeno dannoso
Più di due mesi fa il Dipartimento delle istituzioni ha presentato alcune novità organizzative presso l’Ufficio dei fallimenti.
Questa settimana, invece, una statistica a livello nazionale, ha messo in evidenza la presenza in tutti i Cantoni di personaggi che aprono società e poi fanno fallimento con troppa disinvoltura, tenuto conto che sommano anche dieci-venti e più fallimenti nel giro di un solo decennio.
Anche il Ticino conosce questo fenomeno. “È un problema che esiste anche da noi – sottolinea subito il Consigliere di Stato Norman Gobbi. Non mi riferisco solo a questi numeri da record legati a poche persone, ma alla tendenza all’aumento dei fallimenti in generale. Le conseguenze di un fallimento aziendale o societario sono ben note e hanno ripercussioni negative sia sulle persone impiegate e le loro famiglie sia sulle stesse casse del Cantone e dei Comuni.
Non abbiamo dovuto aspettare quest’ultima statistica per mettere maggiori paletti grazie ai quali tentare di arginare il fenomeno”.
Che cosa intende dire? “Beh, oltre a una riorganizzazione in corso presso l’Ufficio dei fallimenti che siamo riusciti ad avviare con l’approvazione di un messaggio da parte del Gran Consiglio, avente lo scopo proprio di rendere più performante il lavoro in questo settore – e qui ringrazio tutti i funzionari coinvolti in questi cambiamenti – alla fine del mese di aprile il Governo ha nominato un “perito contabile”, direttamente subordinato alla direzione della Divisione della giustizia. È una nuova figura professionale messa al servizio degli Uffici dei fallimenti per l’analisi, la verifica e le valutazioni di tipo contabile e finanziaria degli incarti.
Il tutto in stretta collaborazione con i funzionari già operanti, così da essere in grado di predisporre le eventuali segnalazioni al Ministero pubblico quando c’è odore di bruciato”.
L’obiettivo è chiaro. “Si, certo – ribadisce il capo del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Vogliamo avere più strumenti a disposizione per rendere maggiormente incisiva la lotta contro i cosiddetti fallimenti “fraudolenti” o “pilotati”. Sia contro i “pufat” quasi di mestiere, ma anche contro coloro che potrebbero celare attività ben poco nobili. E qui mi riferisco a società di comodo legate ad attività criminali”.
“Non possiamo aspettarci miracoli dall’oggi al domani. Siamo però ben consci che un lavoro coordinato tra l’Ufficio dei fallimenti, il Ministero pubblico e la stessa Polizia cantonale possa portare risultati tangibili. E il tutto a beneficio di una piazza economica, quella ticinese, e dei suoi lavoratori che ha bisogno di un tessuto sano in cui operare, con partner affidabili, solvibili. In una parola: seri!”, conclude il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.