Polizia cantonale – Porte aperte

Polizia cantonale – Porte aperte

Aerodromo di Lodrino, sabato 5 ottobre 2019

Programma
10.00     Inizio manifestazione
11.00     Dimostrazioni del Reparto Interventi Speciali e del Mantenimento d’ordine
11.30-14.00     Cucine aperte
13.45     Saluto del Consigliere di Stato Norman Gobbi
14.00     Asta pubblica vecchie postazioni radar fissi
15.00     Ripetizione dimostrazioni del Reparto Interventi Speciali e del Mantenimento d’ordine
16.00-16.30     Chiusura manifestazione

In caso di cattivo tempo la manifestazione sarà annullata.
Informazioni al numero telefonico 1600 dopo il 02.10.2019.

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Gran successo per il pranzo della Lega

Gran successo per il pranzo della Lega

Da www.tio.ch

Circa 800 simpatizzanti del movimento si sono incontrati ieri al Padiglione Conza e hanno conosciuto i candidati per le prossime elezioni federali

La campagna elettorale è entrata nel vivo, le schede di votazione sono già arrivate nelle case e la Lega dei Ticinesi ha voluto chiamare a raccolta i propri simpatizzanti con un pranzo al Padiglione Conza di Lugano.
Alla giornata di ieri hanno partecipato circa 800 persone. Tra loro, naturalmente, vi erano pure i candidati per il Consiglio nazionale e Battista Ghiggia per gli Stati.
Tutti, durante la giornata, hanno preso la parola e hanno ricordato le battaglie leghiste, sottolineando l’importanza delle elezioni federali del 20 ottobre. «Nei prossimi anni – sottolinea il Movimento di via Monte Boglia in una nota – si deciderà il futuro della Svizzera: se continuerà ad essere come nazione indipendente e sovrana, o se si ridurrà a colonia di Bruxelles, con i funzionari dell’UE che dettano le leggi in casa nostra ed i giudici stranieri (della Corte europea di giustizia) che le applicano».
Un tema cardine, questo, per la Lega. «I rapporti con l’UE sono il tema fondamentale delle prossime elezioni (e non certo l’isterismo climatico) e gli schieramenti sono solo due: chi difende la Svizzera (Lega-Udc) e chi invece la svende (il triciclo PLR-PPD-PS più partitini di contorno)», si legge nella nota. «Il nostro Cantone merita dei rappresentanti alle Camere federali che promuovano la volontà della maggioranza dei ticinesi sui temi fondamentali per il futuro del Paese; non dei camerieri dell’UE che questa volontà la cancellano ad ogni occasione».
La Lega ritiene pertanto «essenziale» che vengano conservati i due seggi in Consiglio nazionale e punta pure alla Camera dei Cantoni. «Con Battista Ghiggia – viene precisato nella nota – il nostro Movimento dispone di un valido candidato per rompere finalmente il monopolio euroturbo al Consiglio degli Stati, che dura ormai da decenni».
Al pranzo di ieri al Conza hanno partecipato pure il presidente dell’Udc Ticino Piero Marchesi ed il candidato democentrista al Consiglio nazionale ed al Consiglio degli Stati – in “ticket” con Ghiggia – Marco Chiesa.

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Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 30 settembre 2019 del Corriere del Ticino

Ghiggia infuoca la convention leghista
Il pranzo elettorale / Al padiglione Conza il candidato si scaglia contro le fughe di dati «Lo Stato è un colabrodo, dagli uffici escono fatti personali»
Sul caso delle frontaliere l’avvocato accenna delle scuse nei confronti di chi «si è sentito disorientato»

Sottaceti, salamino, polenta e brasato. Vino e birrette ad accompagnare. Sì. Ma prima del pranzo la parte ufficiale, una carrellata di saluti, candidati e slogan. Alla convention elettorale della Lega, in un padiglione Conza gremito (più di 500 i presenti ieri), aspettavano tutti una persona: Battista Ghiggia.

Come il Nano
L’avvocato, finito sotto i riflettori della cronaca ticinese per il caso delle segretarie frontaliere, è stato il primo a prendere la parola dal palco dopo il saluto del sindaco di Lugano Marco Borradori. Il candidato leghista, che punta a una poltrona al Consiglio degli Stati, ha centrato il suo discorso sul «leghismo». Eppure ha anche accennato delle scuse (per la prima volta) nei confronti di chi «si è sentito disorientato» per la storia delle assunzioni di frontaliere. Ghiggia ha poi brevemente ripercorso la storia del partito, citando più volte Giuliano Bignasca. «Quante volte hanno attaccato il Nano a livello personale, con mezzucci di ogni genere e bassezze, pugnalate alle spalle?» ha ricordato il candidato finito in mezzo alla bufera. Il riferimento dell’esponente leghista è chiaro, come ha spiegato lui stesso: «A distanza di 30 anni, i metodi sono sempre gli stessi». E poi, la stoccata allo Stato sempre in riferimento alla polemica delle frontaliere alle sue dipendenze. «Uno Stato colabrodo» ha proseguito Ghiggia, «incapace di garantire la sicurezza dei dati dei suoi cittadini, come avvenuto nei giorni scorsi. Dagli uffici escono dati personali. Oggi è successo a me, ma può succedere a tutti».

Sul palco è poi salita Roberta Pantani, candidata uscente al Consiglio nazionale, la quale ha puntato sui classici valori del partito di Via Monte Boglia, come la difesa dei valori ticinesi, i confini e l’UE. Natascia Caccia ha invece ribadito la sua contrarietà alla possibilità che le donne vadano in pensione a 65 anni, mentre Massimiliano Robbiani ha apparecchiato la tavola in salsa «primanostrista», spingendo per una maggiore attenzione al mercato del lavoro dei residenti. Microfono anche agli alleati dell’UDC, con il presidente Piero Marchesi che ha ricordato la volontà comune di «non svendersi all’UE». In seguito la parola è passata a Michele Guerra («bisogna combattere le demenziali politiche d’apertura»), a Sem Genini («dobbiamo essere una squadra, voglio mettere l’accento su agricoltura e territorio»). Infine Stefano Tonini – il cerimoniere – ha ceduto il microfono a Lorenzo Quadri («Non dobbiamo diventare una colonia di Bruxelles») e ad Alessandro Mazzoleni, il volto nuovo della campagna. Il locarnese ha parlato di previdenza e della sua contrarietà a parificare l’età di pensionamento uomo-donna. Da notare anche una breve apparizione pubblica di Attilio Bignasca, arrivato poco prima di mezzogiorno.

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Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 30 settembre 2019 de La Regione

Ghiggia si accosta a Bignasca
Il candidato alla festa della Lega: ‘Il Nano fu attaccato con mezzucci che non sono cambiati’.
Negli interventi dei candidati, numerosi riferimenti alle origini del movimento, e al ritorno alla lotta contro la partitocrazia

Nel rush finale verso le elezioni federali del 20 ottobre, nel vocabolario della Lega tornano prepotentemente le barricate, la lotta contro la partitocrazia e il senso “dell’essere leghista”. Dal canto suo Battista Ghiggia, sotto pressione per la vicenda delle 13 frontaliere passate dalle sue dipendenze negli anni, si accosta alla figura di Giuliano Bignasca: «Quante volte hanno attaccato il Nano con mezzucci di vario genere. Ma lui non ha mai mollato. A distanza di 30 anni quei mezzucci sono sempre gli stessi…», ha commentato l’avvocato luganese di fronte agli oltre 500 simpatizzanti riuniti ieri a mezzogiorno al padiglione Conza di Lugano. Ghiggia come Bignasca, insomma. «La Lega è nata nel 1991 per combattere la partitocrazia, le grandi famiglie e la burocrazia, oggi non è cambiato nulla: bisogna riprendere quella lotta», ha proseguito tra gli applausi Ghiggia, che ha più volte alternato il ricordo della nascita del movimento di via Monte Boglia alle risposte, dirette e indirette, sulle polemiche che lo hanno travolto. «Lo Stato è un colabrodo da cui trapelano dati personali. Oggi tocca a me, magari domani a voi», ha chiosato, riprendendo anche quanto scritto ieri dalle colonne del Mattino. Mattino che, oltre ad un suo articolo, ha dedicato alla vicenda un lungo contributo a firma “Lega dei ticinesi”, parlando di “macchina del fango”, di “fatti di 15 anni fa” e di “meschinità”. Ma aggiungendo pure che “la Lega non era al corrente delle assunzioni fatte da Ghiggia” e che “avrebbe preferito che Ghiggia avesse zero dipendenti con permesso G”.

«In politica bisogna tornare a picchiare duro, come nel 1991» e «mi attaccano perché sanno che io sono uno che picchia duro. Ma io affronto gli attacchi a viso aperto», ha proseguito Ghiggia davanti ai suoi. Per poi aggiungere: «Mi scuso se qualcuno si è sentito disorientato» e terminare ribadendo: «A Berna non siamo in governo e per questo diamo più fastidio. Vi prometto che ne daremo ancora di più. Ci vuole più leghismo a Berna».

Barricate e leghismo
Il ritorno al ’91, alle barricate e al Nano lo si è ritrovato un po’ ovunque nei discorsi di chi si è alternato sul palco del Conza, quasi a riflettere quanto scritto da Boris Bignasca qualche settimana fa su Facebook – “Questa Lega (delle cadreghe che non lotta più, ndr) non sarebbe piaciuta al Nano” –. Lui, Bignasca junior, non parla, non risponde quando gli chiediamo se e quanto il suo post abbia influito su questo cambiamento di accenti. Il ‘rafrain’ ieri è comunque evidente. «Dobbiamo insistere, continuare a combattere», è stato il messaggio della deputata alla Camera bassa Roberta Pantani. «Negli ultimi 5 anni tra Plr, Ppd e Ps nessuno si è preoccupato di difendere il nostro territorio. Lo facciamo solo noi. E per noi sarebbe importante avere qualcuno agli Stati che la pensi così». Ritorno alle origini anche nelle parole dell’altro uscente, Lorenzo Quadri: «La prima battaglia del Nano e di Maspoli fu l’opposizione all’adesione allo Spazio economico europeo. Dobbiamo ritrovare quello spirito». E ancora: «Nei prossimi anni si deciderà se rimarremo uno stato sovrano o se diventeremo una colonia di Bruxelles. È ora che i ticinesi inizino a eleggere chi li rappresenta», ha aggiunto riferendosi alla presunta discrepanza «tra quanto la popolazione vota» durante iniziative e referendum e chi «elegge». Sul palco hanno poi preso la parola tutti gli altri candidati: Natascia Caccia, Andrea Censi, Sem Genini, Michele Guerra, Alessandro Mazzoleni e Massimiliano Robbiani. Così come il presidente dell’Udc ticinese Piero Marchesi, alleato nella congiunzione delle liste a destra, presente al Conza assieme al candidato democentrista agli Stati Marco Chiesa. Marchesi ha ribadito che «ci sono due scelte: o rimanere svizzeri o svendersi all’Ue. Tutti gli altri partiti vogliono questa seconda strada».

Il confine tra Lega e PS

Il confine tra Lega e PS

Articolo pubblicato nell’edizione di lunedì 30 settembre 2019 del Corriere del Ticino

A La Domenica del Corriere faccia a faccia sul tema dei frontalieri fra Norman Gobbi e Igor Righini
Il leghista: «Ghiggia è visto come una minaccia da PLR e PPD» – Il socialista: «Le politiche doppiogiochiste hanno stancato»

Da una parte il presidente del PS Igor Righini, dall’altra Norman Gobbi in una veste poco consona a un consigliere di Stato. In casa Lega, non avendo presidenti, occorre trovare sempre qualcuno disposto a difendere la causa.
Per le elezioni federali la scelta è caduta su Gobbi: «Ogni tanto occorre assumersi dei ruoli poco comodi» ha detto intervenendo ospite di Gianni Righinetti a La domenica del Corriere.
E il momento è di quelli difficili. Sul tavolo c’è infatti il caso del candidato al Consiglio agli Stati Battista Ghiggia a causa delle assunzioni di lavoratori frontalieri in passato. «Ghiggia ha dato le sue spiegazioni, ma questa vicenda, non lo nego, fa un po’ bollire le busecche ai leghisti e ai ticinesi. Non ci pone in una situazione agevole, ma d’altra parte la sua situazione è la stessa di quattro anni fa. Sono attacchi che dicono che Ghiggia fa paura, è visto come una minaccia per PLR-PPD».
Dal canto suo Righini sottolinea che «a parole c’è chi dice una cosa e nei fatti ne fa altre. D’altronde Ghiggia è solo uno, ma ve ne sono molti altri in casa Lega e UDC». Il mercato del lavoro e i rapporti con l’Italia sono stati un po’ il filone della puntata, con Gobbi a vantarsi che il «mio Dipartimento è il solo frontaliers free», espressione che ha strappato un sorriso al socialista.
Righinetti ha poi chiesto a Righini se il problema è l’immigrazione o chi la cavalca economicamente: «Il problema è chi importa persone a bassi salari alimentando quei settori altamente speculativi nei quali i ticinesi non possono andare a lavorare». Da qui la sollecitazione al salario minimo. Ma Righini non ha mancato di ricordare al leghista il caso dei permessi falsi che aveva scosso il suo Dipartimento nella scorsa legislatura. La discussione a tutto campo ha pure toccato il tema caldo della scorsa settimana: i premi di cassa malati. Il direttore del DSS Raffaele De Rosa ha lanciato l’offensiva con proposte puntuali per evitare l’escalation del caro dei premi soprattutto in Ticino.
Gobbi ha voluto puntualizzare che «quelle proposte sono state discusse in Governo e abbiamo deciso di difenderle tutti assieme». Come dire che non è farina del sacco di De Rosa? «Non ho detto questo. Le ha avanzate lui e abbiamo detto di difenderle tutti assieme. Altrimenti bastava uscire dalla galleria del San Gottardo per trovarsi impallinati». Ma Lega e UDC su questo tema non la pensano allo stesso modo, ha rilanciato Righinetti: «Noi non siamo legati alle lobby, l’UDC è invece più vicino alle casse malati, io sono vicino ai ticinesi». Su questa mossa a Righini è sfuggita una smorfia: «C’è chi parla di franchigie più basse e premi accessibili. Poi nel corso dei quadriennio anche i leghisti a Berna, che sono parte integrante dell’UDC, li seguono. Basta dire cose che poi non si fanno. Le politiche doppiogiochiste ci hanno stancato».

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