Il Governo sospende il progetto aggregativo Cevio-Rovana

Il Governo sospende il progetto aggregativo Cevio-Rovana

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato, dando seguito alla richiesta dei comuni, ha deciso di sospendere il progetto di aggregazione dei comuni della Val Rovana con Cevio e di sciogliere la Commissione di studio istituita nel 2016. Questo, nell’attesa di poter verificare l’esistenza delle condizioni favorevoli a un accordo, dopo le comunali del 2020.
Nel luglio del 2016 il Consiglio di Stato ha ufficialmente dato avvio al progetto di aggregazione dei comuni della Val Rovana con Cevio, costituendo la Commissione di studio composta da rappresentanti dei municipi di Bosco Gurin, Campo Vallemaggia, Cerentino, Cevio e Linescio. La Commissione ha allestito un proprio rapporto nel 2018, sottoponendolo per esame preliminare alla Sezione degli enti locali.
Il Governo, preso atto dei contatti nel frattempo intercorsi tra la Commissione e il Dipartimento delle istituzioni, ha constatato che le richieste finanziarie formulate dalla Commissione sono sensibilmente distanti da quanto può essere ragionevolmente ipotizzato per questa aggregazione.
Pur con il riguardo – anche finanziario – che sempre è riconosciuto alle regioni discoste, come concretamente verificabile alla luce delle numerose aggregazioni realizzate, aspettative come quelle finora prospettate in questo caso sono del tutto inconciliabili con un realistico impegno cantonale. La procedura avviata nel luglio 2016 è pertanto sospesa e la Commissione di studio è sciolta, come peraltro richiesto dalla Commissione stessa.
Il Governo auspica che i futuri amministratori locali dei comuni del comprensorio possano attivare nuovamente la procedura sulla base di presupposti più attuabili, dopo il rinnovo dei poteri comunali del prossimo aprile 2020, ritenuto che il percorso aggregativo è in primo luogo nell’interesse delle comunità coinvolte e delle prospettive regionali nel contesto di oggi.

(immagine da www.cevio.ch)

Deboli contro la mafia

Deboli contro la mafia

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 4 settembre 2019 de La Regione

Il fenomeno sarebbe sottovalutato in Svizzera, mancando norme specifiche
Il deputato Matteo Quadranti domanda maggiore coordinazione tra Mpc e Procura cantonale

In una recente intervista al portale swissinfo.ch, il procuratore generale della repubblica di Cantanzaro Nicola Gratteri ha affermato che “la ’ndrangheta è presente da decenni in Svizzera. Malgrado la buona collaborazione con l’Italia, il sistema giudiziario elvetico non è adeguato alla realtà criminale presente sul suo territorio”. Il magistrato italiano ha anche affermato che alcuni reati, come per esempio quello di associazione mafiosa, in Svizzera sono trattati in maniera più lieve rispetto al sistema legislativo italiano. “Questo è un problema che non riguarda solo il sistema giudiziario elvetico, ma tutta l’Europa dato che negli ordinamenti non c’è il reato di associazione di stampo mafioso. Il reato che in Svizzera gli si avvicina è quello di associazione segreta (organizzazione criminale, art. 260 ter C.P, ndr), la cui pena va da uno a cinque anni. Una pena ridicola se si pensa che in Italia corrisponde alla condanna che rischia una persona in possesso di una pistola con matricola abrasa”. “Per le mafie è quindi conveniente delinquere in Svizzera, così come è conveniente farlo nel centro e nel Nord dell’Europa. Le pene sono molto basse e il rischio di essere indagati esiste solo se le polizie italiane fanno delle indagini”. Il deputato al Gran Consiglio Matteo Quadranti (Plr), proprio partendo da questa intervista del magistrato Gratteri, ha presentato un’interrogazione parlamentare per chiedere come funziona la collaborazione tra Ministero pubblico della Confederazione, presente con un’antenna in Ticino, e l’autorità giudiziaria cantonale. Quadranti ricorda che l’art. 260 ter del Codice penale prevede anche che «quando l’attività mafiosa o legata a un’organizzazione criminale si svolge all’estero ma con risultati anche in Svizzera, fosse anche il transito di denaro e quindi poi il reato di riciclaggio ai sensi dell’art. 305 bis, la Svizzera può e deve di principio attivarsi per sanzionare e catturare i responsabili ovunque si trovino». Ed è qui che Quadranti fa l’esempio del traffico di stupefacenti e in particolare di cocaina che sarebbe – almeno in Europa – per gran parte in mano alla ‘ndrangheta e alla mafia albanese. «Il denaro transita anche dal sistema svizzero», fa notare il deputato liberaleradicale. Anche in Ticino – continua – la cronaca spesso e volentieri tratta di traffico internazionale di stupefacenti (da Albania, Kossovo, Repubblica Dominicana, Colombia e Brasile). «Le autorità penali ticinesi reprimono tale attività, ma nelle rete cadono solo i pesci piccoli, mentre più raramente sul nostro territorio si arriva a colpire i trafficanti più grossi sino a eventualmente smantellare le attività criminali di tipo mafioso a livello internazionale», ci dichiara Quadranti che ricorda anche che dal potenziamento del Ministero pubblico per i reati fallimentari «ci si potrebbe attendere qualche filone d’indagine internazionale relativo alla provenienza di fondi illeciti per creare aziende dove magari il credito bancario è ristretto: artigianato edile e ristorazione, per esempio».

Su alcuni temi sollevati da Quadranti, abbiamo interpellato il Ministero pubblico cantonale il quale ci ha risposto che “da prassi, non si esprime su tematiche sollevate in atti parlamentari pendenti”. «Risponderemo a Quadranti, con i tempi e i modi previsti dalla legge», afferma invece il consigliere di Stato Norman Gobbi, direttore del Dipartimento istituzioni.

Dissimulazione del volto, sì alle modifiche

Dissimulazione del volto, sì alle modifiche

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 4 settembre 2019 de La Regione

Dopo lo stop di Losanna, luce verde dalla ‘Costituzione e leggi’ al messaggio governativo

I motivi di carattere politico o commerciale sono da considerarsi come eccezioni alla Legge sulla dissimulazione del volto. Lo ha deciso ieri la Commissione parlamentare Costituzione e leggi, sostenendo il rapporto di Carlo Lepori che dà il via libera al messaggio governativo risalente a metà gennaio. Salvo una parola. Sì, perché ammettendo i rilievi mossi dal Tribunale federale accogliendo il ricorso dei giuristi Filippo Contarini e Martino Colombo, il governo decise di modificare la legge parlando di “manifestazioni di carattere politico”. E invece no, rilancia il rapporto di Lepori. Meglio “tralasciare il riferimento al termine ‘manifestazioni’, perché si presta a interpretazioni differenti. Lo spiega lui stesso raggiunto dalla ‘Regione’: «Con questo termine, ad esempio, non sarebbe tutelata una singola persona che decide di fare una dimostrazione a volto coperto. Meglio parlare di ‘motivi’, anche perché vi è già una sufficiente giurisprudenza del Tribunale federale”. Insomma, sta per trovare la sua forma definitiva un provvedimento che prende le mosse dall’iniziativa anti-burqa e anti-niqab lanciata dal losonese Giorgio Ghiringhelli, approvata dal popolo ticinese il 22 settembre 2013 con il 65,4 per cento di favorevoli. Iniziativa che aveva, appunto, inserito nella Costituzione il divieto di dissimulare il volto. Nel marzo 2015 il Consiglio di Stato ha varato il progetto di riforma della Legge sull’ordine pubblico, approvata poi dal Gran Consiglio il 23 novembre dello stesso anno. È stata poi la volta del ricorso al Tribunale federale di Contarini e Colombo, si diceva. Ricorso che l’Alta Corte di Losanna ha parzialmente accolto, costringendo così a rivedere la legge contro la dissimulazione del volto in modo che prevedesse eccezioni anche per ragioni politiche, commerciali e pubblicitarie. Un verdetto cui Norman Gobbi, direttore del Dipartimento istituzioni, replicò affermando come il Consiglio di Stato sarebbe “intervenuto con un messaggio puntuale per apporre alla Legge i correttivi richiesti dalla sentenza”. Correttivi apposti all’inizio di quest’anno – “allineando le leggi cantonali a quanto disposto dal Tribunale federale” – e ieri ‘vidimati’ dalla Commissione Costituzione e leggi.