ERSS 19: positivo il bilancio dell’esercitazione nazionale

ERSS 19: positivo il bilancio dell’esercitazione nazionale

Comunicarto stampa
Il Consiglio di Stato ha partecipato oggi all’esercitazione nazionale della rete integrata svizzera per la sicurezza, che si è svolta sull’arco di 52 ore consecutive tra l’11 e il 13 novembre. Il Governo valuta positivamente le attività svolte durante i tre giorni, che hanno confermato la professionalità e la preparazione degli enti incaricati di garantire la sicurezza nel nostro Cantone.

L’Esercitazione della rete integrata svizzera per la sicurezza 2019 (ERSS 19) si è svolta a livello nazionale ed è stata coordinata a livello ticinese dalla Polizia cantonale, con la collaborazione, dove necessario, dei partner attivi nel settore della sicurezza. Dall’11 al 13 novembre, il programma ha coinvolto un totale di circa 70 organizzazioni fra servizi federali, Cantoni, Città e infrastrutture critiche di tutta la Confederazione.
L’esercitazione prevedeva uno scenario sul tema della minaccia terroristica persistente e comprendeva fenomeni criminali che, nella realtà, potrebbero toccare anche il nostro Cantone: fra questi, ad esempio, attacchi a infrastrutture critiche, emergenze sanitarie, pressione alle frontiere e possibili attentati. L’ERSS 19 si poneva l’obiettivo di mettere alla prova le strutture e le procedure di sicurezza in vigore nel nostro Paese, di fronte a una minaccia terroristica persistente. Il dispositivo ha inoltre permesso di esercitare, a più livelli, la struttura di condotta cantonale secondo il nuovo concetto di protezione della popolazione. La nuova impostazione vede, in casi gravi, l’entrata in funzione di Stati maggiori di primo intervento (SMEPI), Stati maggiori regionali di condotta (SMRC) e lo Stato maggiore cantonale di condotta (SMCC) che nella fase acuta vengono diretti dalla Polizia cantonale e dalla Sezione del militare e della protezione della popolazione (SMPP) nelle fasi di ripristino.

Licenziato il Messaggio di adeguamento della Legge sull’esercizio delle professioni di fiduciario

Licenziato il Messaggio di adeguamento della Legge sull’esercizio delle professioni di fiduciario

Comunicato stampa

Nella seduta odierna, il Consiglio di Stato ha licenziato il Messaggio volto all’adeguamento della Legge sull’esercizio delle professioni di fiduciario del 1° dicembre 2009 dettato dall’introduzione della Legge sugli istituti finanziari (LIsFi) e della Legge sui servizi finanziari (LSerFi).

Lo scorso 6 novembre 2019 il Consiglio federale ha determinato l’entrata in vigore delle nuove normative volte a migliorare la tutela dei clienti al 1° gennaio 2020. Il Governo cantonale – a seguito della procedura di consultazione svoltasi nel corso dell’estate – ha approvato il Messaggio concernente la modifica della Legge sull’esercizio delle professioni di fiduciario (LFid) del 1° dicembre 2009 che adegua la legislazione cantonale alle normative federali, depennando il regime autorizzativo previsto per i fiduciari finanziari e mantenendo quindi quello previsto per i fiduciari commercialisti e immobiliari.

La presente revisione è stata l’occasione per discutere dell’efficacia e dell’attualità della LFid, una legge nata negli anni ottanta e che costituisce un unicum a livello cantonale in tutta la Svizzera. La consultazione ha permesso di consolidare la necessità di tale normativa che risulta da un lato pienamente coerente con gli sviluppi legislativi federali, dall’altro attuale ancor oggi nel perseguire i suoi scopi di protezione dei clienti, rafforzando la loro fiducia in una piazza economica ticinese che deve continuare ad essere stabile e funzionante, valorizzando altresì i tanti professionisti seri che vi operano.

Oltre agli adeguamenti dettati dal diritto federale, si è proceduto a modificare alcune norme cantonali in base all’esperienza maturata in questi anni dall’Autorità di vigilanza indipendente.

«Aggregarsi è possibile anche senza essere vicini»

«Aggregarsi è possibile anche senza essere vicini»

Articolo pubblicato nell’edizione di mercoledì 13 novembre 2019 del Corriere del Ticino

Dopo l’appello di Norman Gobbi ai Comuni della regione il sindaco di Locarno prende posizione sulle fusioni comunali.
Per Alain Scherrer non bisogna più concentrarsi sulla contiguità territoriale perché il pericolo è di chiudersi in una morsa «che rischia di soffocarci».

Un salto di pensiero e di velocità. E un taglio netto con il passato. È quanto chiede il sindaco di Locarno, Alain Scherrer, ai Comuni della regione, prendendo posizione dopo l’intervista nella quale il consigliere di Stato Norman Gobbi ha lanciato un appello affinché attorno al Verbano riparta il discorso sulle aggregazioni. Con un invito: quello che siano i Comuni stessi, dopo le numerose prese di posizione negative sui piani cantonali, a suggerire nuove proposte concrete. Era stato peraltro lo stesso Scherrer a rilanciare di recente la tematica, in occasione della presentazione dei preventivi della Città.

Un’unione di capacità
Sulla tematica generale il timoniere di palazzo Marcacci sottolinea che «l’aggregazione di Comuni non è solo un affare “giuridico”, ma è soprattutto una questione di unire competenze e capacità progettuali. Così facendo, riusciremmo ad essere più attrattivi per chi vuole investire nella regione e potremmo fornire impulsi decisivi alla ripresa economica e ai nostri giovani, che stanno combattendo per un futuro migliore». Per Scherrer, poi, «abbiamo bisogno di fare sistema e di concepire questa nuova fase, valorizzando le innovazioni. Ciò si può ottenere solo con l’unione di più Comuni, avendo così un maggior numero di strumenti a disposizione».

Problemi da risolvere assieme
Il direttore del Dipartimento istituzioni aveva però chiesto proposte concrete ai partner locali. In quest’ambito il sindaco di Locarno lancia un accorato e deciso appello «ai Comuni che fino ad oggi hanno mostrato più resistenza al cambiamento», chiedendo loro di «fare una riflessione più profonda, soprattutto alla luce dell’evoluzione delle problematiche non solo a livello ticinese e svizzero, ma anche a livello mondiale. La questione climatica, giusto per fare un esempio, non può essere risolta in modo frammentario».

Un taglio con il passato
Il ministro aveva poi sottolineato come quello verso una fusione comunale debba essere un processo condiviso e non imposto dall’alto. Una posizione che trova favorevole anche Alain Scherrer. «Condivido l’affermazione che un’aggregazione debba “partire dal basso”, ma sappiamo benissimo che “un po’ più in alto” vi sono politici che non incentivano, anzi a volte scoraggiano, chi vuole costruire un futuro differente per i nostri giovani. Dobbiamo dare un taglio al passato: non si può cercare una condivisione di tutti i Comuni della regione e pensare a un unico Comune da Brissago a Gudo. Oggi è una pia illusione. Bisogna invece provare a dare un nuovo impulso alle aggregazioni, studiando un progetto concreto con chi ci crede davvero, anche se il suo Comune non dovesse confinare direttamente con Locarno».

Il nodo zona industriale
Uno dei nodi che ha pesato sulle ultime proposte avanzate dal Cantone è quello della zona industriale sul Piano di Magadino. Una risorsa importante, contigua ai Comuni della zona, ma in buona parte situata su territorio giurisdizionale di Locarno. Nella sua intervista Norman Gobbi invitava a riaffrontare la questione seguendo nuove logiche. Cosa ne pensa il sindaco della Città? «Si mette in dubbio la permanenza della zona industriale nel Comune di Locarno solo perché è separata dal centro della città – afferma Scherrer – ma la vicinanza, come detto prima, non è la chiave di volta della questione. Ciò che conta per portare avanti la regione è la condivisione di competenze, progettualità e di ampie vedute».

Sguardo oltre l’orizzonte
L’idea è insomma quella che, riavviando finalmente il discorso sulle aggregazioni comunali, non siano solamente i confini giurisdizionali a cadere, ma anche una visione ristretta del territorio. L’invito non è solo a staccare lo sguardo dal proprio orticello, ma di alzarlo anche oltre l’orizzonte, per avere una visione il più ampia possibile.
«Se ci limitiamo a ragionare sulla vicinanza, sulla contiguità di territorio – conclude il sindaco di Locarno – , allora ci rinchiudiamo in una morsa, che rischia di soffocarci. Dobbiamo invece essere capaci di guardare oltre, ragionando sulle competenze e gli strumenti a disposizione. Più sono ampi e meglio potremo lavorare».

Un messaggio chiaro, dunque, quello lanciato ai Comuni della regione. Ora non rimane che attendere per scoprire se qualcuno sarà disposto a rispondere in modo positivo.