Le vere alleanze vincono!

Le vere alleanze vincono!

La Lega dei Ticinesi saluta con entusiasmo l’elezione di Marco Chiesa al Consiglio degli Stati. La coalizione programmatica Lega-UDC porta a casa quindi un grande risultato, confermando che la maggioranza delle cittadine e dei cittadini ticinesi si schiera a favore della sovranità della Svizzera contro gli attacchi di chi vorrebbe svendere l’identità e le tradizioni del nostro Paese. Una conferma di quanto il nostro movimento ha sempre sostenuto in questi 30 anni di attività politica.
A uscire vincitore da questo turno di ballottaggio è il Ticino concreto, che ascolta i veri bisogni dei suoi cittadini. L’alleanza PLR/PPD nata solo per mero calcolo elettorale è stata sonoramente sconfessata dagli stessi elettori vicini ai due partiti. Questo vuol dire che non si può unire il diavolo e l’acqua santa e che le congiunzioni elettorali vanno fatte quando la storia, i programmi elettorali e gli uomini hanno una vicinanza effettiva e non solo inventata sulla carta a pochi mesi da un appuntamento elettorale. Da questo punto di vista la congiunzione Lega/UDC oggi ha dimostrato tutta la sua forza, già mostrata nel mese di aprile e in precedenti tornate elettorali a livello comunale, cantonale e federale.
Marco Chiesa sarà in grado di interpretare pienamente i postulati cari alla Lega dei Ticinesi, permettendo all’UDC nazionale di confermarsi primo partito svizzero. Nello stesso tempo tutte le cassandre che nelle passate settimane avevano sparato contro la Lega e la sua strategia elettorale sono state servite: la Lega c’è!

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni incontra gli aspiranti agenti della SCP19

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni incontra gli aspiranti agenti della SCP19

Comunicato stampa

Il Direttore del Dipartimento delle istituzioni incontra gli aspiranti agenti della SCP19 Dal progetto “Polizia ticinese” al primo bilancio sulle pattuglie miste Polizia cantonale / Polizia di Stato italiana; dalle priorità del Dipartimento in ambito di sicurezza al numero di donne attive in Polizia: il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi ha potuto sviscerare una vasta gamma di temi incentrati sulla sicurezza, sollecitato dai 50 aspiranti agenti della Scuola Cantonale di Polizia (SCP) 2019 in un incontro avvenuto negli scorsi giorni a Bellinzona nella sala del Gran Consiglio.

È stata una presa di contatto molto interessante e privilegiata quella tra il Consigliere di Stato Norman Gobbi e i futuri agenti di polizia che stanno svolgendo in questi mesi il loro anno di formazione, prima di essere incorporati nei vari Corpi (Cantonale ticinese, Cantonale grigionese, Comunali, Trasporti e Militare). Durante l’incontro, inoltre, il Direttore del DI ha commentato assieme agli aspiranti la notizia sul decreto d’abbandono deciso dal Ministero pubblico nel procedimento penale aperto nei confronti dell’agente della cantonale che 2 anni fa si era visto costretto a far uso dell’arma d’ordinanza nel corso di un intervenuto a Brissago, uccidendo un richiedente l’asilo. Gobbi ha confermato che l’uso dell’arma è l’ultima ratio. “I poliziotti si trovano a dover prendere decisioni molto importanti in un breve lasso di tempo. L’abbandono del procedimento decretato dal Procuratore pubblico – ha detto Gobbi rivolgendosi agli aspiranti – mi conforta sul grado di preparazione a cui gli agenti vengono sottoposti. La formazione è una carta vincente, approfittatene ogni minuto nel corso di questa vostra scuola e lungo tutta la vostra carriera”. La Scuola prevede dodici mesi di formazione, duranti i quali gli aspiranti affiancano alla teoria anche alcuni periodi di pratica, con stage nelle polizie comunali e in quella cantonale. Il percorso formativo mira a fornire gli strumenti necessari a svolgere i compiti di crescente complessità, ai quali i futuri agenti saranno confrontati nella loro attività professionale.

Alla faccia di chi polemizzava a fini politici

Alla faccia di chi polemizzava a fini politici

Decreto d’abbandono contro l’agente che fermò con l’arma un richiedente l’asilo

Era il 7 ottobre di due anni fa e per la Polizia cantonale quel giorno è stato molto pesante: un agente nel corso di un intervento notturno in un appartamento a Brissago aveva dovuto far uso della sua arma d’ordinanza, allo scopo di proteggere le altre persone presenti e sé stesso, uccidendo un richiedente l’asilo. In questi casi spesso scoppia la polemica, con una parte (minima) dell’opinione pubblica che si scaglia contro le forze dell’ordine. Ed è stato così anche in quell’occasione. Polemiche inutili, soprattutto davanti a casi drammatici, strumentalizzate solo allo scopo di colpire la direzione della Polizia e del Dipartimento a fini politici.
Martedì scorso è arrivata finalmente la decisione penale sul caso: il Ministero pubblico ha emanato un decreto di abbandono nei confronti dell’agente che era stato inchiestato per omicidio intenzionale. “Ho ricevuto notizia proprio pochi minuti prima che incontrassi le e gli aspiranti che stanno seguendo la Scuola cantonale di Polizia, ci dice il Consigliere di Stato Norman Gobbi. Donne e uomini che saranno chiamati con i loro colleghi a garantire la nostra sicurezza. Ho parlato di quanto era successo quel 7 ottobre. Della difficile situazione con in cui si era trovato il loro collega. Della scelta, proprio quale ultima ratio, di far uso dell’arma. E dell’importanza di avere una preparazione adeguata per affrontare anche quegli istanti, che – fortunatamente – non avvengono tutti i giorni. Della soddisfazione, poi, per l’esito dell’inchiesta che ha confermato come l’agente abbia agito in modo corretto e proporzionale per la difesa della propria vita e quella delle altre persone coinvolte in quella drammatica circostanza. La decisione del Ministero pubblico segue un’accurata indagine che da subito avevamo messo nelle mani degli specialisti della Polizia cantonale di Zurigo. Volevamo che non ci fosse alcuna ombra su possibili rischi di inquinamento delle indagini. Quel giorno stesso, esprimendo il cordoglio per la vittima, avevo però anche espresso – unitamente al comandante Cocchi – la mia convinzione sulla proporzionalità dell’intervento dell’agente. E questo perché conosco la preparazione impartita ai nostri poliziotti. Sanno che l’uso dell’arma deve essere davvero l’ultima possibilità per risolvere un conflitto violento in cui la vita viene messa in pericolo. Il Ticino non è il far-west, ebbi a dire in quella circostanza. Lo confermo, ben sapendo che dovremo sempre puntare sulla preparazione degli agenti, sulla loro formazione prima di entrare in funzione e durante la loro carriera all’interno del Corpo. E ben sapendo che dietro ogni divisa vi è una donna e vi è un uomo che deve fare delle valutazioni in poche frazioni di secondo, che meritano il nostro pieno rispetto”.