Colonnina di ricarica per auto elettriche alla Sezione della circolazione

Colonnina di ricarica per auto elettriche alla Sezione della circolazione

Comunicato stampa

Una colonnina con due postazioni per la ricarica di auto elettriche è stata predisposta nel parcheggio che accoglie gli utenti della Sezione della circolazione, uno dei Servizi più sollecitati dell’Amministrazione cantonale con oltre 650 visite giornaliere.

Da alcuni giorni gli utenti con auto elettriche che si recano a Camorino per sbrigare le pratiche alla Sezione della circolazione possono allacciare la loro vettura alla colonnina con due postazioni di ricarica emotì, un marchio creato dalle principali aziende elettriche ticinesi. La colonnina è fruibile tramite una tessera o utilizzando l’apposita App scaricabile dall’App Store o da Google Play.
Si tratta di un gesto simbolico che invita la cittadinanza a una mobilità responsabile in un Cantone altamente motorizzato e che conta 226’020 automobili immatricolate, di cui unicamente 1’136 automobili elettriche (dato riferito al 31.12.2019).
Sui sedimi degli Uffici cantonali sono attualmente in funzione 27 colonnine di ricarica, ma l’unica messa a disposizione dell’utenza è quella appena entrata in funzione a Camorino. Entro fine anno si prevede l’installazione di ulteriori 23 colonnine di ricarica presso gli Uffici cantonali, di cui 4 a beneficio degli Uffici del Dipartimento delle istituzioni.
Si ricorda infine che dal 25 giugno 2019 è possibile presentare la richiesta di incentivo per automobili elettriche e per stazioni di ricarica, immatricolate rispettivamente installate da non più di 30 giorni.

Didascalia: 
Il Consigliere di Stato Norman Gobbi con il Capo sezione Cristiano Canova.

 

 

 

Società bucalettere: “Contro ogni abuso”

Società bucalettere: “Contro ogni abuso”

Tra le misure importanti per mantenere sana la nostra economica e in particolare il mercato del lavoro vi è l’azione che vuole mettere un freno alle cosiddette “società bucalettere”, ossia quelle società che sono attive nella gestione patrimoniale e che non dispongono di uffici, non sono facilmente rintracciabili, ma possano nascondere attività illecite come la truffa o il riciclaggio di denaro e che oggi vengono create anche per ottenere permessi di lavoro o di dimora.
“Spesso sono società che cercano anche di ottenere privilegi e sussidi dallo Stato – afferma il Direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi. Per questo motivo è indispensabile un’azione di controllo a 360 gradi, che coinvolga diversi rami dell’amministrazione cantonale e pure gli uffici dei Comuni, anch’essi chiamati a fare la loro parte”.
Rispondendo di recente a una mozione parlamentare, il Governo ha ricordato quanto si fa in Ticino. Sentiamo ancora il Consigliere di Stato Gobbi: “In primo luogo vi è l’attività dell’Ufficio dei registri di commercio, dove le società devono, appunto, registrarsi. Anche se il Consiglio federale di recente ha deciso che non occorre, per esempio, esigere l’estratto del casellario giudiziale da ogni persona che intende farsi iscrivere nel registro di commercio – misura che nel contesto ticinese ha invece una sua ragion d’essere – oggi gli uffici dei registri collaborano già con le autorità di polizia, fornendo informazioni rilevanti per eventuali inchieste o indagini aperte nei confronti di società registrate o persone a loro collegate. Importante è il lavoro del Ministero pubblico nella lotta contro le società bucalettere. Esso collabora già con diverse autorità amministrative da cui ottiene costantemente segnalazioni e denunce. Vi è inoltre una direttiva specifica tra Ministero e Divisione delle contribuzioni che riguarda la reciproca segnalazione di potenziali reati di natura fiscale. Invece per i reati di natura fallimentare vorrei sottolineare che dall’anno scorso abbiamo introdotto la nuova figura del “perito contabile” presso l’Ufficio dei fallimenti. La sua attività è iniziata nella seconda parte del 2019 e sta già portando frutti. Pure l’Istituto delle assicurazioni sociali (IAS) viene coinvolto, proprio per colpire chi cerca di ottenere sussidi senza averne diritto, tentando di aggirare le leggi. Qui mi riferisco a sussidi nell’ambito della disoccupazione o dell’invalidità. E l’attenzione, affinché non vi siano abusi, viene oggi puntata anche sugli aspetti riguardanti l’ottenimento di permessi di lavoro e/o di dimorai. È una rete importante quella che occorre mette in atto, coinvolgendo anche i Comuni con i loro uffici del controllo abitanti. Il tutto per mantenere un tessuto economico sano, con società e lavoratori “reali” che fanno le loro attività in modo trasparente. Ne va della salute della nostra Piazza economica”, conclude il consigliere di Stato Norman Gobbi.