l Governo abbassa il moltiplicatore d’imposta di Astano

l Governo abbassa il moltiplicatore d’imposta di Astano

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ha fissato d’ufficio, anche per il 2020, il moltiplicatore d’imposta del Comune di Astano passando dal 130% del 2019 al 110%. Il Governo ha tenuto conto degli sforzi intrapresi dalle Autorità comunali per porre rimedio alla difficile situazione finanziaria del Comune, decidendo in via eccezionale di diminuire il moltiplicatore stanziando un aiuto supplementare.

Come noto, il Comune di Astano versa in una situazione finanziariamente critica, frutto di una serie di disavanzi che lo hanno condotto a erodere interamente il capitale proprio. Per questo motivo, lo scorso anno il Consiglio di Stato ha dovuto fissare d’ufficio il moltiplicatore d’imposta al 130%: una soluzione di compromesso tra quanto votato dal Legislativo di Astano (100%) e il moltiplicatore aritmetico necessario per chiudere in pareggio i conti comunali alla fine del 2019 (160%). Secondo i dati del preventivo 2020 il Comune dovrebbe applicare un moltiplicatore del 145%.

Tuttavia, il Consiglio di Stato ha tenuto conto degli sforzi intrapresi dal Municipio e dall’Assemblea comunale per migliorare la situazione finanziaria e in questo senso ha fissato il moltiplicatore d’imposta per l’anno 2020 al 110%. Per evitare un incremento del disavanzo del bilancio comunale ha pure concesso un contributo supplementare in base a quanto previsto dalla Legge sulla perequazione finanziaria intercomunale. Gli organi comunali di Astano dovranno pertanto impegnarsi a non stanziare nuovi crediti di investimento e a non prendere decisioni che portino ulteriori aggravi al conto economico del Comune rispetto al preventivo 2020.

Un reportage per raccontare il Covid-19 in Ticino

Un reportage per raccontare il Covid-19 in Ticino

Da www.ticinonews.ch

Ripercorrere il virus e fare chiarezza su tutto quello che è successo a livello cantonale e federale: questo l’obiettivo del reportage di Teleticino

Un diario di bordo che si trasforma in un reportage. È quello che ha fatto la collega di Teleticino Laura Milani per raccontare il fenomeno del Coronavirus in Ticino. Il racconto si divide in alcune tappe principali: dalla poca consapevolezza iniziale, alla prima vittima con le prime misure restrittive che hanno sconvolto le nostre abitudini, alla chiusura quasi totale con le misure che andavano oltre il Consiglio federale fino al raggiungimento del picco artificioso con la prospettiva di un dopo, che è ancora sconosciuto a tutti noi.

https://www.ticinonews.ch/ticino/499444/un-reportage-per-raccontare-il-covid-19-in-ticino

«Così è cambiato il lavoro della polizia nell’affrontare l’emergenza coronavirus»

«Così è cambiato il lavoro della polizia nell’affrontare l’emergenza coronavirus»

Intervista a Marco Zambetti pubblicata nell’edizione di mercoledì 15 aprile 2020 del Corriere del Ticino

Dal 1. gennaio il maggiore Marco Zambetti ha assunto il ruolo di capo area della Gendarmeria della Polizia cantonale. Un periodo di entrata in funzione segnato dall’emergenza coronavirus. Lo abbiamo intervistato per un bilancio dei primi 100 giorni d’attività.

Come è cambiato il lavoro degli agenti della Gendarmeria?
«Occorre fare una premessa. Agli inizi di gennaio si è dato avvio a un’approfondita attività di analisi e valutazione della situazione attraverso anche una visita dei posti di Gendarmeria e uno scambio di pareri con i vari quadri. Questo con l’obiettivo di affrontare eventuali problematiche operative e del personale. Un lavoro che si è però bruscamente interrotto con l’emergenza coronavirus. Lo scenario in cui si è trovata ad operare nelle ultime settimane la Gendarmeria della Polizia cantonale è infatti nel frattempo drasticamente mutato».

In che modo?
«Gli spostamenti della popolazione si sono ridotti e una buona parte della gente resta al domicilio. Numerosi valichi sono inoltre stati chiusi e il presidio, sia alle frontiere, di competenza dell’Amministrazione federale delle dogane, sia sul territorio, di competenza della Polizia cantonale in collaborazione con le Polizie comunali, è stato rafforzato. Tutto questo si traduce in una minore incidenza di problematiche legate alla circolazione stradale, gli infortuni sul lavoro o la piccola criminalità. Non è più necessario il mantenimento d’ordine durante gli eventi sportivi e si nota anche un calo di determinate tipologie di reato (come i furti con scasso). Ma attenzione, questo non vuol dire che la guardia vada abbassata. Basti pensare alle segnalazioni di comportamenti pericolosi e irresponsabili al volante oppure al recente infortunio in montagna avvenuto nel Bellinzonese. Senza dimenticare le frequenti truffe telefoniche. Giusto e indispensabile non smettere dunque mai di richiamare tutti al senso di responsabilità, evitando attività non urgenti e pericolose che possono sovraccaricare il lavoro delle forze dell’ordine. Vi sono infine le questioni latenti e da non sottovalutare legate per esempio a un possibile incremento dei reati violenti nel contesto domestico».

E per quanto riguarda l’emergenza sanitaria?
«Dal profilo organizzativo abbiamo da una parte lo Stato maggiore cantonale di condotta, e dall’altra la Polizia cantonale impegnata nel presidio del territorio in stretto contatto con le Polizie comunali. Sono entità distinte ma collegate tra loro. In qualche modo, la testa e il braccio. Detto questo, è stato messo in piedi un dispositivo con un servizio dedicato e capillare e numerose pattuglie chiamate a garantire 7 giorni su 7 e 24 ore su 24 un controllo accresciuto del cantone e un contatto diretto con la popolazione. Questo al fine di far rispettare le direttive federali e cantonali: si va dal divieto di assembramenti con più di 5 persone, al controllo delle autorizzazioni per quel genere di attività ancora permesse, passando per il rispetto delle prescrizioni igieniche accresciute, fino ad arrivare alla sensibilizzazione dei gruppi vulnerabili. L’obiettivo è uno solo: rallentare la diffusione del contagio, preservando il buon funzionamento del sistema sanitario e salvando vite umane. A tutto ciò, con l’arrivo delle vacanze pasquali, si è poi aggiunta la problematica di chi si sposta verso il Ticino da oltre San Gottardo, che ha portato a un ulteriore sforzo di sensibilizzazione».

Parliamo ora di norme igieniche e di sicurezza per gli agenti.
«Sin dall’inizio e in maniera graduale sono state introdotte delle chiare disposizioni sanitarie. Si va dall’obbligo delle mascherine in auto o nel contesto di interventi in cui è impossibile mantenere le distanze accresciute (esempio: i controlli etilometrici durante i quali vanno indossati anche i guanti), passando per delle esenzioni o limitazioni dell’attività per chi ha compiuto 60 anni o chi presenta delle patologie a rischio. Si cerca inoltre di andare incontro a chi deve occuparsi dei figli a casa o ha problematiche sanitarie di vario genere in famiglia. Questo diluendo o riducendo le mansioni».

Per concludere?
«Guardando a quanto messo in piedi in queste settimane, non può non venire in mente l’immagine della macchina, in cui ogni ingranaggio deve concorrere al buon funzionamento dell’intero sistema. È importante fare gioco di squadra ed è fondamentale che ogni cittadino contribuisca a sua volta attenendosi scrupolosamente alle disposizioni».

“Non siamo macchine ma esseri umani”

“Non siamo macchine ma esseri umani”

Da www.ticinonews.ch

Il direttore del DI commenta le immagini delle lunghe code fuori dai supermercati. “La popolazione ha bisogno di tempo, ci sarà una graduale ripresa”

Oggi per il Canton Ticino è stato un giorno di leggera riapertura e qualche concessione in più. Tra queste, lo ricordiamo, era stata dichiarata una fascia oraria mattutina per permettere agli over65 di andare a fare la spesa ma con l’invito – detto e ripetuto – dalle autorità di sfruttare in ogni caso al più possibile i servizi solidali messi a disposizione proprio per gli over65.

“Ci vuole tempo per raggiungere tutti i cittadini”
Ma le immagini di questa mattina lasciano un po’ di amaro in bocca. Lunghe code fuori dai supermercati dove si vedono over65 e non e, a tal proposito, durante il Tg Speciale di Teleticino si è espresso il consigliere di Stato Norman Gobbi. “Tanti cittadini sono attenti ma ci vuole tempo per raggiungere tutti” ha spiegato, aggiungendo: “Nonostante gli sforzi comunicativi, i messaggi non sempre passano. Avevamo consigliato di utilizzare i servizi messi in campo dagli enti e dai comuni agli anziani”.

“Siamo esseri umani, non macchine”
E prosegue: “Abbiamo dato raccomandazioni per tornare, piano piano, alla normalità. Questo – spiega Gobbi – è lo stesso approccio che abbiamo avuto nella chiusura delle attività ed è lo stesso che abbiamo ora con le riaperture”. Ed è quello che in soldoni è successo con le raccomandazioni agli anziani: prima non potevano andare a fare la spesa e ora possono farlo, in una fascia oraria mattutina. “Ma la popolazione ha bisogno di tempo per adeguarsi – aggiunge il Direttore delle istituzioni – non siamo macchina ma esseri umani e ci sono anche diverse sensibilità”.

“Il Ticino è diverso, abbiamo delle richieste per Berna”
Gli esperti lo dicono e il messaggio sembra quasi chiaro: dovremo imparare a convivere con il virus. Ma, d’altro canto, non è neanche immaginale pensarci rinchiusi in casa per troppo altro tempo. “Gli allentamenti saranno fatti passo passo, questa settimana abbiamo cominciato ad aprire qualcosa, ma le decisioni devono essere soppesate per cercare la soluzione migliore”. E in questo senso, spiega Gobbi, il Ticino chiede a Berna di avere l’autonomia necessaria anche per le riaperture: “Il nostro Cantone è diverso e bisogna tenere conto anche qui della regionalità, siamo confrontati con una situazione di confine diversa rispetto agli altri Cantoni”. Il Ticino infatti, si vede confrontato con la vicina Lombardia, epicentro del virus, ma anche con provincie come Como o Varese che ora hanno un’impennata di casi, ed è per questo che, sottolinea Gobbi, “non sarà possibile una riapertura unanime in tutta la Svizzera”.

“Una graduale ripresa”
Per quanto riguardo il futuro, Gobbi parla con consapevolezza di cambiamenti: “Ci sarà un graduale ripresa ma sarà diverso, un diverso vivere e le nostre abitudini cambieranno”.

Coronavirus e violenza domestica: chi puoi contattare

Coronavirus e violenza domestica: chi puoi contattare

Comunicato stampa

Il Consiglio di Stato ribadisce che in questo periodo la rete contro la violenza domestica nel nostro Cantone è a disposizione di tutti coloro che ne fanno richiesta.

Per sensibilizzare e informare ulteriormente le persone che si dovessero trovare in situazioni critiche, il Dipartimento della sanità e della socialità e il Dipartimento delle istituzioni, presentano un volantino con le indicazioni principali sul da farsi e a chi rivolgersi in caso di bisogno.

Con lo slogan “Al sicuro in casa, proteggiamoci anche dalla violenza”, il volantino in questi giorni verrà trasmesso: agli studi medici privati e alle farmacie, grazie all’apprezzata collaborazione dell’Ordine dei medici e dell’Ordine dei farmacisti del Canton Ticino; agli ospedali regionali dell’EOC grazie all’interessamento delle direzioni e alla Camera di Commercio.
Una successiva distribuzione in altri luoghi di aggregazione collettiva è in corso di definizione.

La Hotline cantonale coronavirus che risponde al numero 0800 144 144 dà supporto alla popolazione anche sulla tematica della violenza domestica.

Volantino

“Soltanto se uniti ce la faremo!”

“Soltanto se uniti ce la faremo!”

L’impegno che accomuna i Comuni assieme al Cantone

“Lo sappiamo: per i Comuni il post crisi Coronavirus avrà conseguenze importanti. Ma la stessa cosa vale per il Cantone. Per questo occorrerà una stretta collaborazione tra i due livelli istituzionali, così da introdurre forme di sostegno coordinate, mirate, per non disperdere energie, ma soprattutto soldi”. Così si esprime il Consigliere di Stato Norman Gobbi, all’indomani di un incontro (rigorosamente in teleconferenza) con i principali Comuni e con l’Associazione che li rappresenta. “È confortante vedere due dinamiche nate in questa emergenza: da un lato l’impegno che gli amministratori comunali (siano essi politici o funzionari) hanno messo in campo in queste settimane. Hanno dimostrato grande vicinanza e prossimità con i cittadini. È il compito principale e bello che viene assolto dall’ente comunale, in quella ripartizione sussidiaria che governa il nostro sistema federalista. I Comuni sono protagonisti, sempre, del bene dei cittadini e in questo caso lo hanno dimostrato, nonostante le difficoltà. Non posso quindi che complimentarmi con tutti loro. Dall’altro lato i Comuni hanno dichiarato la volontà di fare fronte comune (mi si passi il bisticcio di parole) per affrontare anche il post crisi sanitaria, che diventa una crisi economico-finanziaria. È una sfida, quest’ultima, altrettanto impegnativa, se non di più, dell’emergenza sanitaria. Ma se si riuscirà a camminare uniti, come sembra intenzione di tutti, sarà meno difficile superare anche questa crisi”, afferma il direttore del Dipartimento delle istituzioni Norman Gobbi.
“Il Cantone farà la sua parte. Lo abbiamo dimostrato sin dall’inizio di questa emergenza. Ma lo faremo proprio assieme ai Comuni e a tutti i partner sociali: dal padronato ai sindacati sino a giungere naturalmente ai partiti. Sarà un lavoro impegnativo, nessuno se lo nasconde. Se però vogliamo il bene del Ticino e della sua gente questa sarà l’occasione per dimostrarlo. Unità di intenti, che non vuol dire avere già in tasca la ricetta, ma costruzione delle migliori soluzioni e risposte ai problemi di chi lavora, delle nostre aziende, dei nostri artigiani, dei nostri giovani e dei nostri anziani. Abbiamo davanti tanto lavoro da fare. Le premesse a livello di impegno sono buone e mi fanno ben sperare. Poi spetterà a ogni partner dare il meglio. Mi conforta avere i Comuni sintonizzati. Uniti ce la faremo! Anzi: soltanto se uniti ce la faremo!”, conclude il consigliere di Stato Norman Gobbi.

Prove generali di partecipazione

Prove generali di partecipazione

Un progetto dell’Associazione dei Comuni Svizzeri

Marzio Della Santa, Capo della Sezione degli enti locali del Canton Ticino

Sono trascorsi solo due mesi dal 4 febbraio, quando, a Lugano, è andato in scena il secondo appuntamento organizzato per favorire il dialogo tra il Cantone e tutti gli attori attivi nei Comuni ma non solo. Tra i presenti Consiglieri di Stato, Gran Consiglieri, Sindaci, Municipali, Consiglieri comunali, Segretari comunali, funzionari e tecnici comunali, responsabili di case di riposo e di istituti scolastici nonché funzionari cantonali. Un grande successo in termini di partecipazione, di interesse mediatico e soprattutto di contatti attivati grazie all’evento.

Mentre traduco su un foglio di word i ricordi di quel giorno, quando la nostra normalità era davvero ordinaria, non posso che rimanere sorpreso ancora una volta di quanto sia affascinante il nostro sistema democratico. Il motivo è presto detto: abbiamo la fortuna di vivere in un Paese dove i cittadini sono davvero la linfa vitale della democrazia elvetica. Ognuno ha l’opportunità di essere parte integrante del processo decisionale, dal livello locale a quello federale.

La partecipazione ai nostri giorni
Malgrado il privilegio che viviamo a livello di partecipazione democratica, una serie di fattori, tra cui la crisi dei partiti e della politica tradizionale, l’individualismo dilagante, come tendenza a svalutare gli interessi o le esigenze della collettività, e la forte evoluzione dei mezzi di informazione, hanno portato i cittadini ad allontanarsi dalle istituzioni pubbliche, creando un vero e proprio divario. Nel caso del Ticino, le aggregazioni comunali hanno accentuato ulteriormente questa distanza. Per un Comune, la partecipazione attiva dei propri cittadini è l’ingrediente senza il quale il piatto della democrazia risulterebbe insipido, di conseguenza gli enti locali hanno oggi più che mai bisogno dell’impegno attivo della propria popolazione. Ma non va pure dimenticato che la capacità di coinvolgerla nella vita politica locale rafforza la coesione sociale e promuove uno scambio di idee, di visioni tra popolazione e Comune utili all’intera collettività. Ci troviamo nel nucleo di un altro principio civile che ci caratterizza: la responsabilità individuale. Laddove vi è dialogo e coinvolgimento reale dei cittadini, questi si sentono presi sul serio dalle loro istituzioni locali e si identificano maggiormente con il proprio Comune di residenza; con questi presupposti diviene naturale e anche indispensabile per il cittadino partecipare ai processi decisionali con l’obiettivo di migliorare la qualità di vita sua e della comunità in cui risiede. È quindi chiaro che un forte legame sociale tra le istituzioni pubbliche locali e i cittadini consente di forgiare positivamente la vita nel Comune e di influire sul suo sviluppo e la sua legittimità.

L’approfondimento della funzione democratica
«Come coinvolgere il cittadino nei processi decisionali?»: da questo quesito sono stati impostati i lavori del pomeriggio di studio. Abbiamo voluto avviare una serie di piste di riflessione per scoprire, insieme a chi nei Comuni lavora, quella che mi piace definire la funzione democratica del Comune, ovvero «l’insieme delle pratiche che servono a coinvolgere i cittadini della collettività locale, attivandoli con ruoli e responsabilità diversi nel processo decisionale, portandoli a realizzare una politica locale». Negli altri tre seminari sono state discusse e approfondite le altre tre funzioni del Comune: quella politica, quella comunitaria e quella legata all’erogazione dei servizi.

Le conclusioni
Gli spunti emersi sono davvero interessanti. Anzitutto, si è percepito il bisogno di coinvolgere la popolazione nel processo decisionale, sin dalle sue fasi iniziali. Nella pratica questo come si potrebbe tradurre? Se un Comune promuove un progetto per la realizzazione di un nuovo istituto scolastico, uno degli edifici più simbolici per la comunità locale, che tocca molti cittadini da vicino, è bene che li coinvolga sin da subito. Come farlo? Presentando loro gli intenti, cercando di cogliere le aspettative, non solo scolastiche, della cittadinanza, capendo quali sono le perplessità, ma anche le certezze del progetto, i punti di debolezza come quelli di forza. In questo modo, prima che la proposta definitiva approdi sul tavolo del legislativo per l’approvazione, si sarà già tenuto conto del volere della popolazione. Questo non può che favorire l’accettazione del progetto.

In secondo luogo, è stata discussa la difficoltà riscontrata da tanti Comuni di trovare persone disposte a occupare una carica pubblica, e quindi a candidarsi come Municipali o Consiglieri comunali. Le elezioni del 2020, che sono state rimandate al prossimo anno, hanno evidenziato questo problema oggettivo e piuttosto diffuso. A detta dei partecipanti al seminario, la creazione di liste civiche sarebbe in grado di coinvolgere individui che i partiti politici non riuscirebbero altrimenti ad attirare. Questa potrebbe essere una via da percorrere, laddove la cultura politica locale lo permette, ma non sarebbe di sicuro la panacea di tutti i mali, anche per il rischio di personalismi all’interno delle liste.

Infine, la maggior difficoltà nel favorire la partecipazione dei cittadini la si riscontra nei Comuni più popolosi: un problema noto da tempo, che sapientemente alcune grandi realtà hanno iniziato ad affrontare con consapevolezza e determinazione. Ad esempio ripensando nella forma e nello scopo le vecchie Commissioni di quartiere e curando le relazioni con la popolazione che vive nei vecchi Comuni di una volta. Un tentativo che in città come Lugano e Bellinzona inizia a dare i propri frutti.

Quello che il Simposio ha fatto emergere non è tanto o solo la consapevolezza dell’esistenza di un malessere diffuso, quanto la voglia e la determinazione di cercare soluzioni efficaci, capaci di stimolare il cittadino consumatore di oggi a diventare cittadino attore di domani. Presto, appena l’emergenza sanitaria in corso ce lo consentirà, inizieremo ad approfondire gli spunti emersi durante l’evento di febbraio. Vogliamo nutrire questa nuova rete di contatti e insieme creare nuove opportunità di coinvolgimento della cittadinanza. Tutti insieme, partecipando attivamente, potremo definire e costruire il Comune di domani. Il Comune dei cittadini. Il nostro Comune.

La seconda edizione del Simposio sui rapporti tra il Cantone e i Comuni si è tenuta il 4 febbraio 2020. Al centro del dibattito, il ruolo che il Comune deve avere ai nostri giorni nel contesto istituzionale. 
Per maggiori informazioni sul Simposio, cliccare qui.

https://www.chgemeinden.ch/in-comune-it/blog/posts/testo-introduttivo-partecipazione-digitale-Kopie.php

Rien ne va plus à Campione d’Italia, petite enclave italienne en Suisse

Rien ne va plus à Campione d’Italia, petite enclave italienne en Suisse

Da www.lemonde.fr (6 aprile 2020)

Rien ne va plus à Campione d’Italia, petite enclave italienne en Suisse
Depuis deux siècles, cette commune italienne enclavée dans le Tessin suisse ­vivait à l’heure ­helvète. Mais un imbroglio fiscal a conduit à sa réintégration dans l’Union douanière européenne au 1er janvier. Une transition chaotique sur fond de pandémie qui n’arrange pas les affaires de cette ville déjà ruinée par la faillite de son emblématique casino.
C’est un tout petit carré sur la carte, trois fois la taille du Vatican, un territoire en forme de confetti, dont les deux tiers sont constitués des eaux placides du lac de Lugano. Campione d’Italia est l’une des quatre enclaves – avec l’allemande Büsingen, au nord de la Suisse, l’espagnole Llívia, à l’est d’Andorre, et Baerle, partagée entre la Belgique et les Pays-Bas – qui, en Europe, a survécu à travers les siècles à la dissolution des empires, la naissance des États-nations et la signature intempestive de traités. Un timbre-poste italien posé sur une langue de terre suisse-tessinoise qui elle-même chatouille la Lombardie.
L’histoire particulière de cette commune de 2 000 habitants a pris tout récemment un nouveau virage : le 1er janvier 2020, l’enclave italienne quittait la zone douanière suisse, à laquelle elle appartenait jusqu’ici, pour être rattachée à celle de l’Union européenne. Une adhésion à l’UE, mais sans référendum. À l’entrée de la ville se dresse une arche de marbre au-dessus de laquelle flottent des drapeaux suisse et italien à l’air fatigué. À côté, une discrète voiture bleu marine des gardes-frontières italiens à l’arrêt incarne la douane.

Passeports italiens, lycée suisse
Avec ses églises richement décorées, ses maisons aux chaudes couleurs ocre et ses jardins luxuriants, même en hiver, Campione d’Italia ressemblerait à n’importe quelle bourgade prospère et un peu fanée de la célèbre région des lacs du nord de l’Italie. Si ce n’était ces panneaux « À vendre » et « À louer », en italien, en anglais et en russe accrochés aux balcons de la ville. Ces devantures de restaurants laissés apparemment dans la précipitation, sans trouver de repreneur. Et l’immense casino à l’abandon, où l’on ne croise plus que des courants d’air.
Depuis le 1er janvier 2020, le drapeau européen flotte à Campione d’Italia, aux abords du lac de Lugano.
Désormais en faillite, Campione d’Italia semble être poussée, plus que jamais, à définir son identité, éternellement écartelée. Cette enclave, où les habitants ont des passeports italiens, mais envoient leurs enfants au lycée en Suisse, votent en Italie, mais règlent leurs achats en francs, a vécu paisiblement dans la continuité géographique du canton voisin, à dix minutes de bus. Au point de se croire suisse elle-même.
L’arrivée du coronavirus n’a fait qu’ajouter à cette confusion. Après un moment de cafouillage, la ville, qui compte un premier cas de Covid-19 (un ressortissant russe en quarantaine chez lui), sera finalement, au diapason de l’Italie, placée en confinement total. Mais ses habitants sont tenus de respecter les règles du Tessin, le canton suisse le plus touché par l’épidémie, lors de leurs déplacements côté helvète, et ne pourront plus aller faire leurs courses en Italie, côté lombard. En faillite et déboussolée, Campione n’est plus une enclave, mais un cul-de-sac.

Une TVA suisse très avantageuse
Tout commence au VIIIe siècle, quand un prince lombard au doux nom de Totone lègue ce morceau de terre à l’archevêque de Milan. Quelques siècles plus tard, en 1798, le Tessin voisin choisit de se rattacher à la Confédération suisse naissante, et, à deux reprises, en 1800 et en 1814, la région tentera d’absorber Campione – mais ses habitants refusent. En 1848, dans cette période agitée qui précède l’unification de l’Italie, Campione lance une pétition pour être annexée par la Suisse. Cette fois, c’est la Confédération qui décline, neutralité oblige.
Finalement, avant la fin du siècle, la Suisse et l’Italie désormais unifiée se mettent d’accord sur le statut de Campione : un territoire italien attaché à la zone douanière suisse. Campione d’Italia s’appelait alors Campione tout court : le « d’­Italia » a été ajouté dans les années 1930 par Mussolini, qui avait peur que les Campionesi oublient qu’ils étaient d’abord italiens.
Ce qui donnait, jusqu’au 31 décembre 2019, la situation suivante : des plaques d’immatriculation suisses sur les voitures, des numéros de téléphone précédés du code pays suisse (+41) et l’intégralité des services municipaux (ramassage des déchets, traitement des eaux usées, ambulances) assurés par la Suisse. Cela voulait dire, aussi, l’application de la TVA suisse (7,7 %), plus de trois fois inférieure à la TVA italienne (25,2 %).

Une petite brouille
C’est justement autour de la question de la TVA qu’a commencé une brouille insignifiante qui devait faire boule de neige. « Je crois que le début de toute cette histoire remonte à 2009, quand s’est posée la question de la TVA pour deux véhicules de la police municipale achetés en Suisse », admet Roberto Salmoiraghi, l’ancien maire de Campione, dans une interview à la télévision tessinoise. « Certains ont en effet estimé qu’il n’était pas juste que les Campionesi paient la TVA suisse, puisqu’ils payaient déjà une accise [un impôt indirect local]. C’est de là que tout est parti. »
Après ce premier couac, un groupe de commerçants de Campione se sent pousser des ailes, et part en mission à Rome pour solliciter auprès du ministère de l’économie et des finances une exemption complète de TVA. Massimo D’Amico, le président de l’association des acteurs économiques de la ville, était du voyage à Rome, il y a sept ans. « Notre objectif, c’était de créer à Campione les mêmes conditions fiscales qu’au Tessin, afin de donner une chance au développement du secteur privé de la commune », raconte-t-il.
Dès 2009, des réunions sur la question de la TVA s’organisent en ville. « Je suis allé aux premières, pour voir, se souvient Diego Di Tomaso, architecte originaire de Campione. Je leur ai dit qu’on allait dans le mur, on m’a répondu : “Toi, l’architecte, tu ne comprends rien à l’économie.” » Interpellé sur la question de la TVA, le gouvernement italien se saisit du dossier.

La possibilité d’une annexion
La procédure suit son cours et, quelques années plus tard, la solution apparaît : pourquoi ne pas régulariser le statut de Campione et la faire entrer dans la zone douanière européenne ? En 2017, Rome demande à la Commission européenne de statuer sur ce point. La demande est acceptée et, en 2019, Bruxelles fixe une date d’entrée : ce sera le 1er janvier 2020. « Il n’y a pas eu de délibération collective ou de référendum populaire, aucun citoyen n’était au courant », s’agace Alessandra Bernasconi, ancienne responsable marketing du casino de Campione. « En fait, on s’est fait hara-kiri tout seuls », résume Di Tomaso.
Contre la directive de Bruxelles, la résistance s’organise, mais trop tard : un comité citoyen dépose au Parlement européen une pétition signée par 1 605 habitants de Campione, dans laquelle son auteur, Michele Canesi, s’inquiète « de se retrouver sans service public de base (…) que seule la Suisse est en capacité de fournir, puisque Campione est complètement séparée du reste de l’Italie. » Le texte restant sans effet, le comité se tourne alors vers le président de la République italienne, Sergio Mattarella, pour suspendre l’application de la décision. En vain.
Dans ce moment de confusion, certains en profitent pour ajouter leur grain de sel, comme si la situation en manquait : Norman Gobbi, député au Tessin du parti d’extrême droite Lega dei Ticinesi (Ligue des Tessinois), a carrément proposé, pétition à l’appui, d’envisager l’annexion de Campione par la Suisse. « C’était juste une provocation pour faire réagir la classe politique », reconnaît-il dans un entretien téléphonique. Avant d’ajouter, un brin contradictoire : « Les Campionesi pensent que nous sommes frères, mais, en réalité, nous sommes plutôt des cousins. »

Un casino historique
À cette transition improvisée en catastrophe, qui se suffirait bien à elle-même, s’ajoute, énorme, incontournable, la faillite du casino de la ville. Le plus vieux casino, et le plus grand d’Europe, était jusqu’en 2018 à Campione. Ouvert une première fois de 1917 à 1919, avec pour ambition affichée de devenir un poste d’écoute des diplomates européens en congé venus s’y divertir, le casino est une aubaine pour les habitants de Campione, alors pauvre village de pêcheurs, à une époque où il était difficile d’aller travailler en Suisse. En plus d’imposer le « d’Italia » à Campione, Mussolini achève de faire du village un outil de propagande, en inaugurant, en 1933, un casino rebâti dans le plus pur style de l’architecture fasciste.
Situé à vingt minutes de bateau et de vélo de Lugano, donc de la Suisse neutre, l’établissement s’avère un point d’entrée idéal pour les espions de l’OSS (ancêtre de la CIA) pendant la seconde guerre mondiale. Dans les télégrammes envoyés de Berne à Washington, on trouve même son nom de code : « Quail » (« caille »). « Nous projetons d’utiliser Quail pour pénétrer l’Italie », assure-t-on dans l’une de ces missives. Dans les années 1980, le casino connaît son âge d’or. Ses lumières rouges, bleues, roses, violettes éclairent les eaux du lac après la tombée de la nuit.
On peut y jouer jusqu’à 4 heures du matin tous les soirs (5 heures le vendredi), y voir Liza Minnelli en concert ou assisté à un défilé de mode. Parfois, le nom du casino est cité dans la colonne fait divers des journaux, au gré des frasques de la jeunesse dorée, et des crimes et délits de l’aristocratie locale : en 2006, le fils du dernier roi d’Italie, le prince Victor-Emmanuel de Savoie, était arrêté pour « association de malfaiteurs visant à l’exploitation de la prostitution » dans les parages du casino.

« Tous les œufs dans le même panier »
C’est aussi au milieu des années 1980, dans ces années d’abondance, que la municipalité de Campione obtient une autorisation spéciale du ministère de l’intérieur pour créer une entreprise censée gérer la rente des jeux… et couvrir les frais de la commune. Autrement dit : prise de folie des grandeurs, la municipalité fait main basse sur le casino. Près de 90 % de son budget provient alors de cette entreprise pas comme les autres. « Une économie monoculturelle », synthétise Norman Gobbi. « Tous nos œufs étaient dans le même panier », abonde Massimo D’Amico, qui assure s’en être plaint à la mairie.
Le casino embauche alors à tour de bras (plus de 400 employés) et propose des salaires de croupiers trois fois supérieurs à celui d’un ingénieur. La mairie embauche elle aussi plus que de raison – jusqu’à 100 personnes pour une commune qui, à son pic, a compté 4 000 habitants. Négligeant les premiers signes annonciateurs, dès les années 1990, d’un ralentissement à venir dans le secteur (l’ouverture de casinos au Tessin, le début du succès des jeux en ligne…), un mégachantier est lancé : 160 millions de francs suisses de budget pour le nouveau look du casino, signé par l’architecte Mario Botta, dont les travaux ont pris fin en 2007.
Il faudra encore un peu plus d’une décennie pour que l’inévitable crash se produise : en 2018, c’est la faillite. La commune, seule actionnaire de l’entreprise Casino di Campione depuis 2014, a accumulé des dizaines de millions d’euros de dettes. En juillet, le casino ferme, plongeant un quart de la population de Campione dans le chômage. À l’été 2019, un an après la fermeture, d’anciens employés furieux, mais pas dépourvus d’humour, organisent un cortège funéraire : certains défilent avec les slogans « Rendez nous notre dignité ! Rendez-nous notre travail ! » ; d’autres, avec le drapeau suisse, signe de la convergence des luttes à Campione – la Commission européenne venait d’annoncer, quelques mois plus tôt, le calendrier du changement de zone douanière.

Une anomalie fonctionnelle
L’affable commissario straordinario de l’enclave, Giorgio Zanzi, reçoit dans les bureaux bling-bling de la municipalité de Campione, où même les portes de l’ascenseur affichent un style plaqué or. L’arrivée en ville d’un commissario straordinario, qui cumule les pouvoirs du maire et du conseil municipal, est toujours synonyme de crise, qu’il s’agisse d’une commune en faillite, d’une région frappée par une catastrophe naturelle ou, plus récemment encore, par l’épidémie due au coronavirus. « Pour dire la vérité, nous expliquait-il y a quelques semaines, c’était étrange que ce territoire italien puisse se soustraire aux douanes européennes. Mais c’était une anomalie fonctionnelle. Depuis toujours, les Campionesi ont vécu dans cet équilibre entre la Suisse et l’Italie. »
« La situation est tellement compliquée que personne n’a eu le courage de se présenter aux élections municipales. » Giorgio Zanzi, commissario straordinario

Arrivé en octobre 2018, après que le maire de Campione a donné sa démission, Zanzi devait assurer l’intendance jusqu’en mai 2019, date des élections municipales. Sauf que personne ne s’est porté candidat. « La situation est tellement compliquée, tellement difficile que personne n’a eu le courage de se présenter », résume Zanzi. Avant d’ajouter : « Moi, naturellement, j’espère qu’il y aura des candidats aux prochaines élections, comme ça, je laisse la place, même si la situation ne s’est en rien améliorée. »

Entre-temps, le coronavirus a frappé le pays, et les élections municipales, qui concernent cette année 1 000 communes en Italie, ont été reportées en fin d’année, entre le 15 octobre et le 15 décembre. Depuis, la municipalité de Campione, qui n’emploie plus que 15 personnes à temps plein, a fermé, de même que le bureau des douanes, et Zanzi a déserté les lieux.

Une transition peu anticipée
Depuis le 1er janvier 2020, l’Italie devait, donc, prendre en charge les services de la ville. Mais le moins qu’on puisse dire, c’est que la transition n’a pas été pensée en amont et, dans les faits, c’est le Tessin qui continue d’être le fournisseur de l’enclave – les « cousins » sont d’humeur plus arrangeante depuis que Rome leur a remboursé l’année dernière les 5 millions d’euros que leur devait Campione. « Prenons l’exemple du ramassage des déchets, explique Giorgio Zanzi. Aujourd’hui, les déchets produits à Campione sont de fait exportés en Suisse, parce qu’on n’a pas encore trouvé de solution pour faire assurer le service du côté italien. »
Et, s’il peut paraître anecdotique que, trois mois après le changement de zone, la majorité des plaques d’immatriculation des voitures soient toujours suisses, la question de l’accès aux soins, dans le contexte de pandémie due au coronavirus, ne prête pas à sourire. « Imaginez une personne âgée qui aurait besoin d’une bonbonne d’oxygène, reprend Diego Di Tomaso. De Lugano, qui est à dix minutes, ça va vite. Mais, pour venir de Côme, une ambulance met quarante minutes. Et en plus il faut passer la douane deux fois. » Avant d’ajouter, songeur : « Je ne sais même pas si on peut encore être hospitalisés en Suisse. » Le commissario straordinario assure de son côté que des accords bilatéraux permettent aux citoyens de Campione d’être pris en charge dans les hôpitaux suisses, puis de se faire rembourser par l’Italie. Encore une solution simple.
Le président de l’association des acteurs économiques de la ville, Massimo D’Amico, arrive malgré tout à rester optimiste et à voir dans ce qu’il appelle « le désastre » une opportunité pour développer de nouveaux secteurs d’activité à Campione : le tourisme, la culture et pourquoi pas un pôle de fintech ou de blockchain ? L’architecte Diego Di Tomaso espère encore, du bout des lèvres, que Campione pourrait sortir de nouveau de la zone douanière européenne. « Mais de quoi on aurait l’air devant le reste de l’Europe ? », s’interroge-t-il. Avant de conclure : « Au fond, l’histoire de Campione n’est pas très complexe ni même unique : c’est l’histoire de gens qui ont voulu faire les malins et, pour finir, se sont retrouvés coincés. »

https://www.lemonde.fr/m-le-mag/article/2020/04/06/rien-ne-va-plus-a-campione-d-italia-petite-enclave-italienne-en-suisse_6035683_4500055.html

Al San Gottardo per limitare il turismo pasquale in Ticino

Al San Gottardo per limitare il turismo pasquale in Ticino

Comunicato stampa

“Se amate il Canton Ticino, restate a casa!”. È questo il messaggio che deve essere recepito da chi, nonostante i ripetuti appelli, è ancora intenzionato a trascorrere le vacanze di Pasqua in Ticino. Il chiaro messaggio è al centro di un’apposita campagna che sottolinea quanto già evidenziato più volte dalle autorità federali e ticinesi negli scorsi giorni.

Appello congiunto delle polizie cantonali di Ticino e Uri – Restate a casa!

I Corpi di polizia cantonali di Ticino e Uri hanno informato oggi i media in merito alle attività di sensibilizzazione, di informazione e di controllo che saranno effettuate al San Gottardo. In quest’ambito sono previsti nel corso della settimana degli appositi posti di blocco a Göschenen che vedranno al lavoro, in stretta collaborazione, agenti ticinesi e urani. Chi transiterà sarà informato sull’attuale situazione legata al Covid- 19, che vede il Canton Ticino particolarmente colpito dal virus. Al contempo sarà consigliato a coloro che sono intenzionati a raggiungere il sud delle Alpi, per motivi non urgenti o a fini turistici, di rientrare ai propri domicili. Questo attraverso la consegna di volantini che evidenziano come non sia il momento giusto per visitare il Ticino e che il loro comportamento potrebbe da un lato mettere in pericolo la salute mentre dall’altro ulteriormente sovraccaricare le strutture sanitarie ticinesi, già estremamente sotto pressione. Saranno inoltre sanzionate eventuali violazioni alla Legge federale sulla circolazione stradale.

Bisogna continuare a seguire rigorosamente le regole di condotta

Il numero di casi in Svizzera continua ad aumentare. Se vogliamo che le cose cambino, dobbiamo agire in modo responsabile e restare a casa. Questo è l’unico modo per limitare il contagio ed evitare di sovraccaricare il nostro sistema sanitario. Soprattutto durante le vacanze di Pasqua, c’è una grande tentazione di trascorrere il tempo libero all’aperto con gli altri o di recarsi in un altro cantone quando la meteo è favorevole. I turisti in Ticino sono i benvenuti ma non in questo momento e quindi rinnoviamo l’appello affinché questo non succeda. Pertanto si deve rimanere a casa ed uscire unicamente per recarsi al lavoro, andare dal medico o in farmacia, aiutare qualcuno o fare la spesa.

Le polizie cantonali di Ticino e Uri ringraziano la popolazione per la comprensione e per il rispetto delle regole di comportamento.

Flyer