Qual è lo scopo? Suscitare sdegno, compassione e sostegno emotivo a favore delle persone straniere che sarebbero vessate da un’autorità senza alcuna comprensione nei loro confronti.
La realtà – e dunque la ricerca della verità – è invece un’altra. Ogni persona che è regolarmente presente sul territorio nazionale e nel Cantone deve avere un documento che legittima la sua presenza. Ciò vale sia per i cittadini svizzeri sia per gli stranieri. Dopo l’Accordo sulla libera circolazione tutti i cittadini degli stati membri hanno il diritto di libero accesso e i controlli sono svolti quando la persona straniera è già sul territorio. Ciò comporta forzatamente, se le condizioni non sono inizialmente comprovate e rispettate, o se vengono meno in seguito, che il permesso non sia rilasciato o che possa essere revocato, fissando un termine di partenza. Il rilascio e la revoca sono decisioni sempre valutate attentamente – caso per caso – e possono richiedere tempi prolungati per garantire la proporzionalità, la parità di trattamento e il diritto dello straniero di essere sentito. Le situazioni difficili, nel rispetto delle direttive federali, sono valutate tenendo conto di diversi fattori. La situazione economica negativa causata dalla pandemia Covid-19 verrà tenuta in debito conto non già “contro” lo straniero – come ha volutamente lasciato intendere l’articolo – ma a suo beneficio.
Prima di concludere vorrei confutare ancora un paio di affermazione di questo articolo (e che vengono sollevate dai media come un ritornello): il numero di revoche di permessi è elevato e contro le decisioni dell’ufficio vi è una miriade di ricorsi, la maggior parte dei quali accolti dall’istanza superiore. Vale la pena allora sapere che: nel 2019 i permessi attivi in Ticino erano 178’268 e le pratiche incamerate sempre nel 2019 erano 95’953. Le decisioni negative con termine di partenza emesso sono state 905 (di queste 93 per motivi finanziari). Ciò corrisponde allo 0.51% (0.05% per motivi finanziari) rispetto ai permessi attivi. Tanti? A me pare proprio di no! Sui ricorsi accolti o parzialmente accolti: il loro numero sulle decisioni del 2018 è stato di 48 su un totale di 421 ricorsi presentati (106 sono ancora in attesa di decisione). [ndr: i dati relativi al 2019 sono incompleti poiché le procedure sono ancora in corso].
La riservatezza sui dati personali impone, giustamente e necessariamente, alle autorità cantonali e federali di non citare o dibattere sui fatti di singoli casi. Quando i media forniscono informazioni e dati parziali insinuano dubbi e sfiducia verso le autorità. Si banalizza così tutto il lavoro, creando un ulteriore ostacolo alla vera conoscenza del problema.