Norman Gobbi dopo l’incontro Cassis-Di Maio: ci attendevamo almeno la definizione di un’agenda su frontalieri e Campione
“C’è sicuramente delusione. Ci attendevamo almeno la definizione di un’agenda che fissasse dei termini per risolvere i dossier che rappresentano una pietra di inciampo nelle relazioni tra Svizzera e Italia, come quello sui frontalieri e quello su Campione”. Ad affermarlo è il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. Subito dopo la conclusione dell’incontro tra il consigliere federale Ignazio Cassis e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, ai microfoni RSI non ha nascosto che il Ticino al Museo Vela di Ligornetto si aspettava di udire ben altre parole.
Soprattutto sulla questione della tassazione dei frontalieri che è ferma a Roma da cinque anni. Giace sul tavolo del Governo italiano dal 23 febbraio 2015 quando Eveline Widmer-Schlumpf e Pier Carlo Padoan sottoscrissero l’intesa per rivedere l’accordo del 1974.
All’uscita dall’incontro in Ticino, i rappresentanti di Berna e Roma hanno assicurato che faranno il possibile per sbloccare la situazione. Ma al contempo hanno sottolineato che sia la questione dei frontalieri sia quella di Campione non rientrano nei rispettivi ambiti di competenza. Da qui la delusione di Norman Gobbi. “Un dossier di un singolo ministero che complica le relazioni bilaterali tra due paesi, è di competenza anche dei ministri degli affari esteri. Buttar la palla nell’ambito tecnico-finanziario va bene, ma le buone relazioni passano attraverso i fatti e, soprattutto, la concretezza”, sottolinea il presidente del Consiglio di Stato ticinese.
****
Da www.teleticino.ch
Norman Gobbi deluso dall’incontro con Di Maio
Il Capo del Governo ticinese si è detto “per niente fiducioso” sulla risoluzione dei dossier sulla fiscalità dei frontalieri e su Campione d’Italia a seguito dell’appuntamento odierno
“Oggi era l’occasione per definire un’agenda politica per sbloccare due dossier (fiscalità dei frontalieri e Campione) che disturbano le reazioni bilaterali tra Svizzera e Italia. Purtroppo – ancora una volta – nulla di fatto. Da qui la nostra delusione”. Queste le parole di Norman Gobbi su Facebook, che reiterano lo sconforto del Presidente del Consiglio di Stato per l’esito dell’incontro tra il Consigliere federale Ignazio Cassis e il suo omologo Luigi di Maio, svoltosi oggi alle 11 a Ligornetto. Sconforto reiterato anche ai microfoni di Teleticino, dove il ministro si era detto “per niente fiducioso” per la risoluzione di questi dossier: “Oggi non abbiamo sentito nessun termine, nessun agenda politica e nessun impegno formale per la risoluzione di questo dossier. Credo che questo sia l’aspetto più demotivante perché dopo cinque anni ci si attende qualcosa che non siano solo parole ma anche fatti”.
Il ministro degli esteri italiano accolto a Brogeda dal consigliere federale Ignazio Cassis – L’incontro ufficiale a Ligornetto
L’atteso incontro tra Luigi Di Maio e Ignazio Cassis per discutere dei rapporti bilaterali tra Svizzera ed Italia è iniziato su suolo italiano al valico di Brogeda dove il consigliere federale ha accolto il ministro degli esteri giunto da Roma. Non c’è stata stretta di mano (il saluto è stato fatto con i gomiti) ed entrambi indossavano la mascherina per potersi parlare privatamente stando a meno di due metri di distanza. A fare gli onori di casa, era presente il sindaco Bruno Arrigoni.
Dopo i saluti e i ringraziamenti rivolti alle guardie di confine dei due paesi, le delegazioni si sono spostate a Ligornetto, per il colloquio ufficiale fra i capi delle due diplomazie che in Ticino si spera possa anche contribuire a sbloccare la situazione del nuovo accordo sulla fiscalità dei frontalieri.
“Spero che si vada oltre l’incontro amichevole fra due ministri degli Affari esteri”, ha affermato alla RSI il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi che al Museo Vela ha rivolto il saluto del Ticino ai due membri dei governi. Nel suo intervento, ricordato come il Ticino è sempre stato terra d’accoglienza per gli italiani, si è appellato a Luigi Di Maio “affinché attraverso la firma a breve di un nuovo accordo fiscale tutti i lavoratori frontalieri, siano essi italiani o svizzeri, vengano assoggettati a un regime impositivo che – come illustrano giustamente i principi costituzionali dei nostri rispettivi paesi – garantisca l’uguaglianza di tutti i cittadini dinanzi al fisco”.
Signor Consigliere federale,
Signor Ministro, Signor Sindaco,
Autorità politiche e diplomatiche presenti,
Care cittadine e cari cittadini,
Mi pregio, Signor Ministro, di darle il benvenuto nella Repubblica e Cantone del Ticino a nome del Governo cantonale. Lo faccio innanzitutto evidenziando i profondi e storici vincoli di amicizia e collaborazione che da sempre contraddistinguono la quotidianità delle nostre relazioni.
Questa splendida cornice, data dal museo dedicato all’artista Vincenzo Vela, lascia inoltre intuire la portata del contributo del Ticino al Risorgimento italiano e all’opera di unificazione della Repubblica italiana. Proprio in quest’ambito mi piace ricordare il sostegno di molti e molte ticinesi agli amici italiani durante i moti di Milano del 1848, ma soprattutto la generosa e disinteressata accoglienza da parte dei cittadini ticinesi di oltre 20’000 esuli lombardi, che ripararono nel nostro Cantone per sfuggire alla restaurazione dell’Impero austriaco.
In particolare, il nostro Cantone fu la seconda patria per molti esuli italiani – per la maggior parte milanesi e lombardi, ma anche piemontesi e veneti – che, a partire dagli ultimi decenni dell’Ottocento hanno trovato in terra elvetica accoglienza e generosa ospitalità attratti dal modello di libertà e di democrazia della Confederazione. Fra i personaggi illustri del Risorgimento italiano esuli in Svizzera vanno senz’altro citati Carlo Cattaneo e Giuseppe Mazzini. Cattaneo, che seppe particolarmente apprezzare il federalismo elvetico, si rifugiò nel nostro Paese dopo il fallimento della «Cinque Giornate» di Milano, dal 1852 assunse il ruolo di docente di filosofia al Liceo Cantonale, e si spense a Castagnola il 16 febbraio 1869, non senza aver dato un fondamentale contributo alla scelta del San Gottardo per la costruzione del primo traforo ferroviario.
Da sempre, quindi, il Ticino è stato terra di accoglienza per gli italiani ed ancora oggi va tenuto in considerazione che oltre un terzo della popolazione residente nel Cantone detiene il passaporto italiano. Ad essa si aggiungono gli oltre 65‘000 lavoratori frontalieri italiani che quotidianamente varcano il confine per venire a lavorare in Ticino e che costituiscono oltre un quarto della forza lavoro del Cantone: nonostante i benefici in termini di sviluppo economico, questa presenza comporta anche notevoli criticità in merito alla pressione sul mercato del lavoro locale in termini di dumping salariale, alla concorrenza sleale e al lavoro in nero, alla mobilità transfrontaliera e alla qualità dell’aria.
Questi impressionanti dati fanno capire come la nostra regione transfrontaliera costituisca una sola grande zona funzionale economico-sociale – unica con siffatte caratteristiche in Europa – ragione per la quale già nel 1995, con lo scopo di rafforzare la governanza transfrontaliera, è stata creata la Comunità di lavoro Regio Insubrica che, oltre al Canton Ticino, vede la presenza delle Regioni Lombardia e Piemonte in qualità di membri.
Uno spazio funzionale di intensa collaborazione di queste proporzioni deve preservare i giusti contrappesi per evitare le criticità, che possono sorgere in un contesto fortemente interconnesso; e che non siano di pregiudizio ai delicati equilibri che reggono l’integrazione dei numerosi lavoratori italiani operanti in Ticino, e soprattutto non creino pregiudizio a scapito della popolazione residente ticinese.
Tra i dossier principali che vi apprestate a discutere oggi, Signor Ministro, vi è verosimilmente la firma dell’accordo sulla fiscalità dei lavoratori transfrontalieri parafato nel dicembre 2015, che giace oramai inerte da oltre quattro anni in attesa della firma del governo italiano. Questa situazione di stallo è per il Cantone incomprensibile e arreca un grave danno al potenziale di sviluppo della collaborazione tra i nostri territori: riteniamo perciò che sia giunto il tempo di onorare l’impegno preso con il parafo dell’accordo. Per facilitare il raggiungimento di questo obiettivo, Ticino e Lombardia – nell’ambito delle rispettive competenze – hanno inviato il 30 aprile scorso una lettera con delle raccomandazioni all’attenzione dei rispettivi ministri delle finanze, volte a favorire lo sblocco dell’attuale situazione di stallo.
Faccio appello alla sua persona, Signor Ministro, affinché attraverso la firma a breve di un nuovo accordo fiscale tutti i lavoratori frontalieri, siano essi italiani o svizzeri, vengano assoggettati a un regime impositivo che – come illustrano giustamente i principi costituzionali dei nostri rispettivi Paesi – garantisca l’uguaglianza di tutti i cittadini dinanzi al fisco.
Oggi discuterete anche della crisi causata dal Covid-19. Anche in questo ambito il Cantone Ticino non ha fatto mancare il suo appoggio all’Italia, che ha avuto la Lombardia quale principale epicentro. Questa vicinanza ha fatto sì che il nostro sia stato il primo Cantone in Svizzera ad essere toccato dalla pandemia ed abbia pagato il più alto tributo di vittime in proporzione alla sua popolazione.
Veniamo ora ad un’ulteriore particolarità dei nostri rapporti bilaterali, ossia l’enclave di Campione d’Italia. Proprio nei confronti della comunità campionese il Ticino ha sempre mostrato una grande solidarietà, garantendo la continua erogazione dei servizi essenziali (tra cui quelli sanitari anche durante la crisi Covid-19), nonostante – ad oggi – l’enclave non abbia ancora onorato la totalità dei propri debiti nei confronti del Cantone, di enti locali e aziende ticinesi.
La modifica dello statuto doganale entrata in vigore lo scorso 1. gennaio non sembra aver risolto i problemi dei cittadini di Campione, anzi. Per questo motivo, nel massimo rispetto della sovranità dello Stato italiano, mi permetto, Signor Ministro, di portare alla sua attenzione le numerose criticità che ancora oggi contraddistinguono l’erogazione dei servizi essenziali a beneficio dell’enclave e che richiedono un intervento delle Autorità preposte.
Desidero infine aggiungere il mio ringraziamento personale, quale direttore del Dipartimento di giustizia e polizia, alle guardie di confine per il fondamentale lavoro svolto durante la crisi. A partire da ieri è stata reintrodotta la piena libera circolazione delle persone ai nostri valichi: nel sottolinearne gli aspetti positivi, in particolare per gli auspicati ricongiungimenti familiari, mi auguro che le nostre autorità statali possano prendere spunto dagli esiti positivi di un accresciuto controllo alle frontiere in termini di lotta contro la criminalità transfrontaliera – praticamente azzerata anche durante la fase di riapertura – e contro le presenze illegali sul nostro territorio, che creano danno e giusta preoccupazione nella popolazione.
Augurandovi, Signor Consigliere federale, Signor Ministro, una proficua riunione bilaterale e proseguo della visita ufficiale, desidero da ultimo assicurare la disponibilità del Cantone Ticino, nell’ambito delle competenze conferitegli dalla Costituzione federale, alla ricerca di soluzioni pratiche e durature, volte a rafforzare le relazioni bilaterali e transfrontaliere tra i nostri due Paesi.
Articolo pubblicato nell’edizione di martedì 16 giugno 2020 de La Regione
Aggiornato lo studio strategico per rinnovare l’interesse in uno degli enti pubblici più antichi
Sono una delle istituzioni che affondano le radici – è proprio il caso di dirlo – in epoche lontane. Hanno attraversato i secoli precedendo addirittura la nascita dei Comuni e sono entrati nel nuovo millennio in salute con l’ambizione di rinnovarsi e continuare a dare il loro contributo alla storia e all’identità locale. Altrove sono rimasti solo i nomi a ricordare usi e costumi ormai decaduti (Vicinie, Communalie, Regole e Terrazzani) nella gestione di beni collettivi come boschi e pascoli. In Ticino invece i Patriziati hanno resistito ai cambiamenti storici e puntano con decisione a rinnovarsi per coinvolgere le giovani generazioni e diventare punto di riferimento anche culturale per la tutela e la cura del territorio. È infatti con questo spirito che la Sezione degli enti locali (Sel) del Dipartimento delle istituzioni ha deciso di dare continuità e aggiornare lo studio strategico sugli enti patriziali di una decina di anni fa intitolato ‘Visioni e prospettive per il Patriziato ticinese’. Uno studio voluto dalla Sezione degli enti locali e dall’Alleanza patriziale ticinese (Alpa). L’aggiornamento del documento del 2009 è scaricabile dal sito internet www.ti.ch/patriziati.
Sempre sullo stesso sito è possibile trovare informazioni socioeconomiche relative a questi enti riconosciuti dalla Lop (Legge organica patriziale) come corporazioni di diritto pubblico. «I Patriziati restano un elemento centrale della società ticinese, in un mondo in continua evoluzione», ha sottolineato durante la conferenza stampa di presentazione il presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. L’obiettivo della nuova pubblicazione – ha continuato Gobbi – è quello di intraprendere un percorso che permetterà agli enti patriziali di trasformarsi per continuare anche in futuro a servire, nel modo migliore, la comunità.
Prossimità e attaccamento ai valori comunitari locali
Dieci anni fa il documento elaborato in collaborazione con l’Alleanza patriziale ticinese si prefiggeva l’obiettivo di definire le linee strategiche di sviluppo della politica in ambito patriziale. «Allora si sottolineava – ha spiegato il direttore del Dipartimento delle istituzioni – il ruolo centrale dei patriziati nella gestione e valorizzazione del territorio, un compito da svolgere possibilmente in stretta collaborazione con i Comuni, riprendendo magari da loro il testimone della prossimità, dell’attaccamento ai valori comunitari locali che, a volte, poteva essere stato messo in secondo piano nella corsa necessaria all’efficienza e alla razionalizzazione amministrativa».
«Quelle conclusioni sono ancora valide oggi, ma vanno aggiornate in funzione delle nuove condizioni-quadro e di possibili ulteriori prospettive di sviluppo», ha ancora spiegato Gobbi.
Il nuovo studio strategico realizzato dalla Sezione degli enti locali, in collaborazione con i patriziati, ha permesso quindi di scattare una fotografia dettagliata della situazione, evidenziando i pregi, mettendo a fuoco le carenze, ma anche mostrando le opportunità che si potranno cogliere. Tra queste il ruolo dei patriziati sul piano dello sviluppo economico, ambientale e culturale.
«Entro il 2030 si vogliono creare i presupposti per fare in modo che l’ente patriziale disponga di un’organizzazione solida, di risorse finanziarie e umane adeguate, promuovendo un approccio aperto, procedure snelle e un riconoscimento del ruolo pubblico», ha invece spiegato Fausto Fornera, ispettore dei Patriziati della Sel che conferma che gli enti patriziali, al pari dei Comuni, incontrano molte difficoltà nel reclutare nuove leve che si mettano a disposizione per il rinnovo degli organi patriziali. Dallo stesso studio emerge infatti che il 31% dei patriziati riscontra difficoltà nel comporre l’ufficio patriziale o la commissione della gestione a causa d’incompatibilità per parentela, mentre un altro 32% incontra altre difficoltà, tra cui la mancanza di persone che si mettono a disposizione, in particolare i giovani. «Il problema del rinnovo delle cariche è sentito anche dai patriziati», afferma Fornera. «Crediamo che l’accresciuta sensibilità per i temi ambientali e il rilancio dei sentieri escursionistici in chiave di promozione turistica possano avere un ruolo nell’avvicinare le nuove generazioni», aggiunge Fornera che precisa come il volontariato sia molto presente in questo ambito.
Duecento enti e oltre 90mila patrizi
Ricordiamo che gli enti patriziali sono 200 in rappresentanza di oltre 90mila cittadini e sono proprietari del 75% dei pascoli e dei boschi ticinesi. Dalla gestione di questi beni derivano le principali risorse finanziarie necessarie al loro funzionamento. Sempre dallo studio, coordinato dal caposezione degli enti locali Marzio Della Santa e realizzato da Victoria Franchi, emerge che la maggior parte dei patriziati, sebbene non all’unanimità, è favorevole all’allargamento della base, ovvero a far acquisire a cittadini ticinesi non patrizi lo status di patrizio (se rispettano le condizioni previste dalla legge), per trovare più facilmente persone che si mettono a disposizione. E molti patriziati si sono già attivati in tal senso. Sarebbe un modo per adeguare questo antico istituto alla realtà sociale odierna.
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale
Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici.L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.