“Non possiamo più comportarci come prima”

“Non possiamo più comportarci come prima”

Da www.ticinonews.ch

Norman Gobbi parla dell’obbligo in vigore da lunedì delle mascherine e della situazione nel nostro Cantone

Da lunedì entrerà in vigore nel Cantone l’obbligo delle mascherine negli spazi chiusi aperti al pubblico. Questo provvedimento si aggiunge a quello della mascherina obbligatoria nelle scuole postobbligatoria, confermato sempre oggi dal DECS. Il Presidente del Consiglio di Stato, intervistato da Teleticino, ha parlato di questa decisione, del coordinamento intercantonale contro il coronavirus, di sport, di case anziani, e dei possibili sviluppi futuri. Ricordando che: “Già in primavera avevamo capito che i nostri comportamenti devono cambiare”.

Da lunedì dunque entra in vigore l’obbligo di mascherine al chiuso?
“Esatto, è un ulteriore misura che abbiamo preso come Governo cantonale dopo quelle delle scorse settimane, che ricordo erano comunque molto più avanti rispetto ad altri cantoni che avevano registrato nelle ultime settimane un aumento esponenziale dei casi. Per esempio, a Zurigo oggi sono passati da 348 a oltre 700 casi. Noi siamo al momento siamo ancora ben al di sotto di questi numeri, anche in proporzione alla popolazione residente. L’obbiettivo non è di limitare ma di contenere il virus allo scopo di limitare il numero di quarantene che impattano sulla vita sociale ed economica di questo paese oltre a non sollecitare troppo le strutture sanitarie, che sono l’anello centrale della struttura”.

In questo modo seguite le sollecitazioni fatte anche oggi dalla Conferenza dei direttori cantonali della sanità di coordinare un’azione comune tra i vari Cantoni evitando. A vostro modo di vedere in questo modo sarà più efficace la lotta al coronavirus?
La lotta al coronavirus è efficace se i cittadini di questo paese partecipano a queste misure facendole proprie. Dal disinfettarsi regolarmente le mani, evitare gli assembramenti e mettere la mascherina quando c’è troppa gente e non è possibile tenere le distanze. Ricordiamoci che il virus è comunque presente. L’obiettivo dei cantoni invece è quello di dimostrare che il federalismo funziona: penso alla riunione di stamattina fatta in videoconferenza dai direttori della sanità pubblica, che hanno voluto coordinare fra loro diverse misure allo scopo di dimostrare alla popolazione e alla Confederazione che i Cantoni sono in grado di applicare delle misure. Il Cantone dei Grigioni lo ha già comunicato stamattina, noi lo abbiamo deciso oggi pomeriggio; altri cantoni andranno a definirlo durante il fine settimana. Vogliamo anche fare il gioco di squadra nella lotta al contenimento del virus, ma soprattutto evitare che si propaghi troppo velocemente. Lo abbiamo visto recentemente nel canton Svitto che a risentire sono le strutture sanitarie”.

Avete anche confermato la chiusura dei locali notturni, delle discoteche aggiungendo quella per i locali erotici. Ci sono altre novità per la ristorazione?
“Abbiamo fatto un passo a favore degli avventori. Negli esercizi pubblici abbiamo deciso che chi entra solo a bere un caffè per un tempo limitato, entra con la mascherina, si siede ma non deve notificare i suoi dati. Questo penso sia un aspetto positivo a favore di chi negli scorsi giorni ha segnalato la necessità di uno sgravio amministrativo, penso a Gastro Ticino. L’obiettivo non è rallentare la vita quotidiana, ma rallentare il virus. Questa nuova norma permette ai cittadini di continuare nella normalità, a patto di mantenere la corretta attenzione. Infatti la notifica permette il tracciamento. È importante mantenere la responsabilità individuale perché anche il tracciamento in questi giorni è stato fortemente sollecitato. Sotto la lente degli epidemiologi ci sono anche gli eventi privati come i matrimoni, le cene o le feste che sempre più spesso si trasformano in focolai peggiorando la situazione del tracciamento dei contatti“.

In questo senso ci sono novità in Ticino?
“Rimangono in vigore le norme attuali, in Ticino non abbiamo avuto focolai importanti e credo che sia da ascrivere al buon comportamento della nostra popolazione. Importante è fare attenzione proprio in quelle situazioni. Se penso anche al mondo sportivo, nell’occhio del ciclone in questi ultimi giorni, non penso che i contatti avvengano all’interno degli spogliatoi o durante la pratica dello sport ma è soprattutto dopo o prima l’attività sportiva. È in questi momenti che bisogna richiamare la responsabilità individuale, applicare i piani di protezione: ogni singola azione ha un effetto. Magari non direttamente sul sistema sanitario, ma per esempio se metto una squadra in quarantena sfalso comunque un campionato. Lo abbiamo visto in questi giorni che alcune squadre non potranno giocare creando un problema organizzativo, anche per i tifosi che vogliono godere della loro passione. In più sono giornate di lavoro che vengono bruciate. Se si possono evitare queste “bruciature” dal punto di vista economico e sociale, si può anche evitare una bruciatura molto più grave, quella del sistema sanitario”.

Molti si complimentano con il governo per aver preso questa decisione che molti sembra aspettassero. Riguardo allo sport, alcuni si chiedono se non sia il caso di fermarlo.
“In questo momento lo sport non è un problema: lo abbiamo visto nei grandi eventi, non abbiamo nessuna prova che in quelle situazioni ci siano stati dei contagi. Proprio nel dimostrare che si può convivere con questo virus, rispettando le semplici regole di igiene accresciuta, alla fine, si concorre al raggiungimento di più obiettivi: quello di evitare il confinamento, che sia personalmente che come membro del governo, non vogliamo più avere in Canton Ticino. Ma per non averlo dobbiamo comportarci correttamente. Questo è l’elemento centrale in questa discussione. Poco fa sono passato di fianco a un matrimonio a Palazzo civico a Bellinzona: sono situazioni che possono continuare se gestite correttamente. Ovvio che non è la grande festa che tutti vorremmo fare, ma lo abbiamo capito già in primavera che i nostri comportamenti devono cambiare. Durante l’estate abbiamo avuto belle occasioni per stare assieme ma adesso dobbiamo capire che non possiamo più comportarci come prima”.

Un altro tema delicato è quello delle case anziani. Si sono appena aperte le porte di queste strutture dopo un lungo periodo e con un grande sospiro di sollievo, adesso c’è il rischio che che si scelga di richiudere le porte?
“L’ambito delle case anziani è sempre stato sensibile, di quelli maggiormente sotto la lente d’attenzione da parte dell’autorità in particolar modo del Medico cantonale. Qui si tratta di rispettare i piani di protezione che tutelano sia gli ospiti che gli operatori e che chiedono a chi arriva dall’esterno maggior cura. Importante è seguire le regole perché come detto poco fa c’è sempre una conseguenza ai nostri comportamenti. Bisogna rispettare in maniera stretta tutte le regole e se c’è un dubbio rinunciare ad una visita, proprio a tutela dei nostri cari. Se necessario l’ufficio del Medico cantonale prenderà ulteriori misure ma in questo momento non ci sono state richieste”.

Per quanto riguarda gli obblighi introdotti da lunedì, ci saranno dei controlli? Se sì come verranno effettuati, sono previste delle sanzioni in caso di non rispetto?
“Io spero di non mai dover dare troppe sanzioni e spero che chi opera sul territorio non debba mai troppo intervenire. Questo vorrebbe dire che la popolazione di questo cantone ha fatto proprie le misure volute dal governo. L’obiettivo è far proprie queste misure e penso anche ai gestori dei vari locali: abbiamo avuto diverse segnalazioni di mancato rispetto delle normative previste, in questo caso spetta anche al cliente chiedere il rispetto; il comportamento sbagliato di un collaboratore può mettere in difficoltà gli avventori e da cliente, pur comportandomi correttamente, rischio di essere messo in quarantena per il comportamento sbagliato di qualcun altro. È il gioco di squadra che deve funzionare”.

«Sorpresa e preoccupazione per lo scontro istituzionale»

«Sorpresa e preoccupazione per lo scontro istituzionale»

Da www.cdt.ch

L’Ordine ticinese degli avvocati si è espresso sulla bufera che ha coinvolto in queste settimane la Giustizia
Gianluca Padlina: «L’auspicio è che le istituzioni coinvolte trovino il bandolo della matassa per tornare a lavorare con serenità»

«Abbiamo preso atto con sorpresa e preoccupazione della situazione che si è venuta a creare in seno alla Magistratura e dello scontro istituzionale tra il Consiglio della Magistratura e la Commissione giustizia e diritti». Così, al termine della consueta conferenza stampa annuale dell’Ordine degli avvocati del Cantone Ticino (OATI), il presidente Gianluca Padlina si è espresso sulla bufera che ha travolto in queste ultime settimane la Magistratura ticinese. «Fino ad ora – ha ricordato Padlina – non ci siamo espressi perché l’Ordine non è coinvolto in questa vicenda, così come non è parte, ovviamente, della procedura» che porta all’elezione dei magistrati. In questo delicato momento, dunque, l’auspicio dell’OATI è «che le istituzioni coinvolte trovino il bandolo della matassa per far sì che tutti gli organismi della Giustizia siano in grado di iniziare il nuovo anno potendo operare serenamente». E sull’accesso agli atti (riguardanti i cinque procuratori pubblici preavvisati negativamente dal Consiglio della Magistratura) negato alla Commissione, Padlina ha affermato: «Non essendo parte della procedura, ci risulta difficile dare una nostra posizione. A titolo personale, però, posso dire che i pareri espressi da diversi professionisti del settore sulla stampa (ndr. favorevoli a dare gli atti alla Commissione), sono piuttosto condivisibili». Padlina ha poi aggiunto che anche le fughe di notizie sono preoccupanti: «Che informazioni personali escano in questa maniera è qualcosa che crea un certo sconcerto». Insomma, concludendo Padlina ha evidenziato che si tratta di «situazioni che non fanno bene alla Magistratura», ed è quindi «un bene che vanga fatta una riflessione al riguardo».

L’assemblea
Detto della stretta attualità, la conferenza stampa di ieri è avvenuta, come di consueto, in occasione dell’assemblea generale ordinaria dell’OATI. «Un’assemblea – ha rimarcato il presidente – del tutto particolare». Per la prima volta l’OATI vista la situazione sanitaria l’ha organizzata in videoconferenza, e non in presenza. E proprio attorno al digitalizzazione è ruotata la prima riflessione di Padlina: «La necessità di affrontare la sfida della digitalizzazione è ormai divenuta oltremodo impellente e richiama necessariamente un’assunzione di responsabilità a tutti i livelli per poter essere affrontata con successo. Per il Consiglio dell’OATI si tratta e si tratterà di una priorità». E in questo senso, riguardo al progetto lanciato a livello federale «Justitia 4.0», Padlina si è augurato che «possa andare avanti rapidamente» e che «anche a livello cantonale si faccia tutto quanto possibile».

Nell’anno segnato dalla pandemia, Padlina ha poi voluto sottolineare «gli ottimi rapporti di collaborazione con il Dipartimento delle istituzioni e con la Divisione della giustizia». Rapporti che «si sono rivelati particolarmente importanti durante la fase più acuta dell’epidemia, quando il Consiglio dell’ordine è stato consultato a più riprese, ma ha anche avuto la necessità di interagire con le autorità cantonali e federali per segnalare tutta una serie di problematiche che andavano via via manifestandosi». E sempre sul tema pandemia, riguardo al diritto d’urgenza applicato dal Consiglio di Stato durante la fase più acuta, il presidente ha evidenziato che, «anche se oggi è ancora troppo presto per stilare un bilancio, a posteriori una riflessione sarà necessaria per capire se il quadro normativo è adeguato. È una situazione che non si verificava dalla seconda guerra mondiale, e sarà quindi importante fare una riflessione a tutti i livelli».

Edilizia ed accordo quadro
Il presidente dell’OATI è poi tornato sul progetto di revisione della Legge edilizia che a lungo ha impegnato l’Ordine: Abbiamo constatato «con piacere il fatto che una parte importante delle nostre osservazioni sono poi state effettivamente riprese. L’auspicio ora è quello che con il concorso di tutti gli attori coinvolti alcuni punti del progetto di revisione possano essere opportunamente rivisti».

Infine, guardando al futuro, riguardo all’accordo quadro con l’Unione europea Padlina ha rimarcato che, «al di là della discussione di fondo sulla necessità e sull’opportunità di procedere alla sottoscrizione di un simile accordo, è indiscutibile che per tutti gli attori della Giustizia costituirebbe una vera e propria rivoluzione rispetto alla situazione attuale. Questo non foss’altro che per la necessità di dover familiarizzare ed iniziare ad operare con nuove fonti del diritto. L’OATI monitorerà attentamente l’evolversi della situazione».

Accordo sui frontalieri? Attesa la firma entro fine anno

Accordo sui frontalieri? Attesa la firma entro fine anno

 

Da www.tio.ch
Ueli Maurer ha confermato in conferenza stampa che l’accordo sarà probabilmente sottoscritto entro fine anno.

Tuttavia, la procedura parlamentare per la sua entrata in vigore richiederà circa due anni.

L’accordo sull’imposizione dei frontalieri tra la Svizzera e l’Italia sarà firmato entro la fine dell’anno.
L’accordo, che è stato parafato da Italia e Svizzera nel 2015, sarà probabilmente sottoscritto dai due ministri delle finanze entro la fine dell’anno, hanno dichiarato il capo del Dipartimento federale delle finanze (DFF) Maurer, in visita in Ticino, e il presidente del governo ticinese Norman Gobbi in occasione di una conferenza stampa.
La procedura parlamentare per la sua entrata in vigore richiederà tuttavia circa due anni in Svizzera, ha indicato Maurer. Quest’ultimo ha sottolineato che l’obiettivo della Confederazione e del Ticino è quello di ottenere una maggiore quota sulla tassazione dei lavoratori frontalieri e di combattere il dumping salariale, che sta portando a un forte calo dei salari nel cantone a sud delle Alpi. «Sono inferiori del 20% rispetto al resto della Svizzera», ha detto Gobbi.
Ogni giorno più di 60’000 frontalieri attraversano il confine per lavorare in Svizzera, in particolare in Ticino, ma anche nel Vallese e nei Grigioni. Finora sono stati tassati solo in Svizzera, sulla base di un accordo del 1974.
Berna trasferisce il 38,8% di questa imposta alla fonte all’Italia. Il denaro viene inviato a Roma e poi trasmesso ai Comuni di residenza dei frontalieri. In base all’accordo siglato nel dicembre 2015, in futuro i frontalieri saranno tassati in entrambi i Paesi.
Alla fine di settembre la presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga e il presidente del Consiglio italiano Giuseppe Conte hanno espresso l’auspicio che l’accordo sia pronto per la fine dell’anno. Entrambi hanno espresso la loro soddisfazione per i progressi compiuti.
Maurer ha aggiunto che, dopo aver concluso l’accordo sulla tassazione dei frontalieri, vorrebbe risolvere la questione dell’accesso al mercato finanziario italiano per gli operatori svizzeri.

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Da www.rsi.ch/news

“Vecchi e nuovi frontalieri? No”

https://www.rsi.ch/news/ticino-e-grigioni-e-insubria/Vecchi-e-nuovi-frontalieri-No-13521709.html

https://rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13522144

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Da www.laregione.ch

Accordo frontalieri, sotto l’albero la firma con l’Italia
Entro la fine dell’anno Berna e Roma dovrebbero chiudere l’accordo. Si va verso due regimi: con i ristorni per i vecchi pendolari e senza per i nuovi

L’accordo sulla tassazione dei lavoratori frontalieri, o meglio la revisione di quello parafato nel dicembre del 2015, è stato al centro dell’incontro odierno tra il Consiglio di Stato ticinese e il consigliere federale Ueli Maurer, capo del Dipartimento federale delle finanze (Dff). «L’obiettivo è quello di arrivare una firma ministeriale entro la fine di quest’anno per poi iniziare l’iter di ratifica la quale potrebbe concludersi, almeno da parte svizzera, nel 2023», ha ricordato Ueli Mauer durante un breve incontro con la stampa. Dal punto di vista ticinese, come ha spiegato Norman Gobbi, presidente del governo, il nuovo accordo dovrebbe avere almeno due conseguenze, entrambe positive: «la lotta al dumping salariale e quindi alla concorrenza sleale sul mercato del lavoro e portare un beneficio alle casse cantonali per far fronte ai maggiori costi – soprattutto infrastrutturali – causati dagli oltre 62mila pendolari che ogni giorno entrano in Ticino».

Durante l’incontro con la stampa non sono stati presentati dettagli, in quanto ancora in evoluzione. Gobbi ha comunque affermato che la bozza di intesa che c’è ora sulla carta sembra soddisfare gli obiettivi del governo ticinese. «Bisogna ora affinare i dettagli tra le parti, perché se si può essere d’accordo sulle linee generali è nei dettagli che potrebbero annidarsi i problemi». A ogni modo la Confederazione e Cantone hanno discusso dell’accordo sull’imposizione dei frontalieri in spirito di reciproca consultazione, con l’obiettivo che Berna e Roma firmino l’intesa il prima possibile e a beneficio di entrambi: per Berna mantenere buone relazioni diplomatiche con l’Italia e per Bellinzona aumentare la certezza giuridica a lungo termine. Per quanto è dato di sapere, infatti, il regime dei ristorni (la Svizzera tassa e poi restituisce all’Italia – via Ticino – una parte delle imposte pagate dai lavoratori frontalieri, ndr) dovrebbe andare a esaurirsi nel giro di qualche anno dall’entrata in vigore della revisione dell’accordo. È quindi verosimile che per un periodo di tempo coesisteranno due regimi fiscali: uno per i frontalieri di vecchia data, per i quali varrà il regime dei ristorni e un altro per i nuovi che sottostanno alla futura intesa rivista. Il Ticino, che attualmente trattiene il 62% delle imposte alla fonte dei frontalieri residenti nella fascia di 20 chilometri dal confine svizzero, potrebbe aumentare questa soglia all’80% lasciando all’Italia la tassazione sul rimanente 20%. Il rapporto previsto nell’accordo parafato nel 2015 era 70 a 30, quindi l’impatto positivo sulle casse cantonali è certo. 

La storia
Ricordiamo che nel dicembre del 2015 Svizzera e Italia hanno parafato un nuovo accordo sull’imposizione dei lavoratori frontalieri per sostituire l’accordo in vigore dal 1974. Secondo l’intesa, i frontalieri saranno tassati in linea di principio sia in Svizzera, lo Stato in cui svolgono l’attività lavorativa, sia in quello di residenza, in modo da semplificare le norme sull’imposizione.
A causa di diversi nuovi sviluppi, finora non è stato possibile firmare l’accordo parafato nel 2015. Lo scorso 28 settembre, il consigliere federale Ignazio Cassis, a sua volta a Bellinzona per incontrare gli esecutivi cantonali ticinese e grigionese, aveva indicato che negli ultimi mesi erano stati compiuti progressi in vista della conclusione dell’accordo.
L’indomani, la presidente della Confederazione Simonetta Sommaruga, dopo un incontro con il premier italiano Giuseppe Conte a Roma, aveva fatto stato di un “avanzamento” delle discussioni con l’Italia e indicato di aver potuto “concretizzare e definire i parametri di una soluzione”. ‘Abbiamo constatato che esiste questa intesa per avanzare molto rapidamente, questo vuol dire anche firmare questo accordo prima della fine di quest’anno”.
Dello stesso tenore le affermazioni del presidente del Consiglio italiano: “Con la presidente Sommaruga abbiamo salutato con favore i progressi fatti dal Ministero (italiano) dell’economia (e delle finanze) e dalla Svizzera per un negoziato sul trattamento fiscale dei lavoratori frontalieri: vogliamo un accordo quanto più possibile favorevole nel reciproco interesse e auspichiamo che possa essere raggiunto entro fine anno”.
Pur non fornendo indicazioni temporali, l’incontro odierno sembra dunque confermare le considerazioni di Sommaruga e Conte: “In occasione dell’incontro con il Governo ticinese, il consigliere federale Ueli Maurer ha illustrato i risultati emersi dai contatti più recenti con il Ministero delle finanze italiano riguardo all’imposizione dei frontalieri. Dal canto suo, il Governo ticinese ha esposto il proprio parere sui contenuti principali dell’accordo. Anche grazie a questa consultazione tra la Confederazione e il Cantone Ticino, Svizzera e Italia auspicano di poter procedere quanto prima alla firma dell’accordo”.
L’incontro è stato inoltre l’occasione per un confronto su altri temi di attualità in ambito finanziario e fiscale, come le misure per arginare le conseguenze della crisi causata dal coronavirus. Maurer ha anche affermato che con l’Italia è sempre aperto il dossier dell’accesso al mercato per quanto riguarda gli operatori finanziari svizzeri.

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Da www.cdt.ch
Accordo sui frontalieri in vigore non prima del 2023
Il consigliere federale Ueli Maurer ha informato il Governo ticinese sullo stato delle trattative con l’Italia: «In questi mesi i rapporti con Roma sono migliorati»
Norman Gobbi: «Finora abbiamo pagato il conto di questo stallo diplomatico»
 

Dopo cinque anni di stallo, mosse e contromosse politiche tra Berna, Roma e Bellinzona sembra proprio che la vicenda legata all’intesa sull’imposizione fiscale dei lavoratori frontalieri si stia avviando verso la tanto attesa conclusione. L’accordo, che andrebbe a sostituire quello attualmente in vigore e risalente al 1974 «potrebbe entrare in vigore già nel 2023». La conferma è arrivata direttamente dal capo del Dipartimento federale delle finanze Ueli Maurer, che ieri ha aggiornato il Governo ticinese sull’andamento dei negoziati con la vicina Penisola su questo dossier che, come detto, si trascina da ormai cinque anni.

 
Ad Agno nel 2016
Per Maurer quella di ieri non è stata l’unica visita in Ticino incentrata sull’accordo fiscale. Un incontro con il Governo cantonale si era tenuto l’8 marzo del 2016 e anche in quell’occasione si era discusso dello stato delle trattative con Roma. Eppure la sensazione comune è che questo colloquio rappresenti la tanto attesa accelerata. D’altronde in tempi non sospetti altri due consiglieri federali – Ignazio Cassis lo scorso 28 settembre a Bellinzona e Simonetta Sommaruga il giorno successivo a Roma – avevano ribadito che sì, le trattative dovrebbero concludersi entro la fine del 2020. In questo senso, Maurer ha confermato che negli ultimi mesi i rapporti diplomatici con Roma sono notevolmente migliorati. Tanto da far compiere passi avanti importanti: «Negli scorsi mesi abbiamo migliorato i rapporti con l’Italia e oggi possiamo discutere di temi che negli scorsi anni ha sempre evitato di affrontare. Adesso stiamo affinando gli ultimi dettagli in modo da arrivare alla firma entro l’anno», ha spiegato Maurer al Corriere del Ticino. Su questi dettagli, alcuni dei quali già emersi negli scorsi giorni a mezzo stampa (come ad esempio la quota di prelievo delle imposte alla fonte o la retroattività), il consigliere federale ha mantenuto il più assoluto riserbo «per non indebolire la posizione della Svizzera». Un cambio di rotta netto, il suo, rispetto agli scorsi anni, caratterizzati forse da un eccessivo trionfalismo che, come accaduto per l’accordo quadro con l’UE, ha messo i bastoni tra le ruote alla diplomazia elvetica. «In queste fasi conclusive bisogna essere prudenti affinché tutte le parti possano comprendere bene tutti questi dettagli», ci conferma il capo del Dipartimento federale delle finanze. In ogni caso, «stiamo andando verso una situazione win-win per la Svizzera e per il Ticino». E proprio le richieste ticinesi, ha evidenziato, sono state trattate in «maniera costruttiva» da Berna. Il prossimo passo, ha confermato, sarà risolvere la questione dell’accesso al mercato finanziario italiano da parte degli operatori elvetici.
 
L’iter parlamentare
La firma, come detto, è attesa entro il 1. gennaio 2021 ma questo atto, seppur molto atteso, non implica l’entrata in vigore immediata del nuovo accordo. Lo stesso, ha ribadito il consigliere federale, dovrà prima superare un duplice iter parlamentare, svizzero e italiano. «Dopo la firma il Consiglio federale licenzierà un messaggio all’attenzione del Parlamento. Di norma in Svizzera questo iter dura circa due anni, in Italia un po’ meno. Quindi l’entrata in vigore è prevista non prima del 2023».
 
I due obiettivi
Un cauto ottimismo è filtrato anche dal presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi, il quale ha confermato che il Ticino «accoglie con favore la ripresa del dialogo e sosterrà questo nuovo accordo, a patto che consenta di raggiungere i due obiettivi che ci siamo prefissati: lottare contro il dumping salariale tramite una maggiore imposizione dei frontalieri e garantire al territorio maggiori ricadute fiscali a copertura costi generati da questi lavoratori». Su questo punto, ha sottolineato, «abbiamo ricevuto rassicurazioni da parte di Maurer».«I feedback che abbiamo ricevuto oggi e l’ultima settimana di settembre da Cassis e dalla visita a Roma di Sommaruga lasciano intendere che l’intenzione sia quella di chiudere il nuovo accordo», ha proseguito. Tuttavia, ha rimarcato Gobbi, «finora il Ticino ha pagato il conto di questo stallo diplomatico, soprattutto a livello di risorse fiscali che sono venute a mancare».Il presidente del Governo ha poi ripercorso questi cinque anni di attesa, durante i quali il Ticino ha più volte fatto sentire il proprio malcontento. «Malgrado la parafatura dell’accordo l’Italia ha disatteso le aspettative di Confederazione e Cantoni. In questo quinquennio il Ticino non è però rimasto a guardare e ci siamo resi protagonisti di un’iniziativa di politica estera dal basso» culminata nella lettera firmata congiuntamente il 30 marzo scorso dall’allora presidente del Governo Christian Vitta e dal presidente della Regione Lombardia Attilio Fontana e indirizzata ai ministri dell’Economia di Roma e Berna.
Sezione della circolazione: per gli utenti mascherina obbligatoria

Sezione della circolazione: per gli utenti mascherina obbligatoria

Comunicato stampa

La Sezione della circolazione informa che – dando seguito al proprio piano di protezione pandemico – è stata introdotta l’obbligatorietà dell’uso della mascherina per l’accesso allo stabile amministrativo di Camorino.
La misura è già effettiva da lunedì 12 ottobre ed è stata accolta in modo positivo dall’utenza. Una maggiore protezione voluta per la forte affluenza che si riscontra agli sportelli.
L’uso della mascherina è caldamente raccomandato anche per coloro che si presentano per un collaudo, così come per un esame teorico.
In questa circostanza si rinnova l’invito agli utenti a voler fare ricorso allo sportello online della Sezione della circolazione (www.ti.ch/circolazione) per il disbrigo delle pratiche.
Si tratta – come è evidente – della modalità più sicura e che garantisce rapidità nell’ottenimento dei documenti.

Il Presidente del Governo incontra il Presidente della Regione Piemonte

Il Presidente del Governo incontra il Presidente della Regione Piemonte

Comunicato stampa

Il Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi ha incontrato oggi a Novara il Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, nell’ambito della partecipazione a una conferenza intitolata «Prendiamo il treno del Green Deal, i cantieri delle grandi opere come opportunità per Piemonte – Rhône Alpes». Il Presidente del Governo ticinese ha colto l’occasione per parlare delle potenzialità di Alptransit, anche in un’ottica di protezione dell’ambiente.  
A margine della conferenza è stato organizzato un incontro bilaterale tra il Presidente del Governo ticinese e quello della Regione Piemonte, Alberto Cirio. La riunione ha permesso di discutere svariati temi di interesse comune, come l’attuale situazione epidemiologica legata al nuovo coronavirus, le questioni legate alla mobilità transfrontaliera, compresa la navigazione sul Lago Maggiore e la tematica dei livelli delle sue acque, nonché la questione della gestione degli inerti.

Contro ogni violenza sulle donne

Contro ogni violenza sulle donne

Comunicato stampa

Il 25 novembre 2020 ha luogo la Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, istituita dall’Assemblea delle Nazioni Unite nel 1999. In tale occasione il Cantone Ticino intende promuovere e incoraggiare le iniziative che mirano a sensibilizzare l’opinione pubblica e la popolazione sulla violenza domestica e in generale sulla violenza contro le donne.

Promuovere e facilitare l’organizzazione e il coordinamento di eventi promossi da enti esterni, associazioni e privati che condividono gli obiettivi di sensibilizzazione e informazione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne: è quanto il Cantone si prefigge attraverso il Coordinamento istituzionale violenza domestica.£
Verranno pertanto attuate come iniziative di supporto l’allestimento di un volantino informativo sulla Giornata e l’apertura di una sezione nel sito istituzionale dedicato alla violenza domestica (www.ti.ch/violenza) in cui saranno segnalate e calendarizzate le iniziative proposte sul territorio cantonale. A questo scopo, sarà possibile comunicare la propria iniziativa al coordinamento istituzionale (e-mail violenzadomestica@ti.ch) a partire dal 15 ottobre 2020.
Due saranno invece le iniziative promosse direttamente dal Cantone.
La prima si terrà mercoledì 25 novembre 2020 alle 18.00 alla Biblioteca cantonale di Bellinzona (prenotazione obbligatoria a: bcb-segr.sbt@ti.ch), e prevede una discussione attorno al volume Relazioni brutali. Genere e violenza nella cultura mediale, in cui è analizzato il rapporto tra la violenza contro le donne e alcuni dei vettori culturali più incisivi. La discussione sarà aperta dal Consigliere di Stato Norman Gobbi e coinvolgerà una delle autrici dello studio, Sveva Magaraggia, professore associato nell’Università degli Studi di Milano Bicocca, e due interlocutrici attente alla realtà locale, la storica e formatrice Lisa Fornara e la giornalista Francesca Mandelli.
L’altra iniziativa si svolgerà il giorno precedente, martedì 24 novembre, a Lugano. Partendo da un punto di riferimento centrale per le vittime di violenza domestica – il Consultorio della Casa delle donne a Lugano – verrà proposto alle donne partecipanti un percorso pedonale attraverso alcune zone della città. La passeggiata urbana mira a coinvolgere le donne nella definizione degli spazi urbani ponendo in luce dalla prospettiva di genere i punti forti e i punti deboli dei medesimi. In questo modo viene affrontato indirettamente ma in maniera incisiva il tema dell’insicurezza e del rischio di molestie vissuto dalle donne specie in alcuni luoghi e momenti. Soprattutto viene rivendicato il diritto alle donne di (ri)appropriarsi dello spazio pubblico dopo il confinamento forzato nello spazio domestico dovuto alla pandemia. Sarà possibile presentare poi alle autorità della città una sintesi delle proposte e delle richieste formulate, affinché siano pensati e realizzati spazi e loro utilizzi coerenti con le esigenze emerse (informazioni di dettaglio su questo evento si possono richiedere direttamente a Chiara Orelli Vassere, Coordinatrice istituzionale violenza domestica, 091 8143232).

Entrambe le iniziative si terranno a dipendenza dell’evoluzione della situazione epidemiologica e ritenuto che i posti saranno limitati nel rispetto delle misure di protezione.

Cocchi, Merlani e Gobbi protagonisti in ‘Lockdown’, la (finta) serie tv ‘virale’. Il Ministro: “Uso la satira per veicolare messaggi positivi”

Cocchi, Merlani e Gobbi protagonisti in ‘Lockdown’, la (finta) serie tv ‘virale’. Il Ministro: “Uso la satira per veicolare messaggi positivi”

Da www.liberatv.ch

L’immagina, ben fatta e curata, sta spopolando sul web. Il Consigliere di Stato la condivide e non mancano le critiche, ma lui spiega: “No lockdown grazie alle regole”

Sul web comincia a girare una locandina satirica che ‘annuncia’ l’uscita di una nuova serie tv “virale”. Roba da Netflix, insomma. I tre ‘attori’ protagonisti di ‘Lockdown’, in chiave ironica, sono il medico cantonale Giorgio Merlani, il Consigliere di Stato Norman Gobbi e il Comandante della Polizia Cantonale Matteo Cocchi.
“Da ottobre nelle vostre case”, annuncia il volantino – ben fatto e curato – che più che divertire vuole rendere attenta la popolazione che, di questo passo, sappiamo tutti come andremo a finire all’indomani delle dichiarazioni del consigliere federale Alain Berset, che ieri ha affermato ai media che “nuovi lockdown sono possibili. Spetterà ai Cantoni decidere”.
L’immagine satirica è stata postata sui social anche da Norman Gobbi. “Comincia a girare – scrive – questa finta locandina a sfondo satirico. Una serie tv che nessuno vuol vedere, io per primo. Rispettiamo quindi le semplici regole: tenersi a distanza, lavarsi le mani, indossare la mascherina se necessario o obbligatorio (mezzi pubblici, negozi, dove non è possibile tenere le distanze)”. Un messaggio chiaro, anche se mal digerito da alcuni followers del Ministro.
“La satira – commenta un followers – lasciala a chi di dovere. Non a un consigliere di Stato per favore”. Immediata la risposta di Gobbi, il quale chiarisce che “non hai inteso. Uso la satira fatta su di me per veicolare i messaggi positivi: no lockdown grazie al rispetto delle regole”.
 
Inaugurata la nuova centrale di teleriscaldamento

Inaugurata la nuova centrale di teleriscaldamento

Da www.tio.ch

Nei prossimi mesi saranno allacciati numerose abitazioni private alla nuova centrale

Ad inizio primavera, in piena emergenza Covid, il Comune di Airolo è diventato la 456° Città dell’energia a livello svizzero, per il Ticino quella più a nord. In effetti è interessante constatare che l’espressione “da Airolo a Chiasso”, usata spesso da noi per indicare qualcosa di trasversale a livello geografico-viario, calzi a pennello anche a livello di politica energetica e climatica comunale, poiché entrambi i Comuni situati alle estremità nord e sud del Ticino sono certificati con il marchio Città dell’energia. Cosa distingue Airolo dalle altre centinaia di Città dell’energia di tutta la Svizzera? Per dirla in breve si può usare lo slogan scelto dal Comune per personalizzare il proprio logo Città dell’energia: “progetti concreti per l’ambiente”. La lista di questi progetti, che in gran parte sono pure già stati realizzati, è molto lunga.
Tra questi citiamo la rete di teleriscaldamento, di cui venerdì 2 ottobre è stata inaugurata la nuova centrale termica alla presenza del Presidente del Consiglio di Stato Norman Gobbi. La centrale alimentata a cippato di legno (legno indigeno opportunamente triturato e fornito dalle imprese forestali della regione) è in funzione già da fine 2019. È stata realizzata ex-novo presso la palestra delle scuole comunali e i lavori sono stati completati alcune settimane fa; la stessa va a sostituire l’impianto termico esistente presso il centro comunale Motta (cippato/olio), in servizio dal 1999.
La centrale al momento alimenta gli stabili comunali e alcuni edifici privati in zona, con una rete in continua espansione verso il centro e la parte bassa del paese. Nel corso dell’anno il Comune ha ampliato la rete in direzione della casa patriziale e nei mesi a venire saranno allacciati numerose abitazioni private. Più avanti è pure previsto un’estensione della rete verso la parte alta del borgo, come pure un potenziamento della centrale termica, che già è predisposta a questo scopo.
L’inaugurazione della centrale è stata l’occasione per consegnare ufficialmente al Comune il label Città dell’Energia da parte di Ulrich König, “Ambasciatore Città dell’energia” e già Direttore dell’Associazione dei Comuni svizzeri.
Tra i tanti progetti realizzati dal Comune in questo ambito si annovera ora anche quello per il turbinaggio sulla rete di adduzione dell’acqua potabile con realizzazione di una micro-centrale in zona Foppa Grande, che va ad aggiungersi alla centrale Calcaccia e alle centraline Rovascia e Ghiacciaia, già in funzione da anni. Sempre per la produzione elettrica da fonti rinnovabili non va naturalmente dimenticato il Parco eolico del San Gottardo, al quale il Comune partecipa e che sarà messo in servizio prossimamente.
Nel campo del calore, oltre alla rete di teleriscaldamento, è stato redatto uno studio per una maggiore valorizzazione del potenziale termico dalle acque di drenaggio del tunnel autostradale del san Gottardo.
Inoltre è doveroso citare il piano di risanamento energetico degli stabili comunali, già adottato per la palestra e in procinto di esserlo per la Casa comunale, ai quali seguiranno altri edifici pubblici. Va sottolineato che il lavoro costante e rivolto al futuro per diventare e rimanere Città dell’energia dipende dall’impegno e dalla condivisione di obiettivi da parte degli organi politici del Comune, Municipio e Consiglio comunale in primis, che si avvalgono del supporto fornito dalle Aziende comunali (Aziende elettrica e acqua potabile), e di quello della Commissione Città dell’energia.
Tra i molteplici sostegni ecologici a favore della cittadinanza, citiamo i contributi per la ristrutturazione di abitazioni a uso primario, per l’installazione di pompe di calore, la partecipazione ai costi di trasporto per i giovani in formazione e il sostegno alle produzioni fotovoltaiche.
Più in generale, si può dire che Airolo assume in pieno il proprio ruolo di ente pubblico chiamato a gestire le questioni energetiche e climatiche con risposte al passo con i tempi, il tutto senza dimenticare di assistere la popolazione e l’economia privata in questo sforzo collettivo volto ad aumentare l’indipendenza energetica del nostro paese, ma anche a salvaguardare il clima di tutti.

(Foto: Organizzazione turistica Bellinzonese e Alto Ticino)

“Più sicurezza informatica, più crescita economica”

“Più sicurezza informatica, più crescita economica”

In Ticino martedì è giunto il Delegato svizzero alla sicurezza informatica, Florian Schütz, ospite del Gruppo di lavoro istituito dal Consiglio di Stato Cyber Sicuro. Ma di chi si tratta e quali scopi ha avuto questa visita? Lo abbiamo chiesto al Presidente del Governo Norman Gobbi. “Schütz è l’esperto che deve coordinare gli interventi sulla sicurezza informatica a livello svizzero in ambito pubblico e privato. Una figura di riferimento, dunque. Lo abbiamo invitato affinché potesse parlare soprattutto con il mondo economico dell’importanza degli interventi da mettere in atto per proteggere le infrastrutture informatiche da eventuali attacchi e criticità connesse proprio con l’uso della tecnologia, nello scambio di informazioni e dati in un mondo globalizzato”.

Può già fare un bilancio di questo incontro? “Come detto – afferma il Consigliere di Stato Norman Gobbi – l’invito era rivolto in particolare alle nostre aziende, anche se era aperto a tutti. E il mondo economico ha risposto in modo positivo. Il tema della sicurezza informatica è fondamentale, vista l’era della digitalizzazione in cui siamo immersi. L’evoluzione delle tecnologie digitali in rapporto alla sicurezza dei dati e delle infrastrutture critiche, in previsione della nuova legge sulla protezione dei dati svizzera (LPD) prevista per il 2021, ha imposto importanti cambiamenti e investimenti nel campo della sicurezza informatica. Schütz, e con lui anche il delegato del Consiglio federale per la Rete integrata Svizzera per la sicurezza, André Duvillard, ha evidenziato la bontà del lavoro che viene svolto in Ticino in questo ambito, Cantone considerato all’avanguardia”.

Un bell’attestato dunque… “Tra i fattori che rendono un territorio appetibile per le imprese – sottolinea Norman Gobbi – vi è sicuramente quello legato alla sicurezza. Un punto che mi sta particolarmente a cuore e che vede il Governo molto attento e attivo. Sicurezza a 360 gradi a protezione delle persone e dei beni di queste persone. L’economia ha bisogno di questa sicurezza. Non per niente all’incontro ha partecipato anche il collega Vitta, responsabile del Dipartimento delle finanze e dell’economia. Il Gruppo Cyber Sicuro voluto dal Consiglio di Stato agisce proprio per creare una rete di informazione e di sensibilizzazione a favore di ogni cittadino e di ogni istituzione – pubblica e privata – confrontata con le criticità della sicurezza informatica. Vogliamo che vi sia una forte coscienza su questo tipo di sicurezza e vogliamo dare i supporti e le conoscenze per affrontare e risolvere eventuali problemi. Le aziende ticinesi sono ben attrezzate, segno che si muovono nella giusta direzione. Nella convinzione che investire in questo settore è essenziale per la crescita e la stabilità dell’azienda stessa”, conclude il Consigliere di Stato Norman Gobbi.

Nuove misure anti Covid

Nuove misure anti Covid

Servizio all’interno dell’edizione di giovedì 8 ottobre 2020 de Il Quotidiano

https://rsi.ch/play/tv/redirect/detail/13499011

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Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 9 ottobre 2020 de La Regione

Si stringe oggi, per non chiudere ancora domani
Misure ulteriori per frenare l’evoluzione del coronavirus
Gobbi: Il lockdown non è contemplato e resta l’ultima ratio”

Discoteche, sale da ballo e club chiusi da questa sera e mascherine obbligatorie nei negozi da domani, sabato. Il giro di vite del Consiglio di Stato arriva all’indomani dell’aumento dei contagi riscontrati proprio nei locali notturni. Per quanto concerne l’obbligo d’indossare le mascherine nei negozi, conferma il presidente del governo Norman Gobbi, sono previste delle sanzioni «definite nell’ambito della Legge federale sulle epidemie», in caso di mancato rispetto della disposizione adottata dal governo. Misure necessarie, quelle decise dal Consiglio di Stato, che non preludono, per ora, a un altro lockdown. «L’obiettivo dichiarato da tempo è quello di non chiudere le attività economiche che resta l’ultima ratio se viene meno la responsabilità individuale», ha commentato Gobbi che ha ribadito che la situazione epidemiologica in Ticino non è grave come in altri cantoni, ma l’ulteriore stretta si è resa necessaria per prevenire un peggioramento ulteriore. Da qui l’appello alla responsabilità individuale e al rispetto delle misure igieniche note: disinfettante, distanza e mascherine dove è necessario.

«Stiamo vivendo una situazione che è diventata seria e preoccupante», ha spiegato da parte sua Raffaele De Rosa, responsabile del Dipartimento della sanità e socialità, rigorosamente con la mascherina. «Abbiamo una crescita dei casi positivi a un livello elevato. Ci preoccupa anche l’accelerazione degli ultimi tre giorni», ha affermato. Ricordiamo che ieri erano 40 i testati positivi in Ticino, mentre mercoledì 39. Durante il fine settimana 21 persone sono state trovate positive. La tendenza al rialzo è quindi chiara. «È cresciuto anche il tasso di positività, che è oggi fra il 5 e il 7%, rispetto all1% delle scorse settimane, mentre a livello nazionale siamo attorno al 10%». «Deve far riflettere anche l’aumento dei casi ‘sconosciuti’, quelli dove l’origine della malattia non si riesce a decifrare: indica quanto la diffusione sia aumentata. Al rialzo anche i contagi tra le persone sopra i 60 e i 70 anni, categorie particolarmente a rischio di complicazioni in caso di contagio».

Situazione seria anche per il dottor Giorgio Merlani, capo dellUfficio del medico cantonale: «Siamo di fronte a un raddoppio dei positivi ogni tre giorni, un aumento inaspettato. Non si tratta di un focolaio, ma di casi diffusi, presenti sul territorio cantonale e per buona parte di questi non siamo in grado di definire l’origine del contagio. Per più della metà dei casi non siamo in grado di dire l’origine del contagio. Bisogna evitare di passare a una diffusione comunitaria, senza controllo». I motivi? Per Merlani, sarebbero fondamentalmente due: «Innanzitutto il clima. Negli ultimi giorni di settembre c’è stato un tempo brutto e freddo. Inoltre, ci sono state le vacanze autunnali in vari cantoni svizzeri, che hanno portato a una mobilità interna più pronunciata». Tra le altre misure, si segnala che in tutte le strutture della ristorazione sarà ammessa solo la consumazione al tavolo. I gerenti dovranno provvedere alla raccolta dei dati di almeno una persona per tavolo, per garantire il contact tracing. Le liste dovranno essere messe a disposizione dell’autorità nel giro di due ore, tra le 7 e le 22. E questo 7 giorni su 7. Infine, anche i dipendenti dovranno indossare la mascherina facciale. Non sarà più tollerata quella in plexiglas. Sono previste sanzioni per i trasgressori.

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Articolo pubblicato nell’edizione di venerdì 9 ottobre 2020 del Corriere del Ticino

Nuove misure per non subire nuovi picchi
Il Consiglio di Stato questa sera alle 19 farà entrare in vigore un pacchetto di provvedimenti restrittivi al fine di rallentare il diffondersi del virus: chiuse le discoteche, mascherine obbligatorie nei negozi, vietato il consumo in piedi nei bar

Spesso ci è stato detto, da quando abbiamo iniziato a trattare il tema del coronavirus, che un numero non fa statistica, di non fidarci dei dati soltanto, di guardare oltre, di confrontare cifre e situazioni. Al primo netto e repentino aumento dei nuovi casi di contagio, il Consiglio di Stato ticinese ha però deciso di farne non una statistica ma comunque un segnale di allarme. E di dar seguito a questo segnale, subito, senza indugi, e quindi di intervenire. Nessuno evidentemente ha dimenticato la lezione impartitaci dal virus, dal SARS-CoV-2.

Da oggi sino al 30 ottobre
È cresciuto il numero dei nuovi casi, ma non quello soltanto. Quello in effetti non sarebbe bastato a giustificare, agli occhi della popolazione, nuove misure, nuove regole e restrizioni. È cresciuto anche il tasso di positività, così come sono aumentati i casi sconosciuti, non ricostruibili – cani sciolti nella galassia del contact tracing -. Ed è tornata a essere colpita anche la fascia più a rischio, quella legata alla cosiddetta terza età. Non si parla più di «over questo» o «over quello», ritenuti a ragione discriminatori, ma comunque di anziani risultati positivi. Raffaele De Rosa, riferendosi all’insieme degli elementi, al tutto del momento epidemiologico che stiamo vivendo, ha allora parlato di «situazione seria, preoccupante». Lo ha fatto in entrata di conferenza stampa, quasi a voler sgombrare il campo dalle discussioni: bisogna fare qualcosa e bisogna farlo subito. L’insieme delle nuove (vecchie) misure entrerà allora in vigore questa sera, alle 19. Il pacchetto avrà valore almeno sino al 30 ottobre, tre settimane quindi. Ma da molti fattori emersi, qui, di già, come altrove, è lecito temere che si possa anche andare oltre. Il primo citato, di questi fattori, è infatti legato alla stagione in corso, l’autunno, che altro non è – pleonastico sottolinearlo – che il preludio all’inverno, a una stagione ancora più fredda – si prosegue di pleonasmo in pleonasmo -, ancor più legata alla vita «al chiuso». Non è un caso che De Rosa abbia anche aggiunto: «La domanda, a questo punto, non è se arriverà la seconda ondata, ma piuttosto quando».

Non più «caffè» al bancone
Entrando nel vivo del pacchetto annunciato da Norman Gobbi e dallo stesso De Rosa, la misura forse più forte riguarda una volta ancora il settore della ristorazione, il più colpito – a causa della natura stessa del servizio, verrebbe da aggiungere – dall’inizio di questa lunga era pandemica. «In tutte le strutture della ristorazione è ammessa unicamente la consumazione al tavolo, rispettivamente (pensando in particolare agli stadi, ndr) al posto assegnato». Tradotto: guai in arrivo in particolare per i bar che vivono di servizio in piedi, i cosiddetti «caffè». Gli esercenti dovranno poi provvedere a raccogliere in maniera sistematica i dati degli ospiti e il personale addetto al servizio alla clientela dovrà indossare mascherine facciali. «È obbligatoria la mascherina chirurgica o una mascherina in tessuto certificata. Visiere e dispositivi analoghi non possono sostituire la mascherina». Stop alle visiere di plastica insomma.

Troppe quarantene «notturne»
E nuovo stop ai locali notturni, quindi alle discoteche, alle sale da ballo e ai club (ma non ai locali erotici, va sottolineato). I recenti casi emersi qua e là – colpiti locali nel Mendrisiotto, nel Luganese come nel Bellinzonese – hanno generato un’autentica esplosione delle quarantene, ponendo il sistema del contact tracing sotto una pressione sin qui inedita. Alcuni Cantoni hanno addirittura abbandonato il tracciamento a tappeto, concentrandolo soltanto sui rapporti più ravvicinati avuti dai contagiati. Un contact tracing mirato insomma. Va ricordato come le discoteche erano state riaperte soltanto lo scorso 6 giugno, dopo tre mesi di chiusura.

Far la spesa mascherati
Questa nuova chiusura non rappresenta un fulmine a ciel sereno. Ancora meno sorprendente è l’introduzione dell’obbligo di utilizzo delle mascherine per la clientela di negozi e centri commerciali. Più generalmente è raccomandato tale utilizzo in tutti gli spazi chiusi, ovunque non sia garantito il distanziamento fisico. Per il resto, il Consiglio di Stato ha sottolineato che rimangono vietati gli assembramenti di più di trenta persone, che per gli edifici scolastici e di formazione valgono le disposizioni degli specifici piani di protezione e, infine, che le manifestazioni pubbliche o private con presenza superiore ai 300 partecipanti devono essere preventivamente autorizzate dal Comune e approvate dal Gruppo di lavoro grandi eventi.

Già pronte ulteriori restrizioni
Norman Gobbi ha sottolineato che «sono previsti controlli nell’ambito del rispetto delle misure applicate». Potranno insomma fioccare le multe. Lo stesso presidente del Consiglio di Stato, evidenziando il ruolo principale della responsabilità individuale, lo ha detto chiaro e tondo: «Per non tornare a chiudere tutto occorre che tutti seguano le regole stabilite. Queste misure non sono d’altronde pensate per limitare le attività e le libertà, bensì per limitare il diffondersi del virus». E poi: «Il Consiglio di Stato ha comunque già immaginato un prossimo pacchetto di misure, ancora più restrittive, proprio con il preciso obiettivo di evitare un nuovo lockdown». Quello sarebbe l’ultima ratio, un fantasma che tutti vogliono fare in modo di scacciare, una volta per tutte.

La fase di contenimento
Raffaele De Rosa, direttore del DSS – che durante l’intera conferenza stampa ha indossato la mascherina -, ha aggiunto, in merito agli obiettivi da raggiungere o da evitare: «Vogliamo fare in modo di rimanere nella fase di contenimento della pandemia e di non entrare in una fase di mitigazione». Spaventano, in questo senso, l’aumento della mobilità sociale – che porta a un maggiore rimescolamento generazionale – e le situazioni venutesi a creare in altri Paesi, Francia su tutti. Le misure introdotte hanno insomma il sapore – certo non gradevole, ma sono i tempi che sono – di un atto di sensibilizzazione, di un richiamo alla responsabilità individuale. «Va tenuta alta la guardia». Soddisfatto in questo senso il medico cantonale Giorgio Merlani: «La reazione del Consiglio di Stato è stata rapidissima. Il Governo mi ha ascoltato, rivelandosi pronto a scattare di fronte al primo netto aumento dei casi. Tale reazione ci permetterà di rallentare il ritmo del virus, evitando un’immediata evoluzione esponenziale».